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giovedì 31 gennaio 2019

Il postulato di Weyl

Hermann Weyl non si è occupato solo di particelle, ma anche di universo, formulando un postulato che prende il suo nome. Il postulato stabilisce che le traiettorie di osservatori speciali, identificati con le galassie, formano dei fasci di linee che non si intersecano tra loro. Di conseguenza esiste un'unica linea che attraversa ogni punto dello spazio e del tempo.

Nella figura a destra le traiettorie sono distribuite in un modo semplice e ordinato, senza intersecarsi. Nella figura a sinistra, invece, le traiettorie sono disordinate e le intersezioni consentite. In questo caso non è possibile identificare una traiettoria unica che congiunge due punti dello spaziotempo, a differenza del caso precedente.
Le galassie si muovono come nel caso ideale e per ognuna di esse si può identificare un osservatore unico. Tali osservatori sono detti osservatori fondamentali.
Illustrazione e bibliografia: Elements of Cosmology di Jayant V. Narlikar

mercoledì 30 gennaio 2019

Fare astronomia con poco

E' notizia recente la scoperta da parte di un gruppo di astronomi giapponesi di un planetesimo del diametro di circa 1.3 km. L'importanza della notizia non risiede solo nell'osservazione del planetesimo in se o dell'uso del metodo dell'occultazione, ma degli strumenti utilizzati: un paio di telescopi amatoriali posti sul tetto di una scuola. Un ottimo spot per l'astronomia, che potrà andare a chiedere fondi anche per progetti a poco costo. Poi gli verrà risposto qualcosa del tipo: i fondi per comprare i telescopi amatoriali ci sono, quelli per gli stipendi no, ma tanto visto che fate tutto con poco, va bene lo stesso, vero?

martedì 29 gennaio 2019

I rompicapi di Alice: Di arance e salsicciotti

Era il 1611 quando Johannes Kepler si chiese quale era il modo migliore per ringraziare a costo zero (o il più basso pèossibile) il suo munifico mecenate, Johannes Matthaus Wacker von Wackenfels. Decise di scrivere un libro e dedicarglielo: Il fiocco di neve esagonale.
Kepler partiva dall'osservazione che i fiocchi di neve formavano cristalli di simmetria esagonale(1). La domanda aleggia già nell'aria: perché questa simmetria?
La risposta dell'astronomo e matematico era molto semplice: la simmetria esagonale è il modo più efficiente di accostare cerchi in un piano(1).
Ovviamente Kepler non si limitò solo ai cerchi nel piano, ma si chiese se anche con le sfere esisteva una qualche regola analoga. Di fatto per impilare oggetti di forma sferica, come le palle di un cannone o le arance, si possono in principio utilizzare tre impacchettamenti regolari: esagonale, cubico e cubico a facce centrate.
Il primo lo si ottiene impilando uno sull'altro strati di sfere a loro volta impacchettate con simmetria esagonale. In questo caso i centri delle sfere si ritrovano esattamente uno sull'altro. L'impacchettamento cubico è analogo a quello esagonale, con la differenza che ogni strato è impacchettato con la simmetria di un quadrato. E i centri sono sempre allineati uno sull'altro.
L'impacchettamento cubico a facce centrate è, invece, quello che applicano normalmente i fruttivendoli quando impilano le arance: ogni strato ha simmetria esagonale, ma lo strato superiore è incastrato nello strato inferiore facendo combaciare i centri delle sfere superiori con i vuoti dello strato inferiore(1).
Anche in questo caso Kepler arriva alla conclusione che l'impacchettamento cubico e facce centrate è il più efficiente possibile. E entrambe le affermazioni di Kepler vennero dimostrate solo nel XX secolo.

