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domenica 22 luglio 2018

Lunedì nero

Come fa notare Antonio Solinas nei redazionali di un paio di volumi di East of West, la serie brilla per l'unione di due dei temi narrativi più utilizzati da Jonathan Hickman: politica e religione. Su questa stessa unione si fonda Balck Monday, serie realizzata insieme con il disegnatore Tomm Coker per la Image e portata in Italia in volumi di grande formato dalla Mondadori nella collana Oscar Ink.
Nel caso specifico, Black Monday si concentra sul mondo dell'economia e della finanza, in particolare sulle banche, che sono uno dei controllori del potere politico. La Caina-Kankrin, fusione di due banche, una statunitense l'altra russa, fonda il suo potere e il suo controllo politico-finanziario su pratiche poco ortodosse, piuttosto esoteriche in effetti, e su sacrifici umani, non metaforici ma piuttosto letterali, come quello che di fatto da il là all'indagine di Theodore James Dumas, 47enne detective della polizia di New York impegnato a indagare sulla morte di uno dei componenti del consiglio di amministrazione della Caina-Kankrin.

sabato 21 luglio 2018

Topolino #3269: Il Paperopoli Film Festival e altre storie

In occasione del Giffoni Film Festival, Topolino presenta ai lettori il classico servizio di graphic jounralism, scritto per l'occasione da Davide Catenacci per i disegni del solito Giuseppe Ferrario e una storia d'eccezione, Zio Paperone e la minaccia del maxi gattone, scritta per l'occasione dall'attrice Jasmine Trinca.
Tra cinema e Rodolfo Cimino
Ad affiancare l'attrice, però, troviamo Giulio D'Antona come co-sceneggiatore e Daniela Vetro ai disegni. Paperone, in piena crisi cinematografica a causa dei continui successi di Rockerduck, si ritrova con un nuovo problema: un gigantesco gattone che compare di fronte al suo Deposito. Questo si rivela, però, una proiezione olografica proveniente dall'isola gattara, cui Paperone e nipoti si recheranno con apposito mezzo costruito da Archimede (un gigantesco gomitolo di metallo) con la labile speranza di ottenere dal gattone un aiuto per risolvere i problemi cinematografici del miliardario.
Il soggetto di base è dunque di chiara ispirazione ciminiana e si lascia leggere piacevolmente. D'Antona, come Vito Stabile, utilizza anche uno stile più ricco di termini e meno banale rispetto alla media delle storie che compaiono sul settimanale, mentre il finale risulta sbrigativo e un po' deludente, in particolare per l'uso sottodimensionato dei particolari cristalli recuperati dai paperi sull'isola gattara alla fine dell'avventura.
Buona, nel complesso, l'opera di Daniela Vetro ai disegni, in particolare nella prima parte che sembra leggermente più curata.

venerdì 20 luglio 2018

Queste oscure materia, o della meditazione e dell'amore

Ne Il matrimonio del cielo e dell'inferno (The marriage of heaven and Hell) William Blake esprime, a mio giudizio, tutta l'ambiguità del suo essere, diviso tra l'inferno e il paradiso, tra quello che gli hanno insegnato essere male e bene. Risolve la disputa assegnando al paradiso la ragione e all'inferno l'energia, esprimendo nel complesso il concetto che nulla nell'universo si possa muovere senza questi due opposti. In effetti anche una piccola poesia come Il sorriso (The smile) racconta di questo vivere conteso tra due opposti, proprio come nel simbolo cinese di yin e yang, dove bianco e nero si compenetrano. Il conflitto presente in Blake, però, lo tiene lontano dall'unione equilibrata di yin e yang, dandogli una visione più conflittuale degli opposti, molto più occidentale, per riassumere.
Le poesie di Blake sono, dunque, ambigue, non solo per lo stile iniziatico, ma proprio per l'ambiguità dell'oscillazione dell'uomo tra bene e male. E per certi versi anche Queste oscure materie è un’opera ambigua, in cui non è semplice parteggiare per qualcuno se non per i giovani protagonisti, Lyra e Will. In fondo è la stessa scelta che fanno le streghe, i gyziani, Lee Scoresby, Iorek Byrnison e altri co-protagonisti della storia: ognuno di loro li protegge come può, perché solo a questi due ragazzi ogni essere intelligente dell’universo potrà finalmente essere libero. D'altra parte l'ambiguità e il ribaltamento della saga sono figli delle due principali fonti di ispirazione di Philip Pullman: Il paradiso perduto di John Milton e il già citato Blake, poeta e incisore. E a questo proposito proprio l'incisione de Il matrimonio del cielo e dell’inferno, che racconta di un vuoto da cui fuggire, possibilmente in due verso l'alto, sarebbe perfetta come copertina per la fuga delle anime dal mondo dei morti, un viaggio probabilmente ispirato dall'Inferno di Dante Alighieri, che Blake (uno tra tanti) ha anche illustrato.
Un’altra visione che sembra presa da Blake sono gli Spettri, raccontati dal poeta britannico nella poesia Il mio spettro attorno a me notte e giorno (My spectre around me night and day), che in Pullman però diventa un’entità parassita e perennemente affamata della parte più intima degli esseri umani(1), rappresentata su Terra-Lyra dai daimon.

