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martedì 30 aprile 2019

I Rompicapi di Alice: L'arte di proiettare oggetti

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Gli ambasciatori di Hans Holbein - via commons
Il termine anamorfico è costituito dalle due parole greche ana, di nuovo, e morphe, forma. Viene utilizzato per indicare una particolare forma d'arte, l'arte anamorfica, ovvero una particolare distorsione delle forme prodotta attraverso un'opportuna trasformazione di proiezione. Per ripristinare l'oggetto deformato si utilizza uno specchio particolare, generalmente di forma cilindrica, posto al centro dell'immagine distorta. In questo modo l'immagine riflessa sullo specchio cilindrico coincide con quella originariamente distorta(1).
Probabilmente l'arte anamorfica era nota anche agli artisti greci: narra infatti la leggenda che gli scultori Alcamene e Fidia si sfidarono in una gara a chi sarebbe riuscito a realizzare la più bella scultura di Minerva. Una volta finita, la statua di Alcamene era molto bella, mentre quella di Fidia mostrava delle proporzioni distorte. Una volta montate sui pilastri, la visione prospettica delle statue rese quella di Fidia bellissima rispetto a quella di Alcamene.

lunedì 29 aprile 2019

Astronave mercenaria

La fortuna di Mike Resnick risiede nell'ideazione di un intero e complesso universo narrativo noto come Birthright. Fondamentalmente Resnick narra il futuro della Via Lattea attraverso varie epoche che vanno dalla Repubblica alla Democrazia, passando poi per l'Oligarchia, la Monarchia e l'Anarchia. Questo complesso universo narrativo, sviluppato tra romanzi e racconti, è in continua evoluzione ed è stato parzialmente pubblicato su Urania, permettendomi di incontrarlo nel terzo dei cinque romanzi della serie Starship.
Protagonisti di questi romanzi (di cui spero di recuperare in qualche modo il resto) sono un gruppo di ex-militari sotto la guida di Wilson Cole che, ribellatisi a un ordine superiore non gradito, si ammutinano e diventano dei reietti per la Repubblica. In Astronave mercenaria troviamo il gruppo vagare per la parte periferica della galassia alla ricerca di ingaggi più o meno vantaggiosi che riescono a portare a termine grazie alle abilità tattiche e strategiche di Cole e alle competenze dei suoi sottoposti.
Resnick, con grande abilità, riesce a mescolare ironia ed epica spaziale in puro stile Star Wars grazie a descrizioni vivide e ad atmosfere che richiamano la nota saga cinematografica, ma anche il fumetto francese Valerian e Laureline. Grazie allo stile asciutto e diretto e a un ritmo incalzante, la lettura di Astronave mercenaria risulta veloce e appassionante, mentre i personaggi sono vividi e realistici grazie a caratterizzazioni forti e precise, spesso lasciate alle risposte e alle azioni più che all'approfondimento psicologico. Un ottimo esempio di buona fantascienza.

domenica 28 aprile 2019

Topolino #3309: Tenaci fino alla fine

Se la storia di richiamo del numero è la seconda e ultima parte de Il mistero di Acquadombra di Casty, altra storia di richiamo di Topolino #3309 è quella d'apertura, Le disavventure di un papero tenace, scritta da Tito Faraci per i disegni di Giorgio Cavazzano.
Senza mai arrendersi
Quando Carl Barks mise mano a Paperino, iniziò a utilizzarlo come protagonista di storie di ampio respiro: avventure in luoghi esotici alla ricerca di tesori misteriosi o di misteri altrettanto misteriosi. Con l'ideazione di Paperon de' Paperoni, il motore di queste storie diventa il ricco zio di Paperino, o grazie a ricerche ad hoc o tramite spunti completamente slegati dalla ricerca in cui i paperi vengono coinvolti nel corso delle pagine.
Allo stesso modo Faraci spedisce Paperino da qualche parte nel Sud America: Paperone, infatti, riesce a convincere il nipote ad andare alla ricerca della città di Malsuerta. La leggenda, infatti, narra che la misteriosa città e il suo tesoro saranno raggiungibili solo per pura sfortuna, di cui Paperino è, evidentemente dotato. E infatti dopo una serie di divertenti gag, Paperino riesce alla fine ad arrivare a Malsuerta, mostrando la tipica tenacia che gli permette di non abbatersi mai, almeno quando le sue storie vengono scritte da autori bravi e intelligenti come Faraci.
Il segreto della storia, in effetti, è proprio qui: lo sceneggiatore, senza rompere con alcuni cliché molto abusati nell'ultimo periodo, come la sfortuna cronica di Paperino, riesce a rappresentare in maniera non banale il simpatico papero, senza dimenticare comunque di far divertire il lettore.
La storia viene poi impreziosita dai disegni di Cavazzano, sempre efficaci nelle ambientazioni esotiche. Certo in alcune vignette sembrano esserci alcune lievi incertezze, come se i disegni fossero stati completati in fretta, ma ciò non inficia la sempre buona qualità generale delle storie di Cavazzano.

