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lunedì 30 settembre 2019

I rompicapi di Alice: Triangoli eleganti

Dopo il particolare triangolo di triangoli de Le grandi domande della vita di fine agosto, torno a occuparmi di triangoli con alcuni teoremi che sono anche rompicapi, o rompicapi che sono anche teoremi. Partiamo dalle basi.
Congruenti, ma non sempre
I triangoli sono delle figure di geometria piana (un poligono) costituite da tre punti non allineati collegati insieme da tre segmenti. In totale ogni triangolo è allora caratterizzato da 6 elementi, tre angoli e tre segmenti. Euclide, negli Elementi, propone al suo lettore i seguenti tre criteri di congruenza dei triangoli:
Due triangoli sono congruenti se hanno congruenti due lati e l'angolo tra essi compreso
che è dato come postulato
Due triangoli sono congruenti se hanno un lato e due angoli a esso adiacenti rispettivamente congruenti
dimostrabile a partire dal 5.o postulato, modificando il quale è possibile creare delle geometrie non euclidee
Due triangoli sono congruenti se hanno tutti i lati ordinatamente congruenti
E' possibile determinare altri tre criteri di congruenza, che hanno in comune con i tre precedenti di Euclide un semplice fatto: un triangolo è congruente a un altro se tre di questi sei elementi sono congruenti. Questo ci porterebbe a pensare che due triangoli che hanno cinque elementi congruenti sono a loro volta congruneti. Peccato che, come ha mostrato Richard Pawley, insegnante californiano di matematica, esistono dei triangoli di tal genere che non sono congruenti tra loro(1). L'unica possibilità per cui ciò può verificarsi è quanto i due triangoli hanno congruenti tra loro due lati e tutti e 3 gli angoli(2). L'esempio più semplice di questo fatto è dato dai due triangoli nella figura qui sotto:

domenica 29 settembre 2019

Topolino #3331: Young Donald Duck, il finale

Dopo la conclusione di Tre paperi in gioco, a una settimana di distanza si conclude anche la seconda serie dedicata all'adolescenza pubblicata su Topolino, Young Donald Duck. La saga, realizzata interamente in Italia, come era già accaduto per quella dedicata ai 90 anni di Topolino, è stata pubblicata anche all'estero, riscuotendo, stando ai riscontri su twitter, anche un buon successo. Ideata da Stefano Ambrosio e Francesco Artibani, si conclude con la stessa coppia di autori che ha dato il via agli 8 episodi, lo stesso Artibani affiancato ai desgni da Stefano Intini.
La fiera della scienza
Come ogni scuola statunitense, anche la Jeremy Ratt di Topolinia organizza una piccola fiera della scienza per presentare i progetti scientifici dei propri studenti. In particolare è ospite dell'ultima fiera il governatore del Calisota e dunque viene posta una certa attenzione in particolare a uno degli studenti più esuberanti, Paperino. In particolare quest'ultimo decide di realizzare il progetto per la fiera insieme con Pippo.
Il progetto che i due propongono, al quale Pippo stava già lavorando in maniera indipendente, è quello della programmazione e costruzione di un piccolo robot in grado di salutare e rispondere a qualche domanda. Di fatto è un tipico progetto di coding, dove si combina la programmazione, spesso utilizzando programmi abbastanza semplici come Scartch che permettono di combinare i pezzi di codice in maniera visuale, con la costruzione vera e propria di un piccolo automa elettrico, che successivamente compirà le istruzioni presenti nel codice. Ovviamente è possibile anche realizzare un algoritmo che permette di controllare dall'esterno il robot.
Progetti di questo genere sono molto utilizzati nella didattica alternativa, in particolare per le scuole inferiori (medie ed elementari, per usare i termini colloquiali), e in particolare l'INAF li propone a molte scuole tramite l'ottimo lavoro fin qui svolto soprattutto dalla sede di Bologna. Il progetto nel quale Paperino trascina Pippo è leggermente più complicato: programmare il robot in maniera tale da essere gentile con gli ospiti, in particolare con il governatore, ospite della fiera.
Il problema, però, è la raccolta delle informazioni, che alla fine si rivela non così affidabile, rendendo un progetto di fatto perfetto fonte di guai e di gag a getto continuo. Come al solito con storie ricche di gag il contributo di Intini è efficace nel visualizzarle al meglio, anche se ciò che lo contraddistingue rispetto agli altri suoi colleghi che si sono alternati sulle pagine di Young Donald Duck è l'ampia varietà di animali antropomorfi che propone, come giusto che sia per una scuola prestigiosa frequentata da studenti provenienti da tutto il Calisota.

sabato 28 settembre 2019

Hell Baby: L'inferno della solitudine

La serie Showcase della Dynit propone una serie di manga in grande formato di rara qualità. Mentre sto ragionando su dove presentare Tokyo Kaido, realizzato da uno dei miei mangaka preferiti, Minetaro Mochizuchi, vi propongo una delle prime opere di Hideshi Hino, autore poco noto in Italia, ma famoso per essere un maestro delle atmosfere horror. E infatti Hell Baby è esattamente in linea per tematiche e sottotesto con il genere.
La storia, in breve, è quella di una bambina deforme nata in una notte di tempesta e abbandonata in una discarica. Separata dalla gemella, sette anni più tardi si metterà alla sua ricerca seguendo un impulso inspiegabile, ma seminando terrore e morte lungo la sua strada. Per poter sopravvivere, infatti, la bambina deve mangiare carne viva, proprio come gli zombie.

