Stomachion

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martedì 13 gennaio 2026

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

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Da fan della serie di videogiochi Cube Escape della Rusty Lake, non potevo non apprezzare Le sette morti di Evelyn Hardcastle, un giallo piuttosto particolare scritto dal giornalista Stuart Turton, qui al suo esordio come scrittore. In effetti anche la serie della Dark Dome ambientata nella fantastica cittadina di Hidden Town ha qualcosa in comune con la storia di Turton, anche se c'è da dire che in effetti quest'ultima è abbastanza evidentemente ispirata da Rusty Lake.
In ogni caso la storia è abbastanza intrigante da catturare l'attenzione e da spingermi a inserirlo nella lista dei libri da farmi regalare (e se ve ne scrivo è proprio perché alla fine me lo hanno regalato!): il protagonista, che non ricorda nulla della sua vera identità, si risveglia ogni giorno in un corpo diverso all'interno di una villa isolata dalla neve e rivive quella stessa giornata raccogliendo indizi per risolvere il mistero dietro l'omicidio della giovane Evelyn Hardcastle del titolo.

lunedì 30 maggio 2022

Cose strane nel sottosuolo di Hawkins

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C'ho pensato a lungo sull'opportunità e sui tempi di scrivere una recensione delle prime tre stagioni di Stranger Things. Alla fine, visto l'arrivo recente su Netflix dell'iconica serie dei fratelli Duffer, poteva valere la pena di scrivere qualche riga. Soprattutto perché mi posso considerare un fan entusiasta del lavoro di Matt e Ross Duffer, gemelli, e nostalgici degli anni Ottanta, come è ben chiaro a chiunque veda la serie.
La storia, tra l'altro, è un crogiolo di citazioni dell'epoca: si va dai giochi di ruolo, alla musica (la colonna sonora, tra l'altro, è curata, tra gli altri, da Fabio Frizzi, senza dimenticare L'esorcista, ovviamente il film, ma la trama di base è in tutto e per tutto Super 8 di J. J. Abrams, con però alcuni opportuni cambiamenti che rendono Stranger Things più seriale certo, ma a ben vedere anche più facilmente mainstream.

lunedì 6 settembre 2021

Katla

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Il Katla è un grande vulcano nel sud dell'Islanda. Ha alcune caratteristiche particolari: è un vulcano subglaciale, ovvero si trova sotto un ghiacciaio; inoltre le sue eruzioni sono particolarmente lunghe. Ad esempio l'ultima eruzione, iniziata il 18 ottobre del 1918, durò per 24 giorni, mentre la più lunga, durata per 100 giorni, risale al 17 ottobre del 1755. Il Katla, dunque, diventa un luogo affascinante dove realizzare una serie televisiva di genere mystery, in particolare nel paese di Vik, sufficientemente vicino al vulcano da subirne le conseguenze in caso di eruzione.
E infatti è quello che succede proprio nella prima stagione di Katla (per come finisce la serie, ci si aspetta l'arrivo di una seconda stagione): il vulcano, un anno dopo la sua ultima eruzione, continua a spargere nell'atmosfera le sue ceneri, e a volte anche qualche scossa sismica. In questa situazione quasi tutti gli abitanti di Vik sono andati via, tranne un piccolo manipolo di persone, tra cui troviamo Gríma, la principale protagonista.

sabato 28 agosto 2021

L'amore è una questione diversa

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Uno dei manga che sto leggendo in questo periodo è una storia a metà tra il fantasy e l'horror, al tempo stesso delicata, romantica e avventurosa: Girl from the other side. Non è però di questo che voglio "parlarvi", bensì di un'altra opera del mangaka in questione, Nagabe: Love from the other side.
Il volumetto è, in effetti, una raccolta di racconti, sei per la precisione, in qualche modo legati a Gftos, in cui l'autore esplora il tema dell'amore tra diversi. Per fare ciò utilizza la lente del rapporto tra gli esseri umani e i "mostri". In un paio di questi racconti troviamo effettivamente dei mostri, che presentano un elemento di umanità profondo, che scopriamo solo nel finale, in altri due i mostri sono degli animali veri e propri, e in altri due abbiamo due animali antropomorfi.
In generale i racconti presentano una costruzione narrativa e una struttura nella pagina e nell'ambientazione che ricorda da vicino Gftos: stile delicato, situazioni spiazzanti e piccole gag, un tratto preciso ma leggero all'interno di vignette che per lo più mostrano i personaggi e pochi altri dettagli dell'ambiente circostante, giusto quelli necessari per contestualizzare la situazione.
Una raccolta che diverte e fa riflettere e che potrebbe essere il miglior modo per avvicinarsi a Nagabe senza dover recuperare a tutti i costi la sua produzione seriale.

