domenica 26 giugno 2011

Ritratti: Antonio Meucci

Raccontare la vita di Antonio Meucci è probabilmente facile e difficile al tempo stesso. Può essere banalmente sintetizzata con questa frase
Ha inventato molte cose ma sono stati gli altri a guadagnarci su.
Non è proprio la frase precisa, ma sostanzialmente è il senso di una delle tante cose che, durante la nostra visita, la direttrice del museo di Meucci a Staten Island(1), Michela Traetto, ci(2) ha detto.
Antonio MeucciMeucci nasce a San Frediano, quartiere di Firenze, il 13 aprile del 1808. I suoi studi sono presso l'Accademia delle Belle Arti di Firenze e inizia a lavorare prima come impiegato della dogana e poi come tecnico di scena al Teatro della Pergola.
Nel 1831 viene coinvolto nei moti rivoluzionari e per questo è costretto alla fuga a Cuba nel 1835 dove va con la moglie Ester Mochi, conosciuta proprio alla Pergola. Qui si trasferisce all'Avana dove lavora con la moglie al teatro Tacon: mentre la moglie è la direttrice dei costumisti, Meucci è il meccanico capo. Ed è proprio all'Avana, tra un meccanismo teatrale e l'altro, che Meucci inizia la sua lunga serie di invenzioni che, purtroppo, gli frutteranno ben poco: si parte con un sistema di purificazione dell'acqua interno al teatro; quindi un sistema per filtrare tè e caffè; alcune ricerche per un sistema di pietrificazione umana (!); studia poi un processo di elettrodeposizione per migliorare l'equipaggiamento militare.
E con l'elettricità inizia a giocare proprio nel periodo cubano. In effetti Meucci all'inizio non si discostava da molti dei ciarlatani della nostra epoca, ma se non lo definiamo oggi ciarlatano è semplicemente perché all'epoca non esistevano molte delle distinzioni di oggi e soprattutto non esistevano molte delle conoscenze odierne.
In particolare mi riferisco all'elettroshock, pratica che si credeva in grado di curare un po' tutte le malattie. Ed era proprio mentre stava sottoponendo un paziente (!) alla terapia dell'elettroshock che Meucci si rese conto che il campo elettrico, utilizzando un apposito mezzo di trasmissione, poteva essere utilizzato per trasportare la voce a distanza: siamo nel 1849 ed è l'inizio del telefono secondo Meucci!
I primissimi progetti vennero disegnati da Nestore Corradi nel 1856:

Nel museo di Meucci e Garibaldi a Staten Island, poi, è possibile anche dare un'occhiata ai primi prototipi di Meucci:
Il sistema inventato da Meucci e rappresentato da Corradi è una evoluzione del telefono fatto con due bicchieri (o due lattine) e una fune ben tesa che li collega e noto fin dalla seconda metà del 1600 grazie agli esperimenti di Robert Hooke(3). Il sistema di Meucci è leggermente più sofisticato perché distingue tra il bicchiere trasmettitore e il bicchiere ricevitore ma il principio di base è sostanzialmente lo stesso: quello che diciamo all'interno del bicchiere viene amplificato dal bicchiere che diventa una cassa di risonanza. Le risonanze prodotte si trasmettono all'altro bicchiere attraverso il filo che li collega, ma per una buona trasmissione del segnale il filo deve essere ben teso.