lunedì 28 gennaio 2019

Ritratti: Lewis Carroll

Il 27 gennaio del 1832 vicino a Daresbury nel Cheshire nasceva Charles Lutwidge Dodgson, passato agli annali della cronaca letteraria con lo pseudonimo di Lewis Carroll, l'autore di Alice nel paese delle meraviglie.
La figura di Carroll è spesso presente non solo nella serie di articoli dei Rompicapi di Alice, che però pescano anche all'esterno del corpus carrolliano, ma anche su molti altri articoli di matematica ricreativa. D'altra parte il buon Dodgson ha scritto qualcosa come 256 lavori pubblicati in vita, lista che si allunga fino a 900 con materiale recuperato dai suoi archivi. Di questi 16 sono libri, di cui 6 per bambini e 10 dedicati alla matematica e alla logica, sebbene, come dimostra proprio Alice, la passione per la matematica e i rompicapi era ben presente anche nei suoi scritti per i giovani lettori.
Tutto questo corpus letterario è sostanzialmente frutto del molto tempo che Dodgson aveva a disposizione. La sua biografia, d'altra parte, è abbastanza scarna, come ricordava Warren Weaver in Lewis Carroll: mathematician pubblicato su Scientific American nell'aprile del 1956.
Nato in una famiglia dalla tradizione ecclesiastica, studiò a Oxford a partire dal 1850, dopo aver passato sei anni infelici nelle scuole pubbliche inglesi. Alla fine del 1852 ottenne il massimo dei voti in matematica e gli fu conferito uno studentship, l'equivalente di un fellowship attuale, a patto di rimanere celibe (cosa che, a quanto pare, fece solo formalmente) e prendere gli ordini sacerdotali. Ottenne il bachelorato in matematica nel 1854 e il master nel 1857. Nel frattempo nel 1855 gli venne assegnata una borsa di studio da venti sterline l'anno e fu nominato studente senior presso la Christ Church e successivamente docente di matematica presso l'università. Visse nel college di Tom Quad dal 1868 fino al 1898, anno della sua morte.
La sua vita accademica può essere riassunta così: insegnò matematica e nel frattempo divenne sottobibliotecario nel 1855, venne ordinato diacono nel 1861 e curatore della Sala Comune nel 1861.

domenica 27 gennaio 2019

Topolino #3296: Paperinik salva tutti

Avendo dedicato la domenica del Caffé del Cappellaio Matto a Werner Heisenberg, visto il giorno della memoria, e rinviando così a lunedì l'usuale recensione di una delle storie di Topolino (non sono riuscito a pubblicarla ieri), ho deciso che anche su DropSea la recensione del resto del numero, decisamente poco memorabile, poteva attendere qualche ora per essere scritta e pubblicata.
Questione di...Signora in Giallo!
Marco Bosco è indubbiamente un abile sceneggiatore, ma anche uno di quelli che ti fa disperare: è al tempo stesso in grado di scrivere grandi storie o altre decisamente dimenticabili. A volte riesce, però, a porsi nel mezzo, con storielle abbastanza semplici spesso ispirate, come atmosfera e svolgimento, proprio al serial che cito nel titolo di questa sezione, La signora in giallo.
Non sfugge a questa catalogazione nemmeno la storia con Paperinik protagonista, La forza perduta, che si trova a sommario come seconda del numero, nonostante la splendida copertina di Andrea Freccero dedicata al più famoso alter ego di Paperino. Quest'ultimo, dopo non essere riuscito a provare a causa del rinculo la nuova pistola congelante di Archimede Pitagorico, decide di iscriversi in palestra per rinforzare i suoi muscoli, che secondo l'inventore sono la causa del mancato collaudo. Di ritorno dalla palestra, nei panni di Paperinik per fare prima, si imbatte in un forzutissimo criminale, che lo sconfigge facilmente. Inizia, così, un'indagine neanche troppo complessa che, tra un equivoco e l'altro, porta l'eroe alla cattura del criminale con in più un piccolo bonus.

sabato 26 gennaio 2019

L'impatto della guerra sulla società: la battaglia di Antietam

Articolo aggiornato con l'aggiunta dell'immagine e una sistemata a link e formattazione dopo la prima, frettolosa pubblicazione
La battaglia di Antietam è una delle più importanti delle guerre civili statunitensi. Combattuta il 17 settembre del 1862 presso Sharpsburg nel Maryland. E' considerata come una delle battaglie più importanti della guerra civile, poiché, pur se costituì un pareggio militare, diede all'Unione un primo vantaggio strategico e politico sulla Confederazione. Inoltre è anche considerata come la battaglia più sanguinosa tra quelle da un giorno. A fronteggiarsi erano George McClellan per l'Unione e Robert Lee per i Confederati. Le perdite furono ingenti per entrambi gli schieramenti: 12401 su 87000 (circa il 14%) per l'Unione, e 10316 su 45000 (quasi il 23%) per la Confederazione per un totale di 22717, circa il 17% dei soldati scesi in campo.
Il motivo per cui oggi vi scrivo due righe sulla battaglia Antietam e della guerra civile americana è semplice: come avrete notato ho iniziato a pubblicare contenuti a tema pi greco, non solo perché mi è capitata la domanda nella casella di posta elettronica, ma anche perché nei giorni scorsi ho messo un po' d'ordine tra le notizie pi greche dei Carnevali passati per ordinarle in un piccolo pdf, anche se lo scopo di tale ordinamento è leggermente differente dal desiderio di... ordine! E ordinando mi sono imbattuto in un articolo di Alessandra King per la sua ribrica Math for real su Mathematics Teaching in the Middle School. Da quell'articolo ho messo in piedi una breve ricerca che mi ha fatto finire sull'articolo della King dedicato proprio alla battaglia di Antietam(2). E così ecco la curiosità di capire se effettivamente questa battaglia è stata una delle più sanguinose.

