Stomachion

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venerdì 9 maggio 2008

9 Maggio 1978: Senza Titolo

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.

(di Peppino Impastato)

P.S.: Oggi, a Cinisi, una nuova manifestazione anti-mafia in onore di Peppino Impastato.

Stipaturi Network:
30 anni fa: una morte come un pugno
I cento passi (scena finale)

venerdì 8 aprile 2005

L'ultimo saluto

qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni
credo che ognuno si faccia un giro
come viene, a suo modo


In una strana atmosfera, un po' surreale, oggi la città è stata per larga parte vuota e silenziosa. A parte qualche rara persona (ed io tra questi) tutti erano davanti alla TV, per vedere l'affollatissimo funerale per Giovanni Paolo II, il papa che ci ha appena lasciato, l'ultimo saluto del mondo ad una delle persone migliori e più grandi che abbia mai calcato questo pianeta nell'ultimo quarto di secolo.
L'ultimo saluto, un bagno di folla, di affetto e di dolore...

credo a quel tale che dice in giro
che l'amore porta amore


Da Wikipedia:
-ha detto
-su Wikinews

(i versi sono tratti da Almeno credo di Luciano Ligabue)

giovedì 17 febbraio 2005

Nel paese delle favole

C'era una volta, in un paese lontano lontano, un uomo, un marito, un padre di famiglia che aveva un lavoro ed una vita normali come tutti gli altri. C'erano, poi, altre persone, che facevano una vita normale, con famiglie, lavori e quant'altro possa esistere di più normale secondo la concezione usuale. Successe che queste persone, per i motivi più disparati (dissenso politico, divergenze ideologiche e quanto di più normale ci possa essere) iniziano a braccare (passatemi il termine) il padre di famiglia ed un bel giorno, chissà perché, decidono di perfezionare un attentato ai danni di questo padre di famiglia, probabilmente un terribile mostro.
Così in una notte oscura e drammatica questo gruppo di terroristi (così passarono alla storia dei secoli futuri) si portarono sotto casa del loro oscuro nemico e si prepararono ad incendiare il portone d'ingresso del suo terribile antro. Qui la storia si fa leggenda e sempre che i tre (?) pavidi compagni desistettero nel loro intento incendiario, fatto sta che l'incendio scoppiò lo stesso ed in quel terribile rogo morirono non solo il terribile mostro dalle idee politiche assolutamente non divulgabili, ma anche i suoi due giovani figli, ognuno di loro con una vita davanti ancora da vivere. E la leggenda suggerisce che, pur di accusare i propri avversari, i tre decisero di trasformarsi in martiri per la loro discutibile causa.
O forse, semplicemente, la leggenda serve per dimenticarsi di quale terribile orrore avvenne poco più di 30 anni fa: la morte di un uomo politico che, semplicemente, sosteneva le sue idee, e dei suoi due giovani figli (uno, se non erro, aveva 4 anni), innocenti vittime sacrificate sull'altare della lotta all'avversario.

Per approfondire:
A Primavalle eravamo in 6
La procura di Roma riapre le indagini
L'alibi, la smentita e il processo
Il rogo fu colpa dei Mattei

lunedì 14 febbraio 2005

Un anno dopo

Un anno fa ci lasciava, in una giornata triste e stanca, un pirata, venuto dal mare, che issava la sua bandiera sui monti...
Continueremo a ricordarlo per quel campione che era... e niente di più che un grazie basterà mai a ripagarlo...
Arrivederci Marco!

martedì 8 febbraio 2005

Il cuore nel pozzo

Domenica e lunedì è stata trasmessa una fiction in due puntate sulle foibe, un argomento di cui si era parlato fino ad ora molto poco. La giornata della memoria per questo orrore e' stata fissata per il 10 Febbraio, e le polemiche sulla trasmissione di questa miniserie sono state le solite: troppo faziosa, non doveva essere trasmessa.
La storia narrata, invece, di primo acchitto, è quella dell'ossessione personale di un uomo che si mescola alle ideologie politiche per realizzare, alla fine, una terribile strage. Ed il peso di quelle morti ricadrebbe, così, sulle spalle di pochi uomini buoni che non hanno voluto consegnare ad un bambino ad un carnefice che lo reclamava come figlio? No! Assolutamente! Nemmeno se le foibe fossero un caso isolato, come, purtroppo, non sono state...
Per approfondire
*Foibe: 60 anni di silenzi
*Foibe - Una tragedia quasi nascosta
*Le Foibe e la questione di Trieste
*Le Foibe - 1945/2005

mercoledì 1 dicembre 2004

Giornata mondiale contro l'AIDS

Ancora oggi l'AIDS e' una malattia soprattutto africana, anche se sta prendendo sempre piu' piede in Occidente.
Ancora oggi la lotta contro l'AIDS e' soprattutto una lotta di prevenzione e cultura.
Ancora oggi e' la giornata mondiale per la lotta all'AIDS.

giovedì 4 novembre 2004

4 Novembre 1918

Da un documento ufficiale dell'epoca:

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Armando Diaz

Forse l'ultima grande guerra combattuta dall'Italia. O forse la prima di una lunga serie di guerre infami, come tutte quelle dell'era moderna.