venerdì 27 settembre 2019

Le grandi domande della vita: Il senso numerico della vita

Una puntata che potrebbe agevolmente essere confusa con un articolo della serie dei Rompicapi di Alice. La matematica, infatti, la fa da padrone con un classico rompicapo che gira un po' sul web, ma che permette di vedere un concetto legato alle serie e, soprattutto, una recente novità matematica. Ma bando alle ciance e immergiamoci nei numeri.
La risposta fondamentale
Come tutti i lettori della saga della Guida galattica per autostoppisti sanno, la risposta alla domanda fondamentale, che è andata perduta con la distruzione della Terra, è 42. La scelta del numero da parte di Douglas Adams è stata abbastanza casuale, se si esclude il semplice fatto che il numero piaceva allo scrittore. Eppure il 42 è stato protagonista di una recente news legata a uno dei problemi aperti della matematica:
Esiste un numero che non è 4 o 5 modulo 9 e che non può essere espresso come una somma di tre cubi?
Per trovare una risposta a tale domanda, sono stati utilizzati soprattutto dei metodi numerici. In particolare Andreas-Stephan Elsenhans e Jorg Jahnel(2), utilizzando un metodo che, semplificando, utilizza un particolare spazio vettoriale(1), hanno cercato le soluzioni dell'equazione diofantea

giovedì 26 settembre 2019

Un paio di grafici sul riscaldamento globale

All'interno delle iniziative della Week for future si sono inseriti i due Fridays for future del 20 e del 27 settembre. L'Italia ha scelto venerdì 27 per il suo venerdì per il clima, partecipando attivamente alla discussione in atto sul surriscaldamento globale di origine antropica scatenato dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg. In anticipo rispetto alla giornata di domani, visto che pur se pochi in giro ci sono comunque un numero sufficiente di negazionisti sulle cause umane del fenomeno, vi voglio proporre un paio di grafici. Il primo è realizzato dalla NASA e mette a confronto la temperatura media del pianeta con l'attività solare, mostrando come l'attività solare negli ultimi 80 anni circa è diminuita mentre la temperatura media del pianeta è aumentata.
Già questo sarebbe un forte indizio sul contributo antropico al riscaldamento globale, ma in un articolo del 2016 Philippede Larminat, combinando modelli climatici e osservazioni sperimentali, arriva alla conclusione che proprio il contributo antropico, che nella figura qui sotto ho indicato con una freccia rossa, è quello predominante nell'aumento di temperature degli ultimi 80 anni:
de Larminat, P. (2016). Earth climate identification vs. anthropic global warming attribution. Annual Reviews in control, 42, 114-125. doi:10.1016/j.arcontrol.2016.09.018
Credo che, nonostante il problema sia ben chiaro a una larga fetta della popolazione, sia importante ribadire come la certezza delle cause antropiche dell'andamento delle temperature degli ultimi decenni sia pressocchè unanime tra i climatologi e astronomi, in particolare i planetologi.
Abbiamo modificato il clima del pianeta con le nostre attività industriali grazie alla spinta del capitalismo e del consumismo. Invertire la rotta non sarà semplice, ma qualcosa bisognerà farla nell'immediato futuro, ed è questo che Fridays for future chiede ai governi mondiali, iniziando da quelli Occidentali. Il cambio di abitudini inciderà inevitabilmente sulla vita di ciascuno di noi e forse la soluzione sarà quella di andare verso una società più anarchica, quindi più ristretta nei metodi di produzione come suggerito da Yona Friedman.

mercoledì 25 settembre 2019

Dirk Gently: una serie olistica di casi quantistici

Lo so, non è il towel day e potrei anche aspettare l'anno prossimo, ma avendo finito giusto nello scorso fine settimana la serie della BBC America su Netflix, mi sembrava meglio scriverne fintanto che la visione è fresca nella memoria.
Prima ricordiamo chi è il protagonista della serie: Dirk Gently è un detective olistico ideato da Douglas Adams nel 1987 su Dirk Gently: Agenzia di investigazione olistica, che al motto di tutto è interconnesso, si muove in giro per la città, il pianeta e lo spaziotempo in maniera casuale risolvendo i casi che gli vengono affidati, o nei quali si imbatte, sempre per caso. Alto, dinoccolato, goffo e con una capigliatura in qualche modo appariscente, amico, o forse è meglio dire conoscente di Thor, è protagonista di un secondo romanzo, La lunga pausa caffè dell'anima e di una terza opera incompiuta, Il salmone del dubbio, pubblicata nell'omonimo volume insieme con appunti inediti, articoli, conferenze di Adams.

martedì 24 settembre 2019

Sulle tracce di un sogno

Oggi Daniele è venuto in Osservatorio per parlarci di "scrivere di scienza". Mi è sembrato giusto, allora, pubblicare proprio oggi la recensione di questo suo splendido libro.
Daniele Gouthier è stata una colonna del Carnevale della Matematica, poi gli impegni con la Sissa e come editore per Scienza Express lo hanno tenuto lontano da un certo tipo di scrittura, ma non quella dei libri. Come ovvio la maggior parte dei suoi libri sono a tema matematico, ma Sulle tracce di un sogno è qualcosa di diverso, visto che la matematica non c'entra. Può indubbiamente essere classificato come storia di viaggio, ma anche come ricostruzione giornalistica, ma è soprattutto la storia di un mondo e di una ricerca.
Protagonista è Naseem, prima un bambino, poi un adolescente e infine un adulto. Di origini indiane, si è semplicemente perso fuggendo da casa dopo una punizione eccessivamente severa. Non è che Naseem non volesse tornare, semplicemente non sapeva come fare, non sapeva quale strada prendere per tornare al suo villaggio. E non ricordava bene nemmeno il nome del suo villaggio.
Così, alla fine, entra nel programma di adozioni internazionali dell'India e lì conosce Daniele e soprattutto la coppia di toscani che lo adotta, portandolo in Italia.
Il tempo passa e Naseem, che ha dimenticato il suo dialetto, non ha però scordato la sua terra. I ricordi che ha serbato in se stesso, però, richiedono un prezzo: quello della nostalgia e del desiderio di ritrovare le sue origini. Sulle tracce di un sogno è la ricerca di Naseem, aiutato da varie persone nel corso del suo viaggio, il desiderio di ritrovare i suoi genitori naturali. E' un percorso in una cultura differente, in un certo senso anche per lo stesso Naseem, e la ricostruzione dei ricordi dell'infanzia, da un lato un'indagine, dall'altro un viaggio fatto con una prospettiva nuova, carico di attese, non privo di delusioni, ma che giunge a compimento nel migliore dei modi possibili.
E' una storia, semplice, delicata e appassionante che si lascia leggere senza pause, nonostante la suddivisione in molti capitoli. E' la storia di Naseem, ma anche di chi lo ha supportato durante questa sua ricerca, che in fondo è la ricerca di tutti: quella di stare in questo mondo nel modo migliore possibile.

