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domenica 30 giugno 2019

Topolino #3318: Fantomius e la riunione dei geni

Come già settimana scorsa, anche questa settimana, tolta la storia su cui mi concentro Al Caffè del Cappellaio Matto (on-line tra poche ore), anche per la recensione di Topolino #3318 propongo due storie, quella d'apertura e quella di chiusura. Sulla nuova puntata de Le strabilianti imprese di Fantomius avevo già anticipato qualcosa relativamente a un errore piuttosto grave dal punto di vista scientifico, che però non inficia la buona qualità generale di Sulle tracce di Copernico. Andiamo, allora, a esaminare un po' più nel dettaglio la storia di Marco Gervasio.
Quando i nemici fanno comunella
La storia inizia come un classico investigativo: Fantomius e Dolly Paprika si mettono alla ricerca di Copernico Pitagorico, il loro amico nonché l'inventore che fornisce loro tutti gli aggeggi futuristici con cui compiono le loro incredibili rapine, incluso un telefono cellulare che funziona senza alcuna necessità di avere un satellite in orbita.
A parte questo dettaglio, che rientra abbastanza tranquillamente nella sospensione dell'incredulità (in fondo chi, oggi, associa i nostri smartphone ai satelliti in cielo, senza i quali non potrebbero funzionare?), Sulle tracce di Copernico vira verso l'ecofantascienza con alcuni spunti bondiani. Cuordipietra Famedoro, infatti, ingannando Cacciavite Pitagorico, figlio di Copernico e padre di Archimede, lo induce a progettare delle pillole dissalanti, evoluzione delle pillole chiarificanti realizzate alcuni anni prima per Paperone con lo scopo di chiarificare l'acqua torbida del Mississippi.

sabato 29 giugno 2019

L'uomo che cammina e altre storie

Delle due raccolte da edicola che sto portando avanti in questo periodo, ho pensato di provare a ritagliare uno spazio per la serie di volumi dedicati a Jiro Taniguchi (l'altra serie è asterix, giusto per la cronaca). La speranza è quella di riuscire a essere abbastanza regolare, considerando che la serialità delle uscite è settimanale, che alcuni volumi sono in più parti e che sono, come ovvio, in ritardo con le letture. Anche per questo ho pensato bene di iniziare dopo un paio di mesi dall'uscita dei volumi.
Il mio primo contatto con Taniguchi è stato sempre in edicola, grazie ai Classici del fumetto di Repubblica, dove veniva proposta una selezione di storie da Gourmet in cui il protagonista, durante il suo peregrinare per lavoro in Giappone, assaggia vari piatti tipici nipponici.
Andiamo, però, con ordine e concentriamoci sui primi due volumi della raccolta:
Vivere con calma
I primi due volumi della raccolta, L'uomo che cammina e Allevare un cane, sono un evidente inno alla slow life, oltre ad avere un forte legame narrativo. In entrambi i volumi i protagonisti sono una coppia sposata con un cane, tanto che si potrebbe facilmente ritenere le due opere parte integrante di un unico percorso narrativo. In effetti, però, le due coppie sono graficamente distinte, sebbene caratterizzate in maniera molto simile, anche se ulteriori considerazioni le farò con Al tempo di papà.
In particolare ne L'uomo che cammina il protagonista è il marito con le sue peregrinazioni per la città: spesso il buon uomo si perde alla ricerca degli angoli più tranquilli e più vicini al contatto con la natura, un modo per allentare la pressione dello stress dovuto al lavoro e alla costrizione della vicinanza con le altre persone. E per contro proprio questo modo più rilassato di affrontare la vita gli permette non solo di scoprire nuovi angoli di natura in piena città, ma anche nuovi punti di vista o di avvicinarsi alle persone in modi nuovi e inusitati, come con l'uomo con il quale intraprende una silenziosa camminata in compagnia o la donna con la quale condivide un piccolo angolo di giardino sotto un albero a contemplare il cielo.
Interessante, in alcuni racconti, la caratterizzazione della moglie, che pur non condividendo tutte le peregrinazioni cittadine del marito, ne condivide invece l'atteggiamento rilassato nei confronti della vita. Il tutto viene condito con una narrazione dilatata, fatta soprattutto di silenzi e di pagine ricche di illustrazioni realistiche su scorci di giardini e su quegli angoli della città che riescono ancora a convivere con la natura senza affogarla.

venerdì 28 giugno 2019

I rompicapi di Alice: Lune e arcobaleni

Quest'oggi una puntata dei Rompicapi di Alice un po' composita che ricorda quasi una puntata de Le grandi domande della vita. Dedicata alla Luna, vede un intruso, l'arcobaleno, ma ha anche un ben deciso filo rosso: la geometria.
La forma della mezzaluna
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio la Luna, che raggiungerà la sua fase di luna piena, sperimenterà una eclissi parziale. Dopo di che la sua fase sarà calante per raggiungere il terzo quarto il 25 luglio. Nel corso dei suoi cambi di fase, la Luna mostra ogni notte porzioni della sua faccia più piccole o più grandi a seconda che la fase sia calante o crescente. Queste fasi intermedie tra luna nuova e luna piena sono spesso dette mezzelune e vengono rappresentate come due archi di circonferenza. In realtà la figura geometrica che osserviamo nel cielo è un po' più complicata di così. Supponiamo (e tale supposizione è sufficientemente corretta, vista la distanza dalla nostra stella) che i raggi del Sole che colpiscono la Luna arrivino sulla sua superficie paralleli. QUesti raggi illuminano così una porzione della Luna, che nel suo complesso è approssimabile a una sfera. Quindi la porzione illuminata dai raggi è una emisfera così come la porzione in ombra. Questo implica che la superficie di separazione tra i due emisferi è una circonferenza, generata dall'intersezione tra il piano perpendicolare ai raggi solari e la sfera lunare che viene tagliata da questo piano. A causa dell'angolazione sotto la quale osserviamo la semicirconferenza della parte rivolta verso la Terra, questa curva in realtà risulta essere una semiellisse, ovvero una ellisse tagliata a metà lungo il suo asse maggiore.

giovedì 27 giugno 2019

I segreti di un'infografica: Fatti e misfatti di un buco nero

Oggi è uscita su Edu INAF un'infografica sui buchi neri che raccoglie un po' di informazioni "tecniche" in modo un po' divulgativo, il seguito del fumetto/infografica storico del mese scorso. L'ho realizzata utilizzando il pacchetto tikz di LaTeX e compilando il tutto con LuaLaTeX che permette di utilizzare font personalizzati, nello specifico OpenDyslexic.
Scendendo un po' nel dettaglio scientifico, quanto scritto nell'infografica l'ho diffusamente trattato in vari articoli (Il buco nero e il gravitone, Cosa resta dentro un buco nero, Residui gravitazionali, Il limite di Chandrasekhar, giusto per citare alcuni degli ultimi) a parte, forse, la questione posta nel finale legato all'ombra del buco nero. Sull'argomento, come avevo accennato, venni edotto da un seminario interno di Gabriele Ghisellini (che ne ha anche scritto sul sito dell'Osservatorio di Brera). Vediamo se mi riesce di spiegarla anche a me.

mercoledì 26 giugno 2019

Più a fondo di qualunque bambino

Quando mi domando come mai sia stato proprio io ad elaborare la teoria della relatività, la risposta sembra essere legata a questa particolare circostanza: un normale adulto non si preoccupa dei problemi dello spaziotempo, tutte le considerazioni possibili in merito alla questione sono già state fatte nella prima infanzia, secondo la sua opinione. Io, al contrario, mi sono sviluppato così lentamente che ho cominciato a interrogarmi sullo spazio e sul tempo solo dopo essere cresciuto e di conseguenza ho studiato il problema più a fondo di quanto un normale bambino avrebbe fatto.
- Albert Einstein

martedì 25 giugno 2019

Il condominio

Oscillando tra noir e distopia, Il condominio di James Ballard è un romanzo veloce che cattura il lettore, sviluppato attraverso tre distinti punti di vista. L'ambientazione è quella di un grattacielo di 40 piani alla periferia di Londra dove ciasun appartamento è occupato da una famiglia dell'alta società londinese. E' un posto esclusivo, che però ha una struttura sociale abbastanza complessa. Ai piani bassi si trovano soprattutto le famiglie con figli, mentre ai piani alti i più ricchi, incluso il progettista del complesso di tre palazzi. Quindi un'ampia striscia di abitanti intermedi che potrebbero facilmente rientrare nella fascia bassa delle famiglie o in quella alta dell'elite. Quando il palazzo inizia a presentare difetti di gestione, le tre fasce di popolazione nelle quali il palazzo si è andato a dividersi iniziano ad accentuare le differenze una con l'altra, generando conflitti interni che gettano nel caos la vita all'interno del grattacielo. I condomini tendono a non uscire più dal palazzo, si combattono uno con l'altro, prima per l'uso dei servizi poi per il possesso stesso dei piani. Ognuno di loro sembra regredire al livello primitivo, spinto a muoversi solo da istinti primari. Ballard in questo modo mostra quanto la nostra società moderna, con le costrizioni e gli stress cui ci sottopone, spinge gli esseri umani a far emergere il loro lato peggiore e violento, esasperando le differenze di classe.

lunedì 24 giugno 2019

A due passi dalla città

Nuova gita fuori porta a passeggio in un percorso per lo più ben segnato immerso nella natura, tra alberi e verde in molti punti, ascoltando il frusciare degli alberi, le foglie smosse da animali del sottobosco, mentre gli uccelli tagliano il sentiero e le farfalle ti svolazzano intorno. E con la controindicazione dei moscerini che ti si schiantano in fronte!
Il Parco Groane, a circa un quarto d'ora di treno dalla città, è un'ampia zona di verde in comune tra vari... comuni milanesi! Grazie a una mappa che mi ha portato alcuni mesi fa mia sorella, recuperata da Fà la cosa giusta (che quest'anno ho saltato a causa della coincidenza con Cartoomics), avevo a disposizione una serie di percorsi segnati. In particolare decido di prendere quello da 16 chilometri, percorso in un tempo di circa 3 ore senza troppe divagazioni e con qualche sosta. In particolare questo non è esattamente un percorso chiuso, visto che per ricongiungersi da un lato segnato all'altro bisogna attraversare Pinzano, cosa che è stata possibile solo grazie a Google maps, mentre lungo il tratto ciclopedonale la mappa cartacea era molto precisa relativamente a distanze e curve compiute dalla strada. Molte le biciclette, in particolare lungo il suggestivo Canale Villoresi, che per la direzione che ho preso (esattamente quella opposta a quanto suggerito sulla mappa!) ha costituito l'ultima parte della camminata, percorsa a un ritmo più blando rispetto alla prima e più lunga parte.
A parte l'ambiente abbastanza suggestivo, colpiscono due dettagli, uno positivo, l'altro negativo, o quantomeno non così positivo. Inizio da quest'ultimo: praticamente in nessun punto del percorso, se non l'Arboreto delle Groane e alcuni tratti più addentro nel bosco, ci si trova sufficientemente lontani dalla strada per non percepire il rumore del traffico. Il suono dei veicoli che corrono sull'asfalto è una costante più o meno forte lungo buona parte della camminata.
L'elemento positivo, che è abbastanza chiaro anche dalla cartellonistica oltre che dalla mappa, non è tanto l'organizzazione dell'area, quanto le molte possibilità di percorsi differenti che permettono di poter sperimentare il Parco Groane in modi ogni volta diversi. Con questa chiusura capite bene che ritornare nella zona delle Groane esercita un richiamo che potrei seguire nuovamente in futuro!
Nel frattempo vi segnalo l'album su flickr con tutte le (non molte) foto scattate ieri.

domenica 23 giugno 2019

Alan Turing e la zeta di Riemann

Le ultime informazioni attendibili sulla funzione $\zeta$ di Riemann non erano molto ottimistiche. Come in varie occasioni un po' tutti i blogger e divulgatori matematici hanno affermato, l'approccio alla dimostrazione dell'ipotesi di Riemann e alla ricerca degli zeri della funzione $\zeta$ segue le due strade della dimostrazione formale e dell'approccio numerico. Proprio a quest'ultimo si era rivolto Alan Turing quando, poco prima della guerra (1939), aveva richiesto un supporto economico alla Royal Sociaty per la costruzione di una macchina allo scopo di calcolare i valori approssimati della $zeta$ di Riemann sulla linea critica. Il calcolo richiedeva la somma di serie trigonometriche, probabilmente ispirandosi a una macchina costruita a Liverpool proprio per eseguire la somma di serie di questo genere.
Turing, aiutato dallo studente canadese Donald MacPhail, realizzò anche un progetto, che è giunto fino a noi, e iniziò la costruzione della macchina stessa. Le operazioni, però, vennero interrotte a causa dei suoi impegni con lo spionaggio britannico e i pezzi andarono successivamente perduti.

sabato 22 giugno 2019

Topolino #3317: Il ritorno di Gancio il Dritto

Grazie a una particolare coincidenza che scoprirete domani (sempre che non l'abbiate già capito!), questa settimana la recensione di Topolino arriva di sabato. E sempre grazie a quella particolare coincidenza, mi concentro solo su due storie, quella d'apertura, in due tempi, e quella di chiusura. Iniziamo con un gradito ritorno.
Quando un amico chiama in aiuto
Credo che la scrittura di Francesco Artibani non sia mai stata allo stato di grazia che ha raggiunto ne Il settimo corvo. La storia non è esente da un difetto di fondo in un certo senso fondamentale, ma è più al livello di soggetto che non di sceneggiatura. In quest'ultimo caso, infatti, la storia è un vero e proprio film d'azione di stampo bondiano che porta Topolino in Inghilterra per sventare un nuovo tentativo di rapinare il tesoro della corona. Il precedente tentativo era avvenuto nel 1984 grazie a un'altrettanto magistrale storia di Osvaldo Pavese e Giovan Battista Carpi dove il nostro era affiancato da Minni. Artibani, invece, con una magistrale sequenza iniziale ottimamente disegnata da Lorenzo Pastrovicchio, riporta in campo la coppia Topolino-Gancio il Dritto. Il merlo indiano, ideato da Bill Walsh e Manuel Gonzales per la tavola domenicale del 30 ottobre 1949 (quasi 70 anni fa), non è utilizzato molto spesso come coprotagonista. Se si escludono, infatti, un paio di apparizioni spot, l'ultima avventura lunga è di quasi due anni fa e, tendenzialmente, lo si vede una volta l'anno. Ancora più rara è la presenza di Gancetto, detto anche Bruto, figlioccio di Gancio.

venerdì 21 giugno 2019

Le grandi domande della vita: Il giorno più lungo

In questa edizione estiva, oltre a celebrare il solstizio d'estate, un paio di domande sulla nascita dell'universo e un'annosa questione legata ai rapporti evolutivi tra uomini e donne.
Il solstizio d'estate
Oggi alle 17:54 è iniziata l'estate astronomica. Durante il solstizio d'estate, le ore di luce sono massime: il Sole è visibile nel cielo dall'alba al tramonto per all'incirca 15 ore, 6 minuti e 30 secondi. Da domani in poi le ore di luce andranno via via diminuendo in maniera sempre più impercettibile fino all'equinozio d'autunno, quando le ore diurne e quelle notturne dureranno 12 ore ciascuna. La diminuzione delle ore diurne continuerà fino al solstizio d'inverno, che quest'anno cade il 22 dicembre, quando saranno le ore notturne a raggiungere la loro durata massima. Dal solstizio d'inverno le ore di luce ricominceranno ad aumentare fino al successivo solstizio d'estate, passando nel frattempo per l'equinozio di primavera che, come quello d'autunno, è definito dalla durata di 12 ore ciascuno per notte e dì.
La principale causa dell'alternarsi delle stagioni sulla Terra è l'inclinazione dell'asse terrestre rispetto al piano di rotazione. Questo, infatti, risulta inclinato di circa $23.4^\circ$ rispetto alla perpendicolare al piano. Questo vuol dire anche che i due emisferi nord e sud sperimentano stagioni opposte uno rispetto all'altro, mentre i punti in cui il Sole sorge e tramonta ogni giorno si spostano nel corso dell'anno e non sono mai esattamente a est e ovest tranne che in due giorni all'anno.
Di riti e celebrazioni legate al solstizio d'estate il mondo è decisamente pieno: in questa sede mi limito semplicemente a ricordare che in Italia il solstizio d'estate è legato alla figura di San Giovanni Battista, che in effetti viene festeggiato il 24 giugno. Questa scelta è ovviamente dovuta all'obiettivo non solo di sovrapporsi, ma far dimenticare i riti pagani precedenti all'avvento della chiesa cattolica. La festa del solstizio, infatti, sembra durasse dai 3 ai 4 giorni e nell'antica Roma culminava proprio il 24 giugno con la festa del Natalis Solis Invicti, la festa dell'invincibile sole nascente(1).

giovedì 20 giugno 2019

La ragazza che sapeva troppo

Per me Mike Carey è soprattutto lo scrittore di Lucifer, fumetto di una decina di anni fa (o poco più) che racconta le vicende di Lucifero confinato sulla Terra, all'inizio senza più le sue ali sulla schiena. La ragazza che sapeva troppo, pessima traduzione dell'originale The girl with all the gifts, è il romanzo d'esordio dello scrittore, che fonde in un'ambientazione postapocalittica l'ecofantascienza con l'horror di genere zombie. L'Ophiocordyceps unilateralis, un fungo che trasforma le formiche in... formiche-zombie, ha fatto un salto evolutivo ed è diventato letate anche per il genere umano. Gli esseri umani contagiati dal fungo diventano hungrie e, spinti da una fame insaziabile, iniziano a mangiare qualunque cosa produca odore. Per il resto sono in tutto simili ai classici zombie. Esiste, però, una sorta di seconda generazione degli hungrie: dei bambini che, pur avendo il fungo al loro interno, riescono a ragionare in autonomia. Tra questi la più intelligente sembra essere la piccola Melani, la ragazza con tutti i doni del titolo originale.

mercoledì 19 giugno 2019

Libertà in Filadelfia

Mi dispiace non proporvi più spesso i video realizati da Matt Kibbe con il suo progetto Free the people, ma questo suo giro per le strade di Filadelfia insieme con Nick Freitas mi sembra particolarmente interessante. I due, andando sulle tracce di personaggi come Benjamin Franklin, George Washington, Thomas Jefferson, si interrogano sull'idea di libertà che è stata alla base della nascita degli Stati Uniti d'America. Non è semplice esterofilia, e non solo considerando che quei valori sono stati esportati in tutto il mondo, ma anche un invito a ragionare anche qui in Europa sull'idea di libertà (e su quanto siamo disposti a far sì che anche gli altri abbiano le nostre stesse libertà indipendentemente dal loro luogo di nascita):

martedì 18 giugno 2019

Quei lunatici dei matematici!

Il buon Maurizio Codogno, chiudendo il Carnevale della Matematica #130, rimandava l'appuntamento a settembre. A me, però, dava un po' dispiacere saltare l'edizione di luglio del Carnevale, almeno quest'anno, così, anche se con ritardo rispetto a quanto avviene di solito all'interno del gruppo, ecco che il Carnevale del 14 luglio sarà ospitato proprio su DropSea e con la luna come tema!
L'idea è, ovviamente, legata all'anniversario dell'allunaggio, avvenuto il 20 luglio del 1969, quasi cinquanta anni fa. Ovviamente se c'è alla lettura anche un qualche blogger matematico che vorrebbe per questa edizione partecipare e unirsi alla periodica rassegna, può tranquillamente scrivermi
oppure contattarmi su uno dei miei canali social.

lunedì 17 giugno 2019

La scoperta dell'antimateria

Dopo le grandi scoperte di elettrone, neutrone, neutrino e protone, oggi proverò a raccontare l'avventura dell'antimateria. Come dice il nome stesso, questa è costituita da particelle che in qualche modo sono anti-. Abbiamo infatti l'antielettrone, l'antineutrone, l'antineutrino, l'antiprotone e così via. A differenza delle particelle che costituiscono la materia, la scoperta delle antiparticelle è stata guidata dalla teoria e dalle previsioni teoriche di uno dei fisici più chiusi e riservati di tutti i tempi: Paul Dirac.
L'equazione dei quanti relativistica

Karl Pearson - via commons
Più o meno sin da subito l'idea di molti fisici teorici fu quella di mettere insieme la relatività di Albert Einstein con la meccanica quantistica. Lo stesso Einstein aveva questo obiettivo ambizioso, anche se il suo intento era quello di mostrare che il mondo alla base di quello descritto quantisticamente era nuovamente deterministico come quello di tutti i giorni.
Il punto di partenza di tale unione, però, era la relatività speciale: l'idea era quella di determinare un'equazione relativistica equivalente a quella di Schrodinger in grado di descrivere le particelle che si muovono a velocità prossime a quella della luce. Fu proprio questa idea che portò al concetto moderno di antimateria.
Un'idea non dissimile, infatti, era già stata espressa da William Hicks in una serie di articoli usciti tra il 1879 e il 1883: Hicks era stato l'ideatore della teoria dei vortici, che portata nel contesto della forza di gravità prevedeva l'esistenza di una materia negativa(7). Un po' più raffinata, invece, l'idea di Karl Pearson, che suggerì l'esistenza degli squirt e dei sink, rispettivamente particelle di materia normale e materia negativa all'interno del flusso di etere. Il modello di Pearson, nonostante prevedesse l'uso di questo ipotetico etere, che successivamente si dimostrò inesistente, prevedeva una quarta dimensione affinché l'etere stesso potesse fluire dentro con i sink (affondo) e fuori con gli squirt (schizzi)(1).
Il termine antimateria venne utilizzato per la prima volta da Arthur Shuster nel 1898 su Nature(2): egli ipotizzava l'esistenza tanto di antiatomi quanto di interi sistemi stellari di antimateria e discusse della possibilità dell'annichilazione di materia e antimateria. Quella di Shuster era, però, una semplice discussione speculativa, senza alcuna proposta matematica, senza dimenticare che la sua antimateria, così come quelle che l'avevano preceduta, possedeva anche una gravità negativa.

domenica 16 giugno 2019

Topolino #3316: La storia del cucù

Con una copertina realizzata ad hoc, Topolino #3316 celebra il cinquantesimo anniversario della creazione di Paperinik. Il numero, così come la storia d'apertura, Tutto cominciò così di Marco Gervasio, lascia un po' perplessi per qualità generale. Gradevole nel complesso, presenta però alcune fonti di dubbio, alcune alla lettura delle storie stesse, altre quando si prova ad approfondire l'argomento, come nel caso de L'invenzione del cucù di Danilo Deninotti e Roberto Vian.
Nel cuore della Foresta Nera
La storia dell'orologio a cucù è avvolta da leggende e dati incompleti. Secondo una versione, che probabilmente è stata la fonte principale della storia di Deninotti, l'orologio a cucù venne inventato nel 1738 da Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald im Schwarzwald nella Foresta Nera. La prima descrizione di un orologio a cucù, però, risale al 1629 quando il nobiluomo Philipp Hainhofer descrisse un orologio appartenente al Principe Elettore August von Sachsen. Questo fatto suggerisce che la creazione di tale genere di orologi sia precedente al 1738, cosa che peraltro è vagamente suggerita anche dalla storia di Deninotti, visto che l'avo di Pippo, Otto Keller Pipps, diventa assistente dell'orologiaio Herr Ketlero che nel 1738 aveva già inventato il cucù. D'altra parte secondo varie fonti Ketterer non può nemmeno essere l'orologiaio che costruì il primo cucù della Foresta Nera: secondo alcuni storici, infatti, Ketterer era nato nel 1734, quindi non poteva costruire il primo cucù della zona nel 1738, a meno che, ovviamente, la data del 1738 non sia errata.
E' interessante notare di passaggio come l'Italia potrebbe aver giocato un ruolo nello sviluppo dell'idea degli orologi a cucù: l'architetto Domenico Martinelli nel suo saggio Horologi Elementari del 1669 suggeriva di utilizzare proprio il verso del cuculo per indicare lo scorrere delle ore. Se però oggi l'origine degli orologi a cucù viene generalmente attribuita alla Foresta Nera è sostanzialmente perché tutti gli altri orologi a cucù di cui si hanno una qualche testimonianza precedenti al 1738 sono andati perduti. E così torniamo al nostro Ketterer.

sabato 15 giugno 2019

Quark, stranezza e fascino

#spacerock #MurrayGellMann #quark cc @cosmobrainonair @astrilari @Pillsofscience @stefacrono @Scientificast e anche se non è metal @real_fabristol
Gli Hawkwind sono una delle prime band del così detto space rock, un sottogenere del rock con forti ispirazioni fantascientifiche. A differenza del surf rock dei Man or Astro-Man?, lo space rock degli Hawkwind ha più influenze musicali, è molto meno strumentale e in qualche modo è meno giocoso. Al di là dei gusti personali (c'è troppo proto-punk nel loro stile), in un genere definito come space rock le fascinazioni scientifiche non possono mancare e così ecco il singolo Quark, Strangeness and Charm, title track del settimo album in studio del gruppo (1977) nonché primo singolo della raccolta Road to Utopia (2018).
A differenza di quanto indicato nel titolo, la canzone è invece dedicata ad Albert Einstein e alla sua teoria della relatività, ma anche a un pezzo che da tale teoria è assente, come veniamo a sapere da questi versi dove il titolo viene ripreso:
One thing he missed out in his theory
of time, space and relativity
Is something that makes it very clear
He was never gonna score like you'n'me
He didn't know about Quark, Strangeness and Charm
Ed è proprio ai quark che provo a rivolgere brevemente la mia attenzione, un modo per ricordare, seppur con ritardo, il grande Murray Gell-Mann, scomparso il 24 maggio 2019.
L'origine del nome
E' abbastanza nota l'origine del nome per queste nuove particelle, all'inizio solo teorizzate da Gell-Mann. Il fisico teorico era, infatti, alla ricerca di un nome per questi nuovi componenti fondamentali della materia. "Brancolava nel buio" fino a che non incappò in questo passo tratto da Finnegans Wake di James Joyce:
- Three quarks for Muster Mark!
Sure he hasn't got much of a bark
And sure any he has it's all beside the mark.
In particolare lo colpì quella che nella sua testa era la pronuncia della parola, kwork. In qualche modo, non solo il nome (ad esempio Zweig preferiva il nome ace), ma anche la pronuncia divennero quelle principali per riferirsi ai mattoni fondamentali della materia.
Vediamo, però, come questa storia si è evoluta nel tempo.

martedì 11 giugno 2019

Wikiritratti: Nicholas Metropolis


Metropolis sulla fototessera del badge per accedere ai laboratori di Los Alamos - via commons
I campi per i quali Nicholas Metropolis, fisico greco nato l'11 giugno del 1915, è più noto sono la fisica nucleare e la computazione. Dopo la laurea nel 1937 e il dottorato nel 1941, entrambi in fisica presso l'Università di Chicago, venne reclutato da Robert Oppenheimer per lavorare al Progetto Manhattan a Los Alamos al fianco di Enrico Fermi e Edward Teller.
Dopo la seconda guerra mondiale, ritorna presso l'Università di Chicago come professore assistente, ma nel 1948 ritorna a Los Alamos per guidare il gruppo di teorici che progettano e costruiscono MANIAC I nel 1952 e MANIAC II nel 1957. MANIAC, Mathematical Analyzer, Numerical Integrator, and Computer or Mathematical Analyzer, Numerator, Integrator, and Computer, è basato sulla macchina IAS di John von Neumann, che non amava l'acronimo scelto da Metropolis. Quest'ultimo l'aveva scelto nella speranza, inevasa, di fermare la proliferazione degli acronimi per nominare i computer. La macchina pesava poco meno di mezza tonnellata e venne utilizzata per portare a termine i calcoli più precisi possibile relativi alle reazioni termonucleari. Utilizzava oltre 2800 tubi a vuoti e 1000 diodi a semiconduttori. Basato sulla fisica dello stato solido, era in grado di memorizzare 4096 parole da 48 bit nella memoria magnetica e 12288 nella memoria costituita da tubi di Williams.
Dal 1957 al 1965 Metropolis ricoprì il ruolo di professore di fisica presso l'università di Chicago, dove fondò l'Institute for Computer Research, di cui fu anche direttore. Nel 1965 tornò a Los Alamos come Laboratory Senior Fellow fino al 1980.
Altro importante contributi di Metropolis fu lo sviluppo del metodo Monte Carlo insieme, tra gli altri, a von Neumann e a Stanislaw Ulam(1). Il metodo Monte Carlo è un approccio statistico per risolvere problemi deterministici a molti corpi. La prima applicazione di tale metodo la ritroviamo in un articolo del 1953, firmato tra gli altri proprio da Metropolis, dove era per la prima volta proposta una simulazione numerica di un liquido(2).

lunedì 10 giugno 2019

Il limite di Chandrasekhar


Chandrasekhar - via nobelprize.org
La foto del centro della galassia M87 occupato da un buco nero supermassiccio ha permesso di raccontare alcuni dei personaggi più noti e altri meno noti nella lunga corsa ai buchi neri. Di questi, quasi a voler ripetere la storia, è passato quasi sotto silenzio il fisico indiano Subrahmanyan Chandrasekhar, che fu anche Premio Nobel per la Fisica nel 1983 per i suoi contributi alla comprensione dell'evoluzione stellare.
Chandrasekhar, in due articoli usciti nel 1931(1) e nel 1935(2), determinò il valore limite della massa di una stella per diventare o meno un buco nero. Per tale eventuale destino gioca un ruolo fondamentale la quantità di massa non ruotante della stella in grado di opporsi al collasso gravitazionale. Se tale porzione risulta avere una massa inferiore ai $3 \cdot 10^{30} kg$, all'incirca 1.44 masse solari, allora la stella è destinata a diventare una nana bianca, altrimenti se tale massa risulta superiore al limite di Chandrasekhar, allora diventerà o una stella di neutroni o un buco nero.
La formula che identifica tale massa, come la formula della lunghezza di Planck usata da Matvei Bronstein per porre le basi della gravità quantistica a loop, raccoglie in se tutte le costanti di natura e qualcosa in più essendo anche una costante cosmica:

domenica 9 giugno 2019

Topolino #3315: Ridi, Paperino, è il tuo compleanno!

L'atmosfera che si respira sul Topolino #3315 dedicato all'85.mo compleanno di Paperino, escludendo la storia d'apertura, ultima puntata de Il grande gioco geniale (a breve Al Caffé del Cappellaio Matto), è molto simile a quella di Ridi Topolino. Il che per alcuni versi è un bene, per altri un po' meno.
Che confusione, Paperino!
Fausto Vitaliano gioca con le molte identità di Paperino, creandogli una vera e propria crisi d'identità. Il nostro eroe, infatti, inizia a confondere le sue molte attività come Paperinik, Double Duck, QuQu7 e Pk, così si rivolge ad Archimede per avere una mano. Se già questo accavallamento di personalità ha un che di surreale, l'invenzione che Archimede utilizza per risolvere la questione rende l'atmosfera ancora più surreale, visto che le quattro identità segrete di Paperino vengono estratte dall'invenzione e trasformate in esseri di carne e piume.
Inizia, così, una dinamica storia, a tratti esilarante, in cui Paperino cerca di tenere sotto controllo le sue identità che iniziano a competere una con l'altra, generando così caos per la città, poiché nessuna riesce a risolvere le minacce che solitamente si trovano nelle loro storie. In un certo senso Vitaliano realizza una parodia di ciascuna di queste identità segrete, divertendosi e divertendo il lettore proprio per l'intento di leggerezza dietro la storia. Nessuno dei personaggi, principali o secondari, viene risparmiato dalla vena satirica dello sceneggiatore, nemmeno lo stesso Archimede, permettendo alla fine al solo e unico Paperino di emergere con tutte le sue qualità.
Il tratto spigoloso e lo stile dinamico di Emilio Urbano, infine, si adattano perfettamente ai toni surreali della sceneggiatura, riuscendo a rendere in maniera efficace le gag che costellano le due parti della storia.

venerdì 7 giugno 2019

Ombre di un sole morente

#deathmetal #astronomyforabetterworld #astronomia #sole cc @cosmobrainonair @astrilari @real_fabristol @Pillsofscience @stefacrono @Scientificast @92sciencemusic
Gli Insomnium sono una band death metal finlandese attiva dal 1997. Giunta al suo settimo album in studio, Winter's gate, uscito nel 2016, nell'album precedente di due anni prima ha proposto un pezzo particolarmente interessante per questi aperiodici articoli dedicati alla musica e alla scienza, Shadows of the Dying Sun. Il testo della title track dell'album, oltre che il titolo, presenta alcuni elementi scientificamente interessanti. Andiamoli a vedere insieme:
Quello che resta di un cadavere cosmico
La famosa Figli delle stelle di Alan Sorrenti per come viene utilizzata in particolare dai Deproducers è un modo di vedere l'origine del sistema solare piuttosto positivo. A voler essere pignoli, infatti, siamo qui su questo pianeta perché una o più stelle nel braccio di Orione esplose in supernove(1) per consentire al Sole di poter nascere e dare il via al processo di formazione dei pianeti che gli ruotano intorno.
Questa idea è catturata, in una maniera un po' più soft di come l'ho raccontata or ora, dal verso del ritornello
We are the dust of the stars
Questa polvere stellare, ricca di calcio e alluminio e con abbondanza di oro e uranio, andò successivamente a condensarsi nei pianeti e negli altri corpi celesti che sono gravitazionalmente legati al Sole, e dunque costituiscono il nostro sistema solare. Tale modello è fondamentalmente basato sull'ipotesi nebulare del 1796 di Pierre-Simon Laplace, similare all'ipotesi avanzata da Immanuel Kant nel 1755(1) come probabile evoluzione della teoria del 1734 di Emanuel Swedenborg. Per dettagli sulla formazione del sistema solare vi rimando al modello di Nizza, visto che qui in questa sede proseguo con la possibile evoluzione del Sole.

giovedì 6 giugno 2019

Una serie di sfortunati eventi: la serie su Netflix

Dopo un'interruzione dalla lettura durata quasi 8 anni, stimolato dalla visione della serie distribuita da Netflix, ho completato la lettura di Una serie di sfortunati eventi giusto poco prima di finire la visione degli episodi della terza stagione insieme con mia sorella.
Per quanto questo serial risulti abbastanza fedele ai romanzi, lo stile narrativo, in particolare quello dei dialoghi, e quello visivo, in particolare la fotografia utilizzata, ricordano molto la serie ideata da Bryan Fuller Pushing Daisies. E a quanto pare non sono stato l'unico a notare la vicinanza stilisica tra i due serial. E non è nemmeno detto che Fuller non sia stato in qualche modo ispirato dallo stile narrativo di Una serie di sfortunati eventi visto che il primo romanzo della serie venne pubblicato nel 1999, mentre Pushing Daisies è stata trasmessa dal 2007 al 2009. Inoltre c'è da aggiungere che lo stesso Fuller su twitter ha confermato di amare la serie di romanzi di Daniel Handler/Lemony Snicket.

martedì 4 giugno 2019

Il buco nero che si nasconde

Torno di nuovo al famoso buco nero al centro di M87, questa volta con un video dalla IGTV dell'Osservatorio di Brera: nel video qui sotto vedrete Gabriele Ghisellini, che oggi pomeriggio ha spiegato ciò che ha capito sulla foto del buco nero in un seminario scientifico interno, spiega cos'è la zona nera all'interno della zona colorata della foto.
Altri dettagli sul sito dell'Osservatorio.

lunedì 3 giugno 2019

L'infinito cercare

cc @stefacrono (finalmente l'ho finita e pubblicata!) @astrilari @Pillsofscience @malamiao @mediainaf @Scientificast @Popinga1
Iniziare a scrivere in particolare la recensione di un libro, quando poi questo è anche uno di quelli che si è letti tutto d'un fiato, non è mai semplice. La difficoltà, poi, prosegue quando il libro non solo è una biografia, ma addirittura un'autobiografia, dove l'autore si racconta e mette in fila non solo i ricordi, ma anche se stesso. Quando poi a raccontarsi è un fisico teorico del calibro di Tullio Regge potete ben comprendere le difficoltà nell'avvicinarsi a un personaggio di tale levatura.
Innanzitutto, per avvicinarsi al libro, mi è molto utile suddividerlo sostanzialmente in tre parti, anche se questa suddivisione non è certo quella proposta dall'autore e dall'editore, che hanno strutturato L'infinito cercare in 8 capitoli. La prima parte, una sorta di introduzione necessaria, si occupa dell'infanzia e della primissima formazione di Regge, tutta racchiusa nel primo capitolo, dove in pratica l'autore raccoglie i ricordi che sono fondanti per la sua persona, a partire dal padre, che ne ha sempre stimolato la curiosità (ed è facile, a questo punto, pensare al padre di un altro grande fisico teorico, Richard Feynman), senza dimenticare le esperienze durante il fascismo e la seconda guerra mondiale, esperienze che evidentemente lo portarono, una volta adulto, su una posizione politica differente da quella paterna.

domenica 2 giugno 2019

Topolino #3314: Omaggio a Johannes van der Meer

Il Topolino attualmente in edicola, dove giunge alla quarta e penultima puntata la saga leonardesca di Bruno Enna Il grande gioco geniale, spicca nel resto del sommario per la storia di chiusura, Il prezioso dipinto floreale, realizzata dall'ormai consolidata coppia Fabio Michelini-Luciano Gatto che presenta un divertente e delizioso omaggio al pittore olandese Johannes van der Meer, anche noto semplicemente come Jan Vermeer.
La papera con la collana di fiori

Ragazza col turbante - via commons
Il pittore Johannes van der Meer, nato a Delft nel 1632, è noto soprattutto per Ragazza col turbante, che viene paragonata alla Gioconda di Leonardo da Vinci. In effetti la bellezza del quadro e le scarse informazioni biografiche sul pittore hanno fatto sorgere una serie di leggende intorno alla giovane modella del pittore olandese e al loro rapporto. Ad ogni buon conto, van der Meer si era sposato nel 1653 con Catherina Bolnes, probabilmente convertendosi al cattolicesimo. Inoltre la suocera, Maria Thins, da poco vedova, oltre a ospitare nella sua casa la giovane coppia di sposi, fu la prima mecenate del pittore, sostenendo la sua attività artistica con una rendita.
Il secondo, importante, mecenate nella vita di van der Meer fu uno dei cittadini più ricchi di Delft, Pieter Van Ruijven, che ne acquistò diversi dipinti.
Nonostante questi aiuti finanziari abbastanza regolari, il pittore morì povero lasciando alla moglie e alla figlia Maria una serie di debiti che vennero ripianati con la vendita della casa e di una parte dei dipinti di van der Meer: alla fine alle due donne rimasero 19 dei quasi quaranta dipinti del marito.
Il problema debitorio era, probabilmente, generato dall'alto costo di produzione dei colori usati da van der Meer: in particolare il pittore olandese faceva largo uso del blu oltremare, realizzato a partire dai costosissimi lapislazzuli. Van der Meer non rinunciò ad avvalersi di questo particolare pigmento neanche durante gli anni di crisi economica generale che gli imepedirono di vendere le sue tele.
La sua tecnica pittorica, invece, che non faceva uso di alcun disegno preparatorio, resta ancora adesso piuttosto ignota, sebbene il pittore inglese David Hockney nel 2001 ha suggerito l'uso, da parte di van der Meer, della camera oscura, strumento largamente utilizzato dai pittori fiamminghi dell'epoca e che avrebbe permesso di realizzare le tele senza bisogno di alcun disegno preparatorio e con una precisione che diremmo oggi fotografica.

sabato 1 giugno 2019

Epico Beethoven

La musica è una rivelazione più alta della filosofia.
- Ludwig van Beethoven