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martedì 20 ottobre 2026

Topolino #3699: I primi settanta anni di Edi

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Edi, l'aiutante di Archimede Pitagorico, faceva il suo esordio sulle pagine di The cat box di Carl Barks pubblicata nel luglio del 1956 sulle pagine di Uncle Scrooge #15. Questa storia, però, giunse in Italia solo nel 1980, sul 17.mo volume della Complete Carl Barks, raccolta di tutte le storie barksiane curata dal The Duckie Comics Club, un editore "amatoriale" di appassionati disneyani. La prima storia barksiana con Edi, invece, venne pubblicata nel 1957 sulle pagine di Topolino #168. Era Gyro's imagination invention, originariamente pubblicata nell'aprile di quello stesso anno su Walt Disney's Comics and Stories #199 e giunta in Italia come Paperino e la macchina di fantasia.
Il fatto che la storia d'esordio non venne pubblicata fino agli anni Ottanta (la prima pubblicazione su una rivista disneyana "ufficiale" è Zio Paperone #6 dell'aprile del 1988) è probabilmente legato al semplice fatto che Barks non scrisse mai una storia delle origini del personaggio. D'altra parte l'Uomo dei paperi non diede nemmeno un nome all'aiutante di Archimede e fu invece Guido Martina a ribattezzarlo Edi, che possiamo considerare un diminutivo del cognome di Thomas Alva Edison, a quel tempo ancora considerato l'inventore della lampadina (la storia è un po' più complessa di così, in effetti, e l'ho in parte raccontata nell'articolo che dedicati a Ferdinando Brusotti).
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In effetti si contano solo due storie delle origini. La prima è di produzione italiana: La nascita di Edi venne pubblicata sulle pagine di Minni & company #13 del giugno del 1994. Scritta da Nino Russo e disegnata da Alessandro Del Conte, è narrata da Archimede ai nipotini e propone ai lettori delle origini in qualche modo sovrapponibili a quelle del Frankenstein cinematografico. In una notte buia e tempestosa, infatti, un fulmine cade sul laboratorio di Archimede e il surplus di energia dona personalità e indipendenza di pensiero a un piccolo robot ancora senza nome, che si muoveva con l'ausilio di un telecomando per automobiline.
Questa storia non ebbe un grosso riscontro internazionale (solo due pubblicazioni, una in Brasile e l'altra in Germania), per cui fu facile per La prima invenzione di Archimede di Don Rosa diventare il punto di riferimento per le origini del personaggio. La storia, pubblicata per la prima volta in Germania su Micky Maus ##19 3 e 20 del maggio 2002, nasceva su commissione quando la Egmont chiese al cartoionist del Kentucky di scrivere il sequel de Il ventino fatale, storia natalizia di Barks del 1951 alla fine della quale Paperone perse tutto il suo denaro, per poi iniziare un progetto di recupero delle monete che sarebbe dovuto durare poco più di 272 anni.
Rosa, allora, colse al balzo l'occasione per raccontare del primo grande successo di Archimede: il recupero del denaro di Paperone. Come, però, suggerisce il titolo, il cardine della storia non è tanto il sequel richiesto, ma le origini della più grande invenzione dell'ultimo dei Ptagorici, il suo aiutante Edi.
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Di base la storia presenta gli stessi elementi di quella italiana del 1994: un'invenzione in costruzione con un intervento casuale sempre di natura elettrica. L'invenzione, però, non è il robottino ma la "scatola pensante" mostrata ne La macchina soffiapensieri pubblicata su Walt Disney's Comics and Stories #141 datato giugno 1952 (e pubblicata in Italia si Topolino #47 di quello stesso anno). In quella storia Archimede, che aveva esordito il mese prima ne L'amuleto del cugino Gastone, era in effetti vero e proprio protagonista con l'invenzione di un paio di scatole in grado di infondere intelligenza umana agli animali che passavano attraverso di esse. Il caso elettrico, invece, era il maldestro arrivo di Paperino nel laboratorio di Archimede: inciampato in uno dei vari strumenti sparsi sul pavimento, crea una connessione elettrica tra la testa di Archimede e l'abatjour che aveva portato ad Archimede in riparazione: è la scarica proveniente dalla "scatola soffiapensieri" a creare una connessione tra la mente di Archimede e il filo all'interno del dispositivo, infondendo in esso l'intelligenza.
Sono proprio queste origini, diventate canoniche, a essere riprese e reinterpretate in maniera più sintetica da Enrico Faccini ne L'amico geniale, fornendo forse una versione più semplice e meno spettacolare di quella donrosiana, ma decisamente più delicata e romantica. Un bell'omaggio ai settant'anni di Edi che si arricchisce anche della scena della scelta della lampada da mettersi in testa, visto che nella storia di Don Rosa anche questo dettaglio era stato in effetti piuttosto casuale.
Quel "poco" che resta
Del resto del sommario, iniziamo con la storia d'apertura del numero, Il ricordo ritornante di Giuseppe Zironi e sempre del buon Faccini. La storia, che ha un soggetto in qualche modo ciminiano, vede il ritorno di Zia Topolinda ma, soprattutto, dell'introduzione di un personaggio dell'infanzia di Topolino che sembra in qualche modo ispirato al Pacuvio di Fabio Michelini e Luciano Gatto. Nel caso di Zironi e Faccini, però, è un cane un po' assurdo, ma meno pestifero di Pacuvio: Bart, questo il suo nome, si rivela una specie di cane supereroe che aiuta Topolino in una storia che, dopo un inizio misterioso e un seguito romantico decolla proprio con toni supereroistici nella sua fase centrale.
Il finale è una delicata chiusura del cerchio temporale, che comunque non chiude le porte al ritorno di Bart in storie analoghe in futuro.
Infine si conclude, con un doppio episodio, Il videogioco perduto. La storia, alla fine, si rivela per quel che è: un sentito omaggio alla storia dei videogiochi, in particolare ai platform, come ben visto sia dalle immagini del fittizio Golden Klondike, sia dalla parte più corposa e interessante di questi ultimi due episodi con Paperino che saltella qua e là dentro una grotta. Per il resto, in effetti, si potrebbe sintetizzare la storia con la tipica frase shaekspiriana molto rumore per nulla. Tutti gli avversari coinvolti risultano dei semplici comprimari il cui ruolo è tuttosommato piuttosto marginale, forse Amelia a parte, anche se il suo personaggio è stato gestito ben al di sotto delle aspettative fornite dal primo episodio.
Sciarrone, però, introduce anche due pestiferi scoiattoli (anche se non sono esattamente scoiattoli, visto che siamo negli Stati Uniti), che ricordano molto Cip e Ciop, mentre nel finale da il via alla costruzione di un parco giochi a tema videoludico, che personalmente mi ha fatto pensare a quei videogiochi che si facevano in televisione (sì, alla mia epoca, che poii è anche quella di Sciarrone, si pioteva chiamare a un programma televisivo che ti faceva giocare, con istruzioni a voce, a un videogioco in diretta!) in cui si guidava un personaggio su un carrello che girava su rotaie che andavano dentro una grotta per poi spuntare lungo la ruota panoramica di un luna park!
Ecco, non so se questa è una suggestione che ha avuto anche lo stesso Sciarrone ideando il finale, ma in fondo mi piace pensarlo!

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