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sabato 28 luglio 2018

Zio Paperone #1: Il supercomputer affaristico

Con appena l'aggiunta di un euro veniva abbinato a Topolino #3269 della scorsa settimana il primo numero del nuovo mensile Zio Paperone, che pur riprendendo il titolo della storica testata per collezionisti e, parzialmente, il desing del primo logo, si presenta in edicola con un'impostazione molto più simile a quella di Paperino: una storia inedita d'apertura e alcune ristampe. Il primo numero, abbastanza snello di poco più di 160 pagine stampato su carta leggera tipo quella di Skorpio e Lancio Story, presenta un sommario di 6 storie. Di queste, visto il tema tenuto nei post della settimana, mi occupo brevemente dell'ultima, Zio Paperone e la supergestione monetaria di Fabio Michelini e Roberto Marini.
Affrancarsi dagli affari
Paperon de' Paperoni ha un problema: lo stress. Questi gli impedisce di svolgere gli affari mentre resta bloccato nel declamare i nomi delle monete della storia. Il consiglio del medico: abbandonare gli affari per un paio di mesi.
Paperone, che non vuole perdere denaro, si rivolge ai propri tecnici che costruiscono un supercomputer in grado di gestire tutti i suoi affari, ottimizzandoli. All'inizio la situazione prosegue con una certa tranquillità, mentre Paperone può dedicarsi al suo passatempo preferito: nuotare tra le monete come un delfino, scavare cunicoli come una talpa, gettarsi il denaro in testa come sotto una doccia.
I problemi sorgono quando, nell'opera di ottimizzazione, il supercomputer decide di ottimizzare anche il deposito!
Molto spesso, infatti, gli autori, dimenticandosi di alcune semplici regole dell'economia, più concentrati nella rappresentazione dell'avidità di Paperone che non nelle capacità affaristiche, hanno preferito mostrare il flusso di monete in entrata al deposito, dimenticandosi che quelle monete risultano sottratte a qualunque flusso economico, non generando alcuna ricchezza! Da questa considerazione il supercomputer di Paperone decide che il denaro va depositato in una delle banche di Paperone, mentre il deposito smantellato e sostituito con un'attività più redditizia.
Questa situazione di crisi che allontana Paperone dal suo denaro permette, così, a Michelini di mostrare come il legame tra Paperone e il suo denaro vada oltre il semplice accumulo delle ricchezze, ma è un rapporto molto più giocoso e leggero, ma al tempo stesso molto più difficile da recidere perché legato a quella parte della qualità della vita che non può essere misurata con il semplice reddito.
Lo status quo alla fine viene ripristinato grazie a un'opera di hacking condotta dai nipotini, ma che risulta piuttosto debole nella sua descrizione. Qui Quo Qua, infatti, non agiscono da nerd realizzando un algoritmo in grado di provare per loro le password per accedere al server del supercomputer, ma si dedicano alle parole di senso compiuto. Solo per caso, alla fine, trovano la password cercata in una combinazione di parole e non in una singola parola.
Elemento, invece, interessante che emerge parallelamente all'approfondimento di Paperone, è l'idea che affidarsi all'intelligenza artificiale è una scelta pericolosa, non riuscendo a distinguere, nel caso specifico, tra il benessere materiale e quello morale delle persone. E quindi, alla fine, migliorando il primo a scapito del secondo.

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