martedì 27 agosto 2019

La dannazione non è una cosa seria

Primo di una trilogia non ancora conclusa, Dannazione racconta le avventure di Madison Spenser, una tredicenne finita all'inferno. Raccontato in prima persona, ha come incipit di ogni capitolo una sorta di lettera indirizzata a Satana, ispirandosi evidentemente a Are You There, God? It's Me, Margaret di Judy Blume, presenta il solito stile al tempo stesso preciso e asciutto di Chuck Palahniuk, che per l'occasione si propone con un genere tra il fantasy, l'horror e il gotico. Ricco di dotte osservazioni sui demoni, che nell'inferno di Palahniuk non sono solo quelli della tradizione occidentale, ma anche divinità dimenticate di altri pantheon, inizia però un po' in sordina. La struttura dei capitoli, infatti, risulta in qualche modo ripetitiva, con una serie di espressioni che si ripetono puntualmente nei primi capitoli. Sebbene tale soluzione prosegua un po' per tutto il romanzo, il racconto delle informazioni provenienti dall'inferno e dai suoi abitanti mescolato con le informazioni biografiche della protagonista diluisce tali ripetizioni fornendo ritmo a un romanzo altrimenti noioso. La stessa Madison, poi, risulta piuttosto antipatica per buona parte del romanzo e vorresti vederla morta, con l'unico dettaglio che effettivamente è morta!
La rivelazione finale cui giunge Madison su se stessa risulta una interessante svolta narrativa relativamente al libero arbitrio, argomento che evidentemente non può mancare in una serie di romanzi che si occupa dell'inferno, e che si spera verrà sviluppato nei prossimi libri, a partire dal secondo e per ora ultimo libro della serie, Sventura.

giovedì 3 novembre 2016

Iddu: il richiamo del dio del fuoco

La seconda magica lettura di un'estate fa by @andreavismara2 per @edizionispartac
«Be', il libero arbitrio ce l'hanno dato in dotazione proprio per questo, per rovinarci la vita con le nostre mani, se vogliamo».
«Ah, una filosofa, bene. Senti, ma perché non finisci quella brodaglia e te ne vai a dispensare buoni consigli altrove? Non ho bisogno di un'infermiera».
Dieci persone, sparse in giro per il mondo. Ognuna è in cerca di qualcosa: un amore, un padre, una fuga, un riposo.
Ognuna di loro ha una vita che in qualche modo e per un qualche motivo deve abbandonare, un qualche dramma alle spalle, piccolo o grande che sia, ma comunque sufficientemente importante da spingerli a compiere, a un certo punto, una scelta. Non è certo l'unica che hanno compiuto nella vita, ma è quella che, quando ti giri dietro e rivedi il film, è quella con la "esse maiuscola", quella che ti fa dire "ecco, senza quella scelta, ma proprio senza quella, sarei completamente diverso, ora, la mia vita sarebbe completamente diversa".
Sono dieci persone, dieci personaggi in un certo senso, scritti e diretti da una forza più grande di loro, una sorta di richiamo inesorabile, che sottrae loro quello che ci piace chiamare "libero arbitrio".
In un certo senso ciascuno dei dieci personaggi, alla fine, accetta questo semplice fatto, accetta quel numero limitato di desideri che Iddu gli ha concesso:

lunedì 11 gennaio 2016

Un po' d'argento su Torino

Bruce Sterling, fondatore insieme con William Gibson del movimento letterario del cyberpunk, ama l'Italia. E' spesso nel nostro paese e ha acquistato casa a Torino. E quest'ultima è protagonista quasi incontrastata dei racconti di Bruno Argento, pseudonimo italiano di Sterling, che così diventa un po' anche uno scrittore italiano. La prima raccolta dei racconti italiani di Sterling viene pubblicata da Mondadori su Urania n.1622 e prende il titolo dal più lungo di questi.
Sterling dimostra una capacità rara di spaziare in vari generi, dal racconto storico a quello fantascientifico. Al primo gruppo appartengono Il bisturi partenopeo, ambientato nel risorgimento italiano, e Pellegrini del mondo rotondo, ambientato nel Medioevo, entrambi con Torino al centro, sebbene Il bisturi partenopeo è in effetti molto più sparpagliato sul territorio italiano. Mentre quest'ultimo racconto può essere classificato anche come freak story (nel senso che uno dei protagonisti presenta una qualche deformazione fisica), Pellegrini del mondo rotondo è un vero e proprio romanzo breve di stile medioevale di genere favolistico con la presenza del fantasma di una santa bambina, peraltro santificata da un papa eretico. Insieme con Città esoterica, racconto d'apertura ambientato ai giorni nostri dove la città piemontese è sede di un accesso all'inferno, è probabilmente quello che riesce a catturare meglio l'anima cosmopolita di Torino.
A completare la raccolta il racconto Cigno nero, un viaggio cyberpunk in un multiverso generato da una simulazione al computer e centrato intorno a Torino con i memristori come coprotagonisti, e il romanzo breve Utopia pirata, che da il titolo alla raccolta, ambientato in una Fiume alternativa dal sapore steampunk ambientata subito dopo l'impresa di D'Annunzio di liberare Fiume e ridarla all'Italia. Al di là del gioco costruito da Sterling, che nel finale mette in campo Harry Houdini, Howard Lovecraft e Robert Howard come spie degli Stati Uniti, lo scrittore di fatto mostra come persino le utopie costruite con le migliori intenzioni sembrano destinate in qualche modo a fallire, soprattutto quando non si liberano completamente delle strutture che vorrebbero sostituire.
A parte le considerazioni sui singoli racconti, emerge una passione e una buona conoscenza dell'Italia e della sua ricca e interessante storia che, come scritto all'inizio, rendono Sterling un po' più italiano di un semplice immigrato extracomunitario che frequenta spesso la nostra penisola!

