Network Bar

mercoledì 13 novembre 2019

Shining: alle radici della follia

E domenica mia sorella dice: "Ce lo vediamo Shining?" E così ecco una tranquilla domenica pomeriggio nel cuore della paura!
La luccicanza
La storia è semplice: Jack Torrance, interpretato da Jack Nicholson, che cinque anni prima aveva interpretato Qualcuno volò sul nido del cuculo, è uno scrittore scalcinato al momento disoccupato che accetta di fare il custode di un hotel di montagna durante la stagione delle nevi, durante il quale l'hotel resta chiuso a causa dell'inagibilità delle strade. Jack, che ha un passato da alcolista, va all'Overlook Hotel insieme con la moglie Wendy e il figlio Danny. Quest'ultimo è in possesso della luccicanza, un potere paranormale che il bambino identifica con una voce nella sua testa, che lo mette in guardia dall'hotel, facendogli avere visioni di morte e fantasmi nei corridoi dell'albergo. Giunti all'Overlook, dopo che il resto del personale è andato via, questi fantasmi compaiono a Jack, portandolo sempre più velocemente sull'orlo di una crisi di follia omicida, molto simile a quella che colpì Delbert Grady, custode dell'hotel dieci anni prima.
La pellicola, una delle migliori in assoluto, oltre a essere stata valutata come il secondo miglior film horror di tutti i tempi dopo L'esorcista, è tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King e mostra tutta la maestria e l'attenzione ai dettagli di Stanley Kubrick, uno dei registi più eclettici della storia del cinema.
Gli effetti sonori, una colonna sonora essenziale e mai invasiva, un continuo susseguirsi di inquadrature simmetriche dove gli attori sono seguiti in modo tale da restare sempre al centro dello schermo. Dal punto di vista della fotografia c'è, poi, il forte contrasto tra il rosso e i colori caldi a esso correlati, e il bianco e il nero, colori freddi collegati con il freddo esterno e con l'oscurità. Nicholson, poi, eccelle con un'interpretazione magistrale, riuscendo a ben rappresentare i cambiamenti che avvengono nella mente di Torrance: in questo senso la sua interpretazione del Joker nel Batman del 1989 di Tim Burton è stata decisamente molto più semplice. D'altra parte altrettanto magistrale è Shelley Duvall, che quello stesso anno, il 1980, interpreta Olivia nel Braccio di Ferro di Robert Altman: anche nel suo caso è evidente la trasfigurazione di Wendy, più lenta, però, rispetto a quella di Jack, occupandosi del figlio mentre il marito passa il tempo a provare a scrivere il suo romanzo. Una buona mano ai due attori la fornisce anche il trucco: i due personaggi, infatti, diventano sempre più trascurati man mano che la storia procede, mentre il piccolo Danny non subisce forti cambiamenti, oscillando più spesso da stati di forte trance, ottimamente interpretati dal giovane Danny Lloyd, a momenti di calma, fornisce in effetti un'interpretazione abbastanza standard e distaccata per quel che riguarda i bambini con poteri extrasensoriali che sono presenti in molte pellicole di genere.
Nel complesso un capolavoro della cinematografia, sia per interpretazione sia per tecnica registica, dove, come nello stile di Kubrick, i silenzi giocano sempre un ruolo fondamentale nella narrazione.

Nessun commento:

Posta un commento