Stomachion

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venerdì 2 gennaio 2015

Esercizi di stile

Era una notte buia e tempestosa è stata resa diffusamente famosa da Snoopy in una serie di strisce e tavole domenicali (su cinque cose belle una selezione) di Charles Schultz all'interno della serie dei Peanuts. In effetti il primo a utilizzare la frase all'interno di un romanzo fu Edward Bulwer-Lytton in Paul Clifford del 1830. Anche Alexandre Dumas sr. (padre) utilizza questa frase (ovviamente in francese) ne I tre moschettieri (sarebbe interessante capire se indipendentemente da Bulwer-Lytton), così come Ray Bradbury nel suo Constance contro tutti. In Italia ci sono stati omaggi a questa frase da parte di Umberto Eco ne Il nome della rosa e di Andrea Camilleri ne Il birrario di Preston, ovviamente in quest'ultimo caso con una versione in siciliano!

venerdì 24 settembre 2004

Ridere della verità

"(...) (l'Anticristo) non viene dalla tribù di Giuda come vogliono i suoi annunciatori, né da un paese lontano. L'Anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall'eccessivo amor di Dio o della verità, come l'eretico nasce dal santo e l'indemoniato dal veggente. Temi, Adso, i profeti e coloro disposti a morire per la verità, ché di solito fan morire moltissimi con loro, spesso prima di loro, talvolta al posto loro. (...) Forse il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, fare ridere la verità, perché l'unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità."

(Guglielmo, dal Manoscritto di Adso, Il nome della Rosa, pag.494, Umberto Eco)

giovedì 3 giugno 2004

Differenze

Guglielmo era stato indubbiamente insinuante, aveva cercato di dirgli che c'era poca differenza tra la sua fede mistica (e ortodossa) e la fede distorta degli eretici.

(dal manoscritto di Adso, dal Nome della Rosa, di Umberto Eco, pag.130)

giovedì 8 aprile 2004

Leggere

(...) e ora che Guglielmo - coi suoi nuovi vetri sul naso - poteva attardarsi a leggere i libri, a ogni titolo che scopriva prorompeva in esclamazioni di allegrezza, o perché conosceva l'opera, o perché da tempo la cercava o infine perché non l'aveva mai sentita menzionare ed era oltremodo eccitato e incuriosito. Insomma, ogni libro era per lui come un animale favoloso che egli incontrasse in una terra sconosciuta.

(dal manoscritto di Adso, Il Nome della Rosa, pag.313 - Umberto Eco)

giovedì 8 gennaio 2004

La città

La città in Italia è una cosa diversa che dalle mie parti... Non è solo un luogo per abitare: è un luogo per decidere, sono sempre tutti in piazza, contano più i magistrati cittadini che l'imperatore o il papa. Sono... come tanti regni...

(Adso, da Il nome della Rosa, pag.133, di Umberto Eco)

domenica 21 dicembre 2003

Libri

I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. Di fronte a un libro non dobbiamo chiederci cosa dica ma cosa vuol dire, idea che i vecchi commentatori dei libri sacri avevano chiarissima.
(Guglielmo, da Il Nome della Rosa, di Umberto Eco, pag.319)

domenica 5 ottobre 2003

Spesso i libri parlano di altri libri

(Guglielmo, da Il nome della Rosa, pag.289 - Umberto Eco)

(...) rispose Jorge " (...) come hai indovinato che si trattava del secondo libro di Aristotele?"

(si narra che Aristotele, dopo aver scritto un libro sulla tragedia - il primo libro sulla Poetica - scrisse anche un libro sulla commedia)

(Guglielmo espone a Jorge il processo logico che lo ha condotto a capire quale fosse il libro proibito che così bene ha protetto e in che misura è in grado di ricostruirne il contenuto. Al che Jorge chiede:)
"L'hai ricostruito leggendo altri libri?"
"Su molti dei quali stava lavorando Venanzio. Credo che Venanzio fosse da tempo alla ricerca di questo libro."

(dal manoscritto di Adso, Il nome della Rosa, pag.475 - sempre Umberto Eco!)

martedì 16 settembre 2003

Sono Pazzi Questi Inglesi!