lunedì 23 settembre 2019

Inaugurazione lunare

Quest'oggi presso l'U6 dell'Università Bicocca è stata inaugurata la mostra Walking on the Moon all'interno delle iniziative dedicate a Meet me tonight, nome ufficiale della Notte dei ricercatori milanese. Poiché all'interno del percorso della mostra, nella prima sala multimediale, era presente Kerbal Space Program, sono stato coinvolto anche io, per cui ero presente non solo per assistere all'inaugurazione, ma anche per dare una mano alla riuscita dell'evento. Ovviamente ci sono sempre dei dettagli dietro le quinte che non girano mai alla perfezione, soprattutto nel giorno dell'inaugurazione, ma di questi non è trapelato nulla e nel complesso questa giornata è andata nel modo migliore possibile. La mostra, però, resterà chiusa fino a lunedì: l'inaugurazione è stata fatta oggi appositamente come introduzione alla Notte dei ricercatori e nei prossimi giorni sarò impegnato con la formazione delle guide relativamente alla sezione di KSP.
La giornata si è svolta secondo il programma stabilito: innanzitutto la conferenza di apertura, che ha visto Patrizia Caraveo e Amalia Ercoli Finzi intrattenere il pubblico giunto nell'aula 7 dell'edifico U6 sulla Luna. Dettagli storici sulla corsa alla Luna, sulla progettazione e la costruzione del Saturn V, di cui era presente un modellino della Lego insieme con la Luna tattile dell'Osservatorio di Brera, quella firmata da Paolo Nespoli l'anno scorso al Focus Live, e sul futuro dell'esplorazione spaziale: questo il succo della chiacchierata a due voci delle due astronome, che si sono alternate nel racconto. Particolarmente spigliata l'ottuagenaria Finzi che con la sua verve toscana ha arricchito le sue descrizioni di battute divertenti, alcune anche irripetibili!

domenica 22 settembre 2019

Topolino #3330: La magia del teatro

Mentre Tre paperi in gioco si conclude con il sesto e ultimo episodio, Young Donald Duck giunge alla penultima puntata di quella che si spera sia solo la prima saga della serie. Ideata da Francesco Artibani e Stefano Ambrosio, sta accompagnando i lettori in queste settimane in un percorso in qualche modo inedito per le storie disneyane: approfondire il mondo dell'adolescenza. In questo senso è anche bello vedere come questa serie sia stata pubblicata insieme con la sagga di Bruno Enna che si occupa, anche se con personaggi differenti, di un argomento non molto differente.
Iniziamo, però, l'usuale articolo settimanale dedicato a Topolino proprio con Young Donald Duck.
Su e giù dal palco
In effetti è in questo modo che si potrebbe riassumere Lo spettacolo deve continuare, scritta da Artibani per i disegni di Marco Mazzarello, perfetto con il suo tratto rotondo e dinamico nel rappresentare le acrobazie incontenibili di Paperino. Quest'ultimo, infatti, calatosi eccessivamente nella parte assegnatagli per il saggio finale del corso di teatro della Jeremy Ratt, tormenta i compagni di classe durante la loro visita al luna park di Smileville facendosi inseguire attraverso le attrazioni.
La scena finale, senza necessità di renderlo esplicito, mostra non solo come Paperino, in pratica, abbia sacrificato il suo ruolo di primo attore della rappresentazione per consentire a Topolino e Minni di restare insieme sul palco, ma anche lo stesso spirito indomito del personaggio, quello spirito che molto spesso gli autori sembrano dimenticare, affossando Paperino tra i cliché della lista di debiti e della pigrizia congenita.

sabato 21 settembre 2019

Ritratti: Dorothy Vaughan


Dorothy Vaughan - via NASA
La terza protagonista di Hidden figures è Dorothy Johnson Vaughan, che, come le altre due, ha lavorato alla NASA durante il periodo del grande sforzo dell'agenzia spaziale statunitense per portare gli uomini sulla Luna.
Nata il 20 settembre del 1910 a Kansas City, nel Missouri, da Annie e Leonard Johnson, si trasferì insieme alla famiglia a Morgantown nel West Virginia, dove frequentò la Beechurst High School, da cui uscì nel 1925. Come Katherine Johnson, anche Dorothy ottene la laurea in giovane età, a 19 anni in matematica presso la Wilberforce University, storica università per afroamericani dell'Ohio.
Subito dopo la laurea, e nonostante i pareri dei suoi insegnanti che la invitavano a proseguire gli studi avanzati presso la Howard University a Washington, decise di insegnare matematica, ottenendo la cattedra presso la Robert Russa Moton High School. Nonostante il posto stabile, Dorothy subì gli effetti delle leggi di segregazione razziali dell'epoca.
3 anni più tardi, nel 1932, si sposa con Howard Vaughan, da cui ha sei figli: Ann, Maida, Leonard, Kenneth, Michael e Donald.

