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lunedì 22 luglio 2019

L'Italia e la regola del 12

Ormai da alcuni mesi è evidente come la mano di Alex Bertani su Topolino stia andando esattamente nella direzione che ci aveva raccontato a Cartoomics. Una delle rubriche del suo Topo direi che è molto probabilmente voluta proprio dall'attuale direttore per il gusto... antico. La rubrica sportiva, Dal nostro inviato nel pallone... è infatti in mano al giornalista della Gazzetta dello Sport Fabio Licari, rinverdendo così i fasti di storiche collaborazioni del settimanale disneyano con alcune delle migliori firme giornalistiche italiane (sto pensando in particolare a Nicolò Carosio, giusto per restare in tema). Per molti motivi la rubrica sportiva la salto ormai da diversi anni, e forse sarebbe più corretto spendere due parole sul bellissimo e completissimo articolo di Barbara Garufi dedicato alla Luna, ma alla fine mi soffermo sull'articolo di Licari di questa settimana per un semplice motivo: il giornalista all'interno dell'articolo e supportato da un piccolo grafico ricorda che ogni dodici anni, dal '70, con regolarità impressionante, l'Italia va in finale: 1970, 1982, 1994, 2006. E questo ha stuzzicato la mia curiosità matematica/statistica. Così sono andato a mettere insieme un po' di numeri, facendo però una scelta ben precisa, quella di limitarmi all'era moderna del calcio.

domenica 21 luglio 2019

Topolino #3321: Dopo la Luna, l'enigma

Oltre all'ampiamente approfondito Castello sulla Luna (introdotto da una delle copertine più brutte mai realizzare da Giorgio Cavazzano), Topolino #3321 propone anche il terzo episodio de L'enigma della lettera dal passato, saga ideata da Marco Bosco e questa settimana con i disegni di Nicola Tosolini
Tutta questione di fortuna (o quasi)
Mentre a Paperopoli Archimede Pitagorico e Pico de Paperis cercano di dare un senso agli enigmi raccolti, Qui, Quo, Qua mantengono i contatti con i vari gruppi e in questo episodio si mettono in collegamento con Paperino, Paperoga, Gastone e Rockerduck. I 4, ignari di ciò, vengono seguiti da Nonno Bassotto e dal nipote 176-617.
Bosco, per mitigare un po' l'effetto della fortuna di Gastone che altrimenti avrebbe ridotto la caccia all'indizio a una storia di una decina di pagine, introduce l'elemento incontrollabile di un gruppo di rapinatori che, riconosciuto lo storico avversario di Paperone, decidono di rapire tutti e quattro i paperi per richiedere un riscatto. E così i Bassotti sono costretti a intervenire loro malgrado per poter ottenere anch'essi l'indizio che potrebbe condurli sulle tracce di Paperone e del fantomatico tesoro di Anatrasius Fogg. Viene finalmente mostrato il misterioso tizio corpulento e con la barba rossa che sembra essere sulle tracce di questo tesoro, rendendo sempre più intricata la vicenda.
In effetti, rispetto al Conte di Anatrham, la storia risulta molto meno interessante, sia dal punto di vista dello sviluppo sia per quel che riguarda l'approfondimento dei personaggi. Inoltre Bosco mette in bocca a Paperoga una battuta inaspettata per il personaggio, visto che fa sfoggio di una inusitata consapevolezza dei suoi limiti mentali.
Per contro il ritmo è un buon mix tra le fasi più lente di ricerca delle informazioni e quelle più attive, come il momento della rapina/rapimento o l'intervento dei Bassotti prima e della polizia poi. Buona anche la prova di Tosolini con il suo stile dinamico e molto alla Freccero.

L'aquila è atterrata


L'orma della scarpa lunare di Aldrin
Sono le 4:56. Dopo un'attesa di poco più di sei ore, il 21 luglio del 1969 Neil Armstrong posava, primo terrestre nella storia, piede sulla Luna.
La discesa del modulo lunare Eagle era stata di per se stessa un'avventura all'interno dell'avventura: mentre scendevano verso la superficie lunare, Armstrong e il suo compagno Edwin Aldrin si erano accorti che il sito scelto era particolarmente roccioso. Così il comandante passo alla guida semimanuale del modulo. I minuti scorrevano. Il carburante andava esaurendosi e Armstrong non riusciva a trovare un posto adatto per l'atterraggio fino a che non decise di scendere in uno spiazzo all'interno del Mare della Tranquillità utilizzando alcune rocce lunari come punto di riferimento per la discesa stessa. Alla fine dell'allunaggio il modulo aveva ancora nel serbatoio una quantità di carburante corrispondente a circa 25 secondi di volo: nessun'altra delle future missioni Apollo rimase con una quantità di carburante così bassa!
Dopo l'atterraggio sul suolo lunare il programma prevedeva alcune ore di riposo per i due astronauti prima dell'uscita dal modulo e dell'inizio delle attività extraveicolari. Armstrong e Aldrin, però, non erano in grado di riposare, evidentemente troppo eccitati da quanto li attendeva. Così a mezzanotte e 12 minuti il comandante comunicò la decisione dei due di iniziare con le procedure di preparazione all'EVA:

sabato 20 luglio 2019

In attesa nello spazio

Sono le 22:17. Alla stessa ora del 20 luglio del 1969, quindi esattamente 50 anni fa, mentre in diretta televisiva Tito Stagno dagli studi Rai di Roma e Ruggero Orlando dal centro spaziale della Nasa a Houston battibeccavano sul momento esatto, il resto del mondo esultava perché il modulo lunare Eagle si era posato sulla superficie del nostro satellite. A bordo del modulo, parte della più complessa missione spaziale denominata come Apollo 11, c'erano Neil Armstrong, comandante della missione stessa, e il suo secondo Edwin Aldrin. Nel frattempo, sulle loro teste, stava in orbita a bordo della capsula orbitale Columbia il terzo componente della missione, Michael Collins.
Nato in un certo senso per caso a Roma il 31 ottobre del 1931 (il padre era militare presso l'ambasciata statunitense in Italia), divenne pilota presso l'accademia militare di West Point, per poi venire selezionato come astronauta dalla Nasa nel 1963.

venerdì 19 luglio 2019

I rompicapi di Alice: Dalla Terra alla Luna

Samuel Loyd è stato uno scacchista, un compositore di scacchi e un ideatore di enigmi matematici. Il gioco più noto tra quelli a lui associati, però, non è stato ideato da Loyd, ma dal postino Noyes Palmer Chapman nel 1874: è il gioco del 15, diffuso da Loyd nel 1880 e quindi pubblicato postumo nell'edizione della Cyclopedia of Puzzles del 1914 curata dal figlio omonimo di Loyd.
Cresciuto a New York, pubblicò il suo primo problema scacchistico a 15 anni. Come giocatore ebbe una sola partecipazione degra di nota, a un torneo tenutosi a Parigi nel 1867, dove arrivo nono su 13 partecipanti.
Ben diverso il suo talento come compositore di problemi scacchistici: si concentrò principalmente sui problemi in tre o più mosse, tutti piuttosto originali. La caratteristica principale dei suoi problemi, però, è quella di partire da spunti umoristici o di proporre la soluzione sotto forma di storiella divertente.
In alcune occasioni creava dei problemi particolari, come ad esempio quello legato alla sfida per il titolo mondiale del 1866 tra l'austriaco Wilhelm Steinitz e il polacco Johannes Zukertort dove i pezzi formano le lettere Z e S, le iniziali dei cognomi dei due sfidanti.
Tra i suoi rimpicapi preferiti c'era il tangram, a proposito del quale pubblicò un libro contenente centinaia di configurazioni originali dei pezzi del gioco.
Da appassionato di rompicapi Martin Gardner non poteva, allora, lasciarsi sfuggire l'occasione di curare una raccolta di rompicapi di Loyd: nascono, così, i Passatempi matematici, che raccolgono alcuni dei rompicapi presenti in Cyclopedia of Puzzles. In particolare nel secondo volume della serie sono presenti un paio di rompicapi lunari.