venerdì 25 gennaio 2019

Le grandi domande della vita: Il mondo esatto delle particelle

Per questa nuova puntata de Le grandi domande della vita la fa da padrone la fisica delle particelle, cui si aggiunge la matematica immaginaria e un'anticipazione del pi day, assolutamente necessaria come vedrete leggendo l'ultima sezione di questa puntata.
Solide certezze
Ricordate il famoso discorso di Richard Feynman? Quello che fa C'è tanto spazio lì sotto? Bene. Anche se non formulata esattamente in questo modo, una possibile conseguenza dell'affermazione di Feynman è quella di porsi la domanda su come mai, con così tanto vuoto nella materia, quella solida è, effettivamente, così solida, in particolare nel senso del tatto.
Una possibile risposta possiamo provare a darla utilizzando un articolo proprio di Feynman sulle forze all'interno delle molecole(1). Fondamentalmente l'idea è quella usuale: i nuclei di carica positiva sono circondati da nuvole di elettroni che orbitano intorno a essi. Gli atomi, in forza di queste nuvole elettroniche che interagiscono tra loro grazie al movimento degli elettroni, tendono a costituire dei legami, sostanzialmente retti dalla legge di Coulomb, grazie all'attrazione che le nuvole elettroniche esercitano sui nuclei. In qualche modo, dunque, sono ad esempio le nuvole elettroniche dei nostri elettroni esterni che vengono respinte dalle nuvole elettroniche degli elettroni esterni ad esempio della tastiera dove sto scrivendo, rendendo la tasiera stessa impenetrabile dalle mie dita.

martedì 22 gennaio 2019

Aquaman, il film

Settimana scorsa sono finalmente riuscito ad andare al cinema per vedere il tanto atteso Aquaman, la pellicola della Warner che porta sul grande schermo il re di Atlantide, uno dei supereroi della DC Comics.
La storia, come ben era evidente sin dal trailer, è basata sulla riscrittura del personaggio operata da Geoff Johns durante New 52, ma gli stessi sceneggiatori sembra si siano molto più che ispirati alle storie di Johns e in qualche modo si ha la sensazione che sia la stessa sceneggiatura del film a essere farina del sacco dello sceneggiatore DC Comics, anche se non gli è ufficialmente accreditata.
Ad ogni buon conto siamo di fronte a un film sfarzoso, con un'estetica in qualche modo non molto differente da quella di un videogioco fantasy (o da uno Star Wars) e una storia non molto differente per struttura: l'eroe, recalcitrante, viene coinvolto in una "cerca" che gli farà scoprire (o riscoprire) nuovi poteri e una forza che non era ovvio possedesse.