giovedì 19 luglio 2018

Il cannocchiale d'ambra, ovvero della fine e dell'inizio

Anche Mary Malone viaggia nel multiverso. Arriva su un mondo verde, incontaminato e florido dove la specie intelligente è costituita da una sorta di elefanti-nani che si muovono su semi giganti come fossero ruote e dall'inusitata struttura fisica. Ne impara il linguaggio e qui incontra nuovamente Lyra e Will, interpretando il ruolo del serpente in una sorta di nuova genesi. E sempre su questo mondo costruisce lo strumento con cui è possibile osservare il flusso della polvere e che da il titolo al terzo e ultimo romanzo della saga: Il cannocchiale d'ambra.
Questo terzo libro, che nel 2001 ha vinto il premio inglese Whitbread, è il più difficile e più importante della serie, non solo perché ne costituisce la degna conclusione, ma soprattutto per i temi trattati: l'amore, la tentazione, il peccato e soprattutto la fine e l'inizio.
Dire addio
Uno dei nodi narrativi più importanti del romanzo è la risposta alla domanda: cosa succede dopo la fine della vita? Cosa succede al sopraggiungere della morte?
Grazie al legame con l'amico Roger, sacrificato da Lord Asriel per aprire il portale tra i mondi, Lyra scoprirà l'esistenza di una Terra particolare all'interno del multiverso: il mondo dei morti. Rispetto alla discesa simile compiuta da Ged ne La spiaggia più lontana, il viaggio di Will e Lyra sarà molto più difficile, intimo e coinvolgente, costringendo il lettore a fare i conti con se stesso, con le proprie paure, in particolare con il tema della fine dell'universo e di ogni essere vivente: è stata, in questo senso, una lettura estremamente difficile e al tempo stesso catartica.
La soluzione proposta da Philip Pullman è, d'altra parte, molto orientale: il mondo dei morti, infatti, è un luogo con poca, pochissima luce, dalla quale sembra impossibile fuggire, ed è custodito da una banda di arpie, molto sensibili alla verità o alle bugie che le anime raccontano. In particolare è proprio il racconto vero e sincero a incantarle. Allora Lyra e Will stringono un patto con le custodi: ogni anima di tutti i mondi che costituiscono il multiverso finirà in quel mondo. Quindi quelle che non vorranno restare dovranno semplicemente raccontare sinceramente la propria vita alle arpie e queste le accompagneranno fino a un mondo splendido e meraviglioso dove i propri atomi potranno riunirsi con quelli del multiverso, ritornando a farne parte.
L'argomnto della morte è, in ogni caso, sempre estremamente delicato. In fondo, come ricorda lo stesso autore,
(...) nel momento in cui si nasce la Morte viene al mondo con noi: è proprio la Morte che ti tira fuori(1).
E' un discorso che ha della saggezza, come quello che un allevatore di piccioni fa, nel primo numero, al protagonista di Rockwell, manga fantasy di Wataru Nadatani:
Allevo piccioni viaggiatori da quarant'anni... Mi hanno dato tante gioie e molti dolori.
Se incontri cinquanta piccioni sono cinquanta giorni di risate in loro compagnia e dopo poco vai incontro a cinquanta addii.(2)
E John Pooh, l'allevatore, così conclude:
Un incontro è l'inizio di un addio.(2)

