Stomachion

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mercoledì 21 febbraio 2024

Sacco e Vanzetti: Una storia come a teatro

20240221-paolo-pasi-scighera-sacco-vanzetti-18-febbraio
In effetti l'altro evento di cui scrivevo all'inizio del post dedicato al concorso di Legambiente - Zanna Bianca ha un che di teatrale, e non solo per l'incipit del libro che è stato presentato:
C'è una sedia al centro del palco. L'allestimento scenografico è pallido, il biancore lattiginoso evoca la sospensione della vita. Fuori, c'è tutto un mondo ad aspettare che qualcosa accada. Innanzitutto, il pubblico dei giudici e dei giurati, di coloro che hanno confermato il verdetto, con parole gonfie di vendetta o con il silenzio della paura, L'America castigata e benpensante del proibizionismo assiste.
E proprio la location della presentazione del libro, la sala del teatro del circolo Arci La Scighera, ricorda questo allestimento descritto all'inizio del libro. Un allestimento in cui il pubblico lì convenuto chissà dove si andrà a collocare...
Il libro è Sacco e Vanzetti - La salvezza è altrove di Paolo Pasi. Pubblicato per elèuthera racconta, come intuibile dal titolo, della storia al tempo stesso drammatica e iconica di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici uccisi dalla "giustizia" statunitense per una rapina con omicidio cui non avevano partecipato.

mercoledì 2 marzo 2022

Sciocchezze - parte 2

Non sono cose che fa piacere leggere. O scrivere. Ma sono vere. E sono parte del problema.
Questa guerra fa paura perché a portarla avanti è la Russia, una delle ex-superpotenze, come scrivevo ieri. Questa guerra fa paura perché è fatta contro gente che veste come noi. Che prova a vivere come noi. E non contro gente vestita in maniera diversa, come potrebbe essere un paese islamico, per esempio. Questa guerra fa paura perché la Russia ha i missili nucleari, che Putin minaccia di spedire contro l'Europa. Questa guerra fa paura perché i nostri governanti cercano di vendercela come necessaria. Come un modo per difendere i valori dell'occidente. Un po' come gli storici ci hanno venduto la battaglia delle Termopili, che alla fin fine non fu nemmeno così fondamentale per quella guerra lì contro i persiani, che gli ateniesi avrebbero vinto comunque. Ateniesi che erano quelli che si stavano difendendo, non dimentichiamolo. Questa guerra fa paura perché personalmente non ho ancora capito a che gioco sta giocando Zelenski, che ora vuole trattare con la Russia e ora istiga l'Unione Europea a intervenire, ora chiede la mediazione della Cina. Non è che a giocare a più tavoli trovi su uno la carta vincente: il rischio è che la situazione precipiti in fretta prima che la carta vincente esca dal mazzo. E la paura è che vada a finire proprio così. Questa guerra fa paura perché i governanti europei potrebbero non accontentarsi di mandare armi all'Ucraina, in un delirio di onnipotenza collettivo che pareggerebbe quello di Putin (e poi tanto mica sono loro che rischiano, con aerei privati già pronti a portarli via). Questa guerra fa paura perché in fondo a Cina e Stati Uniti non gliene frega un bel niente se Russia e Unione Europea si autodistruggono. Tanto arriveranno loro a prestare soldi a strozzo per ricostruire dalle macerie.
Vorrei tornare a scrivere di cose che mi piacciono. Scienza. Fumetti. Libri. Musica. Senza sentirmi come l'orchestra del Titanic che suonava fino all'ultimo istante possibile. O forse dovrei fare proprio come loro, perché in fondo quello era uno sprazzo di normalità, un modo per restare loro e mantenere i passeggeri calmi nonostante tutto.

