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giovedì 17 ottobre 2019

Chi è John Galt

John Galt è il protagonista de La rivolta di Atlante, romanzo libertario di Ayn Rand. Non sono ancora riuscito a leggerlo, ma ne ho spesso sentito parlare. Ora, vista l'occasione di una settimana di impegni vari, vi propongo questo video di Matt Kibbe sul romanzo e sul personaggio della Rand:

mercoledì 16 ottobre 2019

Gaming e gamification: imparare divertendosi

Dopo coding e tinkering, il terzo e ultimo giorno del workshop INAF su tutta una serie di attività più o meno connesse, che potremmo anche definire come "attività ludiche per l'astronomia" è stato dedicato a gaming e gamification.
Dopo una breve introduzione di Stefano Sandrelli, l'intervento principale della mattinata è stato quello molto interessante e ricco di spunti e contenuti di Andrea Ligabue, cercando di fornire una differenza tra la gamification e il gaming. In particolare la prima è, molto semplicemente, l'applicazione di elementi ludici in contesti e situazioni non ludiche (ad esempio la raccolta punti dei supermercati). Il gaming, che nella maniera più estensiva possibile è esattamente la pratica del giocare, nel contesto educativo può essere inteso come l'utilizzo di un gioco per insegnare conoscenze, ma soprattutto competenze, che possono essere le più diversificate in funzione delle possibilità che fornisce il gioco. A differenza di molti giochi espressamente educativi, infatti, l'utilizzo in un ambiente didattico e divulgativo di giochi commerciali permette di coinvolgere in maniera più efficace gli studenti (e in generale i giocatori) e in alcuni casi far loro compiere operazioni e risolvere problemi in maniera molto più nascosta rispetto ai giochi educativi.

martedì 15 ottobre 2019

Tinkering: ovvero mettere le mani nelle cose!

In effetti non è proprio così la definizione del tinkering, ma provandolo in prima persona è proprio la sensazione che ti lascia. Dopo la giornata sul coding, il secondo giorno del workshop interno dell'INAF sulle nuove pratiche in didattica e divulgazione dell'astronomia è dedicato completamente al gioco, ma non un gioco qualunque, un gioco serio finalizzato a comprendere alcuni concetti fondamentali. A tale scopo nella mattinata sono state invitate Angela Sofia Lombardo ed Elena Parodi non solo per parlarci delle loro esperienze, ma anche per farcele provare. Entrambe le attività prevedevano la costruzione di un circuito elettrico: nel primo caso uno così detto di carta, nel secondo uno molle.
La caratteristica del primo è quella di utilizzare una batteria da pochi volt, un led, del nastro conduttore e della carta per realizzare un piccolo circuito che illuminasse una cartolina premendo da qualche parte. Con un piccolo gruppo variegato (Padova e Palermo oltre al sottoscritto da Milano - certo non proprio Milano, ma è lì che lavoro!), abbiamo realizzato una cartolina di Halloween che premendo su un angolo illumina gli estremi delle ali di un pipistrello e le punte delle orecchie. Ed è stato molto divertente e stimolante perché c'erano da capire un po' di problemi, come ad esempio sistemare il nastro e i led, sistemare la batteria, far sì che non facesse contatto senza la pressione.

lunedì 14 ottobre 2019

Coding con scratch

Questa è la settimana del coding (in effetti è iniziata il 5 ottobre ed è lunga due settimane!) e i colleghi dell'Osservatorio di Bologna si sono inventati una bella iniziativa: un workshop informale interno su tre grandi temi più o meno legati uno all'altro: coding, tinkering e gaming. Oggi abbiamo iniziato con il coding.
Il coding è, in effetti, un misto tra la programmazione visuale e quella a oggetti, poiché hai alcuni blocchi che ti mostrano visivamente l'istruzione che vai a compiere: il punto centrale di questa pratica è la diffusione del ragionamento computazionale, e un programma come Scratch è in questo senso perfetto per l'uso a scuola, a partire dalle scuole elementari, fino alle medie (e oggi qualcuno suggeriva di proporre anche l'uso per le superiori, in questo caso, però, con l'obiettivo di utilizzarlo per enfatizzare la fisica, più che la programmazione, che in realtà andrebbe sviluppata nella materia apposita).
Nella parte introduttiva, prima di iniziare a giocare con il software, peraltro sviluppato da MIT, sono stati suggeriti alcuni interessanti siti che cercano innanzitutto di avvicinare gli insegnanti al coding: ad esempio Code.org, CodeMOOC o Programma il futuro. In particolare quest'ultimo propone in homepage la scena da Apollo 13 in cui i ricercatori della NASA devono cercare di trovare un modo per infilare un piolo quadrato in un buco rotondo, che non solo prova a raccontare il pensiero computazionale, ma come questo pensiero sia pane quotidiano di chi fa ricerca e dunque lo può porre nella condizione di avvicinare gli insegnanti al coding.

domenica 13 ottobre 2019

Topolino #3333: Un fantasmagorico remake

La principale particolarità del Topolino in edicola sta nel numero di copertina, il 3333, che viene sfruttato da Panini Comics con una copertina realizzata per l'occasione da Alessandro Perina e da una storia di Fabio Michelini e Donald Soffritti, anticipata da un articolo di curiosità scritto dallo stesso Michelini. Oltre alla storia di chiusura, approfondita nel link precedente insieme con Il tesoro 3333, altra interessante presenza nel sommario è il remake della storica Topolino nella casa dei fantasmi di Floyd Gottfredson.
I fantasmi non esistono
L'originale di Gottfredson era una storia tra il gotico e il noir, in cui Topolino, Pippo e Paperino, in affari insieme per risolvere il mistero dei sette fantasmi che infestano la casa del colonnello Bassett. Dopo una serie di situazioni di tensione alternate a gag durate dal 10 agosto al 28 novembre del 1936, i nostri eroi scoprono che la casa in realtà non era infestata da fantasmi, ma da contrabbandieri che cercavano di tenere lontano il colonnello Bassett e tutti i suoi ospiti per utilizzarla come base dei loro traffici.
Il condominio dei fantasmi di Pietro Zemelo e Luca Usai ammicca a questa opzione criminale un po' per tutta la storia: Topolino, infatti, non credendo ai fantasmi, al pari di Pippo, del resto, in alcune occasioni fa la supposizione di qualcosa di losco dietro l'infestazione del condominio di sette piani acquistato da Mister Mastiff e anch'esso infestato da sette spettri.
Così Topolino e Pippo si dirigono insieme con Mastiff verso il palazzone, dove incontrano Paperino, giunto a Topolinia per supervisionare i lavori degli operai di Paperone, che Mastiff aveva assoldato per le ristrutturazioni del palazzo. A questo punto il trio si mette a indagare.
Ovviamente la soluzione del mistero non è più di genere criminale, mentre i fantasmi sono aiutati dalla tecnologia nelle operazioni di terrore, permettendo così agli autori di essere anche un po' più spaventosi rispetto alla storia originale: in questo senso è fantastico il modo in cui Topolino, Paperino e Pippo utilizzano la tecnologia "fantasmatica" contro i creatori dei fantasmi. Alla fine, oltre al buon aggiornamento fatto da Zemelo sulla storia, colpisce anche l'ottima prova di Usai: particolarmente efficaci, infatti, sono i suoi fantasmi, ma anche il mostro furioso che compare nel finale, quasi una sorta di boss da ultimo livello. E in effetti il soggetto rinnovato, in qualche modo, richiama proprio a un classico videogioco d'avventura.

sabato 12 ottobre 2019

La tragedia di Bailey

Saltuariamente acquisto anche Linus, ma da quando ha cambiato impostazione editoriale sotto la direzione di Igort non mi ero più avvicinato alla rivista. Il sommario, oltre alla presenza delle storiche strisce dei Peanuts di Charles Schultz, presenta anche un interessante mix di fumetto underground, straniero e italiano, strisce e vignette storiche, l'arrivo di una striscia deliziosa che leggo in inglese, Mutts di Patrick McDonnell, un ricco comparto di articoli e, soprattutto, una sezione diciamo così storica dove vengono ripresi e celebrati alcuni protagonisti del fumetto mondiale. E nel numero di questo mese, peraltro il 653.mo in totale, in copertina ecco Astro Boy di Osamu Tezuka. Il personaggio è presente non solo grazie a due articoli di approfondimento, di cui uno più generico sul manga, ma anche con la storia La tragedia di Bailey, proposta come anteprima del volume La grande avventura di Astro Boy della JPop in uscita a Lucca Comics&Games 2019.

