Stomachion

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martedì 6 febbraio 2024

Rino Gattuso e la mafia che non c'è più

Giulio Cavalli ha pubblicato il 5 febbraio su mastodon un video de La sveglia sul caso dell'estorsione subita dal padre di Gattuso, a Cosenza. Generalmente una cosa del genere l'avrei lasciata sui social, dove ho provveduto al retoot, ma penso che sia importante tenere queste considerazioni il più visibili e facilmente raggiungibili possibile. E non solo perché tutto questo è avvenuto nella mia città di nascita, ma anche perché, come spesso ricorda lo stesso Cavalli, la memoria va esercitata, altrimenti si finisce per crederci, a quel la mafia non esiste più (e sue variazioni).

martedì 12 febbraio 2019

Gomorra

Recupero un altro dei miei articoli usciti poco più di dieci anni fa su "Schock Addizionali": oggi Gomorra.
Distrutta in Genesi 19, insieme alla più famosa Sodoma, Gomorra è una delle città rase al suolo dal dio biblico a causa della corruzione dei suoi abitanti. Il titolo dell'inchiesta giornalistica di Roberto Saviano sulla camorra e sui suoi rapporti con Napoli e la politica italiana e napoletana non poteva quindi essere più opportuno.
Saviano racconta di come la camorra sia in affari con le locali comunità extracomunitarie, come sia implicata negli affari dell'alta moda e dell'alta finanza, come sia collegata con il problema della spazzatura nel capoluogo campano. Strettamente parlando Saviano non dice nulla di nuovo, raccogliendo in molte parti del suo libro atti giudiziari, inchieste giornalistiche, aggiungendo, comunque, testimonianze di prima mano: d'altra parte stiamo parlando di un'inchiesta giornalistica e non di un romanzo, come spesso viene classificato il poderoso libro di Saviano, parlando del quale spesso si dimentica una delle lezioni più importanti dell'anti-mafia, non lasciare che le attività criminali di mafia, camorra, 'ndrangheta in generale vengano dimenticate.

domenica 16 maggio 2010

Settimana contro le mafie

Domani, qui a Milano, inizia la Settimana contro le mafie. Il programma dell'edizione 2010.

venerdì 9 aprile 2010

L'albero dei microchip

More about L'albero dei microchipUn bambino, affetto da handicap cognitivi, viene preso in giro dai suoi compagni di classe, gli unici amici che ha. Questi, preparando il campo dove andranno a giocare a calcio, scoprono un deposito abusivo di rifiuti elettronici e hanno la bella idea di appendere alcuni di essi ai rami degli alberi in modo da spingere il loro amico ad andare ad innaffiare il campo ogni giorno, così che gli alberi possano fornire i frutti elettronici delle cure del ragazzo.
Da qui il titolo del romanzo, L'albero dei microchip, scritto a quattro mani da Francesco Abate e Massimo Carlotto. La vicenda si svolge in parallelo in Italia, tra Piemonte, Lombardia, Liguria, e Liberia. E' fatto abbastanza noto, infatti, che le organizzazioni criminali, grazie a società di smaltimento di rifiuti speciali fittizie e all'appoggio di faccendieri senza scrupoli più interessati ai soldi, alle ville e al lusso che al rispetto e alla conoscenza delle leggi, smaltiscono i rifiuti speciali, in particolare quelli elettronici, prevalentemente all'estero, in nazioni come la Liberia, dove vengono a contatto con donne e bambini, che maneggiano giornalmente a mani nude componenti elettroniche che andrebbero smaltiti ed eventualmente bruciati con appositi impianti.
Aumento delle emissioni inquinanti di quei paesi, danni alla salute per le fasce più deboli della popolazione sono solo alcuni dei danni causati dallo smaltimento illegale. Smaltimento da cui non è esente nemmeno la nostra nazione. Tra le discariche abusive meridionali e gli ampi spazi pianeggianti del settentrione, in caso di uno smaltimento improvviso, di zone dove seppellire abusivamente i rifiuti se ne trovano in ogni dove. E' una realtà devastante, dunque, dove i criminali e i faccendieri, più interessati al denaro, si diceva, non si chiedono del perché certe leggi e procedure sono state emendate, ma le ritengono un ostacolo all'unica lor attività: guadagnare denaro oltre ogni limite e a qualunque costo.
E a qualunque costo va anche risolta l'indagine, bisogna incastrare il faccendiere di turno, anche a costo di mettere nei guai un onesto funzionario della Guardia di Finanza (una delle cose assurde di questa Italia: un'indagine ambientale affidata al corpo che dovrebbe invece fare indagini in campo fiscale!) o di coinvolgere un ufficiale dell'ONU giunto in Italia per collaborare con le nostre forze dell'ordine.
Alla fine quello che si otterrà sarà solo la morte di quell'unico faccendiere, da anni nel mirino della Finanza, ma che è solo la punta dell'iceberg dell'organizzazione criminale, già pronta a sostituire la piccola pedina appena eliminata.
Un bel romanzo, terribile anche perché descrive uno dei tanti tasselli di questa Italia che chiede di cambiare ma che, per convenienza, non ha alcuna intenzione di farlo...

