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domenica 15 aprile 2018

Topolino 3255: un tesoro e un restyling

Mentre ancora è in valutazione il dove uscirà la recensione de L'orizzonte degli eventi, ecco arrivare l'ennesimo restyling nella lunga storia di Topolino. Accompagnato da un altrettanto canonico aumento di prezzo, vede il ritorno a un sommario corposo di storie, ben 6, di cui a conti fatti solo 3/4 sono di livello buono/discreto. Come già per L'orizzonte degli eventi anche per Il giro dei mondi in 80 giorni (siderali) di Fausto Vitaliano e Lorenzo Pastrovicchio mi riservo di scrivere una recensione cumulativa di fine parodia.
Prima di iniziare, due parole sul restyling:
Un nuovo vestito per il Topo
Anche se il buon Andrea Bramini ne ha scritto diffusamente, vorrei spendere anche io un paio di considerazioni. La prima cosa che salta all'occhio è la posizione dell'editoriale di Valentina De Poli, che occupa mezza pagina in condivisione con il sommario, e il nuovo font, presentato dalla stessa direttrice. La scelta è caduta su un carattere ad alta "leggibilità" studiato per i dislessici, l'EasyReading, utilizzato anche per il lettering delle storie. Sviluppato da un'azienda italiana a partire da un'idea del designer Federico Alfonsetti, è probabilmente la novità di punta del volumetto, cui seguono a ruota le modifiche grafiche ai redazionali. L'impostazione è molto più da "infografica" o da "album delle figurine", mentre a livello di contenuti risultano molto più frammentati e spezzettati rispetto agli anni precedenti, a parte l'articolo principale con l'intervista a Bebe Vio, che ha anche l'onore di avere uno "strillo" in copertina.
Nel complesso la nuova impostazione di Topolino, indubbiamente studiata per accogliere quanti più giovani lettori possibile, pur non dispiacendo, presenta forse due difetti di fondo: da un lato il seguire la cultura dei tempi, fatta di semplificazioni (non ci sono espliciti inviti ad approfondire, fatti salvi i riferimenti ai progetti scolastici), dall'altro il sommario ricco di storie (forse conseguenza della scelta di voler abbattere i costi redazionali che sta attraversando quasi tutte le pubblicazioni disneyane che li presentavano) che rischia di proporre ai lettori storie di qualità non sempre buona.
Ed è proprio alle storie che passo a dedicare il seguito di quest'articolo.

sabato 14 aprile 2018

Le grandi domande della vita: la caduta di un astronauta in un buco nero

Non so se la ormai da più di un anno abbandonata serie de Le grandi domande della vita riprenderà con cadenza regolare, però questa settimana in ufficio è sorta esattamente la domanda: Cosa succederebbe a un astronauta che sta cadendo in un buco nero? (c'è anche la domanda su Quora!)
Non sto a spiegarvi il perché di questa domanda (lo scoprirete tra qualche mese, in effetti!), però la risposta è pronta su un piatto... di carta servita da Stephen Hawking dalle pagine del suo best seller Dal Big Bang ai buchi neri:
La gravità si indebolisce sempre più quanto più ci si allontana dalla stella, cosicché la forza gravitazionale che si esercita sui piedi del nostro intrepido astronauta sarebbe sempre maggiore di quella che si esercita sulla sua testa. La differenza fra le forze è tale da stirare il nostro astronauta come una fettuccina o da strapparlo in due o più parti prima che la stella si sia contratta fino al raggio critico a cui si forma l'orizzonte degli eventi! Noi crediamo però che nell'universo ci siano oggetti molto più grandi, come le regioni centrali di galassie, che possono subire anch'essi il collasso gravitazionale per produrre buchi neri; un astronauta che si trovasse in una di queste regioni non sarebbe lacerato prima della formazione del buco nero.
Egli non sentirebbe in effetti niente di speciale nel raggiungere il raggio critico, e potrebbe superare il punto di non ritorno senza neppure accorgersene. In capo a poche ore, però, al continuare del collasso gravitazionale della regione, la differenza nelle forze gravitazionali che si esercitano sulla sua testa e sui suoi piedi diventerebbe così grande da farlo di nuovo a pezzi.

(...)