venerdì 11 ottobre 2019

Litio, il nucleo santo

Ci sono due canzoni, profondamente differenti una dall'altra, che hanno come titolo il terzo elemento della tavola periodica, e sono Lithium degli Evanescense dall'album Open Door e Lithium dei Nirvana dall'album Nevermind.
Poiché il litio viene utilizzato in medicina, soprattutto per il disturbo bipolare dell'umore, ma presenta anche una serie di controindicazioni, come un effetto sedativo (motivo per cui un malato bipolare che ho conosciuto ha avuto molte difficoltà nell'assumere le medicine per controllare il suo disturbo) e in un certo senso viene utilizzato in entrambe le canzoni come sinonimo di droga.
In particolare nella canzone scritta da Kurt Cobain, secondo Michael Azerrad, il testo si riferisce alla religione come oppio dei popoli di Karl Marx. In effetti questi versi sembrano inequivocabilmente andare nella direzione indicata da Azerrad:
We've broken our mirrors
Sunday morning is everyday for all I care
And I'm not scared
Light my candles in a daze
'Cause I've found god
Invece la canzone scritta da Amy Lee, a differenza di quanto alcuni pensavano (un riferimento all'uso del litio come droga) è una canzone sull'infelicità e la depressione, come abbastanza evidente dalla stanza d'ingresso:
Lithium, don't want to lock me up inside
Lithium, don't want to forget how it feels without
Lithium, I want to stay in love with my sorrow
Oh, but, God, I want to let it go
Visto, però, che il litio è stato il protagonista del Premio Nobel per la Chimica 2019, andiamo a vedere alcune delle proprietà di questo elemento.

giovedì 10 ottobre 2019

Joker: l'oscuro pagliaccio del crimine

Non vi tedierò con un qualche lungo trattato sul Joker: mi basta rimandarvi al lungo articolo che ho dedicato allo storico avversario di Batman in occasione dei 75 anni del Cavaliere Oscuro.
Joker di Todd Phillips con un bravissimo Joaquin Phoenix nel ruolo del protagonista e titolare della pellicola, si sviluppa lungo il soggetto de Il ritorno del Cavaliere Oscuro, ma senza alcun Batman. Non sono, in effetti, pochi gli elementi che i due prodotti hanno in comune: una Gotham in preda al caos e alla criminalità; una presenza esagerata da parte dei media, sempre pronti a esagerare gli eventi violenti della città; alcune scene che sembrano prese pari pari dal fumetto di Frank Miller, come l'esordio televisivo del Joker. La pellicola, però, pesca anche dal primo Batman di Tim Burton: in quell'occasione, infatti, il Joker era la causa della morte dei genitori di Bruce Wayne, in questo caso ne è solo la causa indiretta. Lo stesso Phoenix, in particolare nella scena delle scale, ricorda molto nelle movenze il Jack Nicholson che interpretò da par suo un personaggio al tempo stesso semplice e complesso come il Joker.

martedì 8 ottobre 2019

Storia di una radiazione

La storia è abbastanza nota ed è stata scritta in varie occasioni, ma forse vale la pena provare a riassumerla. Dopo il rilascio della teoria della relatività generale di Albert Einstein, l'interesse verso il modello del fisico teorico tedesco produsse un bel po' di idee. Il teorico russo Alexander Friedmann fu tra i primi ad affrontare le equazioni della relatività generale, scoprendo che l'universo descritto da tali equazioni era dinamico(1). In effetti scoprì tre distinti universi: uno aperto, in cui era prevista un'espansione infinita dello spaziotempo; uno piatto, in cui l'equilibrio tra espansione e gravità avrebbe alla fine portatto comunque l'universo alla morte termica; e uno chiuso, in cui a un certo punto l'espansione si sarebbe invertita trasformandola in una contrazione. In tutti e tre i casi l'universo aveva un inizio in una singolarità, ovvero una situazione di densità ed energia infinite. Tutto questo racchiuso nella famosa equazione di Friedmann.
Nel frattempo anche il gesuita Georges Lemaitre si stava interessando a un universo in evoluzione, giungendo alla fine a conclusioni analoghe a quelle del fisico russo. In effetti il suo lavoro venne pubblicato nel 1927(2), cinque anni più tardi l'articolo di Friedmann, che nel frattempo era morto due anni prima a causa di una febbre tifoidea non diagnosticata e probabilmente contratta in Crimea durante il viaggio di nozze. A differenza del russo, Lemaitre introdusse nel suo modello anche i concetti di spostamento verso il rosso (redshift) e le idee più recenti su radiazione e materia.
Nel frattempo i modelli di Friedmann spinsero Einstein a introdurre nelle sue equazioni una costante cosmologica per rendere l'universo statico: secondo la concezione del fisico tedesco l'universo non poteva evolvere e doveva essere uguale a se stesso nel passato così come nel futuro. Solo che nel 1929, due anni dopo la pubblicazione del modello di Lemaitre, l'astronomo Edwin Hubble non solo dimotrò inequivocabilmente che l'universo conteneva altre galassie oltre la Via Lattea, ma che queste galassie si stavano (e si stanno) allontanando da noi: l'universo appariva in espansione proprio come predetto dai modelli di Friedmann e Lemaitre!
Nonostante la scoperta di Hubble, però, non si iniziò a parlare di teoria del Big Bang fino a che non entrò in scena uno degli allievi di Friedman, George Gamow.

domenica 6 ottobre 2019

Topolino #3332: I colori della scienza

Il Topolino attualmente in edicola è decisamente nel segno della scienza, non solo grazie a La Luna d'occasione di Alessandro Sisti e Francesco D'Ippolito, ma anche grazie alla storia di chiusura. Anche il resto del sommario presenta alcune storie notevoli su cui soffermarsi, come la prima puntata di una nuova doppia storia su Paperinik e un nuovo episodio di Paperino paperotto che dopo la scorpacciata adolescenziale dei numeri precedenti, conclusasi con l'ultima puntata di Young Donald Duck, riporta su Topolino l'infanzia di Paperino nella bucolica Quack Town.
Scienza, obiettivo comune
Nonostante lo stile narrativo un po' semplicistico, Matteo Venerus riesce nell'intento di costruire una storia intorno al messaggio centrale già espresso nel titoletto di questa sezione: la scienza è, o comunque dovrebbe essere l'obiettivo comune di tutto il genere umano.
Minni e i colori della scienza segna l'esordio delle Victorian Ladies, rinviato dopo la storia prevista ad agosto e poi cancellata per fare spazio all'omaggio di Topolino ad Andrea Camilleri.
La storia è raccontata come una sorta da Minni a Tip e Tap: protagonista è un'antenata vittoriana di Minni, Minni Seamouse, pittrice e naturalista, che parte per un viaggio di esplorazione scientifica insieme con Zapotech e con la botanica Trudy a bordo della Challenger, guidata da Mickey Jacktop con piglio autoritario e dispotico, come si conviene per i capitani dell'epoca.
I punti interessanti nella storia sono effettivamente vari. Iniziamo dalla nave: effettivamente è esistita una nave vittoriana con quel nome, la HMS Challenger, nave britannica varata il 13 febbraio del 1858. Questa, per conto della Royal Society compì una spedizione scientifica, nota come Spedizione Challenger, tra il 1872 e il 1876 che compì una serie di interessanti osservazioni naturalistiche che gettarono le basi della moderna oceanografia. In particolare la spedizione si avvalse di due capitani, tre naturalisti e due oceanografi, ovviamente tutti maschi. Infatti, per quanto il mestiere di naturalista ha visto la presenza di molte donne, erano poche quelle che si mettevano in viaggio in giro per il mondo, come ad esempio la tedesca Amalie Dietrich, che portò a termine alcune osservazioni sul campo in Australia.

sabato 5 ottobre 2019

Mother Cosmos: il fantastico mondo surreale di Sugiyama

Mother Cosmos è il manga d'esordio dell'illustratore Minoru Sugiyama. Portato in Italia dalla Star Comics all'interno della collana Umami, propone al grande pubblico uno stile di disegno e di composizione della pagina molto ordinato, in qualche modo molto occidentale, ma con un occhio differente rispetto ad autori come Atsushi Kaneko o Minetaro Mochizuki. Mentre questi ultimi due mangaka più che nel tratto è soprattutto nella composizione e nell'uso di tematiche pop che si lasciano influenzare dall'Occidente, Sugiyama guarda soprattutto ai pittori e illustratori europei. Palazzi e architetture che ricordano Maurits Cornelis Escher, mostri che richiamano Hieronymus Bosch, macchinari dall'aspetto antropomorfo che sembrano usciti dalle illustrazioni dei primi romanzi steampunk o le illustrazioni dell'artista francese Roland Topor, ma con una ricchezza e un'eleganza quasi barocche (mi viene da accostarli alle illustrazioni realizzare per il fumetto italiano 2700) si sposano con una storia di impianto fantasy che mescola tematiche alla 1984 di George Orwell con atmosfere alla Momo o Storia Infinita di Michael Ende. Non è da escludere l'influenza dei video musicali surreali di molti gruppi psichedelici, primi fra tutti i Pink Floyd.

venerdì 4 ottobre 2019

Radio Star

I Buggles sono stati un duo formatosi nel 1977 dalla collaborazione tra Trevor Horn e Geoff Downes. Il gruppo risultò attivo fino al 1981, quando entrarono negli Yes, storico gruppo progressive britannico. La cosa può apparire un po' strana, considerando che i Buggles sono un gruppo synth pop, mentre il brano che li fece conoscere a livello mondiale, Video killed the radio star, è considerato un precursore del techno pop.
Il testo non ha alcun riferimento scientifico, ma solo tecnologico. Anticipa indubbiamente le tematiche letterarie del cyberpunk (la canzone esce, come singolo, nel 1979, mentre Neuromante, il romanzo che ha dato il via al genere, è del 1984), e nascosta dietro una musica coinvolgente, propone una visione non molto ottimistica del futuro tecnologico, che emerge non solo dal titolo, ma anche da alcuni versi come ad esempio:
Pictures came and broke your heart
Sebbene, nel complesso, titolo, testo e video ufficiale (che peraltro fu il primo video trasmesso da MTV l'1 agosto del 1981) sia un chiaro riferimento alla sfida tra televisione e radio, e sebbene la radio viva una stagione decisamente molto interessante, anche grazie a podcast e web radio, non è di tutto questo che voglio scrivervi quest'oggi, ma, letteralmente, di radio stelle!

