Carolina Invernizio è stata una delle più prolifiche scrittrici italiane di romanzo d'appendice. L'ho scoperta solo di recente, grazie all'edizione 2026 di
Marginalia, grazie al libercolo della serie de
I singoli de "La biblioteca di Lovecraft" all'interno dei quali la sempre meritoria
Agenzia Alcatraz ha proposto due racconti,
Razza maledetta e
Memorie di un becchino.
Pur classificandolo come gotico,
Razza maledetta anticipa i generi della letteratura moderna il tutto con una voce narrante in qualche modo dolente, che sembra quasi schierarsi con entrambi i lati della storia narrata. Il racconto inizia come un
legal thriller, ma dalla fine, la condanna del colpevole. Da lì in poi, quando la scrittrice va indietro nel tempo per raccontare la storia del condannato, sembra di essere in un
noir, non solo perché è la storia del colpevole, ma anche perché nell'ambiente in cui vive nessuno è realmente limpido e onesto. Per assurdo è proprio Toni il più onesto e sincero del mondo raccontato da Invernizio e la sua caduta è, anch'essa, un'anticipazione di uno dei temi cari del
noir: la riflessione sulla società.
Un altro punto interessante del racconto, e che in qualche modo lo ritroviamo pure nel secondo racconto, è la rottura sullo schema
lombrosiano che vedrebbe nell'aspetto fisico un riflesso del carattere, cosa che sia Toni, sia Pietro, il protagonista dell'altro racconto, mettono in evidente discussione.
Memorie di un becchino, invece, è il racconto in prima persona di un becchino, appunto, e della sua impossibile storia d'amore.
Un volumetto interessante che, spero, possa essere solo il primo di una serie di recuperi dei testi di questa autrice.