
Ritroviamo, dunque, tutti i protagonisti del primo romanzo, Elizabeth, Joyce, Ron e Ibrahim, e visto che nel frattempo ho anche visto il film, li ho immaginati con i volti degli attori. La storia, in questo caso, si concentra su Elizabeth e sul suo passato da spia, in particolare sul ritorno del suo ex e sull'intricata vicenda che lo lega a un boss mafioso locale. La storia, se possibile, si complica ancora di più rispetto al romanzo d'esordio, ma non perde di verve e divertimento. Da un lato ognuno dei personaggi, inclusi Chris e Donna, vengono ulteriormente approfonditi, mentre il buon Bogdan continua a restare persona affidabile, ma con ancora molti aspetti da chiarire.
La storia più interessante, però, è quella sviluppata intorno a Ibrahim, vittima di un furto che lo manda in ospedale e lo spinge a ripensare il suo posto nel mondo, autoconfinandosi in casa. C'è qualcosa di ironico in questa storia, ma in senso amaro e non divertente: Ibrahim, di fatto il personaggio di origini straniere del gruppo, viene rapinato e mandato in ospedale da un giovane britannico bianco. Voi potete leggerci quel che volete, ma se mettiamo questo episodio in fila con i criminali britannici presenti nel romanzo, direi che la critica a una certa narrazione che si sta facendo largo in Europa da alcuni anni a questa parte è più che evidente.
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