Stomachion

Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post

lunedì 27 gennaio 2014

Maus: di topi e stereotipi

Dopo Il complotto di Will Eisner, quest'anno ripropongo una recensione di Maus di Spiegelman. In questo caso, invece di modificare quella già esistente, l'ho riscritta mantenendo alcune parti e aggiungendone qualche altra.
Gli animali sono stati, sin dai tempi dell'Antica Grecia, il miglior veicolo per raccontare storie che contenessero una morale. Sono proprio nelle fiabe e nelle favole che si incontrano i primi animali con comportamenti e posture umani, e sono proprio gli animali che, nel 1945, sono protagonisti di una sorta di favola, un romanzo di critica politica come La fattoria degli animali. In questo caso George Orwell utilizza gli animali di una fattoria in una maniera sì allegorica e metaforica, ma sufficientemente esplicita da incorrere nelle censure e nelle difficoltà di pubblicazione:
If the fable were addressed generally to dictators and dictatorships at large then publication would be all right, but the fable does follow, as I see now, so completely the progress of the Russian Soviets and their two dictators, that it can apply only to Russia, to the exclusion of the other dictatorships.
Persino la scelta della casta dominante, i maiali, viene considerata una pessima scelta, nonostante sia, evidentemente, ben ponderata, un po' come quella compiuta da Art Spiegelman in Maus, dove gli ebrei vengono rappresentati come topi, i polacchi come maiali e i tedeschi come gatti. Maus, infatti, racconta, mescolando l'autobiografia dell'autore con il racconto orale del padre, vecchio e indurito dalla guerra, le difficoltà di essere ebreo prima e durante la Seconda Guerra Mondiale nell'Europa centrale. A differenza di Orwell, però, Spiegelman non nasconde nessuno dietro personaggi fittizi, o dietro metafore: l'unica metafora è la rappresentazione stessa degli esseri umani, e quella scelta in particolare di gatti e topi sembra suggerire l'inevitabilità dell'odio e dell'avversione. Non solo: la stessa scelta di rappresentare ciascun popolo protagonista di Maus con animali differenti sembrerebbe rinforzare più che criticare il punto di vista nazista, come suggeriscono Hillel Halkin (grazie a una sorta di doppia de-umanizzazione) o Harvey Pekar (che vede tali rappresentazioni come un rafforzamento degli stereotipi). D'altra parte quella suddivisione netta del mondo non viene apprezzabilmente modificata nelle scene ambientate nel presente, e se poi notiamo come nella seconda parte gli animali antropomorfi si trasformano in esseri umani con una maschera, quindi si trasforma la razza nazista in una scelta consapevole (per quanto magari imposta dalla nascita, come nel caso dell'autore), questa scelta stereotipata si trasforma come un messaggio importante al lettore, un suggerire come, nonostante la guerra, nonostante gli orrori, il mondo non sia apprezzabilmente cambiato, come sia rimasto sostanzialmente chiuso in gruppi ristretti che si nascondo dietro maschere più o meno tradizionali. E quasi a conferma di ciò ci sono le parole dell'autore, che ha affermato che queste metafore ... sono destinate ad auto-distruggersi e rivelano l'inanità della nozione stessa di etnia.
In ogni caso, al di là di tutti i discorsi accademici o delle varie possibili interpretazioni, mi piace concludere con le parole di Guglielmo Nigro, quelle stesse con cui conclude la sua recensione di Maus su LSB:
La personalità di Art Spiegelman, le sue infinite sigarette, le sue angosce personali (la madre suicida viene rappresentata con infinita tristezza e crudezza proprio in Maus), la sua acutezza mentale, la sua intelligenza sono un altro monumento (non voluto) all'uomo in crisi di fine millennio, ricolmo di rabbia inesplosa e di impotenza di fronte a una società incomprensibile.
Vincitore del Premio Pulitzer (il primo dato a un’opera a fumetti), studiato nelle scuole, testimoniato dallo stesso autore in mille e mille interventi e conferenze, Maus è Art Spiegelman, come Art Spiegelman sembra essere Maus. Sono la verità e l'onestà, che fanno di questo romanzo un capolavoro unico della fine del Novecento, un'opera da conservare come un regalo prezioso.

Leggi anche:
Il fumetto e la shoa di Simone Rastelli

sabato 3 agosto 2013

Strane storie

Le storie hanno un ruolo centrale all'interno della civiltà umana. E' attraverso le storie che, prima dell'invenzione e della diffusione della scrittura, venivano tramandati gli insegnamenti. E con l'arrivo della scrittura le storie hanno raggiunto una importanza ancora maggiore. Una delle riviste a fumetti più legate proprio alla narrazione è, sin dal titolo, Strange Tales, che si affianca ad altre mitiche riviste come Tales to Atonish, Tales of Suspense, o ad altre un po' meno tales ma identiche nella concezione, come Journey into Mistery. Un po' tutte queste riviste, che per molti appassionati sono legate soprattutto agli esordi di molti supereroi della silver age Marvel, erano già in pubblicazione ben prima dell'era supereroica e anche dopo l'arrivo dei super sulle loro pagine mantennero per un po' le loro caratteristiche antologiche. Ovviamente con i cambiamenti del mercato anche queste riviste vennero chiuse, ma l'essenza di quei racconti non venne persa.
A riportare un breve revival di quelle atmosfere ci pensò un fumetto di enorme successo, un prodotto alternativo per l'epoca perché non solo era retto da una storia importante e intensa, ma anche per via di disegni dettagliati come mai prima: il riferimento è al Marvels di Kurt Busiek e Alex Ross. E visto che oggi si parla di storie non è sui disegni di Ross che voglio soffermarmi, ma proprio sullo sceneggiatore.
Considerato erede di Roy Thomas, Busiek dopo Marvels propose con la Marvel una serie di prodotti più leggeri, ma non meno interessanti, come una serie dedicata al giovane Uomo Ragno, o i rilanci delle testate dedicate ad Iron Man e ai Vendicatori. O ancora proprio un piccolo revival di Strange Tales, disegnato con una tecnica pittorica che ricorda Marvels da Riccardo Villagran.

sabato 26 gennaio 2013

Season One: Fantastici Quattro

More about Season One: Fantastici Quattro
Di Roberto Aguire-Sacasa c'è da fidarsi come scrittore: la sua storia è ben scritta, bella, interessante e riporta nel terzo millennio il concetto di famiglia, non solo come un legame di sangue, ma come qualcosa di più. Emblematico in questo senso quello che dice Ben Grimm prima di chiedere all'Uomo Talpa di ritrasformarlo nell'essere roccioso uscito dalle lamiere dell'astronave di Reed Richards:
E non devo costruire nessuna famiglia, perché ne ho già una... che ha bisogno di me.
I personaggi, poi, sono ben caratterizzati: Reed Richards è uno scienziato quasi credibile (il quasi verrà approfondito più avanti); Susan è la donna bella, intelligente e innamorata di Reed che abbiamo conosciuto in questi 50 anni di attività del gruppo e che continua a sentirsi trascurata dal suo uomo, come capita alle compagne degli scienziati (che però di solito dedicano un po' più di tempo alle loro famiglie di quanto non faccia Reed, per esempio); Johnny è il belloccio che come al solito prima agisce e poi, forse, pensa; Ben è l'uomo su cui si può sempre contare, l'amico che sai che ci sarà nel momento del bisogno.
E poi c'è l'assistente di Reed, Alyssa, che passa più tempo con lo scienziato di quanto non ne passi Susan con il fidanzato, e c'è l'Uomo Talpa, Harvey Elder, uno scienziato incompreso, per usare lo stesso termine di Susan, che riceve comprensione e ospitalità proprio da questa strana famiglia, così simile a lui e ai suoi amici, gli abitanti del mondo sotterraneo.
Nel complesso questi Fantastici Quattro sono anche più interessanti delle versioni originali di Lee e Kirby, molto più approfondite e sfaccettate, però il difetto del volume sta in un piccolissimo dettaglio: uno spostamento in avanti nel tempo delle origini del gruppo. Se da una parte questo ha portato a una giusta idea, quella di inserire Reed dentro il mercato dei viaggi spaziali privati, non tiene però conto di due dettagli fondamentali. Reed Richards, infatti, viene descritto come una sorta di Fermi, uno scienziato in grado di comprendere sia gli aspetti sperimentali sia quelli teorici ma anche di metterli in pratica entrambi, oltre a rappresentare una figura di esperto in grado di discorrere con precisione praticamente di ogni cosa, ovvero una figura abbastanza anacronistica al giorno d'oggi (o comunque in via d'estinzione, a meno di non considerare Reed un cinquantenne, almeno), visto che anche gli stessi teorici stanno iniziando a sperimentare il lavoro di equipe.

