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sabato 12 settembre 2026

Arkham City: L'ordine del mondo

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Prima di affrontarlo in una storia di Batman nella maxi-serie Schemi oscuri, Dan Watters aveva trattato il tema della follia e delle malattie mentali attraverso la lente di uno dei più folli tra i componenti della bat-family: Jean-Paul Valley, meglio noto come Azrael.
Ideato da Denny O'Neil e Joe Quesada, fece il suo esordio sulla miniserie Sword of Azrael dell'ottobre 1992. Braccio armato di un ordine religioso "deviato", in qualche modo legato ai templari, oscilla tra il condizionamento ricevuto durante l'addestramento, che lo porta a un profondo fanatismo religioso che sfocia in una violenza incontrollata, e una profonda autocritica sulle sue azioni e sulla visione distorta che gli è stata impartita.
È proprio in questa fase di riflessione che lo troviamo nel prologo di Arkham City, ovvero le tre storie che Watters ha scritto per Batman: Urban Legends e disegnate dal fumettista croato Nikola Cizmesija. In questo trittico di storie brevi il tormento interiore di Jean-Paul viene esplicitato grazie ai suoi pensieri al riguardo di un ex-tossicodipendente ormai prossimo alla morte che ha trovato la fede. Jean-Paul, diviso tra il suo dovere di infermiere di assisterlo e la constatazione che in fondo se l'è cercata, deve gestire questa dicotomia in contemporanea con l'indagine su una misteriosa sostanza che sembra dare l'immortalità a chi la assume. Watters, in questo modo, riesce a sintetizzare perfettamente tutti gli elementi cardine del personaggio, costruendo una storia al tempo stesso potente e profonda che, come scritto sopra, fa da antipasto a L'ordine del mondo, la storia principale che da il titolo al volume.
Una città di follia
La prima cosa cui si pensa man mano che si legge la miniserie, confermata anche alla chiusura del volume, è la sensazione di stare leggendo una Arkham Asylum, romanzo a fumetti batmaniano del 1989 di Grant Morrison e Dave McKeane, ma ambientata tra le vie di Ghotam. E questa sensazione viene ancor più enfatizzata dalla mappa della particolare mappa della città in possesso dell'Uomo dai dieci occhi, in cui ogni quartiere è sovrapposto a uno degli ambienti dell'ospedale psichiatrico di Arkham.
La premessa della storia sta in un evento precedente, l'A-Day, nel corso del quale, a causa del Joker, buona parte degli abitanti di Arkham o sono fuggiti o sono morti. Watters i concentra sui fuggitivi, o quanto meno su una parte dei fuggitivi. La storia viene narrata dalla dottoressa Jacosta Joy, uno dei pochi dottori a essere sopravvissuti a questo evento, che inizia a collaborare con la polizia per recuperare i suoi pazienti perduti. Sulle loro tracce, però, c'è anche un Azrael più violento (e per certi versi più folle) che mai, preda della sua crociata contro il male, portata avanti in maniera acritica.
Azrael, e in un toni meno violenti l'agente Stone, fanno da contraltare alla dottoressa Joy, che invece cerca di ottenere il meglio per i suoi pazienti fuggitivi, tanto da dare rifugio proprio all'Uomno dai dieci occhi, un personaggio non semplicemente folle, ma a suo modo surreale ideato da Frank Robbins e Irv Novick su Batman #226 del novembre del 1970.
Al netto dei nemici di Batman presenti in questa miniserie, alla fine ciò che mostra Watters è come i punti di vista di Joy, Azrael e Stone sono tutto sommato parziali, anche mettendole tutte insieme e che alla fine, per quanto (o forse grazie al fatto di essere così) distorta dalla mente malata, proprio quella dell'Uomo dai dieci occhi risulta quella che si avvicina di più alla realtà.
Il tutto viene, infine, magistralmente confezionato dall'artista greca Dani, che con uno stile dai forti chiaro-scuri, riesce a cogliere perfettamente l'oscurità della città e con essa la complessità dell'animo di ognuno dei protagonisti. Il suo tratto, fortemente influenzato da artisti come Eduardo Risso e soprattutto il Frank Miller di Sin City, risulta poi perfetto per rappresentare l'Uomo dai dieci occhi, qui descritto come un personaggio esteticamente esile, quasi barkeriano, e dalle movenze ragnesche grazie ad arti particolarmente sottili.
Una storia che ho fatto male a far attendere così tanti anni sugli scaffali prima di leggerla.

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