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sabato 30 giugno 2018

Topolino #3266: La finale del campionato di Mondor

Mentre proseguono con le fasi eliminatorie i campionati del mondo di calcio, su Topolino #3266 arriva a conclusione con una doppia puntata la sfida tra Amelia e l'arcimago Mondor scritta da Bruno Enna per i disegni di Alessandro Perina. Il numero, fondamentalmente focalizzato su questa doppia storia, presenta decisamente poco altro, quindi per evitare di scrivere eccessivamente male sul resto del sommario, per questa settimana mi concentrerò solo sulla storia calcistica.
Il segreto del calcio
Dopo aver esplorato le origini del calcio e aver posto le basi filosofiche della storia, con il Primo tempo e il Secondo tempo tutti i nodi narrativi vengono al pettine, mentre le squadre approntate dai due allenatori scendono finalmente in campo.
L'approccio delle due squadre è differente e indicativo anche della crescita dei due allenatori: i campioni provenienti dallo spaziotempo (epoche e mondi differenti) sono sostanzialmente una squadra slegata i cui componenti giocano più per se stessi che per il team nel suo complesso; i paperi, invece, diventano un gruppo affiatato, in grado di sopperire con la condivisione della passione per il calcio e con una volontà ferma e determinata di opporsi ai campioni.
Come prevedibile, verrebbe da scrivere. E anche la reazione del pubblico, l'appoggio entusiasta alla squadra dei paperi, è abbastanza scontato. Enna, però, utilizza un soggetto scontato ma non per questo meno trascinante soprattutto per la sua valenza istintiva e per i valori positivi che la storia veicola. Trascina il lettore verso il finale, lo tiene legato alla pagina, lo costringe ad arrivare fino alla fine, supportato anche da un ottimo Perina, abile sia nella gestione delle espressioni dei personaggi, sia nel renderli quanto più realistici possibile. In particolare ottimo il lavoro sul nuovo personaggio di Mondor e sui tre principali protagonisti disneyani: Amelia, Paperone e Paperino.
Questi i mattatori di una storia corale, che esalta i valori del calcio e ne mette in evidenza i difetti e gli eccessi.

venerdì 29 giugno 2018

Politici per sorteggio

Sto facendo pulizia delle bozze, e ogni tanto qualcuno mi concede il gancio per... spolverare!
Il problema delle elezioni del parlamento è abbastanza complesso dal punto di vista matematico. A tal proposito i Rudi Mathematici hanno dedicato una serie di sei articoli (parte 1, parte 2 e parte 3, parte 4, parte 5, parte 6) alla delicata questione.
Un altro modo di vedere la questione è sostituendo le elezioni con dei sorteggi, proprio come ha recentemente suggerito Beppe Grillo. Il noto comico italiano, nonché fondatore di un altrettanto noto partito italiano, ispirato da Brett Hennig, propone l'istituzione di una camera i cui rappresentanti andrebbero scelti per sorteggio, quindi a caso, e composta in maniera rappresentativa secondo la struttura della società italiana, quindi al 50% costituita da donne e con persone di varie estrazioni sociali nelle proporzioni in cui ciascuna fascia è presente in Italia. Questa proposta, però, non è così nuova, non solo perché tale struttura di scelta dei rappresentanti era quella utilizzata nella Calabria pre-napoleonica, ma anche perché un gruppo di ricercatori (guarda un po'!) italiani hanno valutato l'ipotesi già nel 2011:
We study a prototypical model of a Parliament with two Parties or two Political Coalitions and we show how the introduction of a variable percentage of randomly selected independent legislators can increase the global efficiency of a Legislature, in terms of both the number of laws passed and the average social welfare obtained. We also analytically find an "efficiency golden rule" which allows to fix the optimal number of legislators to be selected at random after that regular elections have established the relative proportion of the two Parties or Coalitions. These results are in line with both the ancient Greek democratic system and the recent discovery that the adoption of random strategies can improve the efficiency of hierarchical organizations.
Pluchino, A., Garofalo, C., Rapisarda, A., Spagano, S., & Caserta, M. (2011). Accidental politicians: How randomly selected legislators can improve parliament efficiency. Physica A: Statistical Mechanics and Its Applications, 390(21-22), 3944-3954. doi:10.1016/j.physa.2011.06.028(arXiv)
Post Scriptum: A quanto pare, due degli autori dell'articolo di cui sopra, Andrea Rapisarda e Alessandro Pluchino, hanno valutato il ruolo del caso nel successo o nell'insuccesso:
Biondo, A. P., & Rapisarda, A. (2018). Talent vs Luck: the role of randomness in success and failure. arXiv preprint arXiv:1802.07068.

mercoledì 27 giugno 2018

Terra di mutazioni

Roger Zelazny si è occupato con abile indifferenza e altrettanta qualità sia del genere fantascientifico, sia di quello fantasy, spesso mescolando i due generi, giocando con il concetto che la magia è scienza che non è ancora stata spiegata (variazione personale sulla classica citazione di Arthuc Clarke, Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia). Invece Terra di mutazioni è, o almeno si configura all'inizio, come un tipico romanzo fantasy: è il seguito dei racconti che vedono Dilvish il maledetto protagonista (e che poi saranno raccolti proprio in... Dilvish il maledetto!), alla ricerca di vendetta contro Jelerak. Peccato che il Castello Senza Tempo, fortezza del suo arci-nemico, sia occupata da Tualua, potente e folle entità magica che sta mutando aspetto. Ciò, però, induce anche le mutazioni nei territori circostanti a Tualua, e quindi al Castello Senza Tempo.
Il romanzo, quindi, è un'intensa e dinamica sfida magica che presenta anche riferimenti filosofici e scientifici decisamente interessanti, visto che a un certo punto, nella pianura circostante al Castello, fanno la loro comparsa alcuni Antichi Dei che stanno giocando con un paio di giganteschi dadi di pietra!
Il riferimento è, abbastanza chiaramente, alla diatriba tra Niels Bohr e Albert Einstein e alla famosa frase su dio che non gioca a dadi. Inoltre c'è un più raffinato riferimento alle variabili nascoste nella forma traslucida e trasparente di questi Antichi Dei, che risultano a mala pena visibili all'occhio umano, proprio come sarebbero delle variabili nascoste. In un certo senso gli dei, che sono le variabili nascoste deterministiche dell'universo, creerebbero lo statistico mondo quantistico proprio giocando a dadi!
Un modo intelligente non solo di allietare il lettore, ma anche di trasformare una diatriba scientifica in materiale per un romanzo fantasy.

