Stomachion

martedì 1 settembre 2026

Breve storia dell'infinito

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Dopo aver apprezzato, nonostante qualche perplessità, il volume dedicato al teorema di Pitagora, ho affrontato la lettura ella Breve storia dell'infinito di Paolo Zellini con un certo entusiasmo, senza avere minimamente idea di cosa andavo incontro.
La lettura è stata complicata e lunga, all'incirca un mese, e costellata di un paio di interruzioni più corpose, oltre a quelle che generalmente assegno al fine settimana quando prediligo la lettura dei fumetti. Il motivo principale è stata la prima parte del volume, pesantemente filosofica. Pur conscio del fatto che affrontare il tema dell'infinito implicava il dover affrontare tutta una serie di concetti filosofici più o meno profondi, non mi aspettavo in ogni caso un indulgere così lungo sulla filosofia dell'infinito. Tanto è vero che più o meno fino a metà libro ero lì che mi dicevo "ma quando arriva la matematica?"
Quando è arrivata, pur se gli aspetti filosofici non sono stati completamente abbandonati, la lettura mi è sembrata scorrere meglio, quasi più chiara. Senza contare che, una volta giunto a quel punto, avevo ormai preso la decisione di saltare a pié pari tutte le parole scritte in lettere greche (senza fare alcuno sforzo per leggerle in qualche modo) e persino quelle pur brevi scritte in altre lingue ma prive di alcuna traduzione.
Nel complesso ho trovato il libro, pur ricco di spunti interessanti (come la banale, anche se a mio giudizio non sottolineata, constatazione che la in qualche modo più comprensibile - almeno per me - logica ha preso il posto della filosofia), più adatto a un filosofo che a un appassionato di matematica, per cui non lasciatevi incantare dal parere di Italo Calvino pubblicato in quarta di copertina: se non amate la filosofia fino al punto da capirla, o se amate ancor di più la matematica, lasciate perdere.