sabato 5 gennaio 2013

I mondi fantastici di Civiello e Mosdi

Probabilmente Emmanuel Civiello è uno dei più grandi illustratori fantasy al mondo. Quando i suoi disegni esplodono a tutta pagina, è un piacere perdersi nei dettagli del tratto e nella ricchezza del colore. Le sue creature fantastiche, poi, sono perfettamente plausibili, i guerrieri sprigionano forza e potenza, le donne bellezza e sensualità. Folletti ed esseri di questa stazza risultano alla fine inevitabilmente simpatici. Almeno fino a che all'osservazione con i soli occhi non si aggiunge la lettura dei dialoghi di Thomas Mosdi, apprezzato sceneggiatore transalpino del fantastico.
L'incontro tra i due autori fantasy, con il senno di poi, non poteva che essere inevitabile e ha prodotto ben due tetralogie, Il seme della follia, dove Civiello collabora anche ai testi, e Korrigan. Per quanto quest'ultima sia, come opera successiva, molto più matura e tecnicamente più valida sia dal punto di vista delle illustrazioni, sia dal punto di vista dei testi, Il seme della follia è invece una storia molto più ricca e interessante e molto meno banale di quel che potrebbe sembrare.
More about Il seme della follia
Rispetto a Korrigan, che è un fantasy classico, come vedremo, Il seme della follia è una interessante combinazione tra le storie sulle fate e alcune opere fondamentali del fantastico. L'inizio è cupo e violento, con l'invasione da parte delle truppe di un ancora sconosciuto nemico nelle terre delle fate. Il popolo di Faerie è quindi costretto a fuggire e tutti si rivolgono alla regina delle fate, l'unica speranza per un mondo morente, proprio come ne La storia infinita la regina bambina lo è di Fantasia. Purtroppo la regina delle fate muore e lì dove sorgeva il suo castello sorge un albero immenso e contorto: la sua tomba.
I pochi poteri rimastili, però, le consentono di assegnare la classica cerca a Igguk Plitchwook: l'elfo alchimista, anche se controvoglia, dovrà trovare il Cuore di Cristallo, un oggetto che dovrebbe salvare Faerie. E il folletto inizia così un viaggio lungo il regno insieme a una scalcinata compagnia che, affrontando pericoli sopra e anche sotto la terra, lo porterà all'assalto finale al castello del crudele avversario, Oberon, il primo marito della regina delle fate. E con la regina, riportata in vita grazie alla sua cerca, Igguk avrà un dialogo che nei contenuti non è troppo diverso da quello che hanno Sebastian e la regina bambina di Fantasia di fronte all'ultima scintilla di vita del regno.
Purtroppo la sconfitta di Faerie è inevitabile: la guerra si gioca, letteralmente, tra Oberon e il re delle fate su Faerie e tra un giovane monaco e Merlino sulla Terra. Ognuno dei quattro personaggi è una rappresentazione o manifestazione del suo corrispettivo su ciascun mondo, e i due avversarì così giocano due partite che in realtà sono una al gioco più famoso del mondo: gli scacchi. La sfida immortale da cui Mosdi e Civiello traggono ispirazione è la partita a scacchi immortalata da Bergmann ne Il settimo sigillo, e lo dimostrano l'iconografia utilizzata e l'inevitabile sconfitta di Merlino. E il mago del ciclo arturiano è, insieme al suo avversario, una rappresentazione simbolica del passaggio dal mondo druidico a quello cristiano, un passaggio non certo incruento.
Approfondire dal punto di vista storico questo passaggio non è certo semplice, quindi mi limiterò a raccontare brevemente il probabile simbolismo che potrebbe essere alla base della scelta degli autori nell'utilizzo del personaggio. Secondo la tradizione cattolica, Merlino ha dei natali demoniaci e quindi, rappresentando egli la tradizione druidica della Gran Bretagna, diventa un facile mezzo per demonizzare quella stessa tradizione. Al tempo stesso, però, Merlino è anche l'artefice della salita al trono di Artù, un simbolo troppo potente e radicato per essere cancellato così facilmente. E infatti questa parte non viene distrutta, ma anzi esaltata, grazie ai valori della cavalleria. Non a caso, come ben scrive Tolkien nel saggio che accompagna la sua riedizione de Il cavaliere verde, molti dei miti della tavola rotonda sono di ispirazione cristiana. La presenza di Merlino in questi miti è dunque un simbolo per suggerire come il mago, abbandonata una fede errata, ha giustamente abbracciato una nuova e più giusta tradizione.
In poche parole Merlino è diventato il simbolo del passaggio dal druidismo al cristianesimo (o cattolicesimo) e dell'accettazione di una tradizione nuova giunta nell'indomito regno di Gran Bretagna. Il ruolo di Merlino sembra essere lo stesso, nonostante la sconfitta finale. Anche perché l'ultima scintilla di vita di Faerie, il seme della follia, continua a brillare nella mano del mago morente, così come l'ultima scintilla di Fantasia brillava nelle mani di Sebastian prima di iniziare a ricostruire il fantastico mondo.
More about Korrigan - L'integrale
Di diverso impianto è invece Korrigan. Innanzitutto è un'opera tecnicamente più valida, non solo per i disegni, ma soprattutto per i dialoghi. Laddove Il seme della follia presentava dialoghi troppo moderni e brillanti, piuttosto piatti per il contesto fantasy della storia, qui la prosa di Mosdi raggiunge in alcuni punti toni da epica classica. La trama è classica ed è una abbastanza evidente variazione su quella de Il signore degli anelli. Balor, signore dei Fomori, è stato rinchiuso nella sua fortezza all'interno del mondo degli dei del tempo degli eroi e delle fatate creature dai suoi più acerrimi avversari, i Tuatha De Danann. Questi, come gli Ainur, vivono in una terra separata e lontana dalle altre, raggiungibile solo via mare, ma l'arrivo di Luaine, accompagnata da due folletti del clan dei Korrigan, Emer ed Eolas, riuscirà ad ottenere il loro aiuto contro Balor per liberare la madre, diventata l'inconsapevole mezzo del cattivo per liberarsi dalla sua magica prigione, e il nonno, rinchiuso nelle segrete del castello incantato.
In effetti ad aiutare Luaine nell'attacco finale scenderà in campo anche una sorta di Aragorn, il cavaliere dei Tuatha, messer Arianrod cui nel momento decisivo si uniranno anche Medh Maeb, figlia dello stupro di Balor su una Tuatha, e l'entità marina dai mistici poteri Shassurrah, imprigionata e torturata dai Fomori ma liberata proprio grazie a Luaine. Interessante, poi, notare come, nonostante tutto il potere magico dei Tuatha, per rinchiudere Balor questi esseri potenti sono stati costretti a ricorrere alla magia dei druidi della Terra, e questo è stato al tempo stesso il motivo del successo iniziale ma anche il punto debole intorno cui è ruotato il piano di Balor, rapire gli umani nella notte di Samain, e quindi l'intera storia di Mosdi e Civiello.
Alla fine Korrigan è un fantasy classico, con molti punti di collegamento con il romanzo principe del genere, Il signore deigli anelli, e con tutta l'opera e la mitologia sviluppata da Tolkien. Supportato dalle splendide illustrazioni di Civiello, Mosdi ha anche dimostrato in questo caso un'ottima conoscenza del linguaggio del genere, sfruttandolo appieno, senza le imprecisioni e le imperfezioni de Il seme della follia, e questo, visto che nella trama la loro prima tertralogia è molto più interessante, lascia un po' l'amaro in bocca. Ad ogni modo alcuni dettagli (innanzitutto il rito che ha permesso a Balor di ottenere la conoscenza sulla natura della magia umana) lasciano la vicenda leggermente aperta, quindi non sarebbe così incredibile leggere delle nuove avventure di Luaine in futuro.

domenica 30 dicembre 2012

Notturno

More about Notturno
La quasi totalità della produzione letteraria di Lovecraft può essere classificata sotto la voce horror. Forse solo una manciata di racconti possono essere ragionevolmente indicati come gotici e ognuno di questi ha sicuramente una caratteristica fondamentale: una parte dell'avventura avviene in sogno, e il sogno trasporta il protagonista in un mondo alieno. Ciò che rende i racconti da sogno di Lovcraft più vicini all'horror che non al gotico è essenzialmente il senso di alienazione che il sognatore prova una volta che viene trasportato nel mondo extraterrestre di destinazione.
In ogni caso uno degli elementi che permette di distinguere il gotico dall'horror è proprio l'atmosfera, sognante, a volte stagnante, e una maggiore attenzione verso un po' tutta la gamma dei sentimenti e non un esclusivo interesse verso la paura. Con questi pochi ingredienti è semplice identificare Il castello di Otranto come gotico (è, anzi, considerato come il capostipite del genere), così come lo stesso Dracula, considerato da molti come l'ultimo romanzo del genere (almeno di quello classico, visto poi il successo della serie sui vampiri di Ann Rice, che ha riportato questo sottogenere del fantastico all'attenzione del pubblico di lettori seriali). Ed è soprattutto per l'atmosfera presente dentro Notturno di Salvador Sanz, fumettista argentino dal tratto preciso e dettagliato, che ricorda il mangaka Minetaro Mochizuki, autore, tragli altri, di Dragon Head, che possiamo classificare questa historieta come gotico.
La vicenda è di base lovecraftiana: Lucia e Lucio, quando si addormentano, vengono trasferiti in un mondo alieno, una terra parallela, abitata da una specie di giganteschi uccelli rapaci, che per mantenere l'equilibrio tra i mondi, vengono spediti nella Bueno Saires dei due ragazzi a occupare lo spazio fisico dei due. E quasi come in un sogno i due ragazzi si trovano a vagare per Vertiguel, dove raccolgono informazioni riguardo il piano degli uccelli e soprattutto di come loro posseggono la chiave per rompere l'equilibrio tra i due pianeti paralleli.
In effetti, ripercorrendo la tradizione del neogotico romantico (quello di Twilight e simili, per intenderci), Notturno è innanzitutto una storia d'amore, ma non contrastata dal fatto che uno dei due è un vampiro (scegliete pure un altro mostro differente) o perché fatto parte di due razze di mostri in guerra tra loro, ma più che altro contrastata dalle circostanze. I due infatti si incrociano, si sfiorano, raccolgono separatamente informazioni e finalmente si incontrano. E si amano, perché, come scrive Alan Moore in Promethea, l'amore è la magia più grande del creato (diciamo che questa versione è leggermente più romantica rispetto a quella originale...) e permette loro di trasformarsi e mantenere il controllo sull'uccello che entrambi, insieme, diventano. Non è, dunque, il personaggio solitario che, per un qualche motivo, sospeso tra due mondi vive il dramma della scelta, ma in questo caso sono due esseri completi, che più che vivere sospesi sembrano attendere il momento della verità per scoprire, loro per primi, quale sarà la scelta.
Il romanzo contiene, poi, alcune interessanti suggestioni, alcune probabilmente inconsapevoli. Ad esempio, per consentire l'apertura delle porte tra i due mondi, il mago Ciempiés, metà uomo, metà uccello, utilizza il così detto Sghignazzante, una via di mezzo tra la mitica Fenice e gli uccelli urlatori utilizzati da Amelia per distruggere il vetro indistruttibile che, in una storia del grande Carl Barks, ricopriva il deposito di Paperone. Il momento del passaggio dei due corpi dal proprio mondo a quello parallelo sembra poi richiamare L'esorcista, anche se più che trasmettere un senso di orrore e disagio, trasmette dolore fisico.
La riunione che Ciempiés fa di tutti i sognatori a Puerto Madryn richiama, con tutti i distinguo del caso, l'assemblamento fatto dagli alieni nello stadio di Buenos Aires ne L'eternauta (non dimentichiamo, ad ogni modo, che in Notturno la riunione dei sognatori avviene su aerei cargo), a dimostrazione da una parte di quanto forte è una immagine come quella raccontata da Oestered e Lopez, e dall'altra da quanto è ancora aperta la ferita dei desaparesidos in Argentina. Infine l'ultima suggestione lovecraftiana, quella più esplicita, riguarda il bambino gufo, rappresentato come un enorme uccello incurvato sotto il suo stesso peso,
(...) un uccello mascherato da uomo.