martedì 1 marzo 2022

Sciocchezze

Poter veicolare le inquietudini del periodo tramite una recensione è indubbiamente molto utile, soprattutto quando l'umore oscilla tra l'ottimismo e il pessimismo in funzione delle piccole notizie che riescono a trapelare dal fronte russo-ucraino. Il principale timore in tutta questa storia, però, è legato alla reazione dei governi europei. Già si percepisce un'atmosfera non esattamente accomodante, anche perché iniziano a venire diffuse circolari riguardo l'attenzione da prestare in progetti in cui sono coinvolti gli scienziati russi. E' una situazione ancora più estrema persino di quanto successo durante la Guerra Fredda, quando invece gli scambi, ufficiali o sotto banco, sono comunque proseguiti. E questa in un certo senso è solo la punta dell'iceberg cui in maniera più o meno diretta sono entrato in contatto. Se poi aggiungiamo tutte le voci su come i russi vengono trattati non tanto dai cittadini quanto dalle istituzioni europee, si capisce che forse i nostri governanti stanno affrontando la questione con il piglio sbagliato.
Poi, però, penso che questo atteggiamento sia in qualche modo inevitabile, e fa parte della struttura stessa della democrazia, secondo cui alla fin fine i responsabili degli errori dei governanti sono i cittadini, che con il voto li hanno messi in quel posto. E d'altra parte negli ultimi due anni abbiamo sentito dire da più parti che il problema della pandemia era tutto sulle spalle dei comportamenti individuali. E allora, se ci siamo stancati di sentirci dire una sciocchezza del genere, per quale cavolo di motivo non dovrebbe essere altrettanto sciocco ritenere un russo, anche uno che appoggia Putin, responsabile delle scelte di quest'ultimo?

mercoledì 2 ottobre 2019

Una mucca indiana a Sarajevo

Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia è stata territorio di una guerra etnica e civile caratterizzata soprattutto dalla forte presenza dei cecchini in molte delle città bosniache, prima su tutte Sarajevo. Uno degli elementi più stupefacenti, almeno per qualcuno che si reputa abbastanza lontano dalla religione, è come le ideologie che hanno diviso la popolazione bosniaca hanno di fatto separato amici e parenti, persone che fino al giorno prima erano in rapporti più o meno stretti e che poi si sono ritrovate dai due lati della barricata. Per la maggior parte la scelta è stata in un certo senso dettata dalla paura di essere isolati dalla comunità religiosa di appartenenza, per altri la conclusione di un percorso di odio. Ad ogni modo la Bosnia è stata di fatto invasa sia dalle forze di pace di ONU e NATO, sia da cecchini e mercenari di altre nazioni che videro nella guerra in Bosnia un'ottima occasione per lucrare sulla morte.
In tutto questo contesto la città di Sarajevo ha resistito a un vero e proprio assedio, opponendo alla violenza la forza della vita e della cultura, di cui la città è stata sempre ricca. Ed è proprio tutto questo che Lorenzo Mazzoni racconta ne Il muggito di Sarajevo, un romanzo indubbiamente realistico, ma al tempo stesso incredibilmente surreale. Per capire soprattutto quest'ultimo punto, basta riassumere il romanzo attraverso questi pochi elementi:

sabato 26 gennaio 2019

L'impatto della guerra sulla società: la battaglia di Antietam

Articolo aggiornato con l'aggiunta dell'immagine e una sistemata a link e formattazione dopo la prima, frettolosa pubblicazione
La battaglia di Antietam è una delle più importanti delle guerre civili statunitensi. Combattuta il 17 settembre del 1862 presso Sharpsburg nel Maryland. E' considerata come una delle battaglie più importanti della guerra civile, poiché, pur se costituì un pareggio militare, diede all'Unione un primo vantaggio strategico e politico sulla Confederazione. Inoltre è anche considerata come la battaglia più sanguinosa tra quelle da un giorno. A fronteggiarsi erano George McClellan per l'Unione e Robert Lee per i Confederati. Le perdite furono ingenti per entrambi gli schieramenti: 12401 su 87000 (circa il 14%) per l'Unione, e 10316 su 45000 (quasi il 23%) per la Confederazione per un totale di 22717, circa il 17% dei soldati scesi in campo.
Il motivo per cui oggi vi scrivo due righe sulla battaglia Antietam e della guerra civile americana è semplice: come avrete notato ho iniziato a pubblicare contenuti a tema pi greco, non solo perché mi è capitata la domanda nella casella di posta elettronica, ma anche perché nei giorni scorsi ho messo un po' d'ordine tra le notizie pi greche dei Carnevali passati per ordinarle in un piccolo pdf, anche se lo scopo di tale ordinamento è leggermente differente dal desiderio di... ordine! E ordinando mi sono imbattuto in un articolo di Alessandra King per la sua ribrica Math for real su Mathematics Teaching in the Middle School. Da quell'articolo ho messo in piedi una breve ricerca che mi ha fatto finire sull'articolo della King dedicato proprio alla battaglia di Antietam(2). E così ecco la curiosità di capire se effettivamente questa battaglia è stata una delle più sanguinose.

domenica 21 settembre 2014

Il più grande robot del mondo

Oltre ai problemi di pubblicazione, la gestazione del post è stata sicuramente la più complessa di tutta la serie dedicata ad "Astro Boy". Il post che segue ha subito almeno un paio di riscritture a partire da un testo di base iniziale, che vi posso assicurare alla fine è risultato completamente stravolto. La versione alla fine pubblicata non mi ha comunque soddisfatto appieno, ma se avessi continuato a limare, probabilmente non avrebbe visto mai la luce e non avevo altre appendici da proporre sulle storie precedenti. Per cui... Buona lettura!
Come ricorda il critico nipponico Gorot Yamada nella postfazione a Pluto #6 di Naoki Urasawa
Il più grande robot del mondo fu l'apice della popolarità della saga.
La sua serializzazione iniziò sulle pagine di Shonen nel giugno del 1964 per concludersi nel gennaio del 1965 e a differenza di Black Looks e de L'armata di Hot Dog, mostra sin da subito la vera identità del nemico e le sue motivazioni. Infatti mentre in Black Looks l'avversario di Atom si nasconde dietro delle maschere, in Hot Dog Tezuka giocherà con il lettore, permettendogli di intuire l'identità dell'avversario che fisicamente attaccherà l'eroe e svelando invece le motivazioni del mandante solo dopo alcune decine di pagine. Ne Il più grande robot del mondo, invece, Pluto ci viene mostrato nella vignetta d'apertura in tutto il suo splendore mentre il suo padrone, il sultano Chochi Chochi Ababa gli assegna la sua missione: distruggere i sette robot più forti del mondo, per potersi lui arrogare il diritto di re del mondo, in quanto suo padrone.
La storia è abbastanza lineare nello sviluppo: con un crescendo della drammaticità e della violenza robotica, Pluto affronta uno a uno i suoi 7 avversari, iniziando da Mont Blanc, il robot svizzero, guida montana. A parte Mont Blanc e Atom, titolare della serie, gli avversari di Pluto sono quasi tutti descritti come combattenti, più o meno tagliati su una stessa matrice, che sembra quella su cui sono in particolare basati North 2, Hercules e Brando. Una leggera variazione c'è, invece, con Gesicht, robot investigatore tedesco, che però Tezuka non descrive per le sue doti investigative ma per quelle da combattente. E' il primo che mette in reale difficoltà fisica Pluto in una scena epica dal sapore western (che evidentemente ha influenzato il cinefilo mangaka), tutta giocata sotto la pioggia, a sottolineare la drammaticità dello scontro.
Questa caratterizzazione abbastanza lineare se non in certi casi piatta suggerisce, in realtà, l'idea di una rappresentazione della guerra. Non a caso ciascun robot sfidato da Pluto proviene da una nazione differente. Lo stesso finale, con Atom che si chiede se mai questa violenza avrà fine, sembra un riferimento forte a questa prima chiave di lettura antibellica della storia di Tezuka.