giovedì 3 ottobre 2019

La prima ferrovia italiana


L'inaugurazione della Ferrovia Napoli-Portici, dipinto di Salvatore Fergola - via commons
La ferrovia Napoli-Portici fu la prima linea ferroviaria costruita nella penisola italiana, nel territorio all'epoca facente parte del regno delle Due Sicilie. Commissionata da re Ferdinando II delle Due Sicilie, la linea venne ufficialmente inaugurata il 3 ottobre 1839: era a doppio binario e aveva la lunghezza di 7,25 chilometri. E aveva anche o'sole, o'core e o'mare (il sole, il cuore e il mare).
(...)
Il primo convoglio ferroviario portava nelle vetture 48 personalità, una rappresentanza militare costituita da 60 ufficiali, 30 fanti, 30 artiglieri e 60 marinai. Nell'ultima vettura prese posto la banda della guardia reale. Il percorso venne compiuto in nove minuti e mezzo tra ali di gente stupita e festante.
Nei successivi quaranta giorni ben 85.759 passeggeri usufruirono della ferrovia.
(...)
Data la novità del mezzo ferroviario, per la realizzazione fu necessario rivolgersi all'industria straniera: la progettazione, così come il capitale investito, era francese, le locomotive giunsero dall'Inghilterra ed erano costruite sul modello delle prime progettate da George e Robert Stephenson, nelle officine Londridge e Starbuk di Newcastle. Il resto dei materiali rotabili era stato invece costruito nel Regno delle Due Sicilie. Il ferro delle rotaie proveniva infatti dalle miniere della Vallata dello Stilaro e fu lavorato nel polo siderurgico di Mongiana, in Calabria. Le rotaie erano realizzate in ferro battuto, in moduli da 5 metri, per il peso di 25 kg per metro di lunghezza.

mercoledì 2 ottobre 2019

Una mucca indiana a Sarajevo

Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia è stata territorio di una guerra etnica e civile caratterizzata soprattutto dalla forte presenza dei cecchini in molte delle città bosniache, prima su tutte Sarajevo. Uno degli elementi più stupefacenti, almeno per qualcuno che si reputa abbastanza lontano dalla religione, è come le ideologie che hanno diviso la popolazione bosniaca hanno di fatto separato amici e parenti, persone che fino al giorno prima erano in rapporti più o meno stretti e che poi si sono ritrovate dai due lati della barricata. Per la maggior parte la scelta è stata in un certo senso dettata dalla paura di essere isolati dalla comunità religiosa di appartenenza, per altri la conclusione di un percorso di odio. Ad ogni modo la Bosnia è stata di fatto invasa sia dalle forze di pace di ONU e NATO, sia da cecchini e mercenari di altre nazioni che videro nella guerra in Bosnia un'ottima occasione per lucrare sulla morte.
In tutto questo contesto la città di Sarajevo ha resistito a un vero e proprio assedio, opponendo alla violenza la forza della vita e della cultura, di cui la città è stata sempre ricca. Ed è proprio tutto questo che Lorenzo Mazzoni racconta ne Il muggito di Sarajevo, un romanzo indubbiamente realistico, ma al tempo stesso incredibilmente surreale. Per capire soprattutto quest'ultimo punto, basta riassumere il romanzo attraverso questi pochi elementi:

martedì 1 ottobre 2019

La Cina e il passo del gambero

Il primo ottobre del 1949 Mao Zedong annunciò la formazione della Repubblica Popolare di Cina. L'obiettivo della Cina comunista non era così differente dall'obiettivo di molti movimenti socialisti e comunisti odierni: uguaglianza, diritti economici, fine dello sfruttamento e democrazia. Ma gli obiettivi non sono la stessa cosa dei risultati.
Il presidente Mao non ha potuto conformare l'economia cinese alla sua volontà. Sotto il suo dominio, milioni di persone affamate e il malcontento crebbero man mano che i diritti venivano cancellati. Il piano di Mao per un'utopia socialista provocò, invece, la morte di 45 milioni di persone, il più grande omicidio di massa della storia. Non dimentichiamo che il socialismo uccide.
Guarda il video di Free the People:

lunedì 30 settembre 2019

I rompicapi di Alice: Triangoli eleganti

Dopo il particolare triangolo di triangoli de Le grandi domande della vita di fine agosto, torno a occuparmi di triangoli con alcuni teoremi che sono anche rompicapi, o rompicapi che sono anche teoremi. Partiamo dalle basi.
Congruenti, ma non sempre
I triangoli sono delle figure di geometria piana (un poligono) costituite da tre punti non allineati collegati insieme da tre segmenti. In totale ogni triangolo è allora caratterizzato da 6 elementi, tre angoli e tre segmenti. Euclide, negli Elementi, propone al suo lettore i seguenti tre criteri di congruenza dei triangoli:
Due triangoli sono congruenti se hanno congruenti due lati e l'angolo tra essi compreso
che è dato come postulato
Due triangoli sono congruenti se hanno un lato e due angoli a esso adiacenti rispettivamente congruenti
dimostrabile a partire dal 5.o postulato, modificando il quale è possibile creare delle geometrie non euclidee
Due triangoli sono congruenti se hanno tutti i lati ordinatamente congruenti
E' possibile determinare altri tre criteri di congruenza, che hanno in comune con i tre precedenti di Euclide un semplice fatto: un triangolo è congruente a un altro se tre di questi sei elementi sono congruenti. Questo ci porterebbe a pensare che due triangoli che hanno cinque elementi congruenti sono a loro volta congruneti. Peccato che, come ha mostrato Richard Pawley, insegnante californiano di matematica, esistono dei triangoli di tal genere che non sono congruenti tra loro(1). L'unica possibilità per cui ciò può verificarsi è quanto i due triangoli hanno congruenti tra loro due lati e tutti e 3 gli angoli(2). L'esempio più semplice di questo fatto è dato dai due triangoli nella figura qui sotto:

domenica 29 settembre 2019

Topolino #3331: Young Donald Duck, il finale

Dopo la conclusione di Tre paperi in gioco, a una settimana di distanza si conclude anche la seconda serie dedicata all'adolescenza pubblicata su Topolino, Young Donald Duck. La saga, realizzata interamente in Italia, come era già accaduto per quella dedicata ai 90 anni di Topolino, è stata pubblicata anche all'estero, riscuotendo, stando ai riscontri su twitter, anche un buon successo. Ideata da Stefano Ambrosio e Francesco Artibani, si conclude con la stessa coppia di autori che ha dato il via agli 8 episodi, lo stesso Artibani affiancato ai desgni da Stefano Intini.
La fiera della scienza
Come ogni scuola statunitense, anche la Jeremy Ratt di Topolinia organizza una piccola fiera della scienza per presentare i progetti scientifici dei propri studenti. In particolare è ospite dell'ultima fiera il governatore del Calisota e dunque viene posta una certa attenzione in particolare a uno degli studenti più esuberanti, Paperino. In particolare quest'ultimo decide di realizzare il progetto per la fiera insieme con Pippo.
Il progetto che i due propongono, al quale Pippo stava già lavorando in maniera indipendente, è quello della programmazione e costruzione di un piccolo robot in grado di salutare e rispondere a qualche domanda. Di fatto è un tipico progetto di coding, dove si combina la programmazione, spesso utilizzando programmi abbastanza semplici come Scartch che permettono di combinare i pezzi di codice in maniera visuale, con la costruzione vera e propria di un piccolo automa elettrico, che successivamente compirà le istruzioni presenti nel codice. Ovviamente è possibile anche realizzare un algoritmo che permette di controllare dall'esterno il robot.
Progetti di questo genere sono molto utilizzati nella didattica alternativa, in particolare per le scuole inferiori (medie ed elementari, per usare i termini colloquiali), e in particolare l'INAF li propone a molte scuole tramite l'ottimo lavoro fin qui svolto soprattutto dalla sede di Bologna. Il progetto nel quale Paperino trascina Pippo è leggermente più complicato: programmare il robot in maniera tale da essere gentile con gli ospiti, in particolare con il governatore, ospite della fiera.
Il problema, però, è la raccolta delle informazioni, che alla fine si rivela non così affidabile, rendendo un progetto di fatto perfetto fonte di guai e di gag a getto continuo. Come al solito con storie ricche di gag il contributo di Intini è efficace nel visualizzarle al meglio, anche se ciò che lo contraddistingue rispetto agli altri suoi colleghi che si sono alternati sulle pagine di Young Donald Duck è l'ampia varietà di animali antropomorfi che propone, come giusto che sia per una scuola prestigiosa frequentata da studenti provenienti da tutto il Calisota.