domenica 20 gennaio 2019

Topolino #3295: Dal Klondike all'Egitto e ritorno

Come scrivevo nell'introduzione all'articolo dedicato a Lo scatto di soppiatto, il #3295 si è rivelato un numero migliore rispetto alle attese e non solo per la gradita presenza della nuova storia della serie de La storia dell'arte di Topolino. Ma bando agli indugi e iniziamo subito con la storia di copertina:
Ritorno al Klondike
Se tra gli autori storici a prendere spunti dalla linea narrativa di Don Rosa ci sono Carlo Panaro e Francesco Artibani, anche forti della tradizione scarpiana, sono soprattutto i nuovi sceneggiatori a proporre soggetti di chiaro gusto donrosiano, ovviamente conditi con un certo grado di italianità. Ad esempio Vito Stabile sviluppa i soggetti con un occhio alla linea letteraria di Rodolfo Cimino, mentre in questo numero con I tempi del Klondike tocca a Pietro Zemelo il compito di affrontare il passato di Paperon de Paperoni.
L'episodio che Zemelo approfondisce è, in pratica, l'ultima ricerca di un tesoro nel grande nord da parte di Paperone. Il soggetto, detto così, è effettivamente alla Don Rosa, ma la sua declinazione è più complessa. Infatti, subito dopo il flashback iniziale, la trama ha una svolta che ricorda in qualche modo Il debito d'onore di Giorgio Cavazzano, anche se il coprotagonista della vicenda non è un minatore come nella storia del 1989. Lo sviluppo successivo, invece, è un chiaro riferimento Ricomincio da capo, film del 1993 diretto da Harold Ramis e con Andie MacDowell e Bill Murray. Il lieto fine, in qualche modo scontato, non ne inficia la qualità, sia nello sviluppo del soggetto, ricco di spunti disneyani ma non solo, sia nella gestione dei personaggi. In questo senso anche i soliti e un po' stantii battibecchi tra zione e nipote risultano più sopportabili del solito anche grazie all'importanza narrativa che Zemelo assegna loro.
A dare un'ultima spinta alla storia ci pensano, infine, i sempre belli ed evocativi disegni di Fabio Celoni. Il disegnatore mette in campo tutto il suo repertorio, mostrato quasi sin dai suoi esordi, come ben sa chi ha letto Torna a casa Paperino del 1995 scritta da Fabio Michelini: ricordi che compaiono accompagnati da un vento mistico che trasporta ombre e nebbia; vignette d'atmosfera che enfatizzano i momenti chiave della trama; alcune scelte di inquadratura nonché alcune vignette che in qualche modo richiamano alla parodia Dottor Ratkyll e Mister Hyde.87 Tutto alla fine concorre alla realizzazione di una bella storia d'apertura, completata dall'altrettanto bella copertina di Cavazzano.

sabato 19 gennaio 2019

Le quattro stagioni: l'inverno

Le quattro stagioni sono quattro concerti per violino composti dall'italiano Antonio Vivaldi. Ognuna delle stagioni è suddivisa in tre movimenti ed è accompagnata da un sonetto, composto da un poeta anonimo (o forse dallo stesso Vivaldi). Quello che segue è il sonetto dell'Inverno, cui segue l'interpretazione rock di Ross Pike del primo movimento, l'allegro ma non troppo:

venerdì 18 gennaio 2019

A night with Cosmo Brain

Ieri è andata in onda la nuova puntata di Cosmo Brain dedicata alla Luna con Filippo Bonaventura che mi ha succeduto come ospite di Laura Paganini. Nel frattempo, per chi se la fosse persa, eccovi la puntata del 10 gennaio 2019 con me come ospite a parlare di Queen, astronomia e fisica.
Visto che mi piace anche condividere con voi i testi lunghi che avevo preparato per la trasmissione e che poi ho opportunamente riassunto per la diretta, vi propongo un pdf che ho preparato all'uopo e che è già organizzato pensando all'aggiunta dei testi per le nuove puntate dove sarò ospite!
Intanto, buon ascolto (o riascolto!):

mercoledì 16 gennaio 2019

La fisica di Einstein a scuola

Negli ultimi mesi dello scorso anno sono usciti un paio di miei articoli su Edu INAF sulla didattica della relatività in cui provo a raccontare un paio di attività didattiche relativistiche per gli studenti delle scuole (tendenzialmente superiori): Simulare lo spaziotempo e Il piccolo universo di un pallone in espansione. Se a questi aggiungiamo anche Misurare ka velocità della luce in classe, ecco un trittico che potrebbe essere interessante approfondire. A tale scopo mi è sembrata una buona idea proporvi (in particolare per gli insegnanti all'ascolto) le versioni openaccess laddove disponibili o i pdf degli articoli scientifico/didattici usciti su Physics Education utilizzati per scrivere quelli pubblicati su Edu INAF.
In particolare partirei da Simulare lo spaziotempo, perché propone il primo di una serie di tre articoli, che vi segnalo tutti insieme con la loro corrispondente versione su arXiv:

domenica 13 gennaio 2019

Topolino #3294: Solo per non saltare l'appuntamento

Non fosse per la conclusione di Orgoglio e pregiudizio obiettivamente il numero ancora in edicola di Topolino avrebbe ben pochi spunti interessanti a sommario.
A livello di soggetto risulta abbastanza interessante la storia d'apertura, Paperino e i Bassotti ospitali di Gaja Arrighini e Nicola Tosolini: i rapporti tra Paperino e Paperone arrivano a un punto di attrito apparentemente di non ritorno, tanto che lo zione disereda e sfratta il nipote, che si vede costretto ad accettare l'ospitalità bassottesca. Il problema è la solita idea del "simpatico perdigiorno" che caratterizza il buon Paperino anche in questa occasione e che sarebbe anche sopportabile se non fosse per la preoccupazione di Paperino nei confronti dei nipotini, rimasti senza una casa. Il lettore, infatti, non può non restare perplesso di fronte a un personaggio che ben poco si cura della sua stessa sopravvivenza chiedendosi come possa anche essere lontanamente lo stesso Paperino tratteggiato da Carl Barks.

venerdì 11 gennaio 2019

Copertine metalliche: Black Hole vs Metallica

Cercando un qualche bel pezzo musicale da abbinare all'ultimo articolo sui buchi neri incappo nel gruppo death/black meal italiano dei Black hole. La loro produzione è piuttosto minimale, ma il loro primo lavoro lungo è l'album Land of Mystery uscito nel 1985 la cui copertina cimiteriale nel disegno ma psichedelica nei colori anticipa di appena un anno la più famosa copertina cimiteriale del metal, quella di Master of puppets uscito all'incirca l'anno dopo.
Dopo il confronto tra le due copertine, vi lascio con Demoniac city, traccia iniziale di Land of Mystery:

mercoledì 9 gennaio 2019

Storia di Orione


Orione verso l'alba - dipinto di Nicolas Poussin - via commons
La costellazione di Orione è una delle più note e riconoscibili del cielo. Inoltre la sua vicinanza all'equatore celeste la rende visibile dalla maggior parte dei luoghi del pianeta. La figura che viene costruita dalle stelle che la costituiscono è quella stilizzata del cacciatore Orione, protagonista delle mitologie greca e romana. In particolare mi piace la figura di Orione rappresentata nella tradizione greca.
Figlio di Pseidone ed Euriale, Orione era un gigante cacciatore le cui peripezie iniziarono il giorno in cui decise di corteggiare Merope, la bella figlia del re dell'isola di Chio, Enopio. Come tutti i padri all'antica, anche Enopio era particolarmente geloso della figlia, così infuriato dalla corte di Orione, lo fece accecare. Persa la vista, Orione si rifugiò presso Efesto sull'isola di Lemno.
Qui la storia si divide in due diramazioni che però si riuniscono abbastanza velocemente. Nella prima, che mi sembra meno interessante, Efesto, con la guida di Cedalione, invia Orione verso est fino al punto dove sorge il sole: qui, grazie a Eos, l'aurora, ottiene la vista.

martedì 8 gennaio 2019

Disegnare un buco nero

Rispetto alla rappresentazione dell'intero universo cui ho dedicato diversi articoletti, rappresentare un buco nero è indubbiamente molto più semplice, avendo però sempre l'accortezza di ricordare che la forma del buco nero non è visualizzabile visto che non sappiamo praticamente nulla di questo particolare oggetto cosmico.
Dal punto di vista grafico si tende, infatti, a disegnare letteralmente un buco nel tessuto dello spazio tempo il cui bordo inferiore è nero e irraggiungibile: un modo pittorico per far comprendere come tutto cada al suo interno e nulla ne riesca a sfuggire. In effetti tale visione, se corretta, andrebbe replicata praticamente per ogni punto di una sfera arrivando così alla conclusione che un buco nero è una regione sferica di cui non conosciamo assolutamente nulla. Eppure esiste un modo più tecnico di rappresentare il buco nero ed è dovuto all'uomo che in pratica ha introdotto la topologia all'interno della fisica in generale e della relatività generale in particolare: Roger Penrose.

