martedì 27 gennaio 2026

La strada oltre il muro

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Il romanzo d'esordio di Shirley Jackson presenta già tutti gli elementi cardine della sua narrativa: il racconto delle persone, con tutti i loro pregi, ma soprattutto i loro difetti, e il finale che lascia al lettore un dubbio atroce, in un gioco, che con La strada oltre il muro è quasi esplicito, in cui la scrittrice sfida i lettori a schierarsi con una delle due principali posizioni. Un gioco che, per riprendere le parole di Greg Rucka scritte in un contesto completamente differente, racconta alla fine molto di più di noi stessi che leggiamo e ci schieriamo che non dell'autrice o dei personaggi stessi.
In quest'ottica, per esempio, alcuni personaggi sono diventati in qualche modo più spaventosi, o riprovevoli, anche più di quanto vengono descritti da Jackson nel corso del romanzo. Agile e snello, presenta un paio di passaggi a vuoto, come giusto che sia per un esordio, per quanto di questa qualità: alcune delle vicende narrate, infatti, vengono lasciate in sospeso, senza che la loro conclusione venga raccontata. Il modo in cui si concludono, però risulta evidente da ciò che accade successivamente, quindi nulla che venga realmente lasciato in sospeso.
La storia è ambientata in una strada periferica di San Francisco, Pepper Street, nel lontano 1936. La scrittrice ci racconta delle famiglie e dei loro figli che lì vivono, tra pettegolezzi, ipocrisie e buonismi dei genitori e piccole cattiverie (che poi diventeranno grandi crescendo) dei figli, che in qualche modo riproducono quelle stesse ipocrisie degli adulti. Il tutto mentre la società intorno a loro sta cambiando, mentre alcune delle famiglie sognano quel salto sociale per andare un po' più vicino alla città, mentre la tragedia si avvicina, quasi inevitabile.
Giusto per rendere un po' più chiaro cosa intendo quando mi riferisco alle piccole ipocrisie, vi lascio un passaggio relativo a uno dei momenti di tensione del romanzo, quando una bambina scompare:
(...) nessuno voleva davvero che Caroline Desmond tornasse a casa sana e salva (...). C'era un certo piacere nella sensazione che la notte, con i suoi terrori da giungla, si fosse avvicinata alle loro case sicure e illuminate, li avesse sfiorati e se ne fosse andata, lasciando incolumi tutte le famiglie tranne una; un piacere fisico acuto, simile a un dolore, che li spingeva a guardare avidamente Mr. Desmond per poi girarsi colpevolmente dall'altra parte.
La cosa drammatica, al di là di come si conclude il romanzo, è che alla fine della fiera, con tutti i social di cui ci siamo circondati che, si dice, i tengono sempre più lontani uno dall'altro, non siamo cambiati poi molto. E forse non lo faremo mai.

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