Stomachion

martedì 3 novembre 2026

Scimmiette di mare project

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Nato da un'idea di Laura Platamone, meglio nota come la Mamma, Scimmiette di mare project è innanzitutto un concorso letterario on-line in cui si chiamano a raccolta gli appassionati di scrittura per produrre racconti in cui vengono uccisi degli autori più o meno famosi (anche se più sono famosi, meglio è!).
Il concorso è giunto a ben due edizioni, e per ciascuna di esse è stata realizzata una raccolta. Entrambi i volumi sono stati pubblicati dalla Nero Press Edizioni e con mia sorella ne siamo venuti a conoscenza nel corso dell'edizione 2025 di Marginalia, dove li abbiamo acquistati dalle vive mani della curatrice, convinti dalla sua passione e dalla particolarità di questo progetto.
Alla fine i due volumi, oltre all'idea di fondo di "uccidere" gli autori preferiti (o quelli odiati: tanto alla fine è lo stesso!), hanno in comune anche gli esecutori di questi "omicidi": un gruppo di scimmiette di mare, che hanno sià qualcosa in comune con i molluschi di cui ho scritto tempo addietro, ma soprattutto sono delle vere e proprie scimmiette assassine, che nel secondo volume vengono quasi trasfigurate nei gremlin assassini della saga cinematografica.
E in effetti con quest'ultima i racconti hanno, o provano ad avere in comune una certa dose di ironia, cosa che non riesce completamente a tutti gli autori. Iniziamo, però, con il primo volume in cui gli autori mostrano un'atteggiamento alla scrittura a mio giudizio molto benniano!
Nel segno di Stefano Benni
In effetti gli autori avevano un altro compito, di essere in linea con lo stile narrativo della vittima. Nel complesso gli autori selezionati non sono riusciti a rendere appieno lo stile, anche se si sono mantenuti piuttosto aderenti alle tematiche degli autori scelti. Per esempio Giuseppe Felice Cassatella aveva scelto di "uccidere" Joe Lansdale, compito tutto sommato piuttosto semplice, visto che la vena lansdaliana è piuttosto ricca di ironia e sarcasmo, proprio come lo è stata quella di Stefano Benni.
Dal punto di vista dell'aderenza allo stile, però, il racconto migliore mi è sembrato quello di Emanuele Corsi, molto vicino a quello della sua "vittima", Valerio Evangelisti, anch'egli scomparso di recente e che in occasione della prima edizione del primo volume aveva scritto una bella prefazione.
Dopo il racconto di Corsi, il mio preferito è stato indubbiamente quello di Luca Pagnini con Dan Brown come "vittima": in sintesi una trama alla Brown ambientata in Italia, ma reinterpretata con il piglio di Benni. E' stato difficile trattenersi dal ridere mentre lo leggevo sul tram!
Il podio è conteso tra il racconto di Cassatella (d'altra parte il buon Lansdale non può stare troppo lontano dai primi tre) e quello di Sandra Boni con vittime i fratelli Grimm, anche questo squisitamente benniano.
Con questo ottimo inizio, dunque, mi preparavo alla gustosa lettura del secondo volume.
Sprazzi di Palahniuk
E alla fine la lettura del seguito è risultata molto meno gustosa del previsto. L'ironia profusa a piene mani nel primo volume, qui è andata quasi a scomparire. Nemmeno le scimmiette assassine sono state interpretate nella stessa maniera divertente degli autori del primo volume.
Se da un lato, però, c'è stato un apprezzabile tentativo di dare una storia comune, di stampo lovecraftiano, ai racconti, dall'altro, dunque, non tutti si sono rivelati completamente di mio gradimento. Il migliore, a mio giudizio, è stato quello di Beppe Roncari, che forte dello studio della biografia di William Shakespeare, ha raccontato i fatti di come il bardo sia scomparso per mano delle scimmiette della Mamma rispettando, appunto, sia il contesto storico, sia le date reali così come ci sono state tramandate. Un ottimo lavoro.
Dietro questo viene indubbiamente il racconto di Massimiliano Gizzi che ha "ucciso" Chuck Palahniuk, riuscendo anch'esso ad adottarne stile e stilemi. D'altra parte anche quest'ultimo è un autore ricco di ironia e sarcasmo, che unisce a trame folli e in qualche modo estreme.
Riuscire a trovare un racconto che convintamente metterei sul podio, però, è più complicato rispetto al primo volume, ma alla fine emerge il racconto conclusivo di Fernando Camilleri la cui "vittima" è Carlton Mellick III, autore che non conosco. La sua biografia recita che è scrittore di punta del movimento della bizarro fiction, ma se effettivamente Camilleri è rimasto aderente al manifesto di questo movimento letterario, direi che ha molto a che spartire con le tematiche proprio del buon Palahniuk. Penso in questo caso a Dannazione, con cui il racconto di Camilleri (e forse anche quello di Mellick III Satan Burger citato nel racconto), ha qualcosa a che spartire.
Tra alti e bassi (come per esempio il continuo uso dei mobili dell'Ikea, idea in qualche modo benniana ma sfuttata in un modo che lo ricorda solo da Giuliano Cannoletta nel corso dell'"uccisione" di Daniel Pennac), alla fine, vale comunque la pena leggere entrambi i volumi, anche solo per completezza. E forse la cosa migliore è proprio leggerli a distanza di anni e non di mesi, per far decantare e invecchiare le sensazioni del primo volume.
Sarebbe bello, però, che il progetto proseguisse in futuro, e magari scoprire che qualcuno ha deciso di omaggiare proprio Stefano Benni, cosa al tempo stesso semplice e complicata, perché alla fin fine far ridere, o anche solo sorridere e pensare, è una cosa difficile.

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