Stomachion

giovedì 1 ottobre 2026

I precari, l'INAF e la Notte della Ricerca

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Come ha ricordato il moderatore della piccola conferenza di matematica che ho seguito, insieme con mia sorella, nel corso della Notte della Ricerca presso il Museo della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci", questa notte da alcuni anni è diventata Notte europea dei ricercatori (e delle ricercatrici, non dimentichiamolo). E questo perché dovrebbe essere chi fa ricerca centrale all'interno della serata di eventi.
Giusto qualche giorno fa è uscito un comunicato di USB - Pubblico impiego che prendeva le mosse proprio da questa particolare notte e inizia così:
La rimozione di un post, in un canale ufficiale INAF, che durante la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici, denunciava la drammatica condizione dei 719 precari a rischio licenziamento, dimostra una cosa chiara: la dirigenza non tollera che i problemi dell’Ente vengano resi pubblici.
Non so a quale post si riferisca il comunicato, se pubblicato su FB o Instagram, visto che non sono sul primo e bazzico molto poco il secondo, ma so che nessuno è venuto a chiederci di rimuovere l'articolo di Antonino La Barbera dedicato alla Notte e soprattutto a noi ricercatori precari. E credo che nessuno sarebbe riuscito a convincere la redazione a rimuoverlo. In particolare vorrei, però, rilanciare questo passaggio del suo articolo:
I ricercatori e le ricercatrici precari, in realtà, costituiscono la spina dorsale di una parte importante dell’attività di ricerca nei laboratori e nelle istituzioni. Il loro contributo è insostituibile e il loro numero rappresenta una percentuale consistente del personale che lavora nella ricerca. La situazione di precarietà spesso si protrae per anni, a volte per decenni, rendendo difficile, quando non impossibile, fare progetti di vita a lunga scadenza.
Non sempre ci si pensa, ma è proprio così: senza ricercatori precari molti risultati d'eccellenza non potrebbero essere ottenuti, ma il fatto che a venire raccontati sono i risultati, e spesso a raccontarli sono i ricercatori stabili, comunque sempre meno di coloro che quei risultati li hanno "portati a casa", lascia diluire, un po' come succede nelle catene di montaggio, il contributo dei singoli e, soprattutto, le vite che hanno alle spalle.
E vi dico anche un segreto: questi risultati verrebbero raggiunti anche se noi precari venissimo stabilizzati! Strano, vero?
Torniamo al comunicato, però. Nel testo a un certo punto ci sono tre punti deboli che, almeno nell'INAF, andrebbero migliorati:
  • Stipendi da fame: tutto il personale INAF ha le retribuzioni tra le più basse dell'intero settore ricerca.
  • Blocco delle assunzioni: un'interpretazione ministeriale restrittiva ha di fatto chiuso la capacità assunzionale dell’INAF limitandola alla pianta organica, azzerando così l'attrattiva dell'Ente per le nuove generazioni.
  • Sfruttamento e precariato: i contratti atipici e gli assegni di ricerca nascondono un vero e proprio lavoro subordinato. Un abuso che prima o poi chiamerà i vertici a risponderne nelle sedi legali nazionali ed europee dopo le denunce di USB in tutte le sedi.
Su questo punto vorrei aggiungere che un numero non trascurabile di borse di studio e altre tipologie di collaborazione non ufficialmente riconosciute sono, di fatto, dei veri e propri rapporti di lavoro, che spariscono nell'etere e non costituiscono alcun punto di merito per la valutazione in caso di assunzione a tempo indeterminato.
Non dimentichiamoci nemmeno di loro, che stanno giusto un po' più indietro nella scala gerarchica e che aumentono le cifre di un precariato che, in effetti, se ben raccontato sarebbe piuttosto imbarazzante, non solo per l'INAF, ma anche per l'Italia, che non è riuscita a creare un sistema in grado di dare futuro a tanti lavoratori qualificati come i precari della ricerca.

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