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giovedì 13 dicembre 2018

Storia di un anti-eroe

Il mio primo contatto con l'epica finlandese era avvenuto nel 2001 sulle pagine di Zio Paperone #136 grazie a La ricerca di Kalevala di Don Rosa. Per cui, quando ho messo le mani sulla Storia di Kullervo di J.R.R. Tolkien, notando in particolare il saggio conclusivo sul Kalevala, non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di aggiungere nuove informazioni su un'epica che mi sembrava molto affascinante.
A voler essere pignoli, quella del Kalevala non è considerata una vera e propria epica, almeno non al livello di quella asgardiana od olimpica, giusto per fare dei paragoni più noti, ma una serie di poemi, non molto coerenti uno con l'altro, raccolti in un'opera unica dal filologo finlandese Elias Lönnrot. Non è di questa sede la discussione sulle motivazioni di Lönnrot per la redazione di tale opera, né se la sua operazione sia stata corretta dal punto di vista filologico, storico e in qualche modo archeologico o meno. Di questa parte del discorso, perlatro, ci sono giusto alcuni cenni nell'introduzione di Verlyn Flieger, curatore del volume, che raccoglie sia il racconto di Tolkien sia il saggio che scrisse per una conferenza presso l'Exeter College Essay Club.
Quella di Kullervo è, indubbiamente, una storia tragica: sopravvissuto alla strage della famiglia ad opera del fratello del padre, ne passa di tutti i colori fino al finale di sangue in cui si vendica del torto subito e alla fine si uccide per mano della sua spada magica, anche a causa del senso di colpa per l'incesto perpetrato ai danni della sorella (sebbene a sua discolpa c'è da dire che non ne conosceva l'identità) e che spinse quest'ultima al suicidio.
L'operazione di Tolkien su Kullervo risulta, come mostrato dai saggi di accompagnamento, molto più interessante della semplice proseizzazione della sua storia: non solo lo scrittore approfondisce il carattere del personaggio, ma lo abbruttisce nell'aspetto, come se questo venisse influenzato non solo dalle ferite del corpo, ma anche da quelle dell'animo, e ne racconta in maniera più coerente i vari passaggi della biografia, che nel poema originale sembrano a volte discordanti uno con l'altro. Stilisticamente, poi, è qui che inizia a sperimentare un modo di narrare le storie che avrebbe utilizzato un po' in tutti i suoi racconti e romanzi successivi: l'alternanza di prosa e poesia, tendenzialmente delle ballate. Infine è proprio dalla figura di Kullervo e dall'esperimento di riscrittura personale del suo mito che discende la figura di Turin Turambar, uno dei tragici figli dell'altrettanto tragico Hurin, tutti personaggi immortalati nel racconto I figli di Hurin (a voler essere pignoli, viene considerato un vero e proprio romanzo, pubblicato in questa forma nel 2007 sebbene l'intera vicenda era stata narrata in vari pezzi presenti ne Il Silmarillion, Racconti incompiuti e The History of Middle-earth).
Inoltre l'aggiunta del saggio di Tolkien sul Kalevala nelle due versioni ritrovate nei suoi appunti e il testo inglese a fronte arricchiscono la lettura permettendo di apprezzare la cura con cui lo scrittore britannico ha affrontato l'epica in generale e la fabula in particolare.

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