sabato 28 settembre 2019

Hell Baby: L'inferno della solitudine

La serie Showcase della Dynit propone una serie di manga in grande formato di rara qualità. Mentre sto ragionando su dove presentare Tokyo Kaido, realizzato da uno dei miei mangaka preferiti, Minetaro Mochizuchi, vi propongo una delle prime opere di Hideshi Hino, autore poco noto in Italia, ma famoso per essere un maestro delle atmosfere horror. E infatti Hell Baby è esattamente in linea per tematiche e sottotesto con il genere.
La storia, in breve, è quella di una bambina deforme nata in una notte di tempesta e abbandonata in una discarica. Separata dalla gemella, sette anni più tardi si metterà alla sua ricerca seguendo un impulso inspiegabile, ma seminando terrore e morte lungo la sua strada. Per poter sopravvivere, infatti, la bambina deve mangiare carne viva, proprio come gli zombie.

venerdì 27 settembre 2019

Le grandi domande della vita: Il senso numerico della vita

Una puntata che potrebbe agevolmente essere confusa con un articolo della serie dei Rompicapi di Alice. La matematica, infatti, la fa da padrone con un classico rompicapo che gira un po' sul web, ma che permette di vedere un concetto legato alle serie e, soprattutto, una recente novità matematica. Ma bando alle ciance e immergiamoci nei numeri.
La risposta fondamentale
Come tutti i lettori della saga della Guida galattica per autostoppisti sanno, la risposta alla domanda fondamentale, che è andata perduta con la distruzione della Terra, è 42. La scelta del numero da parte di Douglas Adams è stata abbastanza casuale, se si esclude il semplice fatto che il numero piaceva allo scrittore. Eppure il 42 è stato protagonista di una recente news legata a uno dei problemi aperti della matematica:
Esiste un numero che non è 4 o 5 modulo 9 e che non può essere espresso come una somma di tre cubi?
Per trovare una risposta a tale domanda, sono stati utilizzati soprattutto dei metodi numerici. In particolare Andreas-Stephan Elsenhans e Jorg Jahnel(2), utilizzando un metodo che, semplificando, utilizza un particolare spazio vettoriale(1), hanno cercato le soluzioni dell'equazione diofantea

giovedì 26 settembre 2019

Un paio di grafici sul riscaldamento globale

All'interno delle iniziative della Week for future si sono inseriti i due Fridays for future del 20 e del 27 settembre. L'Italia ha scelto venerdì 27 per il suo venerdì per il clima, partecipando attivamente alla discussione in atto sul surriscaldamento globale di origine antropica scatenato dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg. In anticipo rispetto alla giornata di domani, visto che pur se pochi in giro ci sono comunque un numero sufficiente di negazionisti sulle cause umane del fenomeno, vi voglio proporre un paio di grafici. Il primo è realizzato dalla NASA e mette a confronto la temperatura media del pianeta con l'attività solare, mostrando come l'attività solare negli ultimi 80 anni circa è diminuita mentre la temperatura media del pianeta è aumentata.
Già questo sarebbe un forte indizio sul contributo antropico al riscaldamento globale, ma in un articolo del 2016 Philippede Larminat, combinando modelli climatici e osservazioni sperimentali, arriva alla conclusione che proprio il contributo antropico, che nella figura qui sotto ho indicato con una freccia rossa, è quello predominante nell'aumento di temperature degli ultimi 80 anni:
de Larminat, P. (2016). Earth climate identification vs. anthropic global warming attribution. Annual Reviews in control, 42, 114-125. doi:10.1016/j.arcontrol.2016.09.018
Credo che, nonostante il problema sia ben chiaro a una larga fetta della popolazione, sia importante ribadire come la certezza delle cause antropiche dell'andamento delle temperature degli ultimi decenni sia pressocchè unanime tra i climatologi e astronomi, in particolare i planetologi.
Abbiamo modificato il clima del pianeta con le nostre attività industriali grazie alla spinta del capitalismo e del consumismo. Invertire la rotta non sarà semplice, ma qualcosa bisognerà farla nell'immediato futuro, ed è questo che Fridays for future chiede ai governi mondiali, iniziando da quelli Occidentali. Il cambio di abitudini inciderà inevitabilmente sulla vita di ciascuno di noi e forse la soluzione sarà quella di andare verso una società più anarchica, quindi più ristretta nei metodi di produzione come suggerito da Yona Friedman.

mercoledì 25 settembre 2019

Dirk Gently: una serie olistica di casi quantistici

Lo so, non è il towel day e potrei anche aspettare l'anno prossimo, ma avendo finito giusto nello scorso fine settimana la serie della BBC America su Netflix, mi sembrava meglio scriverne fintanto che la visione è fresca nella memoria.
Prima ricordiamo chi è il protagonista della serie: Dirk Gently è un detective olistico ideato da Douglas Adams nel 1987 su Dirk Gently: Agenzia di investigazione olistica, che al motto di tutto è interconnesso, si muove in giro per la città, il pianeta e lo spaziotempo in maniera casuale risolvendo i casi che gli vengono affidati, o nei quali si imbatte, sempre per caso. Alto, dinoccolato, goffo e con una capigliatura in qualche modo appariscente, amico, o forse è meglio dire conoscente di Thor, è protagonista di un secondo romanzo, La lunga pausa caffè dell'anima e di una terza opera incompiuta, Il salmone del dubbio, pubblicata nell'omonimo volume insieme con appunti inediti, articoli, conferenze di Adams.

martedì 24 settembre 2019

Sulle tracce di un sogno

Oggi Daniele è venuto in Osservatorio per parlarci di "scrivere di scienza". Mi è sembrato giusto, allora, pubblicare proprio oggi la recensione di questo suo splendido libro.
Daniele Gouthier è stata una colonna del Carnevale della Matematica, poi gli impegni con la Sissa e come editore per Scienza Express lo hanno tenuto lontano da un certo tipo di scrittura, ma non quella dei libri. Come ovvio la maggior parte dei suoi libri sono a tema matematico, ma Sulle tracce di un sogno è qualcosa di diverso, visto che la matematica non c'entra. Può indubbiamente essere classificato come storia di viaggio, ma anche come ricostruzione giornalistica, ma è soprattutto la storia di un mondo e di una ricerca.
Protagonista è Naseem, prima un bambino, poi un adolescente e infine un adulto. Di origini indiane, si è semplicemente perso fuggendo da casa dopo una punizione eccessivamente severa. Non è che Naseem non volesse tornare, semplicemente non sapeva come fare, non sapeva quale strada prendere per tornare al suo villaggio. E non ricordava bene nemmeno il nome del suo villaggio.
Così, alla fine, entra nel programma di adozioni internazionali dell'India e lì conosce Daniele e soprattutto la coppia di toscani che lo adotta, portandolo in Italia.
Il tempo passa e Naseem, che ha dimenticato il suo dialetto, non ha però scordato la sua terra. I ricordi che ha serbato in se stesso, però, richiedono un prezzo: quello della nostalgia e del desiderio di ritrovare le sue origini. Sulle tracce di un sogno è la ricerca di Naseem, aiutato da varie persone nel corso del suo viaggio, il desiderio di ritrovare i suoi genitori naturali. E' un percorso in una cultura differente, in un certo senso anche per lo stesso Naseem, e la ricostruzione dei ricordi dell'infanzia, da un lato un'indagine, dall'altro un viaggio fatto con una prospettiva nuova, carico di attese, non privo di delusioni, ma che giunge a compimento nel migliore dei modi possibili.
E' una storia, semplice, delicata e appassionante che si lascia leggere senza pause, nonostante la suddivisione in molti capitoli. E' la storia di Naseem, ma anche di chi lo ha supportato durante questa sua ricerca, che in fondo è la ricerca di tutti: quella di stare in questo mondo nel modo migliore possibile.

lunedì 23 settembre 2019

Inaugurazione lunare

Quest'oggi presso l'U6 dell'Università Bicocca è stata inaugurata la mostra Walking on the Moon all'interno delle iniziative dedicate a Meet me tonight, nome ufficiale della Notte dei ricercatori milanese. Poiché all'interno del percorso della mostra, nella prima sala multimediale, era presente Kerbal Space Program, sono stato coinvolto anche io, per cui ero presente non solo per assistere all'inaugurazione, ma anche per dare una mano alla riuscita dell'evento. Ovviamente ci sono sempre dei dettagli dietro le quinte che non girano mai alla perfezione, soprattutto nel giorno dell'inaugurazione, ma di questi non è trapelato nulla e nel complesso questa giornata è andata nel modo migliore possibile. La mostra, però, resterà chiusa fino a lunedì: l'inaugurazione è stata fatta oggi appositamente come introduzione alla Notte dei ricercatori e nei prossimi giorni sarò impegnato con la formazione delle guide relativamente alla sezione di KSP.
La giornata si è svolta secondo il programma stabilito: innanzitutto la conferenza di apertura, che ha visto Patrizia Caraveo e Amalia Ercoli Finzi intrattenere il pubblico giunto nell'aula 7 dell'edifico U6 sulla Luna. Dettagli storici sulla corsa alla Luna, sulla progettazione e la costruzione del Saturn V, di cui era presente un modellino della Lego insieme con la Luna tattile dell'Osservatorio di Brera, quella firmata da Paolo Nespoli l'anno scorso al Focus Live, e sul futuro dell'esplorazione spaziale: questo il succo della chiacchierata a due voci delle due astronome, che si sono alternate nel racconto. Particolarmente spigliata l'ottuagenaria Finzi che con la sua verve toscana ha arricchito le sue descrizioni di battute divertenti, alcune anche irripetibili!