lunedì 7 gennaio 2019

Suspiria: l'horror lovecraftiano di Guadagnino

Quando ho affrontato la visione di Suspiria di Luca Guadagnino, remake dell'omonima pellicola del 1977 di Dario Argento non avevo (e al momento di scrivere queste righe non ho ancora) visto l'originale. Solo dopo la visione ho dato un'occhiata alla trama del film di Argento, rendendomi conto che le differenze di contenuti tra le due pellicole sono sufficienti da farmi dire che, probabilmente, l'approccio di Guadagnino è stato molto meno splatter di quello di Argento, nonostante il film non risparmi scene di una certa crudezza.
Ad ogni modo, non avendo visto l'originale, non mi sembra il caso di perderci più tempo, per cui passo alle impressioni che il film di Guadagnino mi ha lasciato. Intanto l'ambientazione, una compagnia di ballo, gestita da un "allegro" gruppo di streghe, tra le quali una in particolare, che vediamo solo nella sanguinosa penultima scena, tale Marcos, titolare della compagnia, ritiene di essere la così della Madre dei sospiri. D'altra parte il suo titolo viene in qualche modo messo in dubbio per tutta la pellicola, ma l'età veneranda del personaggio suggerisce che, comunque, queste streghe compiano più o meno periodicamente riti per mantenere il loro aspetto giovane o giovanile il più a lungo possibile.
Oltre alle streghe, coprotagoniste del film sono in particolare due delle ballerine della compagnia, una delle quali un nuovo acquisto proveniente dagli Stati Uniti, in fuga dalla comunità amish dove era nata. In qualche modo ciò spiega anche il rapporto quasi carnale che la ragazza ha con il ballo, che gioca un ruolo chiave all'interno della trama, poiché è intorno al ballo che vengono tessuti molti degli incanti oltre che il rito finale. In questo senso la sensazione è che il ballo abbia sostituito letteralmente i riti sessuali tipici della stregoneria e questo è in parte merito anche delle belle coreografie che sono state realizzare per il film. Inoltre ci sono non poche suggestioni provenienti da Il cigno nero, come l'ossessione affinché i passi della danza siano perfetti e l'identificazione della ballerina con la creatrice dei passi, in un percorso che la porti a svuotarsi di se stessa per essere pronta ad accogliere in sé lo spirito creativo.

domenica 6 gennaio 2019

Topolino #3293: Il buongiorno

In un certo senso se il buongiorno si vede dal mattino allora si deve concludere che ci saranno pochi topi nel 2019 di Topolino. Il sommario del primo numero del settimanale disneyano, infatti, vede la presenza di Topolino sull'ultimo episodio di Alla ricerca di Topolino, la saga scritta da Francesco Artibani per la Disney, e una breve quasi muta di Pietro Zemelo e Gigi Piras con Pippo protagonista.
Accontentandoci di quel che passa la redazione, consoliamoci con la seconda puntata della parodia di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen:
Dove un cuore viene spezzato e una rivelazione viene esternata
Il secondo volume riprende da dove era finito il precedente, in particolare con la richiesta di matrimonio da parte di Picollins a Elizabeth, che ovviamente rifiuta, protetta dalla forza d'animo della Nonna contro le rimostranze della zia Bridget. La scena è deliziosamente divertente, anche grazie a una vignetta metafumettistica in cui le parole di Picollins sommergono letteralmente la povera Lizzy che deve cercare spazio all'interno della vignetta facendosi largo tra i fumetti del logorroico cugino nonché esattore del burbero lord Paperon De Bourgh, ovvero il buon Paperon de Paperoni, che fa il suo esordio esattamente in questo episodio con una caratterizzazione che ricorda molto da vicino quella originale di Carl Barks.
Il tutto viene impacchettato in una confezione divertente, gradevole, ironica ma anche con quel pizzico di romanticismo tipico non solo della Austen ma anche delle storie di Teresa Radice, come sempre ottimamente supportata dal marito Stefano Turconi che conferma quanto già scritto relativamente al primo volume e propone una chicca interessante, visto che il simbolo della valuta sul palazzo di De Bourgh è lo stesso della valuta utilizzata in sudafrica che campeggia sul deposito di Cuordipietra Famedoro!