sabato 29 dicembre 2012

Il castello scomparso in mare

More about Il castello scomparso in mare. L'incredibile storia di Ippolito Nievo
I festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia, se da una parte non hanno portato delle grandi discussioni critiche su quegli eventi storici e su come l'unità sia stata gestita dopo la conclusione delle operazioni belliche, dall'altra, però, ha portato alla ribalta mostre, progetti e persone che hanno messo sicuramente la passione del proprio mestiere oltre che l'amore per l'Italia stessa. In particolare in campo fumettistico, molti cartoonist hanno risposto con grande passione alla chiamata di questo o di quell'altro progetto. Ad esempio all'interno della collana Sulle rotte dell'immaginario che Stefano Gorla e Angelo Nencetti hanno curato per conto de Il Giornalino e del Museo italiano del fumetto e dell'immagine di Lucca, due volumi, Storie d'Italia, sono stati dedicati all'interpretazione di alcuni dei più noti cartoonist italiani della storia della nostra penisola. Ai due volumi hanno partecipati autori del calibro di Carlo Ambrosini, Francesco Artibani, Ivo Milazzo, Giorgio Cavazzano, Sergio Toppi, che ha anche realizzato la copertina del primo volume e la storia d'apertura di tutto il progetto.
In particolare la storia di Toppi, Un lungo cammino, parte praticamente dalla preistoria fino alla conclusione dell'unità e alla fine della spedizione dei mille di Garibaldi. Se da una parte questi due volumi, abbastanza snelli (poco più di 125 pagine), hanno come unico obiettivo quello di catturare lo spirito dell'Italia, non sono certo sufficienti per approfondire alcune delle figure più importanti del risorgimento italiano. Tra queste uno dei garibaldini più noti è sicuramente Ippolito Nievo. Colonnello dell'esercito di Garibaldi, Ippolito è uno dei garibaldini più amati, come spiega Giacomo Vit nella postfazione de Il castello scomparso in mare, tanto che lo stesso Garibaldi ne piange la scomparsa, avvenuta in mare durante il naufragio del vaporetto Ercole salpato da Palermo il 4 marzo del 1861 e colato a picco a causa di una tempesta quella stessa notte.
Nievo, che aveva ancora 29 anni quando le fredde acque del mare Mediterraneo lo abbracciarono, è noto soprattutto per l'unico romanzo, Le confessioni di un italiano, che venne pubblicato postumo nel 1867 con il titolo de Le confessioni di un ottuagenario perché quel primo editore, Le Monnier di Firenze, aveva paura che venisse preso non per un romanzo ma per un'opera politica: in fondo l'unità d'Italia era ancora abbastanza fresca e non era ben vista da tutta la popolazione, come è anche stata molto brava a sottolineare Erika De Pieri nel corso del romanzo a fumetti edito da Lavieri in collaborazione con Venchiaredo.
Che tutta l'operazione portata avanti prima dai garibaldini e poi conclusa dai piemontesi non fosse chiara o ben vista da una fetta più o meno ampia della popolazione è cosa nota ed evidente già semplicemente leggendo quel capolavoro che è Il Gattopardo di Tommasi di Lampedusa, che grazie anche al film di Luchino Visconti, ha diffuso nel mondo un pezzo importante della storia d'Italia che va ben oltre i film holliwoodiani sull'antica Roma (ben fatti, certo, ma comunque limitati ad un arco narrativo ristretto, come se l'Italia fosse tutta là e nulla più...). In particolare nel romanzo di Lampedusa sono soprattutto il prete e il patriarca a essere sospettosi nei confronti della nascente nazione, che nelle parole promette di rendere liberi i poveracci, ma che nei fatti sta semplicemente cambiando un padrone con un altro, magari restituendo il potere ai soliti noti attraverso la democrazia rappresentativa.
Questo dramma che visse l'Italia durante e subito dopo l'unità d'Italia viene rappresentato molto bene dalla rissa sulla nave tra i marinai e i soldati di Nievo. A un certo punto, infatti, uno dei marinai grida:
Garibaldini dei miei stivali! Siete solo dei mercenari!
L'episodio genera nel ragazzino che ha fatto amicizia con il colonnello un problema apparentemente insolubile: il suo amico Ippolito è un bandito oppure no?
E' difficile spiegare a un ragazzino di 10 anni, come uno stesso uomo possa essere visto come eroe da alcuni... e tacciato di delinquente da altri.
Per spiegare questo concetto, che spesso non è ben chiaro nemmeno a un adulto, il Nievo fumettistico utilizza una storia, quella di Spaccafumo, prima fornaio di paese e poi bandito da Cordovado perché aveva difeso una signora del paese contro i soprusi di un tutore della legge.
Non sempre la legge è giusta, non sempre chi la sfida è cattivo.
Non è mio compito adesso entrare nel dettaglio di questa frase che Erika De Pieri mette in bocca a Nievo, ma ci tengo a sottolineare come storicamente è dietro queste buone intenzioni di molti banditi che si è nascosta per secoli la criminalità organizzata italiana (e non solo), costruendo, così, un rapporto di fiducia con la popolazione, che veniva presa per i fondelli due volte: dai mafiosi che promettevano di proteggerli contro i soprusi dei potenti e dai politici che promettevano di proteggerli contro le violenze dei banditi.
Al di là dello sfogo più o meno sentito, torniamo però al fumetto. Il castello scomparso in mare non è solo una storia sull'unità d'Italia, ma è soprattutto la storia di un bambino che sta crescendo, è anche una storia d'amore, più o meno classica, ed è una storia poetica, fatta di immagini che sembrano a volte uscite da una cartolina, altre da ricordi un po' confusi. Erika infatti utilizza diverse tecniche illustrative per rappresentare i vari momenti di una storia costituita con immagini prese in prestito anche da Le confessioni di un italiano.
Per la storia principale utilizza uno stile chiaro, molto simile a quello di ... ne Le tre ombre. E con Le tre ombre, Il castello scomparso in mare condivide anche l'alternanza di stili, con figure allungate per alcuni dei punti cardine della vicenda, come ad esempio a pag.24 quando il piccolo Ippolito viene sgridato per essere stato fuori troppo tempo. Per sottolinearela drammaticità, per la mente di un bambino, di quella situazione, la De Pieri disegna, poi, l'illustrazione su un foglio nero, come molte altre scene del romanzo, come ad esempio alcune delle visioni che costituiscono il naufragio della Ercole, ottenendo l'effetto di un graffito (questa tecnica consiste semplicemente nel colorare un foglio bianco con strati di pastelli di colori diversi, fino all'ultimo strato da realizzarsi con il pastello nero. Alla fine del processo di ricoprituradel foglio si disegna utilizzando una punta, ad esempio quella del compasso, grattando lo strato nero fino ad arrivare al colore che ci interessa far emergere. In questo caso, però, è importante avere in mente ben chiaro il soggetto da rappresentare).
La tecnica sembra un alternarsi tra acquerelli e pastelli, e l'effetto complessivo non è semplicemente gradevole, ma perfetto per una storia molto bella e romantica, infantile e al tempo stesso adulta, drammatica ma anche divertente. E alcune delle pagine più belle non sono altro che rappresentazioni dei luoghi di Nievo o delle immagini evocate nel suo romanzo, che il lettore avrà modo e piacere di scoprire anche grazie all'ottima e puntuale postfazione di Giacomo Vit.

venerdì 27 gennaio 2012

Il complotto

La giornata di oggi mi è sembrata perfetta per recuperare dal limbo la recensione dell'ultima grande opera realizzata dal maestro Will Eisner.