domenica 22 settembre 2019

Topolino #3330: La magia del teatro

Mentre Tre paperi in gioco si conclude con il sesto e ultimo episodio, Young Donald Duck giunge alla penultima puntata di quella che si spera sia solo la prima saga della serie. Ideata da Francesco Artibani e Stefano Ambrosio, sta accompagnando i lettori in queste settimane in un percorso in qualche modo inedito per le storie disneyane: approfondire il mondo dell'adolescenza. In questo senso è anche bello vedere come questa serie sia stata pubblicata insieme con la sagga di Bruno Enna che si occupa, anche se con personaggi differenti, di un argomento non molto differente.
Iniziamo, però, l'usuale articolo settimanale dedicato a Topolino proprio con Young Donald Duck.
Su e giù dal palco
In effetti è in questo modo che si potrebbe riassumere Lo spettacolo deve continuare, scritta da Artibani per i disegni di Marco Mazzarello, perfetto con il suo tratto rotondo e dinamico nel rappresentare le acrobazie incontenibili di Paperino. Quest'ultimo, infatti, calatosi eccessivamente nella parte assegnatagli per il saggio finale del corso di teatro della Jeremy Ratt, tormenta i compagni di classe durante la loro visita al luna park di Smileville facendosi inseguire attraverso le attrazioni.
La scena finale, senza necessità di renderlo esplicito, mostra non solo come Paperino, in pratica, abbia sacrificato il suo ruolo di primo attore della rappresentazione per consentire a Topolino e Minni di restare insieme sul palco, ma anche lo stesso spirito indomito del personaggio, quello spirito che molto spesso gli autori sembrano dimenticare, affossando Paperino tra i cliché della lista di debiti e della pigrizia congenita.

sabato 21 settembre 2019

Ritratti: Dorothy Vaughan


Dorothy Vaughan - via NASA
La terza protagonista di Hidden figures è Dorothy Johnson Vaughan, che, come le altre due, ha lavorato alla NASA durante il periodo del grande sforzo dell'agenzia spaziale statunitense per portare gli uomini sulla Luna.
Nata il 20 settembre del 1910 a Kansas City, nel Missouri, da Annie e Leonard Johnson, si trasferì insieme alla famiglia a Morgantown nel West Virginia, dove frequentò la Beechurst High School, da cui uscì nel 1925. Come Katherine Johnson, anche Dorothy ottene la laurea in giovane età, a 19 anni in matematica presso la Wilberforce University, storica università per afroamericani dell'Ohio.
Subito dopo la laurea, e nonostante i pareri dei suoi insegnanti che la invitavano a proseguire gli studi avanzati presso la Howard University a Washington, decise di insegnare matematica, ottenendo la cattedra presso la Robert Russa Moton High School. Nonostante il posto stabile, Dorothy subì gli effetti delle leggi di segregazione razziali dell'epoca.
3 anni più tardi, nel 1932, si sposa con Howard Vaughan, da cui ha sei figli: Ann, Maida, Leonard, Kenneth, Michael e Donald.

giovedì 19 settembre 2019

Blade Runner: cacciatori di androidi

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? è uno dei romanzi più noti di Philip K. Dick e sin dalla sua prima uscita risvegliò un certo interesse nel mondo di Hollywood. Agli inizi degli anni Settanta Herb Jaffe acquisì i diritti del libro, affidando la sceneggiatura al figlio Robert. Dick, però, rigettò decisamente il lavoro del giovane Jaffe e così la palla passò nel 1977 a Hampton Fancher che, per mantenere i costi bassi, prevedeva una pellicola ricca di dialoghi e quasi interamente ambientata in interni. Anche in questo caso Dick non gradì la versione di Fancher, ritenendo che svuotasse la storia di tutto il senso originale.
La strada della sceneggiatura di Fancher, però, non si interruppe, arrivando fino al produttore Michael Deeley, che ebbe l'idea di contattare Ridley Scott. Questi, però, declinò l'invito a causa dei suoi impegni con la versione cinematografica di Dune. Questo progetto, però, si rivelò ben presto più lento del previsto e Scott, che sentiva la necessità di mettersi al lavoro il prima possibile, si sganciò da Dune per prendere le redini dell'adattamento cinematografico del romanzo di Dick.
Il regista di Alien mise mano alla sceneggiatura di Fancher avvalendosi dell'apporto di David Webb Peoples, che di fatto stravolse il lavoro del collega, spingendolo ad abbandonare la produzione per poi tornare sui suoi passi. Di fatto il film, che ottenne il titolo definitivo di Blade Runner, è un hard boiled fantascientifico, classificato come cyberpunk, sebbene sia molto meno cyberpunk del romanzo di Dick, raccontato con uno stile oscuro all'interno di un ambiente dove l'idea di una tecnologia invasiva è sì presente come nel romanzo, ma molto meno evidente rispetto a quanto scritto da Dick. Inoltre si perde completamente il tema religioso, a parte alcune battute di Roy Batty, interpretato da Rutger Hauer, che peraltro ha anche fortemente contribuito alla scrittura del suo personaggio, oltre che al famosissimo monologo finale, "Ho visto cose che voi umani..."

mercoledì 18 settembre 2019

Intervista col vampiro

Il romanzo gotico, come genere della letteratura, ha subito dai suoi inizi almeno un paio di rivoluzioni. Le sue origini vengono usualmente datate con il 1764, anno di pubblicazione de Il castello di Otranto di Horace Walpole. Una prima rivoluzione del romanzo gotico, per quanto passata un po' in sordina nonostante il successo, la fornisce Mary Shelley nel 1818 con Frankenstein: l'allora giovane scrittrice, che successivamente sarebbe anche diventata precursore del romanzo di fantascienza propriamente detto con L'ultimo uomo del 1826, sostituisce il soprannaturale con la scienza, in particolare con una forma deviata di proto-ingegneria genetica. Di fatto Frankenstein può essere considerato precursore anche del romanzo scientifico, ma, per atmosfere oscure, è un romanzo gotico a tutti gli effetti.
Le origini di Frankenstein, però, hanno in qualche modo contribuito alla prima vera rivoluzione del genere: due anni prima, nel 1816, la Shelley era in vacanza in una villa di Bellerive, nei pressi di Ginevra, con una compagnia particolarmente interessante. C'erano, infatti, Lord Byron, la sua amante Claire Clairmont (sorellastra di Mary), il dottor William Polidori. Il gruppo, durante le piovose serate di quell'inusitata estate, si intratteneva in discussioni sulla letteratura tedesca e ciò ispirò a Mary Frankenstein e a Polidori Il vampiro, pubblicato nel 1819 e che rivestì una fondamentale importanza nel Dracula di Bram Stoker.
Pubblicato nel 1897, il romanzo di Stoker rivoluziona il genere grazie allo stile narrativo, al racconto a più voci e alla commistione tra elementi soprannaturali e scientifici. In questo senso è evidente come il romanzo sia a tutti gli effetti un confronto tra due epoche, quella superstiziosa, piena di mostri e leggende, e quella scientifica che si stava affacciando grazie alle grandi scoperte che si stavano preparando per il XX secolo.
Allo stesso tempo, oltre a dare freschezza al romanzo gotico, Stoker diede indipendenza e vigore anche al sottogenere del gotico che si occupa dei vampiri. Ed è proprio con i vampiri che arriva una seconda rivoluzione del genere, guidata ancora una volta da una scrittrice: Anne Rice.

lunedì 16 settembre 2019

Cos'è l'astronomia?