martedì 26 giugno 2018

Una costante per Riemann

Venerdì scorso Terence Tao è passato dalla Bicocca per raccontare un po' di cose su funzione e ipotesi di Riemann. Quanto segue è ispirato a quella conferenza.
Nel 1950 Nicolaas Govert de Bruijn introdusse la oggi nota funzione $H (\lambda, z)$, con $\lambda$ parametro reale e $z$ variabile complessa, connessa con la funzione di Riemann, la famosa $\zeta$. Tale funzione venne introdotta da Bernhard Riemann all'interno di un più ampio lavoro sui numeri primi. Una delle questioni irrisolte su tali numeri (ovvero quei numeri naturali che non hanno divisori se non loro stessi) è legata alla loro spaziatura e a come questa varia man mano che i numeri primi diventano sempre più grandi. Secondo l'ipotesi di Riemann gli zeri della funzione $\zeta$, che sono collegati con i numeri primi (e quindi la funzione $\zeta$ ne rappresenta la distribuzione sull'asse dei numeri), sono numeri complessi la cui parte reale è uguale a $1/2$.
Il lavoro di de Bruijn venne successivamente implementato da Charles Newman che nel 1976 dimostrò l'esistenza di una costante $\Lambda$ tale che la funzione $H$ ha zeri reali se e solo se $\lambda \geq \Lambda$. Inoltre mostrò che l'ipotesi di Riemann era equivalente a suppore $\Lambda \leq 0$.
Seguendo questo approccio, una parte della ricerca matematica sulla dimostrazione dell'ipotesi di Riemann si è concentrata sulla determinazione della costante di de Bruijn-Newman, in particolare sui limiti inferiore e superiore di $\Lambda$.
Per quel che riguarda il limite superiore, questo è stato stabilito in $\Lambda \leq 0.22$. Tale risultato è stato raggiunto dal progetto Polymath, una collaborazione tra matematici per risolvere i problemi più importanti e difficili della disciplina lanciato nel 2009 Timothy Gowers sul suo blog.
Tale limite sembrerebbe suggerire una possibilità positiva nella dimostrazione dell'ipotesi di Riemann. Tale possibilità è però frustrata dal limite inferiore determinato da Brad Rogers e Terence Tao: $\Lambda \geq 0$. Questo implica che l'ipotesi di Riemann è, nel migliore dei casi, a malapena vera.
La situazione è complicata dal fatto che è possibile introdurre una nuova variabile $t$, detta tempo, ottenendo così differenti versioni della funzione $H$. Ed eseguendo piccole perturbazioni nel tempo, gli zeri di $H$ tendono a spostarsi dall'asse reale se $\Lambda \geq 0$. Quindi la dimostrazione dell'ipotesi di Riemann, anche nel caso in cui $\Lambda$ si rivelasse nullo, sarebbe ancora ben lontana dal dirsi conclusa.
Articoli:
de Brttijn, N. G. (1950). The roots of trigonometric integrals. Duke Math. J, 17, 197-226. doi:10.1215/s0012-7094-50-01720-0 (pdf
Newman, C. M. (1976). Fourier transforms with only real zeros. Proceedings of the American Mathematical Society, 61(2), 245-251. doi:10.1090/s0002-9939-1976-0434982-5
Rodgers, B., & Tao, T. (2018). The De Bruijn-Newman constant is non-negative. arXiv preprint arXiv:1801.05914.

lunedì 25 giugno 2018

Ritratti: Joan Clarke

Estraggo e modifico in alcuni punti la biografia di Joan Clarke che avevo integrato nella recensione del film "Imitation game"
I momenti topici per i nerd guidati da Alan Turing che vinsero la guerra chiusi dentro dei capannoni a calcolare codici di decrittazione erano quelli legati alla progettazione e costruzione della macchina computazionale, chiamata Bombe (la Bomba) e poi Victory (Vittoria) che avrebbe permesso di risolvere il codice della macchina Enigma.
Il gruppo di crittografi che lavorarono a Bletchley Park aveva tra i suoi ranghi anche una donna, che si era rivelata particolarmente abile nella risoluzione di codici: Joan Elizabeth Lowther Clarke (1, 2).
Verso Bletchley Park
La ragazza, come si suol dire, aveva del talento: aveva ottenuto nel 1938 il Philippa Fawcett Prize, intitolato a una delle più note matematiche del XIX secolo, morta proprio in quell'anno, e nel biennio 1939-40 la borsa di studio Helen Gladstone, altra importante figura femminile nel mondo della didattica britannica.
Il talento matematico di Joan, nata il 24 giugno del 1917 nel quartiere londinese di West Norwood, venne alla fine scoperto da Gordon Welchman, docente di un corso di geometria a Cambridge che la Clarke stava seguendo. Fu proprio grazie a Welchman, uno dei quattro matematici recrutati come supervisori nel 1939 per la particolare struttura governativa, che la giovane matematica si ritrovò, non l’unica, a Bletchley Park.
Qui venne assunta presso la Government Code and Cypher School (GCCS) a Bletchley: la ragazza viene descritta come timida, dolce e gentile, mai aggressiva e sempre subordinata ai suoi superiori maschi.
Il GCCS era un gruppo di lavoro che nasceva con l’obiettivo fondamentale di rompere il codice della macchina Enigma, che crittava i messaggi militari tedeschi. Il contesto in cui Joan si trovò a lavorare era, dunque, estremamente segreto e iniziò la sua avventura nel sistema di decrittaggio britannico il 17 giugno del 1940 insieme con poche altre donne (rapporto 1:8 con gli uomini della base) al servizio di Sua Maestà il Re. La paga era bassa, 2 sterline alla settimana, ma Joan riuscì a fare carriera ottenendo anche successivi incrementi di stipendio (pur se questo rimase sensibilmente inferiore rispetto a quello dei colleghi maschi con le stesse competenze e qualità), fino a che non venne inclusa nel gruppo di Alan Turing, costituito da Tony Kendrick e Peter Twinn. In particolare i quattro avevano l’obiettivo di scoprire il codice alla base dell'Enigma Navale, detto Dolphin, molto più complesso, per esempio, dell'Enigma della Luftwaffe.

