
Il fatto che la storia d'esordio non venne pubblicata fino agli anni Ottanta (la prima pubblicazione su una rivista disneyana "ufficiale" è Zio Paperone #6 dell'aprile del 1988) è probabilmente legato al semplice fatto che Barks non scrisse mai una storia delle origini del personaggio. D'altra parte l'Uomo dei paperi non diede nemmeno un nome all'aiutante di Archimede e fu invece Guido Martina a ribattezzarlo Edi, che possiamo considerare un diminutivo del cognome di Thomas Alva Edison, a quel tempo ancora considerato l'inventore della lampadina (la storia è un po' più complessa di così, in effetti, e l'ho in parte raccontata nell'articolo che dedicati a Ferdinando Brusotti).

Questa storia non ebbe un grosso riscontro internazionale (solo due pubblicazioni, una in Brasile e l'altra in Germania), per cui fu facile per La prima invenzione di Archimede di Don Rosa diventare il punto di riferimento per le origini del personaggio. La storia, pubblicata per la prima volta in Germania su Micky Maus ##19 3 e 20 del maggio 2002, nasceva su commissione quando la Egmont chiese al cartoionist del Kentucky di scrivere il sequel de Il ventino fatale, storia natalizia di Barks del 1951 alla fine della quale Paperone perse tutto il suo denaro, per poi iniziare un progetto di recupero delle monete che sarebbe dovuto durare poco più di 272 anni.
Rosa, allora, colse al balzo l'occasione per raccontare del primo grande successo di Archimede: il recupero del denaro di Paperone. Come, però, suggerisce il titolo, il cardine della storia non è tanto il sequel richiesto, ma le origini della più grande invenzione dell'ultimo dei Ptagorici, il suo aiutante Edi.

Sono proprio queste origini, diventate canoniche, a essere riprese e reinterpretate in maniera più sintetica da Enrico Faccini ne L'amico geniale, fornendo forse una versione più semplice e meno spettacolare di quella donrosiana, ma decisamente più delicata e romantica. Un bell'omaggio ai settant'anni di Edi che si arricchisce anche della scena della scelta della lampada da mettersi in testa, visto che nella storia di Don Rosa anche questo dettaglio era stato in effetti piuttosto casuale.
Quel "poco" che resta
Del resto del sommario, iniziamo con la storia d'apertura del numero, Il ricordo ritornante di Giuseppe Zironi e sempre del buon Faccini. La storia, che ha un soggetto in qualche modo ciminiano, vede il ritorno di Zia Topolinda ma, soprattutto, dell'introduzione di un personaggio dell'infanzia di Topolino che sembra in qualche modo ispirato al Pacuvio di Fabio Michelini e Luciano Gatto. Nel caso di Zironi e Faccini, però, è un cane un po' assurdo, ma meno pestifero di Pacuvio: Bart, questo il suo nome, si rivela una specie di cane supereroe che aiuta Topolino in una storia che, dopo un inizio misterioso e un seguito romantico decolla proprio con toni supereroistici nella sua fase centrale.Il finale è una delicata chiusura del cerchio temporale, che comunque non chiude le porte al ritorno di Bart in storie analoghe in futuro.
Infine si conclude, con un doppio episodio, Il videogioco perduto. La storia, alla fine, si rivela per quel che è: un sentito omaggio alla storia dei videogiochi, in particolare ai platform, come ben visto sia dalle immagini del fittizio Golden Klondike, sia dalla parte più corposa e interessante di questi ultimi due episodi con Paperino che saltella qua e là dentro una grotta. Per il resto, in effetti, si potrebbe sintetizzare la storia con la tipica frase shaekspiriana molto rumore per nulla. Tutti gli avversari coinvolti risultano dei semplici comprimari il cui ruolo è tuttosommato piuttosto marginale, forse Amelia a parte, anche se il suo personaggio è stato gestito ben al di sotto delle aspettative fornite dal primo episodio.
Sciarrone, però, introduce anche due pestiferi scoiattoli (anche se non sono esattamente scoiattoli, visto che siamo negli Stati Uniti), che ricordano molto Cip e Ciop, mentre nel finale da il via alla costruzione di un parco giochi a tema videoludico, che personalmente mi ha fatto pensare a quei videogiochi che si facevano in televisione (sì, alla mia epoca, che poii è anche quella di Sciarrone, si pioteva chiamare a un programma televisivo che ti faceva giocare, con istruzioni a voce, a un videogioco in diretta!) in cui si guidava un personaggio su un carrello che girava su rotaie che andavano dentro una grotta per poi spuntare lungo la ruota panoramica di un luna park!
Ecco, non so se questa è una suggestione che ha avuto anche lo stesso Sciarrone ideando il finale, ma in fondo mi piace pensarlo!
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