Network Bar

domenica 10 febbraio 2019

Topolino #3298: da Lavenham ad Anatrham passando per le Ande

Come ho scritto nella recensione de L'amico non ritrovato, il Topolino #3298 è stata una piacevbole sorpresa grazie a un sommario interessante e di un buon livello. Alla fine il numero non è stato male, forse non come quello della scorsa settimana. Andiamo a vedere in maggior dettaglio, iniziando dalla seconda puntata del Conte di Anatrham:
Un americano a Londra
In qualche modo questo secondo episodio è la prosecuzione di quello precedente, vista l'introduzione di nuovi personaggi, come Paperin Doodle, che per vie traverse è l'erede designato di Basil Quackley, conte di Anatrham, e i due sfaccendati Tatiana Ameliova, nobile russa in cerca di marito, e Philo Sganguery, suo accolito (o qualcosa del genere). Tra i personaggi originali arriva anche il turno di Old Jack, vagabondo che viene accolto nella villa di Anatrham dove la buona Mrs. Coot non gli nega il classico pasto caldo. Old Jack per ricambiare inizia a dare una mano in giardino, promettendo così una crescita del personaggio nei prossimi episodi.
Tecnicamente Marco Bosco continua la descrizione attraverso i piccoli segreti in questo caso del maggiordomo Baptist e dell'istitutrice Miss Paperfield, la descrizione di una società tradizionalista in procinto di subire dei nuovi cambiamenti. In questo contesto l'arrivi di Paperino dagli Stati Uniti d'America risulta in qualche modo una sorta di "boccata di aria fresca": si rivela affabile e alla mano, legando subito con Archie Meed grazie alla comune passione per le automobili, volenteroso di imparare, come afferma egli stesso a un Paperon Pound più che disposto (apparentemente) a istruirlo, efficace nel tenere a bada i tre pestiferi di casa Anatrham.
L'apprendistato di Paperin prevede sia imparare la cura economica degli affari, sia il vivere nella buona società londinese. Mentre in quest'ultimo compito sarà assistito da Gaston e Paperhugh, nipoti di Paperon Pound, è quest'ultimo a occuparsi della parte economica, iniziando con lo zuccherificio dell'azienda di famiglia, la Quackley Sugar.
Quella dello zucchero è un'industria che in Inghilterra risale a qualche decennio prima. Nel ridente villaggio di Lavenham, che nel suo passato (1524) grazie al commercio della lana era stata la 14.ma località più ricca del paese, era stato costruito nel 1868 uno zuccherificio, poi completato nel febbraio dell'anno successivo, che per i 50 anni successivi o poco più risultò l'unica industria di questo genere su suolo britannico. Questa era di proprietà dello scozzese James Duncan, filantropo e collezionista d'arte, che si era ritirato dall'attività sul finire del XIX secolo prima per gestire una piccola raffineria in Scozia e poi per intraprendere viaggi in particolare in Italia, un po' come il conte Quackley. In questo senso sarebbe interessante se la storia del personaggio di Basil Quackley venisse raccontata da Roberto Gagnor, visto il legame di Duncan con il francese Gustave Doré, senza dimenticare il chimico scozzese James Young, famoso per aver inventato un metodo per distillare la paraffina.
Fu solo nel 1912 che iniziò la concorrenza dello stabilimento costruito a Cantley nel Norfolk, ma all'epoca in cui è ambientato Il conte di Anatrham, il 1906, c'è ancora un monopolio nella produzione dello zucchero, che nella storia di Bosco è rappresentato proprio da Paperon Pound. E anche il concetto di monopolio viene messo in crisi nella storia di Bosco grazie ai contadini che, capitanati da "Dynamite" Moe, vanno allo stabilimento di Pound per protestare contro i prezzi bassi che il magnate applica per l'acquisto delle barbabietole, ovviamente forte della sua posizione di unico produttore di zucchero della Gran Bretagna. Nonostante le leggi sulla concorrenza risalgano all'Antica Roma, non deve stupire che ancora in Europa all'inizio del XX secolo si trovassero situazioni di monopolio, visto che l'antitrust propriamente detto trae le sue origini negli Stati Uniti verso la fine del XIX secolo con lo Sherman Act del 1890.
Nel complesso la storia, che come vedete è ricca di spunti da approfondire, conferma le qualità emerse sin dal primo episodio, così come Nico Picone conferma quanto di buono mostrato una settimana fa, non solo con i personaggi classici, ma anche con il nuovo Old Jack, rappresentato in maniera efficace dal giovane disegnatore.
Su e giù per le Ande
Con una storia a metà strada tra Rodolfo Cimino e Carl Barks torna su Topolino Giorgio Figus, che spedisce Paperino e Paperoga sulle Ande alla ricerca del fiore più raro al mondo, La stella andina. Il soggetto, che sarebbe stato perfetto anche per una storia di Indiana Pipps, risulta alla fine particolarmente efficace con i due cugini come protagonisti: la loro capacità di fare guai alla fine risulta positiva non solo per Paperone, che li aveva spediti in missione per surclassare, come al solito, il rivale Rockerduck, ma anche per Paperino e Paperoga stessi.
I disegni di Emanuele Baccinelli si confermano gradevoli anche se poco personali, e dunque abbastanza in linea con gli standard aziendali.
Vendere, vendere, vendere!
Insieme con lo sceneggiatore disneyano Giulio D'Antona, l'attrice Isabella Ragonese propone Paperetta Yé-Yé in una veste abbastanza in linea con l'ispirazione del personaggio: quella della studentessa universitaria. In questo caso la giovane Paperetta si sta preparando per diventare una venditrice e, finito il corso, si rivolge a Paperon de Paperoni per avere un'occasione di dimostrare tutto il suo valore. Il buon Paperone, avendo per le mani un robot da cucina così sofisticato che riescono a utilizzarlo solo i programmatori, prova l'azzardo di affidarle le vendite de L'improponibile "Grumby". Per ottenere successo, però, non basta la buona volontà, ma la capacità di pensare fuori dagli schemi, motivo per il quale servono i talenti di Paperoga.
La presenza di quest'ultimo, più che di guai, risulta foriera proprio di scelte controintuitive che, insieme con la sfida proposta da Paperone, rendono la storia decisamente interessante per qualcosa come 4 pagine. In questo senso la pur gradevole e scorrevole avventura realizzata da Ragonese e D'Antona risulta poco efficace, soprattutto se ci aggiungiamo l'inconcepibile demone della vendita a ogni costo che colpisce la giovane Paperetta, che così dopo essere stata utilizzata in un contesto a lei più che naturale, viene "traviata" nella sua essenza più intima, almeno quella che probabilmente aveva in mente Romano Scarpa quando la ideò nel 1966 sulle pagine di Topolino #577.
Certo in qualche modo il finale e alcune delle gag proposte riconciliano con il ruolo dei personaggi, ma la storia non va oltre un gradevole divertissement, soprattutto se a quanto scritto aggiungiamo un Vitale Mangiatordi non esattamente al massimo della forma, anche se la struttura classica della sceneggiatura potrebbe averne limitato un po' le qualità. Un paio di curiosità sono, però, degne di nota: la somiglianza di Matilde, compagna di università di Paperetta, con Velma di Scooby Doo e la presenza di Cedric Paperelli, che dovrebbe essere la versione papera di Cédric Villanì, che però non riesce a essere altrettanto dandy dell'originale.

Nessun commento:

Posta un commento