giovedì 30 aprile 2015

Magellano, Armstrong e il magizete

Che cos'è il magizete? E' una buona domanda. Ancora migliore è provare a rispondere alla domanda, piuttosto che archiviare la parola come il parto della fantasia particolarmente sciolta di una bambina.
Ma in fondo cos'è la fantasia? La si può classificare? E soprattutto la si può rinchiudere e incanalare entro i confini del nozionismo?
La fantasia è un mescolare di generi, un sogno con una sua realtà. Essa diventa concreta nelle parole degli scrittori, ma anche nelle azioni degli esploratori, che portano a compimento sogni e progetti e avventure. Quando tutto questo si scorda, si scordano le fantasie e le avventure e le esplorazioni, si rischia di restare bloccati in un tempo organizzato da altri, solo apparentemente accettando le scelte operate da chi ci sta intorno: alla fine si vive male ogni giorno che passa, in una irrequietezza difficile da zittire o da tenere a bada.
E' su questi tre registri, quello dell'avventura fantastica, dell'esplorazione reale e del grigiore quotidiano, che gioca Guido Trombetti in Magellano e il magizete. Da una parte ecco un confronto e al tempo stesso una rappresentazione (teatrale o cinematografica ha poca importanza) tra gli esploratori, quelli veri, e gli scrittori, che i viaggi li hanno solo immaginati (a parte qualche eccezione) all'interno del Club degli Esploratori. A questa linea narrativa, ecco si sovrappone quella ambientata in una scuola, appartenente al passato rispetto all'azione fantastica nel Club, con Alice, Giuseppe, Giulio e Italo e la loro maestra Gina, la classica maestra più interessata al nozionismo che a stimolare la mente dei discepoli. E quindi ecco Giuseppe adulto, con un lavoro anonimo e poco stimolante in un paesotto più o meno sperduto, dove il suo capo pretende di controllargli ogni passo della sua vita, persino di trovargli moglie. In un certo senso Giuseppe arriva a sentirsi un po' come Alice con la maestra, chiusa in uno di quei dilemmi impossibili da risolvere, sempre ripresa senza mai realmente capire perché, fino alla reazione ultima della pagina bianca come disegno in classe.
E come si riparte dal foglio bianco?

lunedì 8 settembre 2014

Le leggende del castello nero e altre storie

Igino Ugo Tarchetti è stato uno dei rappresentanti della scapigliatura milanese, dedicandosi, lo scrittore, alla letteratura del fantastico e del gotico da una parte, e alla scrittura umoristica dall'altra.
Come sta esplorando molto bene Splatter in una serie di articoli sul cinema horror, l'Italia ha sempre mostrato nel genere del mistero e della paura una certa interessante propensione. Non dimentichiamo, infatti, che uno dei romanzi gotici per eccellenza, Il castello di Otranto, è ambientato in Italia. La raccolta Le leggende del castello nero di Tarchetti edita dalla Nero Press raccoglie una serie di racconti tranquillamente leggibili in pubblico dominio (si trovano su Gutenberg nelle due raccolte Racconti fantastici e Racconti umoristici) e mostrano una caratteristica particolare della letteratura di metà XIX secolo, che poi sarebbe confluita all'inizio del XX in Dracula: l'influenza della scienza.
Non è solo per la presenza di personaggi scettici nei suoi racconti, o di un qual certo senso di incredulità anche in alcune delle voci narranti, ma anche nella sensazione, leggendo i suoi passi, che l'autore stia quasi recependo la rivoluzione scientifica che si sta preparando, forse in qualche modo ispirato dalla filosofia kantiana, da un lato, o da idee che si fanno strada tra alcuni dei suoi contemporanei, e che per esempio si paleseranno nei piccoli pamphlet e racconti di Howard Hinton.

giovedì 4 settembre 2014

Ayesha

Avevo iniziato a leggere il secondo romanzo prima ancora di acquistare il primo quando, resomi conto che era il seguito di un libro che non avevo, ne lasciai la lettura dopo poco. Ora, avendo recuperato il primo dei due romanzi, ho potuto leggere l'opera di Haggard, il creatore di Alan Quatermann, nel suo complesso, apprezzando così una saga che ha visto la pubblicazione originale delle due parti a 20 anni di distanza l'una dall'altra.
Al di là dei problemi di traduzione riscontrati nell'edizione della Newton, evidenti a maggior ragione dopo la lettura dell'edizione Sellerio, i due romanzi risultano di lettura tutto sommato semplice e veloce. In alcuni punti Haggard approfondisce alcuni aspetti filosofici, collegandoli con le dottrine orientali soprattutto: non a caso i protagonisti maschili, Leo e il suo patrigno Horace Holly, sono reincarnazioni di personaggi del passato di Ayesha. In particolare Leo è stato in una vita precedente amante di Ayesha e protagonista di un dramma terribile, un triangolo amoroso destinato a ripetersi ancora nel tempo. In tutto questo Ayesha non viene descritta come la classica femme fatale dei romanzi d'appendice o dei classici hard boiled, ma è una sorta di elementale, una incarnazione della femminilità assoluta, cui niente e nessuno ha la forza di resistere e che nessuno riesce veramente a domare se non proprio il giovane Leo. Ne risulta quasi un dramma shackespeariano, un gioco delle parti tra i protagonisti che, tra isole sperdute e monti del Tibet porterà i protagonisti a sfidare popolazioni sconosciute e l'ira di una forza più antica del pianeta stesso, qualcosa che, prendendo a prestito le parole di un famoso filosofo, "è al di là del bene e del male": Ayesha, la donna eterna.
In apertura, la Ayesha di Guido Buzzelli

lunedì 1 settembre 2014

Racconti matematici

Secondo Robert Musil, nel simpatico racconto/saggio che chiude la raccolta curata da Claudio Bartocci, sono ben poche le attività umane dove la matematica non riveste alcun ruolo:
Tutto ciò che esiste intorno a noi, che si muove, corre o se ne sta immobile, non soltanto sarebbe incomprensibile senza la matematica ma è effettivamente nato dalla matematica, e ne è sostenuto nella realtà concreta della propria esistenza.
Anche la letteratura è fatta di matematica: a un livello superficiale le regole grammaticali e del linguaggio sono regole matematiche. Raymon Queneau, però, uno dei fondatori dell'oulipo, tra i cui "seguaci" si conta, ad esempio, un certo Umberto Eco, ha fatto sì che gli scrittori iniziassero a giocare con la matematica, sia inserendola nelle tematiche, sia utilizzandola per programmare la struttura di racconti e romanzi.
La raccolta Racconti matematici, in sostanza, si occupa della matematica nella letteratura in maniera assolutamente completa, sia con racconti e saggi in cui essa ha un'importanza essenziale nella trama, sia in racconti in cui, in realtà, essa gioca un ruolo fondamentale solo nella struttura stessa del racconto, negli aspetti apparentemente tecnici.
Ad esempio L'hotel straordinario di Stanislaw Lem è in pratica l'hotel infinito di Hamilton spiegato come un racconto, mentre Dino Buzzati con I sette messaggeri, presente nella raccolta La boutique del mistero, racconta di numeri e serie numeriche con sette messaggeri che portano le informazioni al re in viaggio sul suo regno lontano. Ogni volta impiegano più tempo di prima, un po' come dei bosoni messaggeri che mettono in comunicazione due particelle: la forza dell'interazione è sempre più debole con il ridursi della distanza:

sabato 19 luglio 2014

Tre ombre

Non ricordo più per quale motivo la recensione non è arrivata su LSB con il suo iter regolare, ma avendola ritrovata, la recupero per DropSea:
Le favole hanno da sempre il potere di veicolare in maniera semplice ma diretta alcuni messaggi importanti: non dare confidenza agli sconosciuti, stare attenti ai pericoli della vita. A volte, però, la vita è piena di eventi per noi incontrollabili e le favole possono aiutare a sopportarli. In un certo senso è quello che accade con Tre ombre di Cyril Pedrosa, cartoonist francese formatosi presso la Disney e che si presenta con quest'opera con uno stile grafico che risulta una sintesi tra Cavazzano e Uderzo, ottenendo uno stile interessante e che in alcuni punti richiama i nostri Mottura e Celoni, anch'essi disneyani doc.
Molto kingiano l'inizio della storia: una famiglia (padre, madre e figlioletto) vive in un angolo tranquillo della campagna, lontano dalla città, in un'atmosfera bucolica ma non noiosa per il piccolo. Un giorno, però, questa tranquillità viene spezzata dall'arrivo di tre ombre misteriose: esse sono venute per portare via il piccolo Joachim.
Iniziano discussioni e litigi tra marito e moglie: la madre sembra accettare più semplicemente il distacco dal figlio, mentre il padre cerca di opporsi all'inevitabile avvicinarsi delle tre ombre: così una mattina, insieme a Joachim, inizia la fuga. La parte più importante del loro viaggio avviene su una nave, che deve attraversare il "grande fiume", l'oceano: stipati tra le assi dell'imbarcazione come nei viaggi della speranza dei primi coloni verso il nuovo mondo, i due protagonisti trovano sintetizzato in quel microcosmo un po' tutto il mondo, con le sue solidarietà, le sue brutture, le sue violenze.
Il viaggio sulla nave diventa, quindi, una sorta di metafora della vita, e la tempesta in cui la nave naufraga, conclusione di una lunga scena di violenza e vendetta, sembra metafore dell'autodostruzione della società umana: in questo senso il tentativo finale di salvare il proprio figlio gettandosi tra le acque rappresenta la speranza che, in ogni momento, resta sempre accesa. E poi il sacrificio che il padre compie per salvare il figlio, donando il proprio cuore a un uomo malvagio: questi costruirà la propria fortuna proprio su questo dono, quasi come gli uomini di potere che costruiscono la loro posizione sulla fiducia donata loro dal lavoro e dalla fatica dei più umili.
L'intervento finale dei tre spiriti, infine, riporta il cuore al suo posto, grazie al quale il padre di Joachim comprenderà i propri errori, lasciando così andare via il proprio figlio per tornare alla sua casa, da sua moglie.
Un'opera fantastica in cui Pedrosa esplora in maniera inusuale e per certi versi originale le difficoltà dei genitori nel dover affrontare la morte di un figlio, nel dovergli dire addio: in questo caso è servito un lungo e difficilissimo viaggio, ricco di pericoli e di incontri ambigui. Solo la vita e la sua bellezza danno la forza di andare avanti, e questo sembra il messaggio di un disneyano francese di successo.
Del volume, recentemente riproposto dalla BD in una nuova edizione è stato "brevisionato" da Guglielmo Nigro per LSB

lunedì 13 gennaio 2014

La boutique del mistero


Ritratto del califfo Mash Er Rum e delle sue 20 mogli

Di Dino Buzzati avevo letto, fino a ora, solo Poema a fumetti e La famosa invasione degli orsi in Sicilia, entrambe due favole, la prima decisamente per adulti, più oscura e macabra, la seconda, pur se presenti elementi di paura, decisamente molto più adatta per dei lettori bambini. Queste due anime di Buzzati sembrano emergere a tratti nei racconti proposti ne La boutique del mistero, che raccoglie storie che definirei gotiche più che dell'orrore, come ad esempio Eppure battono alla porta, o favolistiche, come per esempio il lungo Il cane che ha visto Dio, una specie di romanzo breve, o brevissimo, con una conclusione alla Roald Dahl. In alcuni, poi, c'è un gusto per l'humor al limite del ridicolo, come per esempio in Riservatissima al signor direttore, in cui confessa di non essere l'autore degli scritti che ha firmato, mentre in altri c'è quasi una ricerca del magico, come ne La Torre Eiffel, che in fondo è una variazione del detto orientale secondo cui a contare in un viaggio non sono i punti di partenza e di arrivo, ma il viaggio stesso. Esiste, poi, quasi in maniera ossessiva, una ricerca della morte, presente nella maggior parte dei racconti, che così oscillano tra uno squisito gusto per il macabro e una malinconia diffusa che dona alla raccolta quell'aria misteriosa che inizia sin dal titolo.

mercoledì 6 febbraio 2013

Il profeta di Zongo Street

More about Il profeta di Zongo Street
Una delle cose più interessanti della piccola fiera del libro di Milano (dove sono andato con sorella e una amica) è che era costituita quasi esclusivamente (se escludiamo la Newton Compton) da piccoli editori, quindi c'era sicuramente la possibilità di avvicinarsi a libri che normalmente sono difficili da trovare nelle librerie. Uno di questi è sicuramente Il profeta di Zongo Street di Mohammed Nassehu Ali.
Come recita la sua breve biografia sulla costa della retrocopertina, Mohammed è
Nipote di un emiro con trentatre figli e primogenito di un padre, anch'egli emiro, che di figli ne ha avuti sedici da quattro mogli diverse
A 16 anni (ottobre 1988) si trasferisce negli Stati Uniti, a Interlochen in Michigan, dove riesce ben presto a mostrare le sue capacità di scrittore: è il 2001 che inizia a pubblicare i suoi racconti. Nel frattempo avvia anche l'attività di musicista fino a che, l'11 aprile del 2005, il New Yorker non pubblica uno dei suoi racconti, Mallam Sile, uno dei racconti contenuti in questa raccolta della 66thand2nd. Come una metà circa dei racconti contenuti nella raccolta, Mallam Sile è ambientato a Kumasi, città reale del Ghana, nel quartiere immaginario di Zongo Street, un vero e proprio microcosmo dove lo scrittore racconta le persone o, più ancora, di tipologie di persone, come il venditore di té modesto e umile, timido quasi fino a sembrare stupido, protagonista di Mallam Sile.
Il primo racconto, però, La storia del giorno e della notte, è però anche una sorta di manifesto di tutto il libro, che viene così identificato come un insieme di storie e di leggende. La storia del giorno e della notte, infatti, oltre a introdurre al quartiere di Zongo Street, ci presenta una delle classiche situazioni che accompagnano gli esseri umani sin dalle loro origini: il racconto intorno al fuoco. In questo caso quella che potremmo considerare l'anziana del villaggio, o la depositaria delle storie di Zongo Street, circondata dai bambini del quartiere, tutti intorno al fuoco, racconta una storia sulle origini del mondo. Come, però, da tradizioni africane probabilmente pre islamiche, per raccontare la storia si chiede l'aiuto del Re delle Storie, il Signor Ragno, Anansi, che si accompagna a Mallam Gizo.
Ga'ta na, ga'ta nanku
Tajé, tako'mo'

venerdì 6 aprile 2012

La guerra delle scimmie

More about Saru vol. 1 More about Saru vol. 2
Probabilmente è uno dei fumetti più sorprendenti che abbia letto nel 2011. Daisuke Igarashi, inserendosi nella tradizione della grande avventura, costruisce una storia complessa e al tempo stesso appassionante partendo dalla seguente previsione di Nostradamus:
L'anno millenovecentonovantanove e sette mesi, dal cielo un gran Re del terrore verrà: resusciterà il gran Re d'Angolmois, prima e dopo Marte regnerà per buon'ora.
Il gran Re del terrore annunciato da Nostradamus e mai arrivato è, nel manga di Igarashi, uno degli esseri più antichi della Terra. Per costruire questo potere in un certo senso lovecraftiano, il mangaka riesce a unire le tradizioni mistiche di varie culture, alcuni eventi leggendari del passato (ad esempio il disastro di Tunguska) e un condottiero spagnolo, Francisco Pizarro, resuscitato proprio per rompere l'equilibrio sul nostro pianeta. Il gruppo che invece cercherà di salvare il mondo è internazionale: l'esorcista cattolico Candido Amantini, una ragazzina francese scampata a un disastro e posseduta da uno dei potenti della Terra Irène Bèart, il monaco del Bhutan senza alcuna memoria sul suo passato Nawan Namgyar, la studentessa giapponese Nana Henmi. Oltre a Pizarro è della partita anche un altro resuscitato, Francisco Javier, il missionario che diffuse il cristianesimo in Giappone.
Il gruppo dei quattro viaggia in giro per il mondo alla ricerca delle radici per capire cosa sta accadendo e soprattutto come affrontare la terribile catastrofe che si sta abbatendo sul pianeta, Saru.
Saru è uno degli aspetti nei quali si è diviso, molti eoni fa, una entità chiamata scimmia e presente in varie tradizioni popolari. Egli rappresenta l'aspetto fisico, mentre quello psicologico, quello che in un certo senso rappresenta l'anima del pianeta se così vigliamo dire, è Sun Wukong, che si è diviso a sua volta in parti più piccole incarnandosi in alcune linee genetiche particolari, una delle quali è quella della piccola Irène, che Sun ha deciso di possedere in maniera evidente proprio per guidare meglio la resistenza contro il risveglio di Saru, che viene aiutato proprio dal resuscitato Pizarro.
Sun Wukong è il re delle scimmie nella tradizione cinese, che compare nei Quattro grandi romanzi fantastici cinesi (Il romanzo dei tre regni, I briganti, Il viaggio in occidente, La prugna nel vaso d'oro che poi venne sostituito da Il sogno della camera rossa), nato da una pietra, noto sotto vari appellativi (il suo preferito è quello autoassegnatosi, Qitian Dasheng, creatura sacra con un potere pari a quello del cielo), ma Igarashi è bravissimo a collegarlo con Ermes Trismegistos, prima attraverso un labile collegamento linguistico (trismegistos, ovvero tre volte grandissimo, come una sorta di traduzione concisa del nome di Sun Wukong), poi attraverso un riferimento a Ficino, che scrive di Trismegistos:
In realtà di Ermes ce n'erano cinque e solo il quinto era colui che dagli egizi era chiamato Toth e dai greci Trismegistos

venerdì 25 settembre 2009

Femmine incantate

More about Le femmine incantateDopo il trittico di post notturni su Lost Girls chiudiamo con queste nottate all'insegna dell'eros con Le femmine incantate di Magnus. Famoso per Alan Ford, Satanik e altri fumetti di basso costo e piccolo formato (alla Diabolik per intenderci), il geniale disegnatore, abbandonati i giornaletti a basso costo e alto guadagno, ha letteralmente esploso il suo stile con una serie di progetti di grande bellezza e intelligenza, soprattutto come autore completo.
Nascono così Lo sconosciuto, I briganti, Le 110 pillole e questo Le femmine incantate, l'ultimo lavoro del Maestro. Tutti e quest'ultimo in particolare sono caratterizzati da vignette ricche, strabordanti di dettagli, che solo grazie a recenti ristampe, come quella che ho scovato da Grendel a Cosenza, di grande formato sono arrivate in una edizione che consente di apprezzare al meglio il lavoro di Magnus. Senza contare poi che l'edizione di Alessandro Editore, a fronte di un neo nel titolo, che occulta una parte della splendida copertina, è arricchito da un apparato redazionale di grande qualità, presumibilmente scritto da Franco Spiritelli, e da una serie di illustrazioni e bozzetti inediti gentilmente concessi da Giovanni Romanini, per anni suo inchiostratore. Il lettore, quindi, nella prima parte viene a conoscenza della cura e del gran lavoro che il cartoonist metteva in ogni sua opera: una approfondita ricerca culturale, tra le fonti letterarie scelte, e una grafica, cercando ambienti e atmosfere, personaggi e pose.
Tutto questo fa alla fine apprezzare ancora di più la lettura de Le femmine incantate, che ebbe una pubblicazione travagliata sia in Italia, a causa della pubblicazione su due riviste, la patinata Dolce Vita e poi la più classica Comic Art, dove alcuni episodi vennero censurati, sia in Francia anche a causa dei ritardi nelle consegne. L'edizione di Alessandro Editore, comunque, consente di apprezzare il profondo lavoro grafico e di sintesi(1) e propone le storie non nell'ordine cronologico di pubblicazione, ma in un ordine che, si spera, sia stato suggerito dall'autore stesso nei suoi appunti(2). Le storie, sette, tutte di ispirazione orientale, si concentrano sulla parte femminile dell'umanità, sulle donne come protagoniste in un certo senso incantate e incantatrici della vita. E in effetti, al di là delle atmosfere fantastiche, quasi favolistiche delle storie, al di là dell'erotismo a volte accennato, a volte esplicito, quando sono le donne ad essere protagoniste, lo è anche la vita, con tutti i suoi risvolti felici e drammatici. In questo senso è degna la conclusione scelta per il volume, La guardiana del ponte, che assomma in sé tutte le tematiche e le atmosfere delle storie che la precedono. Un volume, una raccolta imperdibile.

(1) Per motivi di spazio, Magnus non poté usare più pagine di quelle effettivamente utilizzate, ma trasformò questo handicap in un pregio.
(2) Anche se questa scelta non è stata né giustificata né esplicitamente scritta nei redazionali; se poi mi è sfuggita, l'attento lettore è pregato di suggerirla nei commenti!

Ragazze cresciute | Isole che non ci sono | Grande e terribile
Le femmine incantate


Leggi anche:
C'erano una volta le favole | Recensione su LoSpazioBianco | Recensione di Obi-Fran Kenobi

venerdì 11 settembre 2009

La variabile indipendente

More about Che fine ha fatto Mr Y?Un libro particolare, questo di Scarlett Thomas, Che fine ha fatto Mr.Y. E vista la natura del libro, non escludo, come suppongo nel titolo, che il Mr.Y ideato dalla Thomas sia riferito alla y, che generalmente, in matematica, è la variabile dipendente. E Mr.Y, così come chiunque viva nel mondo reale, sembra quasi essere una variabile dipendente, mentre quella indipendente è costituita da chiunque si ritrovi a vivere nella Troposfera. Andiamo con ordine: Thomas Lumas, misterioso scrittore vissuto tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, è oggetto d'interesse e di studio di Ariel Manto e del suo supervisore di dottorato Saul Burlem, conosciuto ad una conferenza su Lumas tenuta proprio da Burlem. Qui i due scoprono una serie di interessi culturali, su tutti Lumas, che spingono Burlem a chiedere ad Ariel di diventare sua studentessa e prendere da lui la tesi di dottorato. Per fortuna Ariel accetta solo la tesi, senza andare oltre, ma al tempo stesso diventa anche una sfortuna aver accettato una tesi così complessa sugli esperimenti mentali che non le spegne l'interesse per Lumas e per il suo più misterioso libro: Che fine ha fatto Mr.Y.
L'inizio del libro della Thomas vede la scomparsa di Burlem e il ritrovamento, da parte di Ariel, del tomo misterioso: così il lettore si trova catapultato nella doppia lettura delle vicende reali di una Ariel decisamente sempre più distaccata dal mondo reale, dove cambia un eccesso con un altro, ultimo una relazione con un uomo sposato semplicemente perché in questo modo è sicura di non doversi impegnare, e delle vicende fittizie di Mr.Y tratteggiate dallo scrittore Lumas. La finzione si mescola alla realtà (o alla finzione reale della Thomas) e questa fusione diventerà ancora più stretta quando Ariel proverà la particolare mistura che consente a chi la assume di entrare nella Troposfera e da qui trasferire la propria coscienza in qualunque essere vivente, sia esso uomo o animale.
Ariel diventerà sempre più assuefatta dalle visite nella Troposfera e sempre più distaccata dalla sua vita reale, nonostante la conoscenza di un ragazzo, un dottorando di teologia, che la ama sinceramente, ma che lei, condividendone i sentimenti, respinge immancabilmente. Al di là delle vicende di Ariel, però, il romanzo spicca per una intelligente fusione tra filosofia, letteratura e fisica, in particolare teoria delle stringhe, gatto di Schrödinger e quant'altro della fisica moderna venga visto quasi come mistico. Punto di riferimento della Thomas in questo senso è il bel libro di Michio Kaku Mondi paralleli, cui si deve aggiungere anche Big Bang di Simon Singh (quello dell'Ultimo teorema di Fermat: ancora questo libro citato dalla Thomas non sono riuscito a scovarlo...). Si potrebbe quasi dire che la Thomas fa, con la filosofia, la religione, la fisica e il mondo dei quanti un'operazione simile a quello che fece Dan Brown con il Codice Da Vinci, realizzanto però un miscuglio fantastico estremamente gradevole, ma anche molto originale.
Vi lascio al commento di Pullman, quello della bussola d'oro:
Ingegnoso e originale... Un'ottima storia che sprizza intelligenza


Piccola nota finale sulla traduzione: per tutto il libro il termine popular science viene tradotto come scienza popolare e non con il più corretto divulgazione scientifica. Come cantava qualcuno qualche anno fa... Sono cose della vita...

giovedì 27 agosto 2009

La bandiera nera

More about Black FlagL'unica cosa in Metallo urlante che aveva una buona qualità era l'episodio di Pantera, il pistolero messicano, sciamano e guaritore, ideato da Valerio Evangelisti su quelle pagine. E Pantera ritorna in Black flag, un romanzo dall'impianto eymerichiano (passatemi il termine), in cui le visioni del lontano futuro si alternano alla vicenda oscura e gotica vissuta da Pantera nel west di Evangelisti.
Balck flag, in un certo senso, possiamo ritenerlo una fusione tra le atmosfere di Lansdale, lo scrittore pulp per eccellenza, e quelle cyber punk di Sterling e soci: Pantera vive una vicenda, durante la guerra di secessione, sporca e terribile per molti versi. Da un lato Evangelisti si dimostra grande conoscitore anche della storia americana, raccontandola dal punto di vista dell'esercito del sud in particolare, con gli orrori e le abiezioni che si concedono durante le loro scorrerie, tipiche della guerriglia piuttosto che della guerra, accanendosi contro i civili. Dall'altro, oltre all'orrore dell'essere umano, descrive anche un altro orrore, quello del licantropismo, un orrore più gotico, visto però in un'ottica differente: per capirla meglio bisogna però ricordare che si veniva dall'11 settembre e dalle discussioni tra i così detti falchi e le così dette colombe (decisamente più diplomatiche dei primi). Una simile divisione si presenta anche nel corso del romanzo, dove i icantropi si dividono tra i licantropi buoni, i nativi, di colore bianco nel loro aspetto lupesco, quelli che proteggono la terra, e quelli cattivi, di colore grigio e opaco nel loro aspetto lupesco, che si sono lasciati andare agli istinti sanguinari, in un certo senso figli deviati dei primi. Tra le due fazioni un licantropo grigio che però non riesce ad accettare la sua natura e che chiede aiuto a Pantera.
Il messicano, però, a differenza di Eymerich, non solo accetta la situazione, ma lotta e riesce comunque a vincere, comprendendo quello che sta accadendo. E a differenza di Eymerich, le sue azioni non sembrano influenzare, purtroppo, il futuro: saranno alla fine i licantropi grigi a vincere, o comunque a trovarsi in posizione di evidente vantaggio. Qualcosa, però, accomuna Black flag con Gocce nere, contenuto nella raccolta Acque oscure: un piccolo messaggio di speranza, l'esistenza di qualcuno che non rinuncia a lottare, ad opporsi, un po' come i discendenti di Sara Connor in Terminator.
Saremo in grado di mantenere gli anticorpi necessari per opporci a un inevitabile destino di morte?

martedì 18 agosto 2009

Pochi e inutili

More about Pochi inutili nascondigliIn attesa di completare il suo nuovo romanzo, Giorgio Faletti un anno fa o poco più da alle stampe Pochi inutili nascondigli, una raccolta di racconti che oscillano tra il fantastico, l'horror e il gotico.
Alla prova dei fatti non è certo una grandissima prova per lo scrittore e comico romagnolo, anche se dopo Fuori da un evidente destino dimostra che la sua strada preferita è quella del romanzo alla King o ancor meglio alla Preston e Child. Dei racconti presentati uno, La ragazza che guardava l'acqua, era già uscito nei Corti di carta e tutto sommato non è poi così male. Rilevanti, comunque, sono L'ospite d'onore, dove racconta il mondo dello spettacolo e ritorna il Faletti umoristico e divertente, seppure la conclusione sia decisamente hitckockiana; interessante Physique du role, ambientato sul set di un film dell'orrore, ambientazione abbastanza tipica per racconti dello stesso genere; con Spugnole vengono trattati argomenti ecologisti, mentre Graffiti entra nel mondo della scuola raccontando le vicende e gli inconfessabili segreti di un irreprensibile professore di lettere (e per il modo con cui ha trattato la collega di matematica, devo dire che il finale è l'unico possibile!).
Infine i due più lunghi, che aprono anche la raccolta: da una parte L'ultimo venerdì della signora Kliemann racconta dei tentativi di una donna di mantenere una vita normale dopo la morte del marito (ovviamente l'invito è leggere come questa vita ha cercato di mantenerla); Una gomma e una matita, invece, è un modo nuovo e diverso per raccontare dove possono portare le ossessioni e i tradimenti.
Una raccolta che, in ogni caso, è una discreta lettura estiva, ma non certo eccezionale, forse più consigliata per chi vuole portarsi qualcosa sulla spiaggia o non vuole farsi mancare nessuna delle opere falettiane.

venerdì 7 agosto 2009

Il sangue del cavaliere

More about Il sangue del cavaliereSembra una versione decisamente molto interessante di Highlander, il mitico film con Christopher Lambert con canzoni dei Queen come colonna sonora. Però, a differenza del film, che parte dal profondo nord per spaziare un po' in ogni tempo e in ogni luogo attraverso i flashback di McLoud fino ad arrivare agli Stati Uniti dei giorni nostri (o meglio di una ventina di anni fa), Il sangue del cavaliere di Wolfgang Hohlbein è ambientato nel sud Europa: parte dalla Transilvania per poi scendere verso la costa. Il periodo storico, poi, è ben preciso: le crociate e la tensione tra cristiani e musulmani.
Il protagonista, il nostro eroe, Andrej Delany, va alla ricerca dei superstiti del suo villaggio, catturati da un sanguinario inquisitore che sembra una copia (un po' sbiadita forse per scarso approfondimento) del nostro Eymerich. Nel corso della vicenda Delany, cresciuto da uno strano parente che lo ha addestrato alle tecniche di combattimento arabe, scoprirà che la sua capacità di guarigione estremamente veloce (non come quella di Wolverine, però) è in realtà un fatto ereditario e non unico. E il potere dei suoi geni lo spingerà a compiere un rito vampirico contro il suo avversario per acquisirne la forza e il vigore.
In definitiva l'inizio di una saga che mescola il vampirismo con Higlander all'interno di un romanzo storico-avventuroso, che da quest'ultimo punto di vista è ben descritto e approfondito. E' sicuramente questa parte del libro che consente a questo primo capitolo di essere comunque gradevole e divertente: una lettura veloce e interessante, che potrebbe, personalmente, anche avere un seguito.