giovedì 18 luglio 2019

Non di sola Luna

Lo spazio intorno alla Terra non è occupato solo dalla Luna, ma esiste un altro, piccolo compagno che viaggia insieme al nostro pianeta mentre orbita intorno al Sole. L'1 ottobre del 2010 venne fotografato dal telescopio spaziale della NASA Wide-field Infrared Survey Explorer un piccolo oggetto di magnitudine 21 posto in prossimità del punto di Lagrange $L_4$.
Nel problema dei tre corpi, i punti di Lagrange, anche detti punti di oscillazione, possono essere considerati come dei punti di equilibrio gravitazionale intorno ai quali corpi di massa inferiore rispetto ai due principali possono mantenere una posizione stabile relativamente al sistema dei due corpi maggiori. In altre parole, dati due corpi di grande massa, come il Sole e la Terra, esistono 5 punti nei quali corpi di massa inferiore manterranno una distanza costante sia dal Sole sia dalla Terra. Questi punti sono detti di Lagrange dal nome del matematico francese, Joseph-Louis de Lagrange, che per primo li calcolò nel 1772. Tra l'altro in uno di tali punti, $L_2$ per la precisione, si trova il satellite GAIA, che ha realizzato la più dettagliata mappa spaziotemporale della via Lattea.
Torniamo, ora, a $L_4$. Nel maggio del 2011 alcune osservazioni nel visibile hanno permesso di confermare che l'oggetto fotografato nell'infrarosso da WISE era un asteroide che precede l'orbita della Terra, un po' come un cane guida, nel corso della sua rotazione intorno al Sole. Un asteroide di tal genere viene detto troiano e non entra in collisione con il pianeta con il quale condivide l'orbita a meno dell'intervento di fattori esterni.
In particolare 2010 TK7, unico asteroide troiano del pianeta, ha un diametro di circa 300 metri e viaggia su un'orbita che ci si aspetta resti stabile per all'incirca 10000 anni. Ciò non esclude che in un futuro, per ora lontano, non possa modificare la sua traiettoria, magari spostandosi verso uno degli altri punti di Lagrange se non addirittura aprendo la sua orbita e sfuggendo via dal sistema Terra-Sole.

L'asteroide 2010 TK7 cerchiato di verde nella foto in infrarosso scattata da WISE - via commons

mercoledì 17 luglio 2019

Una base lunare per i Vedovi Neri

Proseguo il recupero dei racconti dei Vedovi Neri di Isaac Asimov. Anche questa seconda raccolta, Dodici casi per i vedovi neri, è ricca di enigmi arguti e interessanti, alcuni relativamente semplici da intuire, altri più complessi e in qualche modo più appassionanti. In effetti questa raccolta presenta anche un racconto particolare, Il delitto ultimo, con il quale si chiude il volume, che è anche la prova di ammissione di Asimov agli Irregolari di Baker Street. Già! E' proprio il racconto in cui si suggerisce che il buon professor Moriarty ha pubblicato un articolo su un ipotetico pianeta i cui resti sono alcune delle rocce che si trovano a ruotare intorno al Sole nella fascia degli asteroidi. A questo racconto ha dedicato un bellissimo articolo Marco Fulvio Barozzi, cui ha fatto seguito anche un mio articoletto. ALtro racconto degno di nota è Mancato assassinio, basato su un equivoco linguistico che ruota attorno alla famosa poesia dell'anello de Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, il che mostra la vastità degli interessi che aveva Asimov. La raccolta contiene anche uno dei racconti più matematici di Asimov, Venerdì 13, su cui ho già scritto visto che lo lessi grazie alla raccolta Il dilemma di Benedetto XVI. La curiosità su questo racconto è che venne rifiutato dall'Ellery Queen's Mystery Magazine perché troppo complicato, e quindi accolto a braccia aperte per la pubblicazione tra le pagine di Fantasy & Science Fiction.

martedì 16 luglio 2019

Eclissi parziale di Luna

A quasi un anno dall'eclissi totale di Luna più lunga del secolo, si ripete con una eclissi parziale, osservabile più o meno da tutta Italia.
Come recita it.wiki:
Un'eclissi lunare parziale si verifica quando la Luna non è abbastanza vicina all'eclittica da poter transitare per l'intera ombra terrestre, quindi viene occultata solo in parte mostrando un profilo falcato. È di minore interesse scientifico rispetto alle totali.
La fase massima dell'eclissi arriverà poco dopo le 23. Per chi, per vari motivi, non riuscirà a osservarla, l'Osservatorio Astronomico di Padova ha approntato un live stream, momentaneamente incorporato nella spalla sinistra del blog oppure nella homepage di Edu INAF.

lunedì 15 luglio 2019

Obiettivo Luna

cc @cosmobrainonair @Pillsofscience @astrilari @stefacrono @Scientificast
Lo devo confessare: tra Carnevale della Matematica in edizione lunare e Speciale Luna50 su Edu INAF, ho pensato a ben pochi contenuti qui su DropSea per questa settimana (persino sul Cappellaio Matto prevedo di uscire con un paio di articoli in tema), per cui sono stato ben lieto di scoprire che Laura Paganini ha messo on-line una nuova puntata di Cosmo Brain dedicata alla Luna, e sempre in compagnia di Filippo Bonaventura. Buon ascolto!

domenica 14 luglio 2019

Carnevale della Matematica #131

Benvenuti, grandi e piccini, al Carnevale della Matematica. Ogni mese i blogger che si occupano di matematica e sue controllate ci tengono a far conoscere urbi et orbi per il web quello che hanno scritto in materia durante il mese precedente. Così, a rotazione, il 14 di ogni mese un blogger differente ospita un ricco link post (come si diceva nel gergo "antico") con le segnalazioni degli articoli realizzati dagli altri appassionati matematti.
Come ormai avviene dal giugno 2010, più o meno ogni edizione del Carnevale propone un tema differente, che non sempre viene seguito alla lettera dai carnevalisti. A volte questo tema è esplicitamente libero, altre è sufficientemente vago da essere nella pratica libero, altre ancora è più stringente e in quel caso è anche più stimolante, risultando una sfida tra il blogger ospitante e i carnevalisti. E altre ancora, infine, ha un che di romantico, non necessariamente vincolante, ma semplicemente celebrativo, come il tema di questa 131.ma edizione: la Luna!
Il 20 luglio del 1969 il modulo lunare della missione Apollo 11 atterrava sul suolo lunare, portando per la prima volta un essere umano su un altro corpo celeste. Neil Armstrong, comandante della missione, divenne così il primo uomo a posare piede sul nostro satellite: erano le 4:56, ora italiana, del 21 luglio del 1969. Dopo Armstrong, fu la volta di Edwin Aldrin. Il grande successo di quest'ultimo, il più espansivo dell'equipaggio (in orbita intorno alla Luna, ad attenderli, c'era Michael Collins), rese popolare il suo soprannome, Buzz, tanto che Aldrin decise di adottarlo come nome ufficiale all'anagrafe! E tra una settimana saremo sempre qui, spero tutti insieme, per ricordare questo storico evento, avvenuto cinquanta anni fa. Era dunque quasi obbligatorio essere presenti anche noi matematti per partecipare alla festa, in qualche modo anticipandola, visto che oggi è il 14 luglio del 2019.
Come di consueto, però, prima di inoltrarci tra i contributi scritti dai carnevalisti nell'ultimo mese, andiamo a curiosare un po' tra le proprietà del 131, numero di questa edizione:
Il 131 è il 32° numero primo, e quindi anche un numero dispari, preceduto dal 127 e seguito dal 137. E' un numero primo permutabile, visto che sono primi sia il 113, sia il 311. E' anche un numero primo di Sophie Germain, dal nome della matematica francese che li utilizzò per dimostrare un caso particolare del famoso ultimo teorema di Fermat. Nel dettaglio un numero primo $p$ tale che $2p+1$ è anch'esso un numero primo (che nello specifico è detto numero primo sicuro), è detto numero primo di Germain. E il 131 è primo visto che $2 \cdot 131 + 1 = 263$ è anch'esso un numero primo.
Inoltre è un numero primo di Honaker, ovvero un numero primo $p_n$ tale che la somma delle cifre che compongono il numero primo è uguale alla somma delle cifre di $n$. Ad esempio $p_{32} = 131$ e $3+2=1+3+1$. E il secondo numero primo di Honaker è il 263, che è il numero primo sicuro generato dal 131 con la formula di Germain.
E' un numero primo di Eisenstein, ma quest'anno non mi dilungo nella spiegazione (per maggiori dettagli vi rimando all'introduzione del Carnevale #83), ma è il terzo numero di montagna e il primo numero primo di montagna!
In generale un numero di montagna è così fatto: la prima e l'ultima cifra del numero è 1. Le prime cifre sono in ordine crescente, le ultime in ordine decrescente. Un numero di montagna può avere al massimo una cifra più grande delle altre. La lista dei numeri di montagna è finita e l'ultimo numero è 12345678987654321. La sottolista dei numeri primi di montagna è aperta dal 131. Questa lista è costituita da 2620 termini, e questa è la fattorizzazione di 2620: \[2^2 \cdot 5 \cdot 131\] Il 131.mo numero di Fibonacci, 1066340417491710595814572169, è anche il più piccolo numero primo di Fibonacci ad avere tutte le cifre da 0 a 9.
E' la somma di tre numeri primi consecutivi, 41, 43 e 47. Inoltre è anche la somma di 31, 41 e 59 che, concatenati insieme, formano le prime 6 cifre del $\pi$.
E' un numero di Ulam generato da due numeri di Ulam consecutivi, 62 e 69. La sequenza dei numeri di Ulam, che prende nome dal fisico teorico Stanislaw Ulam che per primo la propose, è costituita da tutti i numeri interi che risultano la somma di due numeri precedenti della serie in uno e un solo modo. Si possono scrivere varie serie di numeri di Ulam a partire da una coppia di numeri distinti. Ulam propose solo la lista (1,2), generata a partire da 1 e 2. In questa lista 5 non è un numero di Ulam, poiché $5 = 3+2 = 4+1$, ovvero il 5 può essere ottenuto in due modi differenti.
Può essere scritto nella forma $2^p + 3$ con $p$ primo (nel dettaglio $p=7$). E' palindromo ed è anche il più piccolo numero primo palindromo con più di due cifre (il palindromo primo più piccolo è 11) e fa parte della terna pitagorica $(131, 8580, 8581)$.
E infine 131 è il numero della locomotiva che compare in Ritorno al futuro - Parte III.

sabato 13 luglio 2019

Topolino #3320: Tutta questione di papere

Oggi è il 13 luglio. Quindi domani è il 14 luglio, giorno del Carnevale della Matematica. La 131.ma edizione, quella di domani, verrà ospitata proprio qui su DropSea. Questo vuol dire che o avrei ritardato o avrei anticipato di un giorno rispetto all'usuale domenica la recensione del Topolino #3320. Se state leggendo questa introduzione, molto probabilmente ho deciso di anticipare l'articolo, ricordandovi che la storia di chiusura, Topolino e il mistero dell'ultima pagina, verrà recensita tra poche ore sul Caffè del Cappellaio Matto.
Il ritorno delle papere
Marco Bosco è lo sceneggiatore che ha messo insieme Paperina, Nonna Papera, Brigitta e Miss Paperett in un affiatato gruppo di 4 papere, delle vere e proprie fab4, se mi passate il paragone. Ed è con loro 4 che inizia la seconda puntata della Missione Zione dal titolo La candela.
A differenza del primo episodio, costruito su un ritmo più blando e su una struttura più da giallo enigmistico, La candela guadagna in ritmo grazie all'inseguimento di Miss Paperett alle sue amiche, che sono in giro alla ricerca del nuovo indizio in compagnia di Amelia, che nel frattempo ha preso le sembianze della segretaria di Paperone.
In questo secondo episodio i disegni sono affidati a Emmauele Baccinelli, che risulta indubbiamente efficace con il ritmo della storia e la gestione dei personaggi, mostrando per altro, uno stile estremamente carpiano al limite del ricalco.

venerdì 12 luglio 2019

Il pulp secondo Salgari

Accostato in vita a Jules Verne, lo scrittore italiano Emilio Salgari ha affrontanto una grande varietà di generi, di fatto costruendo una sorta di via italiana al pulp. L'antologia Alla conquista della Luna, curata da Felice Pozzo per Cliquot, è un ottimo esempio dello stile eclettico di Salgari. Così, dopo aver approfondito la parte più prettamente fantascientifica (quanto meno legata allo spazio e all'energia) non mi resta che dire le classiche quattro parole sugli altri quattro racconti che compongono il sommario del libro.

giovedì 11 luglio 2019

Caos controllato

Il caos è caratterizzato da due fondamentali caratteristiche, interdipendenti tra loro:
  1. la sensibilità esponenziale a piccole perturbazioni, come nell'effetto farfalla;
  2. una struttura complessa.
Dal punto di vista matematico, la prima caratteristica è quantificata da un particolare esponente di una data funzione esponenziale, mentre la seconda da una entropia opportuna. Entrambi questi attributi fondamentali dei sistemi dinamici caotici possono essere sfruttati per ottenere un certo controllo sul caos.
Si potrebbe obiettare che il caos, in quanto tale, è incontrollabile. Bene: supponiamo di fare regolarmente delle misure su un dato sistema. Sulla base di queste misure è possibile controllare un parametro (o un insieme di parametri) per il raggiungimento di un dato obiettivo. E' possibile che gli obiettivi siano differenti uno dall'altro, anche per uno stesso sistema, e questo implica che si avranno problemi di controllo molto differenti uno dall'altro. Questo vuol dire che in alcuni casi sarà fondamentale controllare i parametri legati all'andamento esponenziale del sistema, in altri invece quelli legati alla struttura del sistema. Ad ogni modo l'obiettivo del controllo può essere raggiunto solo attraverso piccole perturbazioni (basse energie e/o basse forze).

Un bicchiere di ghiaccio

lunedì 8 luglio 2019

La matematica sulla Luna

Ormai manca poco al Carnevale della Matematica di luglio 2019, dedicato alla Luna, di cui si festeggerà il 20 del mese il cinquantenario dell'allunaggio da parte di Neil Armstrong ed Edwin Buzz Aldrin. Come vedete questo è il secondo banner che tiro fuori, dopo quello visto a metà giugno. Ricordandovi che la superficie di una sfera è \[S = 4 \pi r^2\] e il suo volume \[V = \frac{4}{3} \pi r^3\] vi lascio con il mio contatto nel caso voleste provare a partecipare segnalando i vostri articoletti matematici:
Ovviamente sono contattabile anche tramite social.

domenica 7 luglio 2019

Topolino #3319: Missione zione

Inizia la grande saga dell'estate, L'enigma della lettera dal passato. Marco Bosco, dopo l'eccellente Conte di Anatrham (di cui mi dovrei decidere a pubblicare un articolo cumulativo, prima o poi), torna sulle pagine di Topolino con una tipica storia a metà strada tra l'avventura e l'investigativo che riunisce tutto il cast disneyano, Topolino, Pippo e Minni inclusi.
L'enigma della camera chiusa
Il mistero dell'esploratore, primo dei cinque episodi, inizia con una misteriosa lettera ricevuta da Paperone, che per studiarla meglio si chiude in biblioteca. Alcune ore dopo, per pranzo, Battista scopre che il suo principale è scomparso: inizia allora l'attesa e quindi la caccia da parte dei nipoti inseguendo i pochi indizi a disposizione.
Come in una tipica storia investigativa d'avventura, gli indizi si susseguono uno dietro l'altro con un unico comun denominatore, quello dell'esploratore Anatrasius Fogg, evidente riferimento al Giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne. I paperi, alla fine, giungono più che a un punto morto a una serie di luoghi da controllare che necessitano dell'aiuto da parte dei parenti, cui si aggiunge il già citato trio topolinese. Il coinvolgimento di Bassotti e Amelia come antagonisti, per ora defilati della vicenda, promette interessanti sviluppi per il seguito della storia, per ora un primo episodio classico all'interno di una saga che presenta la vicenda e i suoi personaggi.
I disegni di Marco Mazzarello sono, invece, l'elemento che lascia maggiormente perplessi: sebbene siano nel complesso gradevoli e di buona fattura, in alcune vignette alcuni personaggi si discostano nettamente dallo stile generale dell'autore, come se tali personaggi fossero stati disegnati (o ridisegnati) da un altro autore. Nella speranza che tali incertezze siano dovute più a eventuali ritardi nella consegna che non all'ennesimo caso di censura, non mi resta che proseguire con l'esame del Topolino #3319.

sabato 6 luglio 2019

Al tempo di papà

Quando ho acquistato il volume che raccoglie l'opera di Jiro Taniguchi ero ben conscio che la sua lettura sarebbe stata difficile per via della trama: un uomo che torna a casa per via della morte del padre. Alla fine la lettura è stata in un certo senso più semplice del previsto, soprattutto per l'assenza del racconto della malattia del padre.
Il protagonista è lo stesso di Allevare un cane, ma la sua caratterizzazione grafica è a metà strada tra quel protagonista e L'uomo che cammina, contribuendo un po' alla confusione del lettore che, come avevo scritto in occasione dei primi due volumi della raccolta, prende i due protagonisti come un unico personaggio, in parte una rappresentazione dell'autore stesso.
In effetti gli unici elementi biografici presenti nell'opera sono l'incendio di Tottori, che anche i genitori di Taniguchi hanno vissuto, e il suo non tornare spesso al suo paese d'origine. Anche il mangaka, come il protagonista de Al tempo di papà, ha spesso trovato mille scuse per non tornare al suo paese d'origine, ma a differenza di Yoichi è ritornato ben prima della morte del padre.

venerdì 5 luglio 2019

Il poeta e il pendolo

Alzai gli occhi ed esaminai il soffitto della mia prigione. Era a un'altezza di trenta o quaranta piedi e costruito in modo molto simile ai muri laterali. In uno dei suoi scompartimenti si vedeva dipinta una figura molto singolare che assorbì tutta la mia attenzione. Era la figura del Tempo, come di solito viene rappresentato, salvo che, invece di una falce, teneva quello che a prima vista presi per l'immagine di un grosso pendolo, come se ne vedono negli orologi antichi. Vi era qualche cosa però nell'aspetto di quell'ordigno che mi portò ad esaminarlo con maggiore attenzione. Mentre lo guardavo direttamente di sotto in su (poiché si trovava proprio sopra di me) credetti di vederlo muoversi. Un momento dopo questa idea venne confermata. La sua oscillazione era corta e, naturalmente, lenta. Lo stetti a guardare per alcuni minuti con una certa diffidenza e soprattutto con stupore.
- da Il pozzo e il pendolo (pdf) di Edgar Allan Poe, traduzione di Delfino Cinelli
Dopo l'abbandono di Tarja Turunen (o la sua cacciata: i punti di vista su questa vicenda sono due e molto differenti), i Nightwish ingaggiarono Anette Olzon come voce femminile per cinque anni, dal 2007 al 2012. Anche in questo caso la separazione non è stata delle migliori, ma sta di fatto che Anette, nonostante l'apparente simpatia, non entrò certo nei cuori degli appassionati, evidentemente ancora affezionati alla Turunen. Il suo posto venne poi preso dall'olandese Floor Jansen, che si è rivelata degna sostituta della Turunen, ma nel frattempo la Olzon ha fatto in tempo a cantare una delle canzoni più interessanti e ispirate di Tuomas Holopainen, evidentemente ispirata a Edgar Allan Poe e al suo mistico racconto Il pozzo e il pendolo:

giovedì 4 luglio 2019

Sette messaggeri cosmici

Supponiamo di metterci in viaggio dalla Terra verso il punto dell'universo osservabile più lontano. Sulla nostra navicella abbiamo sette sonde che ci servono per tenere i collegamenti tra noi e la Terra. Supponiamo che la velocità delle sonde coincide con quella della luce, o comunque pari a una velocità la cui differenza con $c$ sia trascurabile, mentre la velocità della navicella è $v = 2/3 \, c$. La sonda, una volta giunta in orbita alla Terra, trasmette le informazioni che abbiamo caricato nella sua memoria, quindi si dirige nuovamente verso di noi per raccogliere le nuove informazioni. Nel frattempo, a 24 ore di distanza una dall'altra, lanciamo tutte le navicelle.
Il tempo che impiega ciascuna sonda sarà dato dalla formula

mercoledì 3 luglio 2019

La fase di Berry dei buchi neri

In meccanica quantistica una fase geometrica, anche detta fase di Berry è una differenza di fase che un dato sistema fisico acquisisce nel corso di un ciclo durante il quale il sistema stesso è sotto l'azione di un processo adiabatico. Tale fase è legata alle proprietà geometriche del sistema stesso (il che è una semplificazione, ma per i nostri scopi non serve scendere eccessivamente nel dettaglio).
Venne scoperta indipendentemente da Shivaramakrishnan Pancharatnam nel 1956(1), Hugh Christopher Longuet-Higgins(2) nel 1958 e successivamente generalizzata da Michael Berry(3) nel 1984. Questa fase, per quanto sia geometrica, ha degli effetti fisici misurabili ad esempio in un esperimento di interferenza. Un esempio di fase geometrica è il pendolo di Foucault.

martedì 2 luglio 2019

La fattoria dei malfattori

Al mio secondo romanzo di Arto Paasilinna mi ritrovo con una vicenda forse meno esilarante del precedente Piccoli suicidi tra amici, ma altrettanto irriverente e ironica. Il protagonista, Jalmari Jyllanketo, è una spia finlandese che si infiltra come agronomo del governo in un'azienda agricola biologica della Finlandia settentrionale. L'obiettivo è verificare le strane voci che circolano intorno alla Palude delle Renne (questo il nome dell'azienda) e alla sua titolare, Ilona Karmeskallio.
Man mano che Jyllanketo si introduce sempre di più all'interno dell'azienda, scopre un mondo particolare, dove è possibile incontrare un ex-parlamentare e un vescovo che, uno accanto all'altro, vanno per i campi a dare una mano alla raccolta dei prodotti della terra. E questa è solo la punta dell'iceberg di un sistema di reclutamento della manodopera decisamente molto creativo che potrebbe rivoluzionare persino i sistemi detentivi mondiali!
Come detto una divertente, per quanto non esilarante cavalcata, decisamente molto arguta e dal ritmo serrato. Ottima lettura estiva, vista l'ambientazione, che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, quanto in ritardo sia persino l'Italia, visto che il romanzo venne pubblicato in patria nel 1998 ma, in un certo senso, potrebbe benissimo essere ambientato nell'Italia di oggi. A voi l'ovvia conclusione.

lunedì 1 luglio 2019

Aritmetica lunare

Una delle espressioni più amate in Italia per dare forza ai numeri è la matematica non è un'opinione. L'espressione è esclusivamente italiana e non è nemmeno vicina a una qualche diffusa opinione tra i matematici, visto che quest'ultimi si divertono a inventare un gran numero di matematiche differenti. Ad esempio una matematica curiosa è quella che oggi viene detta aritmetica lunare. In questo genere di aritmetica, la somma tra due cifre mi restituisce la cifra più grande, mentre il prodotto tra due cifre mi restituisce quella più piccola. Una particolare conseguenza della regola della moltiplicazione è la definizione dei numeri primi: in base 10 un numero primo lunare è un numero divisibile solo per se stesso e per 9, questo perché l'elemento neutro della moltiplicazione lunare è il 9.
Ci sono molte conseguenze interessanti che discendono da questo fatto, che si possono osservare dando un'occhiata alla lista dei numeri primi lunari. Ad esempio tutti i numeri più piccoli di 90 che contengono 9 come cifra sono primi; inoltre sono primi tutti i numeri da 90 a 99, estremi inclusi. 109 è un numero primo, e si può dimostrare l'assenza della sua fattorizzazione per assurdo e da qui dimostrare che tutti i numeri della forma 10...09 sono primi. Inoltre non tutti i numeri che contengono un 9 sono primi.
La divertente proposta venne avanzata nel 2011 da David Applegate, Marc LeBrun e Neil Sloane sul Journal of Integer Sequences. A spiegarla in maniera chiara e in tema con questo mese di luglio ci pensa proprio Sloane in questo video dal canale youtube Numberphile:

domenica 30 giugno 2019

Topolino #3318: Fantomius e la riunione dei geni

Come già settimana scorsa, anche questa settimana, tolta la storia su cui mi concentro Al Caffè del Cappellaio Matto (on-line tra poche ore), anche per la recensione di Topolino #3318 propongo due storie, quella d'apertura e quella di chiusura. Sulla nuova puntata de Le strabilianti imprese di Fantomius avevo già anticipato qualcosa relativamente a un errore piuttosto grave dal punto di vista scientifico, che però non inficia la buona qualità generale di Sulle tracce di Copernico. Andiamo, allora, a esaminare un po' più nel dettaglio la storia di Marco Gervasio.
Quando i nemici fanno comunella
La storia inizia come un classico investigativo: Fantomius e Dolly Paprika si mettono alla ricerca di Copernico Pitagorico, il loro amico nonché l'inventore che fornisce loro tutti gli aggeggi futuristici con cui compiono le loro incredibili rapine, incluso un telefono cellulare che funziona senza alcuna necessità di avere un satellite in orbita.
A parte questo dettaglio, che rientra abbastanza tranquillamente nella sospensione dell'incredulità (in fondo chi, oggi, associa i nostri smartphone ai satelliti in cielo, senza i quali non potrebbero funzionare?), Sulle tracce di Copernico vira verso l'ecofantascienza con alcuni spunti bondiani. Cuordipietra Famedoro, infatti, ingannando Cacciavite Pitagorico, figlio di Copernico e padre di Archimede, lo induce a progettare delle pillole dissalanti, evoluzione delle pillole chiarificanti realizzate alcuni anni prima per Paperone con lo scopo di chiarificare l'acqua torbida del Mississippi.

sabato 29 giugno 2019

L'uomo che cammina e altre storie

Delle due raccolte da edicola che sto portando avanti in questo periodo, ho pensato di provare a ritagliare uno spazio per la serie di volumi dedicati a Jiro Taniguchi (l'altra serie è asterix, giusto per la cronaca). La speranza è quella di riuscire a essere abbastanza regolare, considerando che la serialità delle uscite è settimanale, che alcuni volumi sono in più parti e che sono, come ovvio, in ritardo con le letture. Anche per questo ho pensato bene di iniziare dopo un paio di mesi dall'uscita dei volumi.
Il mio primo contatto con Taniguchi è stato sempre in edicola, grazie ai Classici del fumetto di Repubblica, dove veniva proposta una selezione di storie da Gourmet in cui il protagonista, durante il suo peregrinare per lavoro in Giappone, assaggia vari piatti tipici nipponici.
Andiamo, però, con ordine e concentriamoci sui primi due volumi della raccolta:
Vivere con calma
I primi due volumi della raccolta, L'uomo che cammina e Allevare un cane, sono un evidente inno alla slow life, oltre ad avere un forte legame narrativo. In entrambi i volumi i protagonisti sono una coppia sposata con un cane, tanto che si potrebbe facilmente ritenere le due opere parte integrante di un unico percorso narrativo. In effetti, però, le due coppie sono graficamente distinte, sebbene caratterizzate in maniera molto simile, anche se ulteriori considerazioni le farò con Al tempo di papà.
In particolare ne L'uomo che cammina il protagonista è il marito con le sue peregrinazioni per la città: spesso il buon uomo si perde alla ricerca degli angoli più tranquilli e più vicini al contatto con la natura, un modo per allentare la pressione dello stress dovuto al lavoro e alla costrizione della vicinanza con le altre persone. E per contro proprio questo modo più rilassato di affrontare la vita gli permette non solo di scoprire nuovi angoli di natura in piena città, ma anche nuovi punti di vista o di avvicinarsi alle persone in modi nuovi e inusitati, come con l'uomo con il quale intraprende una silenziosa camminata in compagnia o la donna con la quale condivide un piccolo angolo di giardino sotto un albero a contemplare il cielo.
Interessante, in alcuni racconti, la caratterizzazione della moglie, che pur non condividendo tutte le peregrinazioni cittadine del marito, ne condivide invece l'atteggiamento rilassato nei confronti della vita. Il tutto viene condito con una narrazione dilatata, fatta soprattutto di silenzi e di pagine ricche di illustrazioni realistiche su scorci di giardini e su quegli angoli della città che riescono ancora a convivere con la natura senza affogarla.

venerdì 28 giugno 2019

I rompicapi di Alice: Lune e arcobaleni

Quest'oggi una puntata dei Rompicapi di Alice un po' composita che ricorda quasi una puntata de Le grandi domande della vita. Dedicata alla Luna, vede un intruso, l'arcobaleno, ma ha anche un ben deciso filo rosso: la geometria.
La forma della mezzaluna
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio la Luna, che raggiungerà la sua fase di luna piena, sperimenterà una eclissi parziale. Dopo di che la sua fase sarà calante per raggiungere il terzo quarto il 25 luglio. Nel corso dei suoi cambi di fase, la Luna mostra ogni notte porzioni della sua faccia più piccole o più grandi a seconda che la fase sia calante o crescente. Queste fasi intermedie tra luna nuova e luna piena sono spesso dette mezzelune e vengono rappresentate come due archi di circonferenza. In realtà la figura geometrica che osserviamo nel cielo è un po' più complicata di così. Supponiamo (e tale supposizione è sufficientemente corretta, vista la distanza dalla nostra stella) che i raggi del Sole che colpiscono la Luna arrivino sulla sua superficie paralleli. QUesti raggi illuminano così una porzione della Luna, che nel suo complesso è approssimabile a una sfera. Quindi la porzione illuminata dai raggi è una emisfera così come la porzione in ombra. Questo implica che la superficie di separazione tra i due emisferi è una circonferenza, generata dall'intersezione tra il piano perpendicolare ai raggi solari e la sfera lunare che viene tagliata da questo piano. A causa dell'angolazione sotto la quale osserviamo la semicirconferenza della parte rivolta verso la Terra, questa curva in realtà risulta essere una semiellisse, ovvero una ellisse tagliata a metà lungo il suo asse maggiore.

giovedì 27 giugno 2019

I segreti di un'infografica: Fatti e misfatti di un buco nero

Oggi è uscita su Edu INAF un'infografica sui buchi neri che raccoglie un po' di informazioni "tecniche" in modo un po' divulgativo, il seguito del fumetto/infografica storico del mese scorso. L'ho realizzata utilizzando il pacchetto tikz di LaTeX e compilando il tutto con LuaLaTeX che permette di utilizzare font personalizzati, nello specifico OpenDyslexic.
Scendendo un po' nel dettaglio scientifico, quanto scritto nell'infografica l'ho diffusamente trattato in vari articoli (Il buco nero e il gravitone, Cosa resta dentro un buco nero, Residui gravitazionali, Il limite di Chandrasekhar, giusto per citare alcuni degli ultimi) a parte, forse, la questione posta nel finale legato all'ombra del buco nero. Sull'argomento, come avevo accennato, venni edotto da un seminario interno di Gabriele Ghisellini (che ne ha anche scritto sul sito dell'Osservatorio di Brera). Vediamo se mi riesce di spiegarla anche a me.

mercoledì 26 giugno 2019

Più a fondo di qualunque bambino

Quando mi domando come mai sia stato proprio io ad elaborare la teoria della relatività, la risposta sembra essere legata a questa particolare circostanza: un normale adulto non si preoccupa dei problemi dello spaziotempo, tutte le considerazioni possibili in merito alla questione sono già state fatte nella prima infanzia, secondo la sua opinione. Io, al contrario, mi sono sviluppato così lentamente che ho cominciato a interrogarmi sullo spazio e sul tempo solo dopo essere cresciuto e di conseguenza ho studiato il problema più a fondo di quanto un normale bambino avrebbe fatto.
- Albert Einstein

martedì 25 giugno 2019

Il condominio

Oscillando tra noir e distopia, Il condominio di James Ballard è un romanzo veloce che cattura il lettore, sviluppato attraverso tre distinti punti di vista. L'ambientazione è quella di un grattacielo di 40 piani alla periferia di Londra dove ciasun appartamento è occupato da una famiglia dell'alta società londinese. E' un posto esclusivo, che però ha una struttura sociale abbastanza complessa. Ai piani bassi si trovano soprattutto le famiglie con figli, mentre ai piani alti i più ricchi, incluso il progettista del complesso di tre palazzi. Quindi un'ampia striscia di abitanti intermedi che potrebbero facilmente rientrare nella fascia bassa delle famiglie o in quella alta dell'elite. Quando il palazzo inizia a presentare difetti di gestione, le tre fasce di popolazione nelle quali il palazzo si è andato a dividersi iniziano ad accentuare le differenze una con l'altra, generando conflitti interni che gettano nel caos la vita all'interno del grattacielo. I condomini tendono a non uscire più dal palazzo, si combattono uno con l'altro, prima per l'uso dei servizi poi per il possesso stesso dei piani. Ognuno di loro sembra regredire al livello primitivo, spinto a muoversi solo da istinti primari. Ballard in questo modo mostra quanto la nostra società moderna, con le costrizioni e gli stress cui ci sottopone, spinge gli esseri umani a far emergere il loro lato peggiore e violento, esasperando le differenze di classe.

lunedì 24 giugno 2019

A due passi dalla città

Nuova gita fuori porta a passeggio in un percorso per lo più ben segnato immerso nella natura, tra alberi e verde in molti punti, ascoltando il frusciare degli alberi, le foglie smosse da animali del sottobosco, mentre gli uccelli tagliano il sentiero e le farfalle ti svolazzano intorno. E con la controindicazione dei moscerini che ti si schiantano in fronte!
Il Parco Groane, a circa un quarto d'ora di treno dalla città, è un'ampia zona di verde in comune tra vari... comuni milanesi! Grazie a una mappa che mi ha portato alcuni mesi fa mia sorella, recuperata da Fà la cosa giusta (che quest'anno ho saltato a causa della coincidenza con Cartoomics), avevo a disposizione una serie di percorsi segnati. In particolare decido di prendere quello da 16 chilometri, percorso in un tempo di circa 3 ore senza troppe divagazioni e con qualche sosta. In particolare questo non è esattamente un percorso chiuso, visto che per ricongiungersi da un lato segnato all'altro bisogna attraversare Pinzano, cosa che è stata possibile solo grazie a Google maps, mentre lungo il tratto ciclopedonale la mappa cartacea era molto precisa relativamente a distanze e curve compiute dalla strada. Molte le biciclette, in particolare lungo il suggestivo Canale Villoresi, che per la direzione che ho preso (esattamente quella opposta a quanto suggerito sulla mappa!) ha costituito l'ultima parte della camminata, percorsa a un ritmo più blando rispetto alla prima e più lunga parte.
A parte l'ambiente abbastanza suggestivo, colpiscono due dettagli, uno positivo, l'altro negativo, o quantomeno non così positivo. Inizio da quest'ultimo: praticamente in nessun punto del percorso, se non l'Arboreto delle Groane e alcuni tratti più addentro nel bosco, ci si trova sufficientemente lontani dalla strada per non percepire il rumore del traffico. Il suono dei veicoli che corrono sull'asfalto è una costante più o meno forte lungo buona parte della camminata.
L'elemento positivo, che è abbastanza chiaro anche dalla cartellonistica oltre che dalla mappa, non è tanto l'organizzazione dell'area, quanto le molte possibilità di percorsi differenti che permettono di poter sperimentare il Parco Groane in modi ogni volta diversi. Con questa chiusura capite bene che ritornare nella zona delle Groane esercita un richiamo che potrei seguire nuovamente in futuro!
Nel frattempo vi segnalo l'album su flickr con tutte le (non molte) foto scattate ieri.

domenica 23 giugno 2019

Alan Turing e la zeta di Riemann

Le ultime informazioni attendibili sulla funzione $\zeta$ di Riemann non erano molto ottimistiche. Come in varie occasioni un po' tutti i blogger e divulgatori matematici hanno affermato, l'approccio alla dimostrazione dell'ipotesi di Riemann e alla ricerca degli zeri della funzione $\zeta$ segue le due strade della dimostrazione formale e dell'approccio numerico. Proprio a quest'ultimo si era rivolto Alan Turing quando, poco prima della guerra (1939), aveva richiesto un supporto economico alla Royal Sociaty per la costruzione di una macchina allo scopo di calcolare i valori approssimati della $zeta$ di Riemann sulla linea critica. Il calcolo richiedeva la somma di serie trigonometriche, probabilmente ispirandosi a una macchina costruita a Liverpool proprio per eseguire la somma di serie di questo genere.
Turing, aiutato dallo studente canadese Donald MacPhail, realizzò anche un progetto, che è giunto fino a noi, e iniziò la costruzione della macchina stessa. Le operazioni, però, vennero interrotte a causa dei suoi impegni con lo spionaggio britannico e i pezzi andarono successivamente perduti.

sabato 22 giugno 2019

Topolino #3317: Il ritorno di Gancio il Dritto

Grazie a una particolare coincidenza che scoprirete domani (sempre che non l'abbiate già capito!), questa settimana la recensione di Topolino arriva di sabato. E sempre grazie a quella particolare coincidenza, mi concentro solo su due storie, quella d'apertura, in due tempi, e quella di chiusura. Iniziamo con un gradito ritorno.
Quando un amico chiama in aiuto
Credo che la scrittura di Francesco Artibani non sia mai stata allo stato di grazia che ha raggiunto ne Il settimo corvo. La storia non è esente da un difetto di fondo in un certo senso fondamentale, ma è più al livello di soggetto che non di sceneggiatura. In quest'ultimo caso, infatti, la storia è un vero e proprio film d'azione di stampo bondiano che porta Topolino in Inghilterra per sventare un nuovo tentativo di rapinare il tesoro della corona. Il precedente tentativo era avvenuto nel 1984 grazie a un'altrettanto magistrale storia di Osvaldo Pavese e Giovan Battista Carpi dove il nostro era affiancato da Minni. Artibani, invece, con una magistrale sequenza iniziale ottimamente disegnata da Lorenzo Pastrovicchio, riporta in campo la coppia Topolino-Gancio il Dritto. Il merlo indiano, ideato da Bill Walsh e Manuel Gonzales per la tavola domenicale del 30 ottobre 1949 (quasi 70 anni fa), non è utilizzato molto spesso come coprotagonista. Se si escludono, infatti, un paio di apparizioni spot, l'ultima avventura lunga è di quasi due anni fa e, tendenzialmente, lo si vede una volta l'anno. Ancora più rara è la presenza di Gancetto, detto anche Bruto, figlioccio di Gancio.

venerdì 21 giugno 2019

Le grandi domande della vita: Il giorno più lungo

In questa edizione estiva, oltre a celebrare il solstizio d'estate, un paio di domande sulla nascita dell'universo e un'annosa questione legata ai rapporti evolutivi tra uomini e donne.
Il solstizio d'estate
Oggi alle 17:54 è iniziata l'estate astronomica. Durante il solstizio d'estate, le ore di luce sono massime: il Sole è visibile nel cielo dall'alba al tramonto per all'incirca 15 ore, 6 minuti e 30 secondi. Da domani in poi le ore di luce andranno via via diminuendo in maniera sempre più impercettibile fino all'equinozio d'autunno, quando le ore diurne e quelle notturne dureranno 12 ore ciascuna. La diminuzione delle ore diurne continuerà fino al solstizio d'inverno, che quest'anno cade il 22 dicembre, quando saranno le ore notturne a raggiungere la loro durata massima. Dal solstizio d'inverno le ore di luce ricominceranno ad aumentare fino al successivo solstizio d'estate, passando nel frattempo per l'equinozio di primavera che, come quello d'autunno, è definito dalla durata di 12 ore ciascuno per notte e dì.
La principale causa dell'alternarsi delle stagioni sulla Terra è l'inclinazione dell'asse terrestre rispetto al piano di rotazione. Questo, infatti, risulta inclinato di circa $23.4^\circ$ rispetto alla perpendicolare al piano. Questo vuol dire anche che i due emisferi nord e sud sperimentano stagioni opposte uno rispetto all'altro, mentre i punti in cui il Sole sorge e tramonta ogni giorno si spostano nel corso dell'anno e non sono mai esattamente a est e ovest tranne che in due giorni all'anno.
Di riti e celebrazioni legate al solstizio d'estate il mondo è decisamente pieno: in questa sede mi limito semplicemente a ricordare che in Italia il solstizio d'estate è legato alla figura di San Giovanni Battista, che in effetti viene festeggiato il 24 giugno. Questa scelta è ovviamente dovuta all'obiettivo non solo di sovrapporsi, ma far dimenticare i riti pagani precedenti all'avvento della chiesa cattolica. La festa del solstizio, infatti, sembra durasse dai 3 ai 4 giorni e nell'antica Roma culminava proprio il 24 giugno con la festa del Natalis Solis Invicti, la festa dell'invincibile sole nascente(1).

giovedì 20 giugno 2019

La ragazza che sapeva troppo

Per me Mike Carey è soprattutto lo scrittore di Lucifer, fumetto di una decina di anni fa (o poco più) che racconta le vicende di Lucifero confinato sulla Terra, all'inizio senza più le sue ali sulla schiena. La ragazza che sapeva troppo, pessima traduzione dell'originale The girl with all the gifts, è il romanzo d'esordio dello scrittore, che fonde in un'ambientazione postapocalittica l'ecofantascienza con l'horror di genere zombie. L'Ophiocordyceps unilateralis, un fungo che trasforma le formiche in... formiche-zombie, ha fatto un salto evolutivo ed è diventato letate anche per il genere umano. Gli esseri umani contagiati dal fungo diventano hungrie e, spinti da una fame insaziabile, iniziano a mangiare qualunque cosa produca odore. Per il resto sono in tutto simili ai classici zombie. Esiste, però, una sorta di seconda generazione degli hungrie: dei bambini che, pur avendo il fungo al loro interno, riescono a ragionare in autonomia. Tra questi la più intelligente sembra essere la piccola Melani, la ragazza con tutti i doni del titolo originale.

mercoledì 19 giugno 2019

Libertà in Filadelfia

Mi dispiace non proporvi più spesso i video realizati da Matt Kibbe con il suo progetto Free the people, ma questo suo giro per le strade di Filadelfia insieme con Nick Freitas mi sembra particolarmente interessante. I due, andando sulle tracce di personaggi come Benjamin Franklin, George Washington, Thomas Jefferson, si interrogano sull'idea di libertà che è stata alla base della nascita degli Stati Uniti d'America. Non è semplice esterofilia, e non solo considerando che quei valori sono stati esportati in tutto il mondo, ma anche un invito a ragionare anche qui in Europa sull'idea di libertà (e su quanto siamo disposti a far sì che anche gli altri abbiano le nostre stesse libertà indipendentemente dal loro luogo di nascita):

martedì 18 giugno 2019

Quei lunatici dei matematici!

Il buon Maurizio Codogno, chiudendo il Carnevale della Matematica #130, rimandava l'appuntamento a settembre. A me, però, dava un po' dispiacere saltare l'edizione di luglio del Carnevale, almeno quest'anno, così, anche se con ritardo rispetto a quanto avviene di solito all'interno del gruppo, ecco che il Carnevale del 14 luglio sarà ospitato proprio su DropSea e con la luna come tema!
L'idea è, ovviamente, legata all'anniversario dell'allunaggio, avvenuto il 20 luglio del 1969, quasi cinquanta anni fa. Ovviamente se c'è alla lettura anche un qualche blogger matematico che vorrebbe per questa edizione partecipare e unirsi alla periodica rassegna, può tranquillamente scrivermi
oppure contattarmi su uno dei miei canali social.

lunedì 17 giugno 2019

La scoperta dell'antimateria

Dopo le grandi scoperte di elettrone, neutrone, neutrino e protone, oggi proverò a raccontare l'avventura dell'antimateria. Come dice il nome stesso, questa è costituita da particelle che in qualche modo sono anti-. Abbiamo infatti l'antielettrone, l'antineutrone, l'antineutrino, l'antiprotone e così via. A differenza delle particelle che costituiscono la materia, la scoperta delle antiparticelle è stata guidata dalla teoria e dalle previsioni teoriche di uno dei fisici più chiusi e riservati di tutti i tempi: Paul Dirac.
L'equazione dei quanti relativistica

Karl Pearson - via commons
Più o meno sin da subito l'idea di molti fisici teorici fu quella di mettere insieme la relatività di Albert Einstein con la meccanica quantistica. Lo stesso Einstein aveva questo obiettivo ambizioso, anche se il suo intento era quello di mostrare che il mondo alla base di quello descritto quantisticamente era nuovamente deterministico come quello di tutti i giorni.
Il punto di partenza di tale unione, però, era la relatività speciale: l'idea era quella di determinare un'equazione relativistica equivalente a quella di Schrodinger in grado di descrivere le particelle che si muovono a velocità prossime a quella della luce. Fu proprio questa idea che portò al concetto moderno di antimateria.
Un'idea non dissimile, infatti, era già stata espressa da William Hicks in una serie di articoli usciti tra il 1879 e il 1883: Hicks era stato l'ideatore della teoria dei vortici, che portata nel contesto della forza di gravità prevedeva l'esistenza di una materia negativa(7). Un po' più raffinata, invece, l'idea di Karl Pearson, che suggerì l'esistenza degli squirt e dei sink, rispettivamente particelle di materia normale e materia negativa all'interno del flusso di etere. Il modello di Pearson, nonostante prevedesse l'uso di questo ipotetico etere, che successivamente si dimostrò inesistente, prevedeva una quarta dimensione affinché l'etere stesso potesse fluire dentro con i sink (affondo) e fuori con gli squirt (schizzi)(1).
Il termine antimateria venne utilizzato per la prima volta da Arthur Shuster nel 1898 su Nature(2): egli ipotizzava l'esistenza tanto di antiatomi quanto di interi sistemi stellari di antimateria e discusse della possibilità dell'annichilazione di materia e antimateria. Quella di Shuster era, però, una semplice discussione speculativa, senza alcuna proposta matematica, senza dimenticare che la sua antimateria, così come quelle che l'avevano preceduta, possedeva anche una gravità negativa.

domenica 16 giugno 2019

Topolino #3316: La storia del cucù

Con una copertina realizzata ad hoc, Topolino #3316 celebra il cinquantesimo anniversario della creazione di Paperinik. Il numero, così come la storia d'apertura, Tutto cominciò così di Marco Gervasio, lascia un po' perplessi per qualità generale. Gradevole nel complesso, presenta però alcune fonti di dubbio, alcune alla lettura delle storie stesse, altre quando si prova ad approfondire l'argomento, come nel caso de L'invenzione del cucù di Danilo Deninotti e Roberto Vian.
Nel cuore della Foresta Nera
La storia dell'orologio a cucù è avvolta da leggende e dati incompleti. Secondo una versione, che probabilmente è stata la fonte principale della storia di Deninotti, l'orologio a cucù venne inventato nel 1738 da Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald im Schwarzwald nella Foresta Nera. La prima descrizione di un orologio a cucù, però, risale al 1629 quando il nobiluomo Philipp Hainhofer descrisse un orologio appartenente al Principe Elettore August von Sachsen. Questo fatto suggerisce che la creazione di tale genere di orologi sia precedente al 1738, cosa che peraltro è vagamente suggerita anche dalla storia di Deninotti, visto che l'avo di Pippo, Otto Keller Pipps, diventa assistente dell'orologiaio Herr Ketlero che nel 1738 aveva già inventato il cucù. D'altra parte secondo varie fonti Ketterer non può nemmeno essere l'orologiaio che costruì il primo cucù della Foresta Nera: secondo alcuni storici, infatti, Ketterer era nato nel 1734, quindi non poteva costruire il primo cucù della zona nel 1738, a meno che, ovviamente, la data del 1738 non sia errata.
E' interessante notare di passaggio come l'Italia potrebbe aver giocato un ruolo nello sviluppo dell'idea degli orologi a cucù: l'architetto Domenico Martinelli nel suo saggio Horologi Elementari del 1669 suggeriva di utilizzare proprio il verso del cuculo per indicare lo scorrere delle ore. Se però oggi l'origine degli orologi a cucù viene generalmente attribuita alla Foresta Nera è sostanzialmente perché tutti gli altri orologi a cucù di cui si hanno una qualche testimonianza precedenti al 1738 sono andati perduti. E così torniamo al nostro Ketterer.

sabato 15 giugno 2019

Quark, stranezza e fascino

#spacerock #MurrayGellMann #quark cc @cosmobrainonair @astrilari @Pillsofscience @stefacrono @Scientificast e anche se non è metal @real_fabristol
Gli Hawkwind sono una delle prime band del così detto space rock, un sottogenere del rock con forti ispirazioni fantascientifiche. A differenza del surf rock dei Man or Astro-Man?, lo space rock degli Hawkwind ha più influenze musicali, è molto meno strumentale e in qualche modo è meno giocoso. Al di là dei gusti personali (c'è troppo proto-punk nel loro stile), in un genere definito come space rock le fascinazioni scientifiche non possono mancare e così ecco il singolo Quark, Strangeness and Charm, title track del settimo album in studio del gruppo (1977) nonché primo singolo della raccolta Road to Utopia (2018).
A differenza di quanto indicato nel titolo, la canzone è invece dedicata ad Albert Einstein e alla sua teoria della relatività, ma anche a un pezzo che da tale teoria è assente, come veniamo a sapere da questi versi dove il titolo viene ripreso:
One thing he missed out in his theory
of time, space and relativity
Is something that makes it very clear
He was never gonna score like you'n'me
He didn't know about Quark, Strangeness and Charm
Ed è proprio ai quark che provo a rivolgere brevemente la mia attenzione, un modo per ricordare, seppur con ritardo, il grande Murray Gell-Mann, scomparso il 24 maggio 2019.
L'origine del nome
E' abbastanza nota l'origine del nome per queste nuove particelle, all'inizio solo teorizzate da Gell-Mann. Il fisico teorico era, infatti, alla ricerca di un nome per questi nuovi componenti fondamentali della materia. "Brancolava nel buio" fino a che non incappò in questo passo tratto da Finnegans Wake di James Joyce:
- Three quarks for Muster Mark!
Sure he hasn't got much of a bark
And sure any he has it's all beside the mark.
In particolare lo colpì quella che nella sua testa era la pronuncia della parola, kwork. In qualche modo, non solo il nome (ad esempio Zweig preferiva il nome ace), ma anche la pronuncia divennero quelle principali per riferirsi ai mattoni fondamentali della materia.
Vediamo, però, come questa storia si è evoluta nel tempo.

martedì 11 giugno 2019

Wikiritratti: Nicholas Metropolis


Metropolis sulla fototessera del badge per accedere ai laboratori di Los Alamos - via commons
I campi per i quali Nicholas Metropolis, fisico greco nato l'11 giugno del 1915, è più noto sono la fisica nucleare e la computazione. Dopo la laurea nel 1937 e il dottorato nel 1941, entrambi in fisica presso l'Università di Chicago, venne reclutato da Robert Oppenheimer per lavorare al Progetto Manhattan a Los Alamos al fianco di Enrico Fermi e Edward Teller.
Dopo la seconda guerra mondiale, ritorna presso l'Università di Chicago come professore assistente, ma nel 1948 ritorna a Los Alamos per guidare il gruppo di teorici che progettano e costruiscono MANIAC I nel 1952 e MANIAC II nel 1957. MANIAC, Mathematical Analyzer, Numerical Integrator, and Computer or Mathematical Analyzer, Numerator, Integrator, and Computer, è basato sulla macchina IAS di John von Neumann, che non amava l'acronimo scelto da Metropolis. Quest'ultimo l'aveva scelto nella speranza, inevasa, di fermare la proliferazione degli acronimi per nominare i computer. La macchina pesava poco meno di mezza tonnellata e venne utilizzata per portare a termine i calcoli più precisi possibile relativi alle reazioni termonucleari. Utilizzava oltre 2800 tubi a vuoti e 1000 diodi a semiconduttori. Basato sulla fisica dello stato solido, era in grado di memorizzare 4096 parole da 48 bit nella memoria magnetica e 12288 nella memoria costituita da tubi di Williams.
Dal 1957 al 1965 Metropolis ricoprì il ruolo di professore di fisica presso l'università di Chicago, dove fondò l'Institute for Computer Research, di cui fu anche direttore. Nel 1965 tornò a Los Alamos come Laboratory Senior Fellow fino al 1980.
Altro importante contributi di Metropolis fu lo sviluppo del metodo Monte Carlo insieme, tra gli altri, a von Neumann e a Stanislaw Ulam(1). Il metodo Monte Carlo è un approccio statistico per risolvere problemi deterministici a molti corpi. La prima applicazione di tale metodo la ritroviamo in un articolo del 1953, firmato tra gli altri proprio da Metropolis, dove era per la prima volta proposta una simulazione numerica di un liquido(2).

lunedì 10 giugno 2019

Il limite di Chandrasekhar


Chandrasekhar - via nobelprize.org
La foto del centro della galassia M87 occupato da un buco nero supermassiccio ha permesso di raccontare alcuni dei personaggi più noti e altri meno noti nella lunga corsa ai buchi neri. Di questi, quasi a voler ripetere la storia, è passato quasi sotto silenzio il fisico indiano Subrahmanyan Chandrasekhar, che fu anche Premio Nobel per la Fisica nel 1983 per i suoi contributi alla comprensione dell'evoluzione stellare.
Chandrasekhar, in due articoli usciti nel 1931(1) e nel 1935(2), determinò il valore limite della massa di una stella per diventare o meno un buco nero. Per tale eventuale destino gioca un ruolo fondamentale la quantità di massa non ruotante della stella in grado di opporsi al collasso gravitazionale. Se tale porzione risulta avere una massa inferiore ai $3 \cdot 10^{30} kg$, all'incirca 1.44 masse solari, allora la stella è destinata a diventare una nana bianca, altrimenti se tale massa risulta superiore al limite di Chandrasekhar, allora diventerà o una stella di neutroni o un buco nero.
La formula che identifica tale massa, come la formula della lunghezza di Planck usata da Matvei Bronstein per porre le basi della gravità quantistica a loop, raccoglie in se tutte le costanti di natura e qualcosa in più essendo anche una costante cosmica:

domenica 9 giugno 2019

Topolino #3315: Ridi, Paperino, è il tuo compleanno!

L'atmosfera che si respira sul Topolino #3315 dedicato all'85.mo compleanno di Paperino, escludendo la storia d'apertura, ultima puntata de Il grande gioco geniale (a breve Al Caffé del Cappellaio Matto), è molto simile a quella di Ridi Topolino. Il che per alcuni versi è un bene, per altri un po' meno.
Che confusione, Paperino!
Fausto Vitaliano gioca con le molte identità di Paperino, creandogli una vera e propria crisi d'identità. Il nostro eroe, infatti, inizia a confondere le sue molte attività come Paperinik, Double Duck, QuQu7 e Pk, così si rivolge ad Archimede per avere una mano. Se già questo accavallamento di personalità ha un che di surreale, l'invenzione che Archimede utilizza per risolvere la questione rende l'atmosfera ancora più surreale, visto che le quattro identità segrete di Paperino vengono estratte dall'invenzione e trasformate in esseri di carne e piume.
Inizia, così, una dinamica storia, a tratti esilarante, in cui Paperino cerca di tenere sotto controllo le sue identità che iniziano a competere una con l'altra, generando così caos per la città, poiché nessuna riesce a risolvere le minacce che solitamente si trovano nelle loro storie. In un certo senso Vitaliano realizza una parodia di ciascuna di queste identità segrete, divertendosi e divertendo il lettore proprio per l'intento di leggerezza dietro la storia. Nessuno dei personaggi, principali o secondari, viene risparmiato dalla vena satirica dello sceneggiatore, nemmeno lo stesso Archimede, permettendo alla fine al solo e unico Paperino di emergere con tutte le sue qualità.
Il tratto spigoloso e lo stile dinamico di Emilio Urbano, infine, si adattano perfettamente ai toni surreali della sceneggiatura, riuscendo a rendere in maniera efficace le gag che costellano le due parti della storia.