lunedì 25 agosto 2014

Il segreto dei cospiratori egiziani

Inizia come una spy story, Il segreto dei cospiratori egiziani, o come un fumetto noir, come afferma Baffo durante l'immancabile inseguimento sul tetto del treno in un incipit che, in effetti, sembra ispirato anche a Mistero sull'Orinet Express di Agatha Cristie.
Dietro questo inizio al fulmicotone c'è una cospirazione ordita dal professor Baribari che, utilizzando il suo robot Cleopatra, cerca di riportare al suo antico splendore il Regno dell'Egitto e, da qui, conquistare il mondo intero. Il racconto di questa cospirazione viene fatto da Tezuka trasformando le vignette in una serie di geroglifici, con una soluzione non troppo differente da quella utilizzata da Romano Scarpa ne Le sorgenti mongole, quando il maestro veneziano racconto, con dei graffiti, la leggenda che spinse Topolino a intraprendere una nuova avventura.
La storia di Cleopatra raccontata da Ochanomizu





Questa serie di vignette sono anche emblematiche della struttura visiva utilizzata dal maestro giapponese: quattro strisce suddivise in due o tre vignette, in base alle esigenze narrative. E' anche una struttura molto flessibile nell'interpretazione di Tezuka, molto più di quanto fece Barks negli Stati Uniti: il creatore di Atom, infatti, introduceva spesso vignettone ariose (quadruple o sestuple) e anche delle spettacolari splash page, come quella dell'ingresso del tempio egizio sede della cospirazione di Baribari.

sabato 23 agosto 2014

Atom l'ambasciatore

Lo spiega lo stesso Osamu Tezuka ne La nascita e l'evoluzione di Tetsuwan Atom, storia in tre parti in appendice al primo volume della Panini Comics: Atom, noto negli Stati Uniti e da qui nel resto del mondo soprattutto come Astro Boy (soprattutto per la serie televisiva), nasceva come personaggio di contorno in Atomu Taishi, Ambassador Atom anche nota come Captain Atom, storia serializzata su Shonen dall'aprile 1951 al marzo 1952.
Nelle prime due puntate Tezuka prepara l'ambientazione, presenta i personaggi e poi con la terza introduce il robot Atom, che doveva comunque essere un personaggio marginale, ma permetteva di avere una coordinazione tra il titolo del manga e uno dei suoi protagonisti.
Il ruolo di Atom, però, crescerà prima della conclusione della storia: il robot, infatti, diventerà ambasciatore di pace nella guerra tra la Terra e i visitatori spaziali. Tezuka, infatti, inizia la storia come una space-opera classica: i terrestri viaggiano nello spazio a bordo di gigantesche astronavi dopo che la Terra è esplosa.
La seconda puntata si apre in maniera inaspettata: Tamao, uno dei ragazzi protagonisti della prima puntata si trova, sotto la pioggia, a Tokyo. Cosa è successo alla nave spaziale? Era tutto un sogno di Tamao? O c'è stato un ripensamento da parte dell'autore? In realtà, come si scoprirà in seguito, gli abitanti di un'altra Terra, questa esplosa, sono giunti sulla Terra di Atom. Tezuka, così, può introdurre nel suo fumetto da una parte gli avvistamenti di ufo di cui si sta iniziando a parlare sempre più diffusamente in quegli anni, e dall'altra la teoria dei molti mondi, in questo caso interpretata come se le Terre-parallele non si trovassero a un universo di distanza, ma all'interno del medesimo universo.

domenica 16 maggio 2010

Post leggero. La terza guerra mondiale.