domenica 24 giugno 2018

Topolino #3265: L'allenatore nel pallone e altre storie


Bambini che giocano con una palla nell'illustrazione dell'artista cinese Su Hanchen
E' abbastanza scontato, per chi ha visto il film con Lino Banfi, associare le difficoltà di Amelia nella seconda puntata de La coppia del Mondor, L'ombra dell'allenatore, con il titolo della serie cinematografica che ha visto protagonista il mitico Oronzo Canà. A differenza della pellicola del 1984 diretta da Sergio Martino, non c'è nulla di parodistico nella storia scritta da Bruno Enna per i disegni di Alessandro Perina, ma anzi ha la tipica trama della classica storia sportiva dove la squadra più debole deve cercare di trovare le motivazioni per superare le proprie limitazioni. In questo senso è significativa la scena che vede la squadra dei paperi affrontare e sconfiggere una magica squadra di calciatori di terracotta all'interno di uno sperduto tempio sull'Himalaya con l'obiettivo di incontrare il così detto allenatore ombra, il più grande allenatore di calcio del mondo. La storia, comunque, sembra andare in una direzione non molto diversa da quella di film come Karate Kid o, per restare in tema, Shaolin Soccer.
Altro elemento di approfondimento interessante è quello legato alle origini del calcio: di fronte alla porta del tempio, Archimede nota come gli intarsi sulla stessa si riferiscono a un antichissimo gioco simile al calcio. In effetti tra il III e il II secolo a.C. era diffuso in Cina il Ts'u Chu o Cuju, che si praticava calciando con il piede una palla di cuoio piena di peli e/o capelli. Si sfidavano due squadre e vinceva o quella che realizzava più gol (versione nota come zhuqiu) o quella che commetteva meno falli (baida).
Il Giappone, dove il Cuju era stato successivamente importato, sviluppo una propria versione, più giovane di circa 500 anni, il Kemari, dove i giocatori dovevano passarsi una palla senza farla mai cadere a terra.
In occidente il gioco più antico assimilabile al calcio è il greco Episkyros, che diventa l'Harpastum dei romani, molto simile al rugby. In effetti fu proprio questa versione romana alle origini del calcio moderno, che nasce in Inghilterra: nonostante il gioco con la palla fosse osteggiato perché portato dagli invasori, ottenne sempre maggiore successo fino a dare vita al calcio moderno.

sabato 23 giugno 2018

Intelligenza meccanica

Una persona fornita di carta, matita e gomma, e assoggettata a una severa disciplina è in effetti una macchina universale.
Se prendiamo questa affermazione di Alan Turing per il verso giusto arriviamo alla semplice conclusione: se un essere umano può raggiungere una macchina universale in capacità, allora una macchina universale può raggiungere un essere umano in intelligenza.
In effetti Turing in una serie di articoli e conferenze tracciò non solo le basi dell'informatica moderna, ma sostenne la possibilità di realizzare un'intelligenza artificiale. Questi testi sono raccolti in Intelligenza meccanica un libricino snello nella foliazione e curato da Gabriele Lolli ma decisamente denso di significato. Il lettore potrà trovare alcuni passaggi particolarmente complicati, ma altri ripagheranno lo sforzo di comprensione per la forza, la chiarezza e in alcuni punti l'ironia mostrata da Turing. In particolare sono interessanti le risposte alle obiezioni più note alla possibilità di realizzare il programma di Turing, presenti nel famoso Computing Machinery and Intelligence che, con il titolo di Macchine calcolatrici e intelligenza chiude il quartetto di testi turingiani sull'argomento.
Nel complesso è interessante osservare come, tolte tutte le discussioni più tecniche relative ai circuiti e al loro funzionamento logico, Turing ha di fatto posto le basi non solo per la creazione del computer, che ancora oggi è il simbolo dell'informatica moderna, ma anche per la costruzione dei robot e per il machine learning, la direzione più recente nel mondo della ricerca informatica e non solo.
Turing ci ha aperto la strada proprio con i testi raccolti in Intelligenza meccanica: vale la pena provare a leggerli, dopo tutto.

giovedì 21 giugno 2018

Wes Anderson vs Stanley Kubrick

Su Vimeo kogonada ha realizzato, un po' di tempo fa, il confronto tra due maestri del visuale, Wes Anderson e Stanley Kubrick. Buona visione:

mercoledì 20 giugno 2018

L'isola degli animali estinti

Neil Nightingale non ha una visione molto ottimistica della vita, probabilmente a causa di una vita travagliata costellata da rapporti familiari non molto semplici, a partire da quelli con il defunto padre fino alla sua ultima compagna. Così decide di andarsi a rifugiare tra le irraggiungibili foreste canadesi. A dargli una scossa, però, è l'incontro con la giovane Céleste, che soccorre in fin di vita nei pressi della baita dove si è andato a nascondere. La ragazzina è un vero e proprio fulmine di guerra: devota alla causa della conservazione degli animali, combatte affinché gli uomini, nella loro avidità, non producano le continue piccole estinzioni di cui è costellata la storia del pianeta da quando l'uomo ha iniziato a diffondersi sulla Terra.
Jeffrey Moore affronta i temi del bracconaggio e della conservazione della fauna, in particolare di quella a rischio di estinzione, e quindi più pregiata per i bracconieri, con un romanzo duro, dal ritmo di un hard boiled, ma anche ricco di momenti di riflessione. Per lo più raccontato in prima persona, il romanzo si concentra sulla presa di coscienza del problema da parte di Neil, che si ritroverà coinvolto in una vicenda intricata con il solo supporto della piccola Céleste in un ambiente ostile come quello del grande nord. Il finale, per certi versi catartico, è anche velato da una certa malinconia, quasi un pessimismo di fondo nonostante la forza caratteriale dei due protagonisti.
Molte sono le specie che vengono citate nel romanzo tra quelle estinte o a rischio di estinzione, e di cui al massimo si posseggono delle immagini, come la vacca di mare, l'alca impenne, il chiurlo boreale, il coguaro orientale: un elenco che costituisce La società degli animali estinti, la cui vendetta potrebbe ricadere violenta contro l'incuria del genere umano. In questo senso, rispetto a L'ultima occasione di Douglas Adams, l'assenza di ironia e di un certo velato ottimismo (nel caso di Adams giustificato dall'aver conosciuto alcune delle persone che si occupavano degli animali a rischio) è palpabile e la sensazione è che nemmeno l'impegno di persone come Céleste riuscirà a invertire tale inevitabile destino. In fondo:
Aspettiamo ciondolando in giro e poi moriamo. E' solo questo, la Terra, in fondo: una grande sala d'attesa dell'estinzione, una società degli animali estinti, con conferimento postumo della tessera associativa...
(traduzione di Dafne Calgaro

martedì 19 giugno 2018

Una scimmia sulla schiena

Prima della quadrilogia immaginifica, lisergica e a tratti pre-cyberpunk costituita da Pasto nudo, La morbida macchina, Nova Express e Il biglietto che esplose, Wlliam Burroughs iniziò la sua carriera con un dittico per molti versi catartico e fortemente autobiografico come La scimmia sulla schiena e Queer.
Protagonista dei due romanzi è lo stesso Burroughs, nascosto dietro l'identità di William Lee, tossicomane allo sbando che periodicamente entra ed esce dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti senza mai riuscire ad abbandonarle completamente fino a che non decide di andare alla ricerca dello yage, da cui sembrava fosse stata isolata la telepathina. Nota anche come armina, è un alcaloide fluorescente che inibisce le ammino ossidasi allo stesso modo dei farmaci antidepressivi. Ha inoltre la proprietà di prolungare gli effetti allucinogeni in alcune sostanze: non a caso si trova all'interno di una liana sudamericana utilizzata nella cerimonia dello yage o ayahuasca, tradizionalmente utilizzata per scopi rituali o terapeutici, ma che ha anche effetti allucinogeni.
Tutto questo non poteva non avere interesse per Burroughs, e dunque per Lee, che così nel finale di Junk si mette alla ricerca della telepathina, proseguendo tale ricerca in Queer. In questo secondo libricino, il tema principale è la relazione amorosa del protagonista con Eugene Allerton, personaggio un po' ambiguo nella descrizione che farà un po' penare il nostro protagonista.
Nel complesso i due romanzi sono una descrizione, per lo più dettagliata, di uno dei periodi più difficili nella vita dello scrittore statunitense. In particolare Queer venne scritto subito dopo l'uccisione accidentale della moglie Joan Vollmer con una pistola, sebbene ciò che più ne limitò la pubblicazione non fu tanto un qualche problema stilistico dovuto all'influenza dello stato d'animo dell'autore, quanto il tema delle relazioni omosessuali (non solo Burroughs, ma anche Lee non potevano essere classificati come omosessuali, avendo entrambi avuto anche relazioni, pure soddisfacenti, con delle donne).
Ad ogni buon conto, oltre a fornire uno spaccato ben preciso nella vita disordinata di un tossicodipendente, leggere Burroughs in generale e in questi due testi in particolare apre la strada per il lettore a tutta una serie di approfondimenti nel campo della chimica delle sostanze naturali.

lunedì 18 giugno 2018

La chiesa elettrica

Un chilometro sopra di me, Londra continuava inconsapevolmente la sua vita. Non sapevo che ora fosse, ma ero sicuro che ci fosse una fila di uomini magri e sbiaditi allineati per ricevere il sussidio, mentre uomini più svelti e astuti si muovevano in mezzo a loro per derubarli. Intanto, poliziotti grassi e ricchi afferravano la gente per le caviglie e la scrollavano con forza per vedere cosa cadeva dalle tasche.
La citazione con cui apro questo articolo a mio giudizio riassume perfettamente il mondo distopico che fa da sfondo a La chiesa elettrica di Jeff Somers, primo romanzo di una serie (proseguita con The digital plague e The eternal prison).
La Terra, dopo un periodo di guerre e crisi, si ritrova, decisamente con la forza, riunita sotto un unico governo. All'interno di questa Unione un po' forzata si fa strada la Chiesa Elettrica, fondata da tale Dennis Squalor, che predica la vita eterna tramite la trasformazione in cyborg: unico pezzo umano rimasto, il cervello. Contro Squalor si schiera il killer professionista Avery Cates, assoldato per ucciderlo.
Cates, a 27 anni uno dei killer più vecchi in circolazione, si muove con cinismo e un pizzico di distacco, in un mondo decadente, una distopia fortemente influenzata da Philip Dick e dal movimento cyberpunk, tanto che certi aspetti della trama, per quanto declinati in maniera leggermente differente, potrebbero risultare non così sorprendenti per gli affezionati lettori del Neuromante di William Gibson.
Al di là delle influenze avventurose e hard boiled della trama, La chiesa elettrica mostra gli aspetti controversi che un governo mondiale porterebbe con se, primo fra tutti l'allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Uno status quo sostenibile solo grazie a uno stato di polizia perenne, peraltro violento, dove viene declinato in maniera semplicemente differente il ruolo dell'eroe contro il sistema: non più un idealista alla Robin Hood, ma un cinico assassino il cui obiettivo è quello di sopravvivere un altro giorno in più.

sabato 16 giugno 2018

Topolino #3264: Storie di calcio e altri sport

Topolino #3264 è un numero nel complesso piuttosto debole come storie, ma con un messaggio forte che attraversa le prime 80 pagine: lo sport unisce. Tutto inizia si dalla copertina di Alessandro Perina dedicata ai Giochi senza barriere che si sono svolti a Roma il 14 giugno con la grandissima Bebe Vio, paperizzata nella copertina del numero, circondata da SuperPippo, Paperinika e Paperinik e quindi eletta, nell'articolo interno di Francesca Agrati a supereroina vera dei nostri tempi.
Perina, però, è anche il protagonista, ai disegni, della storia d'apertura, dedicata inevitabilmente ai mondiali di calcio, che sono iniziati anch'essi il 14 giugno.
Anche gli stregoni amano il calcio
La prima puntata de La coppa del Mondor, Fischio d'inizio, saga di Bruno Enna con il già citato Perina ai disegni, inizia con un flashback su un campo da calcio dove un piccolo pellicano (o così sembra) vestito di stracci viene allenato di fronte a una porta da un vecchio con la barba lunga di cui non vediamo il volto. Subito dopo il cambio di scena: eccoci a Quacktown per la partita paperi contro ammogliati, dove gli sposati della cittadina della campagna paperopolese si scontrano contro i parenti e gli amici di Elvira Coot, meglio nota come Nonna Papera. Questa diventa l'occasione migliore per Amelia per attaccare il deposito incustodito e arraffare finalmente la Numero Uno.
La scena dell'assalto è ottimamente gestita dalla coppia di autori: da un lato le didascalie con la radiocronaca di Paperina della partita, dall'altro Amelia che affronta il deposito, senza però aver fatto i conti con i dispositivi antistrega installati all'interno. A conclusione dell'ennesima sconfitta della strega napoletana, ecco due delle pagine più inquietanti di sempre e non solo del Topolino recente: evidentemente ispirati da Il corvo di Alfred Hitchcock, ecco Amelia circondata da uno stormo di questi grandi e intelligenti uccelli che trasportano magicamente la strega a Napoli e le consegnano una convocazione da parte dell'arcimago Mordor, che si rivelerà personaggio dai grandissimi poteri e dall'altrettanto grande passione per il calcio.
Le premesse sono indubbiamente interessanti: la sfida per Amelia sarà quella di allenare la squadra dei paperi e sconfiggere la squadra di Mondor, costituita da campioni del presente e del passato. In palio i suoi stessi poteri.
In particolare a emergere nella storia, oltre alle scene già citate, c'è lo stesso Mondor, ottimamente disegnato da Perina con vestiti ricchi e vaporosi e un piglio oscuro e inquietante. Questo nuovo personaggio, però, promette di essere molto più profondo e ricco di sfaccettature di quanto mostrato in questa prima puntata, aumentando decisamente le aspettative per il suo seguito.

venerdì 15 giugno 2018

Sperimentare con un memristore

La prima volta che ho incontrato il memristore è stato in un racconto di Bruce Sterling: installato su un portatile consentiva al suo utilizzatore di spostarsi tra gli universi. Poi ho scoperto che il memristore non è un invenzione di uno dei più noti scrittori di fantascienza della nostra epoca non è semplicemente un ipotetico quarto componente fondamentale dei circuiti, ma qualcosa di reale intorno al quale si possono costruire delle proficue attività didattiche.
Vita e opere di un memristore

Il memristore (in rosso) a confronto con gli altri elementi circuitali
La sua scoperta teorica venne annunciata nel 1971 da Leon Chua sulla base di considerazioni puramente matematiche(1). Definito in funzione della carica e del flusso che lo attraversa, il memristore venne così chiamato da Chua per la sua capacità di essere al tempo stesso un elemento resistivo e di memoria(2). Successivamente venne sviluppato da Richard Stanley Williams presso i laboratori della Hewlett Packard un particolare tipo di memristore (charge-controlled memristore)(3).
Le sue caratteristiche erano abbastanza semplici: se le cariche scorrono in una direzione, la resistenza del memristore aumenta, se le cariche scorrono nella direzione opposta, la resistenza del memristore diminuisce. Se la forza elettromotrice viene tolta, la corrente cessa, ma il memristore “ricorda” il valore della sua ultima resistenza. Questo vuol dire che quando la forza elettromotrice viene riattivata, la resistenza del memristore, o memristenza, avrà come valore quello che possedeva alla fine dell'ultima attivazione(4).
Un modo per trattare il memristore dal punto di vista matematico è utilizzando la formula seguente, che descrive la caduta di potenziale $V$ sul memristore:

giovedì 14 giugno 2018

I diabolici

È con questo romanzo che la Adelphi ha iniziato a pubblicare i romanzi di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, i due maestri del noir francese. Come già ne La donna che visse due volte, in questo I diabolici (titolo originale Celle qui n'était plus, Quello che non era) i due autori si concentrano sulla psicologia del protagonista, ma laddove egli era uno spettatore impotente e una pedina inconsapevole, in questo Fernand Ravinel, commesso viaggiatore, è, o prova a essere, parte attiva nell'omicidio della moglie, orchestrato peraltro dalla sua amante.
Ravinel, in fondo, è succube per certi versi di entrambe le donne, come si scopre leggendo il romanzo, ma soprattutto cade in una spirale di follia che lo porta sempre più in basso, prima preda dei dubbi per quel che si appresta a compiere con Luciene, l'amante, poi convinto che Mirielle, la moglie assassinata, sia tornata dalla tomba per portarlo via con sé.
Dal punto di vista giallistico è dunque una storia abbastanza banale, ma sta proprio in questa banalità la possibilità degli autori di approfondire la psicologia di un uomo tutto sommato onesto che all'improvviso diventa un assassino.
Il finale, e per certi versi anche l'epilogo, sono sicuramente scontati, ma non perdono la loro efficacia soprattutto per il modo con cui Boileau e Narcejac ci hanno portato esattamente a quel punto.

martedì 12 giugno 2018

Storie senza tempo

L'idea di Abraham Flexner quando nel 1930 fondò, insieme con Louis Bamberger e Caroline Bamberger Fuld, l'Institute for Advanced Study a Princeton, era quella di realizzare un luogo in cui gli scienziati potessero dedicarsi alla ricerca nei campi fondamentali senza alcun pensiero accessorio, inclusa la didattica, che non era obbligatoria.
La ricerca dei migliori talenti da portare all'IAS venne affidata a Oswald Veblen, che Flexner aveva sottratto alla vicina Università di Princeton, fino ad allora il principale istituto accademico della città. Il gran lavoro di Veblen in giro per il mondo diede ben presto i suoi frutti, anche grazie all'avanzare di nazifascismo in Europa: così scienziati del livello di Hermann Weyl, John von Neumann e soprattutto Albert Einstein trovarono un punto di riferimento per fuggire dai venti di guerra e dall'intolleranza crescente in Germania e nel resto del Vecchio Continente. E fu proprio all'IAS che Einstein intrecciò l'amicizia più profonda e sincera della sua vita, quella con il logico e matematico Kurt Gödel.
Un mondo senza tempo del filosofo Palle Yougrau prende spunto proprio da questa amicizia, per raccontare la vita dei due scienziati e, in particolare, recuperare la figura di Godel, riportando nella giusta dimensione i suoi contributi a logica, matematica, fisica e filosofia, inquadrando soprattutto in quest'ottica i risultati ottenuti nel campo della relatività generale di Einstein.

domenica 10 giugno 2018

Cinema Purgatorio: Il misterioso caso di Elizabeth Short

Ho un po' trascurato in questi mesi Cinema Purgatorio, l'antologico ideato da Alan Moore e realizzato con cinque storie brevi di otto pagine a numero. Ognuna delle storie a sua volta appartiene a una sua saga con una più o meno forte continuity interna. Gli albi della serie vengono uccessivamente pubblicati in volumi che raccolgono tre uscite alla volta e in Italia la serie è portata da Panini Comics.
La serie principale, che da il titolo al progetto, è Cinema Purgatorio, realizzata dallo stesso Moore insieme con Kevin O'Neill ed esplora, attraverso un personaggio rinchiuso in un cinema (e che di questa sua condizione non si è ancora reso conto, nonostante tutti gli indizi), la storia della cinematografia. In particolare nel quarto volume della serie, quello di cui voglio scrivere due righe in questo post, Moore e O'Neil si occupano del cinema dell'orrore con Il mistero del picture palace, con una parodia nera di Frank Capra ne La vita è nera e gravosa, e soprattutto con un misterioso omicidio in quel di Hollywood in My Fair Dahlia, seconda storia del trittico.
I sogni muoiono all'alba
Erano le 10 del mattino del 15 gennaio 1947 quando Betty Bersinger, che stava portando a spasso la figlia di tre anni, trova in un terreno nei pressi di Leimert Park, quartiere meridionale di Los Angeles, il corpo senza vita di una donna nuda e tagliata in due all'altezza della vita, con evidenti segni di tortura su tutto il corpo. La ragazza si scoprì essere Elizabeth Ann Short, aspirante attrice.
Era giunta a Hollywood nell'agosto del 1946 piena di sogni e speranze, ma gli unici ingaggi che aveva ottenuto erano per dei film pornografici, all'epoca illegali. Nata il 29 luglio del 1924, ebbe una vita breve e non molto facile: già a sei anni, nel 1930, si trovò a vivere con la madre e le quattro solere a Medford nel Massachusetts dopo che il padre abbandonò la famiglia.
La vita con la madre non fu, evidentemente, semplice, se decise ben presto di abbandonare gli studi per lavorare come cameriera. Successivamente, all'età di 19 anni, lasciò la casa materna per andare a vivere con il padre a Los Angeles. Anche questa convivenza fu piuttosto complicata ed Elizabeth si trasferì nuovamente, questa volta a Camp Cooke in California, per lavorare in un ufficio postale.
Il 23 settembre del 1943 venne arrestata in stato di ebrezza, e non essendo ancora legalmente maggiorenne, venne rispedita dalla madre. Successivamente si trasferì in Florida dove conobbe Matthew M. Gordon Jr., che stava per partire in guerra. Tra i due scattò ben più di una simpatia, tanto che Gordon, in una lettera che scrisse mentre era ricoverato in un ospedale militare in India, le chiese di sposarlo. E tutto sarebbe andato per il meglio se il giovane fosse riuscito a tornare in patria: purtroppo un incidente aereo avvenuto il 10 agosto del 1945 spezzò il sogno della ragazza.
Soprannominata Dalia Nera a causa della sua passione per il film La dalia azzurra e per il suo abbigliamento scuro, venne per certi versi ritenuta responsabile della sua stessa morte a causa della sua presunta scarsa moralità. Le indagini, in effetti, non sembra siano state condotte con l'usuale precisione, e forse non fu un caso che ben 60 persone furono accusate o si auto-accusarono dell'omicidio, mentre 22 furono considerati i sospettati principali.
L'omicidio è ancora oggi insoluto.
Moore e O'Neil scelgono, per narrare questa vicenda, il genere del musical, che per certi versi è molto amato da Moore. Lo sceneggiatore britannico, non certo senza un pizzico di ironia e sarcasmo, narra di una vicenda che poco interessava risolvere e mettendo in piedi un pur leggero parallellismo con Marylin Monroe, che compare a un certo punto come co-narratrice insieme a Beth della misteriosa vicenda, con il tempo assorbita negli ingranaggi commerciali di Hollywood ispirando pellicole e altri prodotti più o meno commerciali.
Una visione nel complesso non molto edificante del mondo del cinema.

sabato 9 giugno 2018

Topolino #3263: Il compleanno di Paperino

Era il 9 giugno del 1934 quando venne distribuito nei cinema il cortometraggio disneyano La gallinella saggia, una favoletta di gusto morale della serie Silly Symphony dove comparivano due tipici fannulloni, Meo Porcello e, soprattutto, il personaggio noto in Italia come Paolino Paperino!
L'esordio fumettistico avviene il 16 settembre dello stesso anno nella serie di tavole domenicali di Ted Osborne e Al Taliaferro che propongono la riduzione dell'episodio. Le porte dei fumetti iniziano ad aprirsi sempre di più al personaggio: nel 1935 Floyd Gottfredson lo fa interagire con la star Topolino nelle storie Topolino e il mistero dei cappotti, Topolino giornalista e Topolino nella casa dei fantasmi. A partire dal 30 agosto del 1936 Paperino diventa protagonista delle tavole domenicali, che cambiano nome in Silly Symphony featuring Donald Duck, per poi diventare semplicemente Donald Duck a partire dal 22 agosto 1937 e fino al 5 dicembre dello stesso anno. Nel frattempo, sempre disegnato da Taliaferro, diventa il protagonista di una serie di strisce giornaliere parallela a quella con protagonista Topolino.
La consacrazione fumettistica arriva, però, con l'era dei comic book, albi a fumetti con uscita mensile (o comunque con periodicità più lunga rispetto ai quotidiani): sul Four Color Comic #9 datato ottobre 1942 esce Paperino e l'oro del pirata. Ispirata a L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, vede l'esordio nel mondo del fumetto dell'autore che più di tutti lo trasformerà da un monocromatico fannullone, al simpatico e amato personaggio dei giorni nostri: Carl Barks, affiancato per questo esordio dal collega animatore Jack Hannah.
Il numero 3263 di Topolino, ancora in edicola, è dedicato sin dalla copertina di Andrea Freccero (personalmente un po' deludente) al personaggio (anche se a essere pignoli Paperino è ultimamente molto spesso protagonista di quasi tutto il sommario del settimanale).
Mondo alla rovescia
Il rovesciamento dell'ordine costituito viene spesso utilizzato in letteratura per mettere in discussione alcuni aspetti della vita quotidiana cui normalmente il lettore non fa caso. Spesso in fantascienza ciò porta alla descrizione di vere e proprie distopie (o di utopie nel caso in cui l'autore ha una visione positiva del rovesciamento). Nel caso de Le normalissime avventure di Paperino Tito Faraci, affiancato da Paolo Mottura, ribalta la società dando valore, come status symbol, all'essere spendaccioni e pieni di debiti. Così Gastone è sfortunato e perde portafogli gonfi di dollari, Paperone tenta in tutti i modi di svuotare il suo deposito, i Bassotti cercano di violarlo per depositare sacchi di denaro! Paperino, invece, è pieno di denaro e cerca in tutti i modi di pagare l'affitto.
il ribaltamento riesce con praticamente tutti i personaggi, a parte Paperoga, che continua a restare insensato nonostante Paperino, incontrandolo, gli dica:
Ci mancavi soltanto tu, con le tue banali sensatezze!

venerdì 8 giugno 2018

Le grandi domande della vita: supereroi su una Terra cava

Rieccoci qui con Le grandi domande della vita. In questa puntata proseguo idealmente il discorso iniziato un mese fa con la Terra piatta, aggiungendo un paio di escursioni matematiche, una leggera ma di calcolo l'altra un po' triste, e finendo con un paragrafo dedicato all'ormai classico film di supereroi Infinity War.
Storia di una Terra cava
Un'altra interessante teoria sulla struttura e la forma del nostro pianeta è quella della Terra cava. Anche questa teoria ha solide basi nella mitologia antica, in particolare quella legata ai mondi post mortem: popolati da anime più o meno in pena in funzione della visione più o meno ottimistica, tali mondi erano posti in cavità sotterranee raggiungibili solo grazie a profondissimi cunicoli costellati da prove impervie. Indubbiamente il più famoso di tali mondi sotterranei è quello degli antichi Greci, dominato da Ade, e dove sono ambientati moltissimi miti, su tutti quello di Orfeo ed Euridice.
Nella mitologia celtica, invece, c’è una leggenda simile di una grotta detta Cruachan, anche nota come La porta irlandese per l'inferno, da cui strane creature uscirebbero per circolare sulla superficie della Terra. Lo stesso Dante Alighieri, seguendo questa tradizione occidentale, pose l’inferno nel sottosuolo terrestre, sebbene fosse chiaro a lui e ai suoi contemporanei che tale luogo non era veramente fisico, ma mentale.
Con una piccola digressione fumettistica, è anche interessante osservare come sull'Isola Paradiso di Wonder Woman, in particolare quella descritta nella serie della seconda metà degli anni Ottanta del XX secolo realizzata da Marv Wolfman e George Perez, si trova una porta verso il regno di Ade, con le amazzoni poste a difesa della porta contro l'invasione dei mostri pronti a invadere la Terra.
Le basi, per così dire, scientifiche della teoria risalgono al 1692 quando Edmond Halley propose l'idea di una Terra costituita da un guscio cavo di circa 800 km, due gusci concentrici interni e un nucleo più interno. Le sfere, separate da strati di atmosfera e con un proprio campo magnetico (con corrispondenti poli), ruoterebbero a velocità differenti. Suppose che l'atmosfera all'interno fosse luminosa (e magari abitata) e che le fughe di gas fossero la causa delle aurore boreali.
All'interno dei modelli di Terra cava venne tirato dentro anche il matematico svizzero Leonhard Euler. A suggerire l'esistenza di una sua teoria di tal genere furono gli scrittori statunitesi Lyon Sprague de Camp e Willy Otto Oskar Ley, ma come ha dimostrato Edward Sandifer(1), Euler non ha mai proposto un modello del genere. Al contrario in un articolo del 1738 propose per la Terra una crosta dura con una massa fluida al di sotto che avrebbe avuto un rigonfiamento all'equatore e non ai poli, come ritenevano altri studiosi.

giovedì 7 giugno 2018

Una signora di nome Agatha

Per l'occasione della visione in televisione (un po' di mesi fa) in un’unica soluzione dello sceneggiato televisivo in due parti Dieci piccoli indiani, ho recuperato un volume con 4 romanzi di Agatha Christie che attendeva da qualcosa come dieci anni per essere letto.
Definizione del noir
Prima di iniziare a esaminare i romanzi presenti nella raccolta di cui sopra, vorrei concentrarmi su una definizione di noir. La motivazione di tale scelta è dettata essenzialmente dal fatto che i romanzi presentati nelle pagine del volume sono, a mio giudizio, dei veri e propri noir, a differenza, ad esempio, delle serie che coinvolgono Miss Marple o Hercule Poirot.
Il noir viene considerato sottogenere dell'hard boiled e spesso con esso confuso, tanto che molti romanzi hard boiled sono classificati come noir (sebbene negli ultimi anni si tende a utilizzare il termine noir come sinonimo del più generico giallo, o del thriller per usare il termine generico inglese). Per noir si intende un romanzo di genere giallo che si concentra sul colpevole, sulla vittima, sull'approfondimento psicologico dei personaggi, sull'atmosfera, mentre per hard boiled si intende essenzialmente il giallo d'azione. È una definizione che mi trova fondamentalmente d'accordo e in questo senso almeno due dei romanzi della raccolta sono squisitamente noir, mentre gli altri due presentano dei forti elementi noir, pur ricadendo anche nella categoria dei polizieschi grazie alla presenza delle autorità competenti.
Dieci piccoli indiani
Il romanzo si basa sulla filastrocca popolare statunitense Dieci piccoli indiani (Ten little indians) che nella versione della Christie diventa Dieci piccoli negretti (Ten little niggers). L'edizione statunitense cambia il titolo del romanzo in And Then There Were None (E nessuno ne restò), verso conclusivo della filastrocca.
La filastrocca è abbastanza semplice: otto persone vengono invitate da un personaggio misterioso, tale signor Owen, che non hanno mai visto, su un'isola, Nigger Island, presso la sua villa. All'arrivo gli otto trovano ad attenderli i due servitori assunti da Owen per l'occasione più o meno con le stesse misteriose modalità con cui ha invitato i suoi ospiti.
Dopo la spettrale cena inaugurale, dove una misteriosa voce su un disco del grammofono lancia precise accuse a ciascuno dei presenti, i dieci precari abitanti di Nigger Island iniziano a morire. Uno alla volta.
Come giallo Dieci piccoli indiani non è particolarmente complicato e determinare l'identità del misterioso signor Owen è abbastanza semplice: sin dall'inizio i sospettabili non sono molti e man mano che le informazioni si accumulano, il quadro diventa sempre più chiaro. Gli elementi caratteristici del romanzo, invece, sono tipicamente noir: la vicenda è narrata in un'atmosfera gotica, oscura e pesante, quasi opprimente, mentre la scrittrice scava nell'animo dei protagonisti, per alcuni con poche e semplici immagini, per altri approfondendone la storia nel corso di tutto il romanzo. In questo senso emergono, quasi come due opposti nella scala dei negativi, Philip Lombard, il personaggio più trasparente tra tutti, e Vera Claythorne, personaggio al limite della follia. La Christie, inoltre, si permette di giocare in un paio di occasioni con descrizioni splatter o quasi, realizzando alla fine un romanzo che utilizza buona parte degli stili del genere omnicomprensivo del brivido.

lunedì 4 giugno 2018

La Luna è una severa maestra

Se si prende la produzione di Robert Heinlein, si resta in un certo senso interdetti: ci si trova, infatti, di fronte a romanzi che, apparentemente, spaziano politicamente dalla destra alla sinistra. In realtà, come è stato rilevato da altri molto meglio che da me, ma posizione politica dello scrittore di fantascienza statunitense era molto semplice: era un anarco-libertario.
Heinlein, infatti, credeva fortemente nelle capacità dell'individuo. Emblematico, in questo senso, il carattere di Hugh Farnam o quanto affermato da Lazarus Long l'immortale:
Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un'invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente.
La specializzazione va bene per gli insetti.
I personaggi migliori di Heinlein, però, non sono particolarmente forti e potenti come molti dei personaggi di, ad esempio, Alfred Elton Van Vogt, ma hanno due caratteristiche fondamentali: ingegno e indipendenza. Anzi spesso i suoi personaggi più efficaci sono quasi l'opposto del prototipo dell'eroe, quasi spaesati.
In effetti i romanzi che più di tutti raccolgono in se questi elementi, e in particolare quelli di chiara ispirazione libertaria, sono La Luna è una severa maestra e Straniero in terra straniera.

domenica 3 giugno 2018

Topolino #3262: Nel segno di Giada Perissinotto

Il numero 3262 di Topolino, dedicato sin dalla copertina a Roberto Bolle e alla sua controparte paperopolese, vede come mattatrice la bravissima Giada Perissinotto, presente con ben due storie nelle quali mostra, per l'ennesima volta, tutta la sua abilità nel rendere al meglio i personaggi.
Dal ballo al cinema
Le pieghe dei vestiti, le movenze dei personaggi, il tratto in generale: tutto risulta fluido e in alcuni casi al limite del realismo nonostante il tratto sostanzialmente rotondo della disegnatrice. Le due storie della Perissinotto si distinguono, però, per l'inchiostrazione, più leggera in quella d'apertura, Il problema ballerino su testi di Gaja Arrighini, più marcata e corposa ne Il bestio di Amicizity su testi di Roberto Gagnor per la serie de La storia del cinema di Topolino. Entrambe le scelte risultano, però, efficaci e funzionali ai soggetti dei due sceneggiatori.
La Arrighini, infatti, ispirandosi all'iniziativa On dance. Accendiamo la danza ideata da Roberto Bolle, porta il balletto tra le strade di Paperopoli con un soggetto squisitamente barksiano. L'intera città, come in alcune delle storie cittadine del Maestro dell'Oregon, si lascia coinvolgere in feste, concorsi, passioni momentanee, come quella del ballo lanciata da Bolle Duck. Ovviamente anche il solito triangolo si lascia trascinare dalla nuova moda cittadina: Paperina, Paperino e Gastone si fanno, infatti, coinvolgere dalla tempesta (anche letterale, come si vedrà) danzatoria insieme con il quarto incomodo, Paperinik!
La storia diventa, nella sua fase centrale, divertente e travolgente, con alcune pagine particolarmente efficaci anche grazie al tratto e alla costruzione della tavola adottati dalla disegnatrice.

sabato 2 giugno 2018

La metropolitana della scienza

Dando un'occhiata alle mie più che annose bozze, mi ritrovo con un paio di link alla Subway Science, una mappa della metropolitana della scienza realizzata da Crispian Jago, dove le varie linee dove viaggiano i treni sono le varie discipline scientifiche, mentre le stazioni sono identificate da importanti scienziati del campo. La mappa è interattiva (per alcuni scienziati compare una mini scheda, per altri ci si accontenta del link alla wiki) ed è decisamente eccezionale!
Purtroppo, come succede quando le cose non le seguo da lungo tempo, scopro che Crispian sta combattendo una battaglia dura e difficile, che spero possa riuscire se non a vincere a tenere sotto controllo...

venerdì 1 giugno 2018

I rompicapi di Alice: Il coccodrillo di Lewis Carroll


Copertina di Animal Comics #1 di Walt Kelly
Come riesce il piccolo coccodrillo
A migliorare la sua coda brillante
E versare le acque del Nilo
Su ogni scaglia dorata.
Quanto allegramente sembra ghignare
Con quanta semplicità estende i suoi artigli
E da il benvenuto ai piccoli pesci
Dentro le mascelle gentilmente sorridenti.
- da Alice nel Paese delle Meraviglie
Lewis Carroll, oltre a scrivere romanzi surreali intrisi di matematica e logica, diede alle stampe anche un libro un po' più serio dal titolo Symbolic Logic. Il testo è, come da stile dell'autore, ricco di rompicapi più o meno surreali, ma tutti con una loro logica ferrea, come ad esempio quello del coccodrillo e dei bambini:
  1. Tutti i bambini solo illogici
  2. Nessuno è disprezzato se riesce a controllare un coccodrillo
  3. Le persone illogiche sono disprezzate
E di conseguenza...