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mercoledì 26 agosto 2026

Salviamo Rai Scuola dalla chiusura

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Rai Scuola rischia la chiusura: firma la petizione per provare a salvarla.
Tra il 1960 e il 1968 la Rai mandò in onda un programma televisivo ancora oggi spesso citat: Non è mai troppo tardi. Condotto da Alberto Manzi e realizzato in collaborazione con il Ministero dell'istruzione, aveva un sottotitolo che ben ne identificava gli obiettivi: Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta.
Manzi, che curò anche i contenuti del programma insieme con Oreste Gasperini e Carlo Piantoni, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale aveva intrapreso la carriera di insegnante, peraltro in un contesto ancora oggi ritenuti difficile: un carcere. In particolare in un'intervista del 1997 rilasciata a Roberto Farné disse:
Soprattutto dopo l'esperienza della guerra, l'idea fissa che avevo era di aiutare i ragazzi, (...) rinnovare un po' la scuola, per cambiare certe cose che non mi piacevano.
Il programma ebbe un impatto non trascurabile, anche se sembra non quantificato, sull'alfabetizzazione in Italia. Consideriamo che in molti paesi sperduti dell'Italia dell'epoca, nonostante le difficoltà, il televisore era entrato nelle case delle famiglie italiane, mentre gli istituti scolastici non avevano una presenza altrettanto capillare. Senza contare il fattore psicologico, legato al dover in qualche modo ritornare sui banchi di scuola insieme ai propri figli.
Questa prima esperienza di fatto diede il via a quella che è oggi nota come Rai Cultura, struttura della Rai che si occupa delle attività culturali ed educative sin dal 1975, quando venne istituito per legge come Dipartimento Scuola Educazione.
Nel 1997 il Dipartimento vara il canale satellitare RaiSat 3 - Enciclopedia, successivamente rinominato (o sostituito da) Rai Educational Sat, al quale, nel 2000, venne affiancato Rai Lab, dedicato a corsi di formazione a distanza (ricordo che, per curiosità, ne seguii un paio, visto che a notte fonda venivano trasmessi sui canali in chiaro). I due canali divennero poi Rai Edu 1 e Rai Edu 2 e nel 2009 vennero rinominati rispettivamente Rai Scuola e Rai Storia.
Nel corso di questi ultimi 15 anni Rai Scuola ha prodotto diversi programmi interessanti, dedicati a varie discipline, anche un po' trascurate come la filosofia o l'economia, senza dimenticare la divulgazione vera e propria. Inoltre nel periodo del covid, sempre con il supporto del Ministero dell'istruzione, è diventato, in un afascia oraria prestabilita, una sorta di aula virtuale a disposizione degli studenti costretti a casa dalle restrizioni dovute alla pandemia.
Il ruolo di Rai Scuola, dunque, è stato importante all'interno della società italiana, e questo nonostante riscontri d'ascolto decisamente di nicchia (non ha mai superato lo 0.14% di media annuale). Eppure la Rai, nonostante questa storia decennale, iniziata peraltro proprio con la tv in chiaro, ha oggi deciso di riportare in vita la linea editoriale che fu di Yes Italia, canale diretto da Osvaldo Bevilacqua tra il 2009 e il 2012, con un nuovo canale, Italiana, in onda dall'1 ottobre 2026, che però non si andrà ad aggiungere all'offerta generale, ma andrà a sostituire Rai Scuola, che dunque chiuderà la sua esperienza. Ponendo in qualche modo fine anche all'esperienza didattica della Rai (che sarebbe, per ora, tenuta in piedi solo da Rai Storia, ma vista l'aria che tira, potrebbe anch'esso fare la stessa fine: non dimentichiamo che già nel 2020 venne ventilata la sua chiusura).
Su Change.org è presente una petizione per invitare la Rai a tornare indietro sulla sua decisione. E' stato già fatto con Rai Storia: proviamo a ripetere quel successo!
La cultura e il sapere di un Paese civile non si svendono alle logiche di mercato o ai desideri politici di parte!

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