Stomachion

Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post

martedì 23 settembre 2025

La salvezza è altrove

20250923-salvezza-altrove-cover
C'è ben poco da raccontare sulla vicenda in se: l'arresto, la condanna a morte e l'uccisione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sono cosa abbastanza nota. E d'altra parte vi avevo anche scritto dell'incontro di presentazione del libro, momento nel corso del quale l'avevo anche acquistato.
D'altra parte lo stesso Paolo Pasi nel corso di quell'incontro non aveva certo annunciato delle novità nella loro storia, raccontata con precisione, cercando di non trascurare nulla più del necessario. Con un piccolo, ma non trascurabile dettaglio: Pasi cerca di far emergere gli uomini oltre le vicende della cronaca. Ovviamente soprattutto i due accusati e la loro battaglia per dimostrare la loro innocenza, tra testimoni inattendibili e un'accusa che ricostruisce le prove per adattarle alla sua visione. D'altra parte la pressione dei media era tanta e tale da dover trovare una soluzione il più in fretta possibile. E Sacco e Vanzetti erano i capri espiatori perfetti, due anarchici, due figure che erano per questo già solo colpevoli, senza alcuna esitazione.
Pasi, però, quasi trovando una comunanza spirituale, indulge soprattutto su Vanzetti, di cui ho pubblicato tempo fa la sua invettiva contro la guerra: ne traccia un profilo da scrittore, quasi da poeta. La sensazione che Pasi passa al lettore è che proprio in questa scrittura che Vanzetti trova la forza di sopportare prima le false accuse, quindi gli anni di processo e di prigione, e infine la condanna. Non che non ci siano state anche momenti di disperazione, ma in quei momenti, e ciò alla fine valeva per entrambi, a dare forza ecco arrivare gli amici e i parenti, come l'amata sorella.
Una narrazione agile, ma intensa e appassionata che restituisce più che la tristemente nota vicenda in se, il profilo di due uomini che cercavano di combattere il sistema, per poi rendersi conto, alla fine, che... La salvezza è altrove.

domenica 15 dicembre 2019

Pinelli, suicidato

La sera stessa della strage la polizia fermò 84 sospetti, tra cui Pinelli, invitato dal commissario Calabresi a precedere la volante della polizia in questura con il suo motorino per accertamenti.
Tre giorni dopo, il 15 dicembre, Pinelli si trovava ancora nel palazzo della questura. Erano abbondantemente scadute le 48 ore e il fermo era diventato illegale in quanto non convalidato dal magistrato. Durante un interrogatorio da parte di Antonino Allegra (responsabile dell'Ufficio politico della questura) e del commissario Luigi Calabresi, in presenza di quattro agenti della polizia in forza all'Ufficio Politico (Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi, Pietro Mucilli) e del tenente dei carabinieri (nonché agente del Sisdi) Savino Lograno, Pinelli precipitò dalla finestra dell'ufficio al quarto piano della questura in un'aiuola sottostante. Portato all'ospedale Fatebenefratelli, ci arrivò già morto.
da it.wiki

martedì 10 luglio 2018

L'odore della polvere da sparo

Il mattino del giorno 29 aprile [1947] oltre mille contadini provenienti dalla campagna circostante e di qualche comune viciniore armati di zappe, randelli e grossi bastoni, inscenarono in questa piazza Prefettura una violenta manifestazione, chiedendo l'abolizione totale dell'ammasso, la libera macinazione del grano e la soppressione del Consorzio Agrario.
Così scrive il prefetto di Potenza nel resoconto della manifestazione contadina che si stava tenendo nel capoluogo lucano. La polizia non rimase con le mani in mano e sparò sulla folla, o più precisamente in aria, ferendo 16 persone di cui due, Antonio Bastiano e Pietro Rosauno, morirono successivamente in ospedale.
In questo contesto politico è ambientata la prima parte de L'odore della polvere da sparo di Attilio Coco, che a partire da quella vicenda particolarmente cruenta, racconta la vita di Gianni Ceccante, all'epoca studente di liceo, quindi attore affermato. Questa viene narrata al giornalista Pietro Mattei, che in un certo senso ricostruisce la complessa vita di un uomo cresciuto in un ambiente libertario, un po' nascosto un po' manifesto tra la libreria e l'orologeria.
Coco, pur inserendo forti elementi libertari nel suo testo, riesce a non cadere nella facile trasformazione del romanzo in un piccolo saggio, ma anzi costruisce una vicenda interessante, a tratti misteriosa, dove le lunghe mani del potere influenzano le persone in modi decisamente intangibili.