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lunedì 23 gennaio 2017

La verità non è sempre un valore

La trama è intrigante. Veritas è una delle molte città della fantascienza dove un'utopia diventa realtà e si trasforma presto in distopia. Gli abitanti della città, una volta giunti alle soglie dell'adolescenza, vengono condizionati per non mentire. In questo modo tutto ciò che viene considerato menzogna genera nei veritasiani la sensazione di una scossa elettrica che attraversa il corpo. A questa società resiste un manipolo di persone che fanno della menzogna un modo per riaffermare l'umanità che il bando della menzogna ha allontanato. A questo gruppo si unisce Jack Sperry, uno dei censori di Veritas, critico d'arte il cui lavoro consiste nell'esaminare le opere d'arte e scientifiche del passato per valutarne il grado di verità. L'evento che lo spinge alla sua difficile scelta è la rarissima e incurabile malattia che colpisce il figlio a causa del morso di un coniglio.
Tranquilli. Potete ridere di ciò. Di quanto sia ridicola la causa della malattia, anche perché la prima parte de Il ribelle di Veritas è fatta esattamente per questo: ironizzare sulla società veritasiana e riderci su. D'altra parte nella seconda parte si soffre insieme con Jack e con il figlio, con i tentativi di un genitore di andare contro l'impossibile utilizzando una terapia assurda tanto quanto la stessa Veritas, una società che dietro il baluardo della verità finisce per diventare molto più alienante, disumana e ignorante delle società che l'hanno preceduta.
Tutto questo viene ottimamente amalgamato da James Morrow, in grado di gestire il registro ironico, in alcuni casi persino comico dell'idea di una società fondata sulla verità, ma anche quello drammatico negli ultimi istanti di vita del figlio di Jack. Una lettura godibile che riafferma il diritto, se non addirittura la necessità sociale della menzogna, la cui assenza rischierebbe di creare una società fondamentalmente ipocrita.

domenica 22 gennaio 2017

Le avventure di Buck Bradley su Terrastramba

Quelli di Terrastramba, in effetti, ci avevano inviato un comunicato stampa completo, ma quando arrivano queste proposte di tipo scientifico di solito prendo e rielaboro, cercando di dettagliare un po' le informazioni: mi sembra opera meritoria, devo dire, e così ne esce fuori una news tutto sommato originale con un minimo di recensione dell'applicazione, cui qui agiungerò qualche ulteriore considerazione.
Buck Bradley: Comic Adventure è un'avventura grafica scaricabile da Google Play completamente gratuita e senza pubblicità grazie al fatto di essere stata finanziata con i fondi europei di Horizon 2020, ambizioso programma dell'UE in favore della ricerca.
Il videogioco rientra nel progetto del CNR ISAAC, Increasing Social Awareness and ACceptance of biogas and biomethane, un modo per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'uso di biogas e biometano e vede la partecipazione dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico. Non a caso è ambientato su Terrastramba, un pianeta Terra travolto dall'inquinamento e i cui abitanti sono stati mutati da una catastrofica nube che ha stravolto sia alcuni esseri umani, sia molti degli animali.
L'idea della nube sembra mutuata da Tre millimetri al giorno di Richard Matheson, mentre il viaggio di Buck con l'amica trasformata Ciroki ricorda un po' La strada di Cormac McCarthy. Ovviamente ci sono tutta una serie di altri spunti provenienti dalla letteratura e dal cinema nella bella avventura, ma anche una serie di informazioni scientifiche. In un certo senso lo si potrebbe prendere come una sorta di guida iniziale nel mondo della produzione alternativa dell'energia per una fattoria moderna e autosufficiente, ovviamente a patto di concludere questo primo capitolo!
Altrettanto interessanti sono, poi, alcuni mini-game, come quello sulla decodifica del linguaggio dei delfini mutanti, nemmeno troppo complicato, ma indubbiamente piuttosto stimolante: sto in particolare pensando a un bambino che affronta il video gioco, non che non sia indicato per tute le età, ad ogni modo.
Al momento sono leggermente bloccato (sia perché non trovo una via d'uscita, ma sopratutto perché non sto proprio giocando...), ma indubbiamente lo consiglio caldamente a tutti quanti!

sabato 21 gennaio 2017

Miti da sfatare: i costi delle esplorazioni spaziali


Il Dragon della SpecX, primo veicolo spaziale privato a essere mandato in orbita (2010) e primo a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (2012)
Credo (spero!) che i due autori, Stefano Dalla Casa e Paolo Bellutta, mi perdoneranno se pubblico, una puntata alla settimana, i piccoli box sui Miti da sfatare con cui si conclude Autisti marziani. Mi sembra un'opera meritoria e soprattutto sono dei contenuti che possono essere utilizzati alla bisogna per le classiche e periodiche discussioni che un po' tutti ci troviamo ad affrontare bazzicando per i social network. O anche a cena con pratica ricerca su smartphone.
Inizio con L'esplorazione spaziale costa troppo:
La missione di Spirit e Oppy, Mars Exploration Rovers, è costata circa 420 milioni di dollari. Mars Science Laboratory, la missione di Curiosity, è costata ben due miliardi e mezzo di dollari. Sembra una montagna di denaro ma bisogna mettere le cose in prospettiva. Una sola giornata di guerra in Iraq costava circa 720 milioni di dollari.
Il budget annuale della NASA ammonta a circa 18 miliardi di dollari ma equivale ad appena lo 0.5% dei fondi federali. Vi sembrano poi così tanti 2 miliardi e mezzo di dollari (circa 2 miliardi di euro) per finanziare diversi anni di ricerca quando, ad esempio, il governo brasiliano ha speso oltre 10 miliardi di euro per ospitare i mondiali di calcio, e la Russia ne ha consumati addirittura 40 per allestire le Olimpiadi di Sochi?

venerdì 20 gennaio 2017

Le grandi domande della vita: la gravità del calcolo

Come avevo previsto, conoscendomi, è nata una nuova serie di post a partire da quello iniziale con Goku, One-Punch Man et al. D'altra parte su Quora di domande interessanti e curiose se ne trovano a bizzeffe, quindi dovrei avere abbastanza materiale per il futuro.
Iniziamo con una domanda fondamentale:
Lei balla da sola
Una delle questioni più intriganti della fisica teorica attuale è l'unificazione delle forze fondamentali in un'unica grande interazione che avrebbe agito nei primi istanti dell'universo (o la cui rottura potrebbe essere alla base dell'espansione iniziale: al momento la si può vedere più o meno come si vuole!). L'ostacolo principale a questo progetto è la gravità. Perché?
Da un lato ci sono argomentazioni legate alla presunta natura geometrica della gravità, considerata espressione della forma dello spaziotempo e non sua plasmatrice. Dall'altro esistono alcuni problemi tecnici per la sua quantizzazione. Il modo più semplice per riasumerli è utilizzare l'approccio di Viktor Toth: la gravità non è rinormalizzabile.
Nell'usuale Modello Standard, quando ci troviamo di fronte a particolari integrali che apparentemente sembrano divergere, possiamo troncarne il calcolo con una buona approssimazione: questo approccio viene aplicato, ad esempio, ai loop, linee chiuse costituite dai percorsi possibili dell particelle e che, in lnea di prncipio, possono essere infinitamente allungati, questo perché ogni particella elementare libera si porta dietro (diciamo così) un codazzo di fotoni che a loro volta possono generare nuove particelle con il loro personale codazo, e così via. Se dal punto di vista matematico tale processo potrebbe andare avanti all'infinito, non così fisicamente parlando, questo perché, come detto all'inizio, il Modello Standard è rinormalizzabile, o se preferite la serie di creazioni successive è, dal punto di vista energtico, convergente.
Il problema con la gravità risiede propri in questo punto: loop come quelli presenti nelle altre interazioni fondamentali sono, sotto certe condizioni, divergenti. Questo vuol dire che, in qualche modo, bisogna modificare la descrizione matematica della gravità. Se non addirittura anche del Modello Standard. Questa, però, direi che è una storia un po' più complicata.

giovedì 19 gennaio 2017

L'orrore si mette le ali

In parte attirato dalla trama, in parte dall'offerta (comprato a meno di metà prezzo di copertina), ho acquistato un romanzo che alla fine si è rivelato una interessante fonte di sorprese, nonostante non lo si possa considerare completamente originale.
L'idea di base di Riverwatch è quella del risveglio, nel mondo moderno (il romanzo è stato dato alle stampe originariamente nel 2000) di un demone imprigionato all'epoca della caccia alle streghe all'interno di una statua di pietra e che considera gli esseri umani delle prede di cui cibarsi. Il suo storico avversario, Gabriel, un essere antico quanto lui ma con le fattezze umane, è ormai vecchio, stanco e con pochi poteri e decide di lasciare il gravoso compito a un gruppo di ragazzi: Samuel, un giovane che lavora presso l'ospedale dove è ricoverato oltre che scrittore di giochi di ruolo; Katelynn, laureanda con una tesi sulla storia locale, in particolare sul personaggio di Sebastian Blake, accusato di stregoneria; e quindi Jake, piccolo imprenditore edile e, come Katelynn, amico di Sam e "cavia" per i suoi nuovi giochi prima che questi vengano mandati all'editore. Al terzetto si unisce successivamente lo sceriffo del villaggio, coinvolto nella vicenda a causa degli efferati omicidi di Moloch, risvegliato da un operaio di Jake che, per vendetta sul licenziamento subito, era penetrato nel cantiere per il restauro di una delle vecchie proprietà della famiglia Blake.
La trama, che si basa su elementi fantasy, che danno una rilettura inquietante delle leggende sulla battaglia tra angeli e demoni all'inizio del mondo che ricorda molto l'incipit di Devilman di Go Nagai, viene sviluppata da Joseph Nassise con accortezza e attenzione ai dettagli, riuscendo a coinvolgere il lettore grazie all'alternanza dei punti di vista, incluso quello del demone. Il romanzo si sviluppa tra scene splatter, introspezione psicologica, momenti di pura azione, lasciando però un pizzico di delusione quando, procedendo con la lettura, ci si rende conto che ciò che Gabriel ha da lasciare a Sam e ai suoi compagni di avventura è ben poca cosa rispetto a quanto ci si attenderebbe dalle parole che spesso utilizza.
Questo è l'unico aspetto debole, che indica come il romanzo sia uno dei primi scritti da Nassise, ma non ne inficia la godibilità e la leggibilità generale per quello che può essere considerato come un buon esempio di horror moderno statunitense.

mercoledì 18 gennaio 2017

Benvenuti tra i mercanti cosmici

Il recupero della recensione de La spada spezzata di Poul Anderson non era stato fatto per caso, ma per poter pubblicare subito dopo quella de La ruota a tre punte, libro di scoperta recente nonché terzo volume della saga della Lega Polesotecnica, che ha come protagonista Nicholas van Rijn. A parte proprio questo La ruota a tre punte, dove invece fa la sua comparsa il giovane ma brillante David Falkayn.
Di come la matematica può rompere i tabù e altre storie
Il volume si costituisce di tre brevi romanzi, La ruota a tre punte, che da il titolo alla raccolta italiana (edizione cartonata del 1975 della Nord), Un sole invisibile e Gli scansaguai. Il protagonista, David, è un apprendista mercante della Lega Polesotecnica, una lega di mercanti che commercia con tutti i pianeti abitati scoperti dai popoli che costituiscono la lega stessa.
Dunque l'ambientazione non è molto differente da quella della Legione dei Supereroi, il gruppo di eroi del lontano futuro DC Comics, mentre lo stile dell'autore è leggero e ironico, con Falkayn personaggio arguto, un po' arrivista e decisamente scanzonato, una caratterizzazione che, ad esempio, si può ritrovare in Han Solo, uno dei protagonisti della trilogia originale di Star Wars. In effetti l'atmosfera della serie, la varietà di pianeti e di razze presenti ne La ruota a tre punte fa pensare proprio alle Guerre Stellari di George Lucas. D'altra parte il pianeta del terzo romanzo breve è desertico, come Tatooine, e rivolge costantemente una faccia contro il sole intorno cui ruota.
Uno dei punti forti del trittico è, oltre alla caratterizzazione dei personaggi e alla vivida descrizione delle ambientazioni, è proprio la parte prettamente scientifica (messe da parte, ovviamente, le violazioni alla relatività speciale necessarie per permettere ai commercianti di collegare in poco tempo i vari pianeti).
Ad esempio ne La ruota a tre punte (in questo caso il romanzo breve d'apertura), David riesce a trovare un modo per introdurre un sistema che si comporta come una ruota pur non avendo una forma circolare, tabù per motivi religiosi sul pianeta dove è ambientato.
Disegnate un triangolo equilatero, $ABC$. Puntate il vostro compasso sul vertice $A$, e tracciate l'arco $BC$. Puntate il compasso su $B$, e tracciate l'arco $AC$; poi puntatelo su $C$, e tracciate l'arco $AB$. Smussate i vertici. La figura ottenuta ha una larghezza costante. Rotolerà tra due linee parallele tangenti ad essa, conservando la sua tangenza per l'intera rotazione.
(traduzione di Gianpaolo Cossato e Sandro Sandrelli)
Il triangolo di Reuleaux, perché è questo il nome della figura geometrica realizata nella pratica da Falkayn, venne scoperta, comela ruota, da un ignoto oservatore della natura. Tra i grandi nomi della storia che la utilizzarono e la studiarono si ricordano Leonardo da Vinci, che utilizzò questa curva per realizzare una mappa del mondo conosciuto, e Leonhard Euler nei suoi studi sulle forme. La figura, che poi è laprima di un'intera clsse, i poligoni diReuleaux, prende però nome da Franz Reuleaux, ingegnere tedesco del XIX secolo che la studiò nel corso delle sue ricerche sul movimento, utilizzandola nei suoi progetti.
Per quanto il triangolo di Reuleaux sia un buon sostituto di un cerchio grazie alla sua larghezza costane, non è propriamente il sostituto ottimale della ruota (o comunqe degli ingranaggi in genere) essenzialmente per via del fatto che il suo centro di rotazione non resta fisso, ma ruota anch'esso insieme con la figura.
Sicuramente nll'ottica della fantascienza possono essere per il lettore i concetti astronmici utilizzati da Anderson (che, ricordo, è un fisico di formazione) e da questi ottimamente spiegati, legati ad esempio all'evoluzione stellare o all'esitenza delle zone abitabli intorno alle stelle, senza dimenticare quei piccoli dettagli che rendono credibili la varietà di forme di vita incontrate da Falkayn nelle sue peregrinazioni.
In generale una lettura bella e interessante che, se riuscite, dovreste indubbiamente recuperare: è un po' come calarsi nelle atmosfere di Guerre stellari, ma con un occhio alla Star Trek (che presto comparirà su questi schermi!).

martedì 17 gennaio 2017

Il fantasy realistico di Poul Anderson

Il blocco dello scrittore può sorgere in due casi: o la sua mente si zitisce di fronte al foglio bianco, non sapendo cosa scrivere, o si ingolfa per le troppe bozze messe da parte, non sapendo quale utilizzare prima. Più o meno è quest'ultimo blocco quello che si sta presentando negli ultimi periodi: molte bozze abbastanza complete e scritte e l'indecisione su quale rileggere e pubblicare. Rileggendole, però, ecco spuntare ilnome di Poul Anderson, uno dei miei scrittori di fantascienza preferiti e presente tra le bozze delle recensioni con due romanzi, di cui uno leto nell'inverno del 2015. Ed è proprio di quello che vado a scrivere:
La spada spezzata
Come scritto, Anderson è uno scrittore di fantascienza, ma è stato anche un appassionato di storia. Una delle sue più grandi creazioni, la Pattuglia del tempo, ha unito queste sue inclinazioni: grazie a questa serie ha raccontato alcuni degli eventi cardine del passato, giocando con essi, modificandone gli esiti e quindi realizzando delle vere eproprie realtà alternative. Per riportare la storia sui giusti binari, permettendo così alla razza umana di evolversi, ecco ideare una delle prime tempolizie della letteratura, il cui compito era evidntemente quello di riportare gli eventi nel loro usuale corso storico.
La passione per la storia lo ha portato, oltre a scrivere alcuni romanzi di genere, anche a interessarsi alle leggende nordiche, quelle del mondo delle fate, o degli elfi, e dunque al fantasy. La spada spezzata è uno dei romanzi di Anderson nel genere che vede J.R.R. Tolkien dominatore quasi incontrastato. Non a caso un grande interprete del genere, Michael Moorcock, non solo confrontò La spada spezzata con Il Signore degli Anelli, ma lo ritenne ben superiore (e personalmente sono abbastanza d'accordo). Tra l'altro scrisse a proposito del romanzo di Anderson:

giovedì 12 gennaio 2017

La scacchiera del tempo

E' stata una piccola e piacevole sorpresa La scacchiera del tempo di Hayford Peirce. Aspettandomi qualcosa di più intellettuale e, per così dire, strategico, dopo un primo capitolo che sembrava promettere atmosfere in stile hard boiled, già con il finale del secondo capitolo rende chiara la materia ironica, quasi parodistica ed esilarante delle imprese di MacNair del clan dei MacNair, imbroglione patentato in ben due universi.
Il protagonista del romanzo, infatti, entra in possesso di una corona scintillante nota come Strumento Autonomo Extrateporale Olistico per la Raccolta, L'Organizzazione e la Dispersione, noto in inglese come Gathering, Organizing, and Dispersing Holistically Extratemporal Autonomous Device, da cui GODHEAD!
Stilisticamente Peirce ricorda molto da vicino Douglas Adams e d'altra parte il primo volume della Guida Galattica era uscito una decina di anni prima, quindi non è difficile immaginare il romanzo ideato sull'onda del sucesso della serie.
La stessa trama, dopo l'imprevisto spostamento di MacNair in un'altro universo dove Napoleone Bonaparte è riuscito, invece, a coronare il sogno di riunire sotto la bandiera francese tutta l'Europa, procede con lo stesso ritmo dei romanzi di Adams e in alcuni punti il fedele lettore dello scrittore britannico è quasi in grado di anticipare le proposte dello scrittore statunitense, ma è una falsa sicurezza, tuttosommato, che alla fine conduce a un finale abbastanza a sorpresa in quella che può essere considerata come una gustosa e divertente (in alcuni punti anche esilarante) rilettura della storia napoleonica da una parte e del sottogenere degli universi parallelli dall'altra.