Stomachion

mercoledì 19 agosto 2026

La stanza buia

20260819-stanza-buia-cover
Dalle poche informazioni che si hanno, la vita dello scrittore e giornalista statunitense Leonard Cline non deve essere stata poi molto tranquilla. Significativo è l'episodio che lo portò in carcere per 8 mesi: nel 1927, durante un litigio tra ubriachi, Cline uccise con un colpo di pistola il suo amico Wilfred Irwin. Ritenuto colpevole di omicidio colposo, passò, come scritto poc'anzi, 8 mesi di carcere in luogo dell'anno comminatogli, evidentemente per buona condotta. Anche la sua morte non fu propriamente tranquilla: probabilmente spirò nella notte tra il 15 e il 16 gennaio del 1929 a causa di un attacco di cuore. A colpirmi, però, sono state le circostanze in cui avvenne tutto ciò: nel corso di una festa che Cline diede nel suo appartamento di New York per festeggiare la vendita di una sceneggiatura teatrale. Il suo corpo privo di vita venne, però, scoperto solo qualche giorno più tardi. All'epoca aveva all'incirca 35 anni.
Possiamo quindi solo immaginare che genere di vita condusse Cline, e nonostante questo il protagonista del suo romanzo più famoso, La stanza buia, sembra molto lontano dallo stesso Cline. Oscar Fitzalan, infatti, è un musicista abbastanza tranquillo. Per sua ammissione ha avuto alcune avventure nel corso della sua vita, e anche una o due relazioni (una delle quali viene citata nel corso della narrazione in prima persona), ma se confrontato con il resto del cast del romanzo, o con lo stesso Cline, è indubbiamente un personaggio idealista e tutto sommato piuttosto tranquillo.
Fitzalan viene assunto dal ricco Richard Pride per aiutarlo con la sua musica nel corso delle sue ricerche sulla memoria. Allo scopo viene ospitato presso la magione di Pride, Mordance Hall, silenziosa coprotagonista di un romanzo ritenuto da Howard Phillips Lovecraft di statura elevatissima.
C'è in effetti un po' di Hill House dentro Mordance Hall, ma in questo caso il "male" nonn è incarnato dentro le mura della casa, ma nei suoi abitanti, iniziando dall'enigmatico padrone di casa, quel Richard Pride alla ricerca delle prove per dimostrare la sua teoria sulla memoria ancestrale. Pride si muove oscillando tra la scienza propriamente detta e la pseudo-scienza, in quel confine sottile che narrativamente parlando da indubbiamente spessore alla sua ossessione.
Al suo fianco troviamo un cane in qualche modo infernale, il selvaggio Tod, che nel corso della vicenda abbraccerà tale aspetto della sua caratterizzazione, la moglie Miriam e la figlia Janet. Particolarmente interessanti e, per certi versi persino preponderanti rispetto a Pride, le due donne avranno nel corso della lettura un'influenza per certi versi contrastante nei confronti del protagonista del romanzo. Janet viene caratterizzata come una ragazza moderna, poco interessata a seguire le convenzioni sociali, e sessualmente libera nelle sue scelte. Miriam all'iniziò appare un personaggio enigmatico, scostante, ma nella seconda parte muove le sue pedine per sedurre Fitzalan, facendolo cadere in un vortice di sensualità che probabilmente, vista la sua vita, Cline conosce molto bene. In quest'ottica la storia di Fitzalan sembra quasi la descrizione di un percorso di redenzione personale dell'autore, o quanto meno il suo desiderio nascosto di dare una scossa alla sua stessa vita reale.
Ne emrge un intreccio di sensi, seduzione, amore, odio, misticismo condito da atmosfere gotiche e oppressive e dalla sensazione crescente di un dramma in arrivo. E in questo senso il finale non delude sicuramente.
Altrettanto importanti alla vicenda, però, sono anche il segretario di Pride, Hough, e la serva della casa, più volte definita schiava da Fitzalan, Sally, a volte apostrofata come nera, altre come negra, il che da l'idea di quanto all'epoca fossero questi termini radicati all'interno della società statunitense. Tra l'altro la stessa Sally viene raccontata come una specie di sciamana, o quanto meno utilizzata da Pride in alcune occasioni in questo ruolo, in quei momenti senza la sua divisa da cameriera, ma invece nuda e con la pelle ricoperta di colori e simboli tribali.
A restarmi impresso, alla fine, oltre alle atmosfere, a questa aura gotica e oppressiva, c'è anche la stranezza della vicenda, in qualche modo sottolineata dallo stesso protagonista, che si rende conto di vivere in una situazione in qualche modo fuori dal mondo razionale, lasciandosi influenzare dalle teorie di Pride o dai giochi mentali di Miriam, spesso condotti attraverso l'astrologia. Oscar si rende perfettamente conto che, nonostante tutto ciò che il marito e la moglie possono dire delle loro attività, c'è ben poco di scientifico intorno a loro, ma non può fare a meno di restare intrappolato dentro la rete che questi due personaggi intessono intorno a Mordance Hall.
Sembra quasi che Cline abbia alla fine voluto mettere su carta quanto siano al tempo stesso affascinanti e inquietanti posizioni (per essere buoni) pseudo-scientifiche. Lo erano all'epoca e lo sono anche oggi, motivo per cui, nonostante tutto, il romanzo risulta ancora oggi potente e attuale nella sua essenza: magari, prima o poi, Mike Flanagan trasformerà La stanza buia in una nuova serie horror di successo.

Nessun commento:

Posta un commento