Per approfondire:
-Il testo di cui sopra
-L'armistizio di Villa Giusti
-Il 4 Novembre: festa dell'unita' nazionale
-4 Novembre 1918: la vittoria

sabato 11 settembre 2004

Un momento di silenzio

...se vi siete appena sintonizzati non dimenticate che abbiamo visto dei terroristi che facevano precipitare due aeroplani dirottati pieni di persone innocenti contro i piani più alti del World Trade Center...
Abbiamo visto collassare entrambi gli storici edifici... uccidendo così migliaia di civili e parte delle squadre di soccorso sorpresi all'interno.
Poi un terzo velivolo è stato fatto precipitare contro gli edifici del Pentagono uccidendo altre centinaia di persone. E un quarto aeroplano, abbattuto nell'agreste Pennsylvania, senza dubbio si stava dirigendo verso Washington D.C. per andare a schiantarsi nella capitale o su qualche altro significativo monumento.
Quindi, mentre siete là fuori pensando a quanto vi sentite al sicuro ora che il cavaliere è sparito dalla circolazione... fermatevi e riflettete sul resto del mondo in cui vivete.
E anche se non avreste mai pensato di sentirlo nel mio programma, ascoltatori... manteniamo un momento di silenzio per le povere anime perse in tutti quegli orribili, orrendi attacchi...

(Anton Marx in Crusades, di Steve T.Seagle (testi) e Kelly Jones (disegni) - traduzione di Cinzia Negherbon - Ed.Magic Press)

venerdì 12 marzo 2004

Torna e torna ancora...

Sono molte le cose che vedi passare via. Che dimentichi. Che intimamente non faranno mai più parte di te.
Sono molte le cose che passano e non lasciano più traccia in te. Ma una in particolare. Una piccola, una grande, una cosa che arriva e e passa e torna e ancora va via per poi ritornare e non farsi più dimenticare, perché torna quando sembra che l'hai dimenticata.
Torna quel dolore, di cosa non sai. Sai solo che torna, a ricordarti quanto siano stupidi gli esseri umani, a ricordarti quanto siano crudeli, a ricordarti che anche il sangue scorre... purtroppo non solo nelle vene...

Un ricordo per l'11 Marzo 2004

lunedì 8 marzo 2004

8 Marzo

Mi dicono che oggi è la festa delle donne.
Mi dicono che non è solo una festa, è anche un ricordo.
Il ricordo di 129 operaie arse vive durante l'incendio della Triangle Factory, a New York, l'8 Marzo del 1911.
Senza diritti e con molti doveri.
Auguri a tutti

- La festa delle donne su Wikipedia

domenica 25 gennaio 2004

auguri...

esperimento politico sul territorio italiano immenso laboratorio sul comportamento umano sessanta milioni di topolini davanti alla tivù in quanto tempo impareranno il facile du du du esperimento politico sul territorio italiano esperimento televisivo di comportamento umano sessanta milioni di topolini davanti alla tivù imparano in cinque minuti il facile du du du sessanta milioni di topolini davanti alla tivù non dimenticheranno mai il facile du du du

(1994, dei tre allegri ragazzi morti, da mondo naif, primo lavoro in studio dei tarm)

(in ricordo di quando la Gazzetta del Sud dedicò una pagina della cronaca sportiva ad un azzurro particolare - o almeno questo è il mio ricordo, e come tale va preso con le molle!)

sabato 13 dicembre 2003

12 Dicembre 1969

Da una agenzia Ansa, pubblicata oggi sulla Gazzetta del Sud:

MILANO – Sono passati 34 anni. Per ricordare quel 12 dicembre 1969 quando una bomba esplosa all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura fece 17 morti, le autorità di Milano si sono riunite ieri alle 16.20 in punto per non dimenticare. Il sindaco, Gabriele Albertini, il prefetto, Bruno Ferrante, i rappresentati del consiglio comunale, della Provincia dei sindacati, dei partiti e le associazioni come l'Anpi, hanno sostato sull'attenti davanti a 16 corone funebri esposte all'altezza della Banca Nazionale dell'Agricoltura. Nessuna commemorazione da parte delle autorità. Solo un «attenti» sulle note del “Silenzio” suonate da un trombettista della banda civica. Chi ha invece voluto ricordare, «eccome», è stato colui che in quei giorni era sindaco di Milano, Aldo Aniasi. «Non si deve perdere la memoria di episodi come questi, anche se purtroppo noto con dispiacere che la memoria nella città si va perdendo» (in piazza Fontana alla cerimonia delle 16.20 erano presenti poche decine di persone). Intanto, circa un migliaio di persone hanno partecipato ieri sera per le vie di Milano ad una manifestazione in ricordo della strage di Piazza Fontana. Organizzato dal Comitato delle Famiglie delle Vittime e dal Comitato Antifascista, il corteo si è mosso da Piazza della Scala e ha raggiunto la sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, dove alcuni rappresentanti dei familiari delle persone morte quel 12 dicembre 1969, hanno ricordato il senso di questa giornata che si ripete ormai da 34 anni: «non dimenticare». Alla manifestazione hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni milanesi, dei sindacati, dei comuni della provincia di Milano e di molte associazioni. Per non dimenticare.

Grazie a questo articolo ho iniziato una ricerca per saperne di più. E' forse un piccolo risultato, quello ottenuto dai manifestanti, ma pur sempre un risultato. Spero ce ne siano altri.
Ecco un link: La strage di piazza Fontana Milano 1969.

sabato 6 dicembre 2003

Monongah (USA): una strage di 96 anni fa

Quasi due settimane fa veniva commemorata in TV, su RaiUno la strage di Marcinelle con un film TV in due parti. La maggior parte degli operai morti era italiana. Ma 96 anni fa un'altra tragedia si è abbattuta sull'Italia: a Monongah, in USA, 171 minatori italiani sono morti sul lavoro. Questo un articolo che si può trovare in rete a ricordo di quella tragedia:

MONONGAH: LA "MARCINELLE" DIMENTICATA ENTRA NELLA STORIA D'ITALIA
I SINDACI DEI COMUNI DA DOVE PARTIRONO LE VITTIME FARANNO LUCE SU TRAGEDIA

Monongah non sarà mai più dimenticata. La strage mineraria americana nella quale il 6 dicembre del 1907 morirono 361 lavoratori, di cui 171 italiani, è entrata ufficialmente nella storia del nostro Paese. I sindaci dei piccoli centri del Mezzogiorno dai quali erano arrivati in America le vittime di questa tragedia hanno annunciato la nascita di una "rete dei comuni" che ogni anno si occuperà delle celebrazioni. Ma che avrà soprattutto il compito di portare avanti ricerche per fare luce completa su quell'evento.

Altro articolo, sempre sullo stesso argomento, ci ricorda che il 14 novembre di quest'anno è già iniziata la commemorazione dell'evento:

I nomi delle 171 vittime italiane sono riecheggiati nell'affollatissima Holy Spirit Church di Monongah, durante il rito officiato da monsignor Aldo Edoardo De Angelis, arrivato appositamente da Roma, e da padre Everett Briggs, 97 anni, che da una vita si batte affinché ciò che accadde quel lontano giorno di dicembre non sia dimenticato.

Entrambi gli articoli possono essere trovati su Adnkronos.
Ricordiamo perché non debba accadere mai più.

martedì 25 novembre 2003

Marcinelle

"Marcinelle è un messaggio all'Italia di oggi, per ricordare di quando eravamo noi a cercare fortuna all'estero" e per "essere oggi - ha proseguito Claudio Amendola - più attenti ai problemi di immigrazione, richiamandoci al nostro passato".
Gli autori, per raccontare meglio l'odissea dei minatori di Marcinelle, sono addirittura scesi in una vera miniera, in Polonia, dove poi hanno girato per "cercare di capire il pulsare della vità lì dentro sottoterra 16 ore al giorno", sconvolti per aver visto i veri minatori "tornare su dopo i turni massacranti con lo sguardo allucinato e febbricitante di vita".
Marcinelle, hanno detto, é "una storia che ci appartiene, una storia di eroismo oltre che di martirio. Ed è anche una storia di persone semplici che ci può dare grande insegnamento".


Con queste parole è stato presentata l'opera che ieri sera ha trasmesso la Rai sulla tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove ben 136 italiani morirono a causa del rogo di una miniera fatiscente e senza le opportune regole di sicurezza... Fu una vera strage, che è bene non dimenticare mai!
Era l'8 Agosto 1956.

Per approfondire: Belgio, Marcinelle, Il Nuovo - Marcinelle, una tragedia tutta italiana.

sabato 18 ottobre 2003

Storie

Un giorno, dopo che ormai tutti nella "camera delle docce" erano morti, si sentì il vagito di un bambino. Il neonato di una delle donne, finito sotto il corpo della madre, non riusciva più a succhiare il latte dal suo seno e, così, aveva iniziato a piangere (come tutti sanno i bambini stanno buoni e zitti finché hanno da mangiare). Il bambino venne, quindi, portato da un ufficiale delle SS. Bisogna sapere che, dopo ogni "doccia", si controllava sempre se c'erano dei sopravvissuti, che poi venivano prontamente giustiziati. E così fu fatto con quel bambino.
Da allora l'ufficiale, per non sporcare la sua uniforme con il sangue e la materia cerebrale, sostituì la sua pistola con un fucile ad aria compressa.


Questa storia è la ricostruzione di quanto ho sentito, nella notte del 16 Ottobre allo speciale del Maurizio Costanzo Show, trasmesso da Auschwitz, narrato da uno dei sopravvissuti al terribile campo di concentramento.
Con Costanzo, a parlare con i vari intervistati, c'era anche una ragazza in rappresentanza della generazione attuale, che ha il dovere di ascoltare queste storie e non dimenticare mai.
Un'altra storia, questa molto più recente, di sfruttamento e violenza si è conclusa proprio l'altro ieri a Cosenza. Questo uno dei racconti:

Ho dormito a Santa Chiara di Quattromiglia insieme a mia nonna che ha 65 anni, un bambino di due anni, una bambina di un anno e un bambino di undici. Non sono miei fratelli, ma solo parenti. Mi alzavo la mattina e mi preparavo per andare a chiedere l'elemosina. Io però tante volte dicevo a mia nonna che volevo andare a scuola, ma lei non voleva. Io le avevo detto che sarei andato via un giorno o l'altro, ma lei rispondeva: "fai quello che ti pare, basta che mi porti i soldi, tanto ti trovo". Di solito le portavo 35 euro ma se qualche volta avevo guadagnato di meno o poco, mia nonna mi picchiava. Due o tre volte non sono andato perché stavo male, avevo la febbre, allora la nonna mi picchiava e diceva che quando guarivo dovevo portarle il doppio...

Questo estratto, dall'articolo apparso su La Gazzetta del Sud a firma di Arcangelo Badolati, ci fa conoscere quanto, ancora ai giorni nostri, sono molti, soprattutto bambini, a soffrire per le violenze e la brama di potere e denaro di pochi. La nonna del racconto e l'ufficiale delle SS hanno in comune proprio un desiderio simile che per la prima la porta a volere sempre più soldi dai suoi giovani schiavi e per il secondo a tenere in considerazione la sua divisa molto più della vita umana: in entrambi i casi è proprio la vita e il nostro essere uomini ad essere calpestato e messo in discussione.

(nota finale: la trasmissione di Costanzo è stato l'unico speciale dedicato alla ricorrenza, contro l'unica notizia che, probabilmente ad ogni TG -io l'ho sentita solo al TG2 delle 13:00-, è passata nella giornata: la presenza di Ciampi alle cerimonie di commemorazione tenutesi a Roma. Lo stesso Porta a Porta ha preferito, considerando che ieri, venerdì, non sarebbe andato in onda, parlare della fiction su Madre Teresa di Calcutta che RaiUno presenterà a breve: certo hanno parlato anche di questa santa donna, ma lo si poteva fare anche nel corso della settimana, considerando l'importante - almeno quanto i 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II - ricorrenza del giovedì. O forse era stato programmato così perché ne avrebbe dovuto parlare il sospeso Minoli! Evviva la libertà di stampa e di parola!)

giovedì 16 ottobre 2003

16 Ottobre 1943

60 anni indietro nel tempo, partendo da oggi. Con l'aiuto della nostra polizia, le SS tedesche operano, dopo averli ingannati, un restrellamento di ebrei nella nostra capitale. Nonostante molti riuscirono, spesso per caso, a trovare la salvezza fuori città o in casa di amici cattolici, oltre 1000 persone vennero catturate e condotte ad Auschwitz.
60 anni indietro nel tempo, partendo da oggi. Una pagina della storia italiana oscura e terribile, che non deve essere dimenticata, per far sì che non si ripeta più, per tenere desta l'attenzione.
60 anni sono passati da allora. Oggi è proprio quel giorno, il giorno per ricordare, lo stesso giorno dei 25 anni di pontificato dell'attuale papa Giovanni Paolo II. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è riuscito a combinare i due impegni, facendo gli auguri al papa per questa sua importante ricorrenza e presenziando, oggi, ad alcune importanti cerimonie per ricordare quello che accadde 60 anni fa.
Proprio come ci ricorda un articolo postato dalla redazione di Menorah giusto nella mattinata di ieri:

Nell'ottobre del 1938 il governo fascista italiano accetta l'ideologia della razza, già enunciata dal regime nazista di Hitler con le leggi di Norimberga del 1935, e promulga le leggi razziali.
Per gli ebrei italiani comincia un momento terribile, di discriminazione e esclusione dalla vita pubblica. Anche in Italia inizia la persecuzione e la caccia agli ebrei.
La notte del 16 ottobre 1943, un sabato di festa, le SS naziste fanno irruzione innanzitutto nel quartiere ebraico di Roma e in altre case abitate da ebrei. Vengono catturati 1022 ebrei romani. Sono portati per due giorni al Collegio militare in via della Lungara, a Trastevere. Da lì cominciano la lunga strada che li porterà in treno ad Auschwitz attraverso un viaggio terribile di 5 giorni.
La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Contemporaneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani.
Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Tutti gli altri 1066 sono morti in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto
All'arrivo, sotto la direzione del dottor Mengele cominciò la selezione: i bambini, i vecchi, i malati e coloro che avevano un aspetto debole furono separati e portati subito a morire nelle camere a gas. Erano circa 500. Poi ci fu un'altra selezione, che risparmiò solo 149 uomini e 47 donne, reputati atti al lavoro. Furono mandati ai lavori forzati. Degli ebrei razziati il 16 ottobre ne tornano solo 15, 14 uomini e una donna, Settimia Spizzichino. Nessuno degli oltre 200 bambini ritornò.
Nell'olocausto, lo sterminio degli ebrei d'Europa, morirono circa 6.000.000 di ebrei, 3.000.000 in Polonia su una popolazione ebraica di 3.500.000, 1.600.000 in Russia su una popolazione di 3.000.000. In tutto gli ebrei italiani deportati furono 7.500, di cui ne tornarono in 60.
A sessant'anni di distanza una serie di manifestazioni si terrà sui luoghi che videro quell’orrore : (ieri) sera 15 ottobre presso la Sinagoga Luca Zingaretti legge 16 ottobre 1943, il racconto del rastrellamento scritto da Giacomo De Benedetti.
(Questa) il Presidente Ciampi e il sindaco di Roma Veltroni (deporranno) una corona d’alloro sulla piazza del ghetto intitolata a quella giornata.
Sempre (oggi viene) inaugurata nel municipio XI una scuola a Settimia Spizzichino.


Mentre oggi tutti sembrano impegnati a festeggiare i 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II, ricordiamo, anche solo in un piccolo angolo del nostro cuore, quel terribile giorno, per non dimenticare mai!
Per approfondire potete andare su Chabad.it e da qui iniziare un interessantissimo percorso tra i molti siti ebraici in italiano (e non) presenti in rete e che, in questo periodo, stanno facendo gli auguri di un buon anno ebraico a tutti i visitatori, qualunque sia la loro fede.

(nota: ho adattato l'articolo alla giornata di oggi. Le parti adattate sono racchiuse dalle parentesi tonde)

giovedì 9 ottobre 2003

Vajont

Ieri sera, su Rai Uno, è stato trasmesso in prima serata il film Vajont, che ha raccontato la storia di una terribile sciagura, accaduta il 9 Ottobre del 1963. Il film, tratto dal libro di Paolini e Vacis, Il racconto del Vajont, non ha solo raccontato splendidamente la vicenda, per bocca di uno dei protagonisti, ma ci ha fatto sentire la sofferenza e il terrore delle persone che sono morte. Una sola pecca, forse, nel doppiaggio.
Vorrei, però, concludere con le parole che un mio amico (Pietro) ha inviato a me e ad altri per ricordarci della terribile sciagura:

40 anni fa 1909 morti per colpa di persone che hanno fatto prevalere i loro interessi economici sulla vita di migliaia di uomini.
Per far conoscere e per non dimenticare:

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia). La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione. La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1909 vittime. Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l'aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l'aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l'allarme la sera del 9 ottobre per attivare l'evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione. Fu aperta un'inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti. La zona in cui si è verificato l'evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.


Per chi vuol saperne di più (la storia di cui sopra è l'introduzione che trovate al seguente sito):
Disastro del VAJONT


Non penso ci sia altro da aggiungere, a parte il consiglio di andare al sito de Il Messaggero, che dedica all'argomento uno splendido articolo.