Sono nato nel 1977. Piena guerra fredda. E sono cresciuto con tanti telefilm "americani" dove le angosce che permeavano le intere serie erano la "guerra del Vietnam" e la paura della fine della specie umana dovuta ai missili a testata nucleare che americani e russi si potevamo mandare contro da un momento all'altro. E' strano, non ci avevo mai pensato quanto quelle paure avessero in qualche modo influenzato me e la mia generazione. Eppure la paura era li. Ovunque. Forse in Italia non come in USA (o in Russia), ma attraverso quei telefilm entravano nei nostri sogni, nei nostri incubi, nelle nostre speranze forse.

Diversi sono stati anche veri e propri film che mi hanno lasciato un segno, tra cui "the day after - Il giorno dopo (1983), "wargames - giochi di guerra (1983).

In uno di questi telefilm, "Ralph Supermaxieroe", ci fu una puntata (probabilmente il titolo era "operazione guastafeste") dove Ralph si trovo' a dover intervenire per impedire l'inizio della terza gurrra mondiale; in quella puntata poi gli extraterrestri intervennero direttamente (per chi ha visto il telefilm sa di cosa parlo).
La memoria e' strana; dopo oltre 20 anni ricordo quella puntata. E soprattutto ricordo una canzone che poi nel corso degli anni mi ha "tormentato"; ricordo solo la musica naturalmente, allora non sapevo nemmeno che esisteva una lingua che si chiamava inglese. E nel corso degli anni ricordo di averla risentita ed ogni volta mi faceva venire i brividi. Ieri per caso l'ho ritrovata.
Qui lo spezzone del telefilm in cui la canzone appare. Si tratta della canzone "Eve of Destruction" cantata da Barry McGuire nel 1965. Era una canzone di protesta: "la vigilia della distruzione" dovuta alle bombe nucleari. Ve la propongo qui, perche' in fondo siamo sempre sull'orlo di qualche catastrofe.

The eastern world it is explodin',
violence flarin', bullets loadin',
you're old enough to kill but not for votin',
you don't believe in war, what's that gun you're totin',
and even the Jordan river has bodies floatin',

but you tell me over and over and over again my friend,
ah, you don't believe we're on the eve of destruction.

Don't you understand, what I'm trying to say?
Can't you see the fears that I'm feeling today?
If the button is pushed, there's no running away,
There'll be no one to save with the world in a grave,
take a look around you, boy, it's bound to scare you, boy,
and you tell me over and over and over again my friend,
ah, you don't believe we're on the eve of destruction.

Yeah, my blood's so mad, feels like coagulatin',
I'm sittin' here, just contemplatin',
I can't twist the truth, it knows no regulation,
handful of Senators don't pass legislation,
and marches alone can't bring integration,
when human respect is disintegratin',
this whole crazy world is just too frustratin',
and you tell me over and over and over again my friend,
ah, you don't believe we're on the eve of destruction.

Think of all the hate there is in Red China
Then take a look around to Selma, Alabama!
Ah, you may leave here, for four days in space,
but when you return, it's the same old place,
the poundin' of the drums, the pride and disgrace,
you can bury your dead, but don't leave a trace,
hate your next-door-neighbour, but don't forget to say grace,
and you tell me over and over and over and over again my friend,
you don't believe we're on the eve of destruction.
no no you don't believe we're on the eve of destruction.


venerdì 18 settembre 2009

La guerra e il controllo delle risorse

Per ogni guerra che c'è sulla Terra, c'è dietro l'intenzione da parte di chi combatte, o meglio di chi manda a combattere di controllare le risorse primarie, soprattutto quando queste non sono all'interno del proprio territorio, o comunque non sono presenti in abbondanza.
Le guerre per le risorse possono essere tra stati o, come suggeriscono molti romanzi di fantascienza come il da me sempre amato Morte dell'erba, tra individui. In ogni caso, qualunque tipo di guerra gli uomini hanno deciso, decidono e decideranno di combattere, è sempre una guerra per il controllo delle risorse, e bisognerà comunque pagarne le conseguenze.
Il video che segue è stato proposto da Debora Billi. Buona visione:

War for Resources HD from Age of Stupid on Vimeo.

