Stomachion

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venerdì 15 maggio 2026

Scienza take away #21: aprile-maggio 2026

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Dopo l'uscita di Matematica in vacanza #6, dovuto a causa della mancata pubblicazione dell'edizione di maggio del Carnevale della Matematica, è ora il turno di Scienza take away, la serie di link post in cui raccolgo quanto ho scritto a carattere (più o meno) scientifico e non matematico nell'intervallo tra due edizioni del Carnevale della Matematica.
Devo essere onesto, però: se già a livello di matematica non c'era molto da presentare, per tutto il resto ciò che vi riassumo è ancora meno. Innanzitutto due articoli dedicati all'Earth Day: Superman: Per la Terra, uscito su EduINAF all'interno della rubrica de La scienza con i supereroi, dedicato a un albo speciale di Superman uscito proprio in occasione di un Earth Day degli anni Novanta, e Sonificare il tempo che cambia, questo uscito qui su DropSea, dedicato ad alcuni progetti di sonificazione dei dati relativi ai cambiamenti climatici.
La scienza con i supereroi, però, non "vive" solo su EduINAF, ma anche sul Caffè del Cappellaio Matto, dove, quando mi ricordo, ripubblico gli articoli usciti su EduINAF e, a volte, pubblico articoli esclusivi per il Cappellaio, come nel caso del secondo articolo dedicato ai Combattenti per la libertà, o Freedomn Fighters: Phantom Lady. Pubblicato, come già quello dell'anno scorso, in occasione del 25 aprile, ha raccontato un po' di cose sulla supereroina Phantom Lady e su un particolare strumento presente nella sua dotazione tecnologica.
Vi ricordo che se volete avere una visione unitaria de La scienza con i supereroi e, soprattutto, ricevere i contenuti con alcune ore d'anticipo rispetto alla loro uscita, c'è il sito cui potete iscrivervi come a una normalissima newsletter.
A tema ambientale, invece, è Qualità dell'acqua e ritiro dei ghiacci, un articoletto dedicato al legame tra il ritiro dei ghiacciai sulle Alpi e un abbassamento della qualità dell'acqua potabile nelle valli. L'ho pubblicato su SciBack come primo esperimento per animare, magari con un post al mese, un blog dove anche il recupero dei post usciti a suo tempo su Blogosfere langue da un po'.
Infine, anche se non è esattamente scientifica, vi segnalo la mini-guida per rendere EduINAF una fonte preferenziale delle ricerche Google e all'interno di Google News.
Arrivati così alla fine l'appuntamento è alla prossima edizione di Scienza take away. O su qualche altro post qui su DropSea o su qualcuno degli altri miei blog!

mercoledì 25 marzo 2026

Non abbiamo un Pianeta B

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Il concetto del Pianeta B, o Planet B, così espresso, è relativamente recente. Dal punto di vista fantascientifico (e anche supereroistico) si declina con la classica Terra 2, ma è solo con l'inizio del terzo millennio che si inizia ad associarlo ai cambiamenti climatici. Il messagio dietro il There is no Planet B è semplice: non abbiamo un secondo pianeta dove andarci a rifugiare. E' un concetto, questo, che viene molto ben ribadito nei versi di Planet B, canzone d'apertura di Infest the Rats' Nest del 2019, diciannovesimo album in studio dei King Gizzard & the Lizard Wizard.
E' quasi un concept album questo per l'eclettica band australiana nata nel 2010. Il quasi è dovuto al fatto che le tracce non sono ufficialmente legate una all'altra, anche se condividono tutte un'ambientazione futuristica, un po' come un album degli Ayreon. In particolare la band ha immaginato un futuro in cui la Terra è ormai agli sgoccioli a causa dei problemi dovuti ai cambiamenti climatici. Questi vengono, in effetti, affrontati nella prima parte dell'album: è interessante osservare come subito dopo Planet B troviamo Mars for the rich, chiaro riferimento ai progetti dei multimilionari per portare l'uomo su Marte, tutti però destinati proprio ai ricchi:

martedì 14 ottobre 2025

Scienza take away #14: settembre-ottobre 2025

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E come ogni metà mese, anche questa volta arriva il Carnevale della Matematica, giunto alla sua 190.ma edizione ospitata da Maurizio Codogno sulle sue notiziole. E come ogni mese arriva anche Scienza take away con la quale faccio un ricapitolo dei post scientifici e (possibilmente) non matematici usciti nello stesso periodo cui si riferisce l'edizione del Carnevale.
come avrete notato ho leggermente rallentato il ritmo di pubblicazione dei post in quest'ultimo periodo: un po' di stanchezza, certo, ma anche un po' di cose su cui ragionare (e anche da fare!). Ci saranno alcune novità da annunciare entro la fine dell'anno e una piccola novità in uscita già questo mese su EduINAF, ma andiamo con calma e concentriamoci piuttosto su ciò che è uscito.

giovedì 17 luglio 2025

In anticipo sui tempi

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Alexander Langer in una illustrazione di Camilla Tasin
Il 3 luglio 1995 Alex Langer si toglieva la vita impiccandosi a un albero di albicocche a Pian dei Giullari, vicino Firenze. Un atto tragico, inaspettato, che pose fine a una vita ricca e generosa. E che privò la politica italiana di una delle sue menti più originali e brillanti.
E' così che Ermete Realacci inizia il suo articolo in ricordo di Alexander Langer pubblicato sul numero di luglio-agosto di Nuova Ecologia. La rivista di Lagambiente, che mi è arrivata nella cassetta della posta giusto questa mattina, al suo interno dedica un piccolo speciale per ricordare lo storico ambientalista in occasione dei 30 anni dalla sua scomparsa.
Anche il Post, proprio il 3 luglio, ha dedicato un lungo articolo alla sua figura. Articolo che si chiude con una citazione abbastanza significativa:

sabato 14 giugno 2025

Scienza take away #10: maggio-giugno 2025

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E torna puntuale il Carnevale della Matematica con la sua edizione #188 ospitata, questo mese, da Maurizio Codogno. E come ormai da un annetto a questa parte in concomitanza con l'uscita del Carnevale ecco arrivare anche la nuova edizione di Scienza take away, il link post che raccoglie tutti i miei post a tema scientifico, ma non matematico, pubblicati nel mese precedente.
Nell'immagine di apertura di questo mese, tra l'altro, vedete i tre numeri di Topolino, dal #3627 al #3629, su cui è stata pubblicata la saga L'effetto omega di Alessandro Pastrovicchio, cui sto dedicando una serie di post e video. La scelta è caduta su questa apertura essenzialmente perché sono stato citato nell'editoriale del direttore Alex Bertani del #3627! E con questo primo link entriamo nel vivo di Scienza take away!

lunedì 16 settembre 2024

Equilibri

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Uno degli aspetti più stupefacenti de Il teorema di Pitagora di Paolo Zellini è quello legato alla natura e all'ambiente, cosa che pensando al teorema in se non è per nulla ovvio. La prima affermazione che ho trovato interessante in questo senso è:
Platone spiegava come ogni tipo di eccesso suole produrre, come effetto di reazione, un mutamento nel senso opposto, tanto nelle stagioni quanto nelle piante e nei corpi, e così pure nelle Costituzioni (Repubblica, 563 e-564 a).
E' evidente il legame tra quanto scritto sopra è gli eccessi che abbiamo introdotto nell'ambiente. Mi riferisco alle quantità eccessive di gas serra introdotte nell'atmosfera o alle quantità eccessive di sostanze inquinanti, su tutte le materie plasitche. Il riferimento, però, non è esplicito a questi eccessi, ma ovviamente a ogni genere di eccesso che turba in maniera sensibile uno stato di equilibrio, generando un cambiamento repentino, o quanto meno più veloce dell'usuale.
A ciò si aggiunge anche un'altra questione, quella della matematizzazione della natura. La definizione di quest'ultima, come appunto l'ambiente in cui viviamo non modificato dagli esseri umani, o quanto meno non modificato nel senso di cui sopra, viene ribadita dal seguente passaggio, che include una citazione di Hegel:

sabato 20 luglio 2024

E alla fine nulla ha più importanza

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I Linkin Park mossero i loro primi passi nel 1996 quando i tre compagni di scuola, Mike Shinoda, Rob Bourdon e Brad Delson reclutarono Joe Hahn, Dave Farrell e Mark Wakefield per entrare nella loro band, gli Xero. Il loro primo demo uscì nel 1997. In quello stesso anno aprirono un concerto dei System of a Down nel locale Whisky a Go Go.
La band, però, non decollava, così Wakefield abbandonò il progetto per prendere altre strade. E come spesso succede per le grandi band, questo fu un punto di svolta fondamentale: nel 1999, infatti, su consiglio di Jeff Blue, la band assunse nei suoi ranghi Chester Bennigton. Dopo un primo cambio di nome in Hybrid Theory, la band grazie a una perfetta alchimia tra Shinoda e Bennigton, intraprese una nuova strada al metal, una fusione tra l'hip-hop e il rock che risultò nel corso degli anni successivi un mix di successo. Solo che ebbe bisongo di un po' di tempo affinché la Warner si convincesse del successo della formula.
Il loro primo disco ufficiale, uscito dopo il definitivo cambio di nome in Linkin Park, venne rilasciato alla fine il 25 ottobre del 2000: era giunto tra noi Hybrid Theory.

mercoledì 8 maggio 2024

Due o tre note sulla barriera corallina

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Sfruttando il gentile invito da parte di Roberto Rizzo e del Circolo Legambiente Zannabianca di commentare insieme a lui la proiezione del documentario Chasing Coral, ho messo insieme alcune note e osservazioni sull'argomento, per lo più tratte dal prezioso Il mondo senza di noi di Alan Weisman. Partiamo, però, dal documentario.
Prodotto e realizzato da Jeff Orlowski, è stato diffuso nel 2017 sulla nota piattaforma di streaming Netflix. Il documentario si occupa proprio della barriera corallina e dello stato in cui versa in un pianeta dominato dalle attività umane, in particolare puntando l'attenzione sulla Grande barriera corallina (Great Barrier Reef) in Australia.
Una barriera corallina è un sistema ecologico ricco di biodiversità costruito grazie ai resti calcarei dei polipoidi (la famiglia dei polipi). Questi ecositemi vivono in un equilibrio delicato tra i vari componenti, ed è messo in pericolo proprio dalle attività umane.
Un esempio di quanto facilmente li possiamo distruggere e di quanta difficoltà hanno nel ricostituirsi è fornito dalla fine del corallo rosso nel Mediterraneo. Come, infatti, possiamo vedere nella mappa della diffusione delle barriere coralline nel mondo, il nostro mare è ormai scomparso da questa mappa.
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martedì 20 febbraio 2024

Portare l'ambiente a teatro

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A voler essere pignoli, avrei voluto parlarvi di un altro piccolo evento cui sono stato spettatore, domenica, prima di scrivervi le classiche "due righe" su quello di ieri sera, ma visto che conosco chi lo ha organizzato, penso che non sia un grosso problema se parto da lì. E questo lì è la premiazione del concorso per la scrittura di un atto unico teatrale a tema ambientale che è stato bandito lo scorso anno dal Circolo Legambiente Zanna Bianca in collaborazione con il Teatro PACTA. La serata del 19 era quella conclusiva, con la premiazione e la lettura scenica del testo vincitore e dei due testi classificati al secondo posto e rientrava all'interno del programma di Scienza in scena, una rassegna o mini-festival in cui vengono portati in scena spettacoli teatrali a tema scientifico.
Ero presente perché, nonostante non sia membro del Circolo, faccio parte del gruppo di lettura, come mi pare vi ho anche scritto tempo fa, invitato a parteciparvi grazie a Roberto Rizzo, che è stato il vero motore dell'iniziativa, curando i rapporti con il teatro e con la giuria che ha selezionato le tre opere lette sul palco in maniera impeccabile da Maria Eugenia D'Aquino.

sabato 12 marzo 2022

Man-Bat: In attesa dell'estinzione umana

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Il personaggio di Man-Bat, ideato da Frank Robbins e Neal Adams su Detective Comics #400 del giugno 1970, ha sempre avuto un'interpretazione tormentata e, periodicamente, gli hanno dedicato delle miniserie. Nel corso della sua vita editoriale è finito in mano a diversi autori, tra questi Jamie Delano e John Bolton nel 1995 lo hanno reso coprotagonista di una storia di stampo ecologista, con risvolti inquietantemente attuali.
Innanzitutto partiamo dal coinvolgimento di Batman: viene messo sulle tracce di una pericolosissima sostanza tossica in grado di far partire un contagio che porterebbe in poco tempo all'estinzione del genere umano. Questa pericolosissima sostanza è finita in mano più o meno per sbaglio a una giovane attivista di un movimento ecologista che ha cercato di liberare gli animali in un laboratorio nel deserto, senza immaginare cosa si stesse sperimentando tra quelle mura. La storia, quindi, presenta una serie di temi decisamente molto interessanti, che spaziano dall'ecologismo all'etica degli esperimenti di laboratorio senza dimenticare il ruolo ricoperto dl genere umano sulla Terra, che per bocca di Kirk Langstrom non è ritenuto esattamente edificante.

giovedì 26 agosto 2021

Le foreste nel mondo

Era da un po' che ero curioso di capire se erano disponibili dati sulla superficie "verde" sulla Terra e sul suo andamento nel corso degli anni. Ed ecco un grafico realizzato dal World Bank Group su dati della Food and Agriculture Organization (in più: date un'occhiata al report The state of the world's forests). Purtroppo i dati partono dal 1998, ma mostrano comunque una discesa nel rapporto tra la superficie verde e il totale del suolo. Sul sito è anche possibile vedere la superficie coltivata, e anche questa è decisamente calata. Per una visualizzazione che, pur se non puntuale, descrive l'andamento della superficie occupata dalle foreste nel corso dei secoli, vi rimando a Our World in Data.
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sabato 2 novembre 2019

