Stomachion

giovedì 15 novembre 2018

Cosmic Mission: Kerbal Space Program a Napoli - giorno 2

Con la seconda, intensiva, giornata, abbiamo "costretto" gli insegnanti a un piccolo tour de force per imparare i comandi necessari a spostare il razzo in volo sia in atmosfera sia in orbita, capire come realizzare un razzo in grado di raggiungere e superare il limite dello spazio (nel gioco circa 70 km), come mettere il razzo in orbita e non semplicemente nello spazio. Inoltre, con un razzo costruito dal sottoscritto in modalità sandbox, come gestire la navbar avanzata per programmare le manovre e provare ad approcciare Mun, il primo dei due satwelliti di Kerbin. Nel tentativo che ho fatto, purtroppo ho raggiunto Mun, ma non nel modo corretto e così è arrivata la fionda gravitazionale. Avrei potuto evitarla semplicemente se non avessi messo la velocità di scorrimento del tempo troppo veloce e quindi prendendomi il tempo per programmare le manovre per mettermi in orbita intorno a Mun.
Al di là dei contenuti della ghiornata di oggi, che è stata arricchita anche dalla visita al museo astronomico sotto la guida di Mauro Gargano, ho notato una maggiore dimestichezza globale degli "studenti" e, in particolare in alcuni, una maggiore intraprendenza nel provare razzi e missioni indipendenti da quelle che provavo a realizzare sul mio portatile.
Certo, tra risate e lazzi vari, ci sono stati astronauti persi nello spazio (come i miei) o disintegrati insieme al pod a causa della mancata o ritardata apertura del paracadute, ma in fondo questi sono inconvenienti abbastanza usuali per videogiocatori non molto esperti o distratti, ma nel complesso mi è sembrato che il videogioco inizi a coinvolgere gli insegnanti convenuti all'Osservatorio di Capodimonte, e questo, insieme ai progressi compiuti, mi sembra già un buon risultato.

mercoledì 14 novembre 2018

Cosmic Mission: Kerbal Space Program a Napoli - giorno 1

E oggi pomeriggio, dopo pranzo, è iniziata a Napoli la mia nuova avventura di formatore docenti per conto dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. L'esperienza del Focus Live, decisamente molto più rapida e caotica, è d'aiuto ma fino a un certo punto, soprattutto relativamente alla velocità di esecuzione (alcuni errori nell'uso del software sembrano, invece, senza età, come l'idea che gli oggetti vadano trascinati, mentre invece vanno prima selezionati e poi trascinati).
Detto ciò, dopo la presentazione del progetto ad opera di Agatino Rifatto, si inizia a prendere confidenza con il videogioco utilizzando la modalità carriera, ovvero sviluppare la propria base spaziale. All'inizio l'ambientazione è minimale, ma accettando i contratti è possibile acquisire denaro da spendere per gli avanzamenti degli edifici e per la costruzione dei razzi e punti scienza per portare avanti un programma di ricerca che permetta di acquisire nuove tecnologie da utilizzare per i razzi stessi. Gli studenti/insegnanti si impegnano, fanno domande, mi chiedono di ripetere alcune operazioni per impararle bene. Accettiamo i primi contratti e costruiamo il primo razzo, fatto per un semplice volo verticale con il quale acquisire i primi punti da utilizzare per sbloccare altra scienza e prendere confidenza con il gioco. Poi un razzo in libertà per apprendere meglio il concetto degli stadi grazie all'aggiunta del decoupler (il sistema che permette di sganciare motori e serbatoi quando non servono) e il tempo necessario a schiantarsi un paio di volte sul terreno. E così arriva la sera, ci si saluta e ci si rivede domani, per il secondo giorno di divertenti fatiche videoludiche (e potete comprendere quanto questi ossimori stiano insieme molto bene solo se non avete mai giocato).

martedì 13 novembre 2018

La fisica dei supereroi: buona la prima!