domenica 6 marzo 2005

L'ultima vittima

In Iraq è morto Nicola Callipari. Era andato per portare in salvo, in Italia, Giuliana Sgrena, la giornalista del Messaggero che era stata rapita da un gruppo terroristico locale. L'auto che li trasportava è stata vittima di un attacco: da parte delle truppe USA!
E' partita un'inchiesta degli statunitensi per capire perché ciò sia potuto accadere, e nel frattempo escono fuori voci secondo cui il governo italiano abbia pagato un riscatto e per non farlo sapere in giro non abbia detto nulla del rapimento agli USA e all'Iraq. O forse la verità sta in un posto molto più oscuro da dove chissà mai se riuscirà a venire alla luce...
Intanto un altro italiano è morto per proteggere chi non poteva farlo da sé.
Tra un pò partiranno le solite strumentalizzazioni politiche, i soliti valzer sul morto, le solite proposte senza idee... La strada verso la libertà e la democrazia è difficile e qualcuno deve pur percorrerla. L'Iraq dovrebbe farlo da solo, ma forse, ancora, non la conosce e qualcuno dovrebbe accompagnarlo.
Tra l'altro, nei giorni scorsi, molti erano preoccupati del fatto che l'Italia potesse perdere la corsa nella ricostruzione con Francia e Germania: come se la cosa più importante nella nostra presenza in Iraq fosse quella di guadagnarci sopra! Forse è proprio così ed io sono l'ultimo degli ingenui, ma almeno voglio continuare a pensare che siamo lì solo per dare un'aiuto.

In rete:
* Rammarico di Ramsfeld
* EVVIVA su Brodo Primordiale

domenica 23 gennaio 2005

Nonostante tutto...

In questi strani giorni a volte succede che qualcuno muore. Muore un altro soldato italiano. Muoiono altri poliziotti iraqueni. Muore gente che ha l'unica colpa di voler aiutare, dare respiro, un pò di ordine e di dignità, indipendentemente se i pensieri di coloro che aiutano siano o meno in loro favore, in loro appoggio.
E così, nonostante tutto, nonostante i rischi, nonostante i pericoli, sono lì, restano e continuano a fare il loro dovere, anche se non si è d'accordo...

venerdì 5 novembre 2004

La pace ha perso un Nobel...

Sembra che Arafat, presidente di una ancora inesistente Palestina, sia morto. Un uomo che, pur non avendo dedicato la vita alla pace, aveva ottenuto il Nobel per la pace... Parola grossa, considerando cosa implica.
Subito in molti si sono divisi per dire la loro su quello che era e su cosa ha rappresentato Arafat, e nessuno è d'accordo con l'altro. In tutto questo turbinio di voci, interventi, discussioni, ci si dimentica che Arafat ha vinto un Nobel per la pace, ma forse senza tanto merito. Ci si dimentica che spesso chi costruisce veramente la pace ogni giorno, chi meriterebbe veramente tale riconoscimento per il proprio disinteressato impegno per la pace, spesso viene ignorato, come rischia di essere ignorato Enzo Baldoni, morto proprio per quella pace che andava cercando, morto per cercare di capire come si poteva costruire la pace in Iraq.

E così, qualche giorno dopo il rapimento, in una notte di giovedì, andando sul sito di Repubblica a controllare il medagliere olimpico, mi sono trovato davanti alla notizia dell'assassinio di Enzo Baldoni. Non ho voluto crederci, all'inizio. Pensavo fosse uno scherzo, una notizia fasulla. Ma la mattina dopo, leggendo il giornale, ho letto tutti gli atroci dettagli, ho letto della strazio della famiglia, e non sono riuscito a trattenere le lacrime. Essere un "uomo dei fumetti", così come essere un uomo di pace, di comprensione, comunicazione, ironia, non è servito a salvarlo. Siamo tutti un pò più poveri, un pò più tristi, un pò più soli, in questa fine d'agosto in cui pietà l'è morta...
(editoriale di Marco Lupoi, da L'Uomo Ragno#127 (#399) del 14 Ottobre 2004)

La pace ha perso un Nobel, ma non è morto ieri...

giovedì 4 novembre 2004

4 Novembre 1918

Da un documento ufficiale dell'epoca:

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Armando Diaz

Forse l'ultima grande guerra combattuta dall'Italia. O forse la prima di una lunga serie di guerre infami, come tutte quelle dell'era moderna.

Per approfondire:
-Il testo di cui sopra
-L'armistizio di Villa Giusti
-Il 4 Novembre: festa dell'unita' nazionale
-4 Novembre 1918: la vittoria

giovedì 15 luglio 2004

Perdersi nel ricordo...

Forse è una notizia che si perderà tra le tante, senza troppi rimpianti per qualcuno, con grande dolore per altri (ricordiamolo che c'e' chi piange), ma il 13 Luglio di quest'anno (un paio di giorni fa) è morto al Cardarelli di Napoli, dove era ricoverato da tempo, Luca Sepe, caporalmaggiore di 27 anni reduce da più missioni nei Balcani.
Aveva contratto un linfoma nel 2001, poco dopo essere rientrato da una delle missioni nell'ex Jugoslavia e adesso non c'è più.
Non so, ma forse vale la pena di leggere: Morire di pace da Report, o, se preferite, la versione postata da siddharta su Quarto Stato.

giovedì 15 aprile 2004

(...)

La notizia circolava già ieri sera, ma non si avevano ancora conferme certe. Non si sapeva chi era stato ucciso, né se effettivamente era stato ucciso uno dei quattro ostaggi italiani. Questa mattina, svegliandomi, ho saputo che la notizia era vera (e su questo pochi dubbi si potevano avere) e su chi era stato scelto per questa prima esecuzione.
Sembra che il nostro governo non cederà al ricatto (non lo ha fatto per Moro e non lo farà per 4 civili) ma proverà in tutti i modi a ritrovare gli ostaggi, nella speranza di arrivare in tempo, nella speranza che non siano già morti: perché sono stati accusati di essere spie, e non è detto che la loro condanna a morte non sia stata già scritta al momento della cattura.
La speranza è l'ultima a morire, ma in questo periodo è messa veramente a dura prova.

venerdì 26 marzo 2004

Conan (9): Forse...

E' un periodo difficile, questo. Un periodo in cui la vita sembra non avere più alcun valore. Prima un ragazzo muore, in Palestina, e Arafat si scusa, perché, pur se israeliano, era un arabo-palestinese-musulmano (e se fosse stato un semplice israeliano?), poi viene mandato un ragazzino allo sbaraglio, carico di esplosivo, pronto a morire... ma in realtà non era così pronto a morire come i suoi mandanti pensavano e speravano...
Forse da qualche parte qualcuno piange perché non c'è stata una strage, forse da qualche parte qualcuno piange perché un figlio si è salvato, forse da qualche parte bisogna pur andare se si vuole arrivare interi alla fine, e questo qualche parte non si trova certo in fondo ad una buca scavata nella terra bagnata di fresco dalle lacrime dei vivi...

venerdì 12 marzo 2004

Torna e torna ancora...

Sono molte le cose che vedi passare via. Che dimentichi. Che intimamente non faranno mai più parte di te.
Sono molte le cose che passano e non lasciano più traccia in te. Ma una in particolare. Una piccola, una grande, una cosa che arriva e e passa e torna e ancora va via per poi ritornare e non farsi più dimenticare, perché torna quando sembra che l'hai dimenticata.
Torna quel dolore, di cosa non sai. Sai solo che torna, a ricordarti quanto siano stupidi gli esseri umani, a ricordarti quanto siano crudeli, a ricordarti che anche il sangue scorre... purtroppo non solo nelle vene...

Un ricordo per l'11 Marzo 2004