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giovedì 20 febbraio 2020

Luna Propaganda

Nell'ultimo dei tre giorni disponibili, il 17, 18 e 19 febbraio, sono riuscito ad andare al cinema per vedere Lunar City, docufilm di Alessandra Bonavina. Quello che segue, però, è il parere emerso non semplicemente dalla visione del film, ma anche dalla discussione successiva fuori dal cinema con chi mi ha accompagnato per vederlo.
Avevo proposto la visione a mia sorella e a una nostra amica, Alberta, entrambe statistiche e, dunque, non addentro alla materia. Il giudizio tra le due è stato di un film noioso, cui Alberta ha aggiunto un parere ancora più estremo: un gigantesco spot pubblicitario senza alcun vero contributo informativo, a parte i primi dieci minuti. E dalla mia discussione successiva con Alberta, alla fine non posso sentirmi completamente in disaccordo con lei. Vediamo quali sono i punti a supporto di quella che può essere considerata una vera e propria propaganda per quelli che di fatto sono stati i committenti del film, ASI e NASA.

mercoledì 19 febbraio 2020

Una battuta di caccia celeste

I cieli invernali sono dominati dalla costellazione di Orione, di cui ho già narrato la storia. Questi viene raffigurato nel cielo stellato nell'atto di scoccare una freccia contro la costellazione del Toro, posta a difesa delle Pleiadi. Orione, però, come ogni buon cacciatore, si accompagna da un bravo cane da caccia, forse due, come vedremo a breve. Infatti ai piedi del cacciatore sono poste tre costellazioni, il Cane Maggiore, il Cane Minore e la Lepre, che sembrerebbe la preda dei due cani, la cui storia, però, non è necessariamente legata a quella del mitico Orione.
I cani da caccia
La costellazione del Cane Minore era anticamente costituita da una sola stella, Procione, che in greco significa prima del cane, poiché sorge prima della costellazione del Cane Maggiore.
Solitamente identificato come uno dei cani da caccia di Orione, secondo il mitografo Igino la costellazione rappresenterebbe Mera, il cane di Icario, cui il dio Dioniso aveva insegnato a fare il vino. Questi fece assaggiare la nuova bevanda ad alcuni pastori, che si ubriacarono immediatamente: pensando, però, di essere stati avvelenati, uccisero Icario. Allora Mera, ululando, corse da Erigone, figlia del suo padrone, e la tirò per le vesti portandola fino al luogo dove giaceva morto il padre. Una volta giunti sul luogo, i due si suicidarono. A quel punto Zeus, per ricordare questi tragici fatti, decise di porre nel cielo i protagonisti della storia: Icario nella costellazione di Boote, Erigone in quella della Vergine e Mera in quella del Cane Minore. Inoltre, per riparare al tragico errore dei loro antenati, gli ateniesi istituirono una celebrazione annuale in onore di Icario ed Erigone.
Anche il Cane Maggiore viene associato con uno dei due cani da caccia di Orione: Arato di Soli, infatti, lo identifica con il preferito dei due, quello che lo sempre dappresso.
Secondo altri studiosi (Eratostene e sempre Igino), la costellazione in realtà rappresenta Lelapo, il più abile cane da caccia dell'antichità, talmente veloce che nessuna preda riusciva a sfuggirgli. Nel corso della sua mitologica vita Lelapo cambiò diversi padroni. In particolare la dea Artemide lo donò a Procri, moglie di Cefalo. Un giorno, mentre erano a caccia, Cefalo uccise accidentalmente la moglie grazie a un giavellotto che non manca mai il bersaglio. Così Lelapo rimase a Cefalo fino a che i due non incapparono nella Volpe di Teumesso, che non poteva mai essere catturata. Lelapo e la Volpe si inseguirono per tutto il bosco, dando vita a un paradosso irrisolvibile cui pose fine Zeus ponendo Lelapo e, forse, la Volpe nel cielo rispettivamente come Cane Maggiore e Cane Minore. Secondo altre versioni Zeus pose in cielo il solo Lelapo, per evitare l'inseguimento eterno.

lunedì 17 febbraio 2020

Raising Dion, o di come è difficile crescere un supereroe

Uscito nell'estate del 2015 per la IndyPlanet, Raising Dion è un albetto di 24 pagine che inizia a raccontare la vita di Nicole Reese e del suo bambino, il piccolo Dion Warren, dotato di superpoteri. La loro vita è ritirata, quasi in fuga per nascondere i poteri di un bambino piuttosto vivace e curioso, come tutti i bambini di 7 anni. Il fumetto, ideato da Dennis Liu per i disegni di Jason Piperberg, è stato anticipato da un breve cortometraggio realizzato dallo stesso Liu:

domenica 16 febbraio 2020

Topolino #3351: Il ritorno di Donald Quest

Dopo il prologo della settimana scorsa, torna su Topolino la saga di Donald Quest, cui Andrea Freccero dedica la solita, impeccabile copertina. D'altra parte Freccero è stato il disegnatore del primo numero della prima "stagione", quella uscita per IDW e successivamente nel resto del mondo. A partire da The rock of fire, invece, la palla è passata ai francesi, che hanno realizzato, invece, dei veri e propri miniepisodi, all'incirca la metà per lunghezza di quelli originali. Immergiamoci, dunque, nelle atmosfere fantasy di Donald Quest.
Quando il meglio sta nel prologo
Le quattro puntate della saga, pubblicate su due numeri di Mickey Parade Géant Hors-Série, sono affidate a Riccardo Pesce e Marco Mazzarello. Si torna, dunque, al mondo di Feudarnia, fatto di asteroidi che fluttuano nello spazio, abitati da comunità feudali e che si muovono, da un posto all'altro, utilizzando delle vere e proprie navi volanti(1). Dal punto di vista della storia, effettivamente questa è un po' più nelle corde dei francesi, visto che quel piccolo capolavoro che era Dragon Hunters, anch'esso con una trama molto simile a Donald Quest, era proprio di produzione francese.
Andiamo ai contenuti: come anticipato nel titoletto, il prologo, a conti fatti, è risultato qualitativamente migliore. L'accoppiata Chantal Pericoli-Ciro Cangialosi è risultata molto più efficace grazie ai toni e allo stile alla Ridi Topolino adottati. Pesce e Mazzarello, invece, realizzano una storia più classica che, però, non mi è sembrata completamente convincente. D'altra parte gli elementi di base così come erano stati posti da Stefano Ambrosio non mi avevano conquistato già nella prima saga. Donald Quest, come Wizards of Mickey, utilizzava elementi presi dal mondo dei giochi di carte collezionabili per variare un po' sui classici canoni del genere fantasy, che in realtà funzionano abbastanza bene e forse, come hanno mostrato molte saghe uscite su Topolino in questi anni, sarebbe stato più giusto puntare sui personaggi. In questo senso il Topolino di Donald Quest emergeva con una forza molto maggiore rispetto al protagonista della saga, Paperino, che sostanzialmente continua a restare lo stesso Paperino di sempre.

sabato 15 febbraio 2020

Di chiavi e lucchetti

Nella seconda metà del 1700 Pierce Locke costruisce, a partire da un misterioso metallo sussurrante, una serie di chiavi magiche che permettono di aprire porte inimmaginabili.
C'è, ad esempio, la chiave di ognidove, che porta in qualunque luogo si desideri; la chiave apritesta, che permette di inserire dentro la propria testa qualunque cosa, dai libri, utili per imparare a memoria nozioni varie, a oggetti fisici da utilizzare in seguito; la chiave cambiasesso, che permette di trasformare un uomo in una donna e viceversa (e anche il processo di ritorno al proprio sesso d'origine); la chiave dell'eco, che permette di materializzare il proprio eco; la chiave fantasma, che permette di diventare degli ectoplasmi, sperimentando una morte fittizia; la misteriosa chiave omega. A questo gruppo di sei chiavi conosciute, se ne aggiungono altre, per ora non classificate, sparse nei vari, inesplorati recessi di Keyhouse, la magione dei Locke in quel di Lovecraft, Massachussetts.
E' importante ricordare che tutte le chiavi, a parte quella di ognidove e quella apritesta, per funzionare devono aprire le serrature corrispondenti.
Questi sono gli elementi di base di uno dei fumetti gotici più interessanti e di successo degli ultimi anni, Locke & Key. Scritto da Joe Hill, romanziere di genere nonché figlio di Stephen King, e disegnato dal talentuoso Gabriel Rodriguez, è stato pubblicato interamente in Italia in sei volumi dalla Magic Press, incluso il volume che raccogli alcune uscite speciali della serie. Visto il rilascio su Netflix della prima stagione del serial televisivo (che ho iniziato a guardare insieme con mia sorella), recupero la recensione che avevo scritto ormai tempo addietro dei primi due volumi, Benvenuti a Lovecraft e Giochi mentali e che avevo lasciato decisamente sotto la naftalina.

venerdì 14 febbraio 2020

Shame on you

In effetti ho in preparazione un articolo delle particelle musicali sui Bang Bang Romeo, su cui mi dilungherò un po' più diffusamente su considerazioni stilistiche e di genere, ma vista la ricorrenza odierna, ho pensato di dedicare loro un primo articolo con il video ufficiale di Shame of you tratto da A heartbreaker's guide to the galaxy:

giovedì 13 febbraio 2020

Un uomo disse all'universo

Un uomo disse all'universo:
"Signore, Io esisto!"
"Ciò nonostante", replicò l'universo,
"Il fatto non ha creato in me
Alcun senso di obbligo".
Stephen Crane

mercoledì 12 febbraio 2020

Ritratti: Hanna Neumann

Hermann von Caemmerer e Katharina Elisabeth Jordan vivevano a Lankwitz, in una zona che oggi è diventata distretto di Berlino, in Germania. Quando nacque la loro terza e ultima figlia, Johanna von Caemmerer, il 12 febbraio del 1914, la prima guerra mondiale era ormai alle porte.
Hermann, rompendo con la tradizione di famiglia, invece di seguire la carriera militare e diventare un ufficiale prussiano, sceglie la carriera accademica diventando uno storico. La scelta, però, non lo salva dalle tragiche conseguenze della guerra: muore durante i primi giorni del conflitto, lasciando la moglie con tre figli, Ernst, Dora e, appunto, Johanna, detta Hanna.
Dopo due anni passati in una scuola privata, la madre la iscrisse all'Auguste-Viktoria-Schule, una scuola di grammatica femminile. La sua materia preferita era la botanica, ma giunta ai 14 anni scoprì la bellezza della matematica, che sarebbe diventata il suo corso di studi presso l'Università di Berlino dove si iscrisse nel 1932, dopo essersi diplomata presso l'Auguste-Viktoria-Schule (nel frattempo faceva lezioni di ripetizione per i più piccoli per aiutare in famiglia).
All'università seguì corsi di Georg Feigl, Ludwig Bieberbach, Erhard Schmidt, Friedrich Schur, oltre ad alcuni corsi di fisica, psicologia, diritto e letteratura. In particolare in quest'ultimo campo aveva una grande passione per Dante Alighieri. Alla fine del suo primo anno di lavoro, Hanna ottenne il rimborso di tre quarti delle tasse universitarie e una posizione come assistente part-time nella biblioteca dell'Istituto matematico.