Igino Ugo Tarchetti è stato uno dei rappresentanti della
scapigliatura milanese, dedicandosi, lo scrittore, alla letteratura del fantastico e del gotico da una parte, e alla scrittura umoristica dall'altra.
Come sta esplorando molto bene
Splatter in una serie di articoli sul cinema horror, l'Italia ha sempre mostrato nel genere del mistero e della paura una certa interessante propensione. Non dimentichiamo, infatti, che uno dei romanzi gotici per eccellenza,
Il castello di Otranto, è ambientato in Italia. La raccolta
Le leggende del castello nero di Tarchetti edita dalla
Nero Press raccoglie una serie di racconti tranquillamente leggibili in pubblico dominio (si trovano su Gutenberg nelle due raccolte
Racconti fantastici e
Racconti umoristici) e mostrano una caratteristica particolare della letteratura di metà XIX secolo, che poi sarebbe confluita all'inizio del XX in
Dracula: l'influenza della scienza.
Non è solo per la presenza di personaggi scettici nei suoi racconti, o di un qual certo senso di incredulità anche in alcune delle voci narranti, ma anche nella sensazione, leggendo i suoi passi, che l'autore stia quasi recependo la rivoluzione scientifica che si sta preparando, forse in qualche modo ispirato dalla filosofia
kantiana, da un lato, o da idee che si fanno strada tra alcuni dei suoi contemporanei, e che per esempio si paleseranno nei piccoli
pamphlet e racconti di
Howard Hinton.