sabato 4 ottobre 2014

INPS, precari e coccodé

La vicenda ha un che di assurdo, ma, come scrive Valentina Santarpia sul Corriere, ha scoperchiato un vaso di Pandora.
Contesto: in questi decenni sia l'università sia la scuola si sono avvalsi e continuano ad avvalersi di una folta schiera di precari. Alcuni sono più o meno regolamentati, soprattutto nella scuola, con le fasce di docenza, di cui quella trattata peggio è la terza fascia (mia madre, commerciante, si è lamentata quest'estate che pago quasi più tasse di lei...), altri invece vengono assunti con contratti co.co.co., sicuramente più diffusi nel mondo accademico, ma che non mancano nemmeno nel mondo della scuola, anche nel corpo docente (nella mia prima supplenza in terra lombarda, uno dei docenti della scuola dove ho prestato servizio era assunto con tale contratto). Ovviamente tutte queste categorie hanno richiesto l'indennità di disoccupazione per coprire il periodo di inattività lavorativa tra il licenziamento e l'assunzione successiva.
La vicenda: nei giorni scorsi, però, l'INPS ha inviato, in particolare ai co.co.co. (non so per quelli di terza fascia, visto che non mi sono mai avvalso di questo diritto alla disoccupazione, per molti motivi che non mi va di approfondire), una richiesta di restituzione dei soldi erogati negli ultimi 5 anni, a quanto scritto per un errore.
La CGIL ha allora diramato un comunicato stampa sulla questione:
Roma, 3 ott. '14 - Indennità di disoccupazione erogate ai lavoratori precari e chieste indietro dall'Inps cinque anni più tardi. È questa la situazione ai confini della realtà che stanno vivendo in queste settimane centinaia di co.co.co. della scuola, assegnisti di ricerca e dottorandi, che a partire dal 2009 avevano fatto richiesta dell’indennità una tantum per il sostegno al reddito.
Dall'inizio del 2014 infatti numerosi ex co.co.co., attualmente precari e/o disoccupati, si sono visti recapitare a casa una lettera dell'Inps con la quale si chiede la restituzione della somma erogata "erroneamente" in precedenza (mediamente 4000 euro). L'una tantum infatti esclude inspiegabilmente i collaboratori del pubblico impiego, ma a causa di una norma confusa e di dubbia interpretazione, molte sedi INPS negli anni passati hanno erogato il beneficio anche a tali lavoratori.
FLC CGIL e NIdiL CGIL ritengono assurdo che a distanza di numerosi anni l'Inps pretenda dai lavoratori precari la restituzione di un'indennità di disoccupazione, che è già del tutto inadeguata ed escludente. Cogliamo l'occasione per chiedere a gran voce che questa assurda distinzione fra lavoratori precari sia abolita quanto prima, e che gli ammortizzatori sociali siano garantiti a tutti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.
Il sindacato illustrerà la questione in una conferenza stampa in programma martedì 7 ottobre alle ore 13:00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (via della Missione, 4), alla quale parteciperanno alcune lavoratrici alle quali è stata già recapitata la lettera dell'Inps, l'on. Marco Miccoli (membro della Commissione Lavoro, PD), la segretaria confederale della CGIL Serena Sorrentino, Anna Fedeli (segretaria nazionale FLC CGIL) e Sabina Di Marco (segretaria nazionale NIdiL CGIL).
Il comunicato ha avuto, però, un effetto quasi immediato: l'INPS ha infatti sospeso la procedura di restituzione dei soldi, grazie all'azione immediata del nuovo commissario Treu. La palla ora passa al governo: mentre la conferenza stampa è stata confermata, l'idea del sindacato è quella di chiedere alle istituzioni l'abolizione di questa distinzione di fatto tra precari (almeno relativamente agli ammortizzatori sociali). La conferenza stampa sarà, inoltre, preceduta da un flash mob all'esterno di Montecitorio intorno alle 12:30.

P.S.: non sono improvvisamente diventato un sindacalista, ma credo che sottolineare certe storture del sistema sia in ogni caso importante. Che poi personalmente ritenga che queste storture siano ineliminabili in un qualunque sistema burocratico è una considerazione che, a mio giudizio, non cambia di una virgola né quanto ho scritto, né la condivisione delle richieste di una categoria abbastanza vasta di persone, come quella dei lavoratori di scuola e università.
P.P.S.: se non fosse chiaro, il coccodé del titolo si riferisce al fatto che i precari spesso vengono trattati (non solo dalle istituzioni politiche) come galline, ovvero messi un po' lì a razzolare, nella speranza che se ne stiano buoni e zitti...

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