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via commons
Non vi chiedo un minuto di silenzio per Stan Lee, ma ho previsto, dopo la prima presentazione su Superman, una breve presentazione su Ant-Man come omaggio al creatore dell'universo Marvel.
Più o meno è così che ho esordito con i sei ragazzi che sono venuti questa mattina per assistere alla prima conferenza della serie La fisica dei supereroi. D'altra parte sentivo abbastanza doveroso dover rendere omaggio a Stan Lee così ieri notte, a fronte della presentazione già preparata su Superman, ho messo in piedi nel modo migliore possibile, quella dedicata ad Ant-Man e basata sul mio articolo La fisica di Ant-Man.
Andiamo, però, al sodo, che non sono tanto i contenuti della conferenza quanto la risposta degli studenti e dei due accompagnatori: direi molto positiva. Sono rimasti tutti ben attenti per l'intera ora e mezza che è durato l'incontro: interventi, domande, persino una sorta di mini-brainstorming in cui sono spuntate un po' di ipotesi sulla natura del pianeta Krypton. Come scritto ne La nova di Superman, un pianeta non può esplodere, quindi, al di là dell'origine dell'ispirazione ai due autori, con le nostre conoscenze potremmo supporre che in realtà Krypton fosse una sfera di Dyson costruita intorno a una stella di neutroni. Data questa ipotesi, i ragazzi hanno proposto anche un altro paio di variazioni interessanti, che permetterebbero anche di spiegare perché la kryptonite è letale per i kryptoniani!
Non è stata l'unico scambio di idee, e proprio questo è stato l'elemento più bello dell'incontro, certo aiutato da un argomento interessante che ho cercato di prendere dal lato più stimolante: prendere la scienza presente nei supereroi (fumetti e film) come spunto per approfondire la scienza reale ponendosi la semplice domanda "è plausibile tutto ciò?" Ovviamente non con spirito polemico, ma curioso e costruttivo, perché, più o meno seguendo Paolo Nespoli nel suo intervento di chiusura al Focus Live, è proprio sui sogni apparentemente impossibili che possono arrivare le scoperte scientifiche e gli avanzamenti tecnologici. Ovviamente sta a noi usarli nel modo migliore possibile.
Con ciò vi ho anche scritto troppo e spero nei prossimi giorni di potervi aggiornare, da Napoli, sull'altro interessante progetto che ho per le mani al momento, quello legato al videogioco di esplorazione spaziale Kerbal Space Program.
P.S.: ai docenti in ascolto che fossero interessati, segnalo il link di prenotazione delle conferenze scolastiche dell'Osservatorio di Brera: non abbiamo solo la fisica dei supereroi, ma anche altre proposte interessanti!

domenica 11 novembre 2018

Focus Live: day #4 - Una fine

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Questa sera mi lascio avvolgere dal più pop dei dischi dei Linkin Park, quel One more light che in un certo senso è proprio come una serata estiva in riva alla spiaggia, mentre il sole sta tramontando, proprio come l'immagine del libretto del CD.
Quest'ultima giornata è stata un misto tra occasioni mancate e incontri con amici che danno ben più di un sollievo di ciò che i bimbetti parcheggiati al nostro stand mi hanno negato: non mi sembrava, infatti, il caso di negare a dei bimbetti dagli occhi tondi e luccicanti la possibilità di lanciare il loro razzo nello spazio, anche se solo con un videogioco! E così sono l'unico dello stand INAF a non aver fatto la foto con Paolo Nespoli, che è venuto a incontrare il pubblico e firmare autografi proprio lì accanto. Certo c'è la soddisfazione che siamo riusciti a farci firmare i modellini di Luna, Mercurio e Marte, cui c'è da aggiungere anche che quest'ultimo è stato portato da Nespoli proprio sul palco del suo intervento in (quasi) chiusura di festival!

Paolo Nespoli sul palco con il "nostro" modellino di Marte

sabato 10 novembre 2018

Focus Live: day #3 - Martina Tremenda

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Mentre mi lascio avvolgere dal power (in alcuni punti quasi symphonic) metal dei Blind Guardian, provo a raccogliere le idee per scrivere due righe sullo spettacolo Martina Tremenda nello spazio, che è arrivato al Focus Live con ben tre repliche in un giorno solo. Di queste ho assistito alla prima del pomeriggio, quella delle 16, che è stata la mia prima vera pausa di giornata dopo l'apertura delle porte del Museo.
L'allestimento è abbastanza minimale: uno schermo su cui vengono proiettati gli sfondi e un baule con il quale Martina, interpretata anche in questa occasione da Alessia Bedini, gioca per tutto lo spettacolo. Prima è il letto dove la bambina esploratrice sembra dormire, quindi diventa la navicella spaziale che utilizza per esplorare l'universo. A un fumetto-maniaco come il sottoscritto non sfugge l'idea di fondo di tutto lo spettacolo, una storia che richiama i viaggi del Little Nemo di Winsor McCay, che nelle sue storie spediva il suo piccolo personaggio a volte insieme con il letto in ambientazioni sognanti e improbabili.
Allo stesso modo Martina, indossata la tuta dell'esploratrice spaziale, su cui oltre al logo dell'INAF campeggia anche quello realizzato da Laura Barbalini per il sito dedicato al personaggio, inizia a viaggiare nell'universo guidata da Eugenio, l'intelligenza artificiale della sua navicella spaziale. Quest'ultimo, interpretato da Roberto Piumini, viene reso come immagine virtuale proiettata nelle immagini che compaiono sullo schermo alle spalle dell'attrice, che in alcuni momenti riesce a coinvolgere i bambini in alcune piccole azioni possibili anche grazie alla location della rappresentazione, la Sala delle Colonne del Museo della Scienza privo di sedie: gli spettatori, non solo i più piccoli ma anche gli adulti che li accompagnano, sono invitati poco prima dello spettacolo da Stefano Sandrelli a sedersi per terra intorno alla stanza di Martina.