mercoledì 18 luglio 2018

La lama sottile, ovvero del multiverso e della materia oscura

Con La bussola d'oro abbiamo conosciuto il mondo di Lyra, un pianeta in tutto simile alla nostra Terra, incluse le nazioni chiamate più o meno allo stesso modo delle nostre. Su questo mondo, molto steampunk come influenza, dove ogni essere umano ha una sorta di animale custode parlante, il daimon, mutaforma fino a che il bambino non diventa adulto, la Chiesa ha preso il controllo sulle vite dei cittadini. Questa, però, non è che una delle innumerevoli Terre del multiverso.
E non a caso ne La lama sottile, secondo romanzo della saga Queste oscure materie di Philip Pullman, la giovane protagonista Lyra fa amicizia con Will, un ragazzino proveniente proprio da una di queste Terre parallele. I collegamenti tra le Terre avvengono attraverso passaggi particolari, come quello che l’esploratore John Parry, padre di Will, ha scoperto trovarsi al Polo Nord, punto geografico che risulta fondamentale in molte delle Terre del multiverso di Pullman.
Inizia così l'avventura nel multiverso di Lyra e Will, mentre entrano in scena nuovi personaggi, come Mary Malone che risulterà fondamentale nel seguito della vicenda.
Nel frattempo, però, riassumiamo un po' la teoria del multiverso, la cui sintesi nel romanzo viene affidata a sir Charles Latrom.
Perdersi nel multiverso
Come già per il libero arbitrio, anche il multiverso interseca la sua strada con la diatriba sull'interpretazione della meccanica quantistica. Il giovane dottorando Hugh Everett nello sviluppo della sua tesi sui molti mondi venne ispirato dall'ultima conferenza di Albert Einstein, in particolare dalla sua affermazione sui topi e l'universo:
E' difficile credere che questa descrizione sia completa. Sembra rendere il mondo nebuloso a meno che qualcuno, un topo ad esempio, non lo stia guardando. E’ credibile che lo sguardo di un topo possa cambiare considerevolmente l'universo?
Era il 14 aprile del 1954 ed Everett decise l'argomento della sua tesi di dottorato, che avrebbe sviluppato sotto la supervisione di John Wheeler. La tesi venne discussa nel 1956(1) mentre l'anno dopo ne uscì una versione sintetica come articolo vero e proprio(2).
L'idea originale di Everett non aveva alcun vero riferimento teorico ai molti mondi, la cui aggiunta venne suggerita da Bryce DeWitt. Più che altro Everett si riferiva ai molti osservatori, che però per Conway e Kochen non sono in greado di modificare le osservazioni(3): la funzione d'onda totale, infatti, o universale, è secondo Everett la sovrapposizione delle funzioni d'onda parziali che tengono conto della memoria e delle osservazioni di ciascun componente dell’universo. Inoltre il concetto di universalità della funzione d'onda implica che ciascuna funzione d’onda parziale è dunque in grado di estendersi in tutto l'universo senza limitarsi, ad esempio, a una scatola. Secondo Everett, infine, ciascun elemento si evolve in maniera deterministica, ma gli aspetti statistici e probabilistici emergono dalla natura molteplice della meccanica quantistica, che realizza e mette in atto tutte le possibilità.

