
Il romanzo scorre veloce, con un ritmo che alterna momenti di insagine serrati ad altri di pura riflessione (come per esempio le peregrinazioni notturne sotto l'aurora boreale). Il protagonista appare in qualche modo incastrato tra le difficoltà con la fidanzata, Mariela che abbiamo conosciuto sempre nel precedente romanzo, e il dovere di accudire la tesista. In mezzo l'indagine per omicidio, in cui all'inizio si trova suo malgrado coinvolto salvo poi comprendere, man mano che la vicenda si dipana, che in fondo indagare non solo gli riesce bene, ma gli piace pure (e d'altra parte è scritto nel retro del libro!).
Giallisticamente parlando il dettaglio che fa scoprire il colpevole è abbastanza ben nascosto, sebbene, come spesso succede, è comunque uno degli indiziati naturali, una volta capito il movente dell'assassino.
Come già per La luce delle stelle, anche in questo Uscimmo a riveder le stelle Troisi racconta senza troppi peli sulla lingua il mondo della ricerca astronomica, tra invidie, pubblicazioni ossessive, capi asfissianti, editori rapaci. Interessanti le considerazioni su quest'ultimo mondo e su come vengono gestite le pubblicazioni, con riferimenti chiari, sebbene non espliciti, a progetti come Sci-Hub o a ricercatori come Aaron Swartz. Sicuramente l'avvento delle licenze creative commons e dell'approccio open access ha un po' mitigato le problematiche legate alle pubblicazioni scientifiche (anche se in qualche modo ha semplicemente spostato il problema), ma nel complesso le critiche al sistema (sia quello editoriale, sia quello di ricerca) sono tuttora valide.
Al netto di queste considerazioni un po' più "tecniche", il romanzo è comunque una lettura piacevole e scorrevole che vale la pena affrontare non solo per l'ambientazione non usuale per l'investigativo, ma anche semplicemente per la sfida di risolvere il problema.






