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lunedì 13 agosto 2018

I segreti di un predicatore

Nella cittadina svedese di Kiruna viene trovato morto, orribilmente mutilato, Viktor Strandgard, noto predicatore locale diventato famoso poiché ritornato dalla morte dopo un incidente stradale. La sorella Sanna viene sospettata dell’orrendo omicidio: quest'ultima, con due figlie a carico, telefona alla vecchia amica Rebecka Martinsson, avvocato di un importante studio di Stoccolma. Con queste premesse si sviluppa il primo di cinque romanzi con l'avvocato Martinsson protagonista scritti da Åsa Larsson, anch'essa avvocato.
Risulta inevitabile, con il tema proposto, che Tempesta solare sia ricco di una serie di considerazioni legate alla religione in generale e alle congregazioni religiose in particolare. Da un lato abbiamo, infatti, l'ateismo di Rebecka e la razionalità della polizia che svolge le indagini per questo terribile omicidio, dall'altra i segreti, fiscali ma non solo, della congregazione. Inoltre l'autrice scava anche nel passato del suo personaggio anche grazie al fatto che Rebecka non è semplicemente originaria di Kiruna (peraltro lo stesso paese d'origine della Larsson).
Romanzo appassionante che tiene incollato il lettore alla pagina anche grazie al ritmo serrato dell'indagine che si svolge in poco meno di una settimana, e tutto questo nonostante i protagonisti si prendano tutto il tempo necessario per le azioni quotidiane. Inoltre il climax conclusivo, da manuale, rende Tempesta solare un perfetto esempio del genere giallo moderno.

sabato 11 agosto 2018

Topolino #3272: Topodissea

Tra una storia sul cinema e un'altra sull'arte Roberto Gagnor trova anche il tempo e la passione per realizzare quella che può essere considerata la prima vera e propria parodia sull'Odissea di Omero.
Sulle tracce di Omero
Come qualcuno potrebbe obiettare, esistono nella storia di Topolino una Paperodissea e una Paperiade, scritte entrambe da GuidoMartina per i disegni rispettivamente di Pier Lorenzo De Vita e Luciano Bottaro. Le parodie di Martina, però, erano spesso più ispirate che non fedeli alle opere originali e spesso il prolifico sceneggiatore disneyano modernizzava l'ambientazione, come nel caso delle due mitiche storie di cui sopra.
A queste due di sopra vanno anche menzionate Pippo Ulisse di Cal Howard per i disegni di Hector Adolfo de Urtiága e Il vero Ulisse di Caterina Mognato e Maurizio Amendola in cui Topolino, grazie alla macchina del tempo, incontra il vero Ulisse, ripercorrendone alcune delle imprese. Entrambe le due ultime storie, come la parodia di Gangnor, sono ambientate nel passato e quindi, in qualche modo, più fedeli al testo originario.
In realtà i problemi dell'Odissea non sono tanto di ambientazione, quanto dei temi trattati: religione, guerra, violenza, sesso e amore. Tutti temi che sono in qualche modo tabù nel moderno fumetto disneyano. Si possono, dunque, immaginare le difficoltà che ha incontrato Gagnor nell'affrontare una parodia dell'Odissea oggi. Il simpatico sceneggiatore è però riuscito a risolvere questi problemi con alcune soluzioni in alcuni casi abbastanza brillanti.

venerdì 10 agosto 2018

Il legame tra le comete e le stelle cadenti

Bisognava dunque ad ogni costo tentare di avanzarsi, e non servendo il processo regolare dell’induzione scientifica, trovare un’altra strada, foss’anche meno rigorosa e più lunga. Invece di partire dalle osservazioni per stabilire la teoria, si è fatto ricorso alle ipotesi: e dalle conseguenze di queste, per via di deduzione si è cercato di verificare l’accordo colle osservazioni. Con questo metodo, indiretto sì, ma perfettamente rigoroso, si giunse a trovare, che le orbite descritte dalle stelle meteoriche nello spazio sono analoghe, per natura, forma, e disposizione, alle orbite delle comete: che la velocità assoluta delle meteore, quando percuotono l’atmosfera della Terra, è generalmente assai prossima alla velocità che corrisponde al moto parabolico intorno al Sole, e sta alla velocità della Terra nella sua orbita nella proporzione di 141 a 100; che certe comete sono associate a certe piogge meteoriche in modo da descrivere con esse nello spazio orbite identiche; ed infine che molto probabilmente le meteore sono il prodotto della dispersione di materia cometica. La scoperta di questi notabili fatti ha cangiato la faccia della scienza delle meteore e per la prima volta l’ha posta su vere e solide basi.
- Giovanni Schiaparelli da Le stelle cadenti/Lettura seconda
Leggi anche: Schiaparelli e le stelle cadenti e la pagina dedicata alle stelle cadenti su Edu INAF.

giovedì 9 agosto 2018

La scoperta del protone

Con il post di oggi completo il poker delle scoperte alla base del modello atomico: elettrone, neutrone, neutrino e ora protone.
Il fondamentale atomo d'idrogeno

Ernest Rutherford
Dopo la scoperta dell'elettrone nel 1897 da parte di Joseph John Thomson, era presumibile immaginare l'esistenza anche di una particella di carica positiva. D'altra parte già nel 1815 William Prout propose l'idea che tutti gli atomi fossero composti da atomi di idrogeno. Misure sempre più accurate verificarono l'inesattezza della tesi di Prout, ma l'idea di un "oggetto" che fosse la base per gli altri era ormai seminata.
La scoperta della particella di carica positiva sembrava, però, non così semplice: il rapporto carica massa dei raggi anodici, scoperti da Eugen Goldstein nel 1886, aveva valori differenti per gas differenti, a differenza di quanto avveniva con i raggi catodici.
Un importante passo avanti venne fatto nel 1911 quando Ernest Rutherford scoprì i nuclei atomici come la sede della carica positiva di un atomo(1). Tale scoperta indusse Antonius van den Broek, avvocato olandese con la passione per la fisica, a suggerire che la posizione degli atomi nella tavola periodica dipendesse dalla carica del nucleo(2). Tale idea venne sperimentalmente confermata nel 1913 da Henry Moseley utilizzando la spettroscopia a raggi X(3). Morì nel 1915 durante la prima Guerra Mondiale e secondo Rutherford avrebbe sicuramente vinto il premio Nobel per la sua scoperta.
L'esperimento di Rutherford era abbastanza semplice: bombardò una sottile lamina d’oro con dei raggi alfa. Dal lato opposto rispetto al punto di collisione, osservò la distribuzione delle particelle alfa che attraversavano la lamina. Dai risultati di questa collisione, Rutherford dedusse l’esistenza, al centro, di un nucleo di carica positiva.

martedì 7 agosto 2018

La scoperta dell'elettrone

La materia atomica è costituita da tre particelle in particolare, protone, elettrone e neutrone. Mi sono già occupato della scoperta di quest'ultimo e di quella del neutrino, per cui all’appello mancano solo protone ed elettrone.
Prima di vedere come è stata scoperta la più piccola carica elettrica negativa libera in natura, andiamo però a vedere un breve giro storico sull'elettricità.
Cariche elettriche

Fascio di elettroni
L'esistenza dell'elettricità era nota sin dagli antichi Greci, che osservavano come l'ambra era in grado di attirare piccoli oggetti che erano stati sfregati con un panno di pelle. Insieme con il fulmine, queste erano le prime esperienze umane ricordate con i fenomeni elettrici. Il nome, a tali fenomeni, venne però assegnato da William Gilbert nel suo trattato del 1600, De Magnete: prendendo spunto dal nome greco dell’ambra (elektron), Gilbert coniò il nuovo termine latino electricus.
Poco più di un secolo dopo, agli inizi del XVIII secolo, Francis Hauksbee e François du Fay scoprirono, indipendentemente l'uno dall'altro, due distinti generi di ellettricità prodotti per sfergamento, quello dovuto al vetro e quello dovuto alla resina. Questo spinse du Fay a teorizzare l’esistenza di due distinti fluidi elettrici. Per parte sua Benjamin Franklin propose, invece, l’esistenza di un unico fluido elettrico che mostrava un eccesso (+) o un difetto (-), fornendo così la base per la moderna nomenclatura delle cariche. Franklin pensava che a venire trasportate fossero le cariche positive, ma non riuscì a fornire alcuna ipotesi su quando ci fosse un eccesso e quando un difetto di carica.
Tra il 1838 e il 1851 Richard Laming sviluppò l’idea che l’atomo fosse costituito da un nucleo di materia con delle cariche elettriche che vi ruotavano intorno. Nel 1874 George Johnstone Stoney suggerì che doveva esistere una "singola definita quantità di elettricità". Utilizzando la legge di Faraday sull’elettrolisi fu in grado di stimare il valore di e, ma non pensava fosse possibile separarla dall'atomo.

domenica 5 agosto 2018

Ritratti: Ettore Majorana

cc @Popinga1 @marcocattaneo @peppeliberti @Pillsofscience @mediainaf
Da quel che si racconta, Ettore Majorana è stato una persona schiva, timida, tranquilla, ma al tempo stesso così razionale da non riuscire ad appassionarsi realmente al mondo in cui viveva. Anche per questo, delle molte teorie intorno alla sua scomparsa, quella passionale mi risulta quella meno probabile. Di Majorana, infatti, si sono perse le tracce il 27 marzo del 1938, poco più di 80 anni fa. Aveva 31 anni ed era partito da Napoli verso Palermo con un piroscafo. La sua ultima missiva, indirizzata ad Antonio Carrelli, professore di Fisica presso l’università Federico II di Napoli, era datata 26 marzo 1938, Palermo:
Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.
Nonostante prese il traghetto che da Palermo lo avrebbe dovuto riportare a Napoli, come attesta Vittorio Strazzeri che con lui avrebbe diviso la cuccetta su quella nave, non venne più ritrovato e da allora le teorie sul suo destino sono fioccate quasi quanto quelle sui neutrini superluminali di qualche anno fa. E, come vedremo, proprio ai neutrini è più strettamente legato il nome di Majorana.
I ragazzi di via Panisperna
Nato a Catania il 5 agosto del 1906 da Fabio Massimo Majorana, ingegnere e matematico, e da Dorina Corso, mostrò fin dall’età di 5 anni una predilezione e un particolare talento per la matematica.
Conclusi gli studi classici nel 1923 a Roma, dove la famiglia si era trasferita due anni prima, si iscrisse alla facoltà di ingegneria, dove suoi compagni di corso, tra gli altri, erano Emilio Segrè e Vito Volterra.
Il passaggio a fisica avvenne sotto la spinta di Segré, che era stato avvicinato da Franco Rasetti ed Enrico Fermi: dopo alcune discussioni con quest’ultimo (e dopo aver verificato alcuni calcoli di Fermi, come riporta Leonardo Sciascia nel suo La scomparsa di Majorana), decide di cambiare facoltà, diventando così uno dei famosi ragazzi di via Panisperna e laureandosi il 6 luglio del 1929 con la votazione di 110/110 e lode.
Il suo lavoro presso il dipartimento consistette essenzialmente nella realizzazione di calcoli in vari campi della fisica e non solo in quello nucleare, l’argomento principale trattato dal gruppo di Fermi.
Il suo carattere schivo e timido viene ben descritto da Laura Fermi, moglie di Enrico, sempre nel già citato libro di Sciascia:
Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente un’idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.
Immagine divenuta simbolo, quest’ultima, dello stesso Majorana, tanto da essere utilizzata nel film del 1989 di Gianni Amelio, I ragazzi di via Panisperna, quando con Fermi, in una gara di calcolo, mentre quest’ultimo riempiva un paio di lavagne di formule a Ettore bastava un semplice pacchetto di sigarette per completare i calcoli.

sabato 4 agosto 2018

Topolino #3271: numero da spiaggia

Con una definizione azzeccata, ma non nella sua accezione positiva, il direttore Valentina De Poli si riferisce a Topolino #3271 come a un numero da spiaggia. Il numero in edicola, in effetti, non presenta nulla di particolarmente eccezionale a parte la storia dedicata al compleanno di Paperoga.
Buon compleanno, Paperoga!
Paperoga, in origine Fethry Duck, venne ideato per il mercato estero da Dick Kinney e Al Hubbard. Personaggio decisamente sopra le righe, da spesso il tormento a Paperino con idee e progetti strambi, spesso ispirati dalla lettura di improbabili manuali o da corsi per corrispondenza dai titoli inusitati. Proprio questo elemento così travolgente e al limite del logico viene magistralmente catturato in Tipico di Paperoga di Giorgio Salati e Lorenzo Pastrovicchio.
I due autori riescono a cogliere l'anima dinamica e travolgente del personaggio e mostrano letteralmente il contenuto della sua testa con uno schedario straripante di fogli archiviati in cassetti che non riescono a restare chiusi!
Paperino per la prima volta (e come si scoprirà alla fine proprio come regalo di compleanno) aiuterà il cugino a portare a compimento uno dei suoi progetti: una macchina in grado di suonare tutti gli strumenti di un'orchestra. Non deve stupire tale scelta, vista la passione di Salati per la musica (ricordo che lo sceneggiatore è anche un musicista).
A completare il tutto ecco un bravissimo Pastrovicchio che, nonostante sia lontano dalle storie spettacolari di PK, riesce con efficacia a mostrare le espressioni dei personaggi di fronte al progetto di Paperoga, che viene spettacolarmente rappresentato dal disegnatore come una sorta di papero vitruviano. Un piccolo gioiello all'interno di un numero sostanzialmente dimenticabile.

venerdì 3 agosto 2018

Alla ricerca di Yana

Quando il protagonista di un romanzo fantasy è un aspirante mago un po' maldestro e decisamente sovrappeso, ci si attende dall'autore uno stile ironico e divertente. Ed è proprio quello che avviene in Yana di Michael Shea, dove vengono narrate le avventure di Bramt Hex nella sua ricerca dell'immortalità.
Il romanzo, a parte il sottile umorismo che però non sfocia mai nella risata come invece avviene ne La guerra degli elfi di Herbie Brennan, è un classico fantasy in cui la ricerca dell'eroe è realizzata grazie a piccole missioni necessarie per raccogliere indizi e accumulare esperienza. Bramt, inoltre, nel corso della vicenda raccoglierà intorno a sè una piccola compagnia con l'obiettivo di raggiungere Yana, la città dove è possibile ottenere l'immortalità. Scontata la considerazione finale sull'effettivo valore dell'immortalità.
La piacevolezza e le leggerezza dello stile, però, non impedisce all'autore di alternare scene divertenti ad altre ricche di tensione, paurose e violente (al limite dello splatter), costruendo alla fine un romanzo appassionante con tutti gli elementi del genere al posto giusto, pur con un protagonista decisamente inusitato!