Network Bar

giovedì 21 giugno 2018

Wes Anderson vs Stanley Kubrick

Su Vimeo kogonada ha realizzato, un po' di tempo fa, il confronto tra due maestri del visuale, Wes Anderson e Stanley Kubrick. Buona visione:

mercoledì 20 giugno 2018

L'isola degli animali estinti

Neil Nightingale non ha una visione molto ottimistica della vita, probabilmente a causa di una vita travagliata costellata da rapporti familiari non molto semplici, a partire da quelli con il defunto padre fino alla sua ultima compagna. Così decide di andarsi a rifugiare tra le irraggiungibili foreste canadesi. A dargli una scossa, però, è l'incontro con la giovane Céleste, che soccorre in fin di vita nei pressi della baita dove si è andato a nascondere. La ragazzina è un vero e proprio fulmine di guerra: devota alla causa della conservazione degli animali, combatte affinché gli uomini, nella loro avidità, non producano le continue piccole estinzioni di cui è costellata la storia del pianeta da quando l'uomo ha iniziato a diffondersi sulla Terra.
Jeffrey Moore affronta i temi del bracconaggio e della conservazione della fauna, in particolare di quella a rischio di estinzione, e quindi più pregiata per i bracconieri, con un romanzo duro, dal ritmo di un hard boiled, ma anche ricco di momenti di riflessione. Per lo più raccontato in prima persona, il romanzo si concentra sulla presa di coscienza del problema da parte di Neil, che si ritroverà coinvolto in una vicenda intricata con il solo supporto della piccola Céleste in un ambiente ostile come quello del grande nord. Il finale, per certi versi catartico, è anche velato da una certa malinconia, quasi un pessimismo di fondo nonostante la forza caratteriale dei due protagonisti.
Molte sono le specie che vengono citate nel romanzo tra quelle estinte o a rischio di estinzione, e di cui al massimo si posseggono delle immagini, come la vacca di mare, l'alca impenne, il chiurlo boreale, il coguaro orientale: un elenco che costituisce La società degli animali estinti, la cui vendetta potrebbe ricadere violenta contro l'incuria del genere umano. In questo senso, rispetto a L'ultima occasione di Douglas Adams, l'assenza di ironia e di un certo velato ottimismo (nel caso di Adams giustificato dall'aver conosciuto alcune delle persone che si occupavano degli animali a rischio) è palpabile e la sensazione è che nemmeno l'impegno di persone come Céleste riuscirà a invertire tale inevitabile destino. In fondo:
Aspettiamo ciondolando in giro e poi moriamo. E' solo questo, la Terra, in fondo: una grande sala d'attesa dell'estinzione, una società degli animali estinti, con conferimento postumo della tessera associativa...
(traduzione di Dafne Calgaro

martedì 19 giugno 2018

Una scimmia sulla schiena

Prima della quadrilogia immaginifica, lisergica e a tratti pre-cyberpunk costituita da Pasto nudo, La morbida macchina, Nova Express e Il biglietto che esplose, Wlliam Burroughs iniziò la sua carriera con un dittico per molti versi catartico e fortemente autobiografico come La scimmia sulla schiena e Queer.
Protagonista dei due romanzi è lo stesso Burroughs, nascosto dietro l'identità di William Lee, tossicomane allo sbando che periodicamente entra ed esce dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti senza mai riuscire ad abbandonarle completamente fino a che non decide di andare alla ricerca dello yage, da cui sembrava fosse stata isolata la telepathina. Nota anche come armina, è un alcaloide fluorescente che inibisce le ammino ossidasi allo stesso modo dei farmaci antidepressivi. Ha inoltre la proprietà di prolungare gli effetti allucinogeni in alcune sostanze: non a caso si trova all'interno di una liana sudamericana utilizzata nella cerimonia dello yage o ayahuasca, tradizionalmente utilizzata per scopi rituali o terapeutici, ma che ha anche effetti allucinogeni.
Tutto questo non poteva non avere interesse per Burroughs, e dunque per Lee, che così nel finale di Junk si mette alla ricerca della telepathina, proseguendo tale ricerca in Queer. In questo secondo libricino, il tema principale è la relazione amorosa del protagonista con Eugene Allerton, personaggio un po' ambiguo nella descrizione che farà un po' penare il nostro protagonista.
Nel complesso i due romanzi sono una descrizione, per lo più dettagliata, di uno dei periodi più difficili nella vita dello scrittore statunitense. In particolare Queer venne scritto subito dopo l'uccisione accidentale della moglie Joan Vollmer con una pistola, sebbene ciò che più ne limitò la pubblicazione non fu tanto un qualche problema stilistico dovuto all'influenza dello stato d'animo dell'autore, quanto il tema delle relazioni omosessuali (non solo Burroughs, ma anche Lee non potevano essere classificati come omosessuali, avendo entrambi avuto anche relazioni, pure soddisfacenti, con delle donne).
Ad ogni buon conto, oltre a fornire uno spaccato ben preciso nella vita disordinata di un tossicodipendente, leggere Burroughs in generale e in questi due testi in particolare apre la strada per il lettore a tutta una serie di approfondimenti nel campo della chimica delle sostanze naturali.