L'astronomia è la scienza che si occupa dell'osservazione e della spiegazione degli eventi celesti. Studia le origini e l'evoluzione, le proprietà fisiche, chimiche e temporali degli oggetti che formano l'universo e che possono essere osservati sulla sfera celeste.
La prima volta che a scuola, alle elementari, ho sentito la parola spazio è stata quando la maestra ci aveva chiesto "cos'è lo spazio?" Guardai fuori dalla finestra, era un giorno grigio di fine autunno se non ricordo male, e poi mi accorsi che ero l'unico ad aver pensato allo spazio inteso come l'immensità dell'universo e delle stelle che lo compongono. Il resto dei miei compagni aveva un concetto di spazio molto più terrestre di me e questo, alla fine, mi fece restare zitto, vergognandomi di non avere un'idea simile alla loro, e questo perché era, in quel momento, la risposta corretta alla domanda della maestra.
Ecco: alla fine l'astronomia è quel senso di libertà insito nell'universo, quelle luci e quella possibilità di mondi che ci apre, quell'essere diversi e al tempo stesso uguali, perché non c'è una stella esattamente identica a un'altra, ma al tempo stesso non c'è una stella realmente speciale, se non quella intorno alla quale orbitiamo in ogni momento della giornata.
E per voi, che cos'è l'astronomia? Se volete rispondete su instagram all'account dell'Osservatorio Astronomico di Brera, oppure qui sotto nei commenti: poi girerò. E alla fine tutti avremo contribuito almeno un po' a rendere il sogno un po' più vicino!

domenica 15 settembre 2019

Topolino #3329: Giocare in musica

La copertina di questa settimana di Giorgio Cavazzano fa riferimento a Il padrone del buio, storia d'apertura di Francesco Artibani e Stefano Intini nella serie di Topolino Comics&Science. Il resto del numero, come vedremo a breve, porta avanti le due serie Tre paperi in gioco e Young Donald Duck.
Spirito di squadra
Anche questa settimana doppio episodio per Tre paperi in gioco. Continua lo sviluppo parallelo delle vicende autonome dei tre nipotini, sebbene la vicenda appaia decisamente sbilanciata. L'eposiodio calcistico, infatti, Grandi speranze, disegnato anche questa settimana da Alessandro Perina, si concentra su Qui e la squadra allenata da Paperoga, mentre con Note dolenti, disegnato da Marco Mazzarello, proseguono le avventure dei Rintronati, la band di Qua, che così ha dedicato un secondo episodio da solo.
Questo sbilanciamento, però, non produce alcun effetto sulla qualità della storia scritta da Bruno Enna, che, prendendo nel suo complesso i due episodi, si concentra su un concetto fondamentale nello sport così come nella musica: la costruzione dello spirito di squadra.
I ragazzi della squadra di Paperino, infatti, si dimostrano compatti nel difendere Paperoga, nonostante i suoi metodi di allenamento... originali, che anzi hanno avuto il merito di costruire efficacemente proprio questo spirito. La band di Qua, d'altra parte, attraversa un momento di crisi a causa di Duke, che il nipotino ha voluto come manager della band. Alla fine è un gesto di amicizia reale a rendere la band ancora più unita, incluso lo stesso bulletto.
Ora l'attesa va al gran finale della settimana prossima, e la speranza è che la conclusione sia in qualche modo aperta, non nel senso che le trame non vengano concluse, ma che sia data la possibilità non solo a Enna ma anche ad altri autori di proseguire con la strada delle caratterizzazioni distinte dei tre gemelli.

venerdì 13 settembre 2019

Il filo della scienza 2019/2020

Anche quest'anno troverete mie attività all'interno delle proposte scolastiche dell'Osservatorio Astronomico di Brera, sede milanese dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (pdf programma completo). Ci sarà il bis de La fisica dei supereroi e una nuova proposta nell'alternanza scuola/lavoro legata sempre alla gamification, che non sarà ristretta al solo Kerbal Space Program:

giovedì 12 settembre 2019

Somiglianze

Imperatore Cesare Vespasiano Augusto, detentore del potere tribunizio, console per la terza volta, pontefice massimo, Era imperatore da meno di un anno, e quelle parole gli facevano ancora fremere il cuore. Osservò l'immagine al centro ed emise un grugnito. Mostrava un uomo robusto, affetto da calvizie, con il mento sporgente e il naso adunco, rughe profonde attorno agli occhi e alla bocca, e solchi sulla fronte. (...) Vespasiano era duro, risoluto, retto, un uomo con i piedi per terra. Un romano vecchio stile.
La descrizione di Vespasiano presente in questo passo tratto da Il sigillo maledetto dei templari di David Gibbins nella traduzione di Valeria Leotta mi ha fatto quasi immediatamente pensare a Benito Mussolini. E la strage sanguinaria e scientifica avvenuta successivamente nell'arena su ordine dello stesso Vespasiano ha reso questa similitudine ancora più forte, visto che i giustiziati erano ebrei.

mercoledì 11 settembre 2019

Solo questione di tempo

Non è facile immaginare che un giorno la natura possa ingoiare qualcosa di solido e colossale come una moderna metropoli. La pura e semplice titanica presenza di una New York City resiste a qualunque sforzo di visualizzarne la dissoluzione. Gli eventi del settembre 2001 hanno mostrato cosa possono fare degli esseri umani con del potente materiale esplosivo a disposizione, ma non ci hanno detto niente di processi rudimentali come l'erosione o la putrefazione. Il rapido crollo mozzafiato delle torri del World Trade Center ci ha fatto capire più cose sugli attentatori che sulla vulnerabilità della nostra infrastruttura nel suo complesso. Anche perché quella calamità, per quanto inaudita, ha coinvolto un numero limitato di edifici. Tuttavia il tempo necessario alla natura per sbarazzarsi dei prodotti della civiltà urbana potrebbe essere meno di quanto sospettiamo.
In assenza della manutenzione, ordinaria e straordinaria, la distruzione ad esempio di un palazzo da parte degli agenti naturali è semplicemente questione di tempo, poche decine di anni, forse un secolo. L'azione del vento e dell'acqua erode gli strati esterni, porta semi di piante che si infilano dentro le crepe, create dagli stessi agenti atmosferici. Questi semi, se attecchiscono, daranno vita a piante che allargheranno le crepe ancora più velocemente del vento stesso, fino a indebolire la struttura dell'edificio, portandolo sempre più vicino al crollo.
Gli agenti atmosferici hanno bisogno di decenni per distruggere le nostre costruzioni. A noi bastano pochi minuti. Spesso senza nemmeno controllare se c'è ancora qualcuno all'interno.
Citazione tratta da Il mondo senza di noi

martedì 10 settembre 2019

Il tesoro dei crociati


Harald Hardrada sbarca a York - via commons
Harald Hardrada è considerato come l'ultimo, grande re e condottiero vichingo. La sua ultima grande impresa fu il tentativo di issarsi sul trono d'Inghilterra, ma il suo esercito venne sconfitto durante la battaglia di Stamford Bridge da Harold Godwinson, che venne successivamente sconfitto da Guglielmo il Conquistatore nella battaglia di Hastings.
La storia di Harald dopo la morte si fa leggenda, come per tutti i re vichinghi che combattono fino alla morte meritandosi l'accesso verso il valhalla: le circostanze e in qualche modo anche il momento del decesso sono, in effetti, non molto chiare e questo potrebbe dare origine a un po' di leggende, come ad esempio quella del suo ritorno sulla Terra quando la situazione dovesse essere piuttosto complicata, qualcosa di non molto diverso dalla leggenda del ritorno di re Artù.
Esiste, però, almeno un altro re, nel mondo, che potrebbe ritornare a calcare nuovamente il suolo del nostro pianeta.

lunedì 9 settembre 2019

Dark: perdersi nel labirinto del tempo

Ho appena concluso la prima stagione di Dark, serie fantascientifica tedesca realizzata per Netflix. La storia inizia con la sparizione di alcuni bambini dalla città di Winden. Tra questi c'è anche il figlio di Ulrich Nielsen, il piccolo Mikkel, appassionato di illusionismo. La storia di Winden con le sparizioni dei suoi giovani abitanti, però, non è nuova: 33 anni prima, infatti, era scomparso Mads, fratello proprio di Ulrich. La vicenda, che con questi pochi elementi si potrebbe considerare tranquillamente un thriller, è in realtà di genere fantascientifico e si dipana intorno alla domanda Quando è Mikkel?
La storia, dunque, che ruota intorno alla centrale nucleare di Winden e alle caverne sotto di essa, si dipana intorno ai viaggi nel tempo. Questi, però, non vengono fatti con una macchina del tempo, né classica né moderna in stile Delorean (peraltro citata in una delle ultime puntate della prima stagione), ma attraverso una serie di labirinti sotto la centrale nucleare. Questo metodo di viaggio nel tempo, le cui basi "scientifiche" vengono poste in uno degli ultimi episodi della stagione, si innesta all'interno di una struttura narrativa abbastanza classica, dove è evidente la presenza di due gruppi che viaggiano su e giù lungo il tempo spostandosi con cicli di 33 anni. Lo stile narrativo, invece, che alterna intensità e introspezione a scoperta e azione, ricorda molto da vicino Lost grazie alla sovrapposizione di due o tre linee temporali che approfondiscono i personaggi principali e la storia di Winden.
Al di là della qualità della narrazione e della storia raccontata, Dark ha però dato anche origine a una interessante discussione sulla fantascienza lanciata su instagram da Computer di Shrodinger nelle sue storie incentrata sul rapporto tra questo bellissimo genere della letteratura e la scienza.