martedì 17 luglio 2018

La bussola d'oro, ovvero della verità e del libero arbitrio

Quando nel dicembre del 2007 uscì La bussola d’oro, film diretto da Chris Weitz con Daniel Craig e Nicole Kidman, nessuno poteva prevedere che la trilogia cinematografica tratta da Queste oscure materie di Philip Pullman si sarebbe interrotta improvvisamente. Il motivo ufficiale fu la crisi economica del 2008. D'altra parte il risultato al botteghino statunitense fu al di sotto delle attese, ma gli incassi nel resto del mondo sembravano più che sufficienti per sperare nella realizzazione dei due film successivi tratti dai romanzi La lama sottile e Il cannocchiale d'ambra.
Unica voce fuori dal coro fu quella di Sam Elliott, l’attore che interpretava l'aviatore texano Lee Scoresby. Secondo la sua versione, la chiesa cattolica fece una serie di pressioni sulla casa di produzione per bloccare la prosecuzione della trilogia(1), e questo nonostante la versione molto meno anticattolica del film rispetto al romanzo.
D'altra parte nel 2005 era uscito il primo film tratto da Le cronache di Narnia di Charles S. Lewis di chiara ispirazione cattolica, che si era rivelato un buon successo planetario, mentre Queste oscure materie, oltre che con il debole esordio al botteghino statunitense, metteva in discussione non solo il senso della religione, ma anche le autorità ecclesiastiche, in un percorso che vuole portare il lettore attraverso alcuni temi fondamentali della vita.
Dichiarazione d'intenti
Le cronache di Narnia, così come Il Signore degli Anelli di Tolkien, amico di Lewis, sono figlie del loro tempo: le due guerre mondiali, vissute in vario modo dai due autori, influenzarono le due opere, che diventano così un modo per ricordare i valori della pace e del rispetto della diversità. In questo senso sono indubbiamente più giocose le Cronache rispetto al Signore, ma allo stesso modo si possono vedere Queste oscure materie di Pullman.
L’interesse dei nostri tempi si scinde tra le spinte consumistiche e la ricerca di una vita più genuina. In questa dicotomia si inserisce lo scrittore britannico che, in quarta di copertina, afferma:
A me interessa parlare di temi importanti: la vita, la morte, l'esistenza di Dio, il libero arbitrio. Il fantastico non è fine a se stesso, ma sostiene e dà corpo al realismo... Non abbiamo bisogno di liste di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, abbiamo bisogno di libri. 'Non devi' è presto dimenticato, 'C'era una volta' durerà per sempre.

lunedì 16 luglio 2018

Ritratti: Jocelyn Bell

Era nata il 15 luglio di 24 anni prima. E sempre a luglio si ritrovò a lavorare nell'università di Cambridge. Come astronoma. A un certo punto si imbatté in alcuni segnali radio anomali per via della loro grande regolarità. Il punto nel cielo da cui proveniva il segnale venne indicato come Little Green Man 1. Il termine (omino verde) era entrato nel parlare comune come sinonimo di extraterrestre solo da qualche decennio, mutuato dalle leggende fantastiche su magici difensori del verde. Esaminando i dati, però, l'origine aliena intelligente venne ben presto esclusa, insieme a quella di segnali radio artificiali di origine umana o naturali originati da quasar. Questi sono nuclei di galassie particolarmente luminosi che per molti anni (almeno fino a che la tecnologia non ha consentito di approfondirne la conoscenza) sono stati classificati come stelle: scoperti grazie alle loro emissioni radio, nell'ottico si mostravano come sorgente puntiforme.
Tornando al segnale del luglio 1967, questi era troppo veloce e regolare per essere originato da una quasar. Così Jocelyn Bell e il suo supervisore Antony Hewish iniziarono ad esaminare dati e articoli arrivando alla conclusione che questo segnale poteva essere generato solo da una stella superdensa in rapida rotazione su se stessa: era la prima osservazione di un nuovo oggetto celeste costituito da neutroni (e immaginato per la prima volta nel 1934 da Walter Baade e Fritz Zwicky(1)) che venne battezzato col nome di pulsar.

Saluti dalla Terra

Oltre alle difficoltà di cui ho scritto all'inizio dell'articolo sulla Terra crescente, ci sono state altre difficoltà di ordine pratico, come una non perfetta formattazione, le note a pié pagina che non sono andate nel formato html e l'assenza di una immagine associata. Dopo aver sistemato la formattazione, sono però riuscito ad aggiungere anche il breve fumetto che avevo progettato, e che eventualmente potete vedere anche su devianart!
P.S.: a quanto pare ci sono state incomprensioni anche nell'uscita di questo post, di cui in prima pubblicazione mi sono sfuggite le parole...