venerdì 9 novembre 2018

Focus Live: day #2

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Come annunciato ieri, il resoconto del secondo giorno del Focus Live arriva un po' sul tardi. La seconda giornata alla fine si è rivelata più ricca e frequentata rispetto alla giornata d'apertura: molti più tra ragazzi, bambini (sì, anche oggi un paio di loro si sono fermati a lanciare razzi) e anche adulti hanno provato la versione edu di Kerbal Space Program.
Come spesso dico a chi si ferma per provare il videogioco, la parte divertente (almeno relativamente alla modalità di gioco che sto proponendo di più, la sandbox, in cui hai a disposizione tutti gli aggiornamenti sbloccati senza alcuna limitazione economica) è la costruzione effettiva del razzo, ma quelle difficili sono la gestione del carburante nella fase di volo verso l'alto, soprattutto se prepariamo una missione con l'obiettivo di chiudere un'orbita intorno al pianeta, e la fase di rientro, delicata per via dell'attrito dell'aria sulla cabina dei piloti. In questo senso, però, la giornata è stata ricca di soddisfazioni: non solo alcune ragazze hanno provato il videogioco, ma la maggior parte di quelli che hanno provato (e alcuni anche riprovato) KSP sono riusciti a portare in salvo gli astronauti sulla superficie e almeno quattro di loro sono riusciti a chiudere l'orbita intorno al pianeta, anche se non sempre con la quantità sufficiente di carburante per rientrare a casa.
Considerando che alle spalle abbiamo lo stand della realtà virtuale della PSP, posso considerare questo afflusso e interesse verso KSP un buon successo!
A questo punto, se sopravvivo, ci leggiamo per il resoconto del terzo giorno, dove potrebbe esserci il racconto dello spettacolo Martina Tremenda nello spazio, che spero di riuscire a vedere.

Mentre do alcune spiegazioni per portare a termine le missioni nello spazio! Foto di Laura Barbalini

giovedì 8 novembre 2018

Focus Live: day #1

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Si è concluso da qualche ora il primo giorno del nuovo festival scientifico di Milano, Focus Live, organizzato dall'omonima rivista in collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci che lo ospita. Al fianco di un ricco programma di ospiti e conferenze (oggi l'apertura è stata affidata a Piero Angela), si trovano anche gli stand dei partner scientifici e tra questi c'è l'Istituto Nazionale di Astrofisica con le attività portate dall'Osservatorio Astronomico di Brera, che sta diventando di casa presso il Museo Scienza, e dall'Istituto di Radio Astronomia di Bologna.
Le attività sono di due tipi, inclusive e videoludiche. Nella prima categoria ricadono un exhibit che permette di vedere con gli occhi (grazie a un primo pannello con le sorgenti colorate di rosso su sfondo blu), toccare con le mani (grazie a dei bulloni che escono da un secondo pannello) e sentire i segnali radio provenienti dallo spazio (grazie a dei suoni che vengono prodotti su un terzo pannello quando si toccano bulloni identici a quelli montati sul primo pannello).

Lo stand INAF. In fondo vedete me mentre sistemo i portatili per i videogiocatori. Foto Laura Barbalini

Machine: Just a bit of Muse

Visto che mi sono divertito a preparare una storia per instagram con la recensione di questo recente singolo degli Imagine Dragons, e che soprattutto la storia ha una scadenza di 24 ore (non ho deciso di realizzare una raccolta con questa specifica storia particolare), mi è sembrato giusto pubblicare la recensione (leggermente riveduta e in alcune parti ampliata) come post anche qui, all'incirca 24 ore più tardi!
Iniziamo: all'incirca una settimana fa, sul canale Vevo degli Imagine Dragons, è stato reso disponibile per l'ascolto Machine, personalmente uno dei loro singoli che attendevo di più dopo aver ascoltato un assaggio di Origins.
Come intuibile dal titolo, la mia recensione sintetica è: "Just a bit of Muse".
Qualcuno potrebbe prenderlo come un commento negativo, ma amando i Muse, per me è invece un elemento in più di valore alla canzone: sia musicalmente (in particolare nel passaggio del ritornello), sia per il testo Machine sembra richiamarsi proprio alla band inglese. Questi elementi risultano però ben bilanciati con lo stile degli Imagine Dragons e con la voce molto più "graffiante" di Dan Reynolds. In particolare la parte ritmica, che ritengo sin da I bet my life molto "africana" (definizione sintetica e poco tecnica!), mi sembra restare sostanzialmente quella tipica degli Imagine Dragons, che in questo modo mostrano di essere in grado di rinnovarsi senza perdere troppo se stessi.
D'altra parte, come ricorda Friedemann Findeisen
In commercial music structure is everything
Non ho nessuna intenzione di inoltrarmi in discorsi su strutture e quant'altro, non ne avrei le competenze, a parte quella di ascoltare musica da tempo immemore, per cui non mi resta che lasciarvi all'ascolto di Machine: