
Dopo quelle sfide, gli eroi rimasti, con due supercriminali come Lex Luthor e Joker, erano in totale otto. E questi otto sono quelli da cui riparte questo terzo numero del crossover, sempre scritto da Scott Snyder per i disegni di Javi Fernandez.
La sfida che gli otto rimasti devono affrontare è particolare: ognuno di loro, infatti, deve sceglie una specie di assistente che lo aiuterà nel corso della sfida. Devo dire, come in parte suggerito dal titolo che ho dato al post, che al netto della scelta narrativa di Snyder (dare voce al Cuore, cosa che non ho fradito molto nemmeno in questo numero), ho trovato la storia, per quanto adrenalinica, anche un po' troppo confusionaria. Alla fine i flashback e le visioni di Superman di un mondo idilliaco sono risultati, in un certo senso, dei momenti di freschezza più che gradevoli, nonostante siano in qualche modo rovinati dalla voce narrante.
Fernandez, dall'altro lato, continua a essere più efficace nelle pagine dense di vignette, molto meno nelle splash page. Da questo punto di vista le pagine migliori sono invece quelle in cui compare il Joker Imperator dell'omonimo crossover di qualche anno fa.
Mentre i quattro superstiti (Superman e Lex Luthor, e Wonder Woman e Joker) si preparano ad affrontare, nella prossima prova, i rappresentati dell'Absolute Universe, in appendice Knightfight di Joshua Williamson e Dan Mora giunge anch'essa al terzo capitolo in cui la sfida tra Batman e il Cuore di Apokolips giunge a un nuovo livello. Batman, infatti, già nella conclusione del confronto con Jason Todd, decide di rompere con le regole imposte dal Cuore, che lo sta costringendo a lottare con tutti i suoi Robin, diventati in queste simulazioni i nuovi Batman di realtà alternative.
Batman, così, prova a rompere lo schema impostogli, ma la fine della storia lo mette a confronto con l'ultimo dei suoi Robin, il figlio Damian, in quello che promette di essere il confronto più intenso della miniserie. La storia di questo terzo numero, però, si concentra soprattutto su Tim Drake, che in molte storie tra metà Novanta e primi Duemila è spesso stato indicato come il più adatto a prendere in mano il manto del Cavaliere Oscuro. E infatti Williamson, supportato da un sempre eccezionale Mora, lo racconta proprio grazie alla risoluzione di un giallo investigativo, senza dimenticare di mostrare anche tutte le sue altre qualità, atletiche e informatiche.
Forse uno scambio di sceneggiatori tra crossover principale e Knightfight non sarebbe stata una cattiva idea (e lo scrivo da grande estimatore di Snyder).
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