La risonanza massima $\omega_M$ prodotta dal sistema è legata alla pulsazione propria $\omega_0$ dalla relazione \[\omega_M = \sqrt{\omega_0^2 - \frac{1}{2} \gamma^2}\]
dove $\gamma$ è un fattore di smorzamento.
Per quel che riguarda le corde vibranti, invece, c'è la ben nota legge sulla frequenza di una corda \[f = \frac{nv}{2L}\] dove $v$è la velocità di propagazione, $n$ un numero intero che identifica il moto di vibrazione, $L$ la lunghezza della corda.
Una formula più raffinata tiene conto anche della massa della corda: \[f = \frac{n \sqrt{\frac{T}{m/L}}}{2L}\] dove $T$ è la tensione della corda.
Alexander BellD'altra parte anche le onde elettromagnetiche si basano su oscillazioni, frequenze, pulsazioni. Probabilmente sono proprio queste constatazioni che spinsero Bell ad approfondire la trasmissione dei segnali a distanza con l'elettricità: risale infatti a dopo il 1870 la creazione di un pianoforte in grado di trasmettere la musica a distanza sfruttando proprio l'elettricità. Attenzione, però, alle date, perché sono importanti. Bell, infatti, era in Canada, dove si trasferì nel 1870, fino al 1873, anno nel quale andò a Boston in vece del padre e dove alla fine restò. Nel frattempo, invece, Meucci, che non aveva finanziatori alle spalle, aveva depositato nel 1871 un caveat sulla sua invenzione, non potendosi permettere il costo di una patente, che però avrebbe anche richiesto di depositare un progetto più dettagliato.
Ai problemi del caveat è poi da aggiungersi la controversa storia dei venti giorni. Meucci, infatti, andò a sottoporre il suo progetto alla District Telegraph Company nel 1874, solo che, a quanto pare, dopo numerose visite a vuoto, nell'ultima Meucci affermò di avere perso i progetti originali e dettagliati. Giusto venti giorni più tardi depositò il brevetto del telefono: era il 17 marzo del 1876.
Tutte le polemiche, i dubbi, le incertezze, i complotti che si suppone siano stati dietro all'incresciosa vicenda del possesso dell'invenzione sono certamente stati riassunti molto meglio dal noto speciale di SuperQuark che ha incrementato il picco di visite al museo di Meucci a Staten Island, però in quello speciale, anche se si cercò di assolvere Bell dalle accuse di Meucci, portando invece l'attenzione sulla società che avrebbe poi detenuto i diritti dell'invenzione, forse non si sottolineò abbastanza una differenza sostanziale: Bell, in realtà, aveva un modo di lavoro e di studio molto più scientifico rispetto a Meucci. In fondo lo dimostra il fatto che lo scozzese ha ottenuto i medesimi risultati in un tempo inferiore rispetto all'italiano. La coincidenza dei venti giorni, invece, è molto probabilmente l'indizio che conferma una influenza più industriale ed economica che non scientifica nelle azioni di Bell.
la casa di Antonio Meucci a Staten Island
Di Meucci, però, c'è ancora altro da dire, come della sua piccola impresa di produzione di candele, per le quali ha registrato due patenti nel 1859 e nel 1860 (oltre a una sugli stoppini nel 1865), e suo socio/lavoratore fu proprio Giuseppe Garibaldi, che visse con Meucci per un annetto circa se non erro.
La produzione di candele (vedete a destra il forno), però non porterà grande fortuna ai due.
Una veloce lettura dell'elenco delle patenti di Meucci da, in ogni caso, la sensazione di essere comunque di fronte a una mente mai ferma su un unico problema, sempre attiva e interessata. E si possono apprezzare dunque patenti su lampade al cherosene (1862), un paio di patenti nel campo delle vernici (1862 e 1863), un processo per rimuovere minerali e altri contaminanti dai materiali vegetali (1864 e leggermente modificata nel 1865), una patente sulla produzione della carta (1866), una per la realizzazione di bevande effervescenti a partire dalla frutta (1872) e una per la salsa per il cibo (1873, insieme con tale A.P.Agresta), un metodo per testare il latte (1875), un igrometro (1876), un metodo per la produzione di una pasta plastica (1883, insieme con tale T.Deudi).
L'impressione generale è dunque quella di essere di fronte a uno dei dilettanti della scienza più brillanti e attivi, uno degli ultimi, tra l'altro, e personalmente credo che sia stato un vero peccato che Meucci non abbia invece seguito questa sua propensione verso la scienza e la tecnica già con gli studi. Penso sinceramente che oggi avremmo avuto forse una diatriba sul telefono in meno (anche se i pretendenti all'invenzione non si limitano solo a Bell e Meucci, e in questo senso è giusto considerare come l'invenzione non accreditabile a nessuno in particolare(4)), ma molto probabilmente un chimico di grande spessore in più di cui andare fieri.
Per concludere, lasciatemi fare i doverosi ringraziamenti allo staff del Museo Meucci, che ci hanno accolto con grande gentilezza, in particolare la professoressa Janet Grillo che ci ha accolto e ci ha fatto visitare gli interni della Casa di Meucci, dove le due stanze al primo piano sono dedicate una a Garibaldi e l'altra a Meucci e agli italiani a New York, mentre al secondo piano c'è una ben tenuta stanza di Garibaldi.
La visita all'esterno, dove è in preparazione un viale della memoria, ci è stata fatta, questa in italiano, dall'altrettanto gentile Michela Traetto: è qui che si trova il forno delle candele mentre nella parte dell'ingresso che volge sulla strada principale (per entrare, bisogna attraversare un cancelletto dal lato destro della casa) si trovano le tombe di Antonio e della moglie Ester.
Sempre Janet Grillo, poi, ha fornito il materiale cartaceo che, insieme con i link sparsi per il Ritratto, hanno fatto da bibliografia. In particolare "If these walls could talk": A history of the Meucci Home di Melissa Ferrari-Santlofer. E dulcis in fundo alcune foto dal museo:


(1) In effetti il museo è intitolato a Garibaldi e a Meucci. Ed è proprio grazie a Garibaldi che la casa di Meucci è oggi museo e monumento nazionale.
(2) Come avrete capito ero con mia sorella!
(3) Riguardo i telefoni con i bicchieri, vi rimando a una breve guida e alla Wiki inglese
(4) Girando per approfondimenti sulla rete, ho scoperto che oltre a Bell e Meucci, anche un altro italiano, Innocenzo Manzetti propose una invenzione simile, e sembra (leggendo questa biografia di Bell) che anche tale Elisha Gray, fondatore della Western Electric Manufacturing Company, accampò diritti sull'invenzione. D'altra parte è stato lo stesso Congresso degli Stati Uniti ad affermare, l'11 giugno del 2001, l'importanza del ruolo di Meucci nell'invenzione del telefono

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