sabato 5 gennaio 2019

Topologia cosmica

Non ho ancora finito con l'universo e la sua visione dal punto di vista matematico. In particolare oggi vorrei occuparmi (e con questo dovrei chiudere la serie degli articoli sul tema) della topologia cosmica, ovvero quella branca della cosmologia che si innesta alla topologia per studiare la forma dell'universo. Il problema principale, come ho avuto modo di scrivere in altre occasioni, è riuscire a determinare le proprietà globali dell'universo a partire da quelle locali, avendo però come idea di partenza che l'universo visibile sia una porzione di tutto il cosmo e dunque che le proprietà del primo siano da considerarsi locali rispetto a quelle del secondo. Ovviamente la storia è anche complicata dal fatto che le teorie che suggeriscono delle modifiche alla gravitazione non sono ancora definitivamente defunte, come raccontano molto bene Sabine Hossenfelder e Stacy McGaugh su Scientific American in un articolo pubblicato anche in italiano su Le Scienze di dicembre 2018(3).

giovedì 3 gennaio 2019

Tolkien e le lingue di Arda

Dopo il recente trittico di articoli tolkeniani (la recensione di Kullervo, l'articolo dedicato all'ultima luna d'autunno e lo speciale de le grandi domande della vita sulla Terra di Mezzo) oggi, che è il giorno della nascita di J.R.R. Tolkien vi propongo un estratto dalla voce su it.wiki dedicata allo scrittore e filologo britannico:
Tra gli insoliti hobby di Tolkien vale infine la pena ricordare ciò che descrisse nel suo saggio Il vizio segreto (A Secret Vice, pubblicato nella raccolta Il medioevo e il fantastico), ovvero l'invenzione di nuovi linguaggi.
Tutto ebbe inizio quando il giovane Tolkien ascoltò per caso un gruppo di ragazzi parlare in "animalico" (o "animalese"), un linguaggio-gioco che si serviva esclusivamente di nomi di animali e numeri per comunicare qualsiasi tipo di informazione. Ad esempio "cane usignolo picchio quaranta" poteva voler dire "tu sei un somaro". Successivamente l'animalico venne dimenticato e sostituito da un nuovo idioma: il "Nevbosh", che storpiava in maniera irriconoscibile le parole inglesi sostituendole in alcuni casi con altre latine o francesi. Da allora l'interesse di Tolkien per le lingue non fece che aumentare. Nel suo saggio Inglese e gallese Tolkien ricorda il giorno in cui per la prima volta vide su una lapide le parole "Adeiladwyd 1887" ("Costruito nel 1887") e se ne innamorò. Il gallese divenne una fonte inesauribile di bei suoni e perfette costruzioni grammaticali, un linguaggio melodioso a cui poter attingere per le sue future invenzioni linguistiche. Infatti, dopo il gallese venne il finnico (suomi), e prima di esso il greco e l'italiano, e l'immaginazione prese il sopravvento.
La recensione del libro citato in questo estratto, Il medioevo e il fantastico, la trovate su SciBack insieme con l'articolo dedicato all'uomo verde, sir Gawain e lo scudo di quest'ultimo.

mercoledì 2 gennaio 2019

Verso i confini del sistema solare

La sonda New Horizons, lanciata il 19 gennaio del 2006, è assurta agli onori delle cronache grazie al passaggio accanto a Plutone avvenuto il 14 luglio del 2015 che ci ha permesso di avere le prime fotografie ravvicinate del pianeta nano che ruota così lontano dal Sole. L'1 gennaio del 2019 New Horizons ha ottenuto un altro piccolo successo: avvicinarsi a uno degli oggetti della fascia di Kuiper, Ultima Thule, che dai dati ottenuti dall'osservazione da Terra sembrava essere composto da due asteroidi distinti che si erano fusi uno con l'altro dopo un urto che si suppone abbastanza catastrofico. Da poche ore sono state rilasciate le prime immagini distinguibili dell'oggetto che confermano l'osservazione fatta dalla Terra, come vedete in questa immagine condivisa da Brian May sul suo profilo instagram:

martedì 1 gennaio 2019

Whiskey in the jar

Whiskey in the jar è una canzone popolare irlandese che probabilmente risale al diciassettesimo secolo. Protagonista della storia narrata dalla ballata è il bandito Patrick Fleming, che venne giustiziato il 24 aprile del 1650, da qui la datazione della canzone. Dopo vari passaggi e trasformazioni musicali e geografiche, venne incisa per la prima volta nel 1968 dal gruppo folk irlandese dei Dubliners, mentre la prima versione rock risale al 1972 grazie ai Thin Lizzy, anche questa band irlandese. La versione che vi propongo per chiudere il primo giorno del 2019 è, però, quella dei Metallica, che fa parte dell'album Garage Inc. del 1998: