
Tutto inizia con Minni Mostard, che riprende Mary Morstan che nel canone holmsiano è, o diventerà, la moglie di Watson. E ben sapendo ciò, Enna gioca sin da subito con questo destino già scritto, costruendo sin dalle prime pagine il rapporto tra Mostard e Topson, che, come nel romanzo originale, oscilla tra i formalismi del tempo e l'affiatamento crescente tra i due personaggi.
Ottima, poi, la scelta di utilizzare una versione gemellare di Eta Beta per interpretare i due gemelli Sholto, così come molto efficace e quasi ovvia quella di chi scegliere al posto dell'avversario del romanzo. Il suo compagno, invece, sembra quasi ispirato a un famoso racconto di Edgar Allan Poe.
Dal canto suo Facciotto compie un ottimo lavoro e anzi, in alcune vignette, sembra quasi di essere di fronte al tratto di Paolo Mottura che aveva fin qui disegnato gli episodi precedenti di Pippo Holmes: per esempio la sua Minni ricorda molto la protagonista di Metopolis, disegnata proprio da Mottura!
Il numero si chiude con il secondo episodio de Il videogioco perduto di Claudio Sciarrone. Rispetto alla puntata precedente, questa sembra funzionare molto meglio: mentre continua a restare nebuloso il mistero dell'easter egg scoperto da Amelia, Sciarrone dissemina la storia con vignette che reinterpretano in qualche modo la storia dei videogiochi: a tal proposito vi segnalo un articolo che scrissi diversi anni fa in cui, a partire da una mostra sul retrogaming realizzata a Cosenza, mi sono dilungato su uno dei più famosi videogiochi d'epoca (per dir così): PacMan.
A proposito, invece, di Golden Klondike, il gioco fittizio ideato da Sciarrone per l'occasione (segno dei tempi e della crescente presenza dei videogiochi nella cultura odierna), ho effettivamente scovato un platform degli anni Ottana del XX secolo che girava su DOS: Gold Mine. Ed è anche possibile giocarci, utilizzando l'apposito emulatore, senza dimenticare che il retrogaming è fatto anche di videogiochi nuovi, ma realizzati con la grafica e il gameplay di quegli anni, come per esempio, giusto per restare in tema, Gold Mine Run.
Al netto dei riferimenti al mondo videoludico, che arricchiscono e rendono stimolante la storia (cui sarebbe stato utile abbinare degli articoli ad hoc), è anche interessante notare il cameo di Spennacchiotto, che si spera non sia un semplice cameo, ma lo scopriremo solo con il prossimo numero.
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