Seton: storia di un naturalista

Ernest Thompson Seton è stato uno dei più importanti naturalisti d'oltreoceano. Nato il 14 agosto del 1860 a South Shields nella contea di Durham in Inghilterra, crebbe in Canada, dove la famiglia si trasferì intorno al 1866. Alcuni anni dopo, però, tornò in Gran Bretagna, a Londra, dove perfezionò la sua tecnica nel disegno e nell'illustrazione presso la Royal Academy. Al compimento del suo 21.mo anno d'età, il padre gli chiese la restituzione dei soldi spesi per crescerlo, inclusi quelli per la sua istruzione, e tutto ciò nonostante gli scarsi invii mometari ricevuti durante il periodo londinese che lo costrinsero a lavorare. Seton, dopo aver onorato il "debito", non parlò mai più con il padre.
La vita di questo brillante e talentuoso artista fu, in effetti, anche piuttosto avventurosa e in particolare sono tre gli episodi che Jiro Taniguchi su testi di Yoshiharu Imaizumi utilizzano nel loro poderoso manga Seton: l'episodio più noto della caccia al lupo Lobo in Lobo, il re dei lupi, con cui si apre la serie; quindi il periodo dell'infanzia del naturalista presso la famiglia del cugino Tom nei pressi di Fenelon Falls nel secondo volume, Il ragazzo e la lince; quindi la caccia a Il cervo di Sandhill nel terzo volume. La serie viene arricchita anche da un quarto tankobon (anche se la dicitura, forse, è riduttiva, vista la foliazione), Monarch, l'orso del monte Tallac, che ricostruisce la vicenda del temibile Monarch che Seton ha riscostruito nel suo libro Monarch, The Big Bear of Tallac del 1904.
Nei quattro volumi di Seton i due autori hanno, ad ogni modo, un unico, fondamentale intento, evidente sin dal primo tankobon: mostrare lo stretto rapporto di Seton con la natura, la sua capacità di avere una visione del mondo naturale molto avanzata per l'epoca. I due autori, però, non si accontentano solo di questo e soprattutto nei primi tre volumi, quando alla vicenda principale alternano flashback sulla vita di Seton, inseriscono anche piccole digressioni sui naturalisti che hanno influenzato il giovane Seton: persone come William Brodie, dentista di professione e naturalista per passione che fu il primo mentore di Seton; o ancora Joseph Wolf, uno dei primi artisti a specializzarsi in storia naturale, che Seton conobbe personalmente; ornitologi e naturalisti come John Audubon o Henry Thoureau, sui cui scritti Seton studiò per prepararsi al lavoro vero e proprio di naturalista.

giovedì 26 settembre 2019

Un paio di grafici sul riscaldamento globale

All'interno delle iniziative della Week for future si sono inseriti i due Fridays for future del 20 e del 27 settembre. L'Italia ha scelto venerdì 27 per il suo venerdì per il clima, partecipando attivamente alla discussione in atto sul surriscaldamento globale di origine antropica scatenato dalla giovane studentessa svedese Greta Thunberg. In anticipo rispetto alla giornata di domani, visto che pur se pochi in giro ci sono comunque un numero sufficiente di negazionisti sulle cause umane del fenomeno, vi voglio proporre un paio di grafici. Il primo è realizzato dalla NASA e mette a confronto la temperatura media del pianeta con l'attività solare, mostrando come quest'ultima negli ultimi 80 anni circa è diminuita mentre la temperatura media del pianeta è aumentata.
Già questo sarebbe un forte indizio sul contributo antropico al riscaldamento globale, ma in un articolo del 2016 Philippede Larminat, combinando modelli climatici e osservazioni sperimentali, arriva alla conclusione che proprio il contributo antropico, che nella figura qui sotto ho indicato con una freccia rossa, è quello predominante nell'aumento di temperature degli ultimi 80 anni:
de Larminat, P. (2016). Earth climate identification vs. anthropic global warming attribution. Annual Reviews in control, 42, 114-125. doi:10.1016/j.arcontrol.2016.09.018
Credo che, nonostante il problema sia ben chiaro a una larga fetta della popolazione, sia importante ribadire come la certezza delle cause antropiche dell'andamento delle temperature degli ultimi decenni sia pressocchè unanime tra i climatologi e astronomi, in particolare i planetologi.
Abbiamo modificato il clima del pianeta con le nostre attività industriali grazie alla spinta del capitalismo e del consumismo. Invertire la rotta non sarà semplice, ma qualcosa bisognerà farla nell'immediato futuro, ed è questo che Fridays for future chiede ai governi mondiali, iniziando da quelli Occidentali. Il cambio di abitudini inciderà inevitabilmente sulla vita di ciascuno di noi e forse la soluzione sarà quella di andare verso una società più anarchica, quindi più ristretta nei metodi di produzione come suggerito da Yona Friedman.