giovedì 8 ottobre 2009

Scudo fiscale /2

Ieri si parlava piuttosto velocemente di scudo fiscale, senza approfondire più di tanto in questa sede. Oggi, invece, vedendo un video proposto da Beppe Grillo, approfondisco trascrivendo un passaggio importante sulla descrizione della legge:
Il contribuente, presentando la così detta dichiarazione riservata, si pone al sicuro da ogni attività di accertamento tributario e contributivo sugli imponibili relativi a periodi d'imposta per i quali non sono ancora scaduti i termini per l'accertamento, oltre ad assicurarsi la non punibilità dei reati di:
  • infedele e omessa dichiarazione;
  • falso in bilancio;
  • occultazione o distruzione di documenti;
  • false comunicazioni sociali;
  • dichiarazioni fraudolente.

martedì 2 giugno 2009

L'ultima intervista

Paolo Borsellino morì nel 1992: si era fatto carico dell'eredità di Falcone nella lotta contro la mafia. Diventato un eroe per la nazione e una figura indiscutibile, spesso viene esaltato (anche se, prestandoci attenzione) così come Falcone anche da coloro che prima lo attaccavano.
Ritornato alla ribalta grazie al Festival Internazionale del Giornalismo, tenutosi a Perugia dall'1 al 5 aprile, il video è stato riproposto come censurato su Scoperte su internet. In realtà il testo dell'intervista è stato pubblicato sull'Espresso l'8 aprile del 1994, due anni dopo la morte di Borsellino, per poi rispuntare su RaiNews 24 nel 2000, con opportuni tagli che ne hanno ridotto la lunghezza dai 50 minuti originali a 30. Se il lo scopritore avesse ascoltato tutto il video, probabilmente si sarebbe accorto che l'intervista era andata in onda su Anno Zero. Al di là di questo, però, i fatti interessanti sono due: innanzitutto, nonostante le insistenze dei giornalisti a tirare dentro la discussione Berlusconi, Borsellino si limita a parlare di Mangano e dei suoi rapporti diretti con la mafia e cita solo di striscio le inchieste in corso sui fratelli Dell'Utri; il secondo fatto è che per mezzo di Guzzanti, il padre di Sabrina, il video è stato definito taroccato, quando invece la sentenza che assolve Guzzanti conferma che è stato tagliato e non manipolato nel video e soprattutto nell'audio.
Detto questo, però, e invitandovi a leggere non solo il testo integrale, ma anche il confronto tra l'intervista completa e quella andata in onda, vi lascio con queste affermazioni, assolutamente generali e staccate dalle domande della stessa intervista:
A prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali: allorché l'organizzazione mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento di aree edificabili. All'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa anch'essa. Un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all'industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso.
E' normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità per la quale l'organizzazione criminale a un certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti industriali.

