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martedì 19 marzo 2019

Le ultime pagine

Il 24 maggio 1543 le ultime pagine del suo libro arrivarono da Norimberga. Donner le portò al letto del malato, e l'istante successivo vide la vita abbandonare il suo corpo, come se Copernico avesse resistito tutti quei mesi solo per vedere il libro terminato.
- da Il segreto di Copernico di Dava Sobel
I tempi, nella memoria, si confondono, mentre gli eventi sembrano susseguirsi a scatti, come scene di un film. Così potrei dire di avere un'idea abbastanza precisa di ciò che dovrebbe aver provato Jerzy Donner in quel momento: entrare nella sala rianimazione un'ultima volta e poi, alcune ore dopo, ricevere l'annuncio della fine delle sue sofferenze, come se avesse atteso che fossimo di nuovo tutti insieme.
Quasi un anno e mezzo fa.
Non me la sento di scrivere di più su mio padre e su come ha lottato letteralmente fino all'ultimo respiro, ma in qualche modo oggi sentivo la necessità di doverlo ricordare.

lunedì 18 marzo 2019

Il mondo povero di Yona Friedman

Yona Friedman non è un anarchico, anche se ha avuto molte influenze libertarie. Queste, in particolare, si notano in un testo di rapida lettura ma di grande chiarezza, Come vivere con gli altri senza essere né servi né padroni, riportato in Italia grazie ad elèuthera, meritoria piccola casa editrice di testi anarchici i cui libri solitamente mi procuro presso Il libraccio o presso quell'altra meritoria istituzione che si chiama Book Pride.
Ciò che colpisce di più del saggio di Friedman è l'agile commistione tra disegni e testo. I disegni, che in pratica sono schematici, molto simili alle pitture rupestri realizzate dai nostri antenati primitivi prima dell'invenzione della scrittura, rendono più semplice la comprensione delle idee di Friedman sull'esistenza di due generi di gruppi distinti, quelli paritari e quelli gerarchici. E' evidente che Friedman non si schiera a favore di uno o dell'altro, ma semplicemente cerca di descriverli nel modo più oggettivo possibile in un certo senso per permettere al lettore di poter scegliere quale sia la sua condizione preferita. Il motivo di questa scelta è evidente, ed è ben raccontato nella parte centrale del libro, 24 pagine di un testo lucido e incentrato sul mondo povero, dove l'architetto anticipa i movimenti sulla decrescita suggerendo che, in vista del possibile crollo dell'attuale modello gerarchico cresciuto ben oltre le proprie capacità, le istituzioni dovrebbero iniziare a realizzare strutture locali autonome in grado di distribuire le risorse primarie senza la necessità di attendere rifornimenti o ordini dal centro. Inoltre Friedman non solo ritiene che tale modello sia più efficace, ma permetterebbe anche una riduzione dei commerci, oltre che una diminuzione della specializzazione, rispondendo anche a una delle obiezioni più classiche, quella sul progresso tecnologico: il suo esempio più lampante sono proprio i gruppi di ricerca, che in tutto il mondo riescono, senza eccessive specializzazioni al loro interno, a costruire tecnologie e conoscenze che prima non c'erano. In questo senso la sempre maggiore specializzazione degli scienziati sembrerebbe un ostacolo, che in qualche modo viene controbilanciato dalla maggiore multidisciplinarietà di molte linee di ricerca considerate di frontiera, come ad esempio quelle astrobiologiche.
In qualche modo il modello della ricerca scientifica potrebbe essere proprio la strada da seguire per la costruzione di una società un po' più vicina a quella libertaria, ma questa è solo una delle conclusioni di chi scrive alla chiusura di un testo diretto non solo grazie alla prosa chiara di Friedman, ma anche grazie all'uso di disegni schematici e di facile comprensione.

domenica 17 marzo 2019

Topolino #3303: Un piccolo destino

Tolta la storia d'apertura, L'enigmatica stoffa inconsumabile, il resto del numero del Topolino in edicola questa settimana vivacchia tenendosi intorno a un livello medio basso, iniziando dalla seconda e ultima parte della nuova storia dei Wizards of Mickey.
Plasmare un nuovo destino
L'idea di fondo della storia, rivelata nel finale ma abbastanza evidente sin dal titolo della saga, Destino, è più che lodevole. Il modo di sviluppare il compito risulta, invece, un po' confusionario, come se in fase di stesura della sceneggiatura Matteo Venerus abbia ritenuto opportuno tagliare elementi e situazioni che avrebbero reso più scorrevole la storia. In effetti sembra essere di fronte a una narrazione che procede a scatti, con scene e vignette che non sono ben collegate una all'altra, il che è un peccato sostanzialmente per due motivi: il soggetto, per quanto classico nel genere fantasy, risulta comunque interessante anche per il modo in cui Venerus sembrava volerlo sviluppare; inoltre i disegni di Roberto Marini sono come al solito belli da vedere e in alcune vignette spettacolari, anche grazie alla capacità dell'esperto disegnatore disneyano di passare da una costruzione classica della pagina a una più dinamica e supereroistica (giusto per dare un termine di paragone).

sabato 16 marzo 2019

Madre Terra

Il mito della Grande Madre, anche intesa come Madre Natura o come Madre Terra, è comune a molte culture primitive ma non solo. In pratica la Grande Madre è una divinità, o entità femminile che incarna il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rigenerazione tipico non solo degli esseri umani, ma anche del ciclo cosmico. Non a caso Children of the Sea, manga in cinque tankobon di Daisuke Igarashi uscito nel 2014 in Italia per Panini Comics, è ricco di miti sulla creazione del mondo, dove le entità femminili hanno un ruolo fondamentale, e sui loro legami con le stelle lontane. Ovviamente è un legame mitico, mistico e interiore che i protagonisti di Children of the Sea sperimentano nel corso della loro ricerca, in qualche modo non molto diversa dalla ricerca di Ronnie James Dio nella sua prima canzone per i Black Sabbath:
In the misty morning, on the edge of time
We've lost the rising sun, a final sign
As the misty morning rolls away to die
Reaching for the stars, we blind the sky

venerdì 15 marzo 2019

Breve storia del pi greco / parte 6

E siamo giunti alla sesta puntata della "breve storia del pi greco" che sto componendo con certosina pazienza all'interno dei Carnevali della Matematica in edizione "pi day". E anche se l'edizione #127 è ancora abbastanza fresca, eccovi subito la puntata 2019 della storia del numero che ha fatto la matematica!


Dilbert di Scott Adams

Nel 1910 il più noto matematico indiano, Srinivasa Ramanujan, trovò una serie di formule rapidamente convergenti per il calcolo delle cifre decimali del $\pi$. Una di queste è già comparsa in una delle precedenti puntate della breve storia. La ripropongo anche qui per rinfrescare la memoria: \[\frac{1}{\pi} = \frac{2 \sqrt{2}}{9801} \sum_{k=0}^{\infty} \frac{(4k!) (1103 + 26390k)}{(k!)^4 396^{4k}}\] Un'ampia collezione di formule e metodi per determinare le cifre decimali del $\pi$ dovute a Ramanujan sono presenti in un suo articolo del 1914, Modular equations and approximations to $\pi$, che sono anche la base di partenza per le così dette formule di Ramanujan-Sato, sviluppate a partire dal lavoro del 2002 di Takeshi Sato proprio sull'articolo di Ramanujan. Di questo genere di formule ne esistono 11 tipi o livelli, ma tutte sono riducibili alla seguente struttura: \[\frac{1}{\pi} = \sum_{k=0}^\infty s(k) \frac{Ak+B}{C^k}\] dove $s(k)$ è una sequenza di interi che può essere espressa usando i coefficienti binomiali (che per semplificare possiamo dire sono i numeri di cui è fatto il triangolo di Tartaglia, o di Pascal, dipende se siete italiani o francesi!), mentre $A$, $B$, $C$ sono forme modulari, ovvero funzioni analitiche a più dimensioni generalmente a valori complessi... e più semplice di così non riesco a spiegarle. O forse potrei proporre come esempio di forma modulare la serie di Eisenstein (che peraltro è stata oggetto di studio proprio di Ramanujan): \[E_k(\Lambda) = \sum_{0 \neq\lambda\in\Lambda}\lambda^{-k}\] dove $k$ è un intero maggiore di $2$, condizione necessaria per la convergenza della serie, mentre $\lambda$ è un vettore dello spazio $\Lambda$.
L'aspetto interessante del coinvolgimento delle forme modulari è che le serie di Ramanujan-Sato note fino al 2012 coinvolgevano numeri reali, ma la prima con numeri complessi venne scoperta proprio quell'anno dal trio Heng Huat Chan, James Wan, Wadim Zudilin, che hanno contribuito abbondantemente allo sviluppo di questa particolare tipologia di successioni, che peraltro sono alla base degli algoritmi utilizzati oggi per determinare sempre più cifre del $\pi$.

