venerdì 18 marzo 2022

Benvenuti in una nuova dimensione

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E così arriviamo al 31 ottobre del 1998, data di uscita del terzo album degli Ayreon, Into the electric Castle. Dopo Actual Fantasy Arjen Anthony Lucassen torna a scrivere un concept album come sottolineato anche dal sottotitolo dell'album, A space opera.
La storia, ambientata nell'universo narrativo creato in The final experiment, vede otto anime che vengono accolte da una voce distaccata, quasi metallica, in un luogo senza tempo e senza spazio.
Già qui si potrebbe discutere se la dicitura è un modo poetico di indicare il mondo dove sostano le anime prima di incarnarsi o, semplicemente, la situazione in cui si trovava l'universo prima dell'espansione causata dal Big Bang. In effetti, secondo la gravitazione a loop in quello stato non esiste alcuna distinzione, almeno glibalmente, tra le usuali dimensioni spaziali e quella temporale. Può succedere che localmente il tempo punti in una direzione, mentre giusto a poche lunghezze di Planck da lì ci sia una zona dove il tempo punti nella direzione che lì accanto coincide con la direzione \(x\). Il punto centrale è che, fino a che non inizia l'espansione, non ha alcun senso parlare di un tempo nell'universo. E', ovviamente, discutibile se abbia senso parlarne anche oggi, di un tempo globale nell'universo, ma al momento quel che sembra è che sia proprio così.
Torniamo, però, ai nostri otto protagonisti. Dopo una breve introduzione, la voce che si definisce the vocal manifestation of your eternal dreams affida loro un compito: raggiungere un castello elettrico:
You have a task: to release yourselves from this Web of Wisdom, this knotted Maze of Delirium,
you must enter the nuclear portals of the Electric Castle!
E' interessante osservare come nei versi qui sopra Lucassen usi Web of Wisdom, rete di saggezza, un'immagine che sembra suggerire come effettivamente le otto anime si trovino prima che l'universo venga creato, visto che in quel punto dello spaziotempo, quando ancora parlare di spaziotempo potrebbe non avere senso, in qualche modo doveva esserci proprio tutta l'informazione contenuta nell'universo così come è oggi. E la cosa viene in qualche modo confermata dal Maze of Delirium successivo (il labirinto del delirio) che, essendo una rete presenta dei nodi (possiede infatti la proprietà di essere knotted, annodato). E non a caso l'approccio ai primi istanti dell'universo è, dal punto di vista matematico, proprio quello di una rete di punti, il cui ordine viene in qualche modo modificato portando la rete a una specie di transizione di fase.
Il viaggio a questo punto è pronto a iniziare con Isis and Osiris, strutturata in quattro "movimenti". Di questi ci soffermeremo sul terzo, Strange constellations, che inizia con l'Highlander, interpretato da Derek William Dick noto anche come Fish, che chiede:
can you see the stars? can you recognize the constellations?
Il contesto storico in cui si svolge Isis e Osiris è l'Antico Egitto. Ed effettivamente le costellazioni che si potevano vedere da lì all'epoca erano diverse rispetto a quelle che si possono osservare oggi. Queste differenze sono dovute al fenomeno noto come precessione degli equinozi: in pratica l'asse di rotazione terrestre cambia il suo orientamento a causa della forma non esattamente sferica della Terra e dell'interazione gravitazionale con la Luna e il Sole. Questo implica che il cielo che osserviamo dalla Terra subisce delle variazioni con lo scorrere del tempo. La lentezza di questo movimento, però, rende molto difficile poter apprezzare queste differenze nell'arco di una vita umana, per cui per poterle vedere abbiamo bisogno di viaggiare nel tempo. E possiamo farlo o con una macchina del tempo, o con un viaggio mistico come quello dei protagonisti di Into the electric castle, oppure in maniera più semplice usando Stellarium! E l'immagine qui sotto è infatti realizzata proprio con questo software in cui ho settato come luogo geografico il Cairo e come epoca il 4000 a.C.:
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La precessione avviene con un periodo di circa 25772 anni, ovvero il cielo che stiamo vedendo in questo momento dalla Terra sarà nuovamente lo stesso, a meno di cambiamenti nelle stelle stesse e considerando trascurabile l’effetto dovuto alla rotazione del sistema solare intorno al centro della Via Lattea, tra 25772 anni.
La scoperta di questo fenomeno viene attribuita a Ipparco di Nicea intorno al 130 a.C. Sfruttando l'allineamento Luna-Terra-Sole, in cui il nostro satellite si trova a 180° rispetto al Sole, Ipparco misurò la longitudine della stella Spica. Confrontando i suoi risultati con quelli ottenuti da astronomi del passato, notò che la longitudine di Spica era diminuita di circa 2° in circa 150 anni. E da qui ipotizzò uno spostamento delle stelle lungo la fascia zodiacale.
A tramandarci il lavoro di Ipparco ci pensò Claudio Tolomeo nel suo Almagesto. Tolomeo, a sua volta, proseguì il lavoro di Ipparco estendendone i risultati anche alle altre stelle.
La prima spiegazione matematica del fenomeno ci viene fornita da Isaac Newton in termini dell'interazione gravitazionale della Terra in particolare con la Luna e il Sole. Come fece notare James Bradley, Newton sottostimò il contributo della Luna e così bisogna attendere i contributi di Jean Baptiste d'Alembert e di Leonhard Euler per avere una trattazione matematicamente rigorosa del fenomeno.

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