Adso: E questo? E' Aldhelm di Malmesbury, sentite questa pagina: Primitus pantorum procerum poematorum pio potissimum paternoque presertim privilegio panegiricum poemataque passim prosatori sub polo promulgatas... Le parole cominciano tutte con la stessa lettera!
Guglielmo: Gli uomini delle mie isole sono tutti un poco pazzi

(da Il nome della Rosa, di Umberto Eco, pag.314)

giovedì 11 settembre 2003

Sono tra noi... da secoli...

"E abbiamo bruciato e saccheggiato perché avevamo eletto la povertà a legge universale e avevamo il diritto di appropriarci delle ricchezze illegittime degli altri, e volevamo colpire al cuore la trama di avidità che si estendeva da parrocchia a parrocchia, ma non abbiamo mai saccheggiato per possedere, né ucciso per saccheggiare, uccidevamo per punire, per purificare gli impuri attraverso il sangue, forse eravamo presi da un desiderio smodato di giustizia, si pecca anche per eccesso d'amor di Dio, per sovrabbondanza di perfezione, noi eravamo la vera congregazione spirituale inviata dal Signore e riservata alla gloria degli ultimi tempi, cercavamo il nostro premio in paradiso anticipando i tempi della vostra distruzione, noi soli eravamo gli apostoli di Cristo, tutti gli altri avevano tradito, e Gherardo Segalelli era stato una pianta divina, planta Dei pullulans in radice fidei, la nostra regola ci veniva direttamente da Dio, non da voi cani dannati, predicatori bugiardi che spargete intorno l'odore dello zolfo e non quello dell'incenso, cani vili, carogne putride, corvi, servi della (bip) di Avignone, promessi che siete alla perdizione! Allora io credevo, e anche il nostro corpo si era redento, ed eravamo la spada del Signore, bisognava pure uccidere degli innocenti per potervi uccidere tutti al più presto. Noi volevamo un mondo migliore, di pace e gentilezza, e la felicità per tutti, noi volevamo uccidere la guerra che voi portavate con la vostra avidità, perché ci rimproverate se per stabilire la giustizia e la felicità abbiamo dovuto versare un pò di sangue... è... è che non ce ne voleva molto, per fare presto, e valeva la pena di fare rossa tutta l'acqua del Carnasco, quel giorno a Stavello, era anche sangue nostro, non ci risparmiavamo, sangue nostro e sangue vostro, tanto tanto, subito subito, i tempi della profezia di Dolcino erano stretti, bisognava affrettare il corso degli eventi..."

(Remigio da Varagine, cellario, al processo inquisitorio istituito da Bernardo Gui nel monastero in cui si svolge la vicenda de Il nome della rosa, pagg.387-388 - Umberto Eco)

Il mondo sembra che sia sempre stato diviso tra coloro che odiano e coloro che sono odiati (questi, a loro volta, sembrano odiare); il mondo ha sempre avuto gente che soffre, ma questa gente non ha sempre avuto il desiderio di uccidere e far soffrire altri; il mondo ha sempre avuto gente che ha lottato per la libertà dalla tirannia, da leggi ingiuste, dalla povertà e la storia ha ricordato (tranne rari casi) solo gli assassini, coloro che hanno versato sangue in nome degli ideali (ma alla fin fine i veri promotori agivano per puro e semplice interesse).
Da sempre coloro che si sentono derelitti, isolati, dimenticati dal mondo, e che decidono di ribellarsi con le armi e la violenza, decidono che, nella loro azione di purga totale, non possono guardare in faccia a nessuno, non possono pensare che stanno sacrificando gente innocente, perché la cosa più importante è l'ideale che rappresentano: la sua vittoria vale il sacrificio della propria vita e di quella di chi non ha colpa.
C'è stata nel passato gente come Remigio, e c'è ancora: gli sforzi della società civile non devono, però, essere votati verso azioni di vendetta o di giustizia violenta, ma verso la comprensione delle motivazioni, verso un giudizio lucido e sereno e, soprattutto, è necessario ricordare tutti gli innocenti morti nella lotta, solo perché erano sulla strada di questi guerrieri.
Anche una sola persona è importante... anche una singola vita è preziosa e va difesa...

mercoledì 6 agosto 2003

Il Nome della Rosa (2)

Giunti che siamo alla fine, possiamo quindi dire che siamo rimasti piacevolmente esaltati dal romanzo di Eco!!!
Bando ai formalismi, la prima cosa che colpisce è il nome dei due personaggi principali: Gugliemo da Baskerville e Adso, il suo discepolo. Il buon Guglielmo, forse non a caso, proviene da Baskerville, località nella quale è ambientato uno dei migliori (se non il migliore) romanzo di Conan Doyle sulla serie di Scherlock Holmes. Evidente, a questo punto, la voglia di fare un confronto tra Adso e Watson (che assonanza!): in questa sfida a distanza, il perdente è proprio il giovane novizio, che sembra imparare poco dal suo maestro, a differenza del buon dottore che riceve una pur piccola influenza dall'amico che gli consente di reggere, ne Il mastino dei Baskerville, buona parte del romanzo da solo.
Sembra, quindi, che il romanzo abbia, tra i tanti ispiratori, anche il grandissimo Holmes. E la sensazione che ciò sia vero aumento leggendo questo passo:

Certo che è assurdo. Ma non dobbiamo trascurare nessuna ipotesi, per straordinaria che sia.
(Gluglielmo da Baskerville, pag.267, XLVII edizione)

Non è proprio quello che è solito dire il grande detective britannico, ma si ci avvicina!
La sfida, comunque, che i nostri eroi devono affrontare si dipana nell'arco di sette giorni, tra un monaco morto ed una discussione sulla dottrina cristiana e la politica europea (in aprticolare italiana) del tempo fino alla conclusione che, chi ha visto il film, conosce già, ma che è certamente molto più appagante leggere.
Potrà, nelle prossime settimane, accadere che, su questi lidi, approderanno alcune frasi prese qua e là dalle pagine del romanzo di Eco... per cui restate sintonizzati!

sabato 2 agosto 2003

Il Nome della Rosa (1)

Prima di Q di Luther Blissett, Il nome della Rosa, il romanzo che giusto oggi ho iniziato a leggere.
Sono bastate le prime righe a far capire come il romanzo sia decisamente migliore del già ben fatto film (tratto proprio dall'opera di Eco) e spero che il resto del romanzo non tradisca le attese!

lunedì 6 gennaio 2003

Il pendolo di Foucault (conclusione): Jesod e Malkut

Con un racconto sulla vita di Belbo, morto da eroe, e con l'attesa del superstite per l'arrivo di Essi, i diabolici che credono di essere gli eredi dei templari si conclude uno splendido romanzo che consiglio a tutti di leggere.

Jesod o Yesod = Fondamento

Malkut = Regno o Sovranità

Link consigliato:
La Cabalà

domenica 5 gennaio 2003

Il pendolo di Foucault (5): Tiferet, Nezah e Hod

Siamo giunti alla parte più importante del romanzo: i tre amici iniziano ad elaborare il Piano, ovvero partendo dal delirio inventato dal colonnello Ardenti inventano un complicato ed intricato complotto ordito da quel che resta dei Templari per conquistare il mondo. Con questo complotto riescono, in maniera incredibile e magistrale, a collegare uno con l'altro tutta una serie di avvenimenti storici che avvengono dallo scioglimento dei templari fino ad oggi, mettendo in mezzo anche Hitler e gli Assasini arabi. Alla fine, però, la fidanzata di Casaubon ricostruisce i messaggi che Ardenti aveva lasciato nell'ufficio di Belbo come una nota di un commerciante di fiori di Provins e un gioco di codici da parte di un fissato di templari.
(E così finisce Tiferet = Bellezza)
Il piano, però, gli scoppia in faccia: Diotallevi si ammala di cancro, mentre Belbo, dopo essersi sfogato con Aglié per pura vendetta, viene apertamente attaccato e ricattato affinché riveli l'ubicazione della mappa tanto agognata e per secoli cercata. Si reca così a Parigi, meta finale del nostro Casaubon, che nel periodo in cui Belbo veniva attaccato dagli eredi dei Templari, era fuori città con fidanzata e figlio.
(Nezah o anche Netzach = Eternità o Vittoria).
A Parigi, nascosto nel Museo delle Invenzioni, il nostro assiste alla riunione degli esaltati che si credono eredi della cavalleria spirituale e del loro tentativo di carpire la verità (che non c'è) dalla bocca di Belbo... E qui si compie il dramma: un parapiglia incredibile, causato dai veleni esistenti tra le varie fazioni interne, porta alla morte di Belbo, il quale, fino all'ultimo, nell'impossibilità di essere creduto (il Piano era tutta una loro invenzione), aveva taciuto.
Casaubon, quindi, esce dal Museo e vaga per le vie di Parigi, in un delirio incredibile in cui ogni strada sembra un indizio della presenza dei complottanti che ha da poco lasciato fino a che, il giorno dopo, non decide di ritornare a casa...
(Hod = Splendore)
Libro stupendo, fino a qui, a tratti lovecraftiano, come ho già detto, che non vedo l'ora di finire!

giovedì 2 gennaio 2003

Il pendolo di Foucault (4): Hesed e Geburah

Ho letto altre due parti (la 5 e la 6) del romanzo di Eco: il nostro eroe (Casaubon) va in Brasile con la fidanzata (brasiliana) dove vive per un pò. Qui scopre un mondo magico e incredibile nel quale vengono fuse le credenze esoteriche europee con le divinità degli indios pre-colombiani e quelle degli schiavi africani. Viene poi introdotto un personaggio enigmatico e al tempo stesso carismatico che, con lo scorrere delle pagine sembra sempre più lovecraftiano.
Dopo la parentesi brasiliana, il ritorno a Milano, solo, dove trova una nuova fidanzata e inizia a lavorare sempre più assiduamente per le due case editrici del signor Garamond, il quale inizia ad introdursi nel variegato mondo dell'esoterismo. Vengono poste le basi per il Piano che svilupperanno in seguito i tre: Casoubon, Belbo e Diotallevi.

Questi sono Hesed (o anche Chesed = Amore) e Geburah (o anche Ghevurà = Forza, da le sefirot).

domenica 29 dicembre 2002

Il pendolo di Foucault (3): Binah

E siamo alla terza parte: vengono introdotti i protagonisti principali e si inizia ad entrare nel vivo della storia.
Eco, per bocca del narratore e di un altro personaggio introdotto per l'occasione, ci introduce i Templari, le loro regole e i loro misteri (o presunti tali), facendoci intravedere un complotto su vasta scala che questo ordine avrebbe ordito nel corso del tempo. Sposa una delle molte teorie e interpretazioni che circolano intorno ai Templari e realizza una terza parte interessante e ben congegnata, che ci introduce sempre più in profondità nel Piano e nella mente dei protagonisti, nelle loro ossessioni e nella loro vita.

Binah (o Binà) = Intelligenza

Solito indirizzo (Le sefirot) per chi vuole iniziare ad approfondire.

sabato 28 dicembre 2002

Il pendolo di Foucault (2): Hokmah

Sono arrivato alla 2.a parte, l'inizio della storia, dove si inizia a intravedere il come e il perché, i legami con la storia dell'alchimia e con la cabala. Non si è ancora nel vivo, a volte sembra di perdersi tra le parole, e si cerca, insieme al narratore, il modo di scardinare un portatile per liberare i suoi segreti e dare inizio all'avventura...Hokmah (o Chokhmà, come in Le sefirot) = Sapienza

venerdì 27 dicembre 2002

Il pendolo di Foucault (1): Keter

Un altro bel libro regalato per il Natale.
E' un libro molto importante, per me, anche se fino ad ora non l'avevo mai letto: inizia, infatti, con la descrizione del pendolo di Foucault, una sfera metallica fissata alla volta di una cupola da un filo di metallo a massa trascurabile (rispetto alla sfera) messo ad oscillare su un pavimento di sabbia per poter dimostrare il movimento rotatorio della Terra intorno al Sole. Fu l'impulso per una relazione su Galileo e la sua vita e il primo tassello verso la strada che mi ha portato a laurearmi in fisica.
Ma torniamo al romanzo:
Per quel che riguarda questa prima parte, la senzazione è che si tratti del "delirio" di una persona che prova meraviglia di fronte al pendolo di Foucault, ma non passione rispetto alla scienza in generale, considerando come si rapporta con le altre invenzioni che incontra nel suo percorso nel museo.
Per il suo titolo dico solo che Keter = Corona e che è un termine cabalistico; per maggiori approfondimenti preferisco rimandare al sito Le sefirot.
Alla prossima.