Stomachion

giovedì 8 ottobre 2026

Quando Francis Halzen si occupò del bosone di Higgs

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Quest'anno mi sono un po' distratto, quindi non ho fatto nessun video né ho scritto i mini-annunci relativi all'assegnazione dei Premi Nobel 2026. Penso di recuperare, come al solito su SciBakc, con un unico post dedicato ai Nobel per la medicina, la fisica e la chimica. Nel frattempo sto cercando di mettere in fila le idee per raccontare il premio per la fisica di quest'anno, andato a IceCube, volendo estendere, come spesso si fa, il premio a tutto l'esperimento, ma nominalmente (visto che il premio non viene mai assegnato alle grandi collaborazioni) a Francis Halzen, fisico belga naturalizzato statunitense, che è considerato il principale motore dell'esperimento. E in questo "raccogliere le idee" sono incappato in due curiosi articoli firmati da Halzen.
Il primo, scritto insieme con V. Barger e W. Y. Keung, si sofferma sul bosone di Higgs in un'epoca, l'inizio degli anni Ottanta del XX secolo, in cui ancora non c'era ancora la tecnologia per rilevarlo. I tre, nell'articolo dal titolo significativo Production and detection of the Higgs boson via heavy particles, propongono due canali di decadimento per il bosone di Higgs, uno in una coppia di quark e anti-quark charm, e l'altro in una coppia di quarl e anti-quark top. Inoltre propongono una previsione della massa, che è risultata decisamente errata, visto che prevedevano una massa intorno ai 10 GeV contro gli all'incirca 125 GeV effettivamente misurati da ATLAS e CMS.
Proprio CMS, però, nel corso della conferenza EPS-Hep 2025, ha presentato una comunicazione riguardo a un possibile canale di decadimento dell'Higgs in una coppia charm-anticharm, sia un possibile accoppiamento di questo quark con l'Higgs. Questa linea di ricerca ha anche prodotto un preprint su arXiv.
Anche ATLAS si è occupato della faccenda, sempre con apposito preprint, stabilendo i limiti di questo particolare accoppiamento.
In questo senso è dunque interessante osservare come, a distanza di quarant'anni, nonostante una previsione errata, l'idea di fondo non solo è ancora fisicamente valida, ma ha fornito un ulteriore spunto di ricerca per approfondire le proprietà del boisone di Higgs.
L'altro articolo che mi ha incuriosito, invece, scritto insieme con R. A. Vazquez ed Enrique Zas, ha un titolo altrettanto interessante rispetto a quello discusso in precedenza, Improving the Čerenkov imaging technique with neural networks, che dunque è da aggiungere alla lista delle prime proposte di uso in ricerca delle reti neurali.
Di un altro lavoro scritto da Halzen e Zas, invece, scriverò prossimamente. Per cui...
Stay tuned!
Immagine d'apertura generata con Gemini

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