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lunedì 26 gennaio 2015

la tartaruga che disegna sulla sabbia

I laboratori svizzeri del programma Disney Research, dopo la ricerca sugli occhi continuano a sfornare innovazioni. In questo caso ecco un piccolo robottino a forma di tartaruga in grado di disegnare sulla sabbia varie forme e in maniera completamente autonoma, partendo da alcuni modelli caricati nella sua memoria.

domenica 25 gennaio 2015

Il (non) carnevale della fisica #5

E siamo giunti, con l'ultima domenica di gennaio 2015, alla quinta edizione del (non) carnevale della fisica, appuntamento che, spero, sia atteso da sempre più lettori. L'introduzione di questa edizione è dedicata a Philipp Eduard Anton von Lenard, che ha vinto il quinto Nobel per la fisica, nel 1905, per il suo lavoro sui raggi catodici.
Nato il 7 giugno del 1862, iniziò a interessarsi dei raggi catodici nel 1888. I raggi catodici sono un fascio di elettroni prodotti all'interno di un tubo di vuoto. Vennero osservati per la prima volta nel 1869 da Johann Hittorf e successivamente chiamati come raggi catodici nel 1876 da Eugen Goldstein. I raggi venivano prodotti all'interno di tubi di vetro parzialmente evacuati con al loro interno elettrodi di metallo, dove veniva posto un alto voltaggio. C'erano alcune difficoltà nel loro studio, che dipendevano dal fatto che si trovavano all'interno di tubi di vetro sigillati, di difficile accesso, e anche a causa delle molecole di aria rimaste. Lenard riuscì a superare questi problemi costruì all'interno del tubo delle piccole finestre metalliche (che saranno chiamate "finestre di Lenard", spesse abbastanza da sopportare la differenza di pressione tra le varie sezioni del tubo, ma non tanto da impedire il passaggio degli elettroni. Grazie a questo sistema di finestre, Lenard fu in grado di "trasportare" i raggi catodici, per esempio all'interno di una camera completamente svuotata: fu così in grado di rilevare i raggi e misurare la loro intensità grazie a dei fogli di carta rivestiti da materiale fosforescente(1).
Le osservazioni di Lenard furono decisamente importanti, e si conclusero, di fatto, con la scoperta degli elettroni: innanzitutto l'intensità dei raggi risultò proporzionale alla densità del materiale attraversato, il che era in contraddizione con l'idea che questi raggi fossero una sorta di radiazione elettromagnetica; inoltre, attraversando piccoli spessori di aria alla densità usuale, essi venivano diffusi, dimostrando che dovevano essere costituiti da particelle più piccole delle molecole dell'aria. Confermò, quindi, il lavoro di Thomson, secondo cui i raggi catodici dovevano essere costituiti da particelle di carica negativa, proponendo vari nomi (primo fra tutti "quanti di elettricità") fino a quello attuale di elettroni(2). E' interessante osservare come fu proprio Lenard che, a partire dalle sue osservazioni e da altre coeve sugli atomi, concluse come, al loro interno, gli atomi fossero costituiti di ampi spazi vuoti.
Fu, poi, Lenard che, studiando il tubo di Crookes, scoprì l'effetto fotoelettrico, che venne successivamente spiegato da Albert Einstein, consentendo a quest'ultimo di ottenere il Nobel per la Fisica nel 1921 (o a essere precisi permettendo al comitato del Nobel di avere una motivazione inattaccabile per l'assegnazione del premio).
Macchia non così semplicemente perdonabile in una biografia scientifica di tale importanza è la sua adesione all'ideologia nazista, ma ciò, per fortuna, non ci impedisce di vedere i meriti dello scienziato (che sui demeriti come uomo non siamo sicuramente nella posizione di poter giudicare).
Chiusa questa introduzione storica, possiamo dare ufficialmente il via alla quinta edizione del (non) carnevale!

sabato 24 gennaio 2015

Soil #1: incrinare la perfezione

A partire da Lost in particolare (ma si potrebbe già citare Il prigioniero della BBC degli anni Sessanta del XX secolo, o la più recente Alias, sempre restando al pre-Lost) le serie televisive hanno iniziato a ragionare in maniera molto più "supereroistica", se così si può dire, ovvero proponendo episodi con una forte continuity interna, esaltata da una trama forte, come i sopravvissuti da un incidente aereo nel caso di Lost, o un agente segreto che cerca di fuggire da un intero paese nel caso dello storico serial britannico. In un certo senso Soil sembra essere a metà strada tra Lost e Il prigioniero, se pensiamo all'esistenza di una sorta di "controllore", senza dimenticare una spruzzata di Pleasantville o, soprattutto, di Twin Peaks, altra serie televisiva rivoluzionaria non solo per l'uso della continuity, ma soprattutto per le trovate, non solo visive, al limite del surreale.
Il manga di Atsushi Kaneko (che è un po' tutto questo) è ambientato nella cittadina di Soil New Town, un micromondo pulito e perfetto come l'omonima cittadina del film Pleasantville, descritto da una carrellata asettica e quasi inquietante all'inizio del Block 1.1. Se nel caso della pellicola statunitense il motore che rompe questo equilibrio è l'arrivo di due giovani dall'esterno, nel caso di Soil è l'improvvisa sparizione di un'intera famiglia (e di un poliziotto di pattuglia) a incrinare quella che, procedendo con la lettura, si rivelerà una semplice facciata dietro cui gli abitanti della moderna cittadina giapponese nascondono peccatucci e invidie di vicinato che non verranno a galla nemmeno durante le indagini dei due investigatori incaricati, l'antipatico e ottuso sergente Yokoi e la giovane investigatrice Onoda, vessata verbalmente dal superiore.

venerdì 23 gennaio 2015

Sanditon

Tra romanzi brevi e incompiuti con Sanditon ho finalmente concluso quella che considero la lettura preparatoria alle opere più corpose di Jane Austen (che però non so ancora quando inizierà...).
La brillante scrittrice inglese con questo incompiuto propone la tipica ambientazione della periferia britannica, in questo caso nell'omonima località balneare, dove Mr Parker prova ad avviare un'attività per rendere Sanditon una località turistica ambita. L'idea di fondo del frammento sembra abbastanza chiara: mettere alla berlina una certa borghesia e aristocrazia di campagna, che prova a guidare il cambiamento sociale e di costume avvenuto nelle grandi città per ottenere (o mantenere) la migliore posizione sociale. L'ironia di fondo, mai veramente spinta al massimo, la leggerezza della narrazione e una caratterizzazione dei personaggi abbastanza semplice e ironica fanno di Sanditon una lettura leggera e, insieme agli altri brevi della Austen, perfetta per accostarsi a questa interessante scrittrice.

giovedì 22 gennaio 2015

Il tetrabassotto

Il ritorno di Uncle Scrooge propone ai lettori d'oltreoceano una storia di Rodolfo Cimino e Romano Scarpa con una copertina di Giorgio Cavazzano: via alla news!

mercoledì 21 gennaio 2015

Telescopio a riflessione

Un telescopio a riflessione (detto anche riflettore) è un telescopio ottico che utilizza uno specchio singolo o una combinazione di più specchi curvi che riflettono e formano un'immagine. Il telescopio a riflessione è stato inventato nel XVII secolo come alternativa al telescopio a rifrazione che, all'epoca, era un progetto che soffriva di una grave aberrazione cromatica. Sebbene il telescopio a riflessione produca altri generi di aberrazioni ottiche, il suo progetto permette obiettivi di diametro molto grande (fino a 6 metri). Quasi tutti i maggiori telescopi utilizzati nella ricerca astronomica sono riflettori. I telescopi riflettori sono disponibili in diversi design e possono impiegare strumentazioni non ottiche per migliorare la qualità dell'immagine o porre l'immagine in una posizione meccanicamente vantaggiosa.
Nella foto il telescopio a riflessione di Giovan Battista Amici del 1811, modificato nel 1839, restaurato nel 1996 e ora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera.
Anche questa foto partecipa a instascience15.

I naufraghi del tempo

L'Editoriale Cosmo recupera una nuova serie classica della fantascienza a fumetti francese, "Inaufraghi del tempo" di Jean-Claude Forest e Paul Gillon
Ci sono tutti gli elementi per rendere la saga fantascientifica di Jean-Claude Forest e Paul Gillon una parodia in stile Guida galattica. Il protagonista, Chris Cavallieri, è un uomo del XX secolo che ha dormito per mille anni fino a risvegliarsi in un futuro al tempo stesso alieno per tecnologia e familiare per intrighi. I suoi avversari sono i Trasse, un popolo di roditori spaziali(1), e un uomo dalle fattezze di un tapiro. Viaggia nello spazio a bordo di un'astronave che sembra un tostapane e attraversa un immenso lombrico che vive al confine tra due universi.
Se il soggetto sembra perfetto per uno dei romanzi della serie di Douglas Adams, la storia scritta da Forest è, invece veloce e avventurosa, e nelle storie raccolte nel secondo volume della ristampa dell'Editoriale Cosmo si nota un netto miglioramento nella gestione delle scene e della suspance narrativa, che appare meno forzata rispetto alle storie del primo volume.
Spettacolari e dettagliati i disegni di Gillon, sia nella descrizione dei personaggi, sia in quella degli ambienti, anche se il suo punto di forza sono le scene spaziali, che in quest'edizione in bianco e nero permettono di apprezzare al meglio il lavoro certosino del fumettista francese.
Se sul primo volume si restava perplessi sul valore dell'opera come classico della fantascienza, questa seconda uscita ripaga della fiducia accordata.
(1) Il fedele lettore della Giuida si ricorderà sicuramente dei topi, la razza più intelligente sulla Terra.