giovedì 19 settembre 2019

Blade Runner: cacciatori di androidi

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? è uno dei romanzi più noti di Philip K. Dick e sin dalla sua prima uscita risvegliò un certo interesse nel mondo di Hollywood. Agli inizi degli anni Settanta Herb Jaffe acquisì i diritti del libro, affidando la sceneggiatura al figlio Robert. Dick, però, rigettò decisamente il lavoro del giovane Jaffe e così la palla passò nel 1977 a Hampton Fancher che, per mantenere i costi bassi, prevedeva una pellicola ricca di dialoghi e quasi interamente ambientata in interni. Anche in questo caso Dick non gradì la versione di Fancher, ritenendo che svuotasse la storia di tutto il senso originale.
La strada della sceneggiatura di Fancher, però, non si interruppe, arrivando fino al produttore Michael Deeley, che ebbe l'idea di contattare Ridley Scott. Questi, però, declinò l'invito a causa dei suoi impegni con la versione cinematografica di Dune. Questo progetto, però, si rivelò ben presto più lento del previsto e Scott, che sentiva la necessità di mettersi al lavoro il prima possibile, si sganciò da Dune per prendere le redini dell'adattamento cinematografico del romanzo di Dick.
Il regista di Alien mise mano alla sceneggiatura di Fancher avvalendosi dell'apporto di David Webb Peoples, che di fatto stravolse il lavoro del collega, spingendolo ad abbandonare la produzione per poi tornare sui suoi passi. Di fatto il film, che ottenne il titolo definitivo di Blade Runner, è un hard boiled fantascientifico, classificato come cyberpunk, sebbene sia molto meno cyberpunk del romanzo di Dick, raccontato con uno stile oscuro all'interno di un ambiente dove l'idea di una tecnologia invasiva è sì presente come nel romanzo, ma molto meno evidente rispetto a quanto scritto da Dick. Inoltre si perde completamente il tema religioso, a parte alcune battute di Roy Batty, interpretato da Rutger Hauer, che peraltro ha anche fortemente contribuito alla scrittura del suo personaggio, oltre che al famosissimo monologo finale, "Ho visto cose che voi umani..."

mercoledì 18 settembre 2019

Intervista col vampiro

Il romanzo gotico, come genere della letteratura, ha subito dai suoi inizi almeno un paio di rivoluzioni. Le sue origini vengono usualmente datate con il 1764, anno di pubblicazione de Il castello di Otranto di Horace Walpole. Una prima rivoluzione del romanzo gotico, per quanto passata un po' in sordina nonostante il successo, la fornisce Mary Shelley nel 1818 con Frankenstein: l'allora giovane scrittrice, che successivamente sarebbe anche diventata precursore del romanzo di fantascienza propriamente detto con L'ultimo uomo del 1826, sostituisce il soprannaturale con la scienza, in particolare con una forma deviata di proto-ingegneria genetica. Di fatto Frankenstein può essere considerato precursore anche del romanzo scientifico, ma, per atmosfere oscure, è un romanzo gotico a tutti gli effetti.
Le origini di Frankenstein, però, hanno in qualche modo contribuito alla prima vera rivoluzione del genere: due anni prima, nel 1816, la Shelley era in vacanza in una villa di Bellerive, nei pressi di Ginevra, con una compagnia particolarmente interessante. C'erano, infatti, Lord Byron, la sua amante Claire Clairmont (sorellastra di Mary), il dottor William Polidori. Il gruppo, durante le piovose serate di quell'inusitata estate, si intratteneva in discussioni sulla letteratura tedesca e ciò ispirò a Mary Frankenstein e a Polidori Il vampiro, pubblicato nel 1819 e che rivestì una fondamentale importanza nel Dracula di Bram Stoker.
Pubblicato nel 1897, il romanzo di Stoker rivoluziona il genere grazie allo stile narrativo, al racconto a più voci e alla commistione tra elementi soprannaturali e scientifici. In questo senso è evidente come il romanzo sia a tutti gli effetti un confronto tra due epoche, quella superstiziosa, piena di mostri e leggende, e quella scientifica che si stava affacciando grazie alle grandi scoperte che si stavano preparando per il XX secolo.
Allo stesso tempo, oltre a dare freschezza al romanzo gotico, Stoker diede indipendenza e vigore anche al sottogenere del gotico che si occupa dei vampiri. Ed è proprio con i vampiri che arriva una seconda rivoluzione del genere, guidata ancora una volta da una scrittrice: Anne Rice.

lunedì 16 settembre 2019

Cos'è l'astronomia?

L'astronomia è la scienza che si occupa dell'osservazione e della spiegazione degli eventi celesti. Studia le origini e l'evoluzione, le proprietà fisiche, chimiche e temporali degli oggetti che formano l'universo e che possono essere osservati sulla sfera celeste.
La prima volta che a scuola, alle elementari, ho sentito la parola spazio è stata quando la maestra ci aveva chiesto "cos'è lo spazio?" Guardai fuori dalla finestra, era un giorno grigio di fine autunno se non ricordo male, e poi mi accorsi che ero l'unico ad aver pensato allo spazio inteso come l'immensità dell'universo e delle stelle che lo compongono. Il resto dei miei compagni aveva un concetto di spazio molto più terrestre di me e questo, alla fine, mi fece restare zitto, vergognandomi di non avere un'idea simile alla loro, e questo perché era, in quel momento, la risposta corretta alla domanda della maestra.
Ecco: alla fine l'astronomia è quel senso di libertà insito nell'universo, quelle luci e quella possibilità di mondi che ci apre, quell'essere diversi e al tempo stesso uguali, perché non c'è una stella esattamente identica a un'altra, ma al tempo stesso non c'è una stella realmente speciale, se non quella intorno alla quale orbitiamo in ogni momento della giornata.
E per voi, che cos'è l'astronomia? Se volete rispondete su instagram all'account dell'Osservatorio Astronomico di Brera, oppure qui sotto nei commenti: poi girerò. E alla fine tutti avremo contribuito almeno un po' a rendere il sogno un po' più vicino!

domenica 15 settembre 2019

Topolino #3329: Giocare in musica

La copertina di questa settimana di Giorgio Cavazzano fa riferimento a Il padrone del buio, storia d'apertura di Francesco Artibani e Stefano Intini nella serie di Topolino Comics&Science. Il resto del numero, come vedremo a breve, porta avanti le due serie Tre paperi in gioco e Young Donald Duck.
Spirito di squadra
Anche questa settimana doppio episodio per Tre paperi in gioco. Continua lo sviluppo parallelo delle vicende autonome dei tre nipotini, sebbene la vicenda appaia decisamente sbilanciata. L'eposiodio calcistico, infatti, Grandi speranze, disegnato anche questa settimana da Alessandro Perina, si concentra su Qui e la squadra allenata da Paperoga, mentre con Note dolenti, disegnato da Marco Mazzarello, proseguono le avventure dei Rintronati, la band di Qua, che così ha dedicato un secondo episodio da solo.
Questo sbilanciamento, però, non produce alcun effetto sulla qualità della storia scritta da Bruno Enna, che, prendendo nel suo complesso i due episodi, si concentra su un concetto fondamentale nello sport così come nella musica: la costruzione dello spirito di squadra.
I ragazzi della squadra di Paperino, infatti, si dimostrano compatti nel difendere Paperoga, nonostante i suoi metodi di allenamento... originali, che anzi hanno avuto il merito di costruire efficacemente proprio questo spirito. La band di Qua, d'altra parte, attraversa un momento di crisi a causa di Duke, che il nipotino ha voluto come manager della band. Alla fine è un gesto di amicizia reale a rendere la band ancora più unita, incluso lo stesso bulletto.
Ora l'attesa va al gran finale della settimana prossima, e la speranza è che la conclusione sia in qualche modo aperta, non nel senso che le trame non vengano concluse, ma che sia data la possibilità non solo a Enna ma anche ad altri autori di proseguire con la strada delle caratterizzazioni distinte dei tre gemelli.

venerdì 13 settembre 2019

Il filo della scienza 2019/2020

Anche quest'anno troverete mie attività all'interno delle proposte scolastiche dell'Osservatorio Astronomico di Brera, sede milanese dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (pdf programma completo). Ci sarà il bis de La fisica dei supereroi e una nuova proposta nell'alternanza scuola/lavoro legata sempre alla gamification, che non sarà ristretta al solo Kerbal Space Program:

giovedì 12 settembre 2019

Somiglianze

Imperatore Cesare Vespasiano Augusto, detentore del potere tribunizio, console per la terza volta, pontefice massimo, Era imperatore da meno di un anno, e quelle parole gli facevano ancora fremere il cuore. Osservò l'immagine al centro ed emise un grugnito. Mostrava un uomo robusto, affetto da calvizie, con il mento sporgente e il naso adunco, rughe profonde attorno agli occhi e alla bocca, e solchi sulla fronte. (...) Vespasiano era duro, risoluto, retto, un uomo con i piedi per terra. Un romano vecchio stile.
La descrizione di Vespasiano presente in questo passo tratto da Il sigillo maledetto dei templari di David Gibbins nella traduzione di Valeria Leotta mi ha fatto quasi immediatamente pensare a Benito Mussolini. E la strage sanguinaria e scientifica avvenuta successivamente nell'arena su ordine dello stesso Vespasiano ha reso questa similitudine ancora più forte, visto che i giustiziati erano ebrei.

mercoledì 11 settembre 2019

Solo questione di tempo

Non è facile immaginare che un giorno la natura possa ingoiare qualcosa di solido e colossale come una moderna metropoli. La pura e semplice titanica presenza di una New York City resiste a qualunque sforzo di visualizzarne la dissoluzione. Gli eventi del settembre 2001 hanno mostrato cosa possono fare degli esseri umani con del potente materiale esplosivo a disposizione, ma non ci hanno detto niente di processi rudimentali come l'erosione o la putrefazione. Il rapido crollo mozzafiato delle torri del World Trade Center ci ha fatto capire più cose sugli attentatori che sulla vulnerabilità della nostra infrastruttura nel suo complesso. Anche perché quella calamità, per quanto inaudita, ha coinvolto un numero limitato di edifici. Tuttavia il tempo necessario alla natura per sbarazzarsi dei prodotti della civiltà urbana potrebbe essere meno di quanto sospettiamo.
In assenza della manutenzione, ordinaria e straordinaria, la distruzione ad esempio di un palazzo da parte degli agenti naturali è semplicemente questione di tempo, poche decine di anni, forse un secolo. L'azione del vento e dell'acqua erode gli strati esterni, porta semi di piante che si infilano dentro le crepe, create dagli stessi agenti atmosferici. Questi semi, se attecchiscono, daranno vita a piante che allargheranno le crepe ancora più velocemente del vento stesso, fino a indebolire la struttura dell'edificio, portandolo sempre più vicino al crollo.
Gli agenti atmosferici hanno bisogno di decenni per distruggere le nostre costruzioni. A noi bastano pochi minuti. Spesso senza nemmeno controllare se c'è ancora qualcuno all'interno.
Citazione tratta da Il mondo senza di noi