sabato 27 aprile 2019

Ritratti: Felix Klein

Nel corso della sua carriera matematica, Sophus Lie ha conosciuto vari matematici validi. In particolare ebbe dei rapporti particolarmente stretti con Friedrich Engel e Felix Klein, matematici tedeschi con i quali ruppe però i rapporti intorno al 1889, anno durante il quale ebbe una non meglio specificata malattia mentale. Eppure molti storici della matematica suggeriscono che tale taglio dei rapporti era dovuto al così detto programma di Erlagen di Klein.
La geometria che cambia

Felix Klein - via commons
Klein è famoso per due risultati, uno di stampo popolare, la famosa bottiglia di Klein, l'altro nel campo della geometria. In particolare le sue principali scoperte in questo campo risalgono al 1871, durante il suo periodo in cui era a Gottinga (Göttingen). Pubblicò due articoli, che mostravano come le geometrie euclidee e non euclidee potevano essere considerate come spazi metrici determinati dalla loro particolare metrica. Una consegenza del lavoro di Klein era che la consistenza della geometria non euclidea era tale se e solo se anche la geometria euclidea fosse consistente.
In sintesi il programma di Erlangen intendeva la geometria come lo studio delle proprietà dello spazio e delle sue invarianti sotto l'azione di un gruppo di trasformazioni. Il suo inizio ufficiale è datato 1872, quando Klein divenne professore presso Erlagen, durante il quale il matematico proponeva la realizzazione di un sistema unitario della geometria che utilizza i gruppi di trasformazione per studiare e rappresentare le proprietà invarianti di cui sopra.
Fu, probabilmente, proprio il ruolo fondamentale di Lie nella nascita e nello sviluppo del programma di Erlagen a rovinare i rapporti tra Klein e Lie: i due matematici, insieme, scoprirono le proprietà fondamentali in alcune superfici particolari (1). Inoltre fu proprio Lie a introdurre Klein alla teoria dei gruppi tanto quanto il francese Camille Jordan(3).

venerdì 26 aprile 2019

Cosa resta dentro un buco nero

Man or Astro-man? è un gruppo musicale di genere surf rock fondato all'inizio degli anni Novanta del XX secolo di evidente ispirazione spaziale. Se scorriamo i titoli di album, ep, singoli troviamo non pochi titoli spaziali o più in generale scientifici e sono incappato su questo gruppo statunitense per lo più strumentale cercando associazioni tra buchi neri e musica. E così sono incappato su What Remains Inside a Black Hole, una raccolta di pezzi dei Man or Astro-man? usciti su vari ep la cui copertina è un tipico embedding diagram con una curvatura molto pronunciata, utilizzata per la rappresentazione grafica dei buchi neri.
Un embedding diagram (che può essere reso come diagramma di incorporamento) è una rappresentazione matematica della curvatura dello spaziotempo indotta da una data massa utilizzata soprattutto a scopi didattici(1). Un diagramma di questo genere, però, è una rappresentazione riduttiva della realtà, poiché essa presenta una dimensione in meno: le linee della curvatura, infatti, sono rappresentate in uno spazio costituito dal piano $x-y$ e dall'asse del tempo $t$.

giovedì 25 aprile 2019

Cittadini, lavoratori!

Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra Fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i Tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.
- Sandro Pertini

lunedì 22 aprile 2019

Da chi salvare la Terra?

