Se la copertina del numero celebra l'inizio dell'ultima stagione di
Foglie rosse di
Claudio Sciarrone, il pezzo forte del numero è, però, la conclusione della
Paperiliade con le due parti del
secondo libro,
La caduta.
Come mi aspettavo la parodia di
Roberto Gagnor e
Alessandro Perina ma convinto abbastanza da concedere una sufficienza, ma non fino al punto di andare molto oltre. I motivi di perplessità sono di due ordini differenti, stilistico e soggettistico. Andiamo, però, con ordine e immergiamoci nelle atmosfere del mito greco in salsa
disneyana.
Di uomini ed eroi
Le perplessità di ordine stilistico sono essenzialmente quelle già rilevate per il
primo libro, ovvero l'uso di
modernismi, espressioni che possiamo considerare storicamente fuori contesto. In questo senso si potrebbe dire che il loro uso identifica il
target preferenziale della storia: i bambini, quanto più piccoli possibile, e i loro genitori. In questo senso, però, la
Paperiliade vive anche una sua specie di crisi di identità, visto che anche stilisticamente parlando il
libro secondo è decisamente più adulto, il che rende ancora più difficile riuscire a comprendere la scelta dell'uso dei
modernismi, assolutamente inutili per la comprensione della storia. Ad ogni modo,
modernismi a parte, la storia risulta ben scritta, con un'ottima gestione del ritmo e un uso equilibrato delle scene silenziose che raggiungono un buon livello di
epicità, anche grazie agli ottimi disegni di Perina, in forma come pochissime altre occasioni.
Dal punto di vista della storia, se è comprensibile che Gagnor decida di adattare gli eventi per creare un nemico comune agli achei e ai
troiani onesti, come afferma Paperatena nella quadrupla posta nella penultima pagina della prima parte del
secondo libro (e la cosa era, in qualche modo, telefonata, visto che stiamo parlando di un fumetto
disneyano, e infatti finsce, come si suol dire,
a tarallucci e vino), a lasciare perplessi è il modo in cui le divinità presenti nel conflitto vengono presentate: si comportano come se non avessero alcun potere. La cosa Gagnor la giustifica con un incantesimo lanciato da Eris Amelia, ma la cosa, comunque, non soddisfa completamente. Inoltre Ares Gamba viene caratterizzato proprio come un semplice Gambadilegno: la sua motivazione, prendere la Grecia Papera e, soprattutto, mettere le mani sulle dracme sembra più un desiderio da umani che non da esseri divini. E questo senza necesseriamente dover scomodare l'Ares di
George Perez.