Stomachion

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giovedì 6 giugno 2019

Una serie di sfortunati eventi: la serie su Netflix

Dopo un'interruzione dalla lettura durata quasi 8 anni, stimolato dalla visione della serie distribuita da Netflix, ho completato la lettura di Una serie di sfortunati eventi giusto poco prima di finire la visione degli episodi della terza stagione insieme con mia sorella.
Per quanto questo serial risulti abbastanza fedele ai romanzi, lo stile narrativo, in particolare quello dei dialoghi, e quello visivo, in particolare la fotografia utilizzata, ricordano molto la serie ideata da Bryan Fuller Pushing Daisies. E a quanto pare non sono stato l'unico a notare la vicinanza stilisica tra i due serial. E non è nemmeno detto che Fuller non sia stato in qualche modo ispirato dallo stile narrativo di Una serie di sfortunati eventi visto che il primo romanzo della serie venne pubblicato nel 1999, mentre Pushing Daisies è stata trasmessa dal 2007 al 2009. Inoltre c'è da aggiungere che lo stesso Fuller su twitter ha confermato di amare la serie di romanzi di Daniel Handler/Lemony Snicket.

giovedì 16 maggio 2019

Una fine non allitterante

Una delle caratteristiche salienti dei titoli della Serie di sfortunati eventi sono i titoli con allitterazione. Questa è una figura retorica che si basa sulla ripetizione di suoni o serie di suoni uguali o simili all'inizio di due o più vocaboli successivi. Questa particolarità non viene usata da Lemony Snicket, narratore dietro il quale si nasconde lo scrittore della serie Daniel Handler, per l'ultimo dei volumi della serie, il tredicesimo, La fine.
La storia vede i tre orfani Baudelaire naufragare, alla fine di una tremenda tempesta, insieme con il conte Olaf, su un'isola dispersa in mezzo all'oceano. Questa è stata popolata nel corso degli anni da vari naufraghi guidati da Ismaele, il facilitatore dell'isola. La struttura sociale è solo apparentemente libera: gli abitanti, infatti, sottopongono qualunque relitto trovato sulla spiaggia e più in generale qualunque proposta all'esame di Ismaele, che generalmente la boccia, ma con un fare molto sottile e apparentemente disponibile. Il facilitatore, infatti, lascia al proponente la scelta finale, facendo però intendere abbastanza chiaramente che andare contro il suo parere rischierebbe di far "oscillare la barca". Quindi nessuna idea nuova, nessun meccanismo che permetta di migliorare la vita sull'isola o di depurare l'acqua per non bere la bevanda alcolica a base di cocco che rende tutti tranquilli e disposti ad accettare le decisioni di Ismaele. Quest'ultimo, però, nasconde un segreto dall'altra parte dell'isola, quella dove vengono portati i relitti bocciati da Ismaele (praticamente tutti!), mostrandosi alla fine altrettanto ipocrita dello stesso conte Olaf.
E' evidente in questo romanzo conclusivo come l'intento dello scrittore sia quello di criticare le strutture democratiche e più in generale quelle sociali che tendono a soffocare l'individuo, le sue particolarità e i suoi talenti. Quelli di Violet, Klaus e Sunny vengono, infatti, continuamente frustrati e mai bene accolti, tanto che di fronte alla minaccia del Mycelium Medusoide portato da Olaf sull'isola, gli isolani preferiscono fuggire piuttosto che affidarsi ai Baudelaire.

giovedì 9 maggio 2019

Il penultimo pericolo

Dopo essere stati recuperati da Kit Snicket dal bordo della spiaggia salmastra, i tre orfani Baudelaire vengono infiltrati da quest'ultima all'interno dell'Hotel Climax come conciergie in modo da spiare i discorsi degli ospiti e raccogliere informazioni utili per i V.F. Questi ultimi, convocati da un misterioso J.S., si riuniranno giovedì all'Hotel Climax quando, si spera, verrà risolta definitivamente la questione legata alle malefatte del Conte Olaf. Succedeva, in molte serie televisive di una trentina di anni fa, che l'ultimo episodio della stagione fosse una sorta di ricapitolo di tutti gli episodi precedenti, mostrando personaggi e situazioni presenti nel corso delle varie puntate. Allo stesso modo Il penultimo pericolo raccoglie in un unico luogo, l'Hotel Climax, quasi tutti i personaggi incontrati dagli orfani Baudelaire nel corso della Serie di sfortunati eventi che è capitata loro dal giorno in cui il signor Poe ha comunicato ai tre bambini di essere diventati orfani. Però questo Penultimo pericolo, come dice il titolo stesso, non è l'ultimo della serie, ma, appunto, il penultimo, nello specifico il 12.mo.
Così anche questa recensione è la penultima, almeno relativamente alla serie di romanzi, ma visto che c'è da considerare anche una recensione della serie prodotta da Netflix, siete sempre in tempo per abbandonare tutto e darvi, ad esempio, al giardinaggio, che forse è meglio che leggere le recensioni di libri ricchi di sfortunati eventi.
Ad ogni buon conto, se siete ancora qui a leggere, non mi resta che proseguire.

giovedì 2 maggio 2019

L'atro antro

Sotto la spinta della visione su Netflix di Una serie di sfortunati eventi, prodotta tra gli altri dal grande Neil Patrick Harris, che interpreta magistralmente il Conte Olaf, ho ripreso dopo anni la lettura della serie di romanzi scritti da Lemony Snicket, pseudonimo dello scrittore statunitense Daniel Handler.
In effetti lo status di Snicket come narratore è abbastanza labile sin dall'inizio della serie, quando più volte cita le sue indagini sulle sfortunate vidende dei tre orfani Baudelarie. In qualche modo, infatti, lo si considera al tempo stesso anche un personaggio della serie anche per la presenza attiva dei suoi due fratelli, Jack Snicket, che appare ne Il vile villaggio, e Kit Snicket, citata per la prima volta proprio ne L'atro antro, undicesimo libro della Serie.
Ricapitoliamo brevemente: i drammatici eventi de La scivolosa scarpata hanno portato i tre fratelli Baudelaire in mezzo al Torrente Teso a bordo di un toboga. Qui li ritroviamo all'inizio di un'altrettanto drammatica vicenda poco prima che il sommergibile Queequeg del capitan Controsenso emerga dalle acque proprio sotto il loro natante. Dunque, ispirato dallo stesso Lemony Snicket, mi permetto di suggerirvi di leggere qualcosa sul ciclo dell'acqua e lasciar perdere questa drammatica recensione. Se, per sbaglio, avete deciso di seguire la recensione, bhe... peggio per voi!

domenica 14 aprile 2013

Le ricette di Sunny: Falsi involtini primavera

Quando Sunny tornò aveva sul viso un'espressione trionfante, e fra le braccia il cespo di spinaci, il barattolo di castagne d'acqua e l'enorme melanzana. "Falsi Involtini Primavera!" esclamò, e intendeva dire qualcosa del tipo: 'Un assortimento di verdure avvolte in foglie di spinaci, preparate in onore della Falsa Primavera'.

(da La scivolosa scarpata di Lemony Snicket, trad. Valentina Daniele)

sabato 12 maggio 2012

Le ricette di Sunny: prima colazione semifredda

Per prima cosa aveva aperto il barattolo di succo d'arancia e con un cucchiaino aveva grattato il ghiaccio, che aveva disposto sul vassoio in piccoli mucchi di granita di arancia, una preparazione fredda e squisita servita spesso nei pranzi eleganti e nei balli in maschera. Poi si era sciacquata la bocca con la neve sciolta, per pulirla il più possibile, e aveva macinato con i denti alcuni chicchi di caffé (voi a casa non provate a farlo, innanzitutto perché non avete i denti di Sunny, e poi, se proprio dovete macinare il caffé, usate il macinino che sta nella credenza: se non viene usato, cade in depressione!). Aveva messo un po' di caffé in ogni tazza e l'aveva mescolato con altra neve (non è necessario avere la neve per fare il caffé freddo in questo modo: basta avere del ghiaccio tritato, da non tritare con i denti per i motivi discussi nella nota 1) per fare il caffé freddo, una bevanda deliziosa che ho assaggiato per la prima volta in Thailandia dov'ero andato a parlare con un tassista. Nel frattempo la Baudelaire minore si era messa il pane congelato sotto la camicia per scaldarlo un po' (abbiate presente la situazione: pane congelato e nessun fuoco o altra fonte di calore tranne quella del proprio corpo. A casa, invece, soprattutto perché è difficile, cari lettori, che possiate avere una pelle morbida e pulita come quella della piccola Sunny, utilizzate il tostapane, la padella o il forno a vostro piacimento), e quando era stato abbastanza caldo da poter essere mangiato aveva messo una fetta su ogni piatto, e con un cucchiaino l'aveva spalmata di marmellata di more. Aveva fatto del suo meglio per spalmare la marmellata (che era gelata anch'essa) a forma di occhio (voi potete usare la forma che più preferite), per compiacere i farabutti che l'avrebbero mangiata, e come tocco finale aveva trovato un mazzo di edera, che il Conte Olaf aveva regalato alla fidanzata non molto tempo prima, e l'aveva messo nella piccola lattiera del servizio da tè. Latte non ce n'era, ma l'edera avrebbe aiutato nella presentazione del cibo facendo da centrotavola, termine che qui significa 'decorazione posta in mezzo a un tavolo, spesso usata per distrarre la gente dal cibo'.

(da La scivolosa scarpata di Lemony Snicket, trad. Valentina Daniele)

venerdì 19 agosto 2011

La scivolosa scarpata

More about La scivolosa scarpataEravamo rimasti, alla fine de Il carosello carnivoro, con Sunny nelle grinfie del conte Olaf e dei suoi accoliti, cui si sono uniti i fenomeni del Carosello Caligari, che hanno condiviso con i Baudelaire gioie e dolori, mentre Klaus e Violet si ritrovano a precipitare lungo la ripida discesa del Monte Manomorta, destinati a fine certa.
Ovviamente grazie alle qualità di Klaus e Violet, i due Baudelaire maggiori riescono a salvarsi, ma certo gli sfortunati eventi del 10.mo volume non finiscono qui. In effetti mentre Klaus e Violet incontrano Carmelita Ghette (ricordate l'antipatica ragazzina de L'atroce accademia?) e riescono a occultare i loro volti grazie a delle maschere da scherma utilizzate da un gruppo di strani boy-scout che si stanno avventurando sul monte per festeggiare l'arrivo della Falsa Primavera (un periodo di un giorno di bel tempo), Sunny è costretta a cucinare, possibilmente senza fuoco, per il gruppo di Olaf.
Una piccola luce, però, nei misteri che avvolgono i Baudelaire si accende grazie all'incontro con Quigley Pantano, il trigemino creduto morto, scoprendo che nei fantomatici V.F., il cui quartier generale di Val Ventosa tutti stanno cercando (purtroppo Klaus, Violet e Quigley, esperto in cartografia, arriveranno tardi, bruciato da amici di Olaf), facevano parte anche i genitori dei tre gemelli oltre ai coniugi Baudelaire, a Esmé e Olaf e i due tizi innominati dall'aura malvagia che irrompono in questo capitolo della serie.
A quanto sembra, infatti, all'interno dei V.F. (Volontari del Fuoco?) è avvenuto uno scisma, con da una parte Olaf e simili che probabilmente vogliono utilizzare le conoscenze e le abilità dei V.F. per i loro loschi fini, e dall'altro chi interpreta in maniera altruistica l'appartenenza alla misteriosa organizzazione. A quanto sembra stanno vincendo i cattivi, cui rimane ormai solo l'ultimo rifugio da distruggere e poi tutta la vicenda resterà impressa su stampa e nota al grande pubblico solo grazie a Lemony Snicket, che a suo tempo scelse la parte buona dei V.F. scissi.

venerdì 23 gennaio 2009

Un infausto inizio

Stavo girando nella Mondadori di via Marghera prima di andare all'internet point per controllare la posta elettronica, quando nella sezione per l'infanzia mi imbatto, finalmente, nel primo romanzo della serie di Lemony Snicket: Un infausto inizio.
Folgorato dal film con il sempre immenso Jim Carey, è iniziata ormai da anni la mia personalissima caccia al romanzo da cui era tratto il film stesso, per arrivare poi a scoprire che, in realtà, il film è la sintesi di ben 13 romanzi (e non poteva essere diversamente!) in cui vengono raccontate le disavventure e gli sfortunati eventi cui incorrono i poveri orfani Baudelaire. La conoscenza anticipata del film, comunque, nulla toglie alla suspence del primo romanzo, durante il quale i tre orfanelli vengono affidati alle terribili e avide mani del Conte Olaf. Certo il romanzo da più del film, che però è riuscito a sintetizzare l'atmosfera della serie, il rapporto colloquiale con il lettore (spettatore nel caso del cinema), il carattere dei personaggi. Una bella lettura, una anti-favola bella, appassionante, arricchita dalle illustrazioni di Brett Helquist, molto veloce da leggere (un paio d'ore, forse anche meno - non ho controllato precisamente il tempo effettivo di lettura) e non necessariamente rivolta al solo pubblico infantile (d'altra parte Harry Potter, che personalmente non ritengo lettura infantile, non è letto solo da bambini): quindi, se vi capita tra le mani, acquistatelo, leggetelo e se vi aggrada proseguite con la serie.