Il movimento VHEMT, Voluntary Human Extinction Movement, fondato da Les Knight, professa l'idea della volontaria estinzione della razza umana:
Noi siamo per definizione invasori alieni. Ovunque tranne in Africa. Ogni volta che Homo sapiens è arrivato da qualche parte, qualcosa si è estinto.
Per Knight nessun evento catastrofico che porti alla riduzione della popolazione potrà mai essere sufficiente per rendere la Terra un posto migliore per tutti gli altri suoi abitanti, questo perché non siamo realmente in grado di vivere in maniera sostenibile con l'ambiente che ci circonda. E ciò che abbiamo imparato dal disastro di Cernobyl sembra confermare tale disastrosa ipotesi.
Il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 circa una nuvola di materiale radioattivo venne rilasciata dalla locale centrale nucleare a causa di un non meglio precisato incidente. Le radiazioni contaminarono le zone circostanti e, parte di esse, si dispersero nel resto d'Europa, spingendo i governi europei a varare una serie di misure di sicurezza sanitaria (ad esempio ricordo che venne interrotta la fornitura di latte a scuola durante l'intervallo), mentre sulle riviste "patinate" si diffondevano una serie di informazioni e di idee su come proteggersi dalle piogge acide grazie a indumenti e ombrelli particolari.
Eppure la natura ci mette poco a riprendersi: mentre gli esseri umani erigono barriere per tenere lontana la gente dalle zone contaminate (anche se molti degli abitanti più vecchi non riescono ad abbandonare i luoghi dove hanno vissuto per una vita), queste stesse barriere sono inefficaci per impedire agli uccelli di ritornare nella zona dopo un anno. Spuntano mutazioni, che però risultano più deboli rispetto agli individui non mutati e dunque con minori probabilità di sopravvivenza. Eppure i topi che vivono intorno a Cernobyl raggiungono la maturità sessuale molto prima dei normali topi campagnoli e hanno un tasso di riproduzione molto più alto, aumentando così le probabilità che nascano individui con una maggiore resistenza alle radiazioni.
Per la biodiversità e l'abbondanza della flora e fauna locale, la normale attività umana è più devastante del peggiore incidente di una centrale nucleare.
E' così che Alan Weisman riassume i risultati delle ricerche indipendenti di Robert Baker e Ronald Chesser sui topi campagnoli di Cernobyl.
Il nostro obiettivo, allora, non dovrebbe essere quello di proteggere la Terra per gli abitanti che ci sono sopra, ma per la nostra stessa sopravvivenza, visto che la vita sul pianeta ha dimostrato in varie occasioni di essere in grado di riprendersi da qualsiasi calamità. Persino dalla nostra presenza.
Citazioni tratte da Il mondo senza di noi

domenica 21 aprile 2019

Topolino #3308: Il dominio dell'acqua

Il numero di Topolino attualmente in edicola presenta, sin dalla copertina, la nuova storia evento di Casty. Anticipata da un'intervista all'autore pubblicata sul numero della settimana scorsa, Il mistero di acquadombra ha come coprotagonista l'acqua.
La forma dell'acqua

Ben prima di essere un film di Guillermo del Toro, La forma dell'acqua, almeno per noi italiani, è un romanzo di Andrea Camilleri, quello che ha segnato l'esordio letterario di Montalbano, per intenderci. All'interno delle vicende, uno dei protagonisti afferma un principio basilare che identifica l'acqua e tutti i fluidi newtoniani: l'acqua assume la forma del contenitore che la contiene. Sebbene tale affermazione potrebbe non essere completamente esatta(1), almeno a livello molecolare, lo è nella vita di tutti i giorni. Sarebbe, però, possibile riuscire a dare all'acqua qualunque forma si vuole?
Per rendere l'acqua, $H_2 O$, più malleabile, la si potrebbe sostituire con un liquido non newtoniano. In questo caso andrebbe messa in soluzione con il salicilato di sodio, $NaSal$, e l'esadediltrimetilammonio bromuro, abbreviato in CTAB, noto anche come $C_{16}H_{33}N(CH_3)_3Br$, che è idrofobico. Questa soluzione, però, non permette di modificare la forma dell'acqua usuale, come invece avviene nell'avvincente storia di Casty. Per ottenere tale obiettivo può venire in aiuto la nanotecnologia, ad esempio grazie a particolari nanotubi(2). Questo vuol dire che, riuscendo a modificare i nanotubi all'interno dell'acqua, è possibile modificare la forma dell'acqua stessa, proprio come fa Aquadombra nella storia di Casty.

sabato 20 aprile 2019

All that is gold does not glitter

All that is gold does not glitter,
Not all those who wander are lost;
The old that is strong does not wither,
Deep roots are not reached by the frost.
From the ashes a fire shall be woken,
A light from the shadows shall spring;
Renewed shall be blade that was broken,
The crownless again shall be king.
- J.R.R. Tolkien

venerdì 19 aprile 2019

Le grandi domande della vita: Il buco nero e il gravitone

L'evento centrale di metà aprile è stato il rilascio della prima fotografia di un buco nero. Dopo aver scritto una serie di tre articoli dedicati all'importante risultato scientifico/tecnologico, ritorno sulla questione grazie a una domanda particolare che è giunta sul profilo instagram di Sandro Ciarlariello, di cui prima di iniziare a rispondere alla domanda nel dettaglio segnalo l'articolo dedicato alla questione.
Una questione di gravitoni
La domanda è presto detta:
Se la gravità fosse mediata da gravitoni, come farebbero questi a uscire dall'orizzonte degli eventi?
Non è la prima volta che questa domanda viene posta, quindi si riescono a trovare un po' di risposte in giro, ma nessuna di queste mi è sembrata sufficientemente soddisfacente(1), così provo a fornire una mia personale risposta.
Prima di tutto vorrei fissare il punto di vista della relatività generale di Albert Einstein: questa è una teoria geometrica in cui la gravitazione viene interpretata come la deformazione della curvatura dello spaziotempo indotta dalla presenza della massa. Maggiore è la massa, maggiore è la curvatura e quindi il potere di attrarre oggetti verso il centro della curvatura stessa. Un oggetto non cade nel centro della curvatura se ha la sufficiente energia cinetica per muoversi sul bordo della curvatura stessa. In questa descrizione della gravità non è prevista l'esistenza di alcun bosone messaggero, quindi al momento i gravitoni non possono sfuggire dall'orizzonte degli eventi per il semplice motivo che non sono previsti dalla teoria.
Nel frattempo nel 1916 Karl Schwarzschild scopre che all'interno della relatività generale è prevista l'esistenza di singolarità in grado di curvare lo spaziotempo così tanto che neanche la luce è in grado di sfuggirvi(2). La possibile esistenza delle singolarità di Schwarzschild non andava a genio al buon Einstein, che scrisse un articolo di 16 pagine per dimostrare come tali singolarità non possono esistere nella realtà fisica(3), affermazione che in qualche modo sembra riecheggiare l'obiezione che il famoso fisico teorico rivolse alla meccanica quantistica.

lunedì 15 aprile 2019

La Mitologika avventura di Loki

Con il mio consueto e proverbiale ritardo, ho deciso che oggi è un buon giorno per presentarvi l'ultimo video tra quelli fatto a Cartoomics 2019 per Lo Spazio Bianco. Protagoniste dell'intervista sono Alessia Mainardi ed Elisa Tajana, autrici del fumetto Lokinson che Casa Ailus ha presentato in manifestazione insieme con il nuovo volume della serie Mitologika dedicato agli dei asgardiani. Per cui, prima di passare a Lokinson, due righe su Mitologika. Le leggende di Asgard.
L?agile volumetto (poco più di 100 pagine) raccoglie una serie di schede sui vari protagonisti delle leggende asgardiane che, distaccati dall'immaginario supereroistico marvelliano cinematografico, vivono sulla pagina anche grazie al contributo degli illustratori di cui Alessia si è circondata in questi anni: Lorenzo Benini, Roberta Corvigno, Maddalena Modena, Elena Saluzzi, Anna Schilirò, Ilaria Trombi.

domenica 14 aprile 2019

Topolino #3307: Punti di vista

Dopo aver elogiato il Klondike di Giulio D'Antona e Lorenzo Pastrovicchio sul Cappellaio Matto è giunto il momento di scrivere qualcosa sul resto del sommario, partendo dalla fine:
Nell'antica Cina
Un mistero misterioso spinge Topolino e Pippo a tornare indietro nel tempo: un disegno su carta dell'Antica Cina ritrae un nobile di alto rango che si inchina di fronte a una strana figura che sembra un grillo a grandezza umana. La teoria di Marlin, che qui fa la figura dell'ufologo dilettante piuttosto che del fisico in grado di progettare una macchina del tempo, è che questo grillo in realtà è un alieno atterrato in Cina e le cui conoscenze hanno permesso ai cinesi dell'epoca di realizzare molte delle avanzate invenzioni come bussola, carta, stampa, acciaio, fuochi d'artificio e così via.
La storia di Sisto Nigro, L'alieno canterino, risulta dinamica e divertente anche grazie ad alcune gag ben inserite all'interno della storia, come una pagina completa in cui Topolino e Pippo cercano di ottenere un lavoro per entrare nel palazzo del nobile, che alla fine fanno dimenticare la caratterizzazione non molto lusinghiera di Marlin, che salta a conclusioni affrettate, o l'assenza dell'ormai classico bottone di richiamo temporale preferendo, lo sceneggiatore, l'ancor più classica serie di appuntamenti per il ritorno ogni 12, 24 o 36 ore, indizio che suggerisce come probabilmente questo sia un soggetto che Nigro (o la redazione?) aveva nel cassetto da un po' di anni.
A impreziosire la storia ci pensano, infine, i disegni di Paolo Mottura, particolarmente efficaci in questa ambientazione cinese.

venerdì 12 aprile 2019

Come predire l'immagine di un buco nero

Dopo aver ricapitolato alcune informazioni che non avevo inserito nell'articolo sul Cappellaio Matto, in una giornata un po' più tranquilla mi metto ad esaminare l'articolo di Jean-Pierre Luminet(1) dove simula per la prima volta un buco nero ruotante. Il fisico-matematico, che può essere considerato in qualche modo come uno dei teorici fondamentali per lo sviluppo della topologia cosmica, esamina il problema dell'immagine di un buco nero in maniera decisamente puntuale. La questione essenziale è riuscire a determinare quali elementi cercare per fotografare un buco nero, perché, fino a che la tecnologia non lo consente, sono quegli stessi elementi che le simulazioni devono utilizzare per fornire un'immagine plausibile da confrontare poi con i dati. Il punto è se il buco nero è statico o ruotante. Nel primo caso il buco nero non produce alcun segnale rilevabile, come ad esempio una qualche radiazione elettromagnetica o delle onde gravitazionali e la sua In quest'ultimo caso, questi ha un così detto disco di accrescimento, ovvero della materia che gli ruota intorno. E nel 1979, anno in cui Luminet scriveva il suo articolo(1), si iniziava a studiare in maniera sempre più puntuale e precisa proprio il disco di accrescimento e probabilmente questa fu la principale motivazione per cercare di simulare la possibile forma presa dalla materia intorno a un buco nero.
Con queste premesse e utilizzando la massa relativistica del buco nero e il periastro (l'equivalente del perielio, ovvero il punto più vicino al Sole di un'orbita di un suo pianeta) è possibile rappresentare le curve isoradiali, corrispondenti alle traiettorie di materia emessa a un raggio $r$ costante dal buco nero centrale:

giovedì 11 aprile 2019

Una ciambella di luce asimmetrica

La prima fotografia in onde radio di un buco nero(1) ha ormai fatto il giro del mondo. Tutti ne parlano, tutti ne scrivono, incluso il sottoscritto con un lungo articolo al Caffé del Cappellaio Matto.
Tra gli aspetti più curiosi che non ho avuto modo di approfondire più di tanto c'è quello relativo all'asimmetria dell'anello di luce intorno al buco nero. Prima di proseguire, però, permettetemi di spiegare perché mi riferisco alla luce relativamente a un segnale non visibile. In questo caso utilizzo luce come sinonimo di onda elettromagnetica, visto che i due fenomeni sono fondamentalmente inscindibili. Ovviamente, a causa della frequenza, è luce non visibile, ma sempre di luce si parla. Detto ciò, vediamo cosa si trova scritto nel quinto articolo(2) della serie di 6 relativamente a questa asimmetria:

martedì 9 aprile 2019

Un'esperienza molto... Play!

Lo scorso fine settimana si è svolto a Modena Play, festival del gioco e tra i vari stand era possibile trovare l'Istituto Nazionale di Astrofisica che ha proposto alcune interessanti attività, alcune delle quali a carattere videoludico, come Orbiter 2016, simulatore di volo spaziale, o come l'esplorazione in realtà virtuale (con gli occhialini) della Luna, e ovviamente la possibilità di giocare con la versione Edu di Kerbal Space Program. Questa postazione era quella di mia competenza, tenuta il sabato e la domenica, mentre per il venerdì ero stato dispensato, permettendomi in tal modo di portare a conclusione i percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro associati proprio con KSP.
L'afflusso dei visitatori allo stand è stato buono in generale: ovviamente la realtà virtuale è stata presa d'assalto, ma anche KSP ha avuto un po' di visitatori, non quanto Focus live, ma comunque un buon numero, in particolare la domenica. A puro titolo di esempio, faccio notare che proprio domenica sono riuscito ad andare a pranzo intorno alle 14, all'incirca un'ora dopo rispetto al sabato. Certo c'è da dire che chi mi ha preceduto per il pranzo domenicale è andato durante il flusso massimo, e questo ha prolungato un po' l'attesa, ma ad ogni modo i videogiocatori sono stati di più rispetto al giorno precedente.
Nel complesso si sono divertiti un po' tutti e alcuni dei bambini che hanno voluto provare KSP si sono sbizzarriti nella costruzione di razzi impossibili tutti puntualmente esplosi sulla rampa di lancio!
Qualcuno, però, più interessato a capire il videogioco e il funzionamento delle missioni spaziali, sotto la guida mia e degli altri presenti al tavolo di KSP è riuscito a realizzare delle belle orbite intorno a Kerbin o a Mun e, a tal proposito, sono anche riuscito a compiere quello che posso considerare come il mio miglior atterraggio sul primo dei due satelliti di Kerbin (certo ho avuto anche un paio di schianti e una ripartenza esplosiva, ma sono dettagli!). Per contro ho avuto poche occasioni per girare tra i padiglioni di Modena Fiere, uno spazio espositivo paragonabile (se non superiore) allo spazio che viene assegnato a Cartoomics presso Rho Fiera: in particolare ho fatto una capatina al padiglione dove era presente Panini Comics nella speranza di beccare Bucci e Camagni, visto che l'editore modenese presentava un gioco tratto da Nomen Omen. Purtroppo i due simpatici autori non erano in quel momento presenti allo stand Panini, ma in ogni caso ne ho approfittato per fare un giro tra le proposte di giochi da tavolo, giochi di ruolo, romanzi e anche fumetti in mezzo a gente in cerca di occasioni o di provare una qualche nuova uscita.
Nel complesso un'esperienza positiva, divertente e interessante in una delle fiere del gioco più note d'Italia e d'Europa, una vera festa che potrebbe avere delle ricadute interessanti nei prossimi mesi!

lunedì 8 aprile 2019

Topolino #3306: Tra un bagordo e l'altro

L'intenso fine settimana di lavoro a Play, festival del gioco a Modena allo stand dell'Istituto Nazionale di Astrofisica dove, tra le varie attività, era presente anche la versione Edu di Kerbal Space Program, ha inevitabilmente influenzato la scrittura e la pubblicazione degli articoli e con essi anche la consueta recensione del numero settimanale di Topolino. Dopo aver festeggiato i 70 anni della versione tascabile del magazine disneyano con un lungo articolo Al Caffé del Cappellaio Matto, recupero la recensione del numero, in attesa, tra un paio di giorni, dell'uscita del #3307, che, lo scrivo sin da subito, propone una fantastica copertina a rischio censura.
Ritorno alle origini

La copertina del #3307, in effetti, è dedicata alla seconda puntata della saga Klondike scritta da Giulio D'Antona e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio. Con tutto il rispetto per le storie della serie Paperopoli Film Festival, questo Klondike è indubbiamente il primo e più complesso progetto di D'Antona e questo primo episodio sembra indubbiamente ben al di sopra della sua usuale produzione. Lo sceneggiatore riporta paperone nel Klondike, la terra che ha visto l'inizio della sua immensa fortuna, insieme con i nipoti Paperino e Paperoga, per l'ennesimo confronto con Rockerduck, in questo caso per ottenere la concessione completa dello sfruttamento minerario di tutto il Klondike. Fondamentalmente è una tipica storia disneyana, un po' barksiana, anche grazie al finale in cui un piccolo dettaglio consente a Paperone di trionfare, un po' tipicamente italiana visto il rapporto apparentemente non così idilliaco con i nipoti. La storia, dunque, presenta una serie di classici cliché che però D'Antona sembra pronto a rompere: a titolo di esempio è proprio il rapporto conflittuale tra Paperino e i cani da slitta che Paperone gli affida che, nel momento della missione e del pericolo si trasforma completamente.
Questa rottura del cliché è supportata anche da Pastrovicchio, che a differenza della media dei disegnatori, elimina i classici abiti per i personaggi disneyani per mettere loro addosso maglioni e cappotti imbottiti adatti per il rigido clima del Klondike.
In sintesi un ottimo inizio con un colpo di scena finale che chiude la puntata ma che non è così sorprendere considerando un paio di battute sparse nel corso della storia che al lettore di genere mistery potrebbero non essere sfuggite.

giovedì 4 aprile 2019

Cartoomics 2019: Nomen Omen

Marco B. Bucci e Jacopo Camagni sono due simpaticissimi fumettisti italiani che, grazie a Panini Comics, stanno realizzando un progetto abbastanza complesso, quasi alla francese: una serie di sei volumi. L'unica differenza rispetto a un tipico fumetto francese è la foliazione, abbondantemente più ampia rispetto alle 48 o alle 64 pagine del mercato franco-belga. Se a questo aggiungiamo che anche la tematica è abbastanza inconsueta per il mercato italiano, abbiamo un mix interessante.
Di tutto questo e di altro ancora i due autori hanno discusso in una interessante chiacchierata con Amedeo Scalese con il sottoscritto dietro la macchina da presa. Il tutto potete leggerlo e vederlo su LSB, mentre qui sotto vi metto il disegno di Becky che Camagni ha realizzato sulla copia stampa di Amedeo:

mercoledì 3 aprile 2019

L'Orsa Maggiore e le stelle di van Gogh

La Notte stellata sul Rodano, quadro notturno di Vincent van Gogh, vede protagonista del cielo la costellazione dell'Orsa Maggiore che, come scrivo su Edu INAF, è rappresentata con grande precisione dal pittore olandese. Per cui, come già fatto con l'Ofiuco, anche in questo caso spendo qualche riga per la leggenda occidentale dietro questa costellazione:
Senza mai riposo
La costellazione dell'Orsa Maggiore è presente in diverse culture, anche molto distanti tra loro, il che fa supporre a molti antropologi che l'origine di tale costellazione vada fatta risalire a tempi dell'ordine dei 30000 anni fa, quando in Europa era diffuso il culto dell'orso(1).
Il mito classico occidentale racconta di come Era, dopo l'ennesimo tradimento di Zeus, trasformò la ninfa Callisto in un'orsa poco prima che questa partorisse il figlio del dio, Arcas. Zeus e Artemide, però, decisero di porre i due in cielo, dando così origine alle costellazioni dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore. Era ancora una volta ci mise lo zampino e chiese a Teti di scagliare una maledizione contro le due costellazioni, che furono costrette a muoversi continuamente nel cielo senza poter scendere mai a riposarsi sotto l'orizzonte. In questo modo gli antichi spiegavano il perché queste costellazioni erano circumpolari.

martedì 2 aprile 2019

Cartoomics 2019: Tutta questione d'abbraccio

Con l'uscita del resoconto conclusivo su Cartoomics 2019 scritto insieme con Amedeo Scalese e Andrea Bramini, mi permetto di segnalarvi, incorporando i miei video, le interviste che ho realizzato durante la fiera fumettistica milanese. Oggi inizio con le interviste disneyane, partendo dal video che documenta l'abbraccio di Roberto Gagnor prima dell'intervista stessa. Per questo prezioso contributo devo necessariamente ringraziare Amedeo, che, conoscendo come il sottoscritto l'intenzione di Gagnor, ha avviato la registrazione ben prima dell'intervista stessa: