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giovedì 20 novembre 2014

La pila

Le lampade portatili prendono nome dalle "pile" che forniscono loro energia, e sono poi le stesse dei giocattoli, delle radioline, dei minicalcolatori. Quei cilindretti pieni di strane sostanze schifosette che quando escono sporcano tutto hanno un antenato illustre: vennero inventati da Volta, nei primi anni del 1800, quando scoperse che sovrapponendo una "pila" di dischi di rame e zinco alternati a panno intinto in acqua e acido solforico si produceva una lieve corrente elettrica.
In suo onore ancora oggi l'energia delle "pile" (e non solo quella), è misurata in "volt".
Testo e illustrazione (probabilmente di G.B.Carpi) tratti da Almanacco Topolino n.309

mercoledì 19 novembre 2014

Aquacopter: il "granchio a motore" per esplorazioni sottomarine

acquacopter
Alla Fiera Mondiale di [New York del 1964] la General Motors espone questo fantastico veicolo, chiamato acquacopter per esplorazioni sottomarine. Esso è destinato alle ricerche petrolifere sul fondo dell'oceano, in prossimità dei poli. Come si vede, è munito di pinze che prelevano materiale sul fondo e lo trasportano alla base per le necessarie analisi. Il veicolo è mosso da un motore elettrico, alimentato da batterie, che consente una velocità di 10-15 chilometri orari in immersione.

(di M. Janni dal Corriere dei Piccoli n.20 del 17 maggio 1964 - già pubblicato su instagram)

lunedì 17 novembre 2014

La logica dello stato

Lì dove finisce la logica, inizia lo stato
E' quello che ha detto un carabiniere a un mio studente, che ha citato la frase per commentare la situazione attuale della scuola italiana che, per esempio, ad anno scolastico in corso (dopo due mesi, ormai), ha avuto come conseguenza il cambio di almeno un paio di insegnanti.
E i cambi potrebbero non essere finiti.

martedì 11 novembre 2014

Una casa con utopia

E poi succede così, all'improvviso, mentre parli con una conoscente di come vanno le cose, di come procede l'acquisto della casa, della gioia e speranza di avere quella casa tutta per sé, di come è stata fatta la ricerca escludendo a priori determinate zone della città... perché troppo care! Ed è qui che il mio inconscio fa riemergere quel pallino che spesso metto da parte: il costo delle case.
Quante volte mi è stato chiesto perché non compro casa, che l’affitto sono soldi buttati, ecc. E quante volte dico che non voglio e soprattutto non posso, perché non ho i soldi necessari. E ogni volta mi chiedo il perché di questa differenza di prezzi, troppo spesso molto eccessiva, che non giustifico solo perché una parte della città è più fornita con i mezzi pubblici di un'altra.
E mi chiedo anche perché devo pagare (caro) quello che per me dovrebbe essere un diritto: avere un tetto sulla testa. Il mondo che vorrei non è questo. Nel mio mondo le persone hanno tutti un tetto sulla testa, senza sacrifici per mantenerlo; non c'è differenza di zona, di prezzo, di status.
"Voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho" (cit. Ligabue)

Già pubblicato su CaffèUtopia

Pensiero critico, pensiero wikipediano

Di fronte a una notizia, approfondisci!
Usa la logica! Ragiona! Fatti domande!
Controlla e confronta le fonti!
Sii scettico.
Non fidarti neppure del sottoscritto:
Sii Wikipediano!
Variazione su un motto più o meno diffuso su web, giusto per ribadire l'importanza dell'educazione alla cultura scientifica
Per approfondire: Eleonora Degano, Pietro Centorrino

martedì 4 novembre 2014

Il cielo con occhi diversi

Nell'ambito della serie di conferenze divulgative I cieli di Brera, mercoledì 12 novembre presso la Sala delle Adunanze dell'Istituto Lombardo nel Palazzo Brera in via Brera 28, Milano, Teresa Montaruli proporrà a chi vorrà andare ad ascoltara la conferenza dal titolo Guardando il cielo con occhi diversi:
Avreste mai immaginato di poter guardare le stelle dal fondo del ghiaccio antartico? Di poter installare degli "occhi elettronici" alla profondità di 2 chilometri sotto la superficie del ghiaccio al Polo Sud per svelare i segreti delle sorgenti più potenti dell'Universo? Questa è l'incredibile impresa di un gruppo di scienziati che ha costruito il telescopio di neutrini più grande del mondo, IceCube, un insieme di oltre 5000 "occhi elettronici" in un volume di 1 chilometro-cubo col mandato di scoprire i neutrini messaggeri dell’universo. Recentemente, IceCube ha finalmente scoperto i neutrini accelerati in sorgenti come gli shock di supernova o i jet dei buchi neri. Questa evidenza apre la strada a un modo nuovo di osservare il cielo che verrà descritto durante il seminario.
Non si vive, però, di sole conferenze, ma c'è anche il teatro scientifico, che storicamente è stato proposto dal Teatro Oscar, ma quest'anno si propone anche il Libero, che inizia con un interessante spettacolo, in scena dal 4 all'11 novembre: Il principio dell'incertezza
In scena si sviluppa l'esposizione del "professore" che si inerpica attraverso alcuni fra i più misteriosi concetti della meccanica quantistica (l'esperimento della doppia fenditura, il gatto di Schroedinger, i many-worlds di Hugh Everett III) per raccontare un meraviglioso mondo fatto di misteri e paradossi. Ma sotto si nasconde un'inquietante verità. La lezione si trasforma così in una confessione che mescola le teorie più evolute della meccanica quantistica, le teorie dei mondi paralleli, con i segreti del professore, spingendolo a prendere una decisione estrema.
A supportare il lavoro in scena di Andrea Brunello c'è il musicista Enrico Merlin. Si crea così un connubio fra voce, testo, suoni e musica, che porta lo spettatore a vivere una piena esperienza teatrale pur senza negare i rigorosi contenuti scientifici presenti nel testo.
Lo spettacolo prende le mosse dalla figura di Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965. È una vera e propria lezione di meccanica quantistica con un risvolto molto umano. Andrea Brunello, oltre ad essere attore professionista, possiede un Ph.D. in fisica teorica.
Il Principio dell'Incertezza nasce all'interno del progetto Jet Propulsion Theatre (JPT) - Laboratorio Permanente della formazione e della divulgazione scientifica in coordinamento con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Trento.
Poiché Brunello è anche un fisico teorico, il teatro ha pensato bene di organizzare degli incontri di approfondimento nei giorni 5, 7 e 10 novembre, dalle 17 alle 18.
Il Teatro Oscar, invece, propone dal al lo spettacolo Appuntamento al limite - lo spettacolo sublime:
Il calcolo infinitesimale è una delle teorie matematiche che più ha arricchito la matematica moderna e determinato il progresso scientifico, in quanto è in grado di interpretare il continuo e il movimento. Newton e Leibnitz ne sono indiscutibilmente riconosciuti come gli scopritori, ma per rintracciarne le origini bisogna risalire fino ai geometri greci dell’antichità, inoltrarsi nel progredire del concetto di numero sino ad arrivare alla sintesi tra geometria e algebra di Cartesio. Poi ancora bisogna conquistare il concetto di funzione, superare lo scoglio dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, entrare d'un tratto nel concetto di limite. I matematici e i filosofi che hanno portato avanti le idee di Newton e di Leibnitz sono arrivati a offrirci una teoria ben costruita, logicamente ineccepibile, ma ancora ricca di frutti da cogliere. Davvero il calcolo infinitesimale è, come si diceva ancora sino al XIX secolo, il calcolo sublime nel senso etimologico del termine e cioè ciò che arriva sino alla soglia più alta. La nascita dell'analisi matematica coincide con il definitivo stringersi del legame tra matematica e fisica, quindi tra matematica e scienza moderna. Imparare un po' di analisi è quindi imparare un linguaggio necessario a comprendere la scienza moderna; è alfabetizzazione scientifica. Ed è anche importante conoscere qualche aspetto storico del nascere e dello svilupparsi del calcolo infinitesimale, grazie al quale sono entrati a far parte della matematica, in modo pervasivo, i procedimenti infiniti.
Lo spettacolo Appuntamento al limite esplora questi temi in chiave teatrale, partendo dall'idea di limite, inteso come non-luogo estremo verso cui tendiamo senza potervi giungere, nel quale la realtà che conosciamo cambia natura, e i rapporti si trasformano: una soglia proibita che conduce a un mondo capovolto e magico dove, come nel teatro, "tutto è finto, ma niente è falso".
Anche in questo caso viene proposto un incontro di approfondimento, ma questa volta a carattere astronomico per venerdì 21 novembre dalle 22: Gli infiniti mondi: lo spazio come laboratorio sociale con Stefano Sandrelli, INAF-Osservatorio di Brera e Angelo Adamo astronomo, musicista, fumettista.
Giordano Bruno l'aveva detto: "non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole; ma tanti son mondi quante veggiamo circa di noi lampade luminose". Negli ultimi 19 anni sono stati identificati 1.138 sistemi planetari, per un totale di 1.760 pianeti. Con un po’ di fantasia, possiamo immaginare molti mondi abitabili e molte civiltà diverse, trasformando il cosmo in un laboratorio sociale: un altro mondo è possibile. Dove, però, non è dato sapere.
Una bella serie di appuntamenti, quindi, e magari uno o due riuscirò anche ad andarli a vedere, di domenica, forse, che a quanto pare la scuola sembra impermeabile alle proposte (a meno che non mi attivi personalmente, ma ancora non so fino a quanto mi durerà la supplenza...)

lunedì 3 novembre 2014

Storia e gloria di un numero uno

Stupiti che 1 non sia primo? Scopriamo insieme perché è "solo" l'unità!
Abbiamo già visto come, partendo dai numeri primi, si possa sviluppare un discorso più o meno approfondito sulle fondamenta matematiche. Altrettanto fondamentale, però, si rivela provare a rispondere alla domanda su quale sia il numero primo più piccolo. E', infatti, abbastanza noto come il numero 1 sia stato ora inserito ora escluso dalla lista dei numeri primi, ottenendo in alcuni casi lo status di più piccolo tra i numeri primi, ora perdendolo in favore del 2.
Il problema, gli antichi greci, non se lo ponevano nemmeno: Euclide, infatti, non considerava l'1 come un numero e quindi non poteva essere nemmeno considerato il più piccolo dei numeri primi. Nel libro 7 degli Elementi, il matematico greco definisce come unità ciò per la cui virtù tutte le altre cose esistono(6), e la chiama 1; un numero, poi, è una moltitudine composta da unità(6); un numero primo, infine, è ciò che può essere misurato solo utilizzando unità(6).
Ovviamente Euclide non era il solo a non considerare l'unità un numero. Scrive Smith(2):
Aristotele, Euclide, e Teone di Smirne definivano un numero primo come un numero "misurata da nessun numerose non che dalla sola unità", con leggere variazioni nel testo.
Dal momento che l'unità non era considerato un numero, spesso non veniva menzionato.
La tradizione che porta l'1 al non essere un numero è lunga e consolidata e passa per una serie di illustri matematici del passato, gente come Nicomaco di Gerasa, Severino Boezio, Cassiodoro, Marziano Capella, che stabilisce non solo che l'1 non è un numero(3), ma anche quali siano le proprietà e le qualità di ciascuno di essi. Questo fronte non era però così unanime: ad esempio, come riporta Taran, Speusippo (siamo nel 350 circa) faceva partire da 1 la sequenza dei numeri primi(6).
Il primo punto di svolta in questa storia arrivò nel 1585 quando Simon Stevin nel De Thiende, oltre a porre le basi per il sistema decimale, definì l'1 come numero. Questa piccola rivoluzione venne successivamente formalizzata circa un secolo dopo nel dizionario matematico di Moxon(6)