lunedì 18 giugno 2018

La chiesa elettrica

Un chilometro sopra di me, Londra continuava inconsapevolmente la sua vita. Non sapevo che ora fosse, ma ero sicuro che ci fosse una fila di uomini magri e sbiaditi allineati per ricevere il sussidio, mentre uomini più svelti e astuti si muovevano in mezzo a loro per derubarli. Intanto, poliziotti grassi e ricchi afferravano la gente per le caviglie e la scrollavano con forza per vedere cosa cadeva dalle tasche.
La citazione con cui apro questo articolo a mio giudizio riassume perfettamente il mondo distopico che fa da sfondo a La chiesa elettrica di Jeff Somers, primo romanzo di una serie (proseguita con The digital plague e The eternal prison).
La Terra, dopo un periodo di guerre e crisi, si ritrova, decisamente con la forza, riunita sotto un unico governo. All'interno di questa Unione un po' forzata si fa strada la Chiesa Elettrica, fondata da tale Dennis Squalor, che predica la vita eterna tramite la trasformazione in cyborg: unico pezzo umano rimasto, il cervello. Contro Squalor si schiera il killer professionista Avery Cates, assoldato per ucciderlo.
Cates, a 27 anni uno dei killer più vecchi in circolazione, si muove con cinismo e un pizzico di distacco, in un mondo decadente, una distopia fortemente influenzata da Philip Dick e dal movimento cyberpunk, tanto che certi aspetti della trama, per quanto declinati in maniera leggermente differente, potrebbero risultare non così sorprendenti per gli affezionati lettori del Neuromante di William Gibson.
Al di là delle influenze avventurose e hard boiled della trama, La chiesa elettrica mostra gli aspetti controversi che un governo mondiale porterebbe con se, primo fra tutti l'allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Uno status quo sostenibile solo grazie a uno stato di polizia perenne, peraltro violento, dove viene declinato in maniera semplicemente differente il ruolo dell'eroe contro il sistema: non più un idealista alla Robin Hood, ma un cinico assassino il cui obiettivo è quello di sopravvivere un altro giorno in più.

sabato 16 giugno 2018

Topolino #3264: Storie di calcio e altri sport

Topolino #3264 è un numero nel complesso piuttosto debole come storie, ma con un messaggio forte che attraversa le prime 80 pagine: lo sport unisce. Tutto inizia si dalla copertina di Alessandro Perina dedicata ai Giochi senza barriere che si sono svolti a Roma il 14 giugno con la grandissima Bebe Vio, paperizzata nella copertina del numero, circondata da SuperPippo, Paperinika e Paperinik e quindi eletta, nell'articolo interno di Francesca Agrati a supereroina vera dei nostri tempi.
Perina, però, è anche il protagonista, ai disegni, della storia d'apertura, dedicata inevitabilmente ai mondiali di calcio, che sono iniziati anch'essi il 14 giugno.
Anche gli stregoni amano il calcio
La prima puntata de La coppa del Mondor, Fischio d'inizio, saga di Bruno Enna con il già citato Perina ai disegni, inizia con un flashback su un campo da calcio dove un piccolo pellicano (o così sembra) vestito di stracci viene allenato di fronte a una porta da un vecchio con la barba lunga di cui non vediamo il volto. Subito dopo il cambio di scena: eccoci a Quacktown per la partita paperi contro ammogliati, dove gli sposati della cittadina della campagna paperopolese si scontrano contro i parenti e gli amici di Elvira Coot, meglio nota come Nonna Papera. Questa diventa l'occasione migliore per Amelia per attaccare il deposito incustodito e arraffare finalmente la Numero Uno.
La scena dell'assalto è ottimamente gestita dalla coppia di autori: da un lato le didascalie con la radiocronaca di Paperina della partita, dall'altro Amelia che affronta il deposito, senza però aver fatto i conti con i dispositivi antistrega installati all'interno. A conclusione dell'ennesima sconfitta della strega napoletana, ecco due delle pagine più inquietanti di sempre e non solo del Topolino recente: evidentemente ispirati da Il corvo di Alfred Hitchcock, ecco Amelia circondata da uno stormo di questi grandi e intelligenti uccelli che trasportano magicamente la strega a Napoli e le consegnano una convocazione da parte dell'arcimago Mordor, che si rivelerà personaggio dai grandissimi poteri e dall'altrettanto grande passione per il calcio.
Le premesse sono indubbiamente interessanti: la sfida per Amelia sarà quella di allenare la squadra dei paperi e sconfiggere la squadra di Mondor, costituita da campioni del presente e del passato. In palio i suoi stessi poteri.
In particolare a emergere nella storia, oltre alle scene già citate, c'è lo stesso Mondor, ottimamente disegnato da Perina con vestiti ricchi e vaporosi e un piglio oscuro e inquietante. Questo nuovo personaggio, però, promette di essere molto più profondo e ricco di sfaccettature di quanto mostrato in questa prima puntata, aumentando decisamente le aspettative per il suo seguito.

venerdì 15 giugno 2018

Sperimentare con un memristore

La prima volta che ho incontrato il memristore è stato in un racconto di Bruce Sterling: installato su un portatile consentiva al suo utilizzatore di spostarsi tra gli universi. Poi ho scoperto che il memristore non è un invenzione di uno dei più noti scrittori di fantascienza della nostra epoca non è semplicemente un ipotetico quarto componente fondamentale dei circuiti, ma qualcosa di reale intorno al quale si possono costruire delle proficue attività didattiche.
Vita e opere di un memristore

Il memristore (in rosso) a confronto con gli altri elementi circuitali
La sua scoperta teorica venne annunciata nel 1971 da Leon Chua sulla base di considerazioni puramente matematiche(1). Definito in funzione della carica e del flusso che lo attraversa, il memristore venne così chiamato da Chua per la sua capacità di essere al tempo stesso un elemento resistivo e di memoria(2). Successivamente venne sviluppato da Richard Stanley Williams presso i laboratori della Hewlett Packard un particolare tipo di memristore (charge-controlled memristore)(3).
Le sue caratteristiche erano abbastanza semplici: se le cariche scorrono in una direzione, la resistenza del memristore aumenta, se le cariche scorrono nella direzione opposta, la resistenza del memristore diminuisce. Se la forza elettromotrice viene tolta, la corrente cessa, ma il memristore “ricorda” il valore della sua ultima resistenza. Questo vuol dire che quando la forza elettromotrice viene riattivata, la resistenza del memristore, o memristenza, avrà come valore quello che possedeva alla fine dell'ultima attivazione(4).
Un modo per trattare il memristore dal punto di vista matematico è utilizzando la formula seguente, che descrive la caduta di potenziale $V$ sul memristore:

giovedì 14 giugno 2018

I diabolici

È con questo romanzo che la Adelphi ha iniziato a pubblicare i romanzi di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, i due maestri del noir francese. Come già ne La donna che visse due volte, in questo I diabolici (titolo originale Celle qui n'était plus, Quello che non era) i due autori si concentrano sulla psicologia del protagonista, ma laddove egli era uno spettatore impotente e una pedina inconsapevole, in questo Fernand Ravinel, commesso viaggiatore, è, o prova a essere, parte attiva nell'omicidio della moglie, orchestrato peraltro dalla sua amante.
Ravinel, in fondo, è succube per certi versi di entrambe le donne, come si scopre leggendo il romanzo, ma soprattutto cade in una spirale di follia che lo porta sempre più in basso, prima preda dei dubbi per quel che si appresta a compiere con Luciene, l'amante, poi convinto che Mirielle, la moglie assassinata, sia tornata dalla tomba per portarlo via con sé.
Dal punto di vista giallistico è dunque una storia abbastanza banale, ma sta proprio in questa banalità la possibilità degli autori di approfondire la psicologia di un uomo tutto sommato onesto che all'improvviso diventa un assassino.
Il finale, e per certi versi anche l'epilogo, sono sicuramente scontati, ma non perdono la loro efficacia soprattutto per il modo con cui Boileau e Narcejac ci hanno portato esattamente a quel punto.

martedì 12 giugno 2018

Storie senza tempo

L'idea di Abraham Flexner quando nel 1930 fondò, insieme con Louis Bamberger e Caroline Bamberger Fuld, l'Institute for Advanced Study a Princeton, era quella di realizzare un luogo in cui gli scienziati potessero dedicarsi alla ricerca nei campi fondamentali senza alcun pensiero accessorio, inclusa la didattica, che non era obbligatoria.
La ricerca dei migliori talenti da portare all'IAS venne affidata a Oswald Veblen, che Flexner aveva sottratto alla vicina Università di Princeton, fino ad allora il principale istituto accademico della città. Il gran lavoro di Veblen in giro per il mondo diede ben presto i suoi frutti, anche grazie all'avanzare di nazifascismo in Europa: così scienziati del livello di Hermann Weyl, John von Neumann e soprattutto Albert Einstein trovarono un punto di riferimento per fuggire dai venti di guerra e dall'intolleranza crescente in Germania e nel resto del Vecchio Continente. E fu proprio all'IAS che Einstein intrecciò l'amicizia più profonda e sincera della sua vita, quella con il logico e matematico Kurt Gödel.
Un mondo senza tempo del filosofo Palle Yougrau prende spunto proprio da questa amicizia, per raccontare la vita dei due scienziati e, in particolare, recuperare la figura di Godel, riportando nella giusta dimensione i suoi contributi a logica, matematica, fisica e filosofia, inquadrando soprattutto in quest'ottica i risultati ottenuti nel campo della relatività generale di Einstein.