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giovedì 16 maggio 2019

Una fine non allitterante

Una delle caratteristiche salienti dei titoli della Serie di sfortunati eventi sono i titoli con allitterazione. Questa è una figura retorica che si basa sulla ripetizione di suoni o serie di suoni uguali o simili all'inizio di due o più vocaboli successivi. Questa particolarità non viene usata da Lemony Snicket, narratore dietro il quale si nasconde lo scrittore della serie Daniel Handler, per l'ultimo dei volumi della serie, il tredicesimo, La fine.
La storia vede i tre orfani Baudelaire naufragare, alla fine di una tremenda tempesta, insieme con il conte Olaf, su un'isola dispersa in mezzo all'oceano. Questa è stata popolata nel corso degli anni da vari naufraghi guidati da Ismaele, il facilitatore dell'isola. La struttura sociale è solo apparentemente libera: gli abitanti, infatti, sottopongono qualunque relitto trovato sulla spiaggia e più in generale qualunque proposta all'esame di Ismaele, che generalmente la boccia, ma con un fare molto sottile e apparentemente disponibile. Il facilitatore, infatti, lascia al proponente la scelta finale, facendo però intendere abbastanza chiaramente che andare contro il suo parere rischierebbe di far "oscillare la barca". Quindi nessuna idea nuova, nessun meccanismo che permetta di migliorare la vita sull'isola o di depurare l'acqua per non bere la bevanda alcolica a base di cocco che rende tutti tranquilli e disposti ad accettare le decisioni di Ismaele. Quest'ultimo, però, nasconde un segreto dall'altra parte dell'isola, quella dove vengono portati i relitti bocciati da Ismaele (praticamente tutti!), mostrandosi alla fine altrettanto ipocrita dello stesso conte Olaf.
E' evidente in questo romanzo conclusivo come l'intento dello scrittore sia quello di criticare le strutture democratiche e più in generale quelle sociali che tendono a soffocare l'individuo, le sue particolarità e i suoi talenti. Quelli di Violet, Klaus e Sunny vengono, infatti, continuamente frustrati e mai bene accolti, tanto che di fronte alla minaccia del Mycelium Medusoide portato da Olaf sull'isola, gli isolani preferiscono fuggire piuttosto che affidarsi ai Baudelaire.
Misteri irrisolti
La conclusione della Serie lascia irrisolti alcuni dei misteri, su tutti quello del contenuto della zuccheriera, andata perduta nell'incendio dell'Hotel Climax. La zuccheriera, con il suo contenuto non meglio specificato, centro dello scisma, è in qualche modo la rappresentazione del mistero stesso, al pari della sagoma a forma di punto interrogativo che compare sul radar del Queequeg. Mentre quest'ultima, però, rappresenta un pericolo non meglio identificato da evitare a ogni costo, la zuccheriera è il mistero, probabilmente inutile, da recuperare, ma anche il simbolo dell'inutilità delle dispute, soprattutto quando sono basate su dettagli in qualche modo marginali.
I misteri irrisolti, d'altra parte, sono anche un altro aspetto dell'intenzione, abbastanza esplicita, dello scrittore di non voler chiudere in maniera completa e soddisfacente le vicende dei tre orfani, come avviene spesso per la vita delle persone. Allora la chiave di lettura di tutta la serie è, alla fine, quella solita e sempre più evidente nel corso dei 13 romanzi: l'importanza della conoscenza e della cultura per enfatizzare i punti di forza dell'individuo contro i soprusi della collettività, spesso travolta dall'ignoranza generata dalla scarsa o cattiva informazione, rappresentata nella serie dal Daily Punctilio. Se non fosse una lettura eccessiva della serie, quasi suggerirei che Una serie di sfortunati eventi è una guida per il libertario alla sopravvivenza all'interno della democrazia.
Curiosità finali
E' interessante in questa sede esaminare alcuni dei riferimenti presenti nell'opera nel suo complesso. Un paio li ho sottolineati in alcuni degli articoli dedicati, ma non in molti. Evidenti i riferimenti a Charles Baudelaire, che presta il suo cognome a quello della famiglia dei tre orfani protagonisti della serie, e a Edgar Allan Poe che presta il cognome al banchiere che si occupa dei tre ragazzi. Non sono gli unici riferimenti ai due autori. Ad esempio ne Il vile villaggio il conte Olaf si traveste da Detective Dupin, evidente riferimento ad Auguste Dupin, detective ideato proprio da Poe. Beatrice, invece, la donna amata da Lemony Snicket nonché madre dei tre fratelli Baudelaire, presenta un doppio riferimento: da un lato quello, evidente a noi italiani, alla Beatrice di Dante Alighieri, dall'altro quello alla poesia La Beatrice di Baudelaire. Altro riferimento abbastanza esplicito, che mi sono dimenticato di sottolineare nella recensione de Il carosello carnivoro è quello a Il gabinetto del dottor Caligari, film muto tedesco di genere horror del 1920 diretto da Robert Wiene, fondamentale nel movimento espressionista tedesco di quegli anni. Inoltre l'erptetologo zio Monty, appassionato di pitoni, è indubbiamente un riferimento ai Monty Phyton.
Duncan e Isadora Pantano prendono, invece, il loro nome dalla ballerina statunitense Angela Isadora Duncan. Precursore della danza moderna, morì in circostanze assurde, quasi surreali: la ballerina aveva il vezzo di portare al collo delle lunghe sciarpe. Fu proprio una di queste a causarne la morte, visto che rimase strangolata per colta di una sciarpa rimasta impigliata tra le ruote posteriori della sua automobile. Si narra che, poco prima della fatale partenza, Isadora disse agli amici lì convenuti:
Adieu, mes amis. Je vais à la gloire!
In effetti secondo un'altra versione, forse più dettagliata, la ballerina lasciò come sua ultima frase:
Je vais à l'amour
Ad ogni modo, a commento della morte della Duncan, la scrittrice Gertrude Stein, che ben conosceva la Duncan, commentò così la sua morte:
Affectation can be dangerous
Ciò che trovo interessante, al di là di ispirazioni e allusioni, è che queste tre citazioni riescono, in qualche modo, a catturare lo spirito della serie in maniera quasi perfetta e completa!

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