More about Il complottoE' il primo graphic reportage realizzato da Will Eisner. Il creatore di Spirit, impegnato nelle sue opere successive a Contratto con Dio, a ritrarre la realtà statunitense e soprattutto a dare una nuova visione della comunità ebraica, in questo caso si occupa dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion.
Questo letale documento presenta un dettagliato piano in cui un gruppo di rappresentanti delle comunità ebraiche mondiali confessano il piano e il proposito di controllare e conquistare il mondo. Al di là dell'assurdità dell'esistenza di un documento simile, sono molti quelli che nel corso di poco più di un secolo di vita sono caduti e continuano a cadere in quella che può essere definita come la più grande bufala della storia.
La bufala nasce dall'esigenza dei ministri della Russia zarista di fine XIX secolo di convincere Nicola II a resistere alle spinte modernizzatrici per mantenere lo status quo e soprattutto i privilegi di casta. La prima scelta è quella di indicare un nemico che appoggi la modernità, screditando così le forze riformatrici a tutto vantaggio di quelle conservatrici. Il nemico viene presto trovato, e sono gli ebrei, un gruppo di persone discriminate sostanzialmente per la religione, e anche per questo da sempre attaccate e diffamate.
Per portare a compimento l'opera è però necessario realizzare un documento credibile in cui gli ebrei si propongano esplicitamente di conquistare l'economia mondiale: non ha importanza se il documento sia assurdo o meno, incredibile o meno, l'importante è che sia in grado di risvegliare le paure insite nello zar e nel popolo russo.
La scelta del testo di base, o comunque del più importante(1) è Dialogo all'inferno tra Machiavelli e Montesquieu di Maurice Joly. Il dialogo, nato per attaccare politicamente la figura di Napoleone III, non ha certo portato fortuna al suo autore e in parte anche al libro stesso che, di mano in mano, finisce in possesso di Mathieu Golovinskij, esperto nella costruzione di prove false, e che rielabora su ordine dei suoi superiori il libro sul finire del XIX secolo in modo tale da poter essere utilizzato contro il riformismo russo.
Dopo l'uso, nei primi anni del XX secolo, dei Protocolli come bibliografia delle opere antisemite di Sergius Nilus, l'esplosione editoriale dell'opera fittizia è incredibile, e la sua diffusione inarrestabile. E' su di essa che si alimentano, in parte, le follie razziste e antisemite, è su di essa che si alimenta la bufala del complotto mondiale sionista. Nel corso del suo secolo e più di vita, il libello è stato più volte, da quasi tutte le corti più importanti del mondo, inequivocabilmente identificato come un falso, ma nonostante questo non solo molta gente ha continuato a crederci, ma lo ha utilizzato per giustificare razzismo, violenza, intolleranza. E in ogni caso l'attegiamento della gente verso l'ipotesi che sia un falso non è quello che ci si potrebbe ottimisticamente aspettare: forse è un falso, si dice, ma certo rappresenta gli ebrei molto bene, quindi bisogna credere in quello che dice!
Con l'ottimismo che lo contraddistingue, Eisner ha deciso di affrontare la ricerca storica sui Protocolli per divulgare ancora una volta una verità troppo spesso calpestata, per togliere alle persone una giustificazione e lasciarle nude con il loro razzismo in bella mostra, e per fornire a chi, ingenuamente, ha aderito alla follia, di avere uno strumento per ritornare sui propri passi. Peccato che da solo, un uomo e la sua opera, possono fare ben poco, e allora è compito nostro come lettori di suggerire la lettura a tutti, in modo che ci sia sempre maggiore diffusione di questi strumenti, necessari per respingere il prossimo attacco dei Protocolli.

(1) Come si legge nell'introduzione di Umberto Eco ci sono altri testi che hanno prestato parti alla stesura dei Protocolli dei Savi di Sion.

martedì 23 febbraio 2010

Hex secondo Lansdale

More about Jonah Hex: Two-Gun MojoDopo aver parlato di Lansdale su Lo Spazio Bianco, eccoci di nuovo con Champion Joe e con Timothy Truman per questo Jonah Hex - Two gun mojo, di cui, dopo aver atteso per molto tempo la ristampa Planeta, sono riuscito a trovare l'edizione della Magic.
Two gun mojo riporta una delle influenze più importanti di Lansdale, quella della cultura voodoo, che ad esempio gli ha ispirato Mucho mojo della serie Hap & Leonard, o che lo ha guidato nella trasposizione de Le ali dell'Inferno, racconto di Robert Ervin Howard e in parte nella stesura de Il canto dei morti.
Il mojo, la potenza, la magia, soprattutto quella negativa, sono incarnate da Doc Williams, alchimista, medico e mago, soprattutto creatore di zombie che controlla attraverso una particolare pozione di cui non ricorda più la composizione. Questo è l'avversario di Jonah, il pistolero più temuto di tutto il west DC Comics.
La graphic novel consente così al buon Joe di unire alla passione per il voodoo e la magia, quella per il west e soprattutto per la sua terra, il Texas: in questo senso è indubbio che Lansdale si sia divertito e non poco nello scrivere le vicende del pistolero. La storia è sporca e cattiva come solo quelle di Champion Joe riescono ad essere: dialoghi essenziali, stringati oserei dire; pallottole che volano, sangue che scorre, splatter a piene mani; dolore e morte, sacrifici e guerre; il tutto condito con il solito, sano umorismo lansdaliano, che rende più sopportabile la violenza, non certo l'animo umano.

sabato 20 febbraio 2010

Una notte al circo

Nuova recensione pubblicata su Lo Spazio Bianco, questa volta legata a Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch.
Come già per Lansdale, anche in questo caso vi propongo un estratto della recensione pubblicata:
Vicenda strana, quella di Miss Finch, una via di mezzo tra Alice nel paese delle meraviglie (è a questo che inevitabilmente si pensa all'ingresso dell'uomo travestito da zio Fester, tutto trafelato e preoccupato del ritardo degli ultimi ospiti, un gruppo di amici tra cui il narratore della vicenda) e The Rocky Horror Picture Show. E il paragone con il mitico musical va al di là della stessa esplicita citazione di Gaiman: tutta la presentazione del circo sotterraneo è un'evidente citazione all'orgia in casa di Frank-N-Furter che si troveranno di fronte agli occhi Janet Weiss e Brad Majorsnel. E se nel film a venire in un certo senso corrotti sono entrambi, in questo caso è Miss Finch a subire l'influenza del misterioso circo.
(continua su Lo Spazio Bianco)

Ovviamente potete usare questo blog per commentare quell'articolo!

martedì 16 febbraio 2010

Lansdale, l'ultimo scrittore pulp

(sono tornato su Lo Spazio Bianco, e spero con una certa regolarità, questa volta; in questa occasione mi sono occupato de Il canto dei morti e de Le ali dell'Inferno, il primo tratto dalla serie di Conan della Dark Horse, pubblicata in Italia dalla Panini, il secondo la trasposizione di un altro racconto di Howard; il minimo comun denominatore è Joe R. Lansdale, che ne ha scritto entrambe le sceneggiature; ora vi lascio a uno stralcio dell'articolo)

sabato 13 febbraio 2010

Sumimasen deshita

More about Vertigo Pop! TokyoIl titolo della recensione è in giapponese. Vuol dire Sono mortificato!. Mi sembrava troppo poco usare il solo Sumimasen, che vuol dire Mi scusi, mi dispiace, considerando che sono mesi che non vi propongo una recensione dei libri che leggo (l'ultima risale a novembre con L'inverno della paura). A questo punto, visto che è sabato, e viste le buone intenzioni di riprendere con le recensioni, ho deciso di parlarvi di un fumetto particolare, Tokyo, realizzato da Jonathan Vankin e da Seth Fisher, che non credo si sia limitato ai soli disegni, visto che la sua ultima città è stata proprio Tokyo.

sabato 10 ottobre 2009

La vita secondo Gipi

Recensione leggermente aggiornata il 16 marzo 2020 in occasione dell'iniziativa della Coconino #unaquarantenadifumetti
Chiuso il libro di Gipi, La mia vita disegnata male, sono rimasto col dubbio, la quasi certezza a dire il vero, che il delirio del protagonista non era la biografia di Gipi, almeno non la sua per filo e per segno. Ironico, a tratti esilarante, Gipi questa volta si butta nel passato di un personaggio al limite dell'ipocondria, lo viviseziona, novello De Matteis. La narrazione è una combinazione tra flashback allucinati ed episodi più lineari, il tutto intercalato con un racconto di pirati colorato con la tecnica dell'acquarello, mentre il resto è in bianco e nero. Stilisticamente, poi, Gipi mostra un po' tutto il suo repertorio, da pagine appena abbozzate, ma comunque godibili e ricche di testo, ad altre più dettagliate, utilizzando sempre lo stile più opportuno per l'occasione.
E così, nonostante l'ambiguità su quale sia la vita che il cartoonist toscano rappresenta nel suo romanzo a fumetti, si resta alla fine pienamente soddisfatti del corposo volume.
A puro titolo di esempio, ho estratto 6 pagine dalla versione digitale del volume, che potete scaricare qui.

sabato 26 settembre 2009

Lo Hobbit a fumetti

More about Lo hobbit a fumettiLa prima (e per ora unica) volta che ho letto Lo Hobbit di Tolkien è stato una quindicina di anni fa, anno più anno meno. Con la scusa che lo avevo già letto, la versione a fumetti di Charles Dixon e Sean Deming per i testi e di David Wenzel per i disegni non l'avevo mai presa. Ora, però, ho deciso di rompere gli indugi, e così ecco fatto l'acquisto.
L'adattamento è quanto di più fedele ci possa essere: Dixon e Deming mantengono l'atmosfera favolistica della storia, una storia bella ed epica come poche. Le imprese del signor Baggins, zio di Frodo l'eroe del Signore degli Anelli, belle, appassionanti e divertenti, rivivono con la stessa freschezza sulla pagina del fumetto magistralmente disegnato e colorato da Wenzel. La sua scelta di usare, per i colori, degli acquarelli rende l'opera ancora più magica di come già non sia la storia in se. Alcune splash page spiccano poi sulle altre: l'arrivo di Gandalf alla casa di un Bilbo intento a fumare la pipa; l'udienza di fronte al re dei goblin, circondati dal suo esercito; Smaug disteso a sonnecchiare sul tesoro conquistato ai nani; la pagina in cui viene riassunta buona parte della battaglia contro i goblin; l'ultimo saluto tra Bilbo e Thorin. Altrettanto belle, poi, anche se non sono propriamente spalsh page l'arrivo della zattera degli elfi alla Città del Lago e l'arrivo della compagnia nella sala del governatore della città; l'attacco di Smaug alla Città del Lago.
Molto bella, poi, la sequenza con l'incontro con Gollum: generalmente lo stile adottato da Wenzel non sia propriamente adatto per le scene più cupe all'interno delle caverne, in questo caso risulta nel complesso efficace. In generale, comunque, elegante il suo Smaug, simpatici e realistici sia Bilbo sia i nani, forse qualche cosa da ridire sugli elfi, che non presentano nessuna effettiva differenza con gli uomini. Comunque un bel fumetto, una graphic novel che si mantiene estremamente fedele all'opera originale.

