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domenica 17 marzo 2019

Topolino #3303: Un piccolo destino

Tolta la storia d'apertura, L'enigmatica stoffa inconsumabile, il resto del numero del Topolino in edicola questa settimana vivacchia tenendosi intorno a un livello medio basso, iniziando dalla seconda e ultima parte della nuova storia dei Wizards of Mickey.
Plasmare un nuovo destino
L'idea di fondo della storia, rivelata nel finale ma abbastanza evidente sin dal titolo della saga, Destino, è più che lodevole. Il modo di sviluppare il compito risulta, invece, un po' confusionario, come se in fase di stesura della sceneggiatura Matteo Venerus abbia ritenuto opportuno tagliare elementi e situazioni che avrebbero reso più scorrevole la storia. In effetti sembra essere di fronte a una narrazione che procede a scatti, con scene e vignette che non sono ben collegate una all'altra, il che è un peccato sostanzialmente per due motivi: il soggetto, per quanto classico nel genere fantasy, risulta comunque interessante anche per il modo in cui Venerus sembrava volerlo sviluppare; inoltre i disegni di Roberto Marini sono come al solito belli da vedere e in alcune vignette spettacolari, anche grazie alla capacità dell'esperto disegnatore disneyano di passare da una costruzione classica della pagina a una più dinamica e supereroistica (giusto per dare un termine di paragone).
Pluto indaga
Erano un paio di decenni almeno che su Topolino non veniva realizzata una storia con Pluto protagonista. Ci pensano Riccardo Secchi e Alessandro Gottardo con una storia tutto sommato scontata grazie all'uso di trucchi narrativi visti e rivisti soprattutto nelle serie televisive gialle. La scelta è, però, giustificata proprio dalla scelta del protagonista dell'avventura, Pluto, dunque è la sua, di ottica, a dover essere enfatizzata, anche a scapito di una narrazione un po' più interessante. In qualche modo la storia, pur restando gradevole, ha proprio nel soggetto giallo il suo punto di debolezza, e forse si poteva provare a realizzare qualcosa di meno scontato scegliendo, per assurdo, un soggetto più scontato per un cane.
Paperoga alla rovescia
Di principio Il mistero alla rovescia di Giulio D'Antona e Libero Ermetti ha un che di interessante: la storia è raccontata al contrario, scomponendo l'avventura con Paperoga protagonista in tante piccole scene che poi vengono narrate dall'ultima alla prima. L'esperimento, però, risulta in qualche modo non completamente soddisfacente. Molte gag, infatti, risultano comprensibili solo dopo aver letto le scene successive, che in realtà sono quelle precedenti, mentre il soggetto stesso della storia, una volta conclusa, risulta particolarmente surreale e in ogni caso non completamente sviluppato nemmeno leggendo la storia nell'ordine giusto. Cosa che peraltro risulta comunque complicata, visto che alcune delle scene sono state studiate per essere debolmente legate una all'altra nonostante la narrazione alla rovescia. Il risultato finale è quello di una storia più confusionaria che surreale, che forse voleva essere l'obiettivo principale di D'Antona, che soddisfa solo sul lato estetico grazie al tratto gradevole di Ermetti.

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