Notate come non solo la mafia ha interessi negli affari del Nord Italia, ma li fa anche. E alla fin fine tutte queste inchieste, queste affermazioni, le voci che una volta giunti a Milano continuano a giungere alle orecchie e che vengono confermate da libri come Gomorra di Saviano, possono stimolare ipotesi complottiste sulla storia politica italiana di questi ultimi 20 anni e più.
In ultimo vorrei lasciarvi con i video di Falcone a Samarcanda:

Il tutto prosegue qui:


Buon 2 giugno a tutti...

P.S.: mi sembra interessante questa considerazione. Supponiamo che durante un'intervista salta il nome di una persona importante. E supponiamo che il nome non venga mai fatto dall'intervistato. Allora perché mai la persona importante dovrebbe in qualche modo risentirsi di essere tirato in mezzo?

sabato 23 maggio 2009

L'ossessione

Quale personaggio italiano vi viene in mente ascoltando il "discorso" in questo video?



Avranno seguito un corso insieme?

domenica 10 maggio 2009

9 maggio 1978

Facciamo finta che...
Tutto va ben, Tutto va ben
Facciamo finta che...
Tutto va ben!

Radio OUT, si parla di MAFIOPOLI...
http://www.peppinoimpastato.com/inaria.htm

Appartiene al tuo sorriso
l'ansia dell'uomo che muore,
al suo sguardo confuso
chiede un pò d'attenzione,
alle sue labbra di rosso corallo
un ingenuo abbandono,
vuol sentire sul petto
il suo respiro affannoso:
è un uomo che muore.
(Peppino Impastato)

venerdì 24 ottobre 2008

I moti della ricerca

Mentre ci stiamo impegnando per sensibilizzare e pubblicizzare al massimo le motivazioni del no alla manovra finanziaria dell'attuale governo, c'è chi in Sicilia e nel Sud in generale non ci aiuta per niente...
Ogni altro commento viene lasciato alla sensibilità dei lettori!