mercoledì 26 dicembre 2018

Il giardino del diavolo

Un giardino del diavolo è un'ampia zona all'interno della foresta pluviale amazzonica costituita quasi esclusivamente da un'unica specie, la Duroia hirsuta. I giardini del diavolo sono immediatamente riconoscibili poiché la supremazia dei una singola specie di alberi è drammaticamente differente rispetto alla biodiversità dell'intera foresra.
I giardini del diavolo devono il loro nome poiché gli autoctoni credevano che uno spirito maligno, Chullachaki, abitava la foresta.
La formica Myrmelachista schumanni, nota anche come formica dei limoni, crea i gardini del diavolo avvelenando sistematicamente tutte le piante dell'area eccetto la D. hirsuta, l'albero dentro cui nidifica. La formica avvelena le piante iniettando un acido formico alla base delle foglie. Uccidendo le altre piante, la formica permette la crescita e la riproduzione della D. hirsuta, i cui steli cavi forniscono degli ottimi siti per i nidi delle formiche; una singola colonia di formiche può avere più di tre milioni di operaie e 15000 regine e può sopravvivere per più di 800 anni. Sebbene le formiche difendano la zona dagli erbivori, le dimensioni del giardino sono limitate dalla distruzione delle foglie che aumenta con l'espansione, fino a che le formiche non sono più in grado di difendere gli alberi oltre un certo punto.

lunedì 27 agosto 2018

Il mondo senza di noi

La gola di Olduvai e altri siti di resti fossilizzati di ominidi, che nel loro insieme disegnano una mezzaluna che parte dall'Etiopia e corre verso sud parallela alla costa orientale del continente, hanno confermato oltre ogni dubbio che siamo tutti africani.
Tutto iniziò nel 1994 quando Alan Weisman scrisse in un articolo per la rivista Harper's(1) in cui raccontava come la natura si era adattata alla fuga degli umani dopo l'incidente della centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile del 1986.
Quasi dieci anni più tardi, nel 2003, l'articolo finì nelle mani di Josie Glausiusz, redattrice di Discover Magazine, che così chiese a Weisman
Cosa accadrebbe se gli umani scomparissero dappertutto?
Doveva essere lo spunto per un articolo e invece è diventato un libro, Il mondo senza di noi.
Il giornalista statunitense, andando in giro per il monto a intervistare esperti in vari campi (dall'ingegneria, all'ecologia, alla chimica, all'archeologia e via discorrendo) e a raccogliere testimonianze e storie, ha cercato di capire se e quanto tempo occorrerebbe al pianeta per dimenticare la nostra esistenza a partire dalla nostra improvvisa scomparsa.

mercoledì 20 giugno 2018

L'isola degli animali estinti

Neil Nightingale non ha una visione molto ottimistica della vita, probabilmente a causa di una vita travagliata costellata da rapporti familiari non molto semplici, a partire da quelli con il defunto padre fino alla sua ultima compagna. Così decide di andarsi a rifugiare tra le irraggiungibili foreste canadesi. A dargli una scossa, però, è l'incontro con la giovane Céleste, che soccorre in fin di vita nei pressi della baita dove si è andato a nascondere. La ragazzina è un vero e proprio fulmine di guerra: devota alla causa della conservazione degli animali, combatte affinché gli uomini, nella loro avidità, non producano le continue piccole estinzioni di cui è costellata la storia del pianeta da quando l'uomo ha iniziato a diffondersi sulla Terra.
Jeffrey Moore affronta i temi del bracconaggio e della conservazione della fauna, in particolare di quella a rischio di estinzione, e quindi più pregiata per i bracconieri, con un romanzo duro, dal ritmo di un hard boiled, ma anche ricco di momenti di riflessione. Per lo più raccontato in prima persona, il romanzo si concentra sulla presa di coscienza del problema da parte di Neil, che si ritroverà coinvolto in una vicenda intricata con il solo supporto della piccola Céleste in un ambiente ostile come quello del grande nord. Il finale, per certi versi catartico, è anche velato da una certa malinconia, quasi un pessimismo di fondo nonostante la forza caratteriale dei due protagonisti.
Molte sono le specie che vengono citate nel romanzo tra quelle estinte o a rischio di estinzione, e di cui al massimo si posseggono delle immagini, come la vacca di mare, l'alca impenne, il chiurlo boreale, il coguaro orientale: un elenco che costituisce La società degli animali estinti, la cui vendetta potrebbe ricadere violenta contro l'incuria del genere umano. In questo senso, rispetto a L'ultima occasione di Douglas Adams, l'assenza di ironia e di un certo velato ottimismo (nel caso di Adams giustificato dall'aver conosciuto alcune delle persone che si occupavano degli animali a rischio) è palpabile e la sensazione è che nemmeno l'impegno di persone come Céleste riuscirà a invertire tale inevitabile destino. In fondo:
Aspettiamo ciondolando in giro e poi moriamo. E' solo questo, la Terra, in fondo: una grande sala d'attesa dell'estinzione, una società degli animali estinti, con conferimento postumo della tessera associativa...
(traduzione di Dafne Calgaro

martedì 15 maggio 2018

Topolino #3259: Speciale Salone del libro di Torino

Insieme con l'edizione regolare di Topolino #3259 era possibile acquistare anche l'edizione speciale cartonata realizzata appositamente per il Salone del libro di Torino contenente la ristampa di alcune storie scelte in funzione dei temi portanti dell'edizione 2018 del Salone stesso: identità, amicizia, scienza, ecologia, arte. Non le tratterò tutte, come faccio anche per gli usuali Topolino, ma mi concentrerò solo su tre:
Nemici con rispetto
Potremmo considerare Dalla parte sbagliata uno dei primi e più interessanti esperimenti di Tito Faraci con la narrazione hard boiled su Topolino. Le didascalie della storia sembrano, infatti, uscire direttamente da uno di quegli sporchi romanzi con i detrctive privati che bazzicano nei bassi fondi, sempre pronti a menare e farsi menare, ma riletti nell'ottica disneyana, quindi per certi versi parodistica. L'esempio più lampante di questo approccio è la terza vignetta della nona pagina, dove Topolino diventa una macchietta dei più beceri cliché per "passare inosservato". Inoltre in un paio di occasioni emerge anche il Faraci di Ridi Topolino, riuscendo così a costruire un mix perfetto tra comicità brillante e atmosfere più serie, il tutto ottimamente composto da un cinematografico Paolo Mottura che pur muovendosi all'interno della griglia classica, riesce a stupire il lettore con delle belle illustrazioni.
E' utile ricordare che un anno dopo l'uscita di questa avventura, che esplora in maniera un po' inconsueta il rapporto tra Topolino e Gambadilegno, arriva nelle edicole italiane il numero zero del Mickey Mouse Magazine, esperimento squisitamente hard boiled mai giunto a una vera conclusione.

venerdì 18 dicembre 2015

Biosfere artificiali

(...) Dyson è troppo modesto
Richard Carrigan(5)
Le sfere di Dyson
La ricerca di vita extraterrestre ha, come già scritto, alcuni illustri padri fondatori: Enrico Fermi e il suo paradosso; Giuseppe Cocconi e Philip Morrison e la loro proposta del 1959 di utilizzare la radioastronomia per la ricerca di segnali extraterrestri di origine intelligente(1); Frank Drake con la sua famosa equazione, e quindi con il progetto Ozma(2), così chiamato per la regina della terra immaginaria di Oz, un luogo molto lontano, difficile da raggiungere e popolato da esseri esotici, una sorta di proto-SETI, progetto che Drake contribuì a fondare e lanciare.
L'anno successivo a fornire una possibile traccia per il tipo di segnali cosmici di più probabile origine intelligente fu Freeman Dyson(4, 5):
Se esistono esseri extraterrestri intelligenti e hanno raggiunto un elevato livello di sviluppo tecnologico, è probabile che un sottoprodotto del loro metabolismo energetico sia la conversione su larga scala di luce stellare in radiazione infrarossa. Si propone che la ricerca di fonti di radiazione infrarossa dovrebbe accompagnare la ricerca recentemente avviata per le comunicazioni radio interstellari.(4)
Dyson, prendendo il nostro sistema solare come modello, osservò come la massa di Giove, se distribuita con simmetria sferica su un'orbita doppia rispetto a quella della Terra, avrebbe avuto uno spessore di 2 tonnellate per metro quadro:
Un guscio di questo spessore potrebbe essere reso comodamente abitabile e potrebbe contenere tutti i macchinari richiesti per sfuttare la radiazione solare che cade su di esso dall'interno.(4, 5)
Fu questa osservazione, in parte fuorvioante, che spinse gli scrittori di fantascienza a coniare l'espressione "sfere di Dyson", descritte come delle vere e proprie sfere costruite intorno a una stella, sebbene l'idea di una tecnologia simile venne suggerita a Dyson dalla lettura nel 1945 di Star maker (1937) di Olaf Stapledon(5) per poi passare all'universo di Star Trek con il romanzo del 1972 The Starless World di Gordon Eklund.

sabato 11 aprile 2015

Great Pacific: l'immondizia del Pacifico


Great Pacific, fumetto di Joe Harris e Martin Morazzo tra #politica, #ecologismo e #misticismo: una salsa non completamente efficace
Great Pacific di Joe Harris e Martin Morazzo è costruito, come molte serie televisive, con l'intreccio narrativo di temi differenti. Tutto, però, ruota intorno al nodo centrale della così detta grande chiazza di immondizia del Pacifico, interpretata come una sorta di isola di lattine e altri rifiuti plastici di vario tipo. Una interpretazione grafica e narrativa che, come vedremo, è errata e fuorviante, che poi è solo uno dei problemi di Great Pacific.
La grande chiazza di immondizia del Pacifico
A partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, le nazioni industrializzate e quelle in via di sviluppo hanno riversato in mare detriti e spazzatura di tipo plastico. I materiali plastici, a differenza di quelli organici, subiscono un processo detto di fotodegradazione, ovvero, a causa dell'azione della luce del sole, si disintegra
(...) in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono, la cui ulteriore biodegradazione è molto difficile.(1, 2)
Così scomposta, la plastica ottiene delle dimensioni e un comportamento idrostatico simile a quello del plancton, e viene così facilmente catturata e digerita dagli abitanti del mare, entrando nel ciclo alimentare. Il problema non sarebbe ingestibile, o comunque non di proporzioni eccessive se non fosse che, come mostrato in uno studio del NOAA di Robert Day, David Shaw e Steven Ignell(3), il gioco di correnti nell'Oceano Pacifico avrebbe dovuto creare un'area in cui tutta la plastica si sarebbe raccolta creando la ben nota grande chiazza di immondizia del Pacifico, nome proposto per la prima volta dall'oceanografo Curtis Ebbesmeyer(2). La sua estensione non è nota precisamente, e questo è dovuto a un fatto semplice ma apparentemente non così banale, visto che sovente si parla di isola: semplicemente non lo è. E' una chiazza dai contorni indistinti, un vortice di immondizia i cui bordi, almeno quelli visibili, dipendono dalle correnti e dalla quantità di immondizia presente (stimata in 3.5 milioni di tonnellate(1)). E' ovvio che, a causa della fotodegradazione non è possibile essere certi dei propri occhi, anche se l'osservazione diretta è sempre meglio di una simulazione. In questo senso senza Charles Moore(2) oggi della grande chiazza si ignorerebbero probabilmente non pochi dettagli. Moore che, tra l'altro, ha fondato l'Algalita Marine Research Foundation proprio per tenere sotto controllo questa particolare chiazza, ma anche le altre sparse negli altri oceani della Terra, e ha anche mostrato come il rapporto plastica-plancton dell'area sia di 6 a 1.
Nonostante questi numeri, la grande chiazza è un ecosistema che vibra di vita, in particolare microscopica, definito dai ricercatori plastisfera(4), costituita da innumerevoli specie di diversi organismi (dando un'occhiata all'articolo di Zettler e soci ho spannometricamente contato circa 150 specie differenti di batteri), di cui alcuni potenzialmente dannosi.
Il problema della grande chiazza e delle sue sorelle non è di facile risoluzione e, a mio parere, le azioni di sensibilizzazione, come l'installazione artistica di Maria Cristina Finucci, il Garbage Patch State patrocinato dall'UNESCO, non sono per nulla sufficienti al momento per invertire la tendenza. Il problema è, infatti, essenzialmente economico.
In questa fase storica, infatti, il maggiore contributo alla plastica oceanica proviene dai paesi in via di sviluppo, Cina e India in testa. Il motivo di questa alta produzione è in parte da ricercarsi nella popolazione costiera, ma soprattutto in un particolare problema strutturale interno di questi paesi. E' infatti emerso dall'esame che 16 dei primi 20 produttori di immondizia hanno sì avuto un grande e veloce sviluppo economico, affiancato però da una mancanza nello sviluppo e nella gestione delle infrastrutture dedicate alla spazzatura(5).
Quando si vanno a fare le proiezioni di crescita della spazzatura nel mondo, dato per buono un modello in cui i paesi si svilupperanno in maniera più o meno identica uno con l'altro, sarà molto difficile arrivare a un picco di produzione prima del 2100, mentre la quantità di plastica che verrà immessa negli oceani dovrebbe oscillare tra le 100 e le 250 milioni di tonnellate(5). Sono numeri spaventosi, cui non si può sperare di porre un limite con, per esempio, il controllo della popolazione. D'altra parte sarà difficile anche limitare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo (posizione che non viene nemmeno presa in considerazione), quindi, nell'attesa che tali paesi, oggi Cina e India, domani i paesi costieri africani, sviluppino dei sistemi di smaltimento dei rifiuti efficienti, i paesi industrializzati
(...) possono agire immediatamente riducendo gli sprechi e riducendo la crescita della plastica mono-uso.(5)
Onestamente la soluzione più semplice e logica che ridurrebbe drasticamente la previsione dei ricercatori sarebbe quella di fornire supporto tecnico ai paesi in via di sviluppo, ma questa soluzione, come potete immaginare, andrebbe a scontrarsi con l'economia di tipo concorrenziale imposta dai paesi industrializzati per cui gli altri non sono visti come potenziali collaboratori, ma come affamati concorrenti.

mercoledì 20 agosto 2014

Astroboy: Il gatto rosso e altre storie

Il gatto rosso
La prima reazione di uno straniero alla Tokyio del duemila è di stupore di fronte a una strana metropoli che mescola alla rinfusa la civiltà progredita del ventunesimo secolo con le antichità del ventesimo.
Passeggiando per Musashino non devi scegliere che strada percorrere. Puoi essere pago del percorrere senza meta le sue vie che ti condurranno in luoghi singolari e se per caso chiedi indicazioni a un passante non te la prendere se questi risponderà gridando. La strada discende verso valle, giacché a Musashino ci sono valli, monti e boschi. Rallegrati d'udire il canto degli uccelli sopra le tue teste.
(da Musashino di Doppo Kunikida, recitato dal Baffo)
Episodio gottfredsoniano, oserei dire: oltre all'atmosfera alcune gag sembrano tratte dalle strisce giornaliere del secondo padre di Topolino, come per esempio la caduta di Atom e Shibugaki in una botola nella foresta che ricorda quella di Topolino ne I sette fantasmi.
All'inizio troviamo Baffo che passeggia per Musashino, quartiere occidentale di Tokyo, recitando il passo di apertura del post. La storia, però, diventa subito inquietante e porta il maestro in una casa abbandonata, per poi fare la conoscenza con un inquietante gatto rosso che lo spinge ad andare a parlare con il responsabile del genio civile.
E' qui che il tema ecologico dell'episodio diventa evidente: uno scienziato, preoccupato dall'eccessiva industrializzazione e dalla cementificazione selvaggia, dopo non essere riuscito a convincere i responsabili politici di Tokyo della necessità di limitare tali attività, sparisce giusto il tempo di idearsi una nuova identità ad hoc, quella di un gatto rosso che, grazie a un particolare macchinario, spinge gli animali della città a ribellarsi contro gli uomini e invadere Tokyo.
Il professor Y passa, dunque, dalla parte del torto, nonostante la giustezza della sua causa, come dimostrerà la conclusione della storia con il blocco della cementificazione di Musashino. La notizia arriverà al capezzale del professore morente, che ha sacrificato se stesso per la difesa dell'ambiente. I metodi illegali che si è sentito costretto ad utilizzare, però, sono stati pagati dal professore con una moneta molto più cara rispetto ai responsabili dell'urbanistica cittadina.
Alcune soluzioni grafiche interessanti: ad esempio il dialogo tra Ochanomizu e Y nella casa diroccata di quest'ultimo si svolge con inquadratura fissa su quest'ultimo illuminato semplicemente dalla torcia del primo; o ancora una serie di tre vignette verticali con Atom che entra e esce dalle finestre di un palazzo alla ricerca di alcuni bambini in pericolo; e non dimentichiamo poi le vignette piene di personaggi, altro marchio di fabbrica di Tezuka sin da Metropolis, in questo caso popolate dagli animali controllati da Y.
Passeggiando per Musashino non devi scegliere che strada percorrere. Puoi essere pago del percorrere senza meta le vie che ti condurranno in luoghi singolari. Ecco un vecchio cimitero nel bosco, lapidi che riposano tristi, ricoperte di muschio. Rallegrati d'udire il canto degli uccelli sopra la tua testa. Per quanto la civiltà dell'uomo cresca, Musashino resterà intatta e la sua grandiosa natura sarà sempre là, ad aspettarti.