domenica 8 settembre 2019

Topolino #3328: Confusione creativa

Visto il sommario, con ben due episodi di Tre paperi in gioco e la quinta puntata di Young Donal Duck, la scelta per la storia da raccontare sul Caffè del Cappellaio Matto era abbastanza ridotta. Mi sono lasciato trasportare dalla passione per il genere giallo, sebbene La voragine degli Allegrones non era per nulla migliore di Topolino, colpevole! Inizierei, però, con YDD, perché l'episodio non è per nulla banale come potrebbe sembrare a raccontarne la trama:
Primeggiare a ogni costo
Uno degli elementi di maggiore interesse in Assasination classroom, manga di Yusei Matsui, è la neanche troppo nascosta critica al sistema ultra competitivo della scuola giapponese. E più o meno fa lo stesso anche Squadra che vince..., quinto episodio di Young Donald Duck.
La storia, ancora una volta scritta da Alessandro Ferrari, che contribuisce al soggetto insieme con i due ideatori della saga, Francesco Artibani e Stefano Ambrosio, è presto detta: Paperino, per evitare di essere espulso dal college, deve iscriversi a un'attività sportiva. Qualcosa del genere non sarebbe un grosso problema per un iperattivo come Paperino, che nella sua vita da adulto ha praticato diversi sport, dal basket al golf senza dimenticare il calcio, dove si è cimentato praticamente in tutti i ruoli, dalla porta all'attacco. Il problema di fondo è un altro: gli studenti della Jeremy Ratt non fanno, semplicemente sport per tutti i motivi per cui è giusto farlo (tenersi in forma e divertirsi), ma Vincono, signore! Sempre, signore! ricordano in coro gli allenatori della scuola. Ed è proprio questa necessità di primeggiare a ogni costo che impedisce a Paperino di riuscire ad aderire a un qualsiasi sport.
L'ingegnosa soluzione adottata da Paperino, alla fine, gli permette di evitare l'espulsione, ma soprattutto diventa un modo divertente degli autori di puntare il dito contro un modo di intendere la scuola eccessivamente competitivo. Ottimi, anche in questo episodio, i disegni di Marco Mazzarello, alle prese con sport differenti e con alcune vignette non semplici da gestire.

sabato 7 settembre 2019

K: sfida alla montagna

Jiro Taniguchi, su testi di Shiro Tosaki, torna a raccontare la montagna grazie a K, che racconta le sfide di uno scalatore giapponese ad alcune delle pareti più difficili della Terra. Giganti come il K2, l'Everest, il Pumo Ri, pareti quasi senza alcun appiglio, con il freddo e il gelo, il vento e le valanghe come avversari.
K, protagonista dal passato misterioso che verrà chiarito in uno dei capitoli del volume, affronta con rispetto e timore questi giganti e la natura che li circonda, spesso in missioni di salvataggio per riportare al sicuro scalatori esperti ma non abbastanza da affrontare pareti quasi impossibili, o semplicemente per recuperare i loro resti da riportare ai parenti.
Sebbene in un paio delle storie narrate Tosaki costruisce una trama un po' più approfondita e interessante rispetto alla semplice missione di salvataggio, sono però i momenti del contatto diretto con la natura quelli più interessanti e coinvolgenti, non solo per via delle difficoltà affrontate da K e della curiosità con cui si leggono le pagine per capire come riuscirà a salvarsi, ma anche grazie alle splendide illustrazioni di Taniguchi.
Ancora una volta, infatti, il mangaka si muove in un ambiente in cui si trova a suo agio: spazi incontaminati, natura selvaggia, personaggi tormentati dalle preoccupazioni, dal dolore, dai ricordi. Un altro piccolo gioiello all'interno della collezione da edicola a lui dedicata.

giovedì 5 settembre 2019

I colori del Sole


Il Sole visto dal satellite SOHO
La nebbia si diradava davanti ai loro occhi. Sul terrapieno era già del tutto scomparsa, mentre giù, lontano, una caligine lattiginosa si avvallava e si discioglieva; attraverso di essa spuntavano le cime rotonde e ispide delle colline e in mezzo si intravedeva qua e là la superficie screziata della palude muffosa, ricoperta da un rado canneto esausto. All'orizzonte, al di là delle colline, le vette delle montagne divampavano di un giallo intenso contro un cielo chiaro e azzurro. Arthur si girò a guardare al di sopra della spalla e mandò un grido di entusiasmo. Anche Redrich si volse a guardare. A ovest le montagne sembravano nere e su di esse ardeva cangiante il noto bagliore smeraldino, l'alba verde della Zona.
(...)
Andò dietro il carrello, si assestò sulla scarpata e, ansando, guardò con quale rapidità il bagliore verde si andava smorzando, soffocato dal rosa: un cantuccio arancione di sole sbucò dal crinale e subito dalle colline si allungarono le ombre color lillà, tutto divenne preciso, stagliato, tutto divenne perfettamente visibile, e dritto davanti a sé, a un duecento metri, Redrich scorse l'elicottero.
Questo passo, tratto dal Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Arkadi e Boris Strugatzki nella traduzione di Luisa Capo è in effetti ricco di informazioni scientifiche relative alla grande gamma di colori che il Sole ci mostra al tramonto o, come in questo caso, all'alba. I due autori, in particolare, hanno cercato di enfatizzare la presenza diffusa del colore verde, che però non è così inusuale da osservare durante questi momenti della giornata. Il picco di emissione del Sole, infatti, è proprio sul colore verde, ma noi solitamente non siamo in grado di vedere questa frequenza quando ci arriva dallo spazio per molti motivi affrontati da Agatino Rifatto su Edu INAF, ma in alcune condizioni particolari, come l'alba o il tramonto, siamo in grado di osservare, seppur per pochissimi istanti, degli sbuffi di colore verde.

mercoledì 4 settembre 2019

Picnic sul ciglio della strada

Il romanzo fondamentale del cyberpunk è indubbiamente Neuromante di William Gibson. L'elemento essenziale è sicuramente la presenza di tecnologia di rete e come questa si integra con l'essere umano. L'obiettivo principale è esaminare l'essenza dell'essere umano, motivo per cui un autore come Philip Dick viene considerato dallo stesso Gibson un ispiratore, se non addirittura un precursore del genere.
Altro elemento essenziale del cyberpunk è l'ambientazione dentro la quale i protagonisti si muovono: i bassifondi di un mondo in decadenza. A volte succede che questi bassifondi sono anche a contatto con sostanze artificali, generalmente di produzione umana, che influenzano in maniera negativa i comportamenti delle persone. Ed è proprio in uno di questi ultimi casi che ricade Picnic sul ciglio della strada dei fratelli russi Arkadi e Boris Strugackij o Stugatzki. La storia è abbastanza semplice: accanto a sei città differenti della Terra compaino improvvisamente delle particolari Zone al cui interno si trovano manufatti alieni. Il romanzo si concentra su una di queste Zone, quella accanto a Marmont, e su un particolare genere di... lavoratori che si sono adattati per sfruttare al massimo tutte le opportunità offerte dalle Zone.

martedì 3 settembre 2019

Wants to live forever

Ricordate che all'inizio dell'anno ero stato ospite a Cosmo Brain, trasmissione che ora si è trasferita in altri lidi elettronici? Rispetto alle mie intenzioni, la scaletta aveva subito qualche modifica, ma quella puntata si era conclusa con una delle canzoni meno astronomiche della scaletta, che per fortuna non è stata eliminata, Wants to live forever. Inclusa nella colonna sonora di Highlander, film del 1986 diretto da Russell Mulcahy e con Christopher Lambert nel ruolo del protagonista, l'immortale scozzese Connor MacLeod, fa parte dell'album A kind of magic, dodicesimo in studio dei Queen, diventato di fatto la colonna sonora della pellicola con l'intrusione di Hammer to fall, tratta dal precedente The works.
Il tema portante della canzone è ovviamente l'immortalità, tema che avevo trattato nell'articoletto Immortalità quantistica. La scelta di quella canzone, in particolare di chiudere con quella canzone, è stata, come potete immaginare, molto personale. Ve la ripropongo senza aggiungere alcun altro approfondimento a parte il link scientifico. Potete solo immaginare il perché della scelta di oggi, senza aspettare il tradizionale fine settimana per le particelle musicali:

lunedì 2 settembre 2019

Deus Irae: l'ira di un dio umano

Philip Dick non aveva quel che si suol dire un buon carattere. D'altra parte si sposò per cinque volte, e dopo l'ultima, Leslie Busby, non si risposò fino alla morte, avvenuta il 2 marzo del 1982, una settimana dopo aver avuto un attacco di cuore che lo condusse alla morte cerebrale. Neanche il suo rapporto con gli altri colleghi fu meno problematico: la sua amicizia con Harlan Ellison si concluse piuttosto male, con i due autori che se ne dissero di tutti i colori a mezzo stampa(1), mentre quella con Robert Heinlein si concluse per una questione di soldi(2).
Il rapporto con Roger Zelazny, invece, fu decisamente migliore visto che riuscirono a portare a termine la scrittura a quattro mani di Deus Irae. La gestazione del libro, come conferma lo stesso Dick in un'intervista del 1976(2), fu piuttosto lunga. Firmato il contratto nel 1964 con la Doubleday, ancora nel 1968 Dick era bloccato a quello che era all'incirca un terzo del romanzo poi pubblicato. A bloccarlo era la sua scarsa dimestichezza con la religione e in particolare con il cristianesimo, cosa che è in qualche modo stupefacente considerando, invece, il suo interesse su religione e misticismo. Dick, però, ebbe una fortuna: nel 1968 incontrò Zelazny, chiedendogli se fosse un esperto in teologia(2). Zelazny usciva dal successo de Il signore della luce, che si concentrava sulla mitologia e teologia indiane, così la sua risposta fu positiva e i due autori iniziarno a collaborare con la scrittura del romanzo.
Secondo quanto scritto sulla wiki, a mettere in contatto di due scrittori fu, invece, Ted White. Dick, infatti, aveva chiesto a quest'ultimo di collaborare con la stesura di Deus Irae, ma White decise di non dare seguito alla richiesta di Dick. Il manoscritto di quest'ultimo, però, era rimasto a casa di White, così quando Zelazny ebbe modo di leggerlo quando all'inizio dell'anno si trovò a casa di White, chiese di collaborare con il più esperto collega.

domenica 1 settembre 2019

Topolino #3327: Ah, gli adolescenti!