giovedì 14 marzo 2019

Carnevale della Matematica #127

E' passato un anno, ma appena dieci edizioni, dall'ultimo pi day festeggiato insieme e anche per questo 2019 l'edizione di marzo del Carnevale della Matematica viene ospitata, per l'ottavo anno di fila, qui su DropSea. Il Carnevale, nel frattempo, è giunto alla ragguardevole cifra di 127 edizioni, per cui prima di addentrarci tra i contributi di questo mese e le ormai consuete notizie pi greche permettetemi di introdurvi alle curiosità legate al numero principe dell'edizione.
31.mo numero primo dopo il 113 e prima del 131, il 127 è un numero primo di Mersenne, come il 107, un numero primo isolato, poiché né 125 = 127 - 2 né 129 = 127 + 2 sono numeri primi, e un numero primo cubano. No, questo genere di numeri non è stato scoperto né da un matematico cubano, né è stato visto scorrazzare sulle spiaggie di Cuba, ma nella sua espressione gioca un ruolo fondamentale il cubo.
In effetti si distinguono due tipi differenti di primi cubani, quelli della prima forma, ricavabili dalla seguente espressione: \[p = \frac{x^3-y^3}{x-y} \text{ con } x = y+1\] ovvero della forma \[3y^2+3y+1\] e quelli della seconda forma \[p = \frac{x^3-y^3}{x-y} \text{ con } x = y+2\] ovvero della forma \[3y^2+6y+4\] con $y$ numero intero positivo. In particolare il 127 è un primo cubano della prima forma: per generarlo basta mettere 6 al posto di $y$. In realtà non tutti i numeri di questa forma sono anche primi. Ad esempio per $y$ pari a 5 si ottiene 91, che è solo dispari, e per $y$ pari a 7 ecco 169 come risultato, neanch'esso primo. Sempre restando nel "dominio" dei numeri primi, il 127 è anche la somma dei primi 9 numeri primi dispari.
Il 127 è anche un numero esagonale centrato, ovvero uno di quei numeri che può essere rappresentato con la forma di un esagono e assume l'espressione matematica \[1 + 3n (n-1)\] che sviluppandola diventa \[3n^2 -3n +1\] che non è molto differente dalla prima forma dei numeri cubani. E infatti i numeri esagonali che si ottengono con $n$ intero positivo sono gli stessi numeri cubani della prima forma, numero 1 a parte che è "solo" esagonale (è cubano, ma non primo cubano, per $y = 0$).
Tornando un attimo ai numeri primi di Mersenne, ovvero numeri della forma $2^n-1$, si scopre agilmente che 127 è il più piccolo primo di Mersenne triplo. Il motivo è che $127 = 2^7-1$ e $7=2^3-1$, con $3=2^2-1$ il più piccolo numero di Mersenne e $7$ il più piccolo numero di mersenne doppio.
Il 127 è anche un numero di Motzkin, il settimo per la precisione. Questi numeri curiosi vennero scoperti da Theodore Motzkin in ambito geometrico.
Li spiego con un esempio: supponiamo di mettere su una circonferenza 4 punti. A questo punto ci possiamo chiedere in quanti modi possiamo collegare i punti con delle corde che non si intersecano. La risposta è 9, che è anche il quinto numero di Motzkin. Ovviamente ogni numero di questo genere risponde proprio alla domana su quanti modi esistono per collegare $n$ punti su una circonferenza con corde non intersecantesi.
E' anche un numero di Friedman in ben due basi differenti. In base 10: \[120 = -1+2^7\] e in base 2: \[1111111 = (1 + 1)^{111} - 1 \cdot 1\] dove ovviamente 1111111 è la rappresentazione binaria di 127.
Come il 117 è un numero congruente e nontotiente e come il 37 è anche fortunato. Inoltre fa parte della terna pitagorica (127, 8064, 8065).
Altra proprietà curiosa è quella di essere il numero dispari più piccolo che non può essere scritto nella forma $p + 2^n$, con $p$ numero primo ed $n$ intero.
Fuori dall'ambito matematico il 127 è associato a due oggetti celesti, la cometa 127P/Holt-Olmstead e l'asteroide 127 Johanna.
Come di consueto i pezzi di storia del pi greco sono inseriti tra un contributo e l'altro come notizie pi greche, per cui iniziamo subito con i contributi dei carnevalisti per l'edizione 2019 del pi day!

martedì 12 marzo 2019

I Rompicapi di Alice: Tutta questione di memoria


Carl Gauss
La leggenda più nota per raccontare il precoce talento di Carl Friedrich Gauss è la classica storia in cui il piccolo riuscì a sommare i primi 100 numeri naturali, compito lasciato alla classe di cui era studente per tenere buoni i bambini durante un'improvvisa assenza della maestra. Eppure la storia che racconta Martin Gardner sul numero di aprile del 1965 di Scientific American è ancora più sconvolgente: il buon Gauss era figlio di un muratore e mentre il padre stava sistemando il libro delle paghe dei suoi lavoratori, il giovane Carl gli disse che i conti erano sbagliati. A questo punto, anche solo per dimostrare che il figlio si sbagliava, Gauss senior ricontrollò i calcoli scoprendo che, al contrario, il piccolo Carl aveva affermato il giusto: aveva solo 3 anni e nessuno gli aveva ancora insegnato nulla sulla matematica!
Nella storia della matematica, Gauss è uno dei pochi principi di questa disciplina ad avere avuto non solo una grande creatività, ma anche una velocità di calcolo inavvicinabile, sorretta evidentemente da una forte memoria. Queste ultime caratteristiche non sono spesso abbinate con la prima, la creatività, e anzi in alcuni casi ne sono di impedimento, ma Gauss non è l'unico esempio di grandi scienziati che sono stati in grado di abbinare queste tre capacità in una sola mente.
Altro esempio a noi più recente è quello di John von Neumann. Pioniere nell'ideazione e progettazione dei moderni computer, era anche molto abile nel calcolo a mente. Si narra infatti che, quando era a Los Alamos, era tenuto da conto come uno degli esperti del calcolo insieme con Enrico Fermi e Richard Feynman: in particolare, mentre l'italiano prendeva il regolo calcolatore e Feynman la calcolatrice, von Neumann utilizzava solo il calcolo mentale. E ovviamente non aveva alcun timore di sbagliare, più o meno come tutti i... "calcolatori".
A riprova, però, della difficoltà di mettere insieme velocità di calcolo, memoria e creatività c'è, però, il confronto tra von Neumann e altri campioni del calcolo a mente, che fanno letteralmente scomparire le abilità degli scienziati qui citati o di altri come Leonhard Euler o John Wallis, anch'essi abili a calcolare senza l'ausilio di carta e penna.

domenica 10 marzo 2019

Topolino #3302: E venne il giorno

E venne il giorno in cui un numero di Topolino viene letteralmente salvato dalla storia d'apertura, dedicata ai sessant'anni di Atomino Bip Bip. E visto che di quella storia ho già scritto, non mi resta che "parlare" del resto del sommario.
Maghi vagabondi
Dopo una serie di saghe interessanti, Destino, la nuova avventura dei Wizards of Mickey firmata da Matteo Venerus, segna un deciso passo indietro, non tanto nel soggetto quanto nel suo sviluppo. L'idea di fondo non sembra nemmeno male: una serie di incubi tormentato i Wizards of Mickey, che così decidono di chiarire cosa c'è dietro questa inquietudine. Lo svolgimento della storia, però, è piuttosto rapido, tanto da dare la sensazione di essere composta da porzioni slegate una dall'altra, mentre molte battute sembrato letteralmente calate dall'alto senza alcuna giustificazione, semplicemente fuori contesto.
I difetti della storia vengono enfatizzati e non limitati dall'ottima prova di Roberto Marini ai disegni: la collaborazione con Venerus su WoM ha permesso al bravo disegnatore di sperimentare come capita a pochi altri con la griglia e la composizione delle vignette. Conseguenza di ciò è stata l'esplosione di un tratto in grado di risultare efficace sia nella gestione delle espressioni e delle movenze dei personaggi, sia nelle scene più spettacolari.
Vedremo come proseguirà Destino, ma visto questo esordio la sensazione è quella di essere di fronte a una delle saghe più brutte di WoM in assoluto.

sabato 9 marzo 2019

Dal rock al digitale: l'Osservatorio Astronomico di Brera sempre al top!

Sta arrivando un ricco panorama di proposte interessanti per gli appassionati di astronomia da parte dell'Osservatorio Astronomico di Brera che inizia sin dal primo giorno della prossima settimana:
Lunedì 11 marzo, ore 21:00, per il ciclo Pop Science, presso il Planetario "Ulrico Hoepli" di Milano, in collaborazione con L'Officina del Planetario, Ilaria Arosio dell'Istituto Nazionale di Astrofisica - Osservatorio Astronomico di Brera, presenta la conferenza/spettacolo Tutte le stelle del rock. Cinquanta anni di astronomia attraverso una rivoluzione musicale:
8 giugno 2010. In un'afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all'unisono le parole "supermassive black hole". Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio "G. Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese, in occasione dell'uscita dell'album "Black Hole and revelation". Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l'avrebbe mai immaginato? I Muse non sono i soli: dai Pink Floyd ai Genesis, passando per i Queen, Pearl Jam, David Bowie, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock'n'roll attinge alla scienza e all'astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole. La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce... a tempo di rock!

venerdì 8 marzo 2019

La musica del pi greco

Con un po' di ritardo, per prepararci tutti quanti all'avvento del pi day (mancano poco meno di 6 giorni), eccovi un bel video sulla sonificazione delle cifre decimali del $\pi$. E non è per nulla una brutta sonificazione: ascoltare per credere:

Un grazie a Laura Paganini di Cosmo Brain per avermi segnalato il video, e visto che ci sono vi inizio ad anticipare che la prossima puntata di questa piccola trasmissione web-radiofonica sarà dedicata proprio al $\pi$. E indovinate chi sarà ospite?

giovedì 7 marzo 2019

Alita, l'angelo della battaglia cinematografica

Alita è stato il primo manga che ho letto, e direi che non potevo iniziare con un'opera migliore il mio rapporto con il fumetto giapponese. Era il 1997 e avevo acquistato l'edizione della Panini(1): era da tempo che desideravo accostarmi a questo genere di fumetto, che peraltro presentava anche una implicita difficoltà nel senso di lettura. Se da un lato mi risultò abbastanza veloce e naturale adattarmi (e devo dire che all'inizio mi era difficile tornare al senso di lettura occidentale, cosa che oggi è di molto ridotta se non quasi scomparsa), dall'altro venni letteralmente colpito dalla storia postapocalittica e fortemente cyberpunk e dalla struttura narrativa: Yukito Kishiro, infatti, inseriva spesso degli inserti di spiegazioni tecniche delle armi e delle armature che rendevano in qualche modo ancora più "immersiva" la lettura dei vari episodi. Inoltre i personaggi tormentati, la ricerca di Alita della sua umanità, i disegni dettagliati senza alcuna vera cartoonizzazione delle figure (a parte gli ovvi stilemi del genere manga) mi colpirono positivamente, rendendo di fatto Alita una pietra di paragone con qualunque altro manga che mi capitò poi di scegliere.

mercoledì 6 marzo 2019

Dimostrazioni senza parole: la formula di Strassnitzky

\[\frac{\pi}{4} = \arctan \frac{1}{2} + \arctan \frac{1}{5} + \arctan{1}{8}\] Leopold Karl Schulz von Strassnitzky, matematico austriaco, nel 1884 fornì questa formula, una variazione su quella di John Machin, al collega tedesco Zacharias Dahse che quello stesso anno riuscì così a calcolare 200 cifre decimali, tutte corrette, per $\pi$.
L'immagine è realizzata con LaTeX e il pacchetto tickz: il codice sorgente su github
Nelsen, R. B. (2013). Proof without words: The formulas of Hutton and Strassnitzky. Mathematics Magazine, 86(5), 350-350. doi:10.4169/math.mag.86.5.350 (jstor)

lunedì 4 marzo 2019

[930] - Circonferenza

I poeti accendono non le lampade
ma se stessi - spengono
gli stoppini che essi stiolano
se la luce vitale
è loro propria come fanno i Soli -
Ogni era è come una lente
che dissemina la propria
circonferenza -
Avevo già pubblicato la traduzione di questa poesia di Emily Dickinson su "Il giorno della poesia matematica", ma per questa riproposizione solitaria ho rivisto leggermente quella mia traduzione, che ora spero sia più aderente al senso che la grande poetessa voleva dare ai suoi versi.

domenica 3 marzo 2019

Topolino #3301: Alla ricerca di un titolo che non ho

Un numeto tutto sommato non male che si chiude con una rara ristampa, quella di Bianco papero, storia d'esordio del Papersera, che serve per lanciare l'albo con le ristampe delle avventure della serie. Ovviamente concluderò questa recensione proprio con Bianco papero, ma aprirei senza indugi con l'ultimo episodio de Il conte di Anatrham.
Raccoglier barbabietole in Gran Bretagna
L'ottima saga in costume ideata da Marco Bosco si conclude un po' in maniera scontata, un po' con una piccola sorpresa, assolutamente improponibile con i personaggi disneyani nel loro ambiente "naturale". Anche questo episodio, che porta a conclusione tutte le sottotrame sviluppate dallo sceneggiatore, si snoda con il solito buon ritmo di ciascuna delle quattro puntate precedenti grazie anche all'ottima capacità di interpretazione di Nico Picone, che, come forse avevo già scritto per uno degli episodi precedenti, forse in un paio di vignette eccede troppo con le ombre, ma nel complesso risulta particolarmente efficace in quella che può essere considerata come la sua prima, grande prova da disegnatore disneyano.
Se dal punto di vista dei personaggi c'è ben poco da segnalare rispetto a quanto scritto nei numeri scorsi, la storia presenta gli ultimi spunti di approfondimento, in particolare la raccoglibietole meccanica semovente, che permette a Paperon Pound di risolvere la vertenza sindacale con gli agricoltori di barbabietole da zucchero del circondario. La macchina, costruita da Archie Meed, è di un lustro o poco più in anticipo, visto che la prima raccoglibietola sembra risalga al 1913, anno in cui l'azienda statunitense The Great Western Sugar Company indisse un bando per la progettazione di una raccoglibietola di successo(1). Le barbabietole da zucchero, infatti, fino all'inizio del XX secolo si dovevano raccogliere a mano, nonostante le prime macchine agricole propriamente dette erano in circolazione sin dalla fine del XIX secolo, ovviamente mosse dalla forza del vapore.

sabato 2 marzo 2019

Pi Day 2019: Leonhard Euler, l'uomo del pi greco

#piday #piday2019 #matematica #carnevaledellamatematica cc @MathisintheAir @maddmaths @andreaplazzi @ComicsScience @Pillsofscience @stefacrono @cosmobrainonair @92sciencemusic @Popinga1
E' stato proprio Leonhard Euler il matematico che ha assegnato al fino all'epoca conosciuto come numero di Archimede il nome con cui lo conosciamo oggi: $\pi$. Questa e altre curiosità le trovate nella serie di articoli Breve storia del pi greco, di cui qui sotto vi metto i link alle varie puntate: E' un work in progress che spero di proseguire anche quest'anno (rispetto all'anno scorso sono in deciso ritardo, per cui non garantisco una gran ricchezza...), dopo la consueta pubblicazione delle curiosità come notizie pi greche all'interno del Carnevale della Matematica, edizione pi day. Anche in questo caso vi segnalo tutte le edizioni del Carnevale pubblicate su DropSea in occasione del giorno del $\pi$:
Carnevale #47 | #59 | #71 | #83 | #95 | #107 | #117
L'avvicinamento al pi day non si esaurisce con questo articoletto, ma proseguirà anche settimana prossima: spero siate in trepidante attesa!

venerdì 1 marzo 2019

Il potere delle rivelazioni

#JudasPriest #Nostradamus #heavymetal cc @emmecola @astrilari @cosmobrainonair @real_fabristol
Recupero, con qualche modifica, l'ultimo contributo lungo apparso su Shock Addizionali: ispirando al venerdì musicale, che più o meno sto cercando di rispettare nell'ultimo periodo, vi propongo una recensione di un vecchio album power metal. L'articolo ha, in qualche modo, una dedica a Moreno Colaiacovo, che ha proposto un titolo ispirato proprio alla mia passione per il metal a un articolo a suo modo interessante che abbiamo scritto insieme poco più di 6 anni fa.
I Judas Priest sono sicuramente uno dei gruppi più tecnicamente dotati della scena metal mondiale: d'altra parte sono, insieme con gruppi come Led Zeppelin, Black Sabbath o Deep Purple, fondamentali per le origini e lo sviluppo dell'heavy metal. Un po' come i Dream Theater con James LaBrie, cui dedicherò un articoletto in uno dei prossimi venerdì, anche i Judas Priest trovano abbastanza presto il loro cantante simbolo, Rob Halford, abile nell'interpretazione, con una grande presenza scenica e un registro vocale decisamente molto vario, mostrato in particolare in Nostradamus, uscito nel 2008 (quasi dieci anni fa, dunque). Halford si esibisce in vari generi: dal metal vero e proprio, al melodico fino al lirico.

giovedì 28 febbraio 2019

Divina legione

Un altro tassello fondamentale nella nascita del cyberpunk è sicuramente il geniale Roger Zelazny, la cui vicinanza al genere ideato da William Gibson e Bruce Sterling non sono l'unico ad averla sottolineata:
Vincitore dell'Hugo Award nel 1968, "Signore della Luce" era ispirato dai testi buddisti e induisti e racconta le vite di persone che avevano praticato il trasferimento della mente, l'ingegneria genetica e la trasmigrazione del corpo. Il romanzo di Zelazny, come molte delle narrazioni più allucinatorie di Philip K. Dick, anticiparono molte delle tematiche fondamentali del cyberpunk.(1)

mercoledì 27 febbraio 2019

Terrore a Hill House

La prima volta che mi sono imbattuto nella casa "stregata" protagonista de L'incubo di Hill House di Shirley Jackson è stato nel film del Haunting: Presenze con Liam Neeson e Liv Tyler (giusto per citare i due attori più famosi della pellicola), ricco di effetti speciali, ma con una recitazione e una sceneggiatura forse non all'altezza del romanzo originale. Sebbene alcuni passaggi e in qualche modo il soggetto di partenza siano abbastanza fedeli al testo della Jackson, il film sostanzialmente si discosta dal romanzo, basandosi più che altro sul forte contributo degli effetti speciali e dunque sulla presenza dei fantasmi, che in realtà sono presenze appena accennate nel romanzo. La forza del libro della Jackson, infatti, sta in una costruzione in qualche modo lovecraftiana che si sposa con uno stile più ricco di dialoghi rispetto a quello del soliario di Providence.
Fondamentalmente sia la leggenda di Hill House sia la figura del suo costruttore, Hugh Crain, ricordano ambientazioni e protagonisti di un qualsiasi romanzo o racconto di Lovecraft, ma l'orrore in questo caso è costituito da visioni appena accennate, porte che sbattono, grattare sui muri, risate che attraversano i corridoi, in generale eventi di cui gli occupanti della casa non sono sicuri della reale esistenza.
Gli abitatori momentanei di Hill House sono 4, un professore alla ricerca di materiale per un libro sul paranormale, e tre giovani, due donne e un uomo, peraltro erede della famiglia proprietaria di Hill House, che partecipano all'esperimento di Montauge. La principale protagonista è Eleanore, amichevolmente chiamata Nellie, ragazza un po' repressa rispetto a Theodore, o Theo, più libertina, e forse dotata di una particolare sensibilità nei confronti della casa stessa, che però potrebbe essere tranquillamente confusa con uno stato di follia. L'efficacia del libro risiede, alla fine, proprio in questa ambiguità della vicenda, spiegabile sia come effetto di presenze paranormali, sia come effetto della situazione mentale indotta dagli angoli della casa (non c'è un solo angolo retto in tutta Hill House!) o da quella pregressa di Nelly.
Quale che sia la spiegazione dell'aura oscura di Hill House, il è costruito proprio per non dissipare il senso di inquietudine che attraversa le pagine del romanzo.

martedì 26 febbraio 2019

Corri, Usain, corri

Ispirato da un'attività didattica proposta da Alessandra King sulle pagine di Mathematics Teaching in the Middle School mi sono andato a vedere i record del mondo di 100 metri, 200 metri, 400 metri e 3000 metri, con l'aggiunta dei record sulla gara non ufficiale dei 150 metri. Le conclusioni che si possono trarre sono interessanti. Vediamo questi dai a confronto in questa tabella:

lunedì 25 febbraio 2019

Una gita al lago di Mergozzo

Fino a una decina di anni fa non aspettavo altro che l'estate per inforcare la bicicletta (una mountain bike, in effetti) e salire su da Domanico fino a Potame. La strada si snodava tra curve e curve all'interno della montagna, con alcuni tratti più difficili e altri più semplici (almeno a livello di pendenza) circondata da alberi che rendevano l'aria fresca anche in giornate dal caldo torrido. In un punto abbastanza facilmente raggiungibile si trovava un posto in teoria da pic-nic con una fontanella chiamato dai più monte che a volte si poteva utilizzare come "punto di ristoro" per spezzare la scalata e raccogliere le forze prima del tratto più lungo. A volte, però, era la vera meta della scalata pomeridiana semplicemente perché era un bel posto dove fermarsi e passare qualche decina di minuti al fresco tra gli alberi, magari camminando tra l'erba alta o, con l'avvicinarsi dell'inverno, tra le prime foglie ingiallite.
Un po' la nostalgia di tutto questo, un po' il desiderio di staccare dalla città, un po' il senso di libertà che si raggiunge camminando in mezzo a luoghi del genere mi avevano spinto da un po' di tempo a pensare a qualcosa che potesse riportarmi a quei giorni. Così, sostituendo la bici con il treno, ho cercato un posto facilmente raggiungibile in giornata da Milano e sono incappato nel lago di Mergozzo. Non sto a raccontarvi proprio tutto (vi rimando al sito da cui ho preso l'itinerario che ho scelto), se non che la cima alla fine non l'ho raggiunta un po' per via del mio continuo divagare dal percorso segnato, un po' per la combinazione di stanchezza e fame, così tra le 12:30 e le 13:00 mi sono diretto verso Mergozzo per giungere alla riva del lago e chiudere una mattinata passata all'aria fresca, a sentire il rumore dei miei passi tra i sassi e le foglie secche e magari salutarsi con altri camminatori che viaggiavano in direzione opposta.
Spero di tornarci e riuscire a imboccare il sentiero per la cima, anche se il mio desiderio di divagare potrebbe, ancora una volta, sviarmi dal buon proposito!
La galleria completa delle foto che ho scattato ieri la trovate su flickr.

domenica 24 febbraio 2019

Topolino #3300: Di bastoni e barbabietole

Lo ammetto: non attendevo altro che il #3300 solo per la copertina di Andrea Freccero, che vorrei copertinista unico del Topo per almeno un paio di decenni. La bella copertina è, peralro, realizzata per introdurre Il bastone tubetano, storia esotica disegnata dal suo "allievo" Stefano Zanchi, che più passa il tempo, più diventa indistinguibile dallo stesso Freccero, il che forse non è proprio un punto di merito. Zanchi, però, è bravo quindi ha indubbiamente tutto il tempo per migliorare e magari introdurre elementi di distinzione nel tratto rispetto a quello di Freccero. D'altra parte fossero dello stesso livello gli epigoni di Giorgio Cavazzano forse non ci sarebbe ancora bisogno del maestro sulle pagine di Topolino.
Bando ai sentimentalismi, passiamo però alla storia d'apertura:
Un insolito sport
Con una storia dall'evidente gusto ciminiamo, Vito Stabile spedisce Paperino e Paperone nel Tubet, evidente riferimento al Tibet reale, in un villaggio sconsciuto da cui nessuno può più andare via a meno di non vincere una sfida nello sport locale: il wakayak, che può essere tradotto come football e che si gioca a cavallo di uno yak con un bastone legato a un piede con il quale colpire un pallone per farlo finire contro il gong dell'avversario.
Pur rilevando gli stessi difetti riscontrabili nella maggior parte delle storie di Topolino relativamente alla caratterizzazione abbastanza granitica e stantia dei personaggi disneyani, in particolare dei paperi, la storia di Stabile, ad ogni modo abbastanza fedele allo schema tipico delle avventure scritte da Rodolfo Cimino, risulta comunque una ventata di aria fresca, non solo per i riferimenti a altre saghe, come il flashback di mezza vignetta ambientato nell'universo di Paperino Paperotto, ma anche per un prefinale non scontato, che controbilancia il classico inseguimento tra zio e nipote con il quale si conclude la storia, senza dimenticare l'ottima caratterizzazione di Paperino durante la sfida di wakayak, che in qualche modo ricorda quella di Paperino ne L'odissea nello strazio di Nino Russo e Francesco Guerrini durante la sfida di rollerball.

sabato 23 febbraio 2019

La fine dell'era dei dinosauri

Nella puntata precedente di questa serie dedicata a 01011001 degli Ayreon di Arjen Anthony Lucassen avevamo lasciato il popolo dei Forever con la necessità di trovare una nuova casa per il loro patrimonio genetico. Identificata nella Terra, hanno inviato una cometa con i semi della loro rinascita. Riprendiamo da The Fifth Etinction, il pezzo con cui si apre il secondo cd di 01011001 dall'eloquente titolo di Earth.
Estratti dal testo
Vediamo alcuni passi che ritengo in qualche modo significativi all'interno del testo della canzone.
Now the die is cast, the first step taken
A glimmer of hope lights up our lives
Questa coppia di versi mostra un elemento interessante: il termine die indica non solo morire come tempo verbale, ma anche dado come sostantivo. La scelta da parte di Lucassen di die e non, ad esempio, di dice verrà in qualche modo esplicata alcuni versi più tardi, anche se già
Remember all life has to give
è più che chiarificatrice degli effetti del viaggio della cometa da Y alla Terra. Il riferimento alla cometa e alla panspermia, ad ogni modo, è presente nel verso
Behold our target, a world to plant our seeds
Arriviamo ai versi, cantati dallo svizzero Steve Lee, che chiariscono molto bene la scelta di die:
There must be life
First remove any trace of doubt!
They may all die; don't you think we should check it out?
I Forever sono più che consapevoli di ciò che stanno facendo: generare una gigantesca estinzione di massa, che come vedremo più sotto non è nemmeno la più grossa avvenuta sul nostro pianeta. L'autogiustificazione per questa scelta viene affidata alla voce di Daniel Gildenlöw:
We have no choice, we waited far too long
This is our planet, this is where they belong

giovedì 21 febbraio 2019

Una micro storia degli acceleratori di particelle

Oggi pomeriggio sarei dovuto andare a Parabiago per l'ultima conferenza del ciclo di quest'anno dell'autoaggiornamento degli insegnanti del liceo Cavalleri, ma per problemi intercorsi all'altro relatore, l'incontro è stato rinviato a data da destinarsi. Ero abbastanza deciso a non pubblicare nulla sull'argomento della ricerca sperimentale sulle particelle elementari, ma avendo pronta la presentazione ed essendo essenzialmente basata su articoli già presenti su questo blog, alla fine ho deciso di pubblicare un paio di note con i link agli articoli e aggiungendo giusto quelle due o tre informazioni storiche sugli acceleratori.
Una storia di scoperte
Abbiamo già visto ampiamente la ricca storia legata alle scoperte di elettrone, protone, neutrone e neutrino. Se da un lato hanno contribuito dal punto di vista sperimentale allo sviluppo e alla verifica del Modello standard delle particelle elementari, dall'altro tutti gli esperimenti condotti erano in qualche modo "artigianali" e caratterizzati da un denominatore comune: targhetta fissa. Ovvero si bombardano alcuni atomi con delle particelle che vengono accelerate da un dispositivo progettato allo scopo. L'idea è, ovviamente, quella di far acquisire alle particelle stesse l'energia necessaria per superare i legami atomici e penetrare all'interno del nucleo stesso per interagire con i suoi componenti. Per accelerare le particelle, però, vennero perfezionati, quasi contemporaneamente, due dispositivi che portarono a un livello superiore la ricerca sulle particelle elementari:

mercoledì 20 febbraio 2019

Dimostrazioni senza parole: la formula di Hutton

\[\frac{\pi}{4} = 2 \arctan \frac{1}{3} + \arctan{1}{7}\] Charles Hutton pubblicò questa formula nel 1776. Lo sloveno Jurij Bartolomej Vega (noto anche come Georg von Vega) nel 1794 utilizzò questa formula per migliorare il record di cifre decimali di $\pi$ che aveva già ottenuto nel 1789 con una formula simile a quella sviluppata da Leonard Euler.
L'immagine è realizzata con LaTeX e il pacchetto tickz: il codice sorgente su github
Vedi anche: Breve storia del pi greco / parte 5
Nelsen, R. B. (2013). Proof without words: The formulas of Hutton and Strassnitzky. Mathematics Magazine, 86(5), 350-350. doi:10.4169/math.mag.86.5.350 (jstor)

martedì 19 febbraio 2019

Wikiritratti: Tobias Dantzig

L'armonia dell'universo conosce solo una forma musicale, il legato, mentre la sinfonia del numero conosce solo il suo opposto, lo staccato. Tutti i tentativi di conciliare questa discrepanza si basano sulla speranza che uno staccato accelerato possa apparire ai nostri sensi come un legato.
Padre di George, considerato il padre della programmazione lineare, Tobias Dantzig nacque il 18 febbraio del 1884 in Lettonia, all'epoca territorio appartenente all'Impero Russo.
Dopo aver studiato a Parigi con Henri Poincaré, emigrò nel 1910 degli Stati Uniti.
All'inizio, mentre imparava l'inglese, lavorò come boscaiolo, operaio stradale, imbianchino nell'Oregon, fino a che grazie a Frank Griffin, matematico del Reed College, non riprese l'attività accademica. In questo modo ottenne il dottorato di ricerca in matematica nel 1917, presso l'Indiana University, dove insegnava. Successivamente andò alla Johns Hopkins University di Baltimora, alla Columbia University di New York e all'University of Maryland.
E' noto soprattutto per i suoi testi di matematica, Number: The Language of Science del 1930 e Aspects of Science del 1937.
A proposito del primo libro, tradotto anche in Italia nel 1973 come Il Numero: Linguaggio della Scienza, Albert Einstein ebbe modo di dire:
Questo è senza dubbio il libro più interessante sull'evoluzione della matematica che mi sia mai capitato fra le mani.
Per approfondire:
Monroe H. Martin, T. Dantzig, Historian and Interpreter of Mathematics (pdf)

lunedì 18 febbraio 2019

Pi Day 2019: Lo sguardo della matematica

Diffondete la lieta novella: il #piday 2019 sta arrivando! @MathisintheAir @maddmaths @rudimathematici @Pillsofscience @stefacrono @mediainaf @92sciencemusic @Scientificast @cosmobrainonair #carnevaledellamatematica
E come ogni anno, anche in questo 2019 si avvicina il 14 marzo, giorno del pi greco, meglio noto come pi day. E come ogni anno il Carnevale della Matematica dedicato al pi greco sarà ospitato proprio qui, su DropSea. In effetti la tradizione è iniziata nell'ormai lontano 2012, collezionando alla fine sei edizioni:
Carnevale #47 | #59 | #71 | #83 | #95 | #107 | #117
La prossima edizione sarà la #127 (che la #126 è ospitata sul blog dei Rudi Mathematici, che come da tradizione ospitano il Carnevale giusto il mese prima del pi day) e, come da tradizione, non avrà un tema portante: si può offendere in questo modo il buon $\pi$? Non credo proprio!
Per introdurre l'edizione 2019, però, ho pensato bene di creare una copertina ad hoc: quelli che vedete sono gli occhi di un noto cantante (o almeno il tentativo di disegnare gli occhi di un noto cantante) cui ho messo due $\pi$ al posto delle pupille. Chi sarà mai il cantante?
Nell'attesa che la sua identità venga chiarita, vi lascio con la serie della Breve storia del pi greco, giunta l'anno scorso alla quinta puntata e che, si spera, possa avere una sesta quest'anno: Ovviamente spero parteciperete numerosi!

domenica 17 febbraio 2019

Topolino #3299: Il tempo del sogno e altre storie

Il numero di Topolino dedicato a San Valentino sin dalla sempre bella copertina di Giorgio Cavazzano si caratterizza nell'uso (o forse nell'abuso) del classico cliché di coppia che convolge sia Paperino e Paperina, protagonisti della storia d'apertura, sia Topolino e Minni, protagonisti di quella di chiusura. Questa settimana, però, inizierei dalla storia d'apertura, ricca di spunti mitologici e astronomici che vale la pena approfondire sin da subito. Prima, però, vi ricordo di andare a leggere la recensione di Paperoga mentore dadaista sul Caffé del Cappellaio Matto.
Viaggio in Australia
Nonostante l'Australia sia stata occidentalizzata dopo l'arrivo dell'esploratore britannico James Cook, è ancora in qualche modo una terra di misteri, al pari di molte delle zone meno esplorate di Africa e America latina. Il boomerang stellare, storia di chiusura del numero, scritta da Silvia Martinoli per i disegni di Valerio Held, porta Topolino e Minni proprio in questa terra misteriosa, essenzialmente per via della sua lontananza, sulle tracce del perduto Indiana Pipps.
Lo sviluppo della trama è quello tipico di una storia di genere: un diario misterioso, con il mistero di due scritture simili ma non esattamente identiche; la ricerca di un fantomatico luogo dalle proprietà magiche; un viaggio esotico. Il tutto condito con una serie di spunti interessanti che vale la pena approfondire, anche solo con poche righe, con l'unico difetto di una descrizione un po' stantia e ripetitiva del rapporto di coppia Topolino-Minni, troppo ripiegato sui classici cliché, senza contare l'assurdo abbigliamento cittadino con cui i due vanno alla ricerca di Indiana Pipps nei deserti australiani.
Tutto questo non inficia la godibilità della storia, e anzi il ruolo chiave giocato da Minni e gli spunti presenti nella trama controbilanciano i fattori negativi.
La storia è in particolare ambientata in due zone particolarmente interessanti dell'Australia: la piana di Wurdi Youang e il massiccio di Uluru, più noto come Ayers Rock. Partiamo da quest'ultimo, in pratica una vera e propria roccia incastonata in mezzo alla pianura.

sabato 16 febbraio 2019

Quel disneyano di John Petrucci

John Petrucci è uno dei più noti chitarristi della scena rock mondiale. Fondatore dei Dream Theater, è uno dei padri del progressive metal, che unisce gli elementi del progressive rock e del metal in un unico nuovo genere musicale che, in qualche modo, alza l'asticella della tecnica, portando la rivoluzione musicale che già stavano iniziando i Metallica a un livello ancora più alto. Per cui vedere Petrucci suonare la canzone principale di Frozen per la figlia, che canta, ha un che di sorprendente!

venerdì 15 febbraio 2019

Lo spaziotempo che cambia

Vista la ricorrenza di ieri per cui avevo in bozza alcuni appunti che mi sembrava un po' di sprecare nonostante tutto, ho rinviato a oggi l'articolo abbinato alla seconda conferenza che ho tenuto a Parabiago all'interno del corso di autoaggiornamento dei professori del liceo Cavalleri. Ieri mi sono occupato di onde gravitazionali, con una presentazione basata sul lavoro svolto per la notte dei ricercatori e su un paio di articoli usciti su Edu INAF), e successivamente di gravità quantistica, che è l'oggetto dell'articolo odierno.
Abbiamo più volte visto che, nonostante i successi predittivi del Modello Standard, la meccanica quantistica presenta un bel po' di problemi concettuali che la rendono matematicamente incompatibile con la gravità, non solo con il modello classico descritto dalla legge di gravitazione universale si Isaac Newton, ma anche con la teoria della relatività generale di Albert Einstein.
La scoperta di tale incompatibilità viene dalla fredda russia e nasce da un errore.
Da Lev a Matvei

Bronstein
Il più grande fisico teorico russo probabilmente non solo del XX secolo è stato Lev Davidovich Landau. Mente brillante e sempre attiva, come per ogni buon teorico, durante i primi vagiti della meccanica quantistica immaginò che il campo elettromagnetico diventasse mal definito a causa dei quanti. Espresse questa idea in un articolo(1), scritto con Rudolf Peierls, cui fu lo stesso Niels Bohr, insieme con Léon Rosenfeld, a rispondere(2) mostrando come i campi come quello elettromagnetico restano ben definiti anche se si prendono in considerazione i quanti.
L'articolo di Bohr spinse Landau ad abbandonare la sua idea, ma Matvei Petrovich Bronstein, amico di Landau, applicò il metodo di Bohr al campo gravitazionale, scoprendo che quest'ultimo non è ben definito in un punto se si applicano i quanti(3). Vediamo come si può giungere a questa conclusione nel modo più semplice possibile. Partiamo dal principio di indeterminazione di Heisenberg, o detto in maniera più corretta dalle relazioni di Heisenberg:

giovedì 14 febbraio 2019

Le grandi domande della vita: Speciale San Valentino

Contravvenendo alla tradizione ormai consolidata della pubblicazione mensile de Le grandi domande della vita di venerdì o sabato, vi propongo un mini-speciale dedicato a San Valentino, la festa degli innamorati (o di chiunque si trovi in questo momento a formare una coppia... non è che questa questione l'ho mai capita bene...). Con un pizzico di malinconia e, si spera, tanta autoironia, proviamo a trovare una risposta all'annosa domanda su come baciare nel modo migliore possibile (ovviamente gli animi sensibili e un tantinello puritani forse farebbero meglio a non continuare la lettura!):

mercoledì 13 febbraio 2019

L'evoluzione degli aereoplani

Il punto di vista prevalente è che non possiamo assistere all'evoluzione biologica poiché si sviluppa su una scala temporale immensamente più grande della nostra vita. Qui mostriamo che possiamo assistere all'evoluzione durante la nostra vita osservando l'evoluzione delle specie di macchine umane volanti: gli aereoplani. Documentiamo questa evoluzione e inoltre la prediciamo sulla base di un principio fisico: la legge costruttiva. Mostriamo che gli aereoplani devono obbedire alle regole teoriche allometriche che li uniscono con gli uccelli e gli altri animali. Ad esempio, gli aereoplani più grandi sono più veloci, più efficienti come veicoli, e hanno una portata più grande. La massa del motore è proporzionale alle dimensioni del corpo: questo rapporto è analogo negli animali, dove la massa degli organi del moto (muscoli, cuore, polmoni) è proporzionale alle dimensioni del corpo. Grandi o piccoli, gli aereoplani mostrano una proporzionalità tra apertura alare e lunghezza della fusoliera e tra carico di carburante e dimensioni del corpo. Le controparti animali di queste caratteristiche sono evidenti. La visione che emerge è che il fenomeno evolutivo è più ampio dell'evoluzione biologica. L'evoluzione della tecnologia, dei bacini fluviali e degli animali è un fenomeno e appartiene alla fisica.
Bejan, A., Charles, J. D., & Lorente, S. (2014). The evolution of airplanes. Journal of Applied Physics, 116(4), 044901. doi:10.1063/1.4886855 (pdf)

martedì 12 febbraio 2019

Gomorra

Recupero un altro dei miei articoli usciti poco più di dieci anni fa su "Schock Addizionali": oggi Gomorra.
Distrutta in Genesi 19, insieme alla più famosa Sodoma, Gomorra è una delle città rase al suolo dal dio biblico a causa della corruzione dei suoi abitanti. Il titolo dell'inchiesta giornalistica di Roberto Saviano sulla camorra e sui suoi rapporti con Napoli e la politica italiana e napoletana non poteva quindi essere più opportuno.
Saviano racconta di come la camorra sia in affari con le locali comunità extracomunitarie, come sia implicata negli affari dell'alta moda e dell'alta finanza, come sia collegata con il problema della spazzatura nel capoluogo campano. Strettamente parlando Saviano non dice nulla di nuovo, raccogliendo in molte parti del suo libro atti giudiziari, inchieste giornalistiche, aggiungendo, comunque, testimonianze di prima mano: d'altra parte stiamo parlando di un'inchiesta giornalistica e non di un romanzo, come spesso viene classificato il poderoso libro di Saviano, parlando del quale spesso si dimentica una delle lezioni più importanti dell'anti-mafia, non lasciare che le attività criminali di mafia, camorra, 'ndrangheta in generale vengano dimenticate.

lunedì 11 febbraio 2019

Arsenico e vecchi merletti... o qualcosa del genere!

Quando il grande Cary Grant scopre che le sue amate ziette interpretate da Josephine Hull e Jean Adair sono delle incallite serial killer, sebbene la loro opera sia a "fin di bene", la situazione non potrebbe andare peggio, eppure, come nella migliore tradizione delle leggi di Murphy, la situazione peggiora!
Arsenico e vecchi merletti è un capolavoro della risata di un grande regista come Frank Capra, famoso soprattutto per La vita è meravigliosa. Tratto dall'omonima commedia di Joseph Kesselring, ha avuto vari adattamenti in giro per il mondo fino ad arrivare all'italiano Frigor mortis, spettacolo andato in giro per il territorio nazionale e passato anche da Milano sul palco del Teatro della Cooperativa dal 29 gennaio al 10 febbraio 2019. Il cast salito sul palco, che contava anche la presenza del famoso comico di Zelig Giorgio Verduci, è riuscito a interpretare al meglio i vari caratteri presenti nel testo, anche in questo caso, come per il film di Capra, una trasposizione quasi fedele dell'opera originale, salvo i dovuti adattamenti all'epoca e alla cultura italiana. Ad esempio il personaggio interpretato da Verduci, infatti, si crede Marcello Lippi commissario della nazionale italiana di calcio in luogo del Theodore Roosevelt originale, mentre l'adorato nipote di cotali zie non è ancora sposato con la fidanzata a differenza di quanto fatto dal protagonista della commedia di Kesselring.
E come per il film, anche in Frigor mortis non si smette di ridere, riprendendo lo spirito originale dell'opera: essere una parodia intelligente e non banale del genere noir.

domenica 10 febbraio 2019

Topolino #3298: da Lavenham ad Anatrham passando per le Ande

Come ho scritto nella recensione de L'amico non ritrovato, il Topolino #3298 è stata una piacevbole sorpresa grazie a un sommario interessante e di un buon livello. Alla fine il numero non è stato male, forse non come quello della scorsa settimana. Andiamo a vedere in maggior dettaglio, iniziando dalla seconda puntata del Conte di Anatrham:
Un americano a Londra
In qualche modo questo secondo episodio è la prosecuzione di quello precedente, vista l'introduzione di nuovi personaggi, come Paperin Doodle, che per vie traverse è l'erede designato di Basil Quackley, conte di Anatrham, e i due sfaccendati Tatiana Ameliova, nobile russa in cerca di marito, e Philo Sganguery, suo accolito (o qualcosa del genere). Tra i personaggi originali arriva anche il turno di Old Jack, vagabondo che viene accolto nella villa di Anatrham dove la buona Mrs. Coot non gli nega il classico pasto caldo. Old Jack per ricambiare inizia a dare una mano in giardino, promettendo così una crescita del personaggio nei prossimi episodi.
Tecnicamente Marco Bosco continua la descrizione attraverso i piccoli segreti in questo caso del maggiordomo Baptist e dell'istitutrice Miss Paperfield, la descrizione di una società tradizionalista in procinto di subire dei nuovi cambiamenti. In questo contesto l'arrivi di Paperino dagli Stati Uniti d'America risulta in qualche modo una sorta di "boccata di aria fresca": si rivela affabile e alla mano, legando subito con Archie Meed grazie alla comune passione per le automobili, volenteroso di imparare, come afferma egli stesso a un Paperon Pound più che disposto (apparentemente) a istruirlo, efficace nel tenere a bada i tre pestiferi di casa Anatrham.
L'apprendistato di Paperin prevede sia imparare la cura economica degli affari, sia il vivere nella buona società londinese. Mentre in quest'ultimo compito sarà assistito da Gaston e Paperhugh, nipoti di Paperon Pound, è quest'ultimo a occuparsi della parte economica, iniziando con lo zuccherificio dell'azienda di famiglia, la Quackley Sugar.

sabato 9 febbraio 2019

Quasi una sfera

Mentre il nostro occhio, già per poligoni regolari intorno ai 50 lati (forse anche prima), inizia ad avere difficoltà a distinguerli da una circonferenza, con i solidi regolari l'effetto arriva un po' più tardi. Questo, ad esempio, permette la costruzione di dadi dalle molte facce molto utilizzati nei giochi di ruolo: l'aumento di possibilità permette di costruire delle caratteristiche di base per i personaggi sufficientemente variabili da rendere la loro creazione abbastanza casuale (almeno per quel che serve in un gioco di ruolo).

venerdì 8 febbraio 2019

A cavallo della cometa

@astrilari @Pillsofscience @stefacrono @cosmobrainonair @malamiao @mediainaf
Visto il tema dell'ultimo fumetto/infografica che ho realizzato per Edu INAF, inizio una nuova serie di (probabilmente tre) articoli settimanali di scienza e musica, dedicati a uno dei progetti di progressive metal che preferisco in assoluto.
Mi piace pensare al progetto musicale Ayreon di Arjen Anthony Lucassen come una sorta di superband del progressive metal mondiale. Lucassen, infatti, con il brand degli Ayreon propone una serie di concept album dal forte impatto musicale e testuale, fortemente influenzati dalla fantascienza (e con l'aggiunta di riferimenti interni, come nelle migliori serie di romanzi del genere), come il caso dello stupendo 01011001, settimo album in studio del progetto, che presenta anche una lunga serie di spunti scientifici decisamente molto interessanti.
La storia
Suddiviso in due cd, 01011001, che è la rappresentazione binariua del numero ASCII della lettera Y, narra la storia dei Forever, gli abitanti acquatici del pianeta Y, che hanno scoperto il segreto della longevità. Il problema è che, insieme con un grande progresso tecnologico, i Forever hanno anche sviluppato una forte dipendenza dalle macchine, perdendo la capacità di provare emozioni. Così, grazie al passaggio ravvicinato di una cometa con il pianeta Y, i Forever decidono di spedire il loro DNA sulla Terra, che si trova in rotta di collisione con la cometa. Questa, dopo aver causato l'estinzione dei dinosauri (la quinta estinzione), conduce alla nascita del genere umano. All'inizio le cose sembrano andare per il meglio, ma poi i difetti dei Forever emergono anche nell'umanità, spingendo gli abitanti del pianeta Y a chiedersi se invece la sesta estinzione non sia la cosa migliore per il pianeta e i loro "figli".

giovedì 7 febbraio 2019

Un bosone per domarli

Come l'anno scorso, più o meno nello stesso periodo, torno a Parabiago per proporre alcune conferenze all'interno di un corso di autoformazione dei docenti dell'area di matematica e fisica del Liceo Cavalleri. Quest'anno il tema principale scelto è stato il bosone di Higgs, da cui il titolo tolkeniano della serie di incontri (e di questo articoletto). L'incontro per la progettazione delle conferenze è avvenuta all'incirca nel periodo in cui avevo in scrittura il trittico di articoli dedicati a J.R.R. Tolkien, da cui l'ispirazione per il titolo che ho proposto.
In particolare oggi abbiamo iniziato con il Modello Standard, raccontato dal buon Giovanni Guido, che mi ha concesso di raccontare qualcosa sul bosone di Higgs. Ho basato la presentazione su un articolo scritto un anno prima dell'annuncio della scoperta del bosone per la prima parte, poi concentrandomi nella seconda su un trittico di articoli didattici di Giovanni Organtini, in particolare su Unveilling the Higgs mechanism to students(1). Le note che seguiranno tratteranno innanzitutto quest'ultimo articolo.
Una domanda legittima quando si vuole provare ad affrontare con degli studenti delle scuole superiori un argomento come quello del bosone di Higgs e dei meccanismi che vi stanno dietro, è come raccontare la storia senza utilizzare la matematica che è stata veramente usata da Peter Higgs e soci. Un modo per venire incontro a tale esigenza utilizzando leggi per lo più note agli studenti è proprio l'obiettivo di quanto segue:

mercoledì 6 febbraio 2019

Tullio Regge e la rottura di simmetria

Capire come avvenga la rottura della simmetria non è facile; può servire la seguente similitudine creata dal fisico italiano Tullio Regge:
Si immagini una scodella circolare allargata verso l'alto, il cui fondo non sia piatto, ma con un rialzo centrale circondato da un solco il cui bordo esterno poggi su un tavolo orizzontale. Delle palline lanciate internamente alla scodella con velocità sufficientemente alta (energia elevata) ruotano premute dalla forza centrifuga contro la superficie interna della scodella. Esse presentano simmetria circolare. Quando l'energia diminuisce, le palline cadono verso il basso e si vanno a fermare nel solco del fondo in punti diversi e non presentano più simmetria circolare: la simmetria circolare si è rotta spontaneamente. Nella similitudine la scodella è l'universo, il campo di gravità che rompe la simmetria è il campo di Higgs.
- via Ottavio Serra (pdf)

martedì 5 febbraio 2019

Arancia meccanica: in difesa delle libertà individuali

Vista l'imminente chiusura di Google+, ho fatto un controllo veloce sul blog per vedere se c'erano pulsantini di condivisione a questo social e quindi ho migrato il profilo associato alla mia firma bloggistica da quello su G+ a quello su Blogger. Fatte le ultime sistemazioni vado a controllarlo e vedo che tra i miei blog c'è anche la partecipazione a Schock Addizionali. Aperto a dicembre 2007 da un amico di giù, ha proseguito a fasi alterne le pubblicazioni per un'annetto circa, per poi non venire più aggiornato. Controllando i miei contributi colà, vedo che ci sono alcune recensioni, così mi è sembrata una buona idea riproporle anche qui su DropSea, iniziando da Arancia meccanica di Anthony Burgess.
Rileggendo la recensione di ormai più di dieci anni fa, lasso di tempo durante il quale non ho recuperato l'Arancia meccanica di Stanley Kubrik (ma 2001: Odissea nello spazio sì e magari vi scrivero qualche riga in futuro), scopro che l'edizione dell'Einaudi aveva anche alcuni contenuti aggiuntivi alla prima edizione originale, come un primo capitolo in più, un articolo di Burgess sul film di Kubrik e un'intervista al regista. Leggendo questi contenuti si scopre che, cosa rara per i film tratti dai romanzi, è lo stesso autore a sottolineare le poche differenze tra il film e il suo romanzo, mentre nell'intervista Kubrik giustifica i cambi effettuati durante la stesura della sceneggiatura, necessari per rendere più chiaro il punto di vista di Burgess, altrimenti impossibile con una trasposizione pedissequa. In questo senso risulta coerente l'esclusione dalla trasposizione dell'ultimo rassicurante capitolo, che Burgess è stato costretto ad aggiungere a causa di pressioni dell'editore.

lunedì 4 febbraio 2019

Il sindacato dei sogni

I Tre allegri ragazzi morti dopo tre anni sono tornati con un nuovo album, Il sindacato dei sogni, che, come molti commentatori hanno scritto ben prima di me, segna il ritorno del gruppo a sonorità molto più vicine a quelle dei lavori degli esordi. In realtà i TARM sono da sempre uno dei pochi gruppi sperimentali del panorama musicale italiano e non tradiscono queste attese neanche in questo Sindacato dei sogni. Davide Toffolo ha, in qualche modo, portato nella musica una delle lezioni più importanti del suo punto di riferimento fumettistico principale, Andrea Pazienza: l'eclettismo.
Toffolo, infatti, non è solo una delle migliori voci maschili italiane (almeno nel campo della musica pop e rock), ma anche un vero e proprio "onnivoro musicale", come ha dimostrato con Primitivi del futuro e in parte anche con Inumani e come dimostra tutt'ora con l'Istituto Italiano di Cumbia o con il catalogo de La Tempesta, ricco dei più svariati generi. E in qualche modo questa linea sperimentale continua a confermarsi anche ne Il sindacato dei sogni, non solo grazie a un pezzo progressive come Una ceramica italiana persa in California, ma anche con una sparizione quasi completa degli elementi punk che hanno caratterizzato proprio quelle origini cui questo nuovo lavoro sembrerebbe riportarli in favore di scelte molto più varie: oltre alle influenze progressive e psichedeliche, anche il jazz o le armonie alla musica classica sono entrate nel repertorio dei TARM.

domenica 3 febbraio 2019

Topolino #3297: Il conte di Anatrham e altre storie

In linea con l'alternanza di qualità che sta caratterizzando questi ultimi numeri di Topolino, il #3297 propone un sommario di livello superiore a quello della settimana scorsa e non solo grazie all'esordio de Il conte di Anatrham, storia in costume ambientata nella Gran Bretagna del 1906 scritta da Marco Bosco per i disegni di Nico Picone.
Una società in cambiamento
Libero dal dover necessariamente seguire una parodia specifica con la quale confrontarsi, Bosco nel complesso realizza un ottimo primo episodio dove pone le basi per la vicenda in divenire, ricca di molti spunti interessanti, primo su tutti la trasformazione sociale ed economica della società. Da un lato c'è la sempre maggiore apertura finanziaria ai mercati stranieri, che in qualche modo non va molto a genio agli industriali locali: di fatto la borsa così come la intendiamo noi è nata in Francia nella prima metà del XIX secolo, sebbene le società per azioni esistevano sin dal XVII secolo, sempre create in Francia. In questo senso Paperon Pound rappresenta, in maniera un po' inconsueta, il vecchio mondo ancorato ai suoi privilegi: il personaggio, modellato sul primo Paperone barksiano e in parte su quello martiniano, non sembra gradire di buon occhio i crescenti successi di una nuova società misteriosa e dell'arrivo dell'erede del conte Basil Quackley, che sta arrivando dagli Stati Uniti per prendere il controllo del patrimonio. In questo senso è significativa la battuta che Paperon pronuncia all'uscita dallo studio del notaio di Quackley.
Interessante, poi, la relazione di parentela tra Puond e Quackley: sono cognati. La definizione di questo status è la seguente:
Fratello, o sorella, del coniuge, o coniuge del fratello o della sorella.
il che vorrebbe dire che ci dovrebbe essere una qualche moglie da qualche parte. Direi che questo dettaglio potrebbe non essere trascurabile, considerando che negli episodi successivi potrebbe entrare in gioco Brigitta nel ruolo di Lady Brygitt, anche in questo caso in cerca di un buon partito. La speranza è che, ovviamente non si perda per strada (non Brigitta, ma l'aleggiante presenza di una moglie!). Inoltre la presenza/assenza di Basil Quackley promette uno spunto interessante su un possibile finale aperto per la serie.

venerdì 1 febbraio 2019

Giuseppe Peano e il tacchino di Bertrand Russell

Un giorno il logico e matematico Bertrand Russell ideò la seguente storiella:
Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell'allevamento in cui era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un'inferenza induttiva come questa: "Mi danno il cibo alle 9 del mattino". Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.

Giuseppe Peano - via commons
L'idea di Russell era quella di criticare il metodo induttivo, in cui una serie di inferenze positive successive è considerata sufficiente per trarre una legge più generale su quanto accade nel mondo. Cardine del pensiero filosofico positivista, oltre a cozzare con la pratica sperimentale usuale in scienze come la fisica o la chimica, si scontra anche con il principio di induzione formulato nel 1889 da Giuseppe Peano nei suoi Arithmetices Principia. Peano elaborò cinque assiomi con lo scopo di definire l'insieme dei numeri naturali. Si dimostra che il quinto assioma è equivalente al principio di induzione e afferma che se una certa proprietà $P$ vale per $0$ e per un dato $n = k$, con $k$ numero naturale, e se essendo vera per $n$ è vera anche per $n+1$, allora la proprietà $P$ è vera per ogni numero naturale uguale o maggiore di $k$.
Su questo principio si basa la dimostrazione per induzione, che è cosa molto diversa e molto più solida del metodo per induzione dei positivisti.

giovedì 31 gennaio 2019

Il postulato di Weyl

Hermann Weyl non si è occupato solo di particelle, ma anche di universo, formulando un postulato che prende il suo nome. Il postulato stabilisce che le traiettorie di osservatori speciali, identificati con le galassie, formano dei fasci di linee che non si intersecano tra loro. Di conseguenza esiste un'unica linea che attraversa ogni punto dello spazio e del tempo.

Nella figura a destra le traiettorie sono distribuite in un modo semplice e ordinato, senza intersecarsi. Nella figura a sinistra, invece, le traiettorie sono disordinate e le intersezioni consentite. In questo caso non è possibile identificare una traiettoria unica che congiunge due punti dello spaziotempo, a differenza del caso precedente.
Le galassie si muovono come nel caso ideale e per ognuna di esse si può identificare un osservatore unico. Tali osservatori sono detti osservatori fondamentali.
Illustrazione e bibliografia: Elements of Cosmology di Jayant V. Narlikar