Se un astronauta cade in un buco nero, la massa del buco nero aumenterà, ma infine l'equivalente in energia di quella massa extra sarà restituito all'universo sotto forma di radiazione. Così, in un certo senso, l'astronauta sarà «riciclato». Questo sarebbe però un tipo molto modesto di immortalità, giacché per l'astronauta qualsiasi concetto personale del tempo verrebbe quasi certamente a finire nel momento stesso in cui egli venisse fatto a pezzi dall'attrazione differenziale agente sulle varie parti del suo corpo all'interno del buco nero! Persino i tipi di particelle emessi infine dal buco nero sarebbero in generale diversi rispetto alle particelle che formavano l'astronauta: l'unico carattere dell'astronauta destinato a sopravvivere sarebbe la sua massa o energia.
Le approssimazioni da me usate per derivare l'emissione dei buchi neri dovrebbero funzionare bene quando il buco nero ha una massa di più di una frazione di grammo. Esse perderebbero invece la loro validità alla fine della vita di un buco nero, quando la sua massa diventa molto piccola. L'esito più probabile sembra essere che il buco nero sia destinato semplicemente a svanire, almeno dalla nostra regione dell'universo, portando con sé l'astronauta e la singolarità eventualmente contenuta al suo interno, se effettivamente c'è.

(...)

Il collasso di una stella a formare un buco nero è molto simile alle ultime fasi del collasso dell'intero universo. Se nella fase di contrazione dell'universo il disordine dovesse diminuire, potremmo quindi attenderci che esso diminuisca anche all'interno di un buco nero. Così, un astronauta che cadesse in un buco nero sarebbe forse in grado di vincere alla roulette ricordando in quale scomparto si trovava la pallina prima della sua puntata. (Purtroppo, però, non potrebbe giocare a lungo prima di essere trasformato in una fettuccina. Né sarebbe in grado di fornirci informazioni sull'inversione della freccia del tempo termodinamica, o neppure di versare in banca i suoi guadagni, giacché sarebbe intrappolato dietro l'orizzonte degli eventi del buco nero.)

giovedì 12 aprile 2018

Ritratti: Andrew Wiles

La biografia di Andrew John Wiles è obiettivamente piuttosto scarna: nato l'11 aprile del 1953 a Cambridge, in Gran Bretagna, dal professore di teologia (nonché cappellano) Maurice Frank Wiles e da Patricia Mowll, ha passato praticamente tutta la sua carriera di matematico a perfezionare un'unica dimostrazione, quella del famoso ultimo teorema di Fermat.
La fascinazione verso questo apparentemente semplice teorema arrivò sin dalla gioventù, da quando aveva dieci anni, per la precisione. Wiles rimase folgorato dalla semplicità dell'enunciato e dalla difficoltà nella sua dimostrazione, considerando che l'avvocato Pierre de Fermat enunciò il teorema (e la sua presunta dimostrazione) nel lontano 1637:
È impossibile scrivere un cubo come somma di due cubi o una quarta potenza come somma di due potenze o, in generale, nessun numero che sia una potenza maggiore di due può essere scritto come somma di due potenze dello stesso valore.
o in termini matematici
L'equazione \[x^n + y^n = z^n\] non ha alcuna soluzione a parte quella banale nei numeri interi per $n$ maggiore di 2.
Da alcune semplici considerazioni, il giovane Andrew prese, però, la triste decisione di abbandonare il suo donchisciottesco proposito: non possedeva i necessari strumenti per affrontare il problema.
Almeno fino a che non iniziò a lavorare nel campo. Aveva ottenuto la laurea in matematica presso il Merton College a Oxford nel 1974 e il dottorato nel 1980 proprio a Cambridge, presso il Clare College, con John Coates come supervisore. Da qui in poi iniziò il classico percorso da vagabondo della ricerca che lo portò prima a Bonn, poi a Harvard e quindi a Parigi. E si trovava proprio nella capitale francese quando il problema di Fermat lo catturò nuovamente con tutta la sua forza.

