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sabato 16 marzo 2019

Madre Terra

Il mito della Grande Madre, anche intesa come Madre Natura o come Madre Terra, è comune a molte culture primitive ma non solo. In pratica la Grande Madre è una divinità, o entità femminile che incarna il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rigenerazione tipico non solo degli esseri umani, ma anche del ciclo cosmico. Non a caso Children of the Sea, manga in cinque tankobon di Daisuke Igarashi uscito nel 2014 in Italia per Panini Comics, è ricco di miti sulla creazione del mondo, dove le entità femminili hanno un ruolo fondamentale, e sui loro legami con le stelle lontane. Ovviamente è un legame mitico, mistico e interiore che i protagonisti di Children of the Sea sperimentano nel corso della loro ricerca, in qualche modo non molto diversa dalla ricerca di Ronnie James Dio nella sua prima canzone per i Black Sabbath:
In the misty morning, on the edge of time
We've lost the rising sun, a final sign
As the misty morning rolls away to die
Reaching for the stars, we blind the sky
Certo nel caso dei Black Sabbath siamo di fronte a un testo molto più apocalittico, anche se potete molto ben apprezzare dalla prima quartina quanto l'ispirazione proveniente dalle stelle e dall'universo sia molto forte in Childern of the Sea. Abbiamo il concetto del margine del tempo, inteso come la sua fine, quando ormai il Sole si è spento definitivamente mentre i cieli si sono oscurati. In effetti il destino della morte termica dell'universo implica un allontanamento di stelle e galassie tale da rendere bui i cieli del pianeta tra qualche miliardo di anni. Certo è molto probabile che la Terra sia ormai stata distrutta dal Sole, prima che questo esaurisca definitivamente la sua energia, così, in maniera forse un po' più corretta, si dovrebbe dire che questi cieli bui saranno osservati da coloro che, in fuga dalla Terra, si saranno stabiliti su un lontano Plutone, magari reso abitabile da qualche reattore nucleare. In qualche modo il viaggio verso le stelle sembra contemplato anche all'interno del testo di Dio, visto che il verso che da il titolo alla canzone recita
We're lost children of the sea


Torniamo, però, al titolo dell'articoletto, quel Madre Terra da cui sono partito, concetto che nella cultura occidentale viene rappresentato dalla dea greca Gea o Gaia, unica in grado di generare figli senza bisogno di alcun concepimento. Grazie alla partenogenesi genera in pratica tutto l'universo e poi si unisce con il figlio Urano per generare il resto dell'Olimpo. Alla fine, ripulita dal piccolo difettuccio dell'incesto, Gea è diventata il simbolo occidentale della saggezza della Terra e della natura, ispirando non solo la moda new age grazie ai venti del fantasy, ma anche del buon metal:

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