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mercoledì 9 gennaio 2019

Storia di Orione


Orione verso l'alba - dipinto di Nicolas Poussin - via commons
La costellazione di Orione è una delle più note e riconoscibili del cielo. Inoltre la sua vicinanza all'equatore celeste la rende visibile dalla maggior parte dei luoghi del pianeta. La figura che viene costruita dalle stelle che la costituiscono è quella stilizzata del cacciatore Orione, protagonista delle mitologie greca e romana. In particolare mi piace la figura di Orione rappresentata nella tradizione greca.
Figlio di Pseidone ed Euriale, Orione era un gigante cacciatore le cui peripezie iniziarono il giorno in cui decise di corteggiare Merope, la bella figlia del re dell'isola di Chio, Enopio. Come tutti i padri all'antica, anche Enopio era particolarmente geloso della figlia, così infuriato dalla corte di Orione, lo fece accecare. Persa la vista, Orione si rifugiò presso Efesto sull'isola di Lemno.
Qui la storia si divide in due diramazioni che però si riuniscono abbastanza velocemente. Nella prima, che mi sembra meno interessante, Efesto, con la guida di Cedalione, invia Orione verso est fino al punto dove sorge il sole: qui, grazie a Eos, l'aurora, ottiene la vista.
La versione che mi sembra più interessante è invece quella in cui Efesto costruisce due nuovi occhi per Orione: in fondo la tradizione degli automi viene fatta risalire proprio al fabbro degli dei, e dunque non è così incredibile vedere Efesto anche alle antichissime origini dei cyborg!
Ad ogni modo, dopo aver riacquistato la vista, Orione per la felicità riprende immediatamente a cacciare fino a che non si ritrova anche questa volta a est, proprio lì accanto a dove sorge il sole, e anche questa volta incontra Eos. Qui le due versioni si uniscono, poiché il cacciatore in entrambe si innamora della figlia dei Iperione e Teia. Come in tutte le belle storie, i due si sposano: la vita scorre felice, con Orione che si concede varie battute di caccia in compagnia del fido cane Sirio, che troviamo in cielo come stella bianca nella costellazione del Cane Maggiore. Una notte Artemide, dea della caccia e a volte compagna di battute di Orione, rompe gli indugi e, a dispetto della sua nota castità, rivolge esplicite offerte al buon cacciatore. Questi, però, rifiuta l'offerta della dea, affermando che non avrebbe mai potuto tradire la sua adorata sposa. Così Artemide, rispettando la fedeltà di Orione, si mette il cuore in pace.
Orione, però, non era così saldo nel suo amore, visto che si invaghì delle Pleiadi, le sette figlie di Atlante e Pleione, anche se i maligni suggeriscono che fosse quest'ultima il vero obiettivo del cacciatore. Tra l'altro nel cielo Orione viene rappresentato nell'atto di combattere contro la costellazione del Toro che si frappone tra lui e le Pleiadi. Di fatto nel mito greco di Orione non è presente alcun toro, quindi si può solo suppore che questa battaglia sia in realtà un riferimento al mito romano. Seconto quest'ultima mitologia, viveva in Beozia un contadino molto povero di nome Ireo. Un giorno Giove, Nettuno e Mercurio gli fecero visita sotto mentite spoglie e il contadino, nonostante la sua povertà, li accolse con grande ospitalità. A quel punto gli dei si rivelarono e Ireo, ripresosi dall'emozione, aggiunse a quanto già offerto loro anche il suo toro migliore. Dopo tanti onori, Giove concesse a Ireo un desiderio e questi, rimasto vedovo e deciso a non prendere più moglie, chiese un figlio. Allora Giove si fece portare la pelle del toro ucciso per loro e orinarono su di essa, quindi dissero a Ireo di seppellirla nel suo orto. Dopo nove mesi nacque proprio Orione. Quesrto, però, è l'unico legame esplicito del cacciatore con il toro.
Torniamo, però, al mito greco: Artemide, dopo aver appreso la notizia dell'interessamento di Orione per le Pleiadi, decise di vendicarsi dell'affronto subito. Già mi sembra di sentirla, la dea, urlare nelle sue stanze: Ma come? A me ha detto no con la scusa della fedeltà alla moglie e poi si lancia contro quelle sette gallinelle? Ora assaggerà la mia ira!
Così la dea mandò lo Scorpione (anche lui presente nei cieli stellati) presso la dimora di Orione. Qui, con grande pazienza, attese il rientro del cacciatore e del suo fido cane da caccia e quando i due furono profondamente addormentati, attaccò. Il suo mortale pungiglione colpì prima Orione e poi Sirio, che si era lanciato per difendere il padrone.
In effetti la storia, per quel che mi riguarda, finisce così, anche se, come per tutti i personaggi della mitologia, di morti il buon Orione ne ha diverse altre, una delle quali sempre per mano di Artemide che lo trivella a colpi di frecce sull'isola di Ortigia. Nella tradizione romana è invece Diana, l'alter ego latino di Artemide, a uccidere Orione, dopo che quest'ultimo aveva provato a violentarla.
In generale Orione emerge come un abile e forte cacciatore, ma il cui rapporto con le donne è quanto meno volubile e leggero: in questo senso è strano come in nessuna delle sue morti alternative né Eos né i suoi parenti cerchino in qualche modo di vendicarsi del tradimento subito (anche se non consumato). D'altra parte il mito di Orione si è probabilmente fuso con quello di Cefalo, semidio figlio di Ermes e di Erse, la cui incredibile bellezza spinse Eos a innamorarsi di lui. In una rappresentazione risalente all'incirca al quinto secolo prima di cristo, Cefalo ed Eos sono rappresentati uno accanto all'altra, con il primo in una posizione molto simile alla figura della costellazione di Orione e con un cane ai suoi piedi, probabilmente il Sirio del mito.

via commons

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