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domenica 8 settembre 2019

Topolino #3328: Confusione creativa

Visto il sommario, con ben due episodi di Tre paperi in gioco e la quinta puntata di Young Donal Duck, la scelta per la storia da raccontare sul Caffè del Cappellaio Matto era abbastanza ridotta. Mi sono lasciato trasportare dalla passione per il genere giallo, sebbene La voragine degli Allegrones non era per nulla migliore di Topolino, colpevole! Inizierei, però, con YDD, perché l'episodio non è per nulla banale come potrebbe sembrare a raccontarne la trama:
Primeggiare a ogni costo
Uno degli elementi di maggiore interesse in Assasination classroom, manga di Yusei Matsui, è la neanche troppo nascosta critica al sistema ultra competitivo della scuola giapponese. E più o meno fa lo stesso anche Squadra che vince..., quinto episodio di Young Donald Duck.
La storia, ancora una volta scritta da Alessandro Ferrari, che contribuisce al soggetto insieme con i due ideatori della saga, Francesco Artibani e Stefano Ambrosio, è presto detta: Paperino, per evitare di essere espulso dal college, deve iscriversi a un'attività sportiva. Qualcosa del genere non sarebbe un grosso problema per un iperattivo come Paperino, che nella sua vita da adulto ha praticato diversi sport, dal basket al golf senza dimenticare il calcio, dove si è cimentato praticamente in tutti i ruoli, dalla porta all'attacco. Il problema di fondo è un altro: gli studenti della Jeremy Ratt non fanno, semplicemente sport per tutti i motivi per cui è giusto farlo (tenersi in forma e divertirsi), ma Vincono, signore! Sempre, signore! ricordano in coro gli allenatori della scuola. Ed è proprio questa necessità di primeggiare a ogni costo che impedisce a Paperino di riuscire ad aderire a un qualsiasi sport.
L'ingegnosa soluzione adottata da Paperino, alla fine, gli permette di evitare l'espulsione, ma soprattutto diventa un modo divertente degli autori di puntare il dito contro un modo di intendere la scuola eccessivamente competitivo. Ottimi, anche in questo episodio, i disegni di Marco Mazzarello, alle prese con sport differenti e con alcune vignette non semplici da gestire.
Tre paperini crescono
Gli episodi di Tre paperi in gioco raddoppiano, ma al contempo si genera un po' di confusione, vediamo perché. Mentre Chi vince, perde, che si concentra su Quo e le sue peripezie calcistiche nella squadra di Anacleto mitraglia, E' nata una stella si concentra sulla ricerca di Qua di compagni appassionati di musica con cui formare una band musicale. Il problema è che quest'ultima viene titolata come Un papero in musica. Idea ovviamente interessante, che mette l'accento sul tema della sottotrama, ma che indubbiamente potrebbe confondere un po' lasciando intendere che non fa parte della stessa saga.
Detto ciò, passiamo alle storie scritte da Bruno Enna. Chi vince, perde è in tutto e per tutto una tipica storia calcistica nella quale lo sceneggiatore sardo infonde tutta la sua passione per il calcio. Anacleto, che mette in squadra il nipote Anacardo, adotta un metodo di allenamento impostogli dallo sponsor: un tablet che, con un apposito software, è in grado di calcolare la strategia migliore di allenamento e di schieramento per ottenere la vittoria. Il problema, come si rivelerà già nel corso degli allenamenti, è che tale modo di progettare si scontra con il fatto che chi scende in campo non è un robot, quindi le sue reazioni non sono così facilmente codificabili, e soprattutto non si sta parlando di adulti, ma di bambini, che giocano per divertirsi non per essere campioni a ogni costo.
Se con Chi vince, perde Enna critica apertamente l'attegiamento, che parte sin dalle spinte di molti adulti, di spingere i bambini a primeggiare ad ogni costo, con E' nata una stella pone il protagonista, Qua, in una situazione leggermente differente: il ragazzo, infatti, ha la strada ostacolata dai bulli della scuola. Nonostante ciò, però, riesce a formare una band di appassionati che iniziano a suonare nel garage di Paperino con alcuni strumenti di fortuna. Senza svelare il finale dell'episodio, è necessario sottolineare come Qua riesca a districarsi in maniera sempre ottima tra le difficoltà che gli vengono poste sul cammino, utilizzando una formula tanto preziosa quanto rara: il coinvolgimento.
I due episodi sono assegnati a due disegnatori differenti: Alessandro Perina si occupa della storia calcistica, sempre con la solita maestria e perizia, mentre Marco Mazzarello realizza i disegni della storia musicale. In quest'ultimo caso, però, adotta uno stile leggermente più classico rispetto a Young Donald Duck, anche se presenta alcuni spunti interessanti, come ad esempio nel look di Brianna, una delle componenti della band di Qua. Nel complesso Chi vince, perde è più ricca di gag, mentre questa separazione delle linee narrative non può che giovare alla scorrevolezza dei singoli episodi. Certo ci si chiede come sia possibile sviluppare queste trame in soli sei episodi, visto che siamo giunti a metà strada. Già in altre occasioni Enna ci ha abituati a chiudere con perizia storia che avevano un gran numero di spunti, quindi probabilmente non deluderà neanche questa volta, e forse magari proprio un finale aperto potrebbe essere la soluzione più soddisfacente, visto il tema principale della saga: la crescita dell'individuo.
Sulle tracce di Cimino
E' evidente sin dal titolo che con La voragine degli Allegrones Augusto Macchetto, affiancato ai disegni dal gattiano Michele Mazzon, voglia omaggiare Rodolfo Cimino proponendo una storia dal soggetto tipico per il sempre amato sceneggiatore friulano. Nello specifico Macchetto mette Paperone sulle tracce di una civiltà di allegroni che aveva raggiunto il segreto della felicità, ma anche una certa ricchezza. La ricerca, che ovviamente si svolge in un luogo sperduto dove la civiltà industriale non è ancora arrivata, viene condotta con il tipico mezzo di trasporto ciminiano, mentre l'interazione con gli Allegrones si svolge piuttosto con la ricostruzione, man mano che procedono gli scavi, della loro storia.
Macchetto, che inserisce anche un elemento di contrasto esterno alla ricerca pura e semplice, non è, però, né per lingua utilizzata né per stile Cimino, così la storia risulta più una riscrittura con toni infantili dei grandi temi ciminiani. Forse, visti i risultati non eccellenti delle ultime uscite in questa tradizione, farebbe meglio la redazione a convincere chi è stato in grado di catturare stili e atmosfere di Cimino a scrivere qualche storia papera e il riferimento a Casty è decisamente esplicito!

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