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lunedì 2 dicembre 2019

Storie che contano: nel segno dei Vedovi Neri

I Rudi Mathematici sono un trio costituito da Rodolfo Clerico, Piero Fabbri e Francesca Ortenzio che hanno deciso di seguire le orme di Martin Gardner e dedicare parte della loro attività alla matematica ricreativa. Hanno iniziato tale meritoria operazione prima con la famosa math-zine che da il nome al gruppo e che ha iniziato le pubblicazioni nel 1999, quindi con una rubrica mensile sulle pagine de Le Scienze iniziata nel 2008. A questa rubbrica affiancano anche un blog che è una delle colonne del Carnevale della Matematica.
Di tutta questa loro attività (e poi c'è qualcuno che dice in giro che quello che scrive tanto sarei io!) spiccano, in particolare, due sottogeneri: le biografie e i problemi matematici. Ed ecco, allora, la geniale idea: per il loro Storie che contano edito da Codice edizioni il formidabile trio matematico ha pensato bene di unire questi due cavalli di battaglia condendo il tutto con un po' di sana reinterpretazione artistica della materia. I tre autori, infatti, hanno scelto 8 figure di spicco della matematica e della fisica mondiali prese dagli albori della disciplina fino ai giorni nostri, affiancando loro altri protagonisti più o meno noti della storia, pur non avendo a disposizione alcuna fonte attestante che tali illustri personalità si siano mai incontrate, o, nella migliore delle ipotesi, si siano incontrare esattamente in quelle circostanze. L'idea, ovviamente, è quella di approfondire la personalità degli uomini e delle (poche) donne che hanno fatto la storia della matematica attraverso una descrizione che sia la più coerente possibile con i caratteri dei personaggi stessi, condendo il tutto con un rompicapo matematico che i tre Rudi invitano il lettore a risolvere prima di proseguire con la lettura di ciascun racconto.
D'altra parte ognuno degli 8 testi di cui è costituito il libro, decisamente molto snello e leggero, è un racconto a se stante, e quindi si può leggere Storie che contano con l'ordine che più si preferisce, visto che anche la matematica necessaria per risolvere i rompicapi non è eccessivamente complicata né legata a conoscenze presenti in altri racconti del libro.
Inoltre, dal punto di vista strettamente stilistico, Storie che contano ricorda, almeno personalmente, la serie dei racconti de I vedovi neri di Isaac Asimov, anche questi incentrati su rompicapi abbastanza semplici da risolvere usando la matematica e/o la logica che si imparano (o si dovrebbero imparare) a scuola.
Di tutti i racconti, per i motivi che vi saranno evidenti a breve, mi sento di citare in particolare Una passione analitica. Innanzitutto per il tema del racconto: la macchina analitica di Charles Babbage e Ada Lovelace. E poi per l'ambientazione: l'Italia post-unitaria. L'occasione è la visita di Babbage in Italia, avvenuta sul finire del novembre del 1879. Protagonisti sono Luigi Federico Menabrea e la stessa Lovelace, che però nessuna cronaca attesta essere venuta in Italia insieme con il suo più anziano collega Babbage. E proprio il coinvolgimento di Menabrea permette ai Rudi Mathematici di raccontare qualcosa della politica italiana dell'epoca, che, e forse ciò potrebbe sconvolgervi, non è cambiata poi molto nelle sue dinamiche nel corso dell'ultimo secolo e mezzo, se non per un piccolo dettaglio: alcune delle posizioni fondamentali dei partiti di destra e di sinistra si sono sostanzialmente ribaltate, come ad esempio la propensione a mettere le tasse, all'epoca appannaggio della destra. L'unica reale differenza che dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere ancora rimasta tale è la difesa da parte dei partiti di sinistra delle fasce della popolazione più deboli. Il tutto, ovviamente, narrato con grandissima ironia, quella cui sono abituati gli usuali lettori della math-zine. E se non la leggete, correte a provvedere e magari, nel frattempo, procuratevi anche questo Storie che contano.

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