martedì 10 aprile 2018

Topolino #3254: l'irraggiungibile saltatore e altre storie

Sul numero attualmente in edicola che già domani in alcune parti d'Italia verrà sostituito dal numero che sancisce il nuovo restyling di Topolino, si conclude L'orizzonte degli eventi, saga pikappica scritta da Francesco Artibani per i disegni di Lorenzo Pastrovicchio. L'articolo su questa nuova storia verrà molto probabilmente pubblicato a ridosso della ristampa di lusso prevista per i primi di maggio, per cui anche questa settimana mi concentrerò sul resto del sommario (o quanto meno su una sua porzione) iniziando dalla storia conclusiva.
Paperino a caccia di rane
Due autori oggi classici come Carlo Panaro e Alessandro Del Conte si riuniscono per narrare una deliziosa avventura, L'irraggiungibile saltatore, che unisce ispirazioni differenti in una storia che al vecchio lettore da la sensazione di essere un collage comunque gradevole ed efficace.
Paperino e nipotini, infatti, si ritrovano nelle paludi alla ricerca di un ranocchio saltatore da fotografare per un concorso naturalistico. Alla fine la storia si concluderà con la più classica delle sfide saltatorie tra ranocchi, ma nel mezzo ecco un galone abbandonato, che si scopre essere un deposito provvisorio per Paperon de' Paperoni, e l'incontro con gli immancabili Bassotti, sempre alla ricerca di un modo per arricchirsi.
L'ispirazione generale della storia sembra venire da alcuni classici, su tutti le barksiane Paperino e le rane e soprattutto Il saltatore Catapulta. Non è da escludere nemmeno un'ispirazione proveniente dall'italiana Il saltarana di Guido Martina e giorgio Bordini, ma è fuor di dubbio che Panaro opera una trasformazione dei soggetti per adattarli alla sensibilità moderna: dalla caccia per scopo manducatorio o per l'ottenimento della vittoria in una gara, si passa alla "caccia fotografica", mentre il rapporto con la rana, essenzialmente conflittuale, diventa di amicizia e rispetto.
In tutto questo si aggiunge l'evoluzione di Del Conte, che ingentilisce ulteriormente il tratto, arrotondandolo in particolare nei primi piani di Paperino, nella figura di Zio Paperone e soprattutto nelle forme dei Bassotti, che risultano esageratamente "pupazzeschi". D'altra parte Del Conte ha collaborato con Romano Scarpa ne La macchina giocografica, sempre su testi di Panaro, ricca di pupazzi.

martedì 3 aprile 2018

Topolino #3253: Omaggio a Steven Spielberg e altre storie

Con ancora maggiore ritardo rispetto alla settimana scorsa, arriva l'appuntamento con Topolino, in particolare con il numero #3252, praticamente in uscita dalle edicole per essere rimpiazzato dal numero con la conclusione de L'orizzonte degli eventi. Come nelle scorse tre settimane, però, mi concentrerò sul resto del sommario, iniziando dall'avventura della serie Paperino Paperotto: La biblioteca dei fantasmi di Fausto Vitaliano e Daniela Vetro.
Dagli acchiappafantasmi agli alieni
La storia inizia con i bambini della scuola di Quack Town che raccontano di quello che sognano di fare da grandi. Tra tutti c'è il sogno del giovane Allan, che vorrebbe diventare un regista. Paperino gli fornirà la prima idea: Ghostbusters. Nella storia realizzata da Vitaliano, infatti, la vecchia biblioteca di Quack Town sembra infestata dai fantasmi e Paperino, Tom e Louis si improvviseranno acchiappa-fantasmi per catturare l'intruso. L'iconografia utilizzata da Daniela Vetro e la terminologia usata dai tre paperotti è però influenzata dalla pellicola del 1984 di Ivan Reitman, che ha peraltro influenzato almeno altre due storie disneyane di produzione italiana: Paperino acchiappafantasmi (1987) di Bruno Concina e Paolo Ongaro e Paperino e Paperoga ghostbusters (1991) di Giorgio Pezzin e Silvio Camboni, che ricalca molto più fedelmente la trama del film di Reitman rispetto alla storia di Concina e Ongaro.
Dopo la partenza da Ghostbusters, la trama si volge rapidamente verso il capolavoro di Spielberg, E.T. con una spruzzata del disneyano Wall-E. Tra l'altro il capolavoro di Spielberg è stato anche parodiato, ma sulla "sponda" topolinese, in E.B. l'extraterrestre (1983) di Frank Gordon Payne e Sergio Asteriti.
Al di là della ricchezza di spunti cinematografici de La biblioteca dei fantasmi, la storia d'apertura del numero si rivela comunque divertente e poetica.