martedì 10 settembre 2019

Il tesoro dei crociati


Harald Hardrada sbarca a York - via commons
Harald Hardrada è considerato come l'ultimo, grande re e condottiero vichingo. La sua ultima grande impresa fu il tentativo di issarsi sul trono d'Inghilterra, ma il suo esercito venne sconfitto durante la battaglia di Stamford Bridge da Harold Godwinson, che venne successivamente sconfitto da Guglielmo il Conquistatore nella battaglia di Hastings.
La storia di Harald dopo la morte si fa leggenda, come per tutti i re vichinghi che combattono fino alla morte meritandosi l'accesso verso il valhalla: le circostanze e in qualche modo anche il momento del decesso sono, in effetti, non molto chiare e questo potrebbe dare origine a un po' di leggende, come ad esempio quella del suo ritorno sulla Terra quando la situazione dovesse essere piuttosto complicata, qualcosa di non molto diverso dalla leggenda del ritorno di re Artù.
Esiste, però, almeno un altro re, nel mondo, che potrebbe ritornare a calcare nuovamente il suolo del nostro pianeta.

lunedì 9 settembre 2019

Dark: perdersi nel labirinto del tempo

Ho appena concluso la prima stagione di Dark, serie fantascientifica tedesca realizzata per Netflix. La storia inizia con la sparizione di alcuni bambini dalla città di Winden. Tra questi c'è anche il figlio di Ulrich Nielsen, il piccolo Mikkel, appassionato di illusionismo. La storia di Winden con le sparizioni dei suoi giovani abitanti, però, non è nuova: 33 anni prima, infatti, era scomparso Mads, fratello proprio di Ulrich. La vicenda, che con questi pochi elementi si potrebbe considerare tranquillamente un thriller, è in realtà di genere fantascientifico e si dipana intorno alla domanda Quando è Mikkel?
La storia, dunque, che ruota intorno alla centrale nucleare di Winden e alle caverne sotto di essa, si dipana intorno ai viaggi nel tempo. Questi, però, non vengono fatti con una macchina del tempo, né classica né moderna in stile Delorean (peraltro citata in una delle ultime puntate della prima stagione), ma attraverso una serie di labirinti sotto la centrale nucleare. Questo metodo di viaggio nel tempo, le cui basi "scientifiche" vengono poste in uno degli ultimi episodi della stagione, si innesta all'interno di una struttura narrativa abbastanza classica, dove è evidente la presenza di due gruppi che viaggiano su e giù lungo il tempo spostandosi con cicli di 33 anni. Lo stile narrativo, invece, che alterna intensità e introspezione a scoperta e azione, ricorda molto da vicino Lost grazie alla sovrapposizione di due o tre linee temporali che approfondiscono i personaggi principali e la storia di Winden.
Al di là della qualità della narrazione e della storia raccontata, Dark ha però dato anche origine a una interessante discussione sulla fantascienza lanciata su instagram da Computer di Shrodinger nelle sue storie incentrata sul rapporto tra questo bellissimo genere della letteratura e la scienza.

domenica 8 settembre 2019

Topolino #3328: Confusione creativa

Visto il sommario, con ben due episodi di Tre paperi in gioco e la quinta puntata di Young Donal Duck, la scelta per la storia da raccontare sul Caffè del Cappellaio Matto era abbastanza ridotta. Mi sono lasciato trasportare dalla passione per il genere giallo, sebbene La voragine degli Allegrones non era per nulla migliore di Topolino, colpevole! Inizierei, però, con YDD, perché l'episodio non è per nulla banale come potrebbe sembrare a raccontarne la trama:
Primeggiare a ogni costo
Uno degli elementi di maggiore interesse in Assasination classroom, manga di Yusei Matsui, è la neanche troppo nascosta critica al sistema ultra competitivo della scuola giapponese. E più o meno fa lo stesso anche Squadra che vince..., quinto episodio di Young Donald Duck.
La storia, ancora una volta scritta da Alessandro Ferrari, che contribuisce al soggetto insieme con i due ideatori della saga, Francesco Artibani e Stefano Ambrosio, è presto detta: Paperino, per evitare di essere espulso dal college, deve iscriversi a un'attività sportiva. Qualcosa del genere non sarebbe un grosso problema per un iperattivo come Paperino, che nella sua vita da adulto ha praticato diversi sport, dal basket al golf senza dimenticare il calcio, dove si è cimentato praticamente in tutti i ruoli, dalla porta all'attacco. Il problema di fondo è un altro: gli studenti della Jeremy Ratt non fanno, semplicemente sport per tutti i motivi per cui è giusto farlo (tenersi in forma e divertirsi), ma Vincono, signore! Sempre, signore! ricordano in coro gli allenatori della scuola. Ed è proprio questa necessità di primeggiare a ogni costo che impedisce a Paperino di riuscire ad aderire a un qualsiasi sport.
L'ingegnosa soluzione adottata da Paperino, alla fine, gli permette di evitare l'espulsione, ma soprattutto diventa un modo divertente degli autori di puntare il dito contro un modo di intendere la scuola eccessivamente competitivo. Ottimi, anche in questo episodio, i disegni di Marco Mazzarello, alle prese con sport differenti e con alcune vignette non semplici da gestire.

sabato 7 settembre 2019

K: sfida alla montagna

Jiro Taniguchi, su testi di Shiro Tosaki, torna a raccontare la montagna grazie a K, che racconta le sfide di uno scalatore giapponese ad alcune delle pareti più difficili della Terra. Giganti come il K2, l'Everest, il Pumo Ri, pareti quasi senza alcun appiglio, con il freddo e il gelo, il vento e le valanghe come avversari.
K, protagonista dal passato misterioso che verrà chiarito in uno dei capitoli del volume, affronta con rispetto e timore questi giganti e la natura che li circonda, spesso in missioni di salvataggio per riportare al sicuro scalatori esperti ma non abbastanza da affrontare pareti quasi impossibili, o semplicemente per recuperare i loro resti da riportare ai parenti.
Sebbene in un paio delle storie narrate Tosaki costruisce una trama un po' più approfondita e interessante rispetto alla semplice missione di salvataggio, sono però i momenti del contatto diretto con la natura quelli più interessanti e coinvolgenti, non solo per via delle difficoltà affrontate da K e della curiosità con cui si leggono le pagine per capire come riuscirà a salvarsi, ma anche grazie alle splendide illustrazioni di Taniguchi.
Ancora una volta, infatti, il mangaka si muove in un ambiente in cui si trova a suo agio: spazi incontaminati, natura selvaggia, personaggi tormentati dalle preoccupazioni, dal dolore, dai ricordi. Un altro piccolo gioiello all'interno della collezione da edicola a lui dedicata.

giovedì 5 settembre 2019

I colori del Sole


Il Sole visto dal satellite SOHO
La nebbia si diradava davanti ai loro occhi. Sul terrapieno era già del tutto scomparsa, mentre giù, lontano, una caligine lattiginosa si avvallava e si discioglieva; attraverso di essa spuntavano le cime rotonde e ispide delle colline e in mezzo si intravedeva qua e là la superficie screziata della palude muffosa, ricoperta da un rado canneto esausto. All'orizzonte, al di là delle colline, le vette delle montagne divampavano di un giallo intenso contro un cielo chiaro e azzurro. Arthur si girò a guardare al di sopra della spalla e mandò un grido di entusiasmo. Anche Redrich si volse a guardare. A ovest le montagne sembravano nere e su di esse ardeva cangiante il noto bagliore smeraldino, l'alba verde della Zona.
(...)
Andò dietro il carrello, si assestò sulla scarpata e, ansando, guardò con quale rapidità il bagliore verde si andava smorzando, soffocato dal rosa: un cantuccio arancione di sole sbucò dal crinale e subito dalle colline si allungarono le ombre color lillà, tutto divenne preciso, stagliato, tutto divenne perfettamente visibile, e dritto davanti a sé, a un duecento metri, Redrich scorse l'elicottero.
Questo passo, tratto dal Picnic sul ciglio della strada dei fratelli Arkadi e Boris Strugatzki nella traduzione di Luisa Capo è in effetti ricco di informazioni scientifiche relative alla grande gamma di colori che il Sole ci mostra al tramonto o, come in questo caso, all'alba. I due autori, in particolare, hanno cercato di enfatizzare la presenza diffusa del colore verde, che però non è così inusuale da osservare durante questi momenti della giornata. Il picco di emissione del Sole, infatti, è proprio sul colore verde, ma noi solitamente non siamo in grado di vedere questa frequenza quando ci arriva dallo spazio per molti motivi affrontati da Agatino Rifatto su Edu INAF, ma in alcune condizioni particolari, come l'alba o il tramonto, siamo in grado di osservare, seppur per pochissimi istanti, degli sbuffi di colore verde.

mercoledì 4 settembre 2019

Picnic sul ciglio della strada

Il romanzo fondamentale del cyberpunk è indubbiamente Neuromante di William Gibson. L'elemento essenziale è sicuramente la presenza di tecnologia di rete e come questa si integra con l'essere umano. L'obiettivo principale è esaminare l'essenza dell'essere umano, motivo per cui un autore come Philip Dick viene considerato dallo stesso Gibson un ispiratore, se non addirittura un precursore del genere.
Altro elemento essenziale del cyberpunk è l'ambientazione dentro la quale i protagonisti si muovono: i bassifondi di un mondo in decadenza. A volte succede che questi bassifondi sono anche a contatto con sostanze artificali, generalmente di produzione umana, che influenzano in maniera negativa i comportamenti delle persone. Ed è proprio in uno di questi ultimi casi che ricade Picnic sul ciglio della strada dei fratelli russi Arkadi e Boris Strugackij o Stugatzki. La storia è abbastanza semplice: accanto a sei città differenti della Terra compaino improvvisamente delle particolari Zone al cui interno si trovano manufatti alieni. Il romanzo si concentra su una di queste Zone, quella accanto a Marmont, e su un particolare genere di... lavoratori che si sono adattati per sfruttare al massimo tutte le opportunità offerte dalle Zone.

martedì 3 settembre 2019

Wants to live forever

Ricordate che all'inizio dell'anno ero stato ospite a Cosmo Brain, trasmissione che ora si è trasferita in altri lidi elettronici? Rispetto alle mie intenzioni, la scaletta aveva subito qualche modifica, ma quella puntata si era conclusa con una delle canzoni meno astronomiche della scaletta, che per fortuna non è stata eliminata, Wants to live forever. Inclusa nella colonna sonora di Highlander, film del 1986 diretto da Russell Mulcahy e con Christopher Lambert nel ruolo del protagonista, l'immortale scozzese Connor MacLeod, fa parte dell'album A kind of magic, dodicesimo in studio dei Queen, diventato di fatto la colonna sonora della pellicola con l'intrusione di Hammer to fall, tratta dal precedente The works.
Il tema portante della canzone è ovviamente l'immortalità, tema che avevo trattato nell'articoletto Immortalità quantistica. La scelta di quella canzone, in particolare di chiudere con quella canzone, è stata, come potete immaginare, molto personale. Ve la ripropongo senza aggiungere alcun altro approfondimento a parte il link scientifico. Potete solo immaginare il perché della scelta di oggi, senza aspettare il tradizionale fine settimana per le particelle musicali:

lunedì 2 settembre 2019

Deus Irae: l'ira di un dio umano

Philip Dick non aveva quel che si suol dire un buon carattere. D'altra parte si sposò per cinque volte, e dopo l'ultima, Leslie Busby, non si risposò fino alla morte, avvenuta il 2 marzo del 1982, una settimana dopo aver avuto un attacco di cuore che lo condusse alla morte cerebrale. Neanche il suo rapporto con gli altri colleghi fu meno problematico: la sua amicizia con Harlan Ellison si concluse piuttosto male, con i due autori che se ne dissero di tutti i colori a mezzo stampa(1), mentre quella con Robert Heinlein si concluse per una questione di soldi(2).
Il rapporto con Roger Zelazny, invece, fu decisamente migliore visto che riuscirono a portare a termine la scrittura a quattro mani di Deus Irae. La gestazione del libro, come conferma lo stesso Dick in un'intervista del 1976(2), fu piuttosto lunga. Firmato il contratto nel 1964 con la Doubleday, ancora nel 1968 Dick era bloccato a quello che era all'incirca un terzo del romanzo poi pubblicato. A bloccarlo era la sua scarsa dimestichezza con la religione e in particolare con il cristianesimo, cosa che è in qualche modo stupefacente considerando, invece, il suo interesse su religione e misticismo. Dick, però, ebbe una fortuna: nel 1968 incontrò Zelazny, chiedendogli se fosse un esperto in teologia(2). Zelazny usciva dal successo de Il signore della luce, che si concentrava sulla mitologia e teologia indiane, così la sua risposta fu positiva e i due autori iniziarno a collaborare con la scrittura del romanzo.
Secondo quanto scritto sulla wiki, a mettere in contatto di due scrittori fu, invece, Ted White. Dick, infatti, aveva chiesto a quest'ultimo di collaborare con la stesura di Deus Irae, ma White decise di non dare seguito alla richiesta di Dick. Il manoscritto di quest'ultimo, però, era rimasto a casa di White, così quando Zelazny ebbe modo di leggerlo quando all'inizio dell'anno si trovò a casa di White, chiese di collaborare con il più esperto collega.

domenica 1 settembre 2019

Topolino #3327: Ah, gli adolescenti!

Dopo aver esaminato la seconda storia a sommario, dove si affronta l'argomento dei computer quantistici, non resta che andare a vedere il resto delle storie lunghe. All'interno di queste, rispetto a quanto annunciato in precedenza, viene scartata dal sommario la storia in costume con i personaggi topolinesi, Minni e il gioiello dell'impero, per fare posto a Reginella e il crapulongo sbadigliante, che era saltata a causa della ristampa della prima storia di Topalbano, omaggio al recentemente scomparso Andrea Camilleri. Iniziamo, però, dalla nuova saga in 6 puntate che esordisce questa settimana:
Tempo di crescere!
Generalmente i tre nipotini sono protagonisti indiscussi delle storie solo quando indossano il cappello delle Giovani Marmotte. Di fatto le occasioni che gli autori si sono concesse per approfondire i nipotini al di fuori di questo contesto sono sempre state molto poche. Il problema di fondo, come affermava Luciano Bottaro e altri autori dopo di lui, è che spesso gli autori pensano ai nipotini come a i tre gemelli che si completano le frasi a vicenda. E questo li rende antipatici agli stessi autori disneyani. Eppure nel corso degli anni ci sono stati vari esempi di autori che hanno cercato di approfondire i tre personaggi. Il primo di tutti è stato ovviamente Carl Barks, sia dando loro un ruolo attivo nelle avventure di ampio respiro, sia con la creazione del corpo delle Giovani Marmotte. Al di fuori di questi schemi, però, lo stesso Barks tornava spesso alla caratterizzazione originale dei tre discoli.
Uno dei primi esempi di storie non banali che approfondiscono i tre personaggi in maniera distinta uno dall'altro è stato Il tempo delle mele di Massimo Marconi e Massimo De Vita. Ispirato all'omonimo film del 1980 di Claude Pinoteau con una giovane Sophie Marceau, di fatto affronta anch'esso i problemi della crescita attraverso uno degli eventi più importanti e spesso traumatici dal punto di vista dei maschi: l'amore. Marconi decide, infatti, di rompere l'idillio tra i tre nipotini facendo innamorare Quo di Paperella, nipote di Paperina appena arrivata in città. Le scene in bagno e il "rimambimento" generale di Paperino per Paperina che vediamo nella saga Young Donald Duck in corso di pubblicazione in queste settimane su Topolino sembrano ispirate proprio alle analoghe scene che compaiono ne Il tempo delle mele disneyano.
Un modo un po' più classico per approfondire il legame tra i nipotini e Paperino, ma anche le dinamiche all'interno del trio, è invece Il quarto nipotino di Nino Russo e di un ignoto autore del Comicup Studio. In questo caso Paperino si inventa l'esistenza di un quarto nipotino, più diligente rispetto a Qui, Quo, Qua, generando la reazione dei tre che iniziano a far impazzire lo zio interpretando a turno l'inesistente Que.
Più di recente ecco l'arrivo dei Whizz Kids di Vito Stabile ed Emilio Urbano sui Toplino ##3276, 3277, 3278 e 3279. In questo caso le dinamiche tra i nipotini vengono gestite dando loro tre superpoteri differenti, sfruttando il genere supereroistico, che sta spopolando al cinema. Non ripeto qui quanto scritto sull'efficacia dell'operazione, ma questa saga è indicativa di un fatto molto semplice: una maggiore attenzione sui nipotini e sulla possibilità di fornire loro caratterizzazioni leggermente differenti.
Una nuova saga in qualche modo non dissimile è Il grande gioco geniale di Bruno Enna, saga dedicata ai 500 anni di Leonardo da Vinci non esente da difetti ma con un pregio non indifferente, oltre agli omaggi a Leonardo: iniziare ad approfondire in maniera non banale Qui, Quo, Qua.