venerdì 17 ottobre 2008

Gomorra a Milano

Per la serie Gli Incontri con i protagonisti, ieri sera alle 18:00 allo Spazio Eventi della Mondadori di Piazza Duomo si è tenuto in incontro di presentazione sullo spettacolo teatrale Gomorra, che giunge a Milano dove verrà rappresentato fino al 9 Novembre al Teatro Leonardo. All'incontro, presentato da Antonio Calbi, hanno partecipato Mario Gelardi, regista e co-autore dello spettacolo insieme a Saviano, Gianni Barbacetto, giornalista, Ferdinando Bruni, direttore artistico di Teatridithalia e Sergio Escobar, giunto con alcuni minuti di ritardo, direttore del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa.
L'incontro è iniziato con l'assenza/presenza aleggiante di Roberto Saviano che, a causa dei recenti eventi che lo hanno spinto a inviare una lettera a Repubblica, ha deciso di non presentarsi all'incontro. In un certo senso al suo posto si è presentato Gianni Barbacetto e alla fin fine suoi e di Gelardi gli interventi più lunghi e appassionati, anche se interessanti sono anche state le idee messe nella discussione da Escobar e le testimonianze degli attori dello spettacolo.
In sintesi Gelardi racconta delle genesi dell'opera: iniziata quando ancora Saviano stava concludendo il testo del libro, viene costantemente revisionata per tenerla aggiornata e al passo con una realtà in costante evoluzione. In questo senso, a un certo punto, un appassionato Gelardi si scaglia contro certa critica per sottolineare le sue idee: non era sua intenzione quella di presnetare un prodotto artistico intriso di metafore e quant'altro, ma una rappresentazione quanto più fedele possibile della realtà. Egli, e con lui Saviano, voleva andare al cuore del problema, in maniera diretta e senza compromessi. Si accoda a Gelardi Escobar che esalta le qualità di denuncia e di istigazione alla discussione dell'opera teatrale nel suo complesso.
Degno di nota e accolto da una pioggia di applausi l'intervento di Barbacetto, sullo stesso tenore del suo articolo uscito nel blog di Franca Rame: omicidi in stile mafioso, arrivo della 'ndrangheta, della camorra, di cosa nostra in quel di Milano per gestire affari e politica, nomi e cognomi citati senza problemi (vedi anche La camorra torna a uccidere). Ciò che resta interessante e che durante l'intervento di Barbacetto balza subito agli occhi è come simili omicidi di mafia non sono mai presenti nelle cronache nazionali, quando invece stragi in Calabria, Sicilia, Campania, o stragi internazionali a loro ascrivibili, sono spesso presentate al pubblico, così come le corrispondenti azioni di polizia. Le indagini e gli arresti e gli omicidi mafiosi nel nord Italia e in particolare in Lombardia non vengono mai comunicati all'opinione pubblica. E pensare che ho passato, fino ad ora, poco più di sei mesi qui a Milano, e solo in un'occasione mi sono accorto di un omicidio di 'ndragheta in zona! Tra l'altro, per assurdo, le ultime notizie criminose sulle 'ndrine a Milano le ho apprese quest'estate, una volta rientrato a Cosenza, sulle pagine di CalabriaOra, che ha dedicato una serie di servizi alle attività criminali calabresi nel capoluogo lombardo (vedi, ad esempio, la morte di Carmelo Novella, o l'inchiesta su Buccinasco, nell'hinterland milanese, considerata la Platì del Nord).
La cosa più bella dell'incontro, oltre ai commenti sull'irrisolto problema della spazzatura a Napoli (solo perché si sono ripuliti i quartieri in, non vuol dire che il problema è stato risolto), sono stati, appunto, gli applausi a Barbacetto: personalmente mi sarei aspettato una fuga generale da parte degli spettatori, cosa che, invece, non è avvenuta.
Alla fine un bell'incontro, una discussione animata e interessante, conclusa con le testimonianze degli attori e poche e sintetiche domande da parte del pubblico.
Se potrò (cosa molto difficile), cercherò di andare a vedere lo spettacolo teatrale, dopo aver letto il libro e visto il film, e in ogni caso consiglio anche a voi una delle esperienze più multimediali in assoluto che si possono fare in questo momento: indipendentemente da quello che pensate di Saviano e del suo intervento a Matrix dell'altra sera, ciò che dice non è comunque meno giusto o meno vero, purtroppo.

Vedi anche: Solidarietà per Roberto Saviano

giovedì 25 settembre 2008

Drammi di città

Questa mattina vorrei parlare di due drammi avvenuti in due città italiane.
Iniziamo innanzitutto con Cosenza: in via Aldo Moro una banda di cani ha aggredito una madre e le sue due bambine. Per fortuna, oltre alla madre sono intervenuti anche alcuni dei presenti, tra cui i vigili urbani. Immediate le proteste, che poi sembra la madre ha inoltrato via lettera al comune. D'altra parte l'assalto e l'aumento di cani randagi in città è conseguenza della situazione difficile relativa alla raccolta dei rifiuti: ricordiamo che in questi giorni la città è assediata dai cassonetti strapieni di immondizia in molte zone della città, a fronte di una raccolta che sta lentamente, forse troppo, ricominciando.
A Milano, invece, nella zona di Sesto San Giovanni, muore un ragazzino quattordicenne, un rumeno, in un incendio accidentale, a quanto sembra. L'incendio è, probabilmente, avvenuto nella zona dietro la stazione di Sesto, dove è costruito un complesso industriale ora abbandonato (non succede solo al sud!) e residenza dei rumeni della zona. Questi, ogni mattina, infagottati e carichi, si avviavano lungo le rotaie della stazione verso il paese e/o la metropolitana per cercare di sopravvivere, certo in maniera illegale, in un paese e in una società che ha sempre meno spazi vitali.
Tragedie e drammi separati dalla distanza, ma accomunati dall'incuria e dal sistema sociale, ma anche dall'esperienza personale di chi vi scrive, che fino a qualche mese fa andava a Sesto per prendere un treno che lo avrebbe portato sul luogo di lavoro.
Chicca finale, giusto per concludere in bellezza: nella giornata di ieri si è svolta la pantomima tra Maroni e La Russa con diatriba linguistica non indifferente. Secondo il ministro leghista dell'Interno, che si allinea in un certo senso con le tesi di Saviano, in Campania sta avvenendo una vera e propria guerra civile: a suo conforto ci sono i numeri delle vittime che in questi decenni sta lasciando la sfida tra i clan della camorra e tra questi e lo stato. Secondo La Russa, invece, il nostro ministro delle forze armate, c'è semplicemente una guerra tra bande. La distinzione, che diede inizio a una polemica poi rientrata, non è poi così sottile: mentre il ministro Maroni cerca di dare l'idea di una vera emergenza da affrontare, La Russa ripropone il solito attegiamento minimizzante che tanto bene ha fatto alla crescita di 'ndrangheta, camorra, mafia.