domenica 25 marzo 2018

Topolino #3252: Sezione scomparsi e altre storie

Mentre prosegue L'orizzonte degli eventi di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio (su cui spero di poter scrivere un articolo a fine serie), il resto del sommario di Topolino propone un'interessante serie di avventure più o meno riuscite su cui spicca in particolare il quarto episodio della serie Sezione scomparsi.
Le apparenze ingannano
Ideata nel 2009 da Giorgio Salati per i disegni di Francesco D'Ippolito, riprende nel 2017 con Gus, per poi bloccarsi nuovamente fino all'uscita del terzo episodio su Topolino #3244 di fine gennaio e quindi con Il troppo stroppia del numero ancora in edicola.
La struttura è abbastanza standard e riprende l'incipit del noto serial televisivo Senza traccia: nel caso della serie disneyana abbiamo la prima pagina che narra brevemente le circostanze della scomparsa su cui andranno a indagare Basettoni insieme con Manetta, Rock Sassi e Sara Fox, personaggio ideato da Salati appositamente per questa serie e visualizzato da D'Ippolito con un aspetto che ricorda molto da vicino la Patty Ballesteros di Anderville.
Fondamentalmente Sezione scomparsi è un poliziesco/procedurale fatto di raccolta di prove e testimonianze sul campo, interrogatori e quant'altro con un ritmo serrato ma non ansiogeno che nel complesso riesce a restituire le atmosfere di Senza traccia su una rivista come Topolino. Il tratto forte e marcato nelle inchiostrazioni di D'Ippolito mostra molte influenze dovute a Stefano Turconi, anche nella scelta dei personaggi di contorno in un florilegio di animali antropomorfi lì dove la maggior parte dei disegnatori disneyani tende a utilizzare per lo più i cani antropomorfi.
Salati, infine, inserisce nell'ultimo episodio, Una questione di fiducia, alcuni elementi interessanti tipici dei serial televisivi che promettono sviluppi futuri decisamente appassionanti.

martedì 20 marzo 2018

I cieli di Brera 2018

Mercoledì 21 marzo parte il nuovo ciclo delle conferenze pubbliche dell'Osservatorio Astronomico di Brera, I cieli di Brera, sempre in collaborazione con l'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, che ospita gli incontri presso la Sala della Passione della Pinacoteca di Brera in Palazzo Brera, via Brera 28, a Milano. Ognuna delle sette conferenze avrà inizio ale 18:00
Con questo ciclo di conferenze l'Osservatorio Astronomico di Brera (OAB), oggi moderno centro di ricerca dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), intende celebrare l'eccellenza dell'astronomia italiana, che ha dato e continua a dare prestigio al Paese, nel segno della continuità con il celebre astronomo Schiaparelli.
I ricercatori presentano al pubblico con linguaggio semplice e accessibile la ricerca scientifica da loro svolta, avvalendosi di strumenti multimediali e sfruttando contaminazioni multidisciplinari in linea con la tradizione polivalente di Palazzo Brera.
Questo l'elenco completo delle conferenze della 10,ma edizione:
  • 21 marzo: Convivere con la nostra stella: dalla quiete apparente del sole alle tempeste spaziali di Alessandro Bemporad, INAF - Osservatorio Astrofisico di Torino
  • 16 maggio: Il lato oscuro dell'universo di Andrea Cimatti, Università degli Studi di Bologna
  • 13 giugno: BepiColombo, scienza e tecnologia alla scoperta di Mercurio del Bep-it! team, INAF & Università La Sapienza
  • 19 settembre: Storia di un neutrino: dalle fucine cosmiche al ghiaccio del Polo Sud di Chiara Righi, Università degli Studi dell'Insubria, Como
  • 17 ottobre: A caccia di suono e luce con onde gravitazionali e fotoni di Marica Branchesi, Gran Sasso Science Institute
  • 14 novembre: Sotto lo stesso cielo? 1938 - 2018 Le leggi razziali e gli astronomi in Italia di Agnese Mandrino, INAF - Osservatorio Astronomico di Brera
  • 13 dicembre: Esopianeti: un Espresso per stanarli di Marco Landoni, INAF - Osservatorio Astronomico di Brera