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giovedì 21 novembre 2019

Il cerchio che rotola si quadra da solo

Ricordate quando nella terza parte della breve storia del pi greco provavo a raccontarvi sommariamente la quadratura attraverso il rotolamento del cerchio? Ebbene l'immagine qui sotto, che fa parte delle dimostrazioni senza parole, fa riferimento proprio a quel metodo di quadratura ed è stata proposta alcuni anni fa da Thomas Elsner. Ho realizzato l'immagine utilizzando i pacchetti tikz e tikz-euclide. Quest'ultimo in particolare permette di utilizzare la matematica per realizzare i disegni in maniera abbastanza semplice. Trovate su github sia il codice sorgente sia il pdf.

martedì 19 novembre 2019

Raro e più raro

Avrei voluto scriverne lo scorso anno, visto che la TED Lesson in questione è del 2018, ma le cose, si sa, non vanno sempre come si prevede. Così recupero ora la conferenza di Burçin Mutlu-Pakdil, astronoma turca che attualmente lavora presso l'università dell'Arizona. La lesson che tra poco andrete ad ascoltare e vedere è dedicata all'oggetto celeste classificato come LEDA 1000714, noto anche come galassia di Burçin. La particolarità di questa galassia è che possiede due anelli di stelle. Fino a ora si conoscevano le rare galassie ad anello, in cui sono evidenti due popolazioni stellari, una centrale e un'altra che forma un anello intorno alla prima ben separate una dall'altra. La galassia di Burçin presenta, invece, ben due anelli, diventando così l'oggetto più raro dell'universo, caso particolare delle già rare galassie ad anello.

domenica 17 novembre 2019

Topolino #3338: La musica salverà la Terra

Anche questa settimana le due recensioni Topoline escono lo stesso giorno, la domenica. E anche questa settimana resta esclusa dalla rassegna su DropSea Ingorgopoli, anche se la recensione non prevede alcuna presenza di matematica e che ovviamente potrà essere letta Al Caffè del Cappellaio Matto.
Immergiamoci, dunque, nelle atmosfere di un numero che riserva delle chicche interessanti ben oltre il sommario delle storie presenti.
Il suono del silicio
Abbiamo già visto alcune delle proprietà del silicio, che gioca un ruolo fondamentale all'interno della storia ideata da Claudio Sciarrone. In particolare in questo terzo episodio di Foglie rosse il pezzo di silicio che Phil ha con se proveniente dal ponte quantistico che il suo popolo stava costruendo per conto degli sgharooz si attiva ogni qual volta viene suonata della musica a sua portata.
E' interessante, in questo caso, osservare come negli anni scorsi sono stati comunicati i risultati di alcune ricerce che legano il comportamento del silicio con le vibrazioni: ad esempio nel 2009 un gruppo di ricerca del Caltech ha affermato di essere riuscito a costruire una microbarretta di silicio in grado di convertire la luce in vibrazioni e viceversa, mentre nel 2017 un gruppo di ricerca australiano dell'università del Queensland sembra sia riuscita a ottenere un chip al silicio in grado di ricavare energia dalle vibrazioni (oltre ad aver sviluppato un sistema per utilizzare gli algoritmi quantistici sui chip al silicio).
Indipendentemente dalle effettive verifiche sperimentali su queste ricerche (non mi sono messo a cercarle), vorrei anche osservare che i cristalli di silicio utilizzati per il ponte quantistico hanno una forma esagonale (anche se non regolare), come la struttura cristallina del carburo di silicio, un materiale ceramico composto da silicio e carbonio. Ha una durezza molto elevata, intermedia tra il corindone e il diamante, e per questo è uno dei materiali superduri. Inoltre, pur essendo molto raro sulla Terra, è molto diffuso nello spazio, dove si trova all'interno della polvere stellare che si trova intorno alle stelle ricche di carbonio. Dunque non è così strano che lontano dalla Terra sia stato possibile costruire un ponte quantistico.

sabato 16 novembre 2019

Vagabondare tra i miti antichi

Come abbiamo visto ieri, i cieli, a saperli leggere, ci raccontano delle belle storie che sono anche alla base di quelle che ci raccontiamo oggi attraverso libri, fumetti, cinema e televisione. E alla base di queste storie c'è, innanzitutto, il racconto orale, quello che veniva fatto intorno al fuoco nelle notti splendenti guardando le costellazioni e ricordando come gli dei interagivano con gli esseri umani nei miti e nelle leggende della Grecia Antica. Ed è proprio un moderno cantastorie il protagonista de Il dio vagabondo di Fabrizio Dori.
Eustis è un vagabondo e un gran bevitore, senza però arrivare mai a ubriacarsi, e, raccontando sempre la storia giusta per ciascuno dei suoi ascoltatori, ha un discreto successo, riuscendo a sopravvivere giorno dopo giorno senza aver bisogno di alcunché. C'è solo una cosa che gli manca: tornare nella corte del dio Dioniso. Eustis, infatti, è un satiro che, dopo essersi perso, a causa di un'offesa arrecata ad Artemide, perde gli attributi divini, ma non la sua immortalità.

venerdì 15 novembre 2019

Un cielo pieno di stelle

Rilasciata come terzo singolo dell'album Ghost stories del 2014, A sky full of stars è un'emozionante canzone dei Coldplay forse un po' banale, vista l'ovvia associazione, ma ovviamente a noi interessa per altro: le costellazioni!
Unire i puntini nel cielo
L'artwork del singolo, così come quello di Ghost stories, è realizzato dall'artista ceca Mila Fürstová, che per il cd realizza una serie di accurate illustrazioni in cui oggetti vari si incastrano uno sull'altro all'interno del bordo di una figura più grande come le ali di un angelo o una colomba. Per A sky full of stars, invece, la forma principale è quella della sfera, ma in questo caso le figure non riempiono la forma, ma, come in molti cataloghi celesti, come ad esempio l'Hevelius, queste immagini si sovrappongono sopra le stelle sullo sfondo, suggerendo così la forma dietro le costellazioni presenti nel cielo.
Le costellazioni, infatti, altro non sono che delle stelle prospetticamente vicine che, unite, costruiscono la forma stilizzata di un qualche personaggio dei miti. Gli antichi, infatti, greci ma non solo, guardando il cielo ricordavano le storie che vi erano rappresentate. Spesso, infatti, le costellazioni vicine erano legate una all'altra da un qualche racconto a base di eroi, dame in pericolo e divinità più o meno vendicative o dispettose, come ad esempio la leggenda di Perseo che, sul dorso di Pegaso, va a salvare Andromeda, o quella di Orione contro il Toro, ostacolo per il raggiungimento delle Pleiadi. In effetti, se potessimo vedere le costellazioni in tre dimensioni, ci accorgeremmo che molte di queste stelle sono decisamente molto distanti l'una dall'altra:

mercoledì 13 novembre 2019

Shining: alle radici della follia

E domenica mia sorella dice: "Ce lo vediamo Shining?" E così ecco una tranquilla domenica pomeriggio nel cuore della paura!
La luccicanza
La storia è semplice: Jack Torrance, interpretato da Jack Nicholson, che cinque anni prima aveva interpretato Qualcuno volò sul nido del cuculo, è uno scrittore scalcinato al momento disoccupato che accetta di fare il custode di un hotel di montagna durante la stagione delle nevi, durante il quale l'hotel resta chiuso a causa dell'inagibilità delle strade. Jack, che ha un passato da alcolista, va all'Overlook Hotel insieme con la moglie Wendy e il figlio Danny. Quest'ultimo è in possesso della luccicanza, un potere paranormale che il bambino identifica con una voce nella sua testa, che lo mette in guardia dall'hotel, facendogli avere visioni di morte e fantasmi nei corridoi dell'albergo. Giunti all'Overlook, dopo che il resto del personale è andato via, questi fantasmi compaiono a Jack, portandolo sempre più velocemente sull'orlo di una crisi di follia omicida, molto simile a quella che colpì Delbert Grady, custode dell'hotel dieci anni prima.
La pellicola, una delle migliori in assoluto, oltre a essere stata valutata come il secondo miglior film horror di tutti i tempi dopo L'esorcista, è tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King e mostra tutta la maestria e l'attenzione ai dettagli di Stanley Kubrick, uno dei registi più eclettici della storia del cinema.

martedì 12 novembre 2019

Quel che non conosciamo

Alcuni giorni fa, come ho già scritto su Doc Madhattan, su Nature Astronomy è stato pubblicato un articolo di un team di ricercatori italiani dal titolo inequivocabile: Planck evidence for a closed Universe and a possible crisis for cosmology(6). Possiamo considerarlo come uno dei primi articoli scientifici che prende in seria considerazione un concetto che era stato per ora solo espresso a denti stretti da astronomi e cosmologi: c'è una crisi nella cosmologia.
Il modello cosmologico standard, basato sull'inflazione cosmica(2) e su costanti empiriche che valutano grandezze fisiche ignote come materia ed energia oscure, per quanto molto ben verificato, non ha ancora superato l'ultimo step: la rilevazione delle onde gravitazionali nella radiazione cosmica di fondo. Uno dei punti fondamentali di questo modello, ma anche di molti dei modelli concorrenti sopravvissuti, è l'espansione accelerata dello spaziotempo a velocità superiori a quella della luce che spiega la piattezza dell'universo primordiale.
Tale piattezza emerge in particolare quando si studia la radiazione cosmica di fondo, ovvero l'energia residua dell'espansione iniziale dello spaziotempo. Tale radiazione è giunta fino a noi dal punto in cui è stata prodotta, poco meno di 14 miliardi di anni fa, attraversando tutto l'universo. Questo vuol dire che nel segnale rilevato devono essere presenti anche effetti di lente gravitazionale(1) dovuti alla quantità di materia, usuale e oscura, presente nell'universo. Tali effetti sono da tempo noti e calcolati(4) e si possono già osservare nell'immagine prodotta da Planck(5).

lunedì 11 novembre 2019

Arrivederci e grazie per il transito

Oggi è stato il giorno di uno dei 13 transiti secolari di Mercurio tra il Sole e la Terra nella sua orbita. Questi passaggi sono molto rari, nonostante il rapido periodo di rotazione di Mercurio rispetto a tutti gli altri pianeti. Anche il transito di quest'anno, come quello del 2016, l'ho osservato su web, in particolare lo streaming del Telescopio Nazionale Galileo costruito in una delle isole Canarie. Ed è da quel live che ho estratto lo screenshot qui sopra, a circa un'ora dalla conclusione del transito. Qui sotto, invece, un assaggio mitologico da it.wiki sul dio Mercurio, che ha dato nome al pianeta, ma anche all'elemento chimico:
Il nome Mercurio deriva dalla mitologia romana, e sebbene fosse di derivazione etrusca (Turms), era il corrispondente del dio greco Ermes, che secondo la mitologia greca era nato da una relazione fugace tra Zeus e Maia, la più bella delle Pleiadi. Solitamente rappresentato come un giovane snello e atletico con in capo un elmetto alato, simbolo di velocità, era considerato il veloce messaggero degli dei, così come il pianeta è il più rapido nel suo moto di rivoluzione attorno al Sole. Mercurio ruota infatti attorno alla nostra stella in appena 88 giorni, e per la sua vicinanza al Sole può essere osservato solo per brevi periodi all'alba o al tramonto. Nella mitologia romana Mercurio possedeva caratteristiche simili a Ermes, e inoltre era il protettore del commercio e dei ladri, nonché simbolo della medicina.