venerdì 9 maggio 2008

9 Maggio 1978: Senza Titolo

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

(di Peppino Impastato)

P.S.: Oggi, a Cinisi, una nuova manifestazione anti-mafia in onore di Peppino Impastato.

Stipaturi Network:
30 anni fa: una morte come un pugno
I cento passi (scena finale)

mercoledì 12 aprile 2006

Presi!

La notizia di questi ultimi due giorni non è la conclusione degli spogli con relativa vittoria della fazione capeggiata da Romano Prodi (veleni in arrivo?), quanto l'arresto di Provenzano, il capo-mafia latitante da ben 43 anni!!!
In quest'ultimo mese, però, ci sono stati anche alcuni successi ed altre sconfitte nella lotta alla criminalità organizzata:
Sul caso Provenzano, poi, ecco un breve riassunto:

Commenti

Una latitanza, come quella di Bernardo Provenzano, per durare nel tempo ha bisogno, come un uomo d'aria, di un ambiente sociale colluso e di istituzioni complici o colpevolmente pigre o politicamente distratte. Non si può far festa se, nel nostro Paese, sono esistite ed esistono ancora una società tollerante con gli assassini e governi "deboli" o incapaci.

Curiosità finali

"Chiunque incrudelisce verso animali o li sottopone a strazio, è punito con l'arresto e un'ammenda"
"Sembra il personaggio dei fumetti, Felix il gatto, ha sei dita con artigli lunghissimi che usa come armi letali"

giovedì 4 novembre 2004

Cento passi

Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato veniva ucciso dalla mafia. Il boss Tano Badalamenti decise che Peppino era diventato scomodo. Quel giorno era convinto di aver messo a tacere un uomo che voleva e cercava la giustizia. Invece si sbagliò profondamente. Perché dal sacrificio di Peppino, dall'amore per la giustizia che lui aveva sempre mostrato, tante voci si levarono. Come fiori in primavera gli amici di Peppino decisero di proseguire il suo impegno, la sua lotta contro l'oppressione e la violenza mafiosa.

Così inizia l'articolo di Alessio Di Florio su Pacelink. Ora, forse perché tutti sono ormai convinti che la mafia non sia più forte come prima, ci si sta dimenticando. E il rischio è che nessuno parli di una querela che l'avvocato di Badalamenti ha inoltrato nei confronti di Giovanni, fretello di Peppino, solo perché si è permesso di dire al Costanzo Show che chi sosteneva che Peppino fosse un terrorista-suicida era un imbecille.
Ma questo, a quanto sembra, non poteva dirlo. Ma questo, a quanto sembra, ha offeso le persone come l'avvocato di Badalamenti.
E puntuale è giunta la querela.

Metto, qui di seguito, alcune reazioni alla notizia:
-su Bengodi Nius
-su Osservatorio sulla legalita' - articolo di Francesco Messina, magistrato
-su Espresso on-line
-su Macchianera
-su Attila
-su Articolo 21
-su tuttocasarano
E altri ce ne sono ancora...