venerdì 25 settembre 2009

Femmine incantate

More about Le femmine incantateDopo il trittico di post notturni su Lost Girls chiudiamo con queste nottate all'insegna dell'eros con Le femmine incantate di Magnus. Famoso per Alan Ford, Satanik e altri fumetti di basso costo e piccolo formato (alla Diabolik per intenderci), il geniale disegnatore, abbandonati i giornaletti a basso costo e alto guadagno, ha letteralmente esploso il suo stile con una serie di progetti di grande bellezza e intelligenza, soprattutto come autore completo.
Nascono così Lo sconosciuto, I briganti, Le 110 pillole e questo Le femmine incantate, l'ultimo lavoro del Maestro. Tutti e quest'ultimo in particolare sono caratterizzati da vignette ricche, strabordanti di dettagli, che solo grazie a recenti ristampe, come quella che ho scovato da Grendel a Cosenza, di grande formato sono arrivate in una edizione che consente di apprezzare al meglio il lavoro di Magnus. Senza contare poi che l'edizione di Alessandro Editore, a fronte di un neo nel titolo, che occulta una parte della splendida copertina, è arricchito da un apparato redazionale di grande qualità, presumibilmente scritto da Franco Spiritelli, e da una serie di illustrazioni e bozzetti inediti gentilmente concessi da Giovanni Romanini, per anni suo inchiostratore. Il lettore, quindi, nella prima parte viene a conoscenza della cura e del gran lavoro che il cartoonist metteva in ogni sua opera: una approfondita ricerca culturale, tra le fonti letterarie scelte, e una grafica, cercando ambienti e atmosfere, personaggi e pose.
Tutto questo fa alla fine apprezzare ancora di più la lettura de Le femmine incantate, che ebbe una pubblicazione travagliata sia in Italia, a causa della pubblicazione su due riviste, la patinata Dolce Vita e poi la più classica Comic Art, dove alcuni episodi vennero censurati, sia in Francia anche a causa dei ritardi nelle consegne. L'edizione di Alessandro Editore, comunque, consente di apprezzare il profondo lavoro grafico e di sintesi(1) e propone le storie non nell'ordine cronologico di pubblicazione, ma in un ordine che, si spera, sia stato suggerito dall'autore stesso nei suoi appunti(2). Le storie, sette, tutte di ispirazione orientale, si concentrano sulla parte femminile dell'umanità, sulle donne come protagoniste in un certo senso incantate e incantatrici della vita. E in effetti, al di là delle atmosfere fantastiche, quasi favolistiche delle storie, al di là dell'erotismo a volte accennato, a volte esplicito, quando sono le donne ad essere protagoniste, lo è anche la vita, con tutti i suoi risvolti felici e drammatici. In questo senso è degna la conclusione scelta per il volume, La guardiana del ponte, che assomma in sé tutte le tematiche e le atmosfere delle storie che la precedono. Un volume, una raccolta imperdibile.

(1) Per motivi di spazio, Magnus non poté usare più pagine di quelle effettivamente utilizzate, ma trasformò questo handicap in un pregio.
(2) Anche se questa scelta non è stata né giustificata né esplicitamente scritta nei redazionali; se poi mi è sfuggita, l'attento lettore è pregato di suggerirla nei commenti!

Ragazze cresciute | Isole che non ci sono | Grande e terribile
Le femmine incantate


Leggi anche:
C'erano una volta le favole | Recensione su LoSpazioBianco | Recensione di Obi-Fran Kenobi

giovedì 24 settembre 2009

Grande e terribile

More about Lost Girls vol. 3Dei tre volumi, è quello che ho apprezzato di meno: un'orgia infinita dal primo al penultimo capitolo del volume, una rappresentazione della parte animale degli esseri umani, con pochi guizzi interessanti e curiosi.
L'apertura delle danze viene affidata a Fuori, il gelo, la neve accecante, dove l'albergo si svuota a causa della guerra, così molti clienti, tra cui Rolf e Harold, sono costretti a partire anticipatamente rispetto al previsto. Wendy e Dorothy, però, non si perdono d'animo, e così un incontro tra una banana e la ex-timida Wendy prosegue tra le lenzuola insieme all'eloquio unico della piccola Dorothy. Eppure manca qualcosa, o meglio qualcuno, o ancora meglio qualcosa che qualcuno può dare al loro piccolo festino: e così vengono chiamati in camera due inservienti ed ecco la prima e unica scena veramente divertente e particolare del volume. Wendy si affaccia dalla finestra mentre Harold va via, nel frattempo Dorothy ha la bella idea di farla prendere da dietro proprio mentre saluta il marito. Così, mentre Harold va via, scambia gli urletti di piacere della moglie, che alle sue spalle vede un incontro intimo a tre con Dorothy opportunamente dotata, per lacrime di dolore per la sua partenza.
Questo, però, è solo l'inizio: sfruttando il fatto che l'albergo si sta svuotando, Monsieur Rougeur da inizio a un'orgia alberghiera con le clienti e gli inservienti rimasti. Come guida, ovviamente, i racconti del suo Libro Bianco. Seguono così Un allegro equipaggio sotto il sole al tramonto e Non ti scorderai di salutare?, alla fine dei quali l'albergo si svuoterà definitivamente tranne che per le nostre tre ragazze perdute. Ancora una volta la storia è suddivisa nettamente in due parti, suddivisione più rigida nel capitolo 22, comunque. Nella parte superiore viene rappresentato un racconto di vita familiare tratto dal Libro Bianco, nel primo caso in bianco e nero, nel secondo a colori.
Il resto è storia, o orgia come ho scritto all'inizio, dall'incontro con l'uomo di latta e poi dalla contemporaneo consesso con i tre inservienti che porterà Dorothy e il padre (eh già! è il padre e non lo zio!) nel viaggio che concluderà le vicende della ragazza durante una intima settimana di fuoco in cui esplorerà le ultime conoscenze che le mancano riguardo i rapporti tra uomini e donne. La scoperta finale da parte della matrigna la spingerà a prendere la via dell'Europa (Il campo dei papaveri, capitolo 24, e L'uomo dietro le quinte, capitolo 28). Conclude anche Wendy le sue avventure estive con Presa all'uncino (capitolo 25) dove viene rielaborato l'episodio in cui il personaggio del romanzo di Barrie viene legata al palo della nave di Uncino, e Inghiottito (capitolo 27), dove si concludono le vicende di Wendy e Peter e viene rappresentato nella consueta splah page il momento in cui Uncino cade nella bocca del coccodrillo: un'immagine al tempo stesso esplicita ma sottile (e forse anche soddisfacente per il pubblico femminile). Alice, invece, conclude con Il consesso del bruco (capitolo 26) e soprattutto La deposizione di Alice (capitolo 29) dove avvengono due fatti notevoli: la splash page in cui Alice viene inseguita dall'amico di ogni maschio che presumibilmente sta urlando, sputando a destra e a manca, Tagliatele la testa!, e la conclusione delle evoluzioni erotiche delle tre donne con reciproca e contemporanea soddisfazione degli umori intimi.
All'insegna del cerchio (che oramai, spossato oltre ogni dire, non ricordo più dove ho citato) è la conclusione: Lo specchio: Ripresa e crescendo (Chi lo ha sognato?). Ancora una volta ci troviamo di fronte allo specchio di Alice. Le tre amiche si stanno rivestendo dopo l'ultima notte passata nell'hotel, preparandosi a partire, a fuggire dalla guerra. Il bacio finale di Alice al suo specchio, questa volta, è diverso rispetto a quello iniziale: in quel caso era rivolto a se stessa, questa volta sembra più che altro allo specchio stesso, a quello cui è stato testimone, alle vicende che partendo Dorothy, Wendy e Alice si lasciano alle spalle.
In quel mondo di fantasia che le tre ragazze perdute si sono lasciate dietro, però, irrompe la realtà della guerra: i soldati tedeschi arrivano e distruggono lo specchio. E la telecamera si allontana dalla stanza, dall'albergo, fino alle nuvole per poi concentrarsi sul volto di un ragazzo in estasi che, con il procedere delle inquadrature, si scopre sbudellato, tra le trincee. E così si resta col dubbio: è il soldato morente ad aver immaginato o magari sognato tutta la vicenda che lo ha visto tra i protagonisti? O è una metafora alla Ende con il sogno che viene infranto dalla realtà che è sognata da qualcuno che... e si potrebbe continuare ancora...
Le pornogafie sono i boschi incantati dove il nostro io più segreto e vulnerabile può giocare in tutta tranquillità. Sono i lussuosi palazzi che tutte le polizie e gli eserciti del mondo esterno non potranno mai saccheggiare o ridurre in macerie. Sono i nostri giardini segreti, dove seducenti sentieri di parole e immagini ci conducono alla porta accecante del nostro piacere oltre cui le cose possono essere espresse in una lingua che supera ogni letteratura e ogni parola...
(Monsieur Rougeur da Un allegro equipaggio sotto il sole al tramonto, trad. Leonardo Rizzi)

