Mi sembrava un bel titolo per un libro di racconti. Dopo tutto, di cose fragili ce ne sono talmente tante. Le persone si rompono così facilmente, e anche i sogni, e i cuori.
Con queste parole
Neil Gaiman giustifica il titolo della raccolta di racconti
Cose fragili. Il libro, peraltro, ha anche una dedica particolare a tre maestri del racconto:
Ray Bradbury,
Harlan Ellison e
Robert Sheckley. In effetti c'è un altro nume tutelare di Gaiman, non citato nella dedica,
Arthur Conan Doyle. La raccolta, infatti, dopo l'introduzione, inizia con
Uno studio in smeraldo, evidentemente ispirato all'infallibile investigatore di Baker Street e al suo amico dottore. Il racconto, che ha permesso a Gaiman l'ingresso all'interno degli
Irregolari di Baker Street, è un piccolo capolavoro, quasi un romanzo breve, costruito intorno all'idea del ribaltamento dei ruoli, come diventa evidente nel finale, ma intuibile già a metà racconto per gli amanti del
canone sherlockiano. In effetti l'idea di ambientare il racconto in una realtà alternativa rende anche il racconto apprezzabile anche dai puristi come il sottoscritto e anzi restituisce uno Sherlock Holmes ancora più fedele di molti racconti e romanzi fuori dal
canone.
Non è l'unico gioiello presente nella raccolta. Di alcuni ne ho scritto nelle settimane precedenti, avendo essi avuto una versione fumettistica (cosa normale per uno scrittore come Gaiman diventato famoso soprattutto con la sua reinterpretazione di
Sandman), così in questa sede mi posso concentrare su alcuni piccoli pezzi di bravura, come ad esempio
L'uccello del sole, che in un certo senso è sulla stessa linea del racconto
sherlockiano, in cui un simpatico gruppo di amici decide di andare alla ricerca di un misterioso uccello del sole che all'incirca ogni quarantina d'anni ricompare nella città di Suntown. La loro idea è quella di mangiarlo! Non sanno, però, quale sia la vera identità mitologica di questo uccello del sole.