Stomachion

sabato 10 ottobre 2026

Absolute Wonder Woman: L'ultima amazzone

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Dopo il volume dedicato a Superman e quello dedicato a Batman, la "sacra trinità" del DC Universe si completa anche su Terra Absolute con il volume dedicato alla Wonder Woman di Kelly Thompson e Hayden Sherman, L'ultima amazzone.
Crescere all'inferno
Ciò che colpisce immediatamente dopo la conclusione del volume è constatare come Kelly Thompson sia riuscita a entrare perfettamente nell'Absolute Universe, cogliendone lo spirito forse anche meglio dello stesso Scott Snyder che lo ha creato. La giovane Wonder Woman, infatti, rispetto alla sua versione classica, cresce nel luogo più inospitale che si potesse immaginare, gli inferi comandati da Ade. In particolare su una piccola isola su cui si trova la maga Circe. Qui quest'ultima viene costretta da Apollo e dagli altri dei olimpici a crescere la piccola Diana, l'ultima delle amazzoni.
Thompson ribalta, quindi, il mito fondativo spostando i natali di Diana dalla famosa isola paradiso a una isola inferno. Questo ribaltamento, però, ha come esito finale quello di esaltare l'essenza del personaggio. La neonata, infatti, sin dalle prime vignette, si mostra forte, potente, decisa, ma anche capace di grande compassione. Il serpente di fuoco che la attacca subito dopo essere stata lasciata da Apollo sull'isola di Circe, viene lanciato in aria senza troppi complimenti. La minaccia successiva, una specie di lucertolina dal fiato di fuoco, viene prima stretta saldamente al collo dalla piccola, per poi ricevere uno sguardo di disapprovazione e infine un bacetto sulla fronte!
Grazie a una giudiziosa alternanza tra passato, con scene ambientate sull'isola di Circe, e presente, con la sfida di Diana contro le orde infernali che stanno attaccando Gateaway City, Thomson mette in scena la sua Wonder Woman, un personaggio caratterialmente molto simile a quello cui siamo abituati, ma che ha dalla sua anche diverse nuove freccie al suo arco, come la conoscenza della magia, oppure una tre lazi magici colorati, ognuno con degli effetti differenti.

Domenica di carta all'Osservatorio Astronomico di Brera

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L'iniziativa della Domenica di carta, o forse si dovrebbe più correttamente dire delle domeniche, è stata promossa dal ministero della cultura come giornata per valorizzare l’immenso patrimonio documentale conservato negli Archivi di Stato e nelle Biblioteche pubbliche, per citare il ministero stesso nella comunicazione dello scorso anno, dove era già evidente come più che di una domenica si parlava dell'intero fine settimana.
Anche quest'anno gli eventi sono spalmati in più giornate. Nonostante la domenica di carta sia stata ufficialmente il 4 ottobre, ci sono molti più eventi nel fine settimana del 10 e dell'11 ottobre.
In particolare domani 11 ottobre 2026 il museo astronomico di Brera sarà aperto in via straordinaria (e gratuita, previa prenotazione) per esporre le copie presenti nella nostra biblioteca di due opere fondamentali della storia dell'astronomia e della scienza: il De Revolutionibus Orbium Coelestium di Niccolò Copernico e il Sidereus Nuncius di Galileo Galilei.
Saremo aperti dalle 10 alle 18 con una pausa tra le 13 e le 14 per il pranzo. E ci sarò anche io, probabilmente dalle parti delle teche dove saranno fisicamente esposte le due opere, oppure in giro per il museo.
Lo so che sarebbe stato meglio comunicare questa informazione un po' prima, ma questi giorni sono andati un po' così, ma spero che non sia troppo tardi per programmare un salto da noi per vedere due libri straordinari e una piccola parte della nostra collezione di strumenti astronomici.
Tutte le informazioni sul sito del museo.

venerdì 9 ottobre 2026

Premi Nobel 2026: Neutrini sotto ghiaccio

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L'idea dei neutrini come messaggeri astronomici ideali è emersa subito dopo la prima rilevazione della particella. I neutrini ci possono raggiungere dai confini dell'universo senza essere assorbiti o deviati dai campi magnetici. Riescono a sfuggire indenni dalle immediate vicinanze dei buchi neri e dagli acceleratori in cui nascono i raggi cosmici.
Con queste parole inizia High-energy neutrino astrophysics di Francis Halzen, un articolo uscito su Nature nel 2017 per raccontare di IceCube e della prima osservazione di neutrini originati da oltre il Sole. Questa scoperta era stata annunciata pochi anni prima, nel 2013, ed era il primo grande risultato nonché il coronamento di un progetto scientifico visionario che aveva mosso i primi passi nel 2005 più o meno al centro dell'Antartide, presso la base scientifica Amundsen-Scott.
Proprio per questa scoperta e per il ruolo centrale che Halzen ha avuto all'interno di IceCube, la Reale Accademia delle Scienze svedese ha insignito quest'ultimo del Premio Nobel per la fisica 2026.
E dunque eccoci qui a provare a raccontare questa nuova esaltante avventura scientifica!

L'ora del caffè

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Quando ero alle scuole superiori, mio padre aveva pagato un piccolo editore per far uscire una raccolta di mie poesie. Uno dei professori dell'istituto di medie inferiori che si trovava di fronte al bar dei miei genitori, un giorno, mi fornì uno spunto che, però, non portai mai a compimento: scrivere delle poesie su persone che prendono il caffè. Era, dunque, inevitabile non pensare a questo episodio mentre guardavo curioso il tankobon de L'ora del caffè di Tetsuya Toyoda.
La raccolta di 17 racconti ruota intorno proprio al momento in cui i protagonisti di ciascun racconto si apprestano a gustare un buon caffè, non necessariamente in un locale. Certo, ci sono anche coloro che si trovano in un bar, ma per lo più le situazioni sono piuttosto disparate, e c'è persino chi il caffè alla fine non riesce nemmeno a berlo!
Storie drammatiche, leggere, delicate, surreali (un paio quasi lansdaliane), ironiche per lo più, raccontano a modo loro le persone comuni e non e si concludono con un racconto che, facendo attenzione, vede tutti (o quasi) i protagonisti dei racconti riuniti nello stesso locale.
In definitiva, leggere il manga di Toyoda è anche una buona occasione per sorseggiare un buon caffè (o, nel mio caso, un tè caldo, visto che il caffè non mi piace molto...)!

giovedì 8 ottobre 2026

Quando Francis Halzen si occupò del bosone di Higgs

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Quest'anno mi sono un po' distratto, quindi non ho fatto nessun video né ho scritto i mini-annunci relativi all'assegnazione dei Premi Nobel 2026. Penso di recuperare, come al solito su SciBakc, con un unico post dedicato ai Nobel per la medicina, la fisica e la chimica. Nel frattempo sto cercando di mettere in fila le idee per raccontare il premio per la fisica di quest'anno, andato a IceCube, volendo estendere, come spesso si fa, il premio a tutto l'esperimento, ma nominalmente (visto che il premio non viene mai assegnato alle grandi collaborazioni) a Francis Halzen, fisico belga naturalizzato statunitense, che è considerato il principale motore dell'esperimento. E in questo "raccogliere le idee" sono incappato in due curiosi articoli firmati da Halzen.

Il paradosso verde

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L'idea dietro l'agile libricino di Roberto Della Seta, che tra le altre cose è stato anche presidente di Legambiente, è almeno duplice: da un lato smontare alcune delle bufale intorno all'ecologismo e all'ambientalismo, e dall'altro "compattare le fila", mostrando gli errori strategici e soprattutto comunicativi degli ultimi anni in materia di crisi climatica, aumento globale delle temperature e transizione ecologica.
Strutturato in due parti, nella prima esamina cinque "leggende" come per esempio la questione sul cambiamento del clima senza precedenti o su posizioni decisamente esagerate, ma ancora sostenute da una parte dei movimenti ambientalisti sul pianetà che morirà. La seconda parte, invece, appare nelle premesse più politica e d'azione, ma a ben vedere queste due anime del libro si incontrano e si mescolano in maniera armonica, mostrando come l'azione politica non può prescindere dalle conoscenze scientifiche e viceversa.

domenica 4 ottobre 2026

Topolino #3697: Niente di particolare da segnalare

Stavo uscendo dalla doccia e riflettevo sul fatto che stavo facendo fatica a ricordare le storie dell'ultimo numero di Topolino.
La.prima che mi è venuta in ment è stata quella di Michele Medda e Giorgio Cavazzano, La blusa stregata, parodia del quasi omonimo racconto di Dino Buzzati. La storia è tutto somat carina, e se la memoria non mi inganna nemmeno la.prima con premesse simili, ma la prima che rende omaggio esplicito al racconto originale. Niente di speciale, alla fine, se nonnper stimolare l'intere del lettore verso un grande della letteratura italiana. Aggiungo solo che ormai il tratto di Cavazzano è sempre meno efficace.
La storia d'apertura, invece, L'intralcio (in)volontario di Marco Bosco e Luca Usai, che è stata scelta per lenuove versioni dialettali, è una storia abbastanza anonima, un tipico giallo alla Bosco, con un Topolino che spicca, però, in negaivo per una eccessiva rigidità mostrata nel finale. La premessa sarebbe anche interesante, con Topolino e Pippo che si uniscono a una associazione di volontariato per classificare i libri di una villa acquisita dal comune. Solo che di fronte all'ennesimo gialletto, non si può non chiedersi chissà cosa avrebbero realizzato i fratelli Barosso a partire da questo spunto.
A sorpresa la storia che ho fatto fatica a ricordare è stata il primo episodio de Il videogioco perduto di Claudio Sciarrone, dedicata al retrogaming, il movimento di riscoperta dei vecchi videogiochi. Evidentemente, nonostante il tema di mio interesse, non mi ha colpito particolarmente. Ambientata in una convention di settore, non presenta nessun guizzo che permette di restare nella mente del lettore, a parte il finale con Paperone e Quo che si dileguano dietro Amelia, mentre Paperino viene consolato dalle versioni paperizzate di Raiden e Midna, che personalmente ho trovato anche un po' suerficiali.
Alla fine una storia più tecnica che coinvolgente.

sabato 3 ottobre 2026

Conan: Il flagello del serpente

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Il Conan di Robert Erwin Howard è uno dei miei personaggi preferiti e nemmeno la scoperta di Elric ha scalfito questa sua posizione. Elric è fuori di dubbio un personaggio più raffinato e profondo, ma anche Conan, nella sua semplicità, ha un profondo elemento in comune con Elric: la critica alla civiltà umana.
Leggendo le opere di Howard così come quelle di Michael Moorcock non ci si può non chiedere quale sia, in ultima analisi, ciò che rende "civile" un essere umano. Tradimenti, soprusi, sfruttamento, sono tutti elementi che caratterizzano quella vita "civile" con cui sia Conan sia Elric si confrontano spesso e volentieri nel corso delle loro avventure. E nonostante Elric sia esso stesso schiavo della sua natura, in particolare delle sue dipendenze da un lato e della sua insaziabile curiosità dall'altro, anche quest'ultimo, come Conan, è portatore di quel desiderio di libertà che il singolo cerca di raggiungere, nonostane socialmente tendiamo normalmente a reprimerlo. E non certo per rispetto nei confronti dei nostri vicini.
Catturare questo elemento del Conan di Howard in opere originali è piuttosto complesso. Mentre in fumetti che riprendono le storie originali è tutto sommato piuttosto semplice, anche se il rischio di tradire la lezione originale è sempre dietro l'angolo, in storie nuove è, secondo me, quasi impossibile riuscire a raccontare questo aspetto del personaggio in maniera realmente consapevole. Non c'è riuscito completamente Joe Lansdale e, nonostante il comunque ottimo e convincente risultato finale de Il flagello del serpente, nemmeno Jim Zub.