Ragazze cresciute | Isole che non ci sono | Grande e terribile
Le femmine incantate


Leggi anche:
C'erano una volta le favole | Recensione su LoSpazioBianco | Recensione di Obi-Fran Kenobi

mercoledì 23 settembre 2009

Isole che non ci sono

More about Lost Girls vol. 2Penso di averlo scritto in occasione di Coraline: le favole erano un modo utile e leggero per raccontare le difficoltà e i pericoli della vita, per veicolare verso i giovani messaggi positivi. Allo stesso modo si possono vedere tre grandi capolavori per la letteratura dei ragazzi: Il mago di Oz, Peter Pan e Alice nel Paese delle Meraviglie. Ne Il mago di Oz, Dorothy esplora il magico mondo di Oz, nel quale si è persa, in compagnia di uno spaventapasseri senza intelligenza, un leone senza coraggio e un uomo di latta senza cuore. Il suo viaggio è una ricerca del mago che le permetterà di ritornare a casa, il demiurgo che sta dietro al mondo di Oz. In Peter Pan, invece, Wendy e i suoi fratelli vengono trascinati nell'Isola che non c'è da Peter, il ragazzo che non voleva crescere, dove sfidano il vecchio Capitan Uncino: due età della vita che non accettano di vedersi una rispecchiata nell'altra come facce di una stessa medaglia. Alice nel Paese delle Meraviglie è, come i primi due, un viaggio in un mondo fantastico, una caduta in un certo senso in un mondo popolato da esseri assurdi e incredibili. Il suo stesso autore è stato anche accusato di pedofilia, se non ricordo male, mentre il romanzo si ritiene sia stato scritto seguendo la logica e la matematica e in realtà nasconde dietro un rassicurante racconto per ragazzi le confessioni dell'autore.
In tutti e tre i romanzi, in ogni caso, si possono trovare immagini ambigue, leggendoli con gli occhi della malizia, e in un certo senso è quello che ha fatto Moore. E' ora evidente, cosa che non avevo scritto ieri, che le tre protagoniste sono ritratte come le protagoniste dei tre romanzi di cui sopra. Lo scrittore di Northampton, infatti, ha preso questi tre capolavori, li ha inseriti uno dentro l'altro, fondendoli alla fine in un unico romanzo grafico sospeso tra l'erotismo e la pornografia esplicita. Lo aiutano moltissimo in questa operazione le illustrazioni di Melinda Gebbie, che si dimostra molto duttile nell'adattare il suo stile ai vari schemi narrativi ideati dal suo compagno. Inoltre ogni racconto delle tre donne viene centrato intorno a un'unica illustrazione a tutta pagina che reinterpreta, cristallizzandola sulla pagina, alcune scene centrali dei romanzi in chiave erotica.
Eppure non è questa la sola chiave di lettura di tutta l'opera, e una mano interpretativa ci viene tesa dal primo racconto del secondo volume, Una maratona e una lunga chiacchierata, 11.mo capitolo del romanzo. Le didascalie sono una lettera di Harold Potter a un suo caro amico, scritta il 12 maggio 1914. La prima vignetta, però, senza commento, è un'illustrazione colorata di due corpi avvinghiati uno all'altro. In effetti il nostro istrionico Monsieur Rougeur sta ritraendo due suoi inservienti in atteggiamenti inequivocabili, tanto che i due non riescono a contenere l'eccitazione per la vicinanza dei loro corpi nudi. Il direttore si indigna, mentre Pietro, l'inserviente che aveva accompagnato i Potter in camera, si riveste ed esce nel corridoio dove incontra una cameriera. Seconda pagina: ecco che tra Pietro e la cameriera inizia un incontro frettoloso ma intenso e intimo, interrotto solo dall'orologio. Lei deve attendere ai suoi doveri portando il te ad Alice. E la donna la attende con la vestaglia aperta. Terza pagina: inevitabilmente l'eccitazione di Alice aumenta di fronte alle curve della giovane, e così anche l'anziana donna viola, come prima Pietro, la virtù dell'inserviente. Tutta la scena, però, ha avuto una spettatrice, oltre ai lettori: Dorothy, nascosta nel bagno. Quarta pagina: ovviamente, nella vasca piena d'acqua, la mai appagata Alice si diverte con la giovane Dorothy, ma questa volta invece di utilizzare dita o attrezzi finti, ecco spuntare un opportuno sapone e un sorriso di piacere sulle labbra. Le due si separano e Dorothy torna in camera, dove Rolf si è esercitato con le sue scarpe d'argento. Quinta pagina: poiché Rolf è pronto, Dorothy mette le scarpe e si sdraia su Rolf, rivolgendo il suo fondo verso il viso dell'amante e la sua faccia verso le parti basse di Rolf. Finito il piacevole incontro, Rolf si avvia verso i bagni turchi. Sesta pagina: da dietro un separé Rolf spia Wendy mentre, sul bordo della vasca, si lava. Il militare non riesce a contenere le proprie reazioni: solo il fatto che la donna sia sposata gli impedisce, probabilmente, di farsi avanti. Wendy, finite le abluzioni, lascia il bagno turco ignara delle tensioni emotive che ha causato. Settima pagina: rientrata in camera, non sa che i suoi movimenti e le sue posture ispirano giochi erotici e incredibili virtuosismi nel marito, in un certo senso anch'egli frustrato dalla fame. A quel punto Harold, con il Libro Bianco in mano, si dirige in bagno. Ottava pagina: qui, immerso nella vasca, si lascia andare alle incredibili immagini del libro, riuscendo alla fine a trovare uno svago piacevole e una tanto cercata liberazione. L'ultima immagine è un'inquadratura del libro, con un'illustrazione così simile a quella che ha aperto il capitolo.
Il divertimento di Una maratona e una lunga chiacchierata non sta tanto nelle immagini esplicite, né nella ciclicità di tutto l'episodio, quanto nell'abbinamento delle immagini con le parole della lettera di Harold, che scandiscono in maniera perfetta i vari momenti della narrazione. Ad esempio, commentando il comportamento dei giovani inservienti dell'albergo, Harold scrive:
Alla loro età, sarei stato in giro a fare attività fisica come raccogliere girini.

E intanto la cameriera è seduta sopra Pietro, entrambi mezzi svestiti, e intenti proprio in una interessante... attività fisica!
Vi lascio scoprire le altre chicche di questo genere e passo al 12.mo capitolo, Risveglio.
E' il primo esplicito tradimento a se stessa e a suo marito, quello che Wendy si concede con Alice, ma è anche un'interessante gioco letterario. Wendy sta leggendo I sette peccati capitali sul Libro Bianco e, nelle sette tavole successive, parallelamente alle vicende delle due donne, Moore e la Gebbie ci rappresentano i sette peccati a sinistra della pagina in azione, a destra descritti e rappresentati da donne nude. Si potrebbe dire un piccolo fotoromanzo guidato dai sette peccati capitali.
Moore, però, non ha intenzione di trascurare nessuno, nemmeno i maschietti, nemmeno il finora inattivo Harold (salvo qualche fantasia e la liberazione dei suoi oscuri pensieri). In questo caso il marito di Wendy si sta intrattenendo con Rolf: quasi ispirato dal racconto di Dorian Gray, un'avventura in una casa di omosessuali che viene illustrata in parallelo alle evoluzioni erotiche dei due uomini, Rolf e Harold iniziano un incontro intimo che aprirà nuovi interessanti orizzonti a quest'ultimo, che però Moore non riprenderà più in seguito, se non in un paio di vignette e in battute sparse qua e là. Alcuni sguardi, alcune battute, poi, sembrano suggerire nel lettore che, finito Lost Girls, i due riusciranno finalmente a liberare i loro istinti, ma la sensibilità dello scrittore britannico non vuole approfondire un rapporto fondamentalmente intimo e privato: quasi una scelta simile a quella di Magnus ne Le 110 pillole(1).
Torniamo però alla storia di Moore e della Gebbie e con il 14.mo capitolo, L'uomo di paglia, ricominciano i racconti delle tre donne e, come avrete capito, riprende la piccola Dorothy. La struttura è sempre quella: tavole suddivise in tre vignette orizzontali, con una splash page che rappresenta in chiave erotica l'immagine del romanzo di riferimento, in questo caso Il mago di Oz. La curiosità, in questo caso, è che l'immagine è la più casta tra tutte le reinterpretazioni. Anche in questo caso, l'amante di Dorothy acquista un talento non dissimile da quello del corrispondente personaggio del romanzo originale.
Si prosegue con Wendy e con L'isola diventa vera: una vignetta orizzontale superiore, rappresnetata come delle ombre proiettate su uno schermo bianco, e tre vignette verticali sotto, dove viene raccontata la vicenda. Wendy continua ancora con la sua timidezza, che andrà via via sciogliendosi, raccontando la versione erotica del suo incontro con i bambini perduti, rappresentata alla fine anche questa con una splash page opportuna, anche se non eccessivamente esplicita.
Il capitolo 16, Il giardino dei fiori parlanti, è strutturato, come tutti i capitoli dedicati ad Alice, con tre vignette orizzontali dal contorno ovale e rappresenta un punto di passaggio non solo nella vita di Alice, che racconta di come ha conosciuto le gioie delle orge femminili nel collegio in cui era stata mandata, l'equivalente del giardino dei fiori nel Paese delle meraviglie, ma rappresenta un punto di avvicinamento fondamentale tra le tre protagoniste. Il passaggio è sottolineato anche dal capitolo successivo, anch'esso dedicato ad Alice: Un tè di matti. Dal punto di vista grafico i racconti di Alice sono quelli tratteggiati in maniera più infantile, o comunque più da libri per l'infanzia: un contrasto stridente visto l'argomento dell'opera. In particolare questo 17.mo capitolo racconta della sempre più inarrestabile discesa di Alice tra orge e passioni incontrollate, guidata dalla sua vecchia insegnante di ginnastica, che l'ha assunta come sua segretaria personale (e come amante, alle spalle del marito, of course!).
Gli episodi della vita erotica di Dorothy sono quasi dei quadri impressionisti, e non fa eccezione nemmeno il 18.mo capitolo, Il leone vigliacco, dove la piccola ragazzina texana continua l'esplorazione delle parti intime maschili della fattoria degli zii. Anche in questo caso la Gebbie rappresenta l'incontro tra Dorothy e il leone di Oz: vi lascio immaginare come (anche se vi state spingendo un po' troppo! Vi conosco, eh, belli e belle miei, anche se siete pochini pochini!) Wendy, invece, ossessionata dalla sua estate di scoperta del sesso, vede in chiesa tutti nudi e fugge, incontrando il suo Peter nel parco circostante. Qui si appartano e finalmente conclude con l'amato: purtroppo l'atmosfera idilliaca e perfetta viene rovinata dal capitan Uncino, un guardone che si aggira per i parchi e che, come nel caso di Wendy e Peter, accompagna i due ignari amanti con l'espulsione contemporanea dei suoi fluidi. Lo stile della Gebbie in occasione di questo e degli altri episodi è, oserei dire, vittoriano, estremamente raffinato quanto esplicito nel caso di Dorothy. In questo caso è il duello a spade tratte tra Peter e Unicino a venire immortalato nella splash page, con Wendy in adorante contemplazione della spada di Peter!
In questi ultimi tre capitoli, Alice, Wendy e Dorothy, si sono imbarcate in un viaggio che le porterà su un'isoletta tranquilla il 28 giugno 1914, il giorno in cui Francesco Ferdinando e consorte vennero assassinati da Gravilo Princip, il giorno che segnò l'inizio della prima guerra mondiale. Le tre donne, su quell'isola, esplorano nuove dimensioni del piacere nella vignettona superiore, con la compagna di Moore che, a sua volta, si esibisce in una gran varietà di stili, tutti efficaci in funzione delle posture e della situazione rappresentate, mentre nella vignetta piccola inferiore si fa la storia, che non tarderà a colpire le tre ragazze perdute: è il 20.mo capitolo, Uno scatto saettante.

(1) Vedi La compagnia della forca, ed Panini Comics, o Le femmine incantate, Alessandro Editore

Ragazze cresciute | Isole che non ci sono | Grande e terribile
Le femmine incantate


Leggi anche:
C'erano una volta le favole | Recensione su LoSpazioBianco | Recensione di Obi-Fran Kenobi

martedì 22 settembre 2009

Ragazze cresciute

More about Lost Girls vol. 1Le prime trinità, quelle delle mitologie antiche, erano femminili. Tra le più famose divinità, o entità anche note come le Tre-che-sono-una, sicuramente la romana Ecate, collegata alla Luna. Gaiman, in Sandman, fonde il concetto delle trinità pagane femminili in un unico gruppo di tre entità mistiche, di fatto identiche alle Parche, che rappresentano anche le tre età delle donne: giovinezza, maturità, vecchiaia, o anche fanciulla, madre, vecchia. Verranno poi riprese da James Robinson in Witchcraft, che grazie a loro tesse una trama interessante che si dipana attraverso le varie epoche storiche. Il concetto, però, è forte e molto legato alle divinità femminili e alla magia e a tutto quello che poi le religioni monoteiste, con il loro maschilismo più o meno esplicito.
A tutto questo aggiungiamo alcuni concetti fondamentali espressi in Promethea, in cui Alan Moore esplorò, insieme a Williams III, il misterioso mondo della magia, realizzando di fatto un vero e proprio trattato di magia a fumetti. In quella serie, per poter iniziare il suo viaggio, Promethea deve prima compiere, attraverso la sua incarnazione umana, una potente magia: il sesso. E visto che Lost Girls di questo parla era inevitabile che le tre protagoniste fossero una giovane donna degli Stati Uniti, una donna matura dell'Inghilterra, una madre, e una lesbica che ormai ha provato nella vita ogni più incredibile abiezione sessuale, chiudendo così il parallelismo con le figure magiche di cui sopra.
Aiutato dalla compagna Melinda Gebbie, Moore esplora quindi un mondo per lui strettamente legato con la magia e, tra tante scene esplicite, in ogni caso non può non emergere la grande cultura dello scrittore e il suo gusto per mettere in crisi le convenzioni sociali. L'operazione, poi, nel suo complesso ha anche qualcosa che la accosta a La lega degli straordinari gentiluomini, ma avremo modo di parlarne. Immergiamoci, invece, nei meandri di Ragazze cresciute, il primo volume della trilogia.
La storia si apre con Lo specchio: in questo caso Moore e la Gebbie raccontano questo primo capitolo con un'inquadratura fissa su uno specchio, osservando tutto ciò che si riflette in esso. Lo specchio è di Alice Fairchild, la più vecchia delle tre protagoniste, che sembra si stia intrattenendo con qualcuna, anche se c'è il sospetto che si stia dando piacere da sola, poi confermato dalle vignette finali. In ogni caso Alice si trasferisce con il suo specchio fino in Austria, all'Hotel Himmelgarten di Monsieur Rougeur.
Già questa storia dovrebbe essere indicativa, ma tra poco l'ultimo gioco di Moore diventerà sempre più chiaro fino a diventare esplicito. Scarpe d'argento, secono capitolo della storia, si apre e si chiude con due intere pagine che seguono i piedi di Dorothy Gale. Arrivata anch'essa all'Hotel Himmelgarten, qui incontra un militare austriaco al momento in riposo, Rolf Bauer. Il giovane subito si mette alle calcagna di Dorothy, concludendo la serata nel giardino, a fare ciò che si può ben immaginare.
Ombre scomparse, invece, è forse uno dei capitoli più divertenti di tutto il primo volume, se non di tutta la trilogia. Al famigerato Hotel giunge la coppia di coniugi Potter, Harold e Wendy, Darling da nubile. Si capisce sin da subito che la coppia giunta è tutta apparenza, con il marito, di molto più vecchio della moglie, che la apostrofa come vecchia mia, mentre Wendy sembra persa dietro pensieri malinconici, quasi rinchiusa in una vita che non ama e che, semplicemente, si trascina. Giunti in camera, dopo la sistemazione del bagaglio, avvengono due eventi paralleli: Wendy esce per una passeggiata, mentre Harlod legge un libro trovato nella camera. E' il Libro Bianco di Monsieur Rougeur, un libro particolare pieno di racconti erotici e immagini decisamente esplicite. E così mentre Harold legge le evoluzioni, con lingue e candele dalla forma molto virile, di tre ragazze, Wendy si scopre nel giardino a spiare il garzone dell'albergo mentre si prepara per la notte. Poi il rientro in camera: mentre i due coniugi si dedicano a azioni normalissime (trovare documenti di lavoro, infilare un ago) le loro ombre consumano un carnale incontro, quello che i loro padroni non riescono fare né riusciranno a fare tra loro, se non forse una volta chiusa la copertina del terzo volume.
Papaveri e Fino al mattino descrivono una stessa giornata, quella successiva, seguendo due gruppi differenti: prima Alice e Dorothy, poi Harold e Wendy. Entrambe le coppie pranzano nella sala comune alla stessa ora e salgono nelle rispettive camere nello stesso momento, ma il modo in cui passano la notte e totalmente differente. Le due donne, infatti, anche aiutate dai fumi dell'oppio, si lasciano andare a giochi intimi, che finiscono solo quando Alice si avvicina per l'ennesima voltà all'intimità di Dorothy, vedendo tra la sua peluria la visione di un bambino in meditazione.
Quindi Dorothy esce. E con l'avvicinarsi del giorno il papavero appassisce.
Le evoluzioni delle due donne, però, sono udite nella stanza accanto, quella di Wendy e Harold: mentre l'uomo cerca di dormire seriamente, Wendy prova a ripassare le tabelline, probabilmente per scacciare le immagini erotiche che inevitabilmente, come ombre, si formano nella sua mente. Il dolore di non poter avere un rapporto intimo con il marito, la spinge in bagno: Harold, preoccupato, si alza e, dopo l'uscita della moglie dal bagno, forse per tranquillizzare Wendy (ma a mal pensare anche per dormire meglio lui), si affaccia per andare a lamentarsi con gli occupanti della stanza accanto.
Quindi Dorothy esce. E con l'avvicinarsi del giorno il papavero appassisce.
Niente di meglio di una buona colazione e di una gita sul laghetto nei dintorni dell'albergo. Così Alice e Dorothy, sulle rive dello specchio d'acqua, continuano quello che avevano interrotto la sera prima, ma l'arrivo di Wendy interrompe nuovamente tutto: è l'incontro tra tre donne differenti, l'inizio di un'amicizia che, anche graficamente, farà rifiorire Wendy. Semplicemente saranno Regine insieme.
Giustamente, a questo punto, le tre donne iniziano a frequentarsi e nei tre capitoli successivi il gioco di Moore si fa esplicito e l'accostamento evidente. Accostamento a cosa? Pazienza. Pazienza.
In un famoso romanzo per ragazzi, un paio di scarpette avevano una grande importanza, ma le vicende della protagonista iniziarono con un ciclone. E proprio Il ciclone è il titolo del 7.mo capitolo, in cui Dorothy racconta la bizzarra avventura avvenuta durante un ciclone a casa di quelli che chiama zio e zia. All'improvviso sulla sua casa nel Kansas si abbatte un ciclone: tutto viene sconvolto dal vento, che rompe le finestre, entra in casa, scombussola ogni cosa. E in tutto questo le mani di Dorothy vanno verso le sue mutande, in tutto questo per la prima volta Dorothy scopre il suo corpo, e la cosa alla fine non le dispiace nemmeno tanto.
Tre ragazzi, Wendy e i fratelli John e Michael, stanno passando un'estate spensierata di giochi e divertimenti. Vicino alla loro casa c'è un parco e lì un giorno si avvicinano e scoprono due ragazzi, nudi, uno dietro l'altra: si muovono all'unisono, avanti e indietro, con la ragazza che lancia alcuni periodici gridolini. I tre scappano, ma la sera il giovane dai capelli rossi, Peter, sale nella loro stanza e li invita a giocare in un modo simile a come stava giocando nel pomeriggio con la sorella: Come away, come away è la prima parte di un episodio della prima adolescenza di Wendy, un episodio che le crea imbarazzo evidente. E' solo l'inizio anche per la timida Wendy.
Usando una terminologia cara ai lettori di supereroi, nel nono capitolo, La casa dello specchio, riceviamo dalla viva voce di Alice le origini segrete della sua passione per lo specchio del primo capitolo e per le donne. Abbiate presente questa immagine: sulle rive di un fiume, Alice e la sorella stanno passando un po' di tempo, sole. La sorella leggendo, Alice contemplando la sua immagine nel fiume. In un momento in cui la sorella si era addormentata, un amico del padre la avvicina: un tipo calvo e con rari capelli bianchi.
Sembrava eternamente ansioso, come se volesse trovarsi da qualche altra parte. Noi lo chiamavamo Bunny, anche se il suo nome ora mi sfugge.

Con una scusa la portò in casa e qui, secondo voi, cosa poteva fare un pedofilo con una ragazzina innocente? Eppure agì con grande cautela, facendo addirittura ubriacare la fanciulla, tanto che Alice ricorda la scena come un sogno, quasi una magica visione, in cui vide il suo corpo mezzo nudo riflesso nel grande specchio presente nel soggiorno. E lì iniziò la sua ossessione per la sua immagine, la sua passione per le donne.
L'ultimo capitolo, Stravinsky, è una vera e propria visione parallela: le tre donne, accompagnate da Rolf e Harold, vanno ad assistere a un balletto, Le sacre du printemps. Le tavole sono suddivise in due parti: quella superiore, più grande, puntata sul palco dove si svolge il balletto, quella inferiore, più piccola, centrata sulla platea e soprattutto su Alice, Wendy e Dorothy. Mentre il balletto procede, gli spettatori si indignano sempre di più e nel frattempo le tre donne si toccano a vicenda con sempre maggiore audacia: alla fine sia il balletto sia i giochi erotici delle tre devono essere interrotti per la rivolta della folla contro l'indecoroso spettacolo che stanno guardando sul palco del teatro.

Ragazze cresciute | Isole che non ci sono | Grande e terribile
Le femmine incantate


Leggi anche:
C'erano una volta le favole | Recensione su LoSpazioBianco | Recensione di Obi-Fran Kenobi

mercoledì 9 settembre 2009

L'enigma di Atlantide

More about L' enigma di AtlantideBlake e Mortimer questa volta sono impegnati a risolvere il mistero del continente perduto di Atlantide: il professor Blake, infatti, ha scoperto alcuni reperti che proverebbero l'esistenza in un lontano passato del regno di Atlantide. Mortimer lo raggiunge e organizzano una spedizione nei recessi oscuri della Terra: a loro insaputa si infiltra nella spedizione il loro eterno rivale Olrik.
Inizia così un'avventura dal gusto verniano, una sorta di rivisitazione di Viaggio al centro della Terra: a differenza di questo, i nostri eroi non devono arrivare fino al centro del pianeta per scoprire una civiltà avanzatissima, quella di Atlantide, rifugiatasi all'epoca della grande catastrofe che fece sprofondare il continente. Nella vicenda orchestrata da Jacobs, i nostri eroi si troveranno a fronteggiare anche un complotto ai danni di Atlantide, con Olrik ovviamente schierato con i nemici di questo perduto regno.
Nel complesso le didascalie risultano eccessivamente invasive (anche più del Marchio Giallo) e cariche di drammaticità in molti casi. A parte le didascalie, l'intera faccenda risulta decisamente poco credibile, con scarse spiegazioni sull'illuminazione degli ambienti: se può andare bene la luce che filtra e poi viene riflessa in caverne piuttosto piccole, risulta poco credibile questa spiegazione negli ambienti più vasti di Atlantide, dove si alternano il giorno con la notte, il bello con il cattivo tempo. Questa è sicuramente la situazione più incredibile di tutte, che accetti in ogni caso come plausibile semplicemente per non troncare la lettura a metà!
Non il Jacobs de Il mistero della Grande Piramide, né sicuramente quello del Marchio Giallo: appena sufficiente, direi.

venerdì 4 settembre 2009

Pollo alle prugne

More about Chicken with PlumsEra uscito in Italia, nel 2005 per la Sperling & Kupfer, quella di Faletti, Pollo alle prugne, di Marjane Satrapi, l'acclamata autrice che si è raccontata e ha raccontato l'Iran in Persepolis (ho avuto la fortuna di leggerlo pochi mesi dopo l'uscita dei quattro volumi della Lizard, quindi posseggo proprio quella versione e non quella attuale, completa, contenente le quattro parti). Da allora, Pollo alle prugne non è più tornato, così avendo la possibilità di acquistarlo nella traduzione inglese della Pantheon Bokks di New York grazie alla frequentazione delle librerie milanesi, ecco che non mi sono fatto sfuggire Chicken with plums.
L'edizione statunitense dell'opera (originariamente uscito in francese nel 2004) è semplice da leggere e non presenta nemmeno tanti americanismi. La storia è anche, altrettanto semplice. Ambientata nell'Iran del 1958 racconta di Nasser Ali Khan, acclamato suonatore di tar, che cerca di acquistarne uno nuovo che possa soddisfarlo a causa della rottura del suo, dono del suo maestro di musica.
Nella prima parte la Satrapi, con leggerezza e ironia racconta dei due infruttuosi tentativi di Ali Khan di acquistare un buon tar, e dopo il secondo insuccesso (giunto alla fine di un lungo viaggio insieme con il figlio più piccolo), decide semplicemente di lasciarsi morire. La prima parte introduttiva si conclude con il funerale del musicista, il 22 novembre del 1958, con parenti e amici riuniti nel pianto della perdita. A questo punto la cartoonist iraniana si concentra sugli ultimi 8 giorni di vita, scoprendo le carte, esaminando i rapporti tra il musicista con i figli (dei quali poi ci verranno fornite immagini della loro vita), con il fratello, con una moglie che non ha mai veramente amato, ma che ha sposato quasi per dimenticare il suo perduto amore giovanile.
Così tra ricordi del passato, visioni del futuro, leggende, preghiere, incomprensioni e con la visita di Azrael, l'angelo della morte, solo leggendo tutto il libro si scopriranno il legame con la scena iniziale, nella prima pagina, e il motivo per cui Nasser Ali Khan non è più riuscito a suonare alcun altro tar oltre quello distrutto da una moglie frustrata e trascurata.
Ovviamente la Satrapi non ha rinunciato a criticare le consuetudini e le ipocrisie di una società iraniana in lenta trasformazione, costruendo una sorta di leggenda, di favola orientale moderna. La si potrebbe, in questo caso, accostare al geniale scrittore e sceneggiatore di fumetti, Neil Gaiman, anch'egli impegnato a rinnovare il genere favolistico riscoprendo le atmosfere delle storie del passato, ma ambientate nel presente. E la Satrapi non rinuncia nemmeno a un omaggio all'Italia, con una delle sue attrici più note all'estero, la sensuale Sofia Loren, sogno erotico di Ali Khan e della sua generazione.

P.S.: La Sperling ha ristampato l'opera, proprio con la copertina dell'edizione statunitense. Ho scoperto, con grande piacere, di aver pagato questa edizione importata in inglese meno di quella italiana!

sabato 29 agosto 2009

Creature della notte

More about Creature della notteIn attesa che l'ispirazione per concludere Miss Finch arrivi, in maniera tale che finalmente esca la recensione su LoSpazioBianco, scrivo alcune riflessioni su Creature della notte, sempre di Gaiman e Zulli: in questo caso vengono adattati un paio di racconti dello scrittore britannico, uno in particolare edito nella recente raccolta Il cimitero senza lapidi.
La riduzione di quest'ultimo è estremamente fedele e il tratto di Zulli sembra in ogni caso adattarsi meglio a questo racconto, Il prezzo, che non al successivo, La figlia dei gufi, che a differenza del primo è costruito con meno vignette per pagina. Pur se restano comunque molto belle le illustrazioni di uno dei disegnatori più puliti e dal tratto più lieve e magico, se così si può dire, in circolazione, nel caso del secondo racconto forse per la brevità dello stesso o per una colorazione non efficace non sembrano ottenere lo stesso risultato. In ogni caso i due racconti vengono accomunati dall'originalità della trama e dalla stranezza dei protagonisti: un gatto che ogni notte difende la famiglia che lo accudisce (o che lui ha adottato!) contro gli attacchi del diavolo, e una bambina che, giunta da chissà dove, viene cresciuta da una sordo muta, sola in un castello sperduto, e che poi subirà a causa della sua bellezza una terribile violenza.
Due piccole storie che indicano come Gaiman sia, in effetti, un moderno cantastorie, in grado di rinnovare la fiaba e renderla fresca e moderna (Il prezzo è ambientato ai giorni nostri) senza dover per forza scrivere un romanzo o un racconto fantasy.