sabato 3 ottobre 2026

Conan: Il flagello del serpente

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Il Conan di Robert Erwin Howard è uno dei miei personaggi preferiti e nemmeno la scoperta di Elric ha scalfito questa sua posizione. Elric è fuori di dubbio un personaggio più raffinato e profondo, ma anche Conan, nella sua semplicità, ha un profondo elemento in comune con Elric: la critica alla civiltà umana.
Leggendo le opere di Howard così come quelle di Michael Moorcock non ci si può non chiedere quale sia, in ultima analisi, ciò che rende "civile" un essere umano. Tradimenti, soprusi, sfruttamento, sono tutti elementi che caratterizzano quella vita "civile" con cui sia Conan sia Elric si confrontano spesso e volentieri nel corso delle loro avventure. E nonostante Elric sia esso stesso schiavo della sua natura, in particolare delle sue dipendenze da un lato e della sua insaziabile curiosità dall'altro, anche quest'ultimo, come Conan, è portatore di quel desiderio di libertà che il singolo cerca di raggiungere, nonostane socialmente tendiamo normalmente a reprimerlo. E non certo per rispetto nei confronti dei nostri vicini.
Catturare questo elemento del Conan di Howard in opere originali è piuttosto complesso. Mentre in fumetti che riprendono le storie originali è tutto sommato piuttosto semplice, anche se il rischio di tradire la lezione originale è sempre dietro l'angolo, in storie nuove è, secondo me, quasi impossibile riuscire a raccontare questo aspetto del personaggio in maniera realmente consapevole. Non c'è riuscito completamente Joe Lansdale e, nonostante il comunque ottimo e convincente risultato finale de Il flagello del serpente, nemmeno Jim Zub.
Certo: sono anni che non leggo un fumetto di Conan che non sia tratto da una storia di Howard, per cui non è detto che Zub non sia riuscito in altre storie di Conan a riprendere questo aspetto a suo modo libertario del personaggio di Howard. È, però, fuor di dubbio che lo sceneggiatore è riuscito a catturare le atmosfere e lo stile di Roy Thomas, che è stato il primo a trasporre i racconti di Conan a fumetti con la collaborazione di disegnatori come Barry Windsor Smith o Sal Buscema, fondendole però con un tema tipicamente erlichiano: il legame nello spazio e nel tempo tra personaggi di epoche (e universi, nel caso di Moorcock) differenti.
Il flagello del serpente, infatti, è una storia che si sviluppa in tre epoche differenti e vede la collaborazione "a distanza" di tre personaggi howardiani: Conan, appunto, Kull di Valusia e l'indagatore dell'occulto John Kirowan. I tre devono affrontare una minaccia comune, che si presenta loro in tre aspetti differenti, e che nel momento clou della sfida si rivela in qualche modo lovecraftiana (ricordo che lo stesso Howard contribuì con un paio di racconti ai Miti di Cthulu). Proprio in quegli attimi, la rappresentazione che ne viene fatta ricorda molto da vicino il Campione eterno, quasi che i tre personaggi di Howard fossero tre aspetti differenti di un unico eroe.
Si potrebbe in qualche modo sostenere che con Il flagello del serpente Zub abbia riconciliato Conan con Moorcock, portando dentro la saga del cimmero tematiche alla Elric, ma senza tradire l'essenza del personaggio di Howard. D'altra parte il disegnatore che lo ha affiancato, Ivan Gil, è quanto di più buscemiano ci possa essere in giro in questo momento, lasciando così al lettore la sensazione di trovarsi comunque a casa, nonostante una trama che intreccia tempi, luoghi e personaggi così lontani tra loro. E mai così vicini come in questa occasione.

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