
Nell'idea originale del filosofo greco, protagonista, vi ricordo, di una una storia pubblicata su Topolino #3653 all'interno della serie Newton e Pico in viaggio nel sapere, Atlantide rappresentava un'allegoria sull'arroganza dello stato, o quanto meno su un certo concetto di stato.
La visione moderna di Atlantide come una società antidiluviana tecnologicamente e culturalmente più avanzata delle altre società all'epoca presenti sul pianeta è dovuta a Atlantis: the Antediluvian World del 1882 di Ignatius Donnelly, politico e pseudoscienziato. A rinforzare tale visione ci pensò la mistica Helena Petrovna Blavatsky, che nel 1888 diede alle stampe The Secret Doctrine, che affermò essere stato dettato in sogno (se non ricordo male una storia di Martyn Mystere su questo argomento) da un atlantideo. In questo testo rinforsò l'idea di una cultura superiore, suggerendo che gli atlantidei tenevano in gran conto la cultura, e concludendo così il ribaltamento del mito originario di Platone.
Il filosofo greco, infatti, descrisse la società atlantidea come fortemente militarizzata, come giusto che fosse visto che la descrisse come un impero che aveva conquistato anche buona parte dell'Europa, e la cui espansione si infranse di fronte alle resistenze di Atene. Non dobbiamo dimenticare che quando Platone nacque si era conclusa da una ventina d'anno la terza guerra greco-persiana, per cui non è difficile immaginare che Atlantide, in realtà, fosse una trasfigurazione metaforica proprio dell'impero persiano.
Al di là di questi dettagli interpretativi, però, è evidente come una parte del ribaltamento operato da Celoni in realtà recupera gli elementi del mito platonico, come testimoniato proprio dalla militarizzazione dell'Atlantide dentro la quale si muovono i paperi, pur mantenendo lo spunto di Donnelly di una tecnologia avanzata.
L'episodio, però, si concentra sul più grande segreto di Atlantide: l'oricalco.