Dopo aver esaminato la seconda storia a sommario, dove si affronta l'argomento dei computer quantistici, non resta che andare a vedere il resto delle storie lunghe. All'interno di queste, rispetto a quanto annunciato in precedenza, viene scartata dal sommario la storia in costume con i personaggi topolinesi, Minni e il gioiello dell'impero, per fare posto a Reginella e il crapulongo sbadigliante, che era saltata a causa della ristampa della prima storia di Topalbano, omaggio al recentemente scomparso Andrea Camilleri. Iniziamo, però, dalla nuova saga in 6 puntate che esordisce questa settimana:
Tempo di crescere!
Generalmente i tre nipotini sono protagonisti indiscussi delle storie solo quando indossano il cappello delle Giovani Marmotte. Di fatto le occasioni che gli autori si sono concesse per approfondire i nipotini al di fuori di questo contesto sono sempre state molto poche. Il problema di fondo, come affermava Luciano Bottaro e altri autori dopo di lui, è che spesso gli autori pensano ai nipotini come a i tre gemelli che si completano le frasi a vicenda. E questo li rende antipatici agli stessi autori disneyani. Eppure nel corso degli anni ci sono stati vari esempi di autori che hanno cercato di approfondire i tre personaggi. Il primo di tutti è stato ovviamente Carl Barks, sia dando loro un ruolo attivo nelle avventure di ampio respiro, sia con la creazione del corpo delle Giovani Marmotte. Al di fuori di questi schemi, però, lo stesso Barks tornava spesso alla caratterizzazione originale dei tre discoli.
Uno dei primi esempi di storie non banali che approfondiscono i tre personaggi in maniera distinta uno dall'altro è stato Il tempo delle mele di Massimo Marconi e Massimo De Vita. Ispirato all'omonimo film del 1980 di Claude Pinoteau con una giovane Sophie Marceau, di fatto affronta anch'esso i problemi della crescita attraverso uno degli eventi più importanti e spesso traumatici dal punto di vista dei maschi: l'amore. Marconi decide, infatti, di rompere l'idillio tra i tre nipotini facendo innamorare Quo di Paperella, nipote di Paperina appena arrivata in città. Le scene in bagno e il "rimambimento" generale di Paperino per Paperina che vediamo nella saga Young Donald Duck in corso di pubblicazione in queste settimane su Topolino sembrano ispirate proprio alle analoghe scene che compaiono ne Il tempo delle mele disneyano.
Un modo un po' più classico per approfondire il legame tra i nipotini e Paperino, ma anche le dinamiche all'interno del trio, è invece Il quarto nipotino di Nino Russo e di un ignoto autore del Comicup Studio. In questo caso Paperino si inventa l'esistenza di un quarto nipotino, più diligente rispetto a Qui, Quo, Qua, generando la reazione dei tre che iniziano a far impazzire lo zio interpretando a turno l'inesistente Que.
Più di recente ecco l'arrivo dei Whizz Kids di Vito Stabile ed Emilio Urbano sui Toplino ##3276, 3277, 3278 e 3279. In questo caso le dinamiche tra i nipotini vengono gestite dando loro tre superpoteri differenti, sfruttando il genere supereroistico, che sta spopolando al cinema. Non ripeto qui quanto scritto sull'efficacia dell'operazione, ma questa saga è indicativa di un fatto molto semplice: una maggiore attenzione sui nipotini e sulla possibilità di fornire loro caratterizzazioni leggermente differenti.
Una nuova saga in qualche modo non dissimile è Il grande gioco geniale di Bruno Enna, saga dedicata ai 500 anni di Leonardo da Vinci non esente da difetti ma con un pregio non indifferente, oltre agli omaggi a Leonardo: iniziare ad approfondire in maniera non banale Qui, Quo, Qua.

sabato 31 agosto 2019

Sky Hawk: un nuovo sguardo sulle guerre indiane

1871. I due ex samurai giapponesi Hikosaburo Soma e Manzo Shiotsu vivono in esilio tra i monti del Wyoming. La loro vita di pace e solitudine viene interrotta quando incontrano casualmente una nativa americana incinta e in fuga dai coloni europei. Grazie a questo incontro i due samurai stringeranno un patto di amicizia con una tribù degli oglala sioux, partecipando attivamente alla resistenza dei nativi contro l'avanzata del governo statunitense.
Sky Hawk è l'ennesima opera storica che rivisita il mito del west dal punto di vista degli indiani d'America. Jiro Taniguchi, però, adotta il punto di vista di due giapponesi dell'epoca. Questo gli permette non solo di confrontare i valori morali degli indiani con quelli della sua cultura, che dobbiamo considerare più vicina ai lettori cui Taniguchi evidentemente si riuvolge, ma anche dienfatizzare ancora di più le differenze con i discendenti degli europei che stanno costruendo un loro stato. Il punto di vista del racconto, dunque, è solo apparentemente coinvolto, ma Taniguchi è anche attento a sottolineare come il governo statunitense si protegga attraverso leggi emendate ad hoc nelle sue azioni di guerra contro le tribù indiane, in modo da proteggersi legalmente dalle violazioni ai trattati.
Tra gli avversari degli indiani emerge, in particolare, George Armstrong Custer, a capo del 7° cavalleria. Spietato e senza scrupoli, Custer ha un unico obiettivo: allontanare gli indiani dalle risorse minerarie che sono presenti sul suolo americano, per permettere agli Stati Uniti di sfruttarle per la sua crescita economica e politica.

venerdì 30 agosto 2019

I rompicapi di Alice: C'è posto sull'ascensore?

Gli ascensori sono stati uno dei primi elementi di discordia ne Il condominio di JG Ballard. In una lettura un po' più ottimistica per come sono andate le cose nel romanzo, si potrebbe dire che se i componenti del condominio fossero stati più addentro alla cultura matematica, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente, perché magari sarebbe stato loro noto il famoso paradosso dell'ascensore.
Su e giù dai piani

Progetto di un ascensore di Konrad Kyeser
del 1405 - via commons
Il paradosso venne per la prima volta formulato nel 1958 da George Gamow e Marvin Stern nel loro libro di matematica ricreativa Puzzle-Math. I due lavoravano nello stesso edificio, ma su due piani diversi: Gamow al secondo piano di un palazzo di sette e Stern al sesto piano. Visto che i due collaboravano, a volte uno prendeva l'ascensore per andare nell'ufficio dell'altro. Così quando Gamow andava da Stern, notava che 5 volte su 6 l'ascensore che si fermava al suo piano proveniva dai piani alti, mentre l'ascensore che si fermava al piano di Stern l'ascensore all'incirca 5 volte su 6 proveniva dai piani bassi(2).
Il problema venne successivamente ripreso da Donald Knuth prima nel 1969 nell'articolo The Gamow-Stern elevator problem uscito sul Journal of Recreational Mathematics. Il primo passo è abbastanza banale, ed è spiegato anche nel libro di Gamow e Stern: nel caso di un palazzo con un ascensore, la probabilità che l'ascensore si trovi sopra o allo stesso piano di Gamow è 5/6, mentre la probabilità che si trovi sotto è 1/6. Allo stesso modo per Stern la probabilità che l'ascensore si trovi sotto o al suo stesso piano è 5/6, mentre la probabilità che si trovi al di sopra è 1/6. E' qui, però, che Gamow e Stern commettono un errore, almeno secondo l'analisi compiuta successivamente da Knuth: le probabilità restano le stesse anche se aumentiamo il numero di ascensori(2).

giovedì 29 agosto 2019

Unico e indomito

Quel dipinto [Casolari a Cordeville di Van Gogh] dice che non puoi reprimere ciò che in te è indomito, l'unicità che si manifesterà sempre fra gli umani, non importa quanti sforzi facciamo per evitarlo.
- Frank Herbert dalla saga di Dune

mercoledì 28 agosto 2019

Hong Kong per la libertà

Quella di Hong Kong è un'isola sulla costa meridionale della Cina. E' una regione a statuto speciale, eredità di una storia secolare come colonia britannica iniziata nel 1842 alla fine della prima guerra dell'oppio e conclusasi nel 1997 quando, a partire dall'1 luglio, la sovranità passò dalla Gran Bretagna alla Repubblica Popolare Cinese.
I rapporti con la Cina non sono mai stati completamente tranquilli, non solo per una questione di stili di vita differenti tra quello molto occidentale dell'isola e quello orientale del continente, ma anche di ordine politico, primo fra tutti la possibilità, solo formale, di poter esprimere liberamente le proprie idee politiche. Certo c'era il difetto d'origine quando la decisione di cambiare la sovranità da UK a Cina venne gestita esclusivamente tra le stanze dei bottoni e non attraverso una consultazione referendaria.