Stomachion

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lunedì 28 aprile 2025

#25aprile: Un paio di cose interessanti

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6 maggio 1945. Sfilata della liberazione in piazza Vittorio Veneto a Torino - via commons
In occasione del 25 aprile di quest'anno, ho condiviso su mastodon un articolo del Post sul perché sia questa la data per celebrare, in Italia, la liberazione dal nazifascismo. Il sottotitolo recitava così:
In quel giorno del 1945 i soldati nazisti e fascisti si ritirarono da Milano e Torino, anche se la guerra continuò ancora
Sono arrivate, su mastodon, alcune precisazioni da parte di @Pare che mi è sembrato interessante e utile riportare su un post per non lasciarle perse nel mare magnum dei social. Eccole di seguito, tolti gli hashtag:

venerdì 26 gennaio 2024

Il tram Carrelli 1928

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A dispetto della c maiuscola, il tram Carrelli non venne progettato da un ingegnere di nome Carrelli, ma da Giovanni Cuccoli, che nel 1927, dopo un viaggio a Cleveland per vedere e toccare (letteralmente, visto che se ne tornò a Milano con alcuni componenti elettrici) il tram progettato da Peter Witt, progettò un tram che si poggiava sopra due carrelli. Da cui, appunto, il nome.
Il primo prototipo, immatricolato con il numero 1501, venne realizzato nel 1927, mentre il secondo, il 1502, risale all'anno successivo, quando inizia effettivamente a entrare in esercizio tra le vie milanesi. La novità, che sfruttava ovviamente l'energia elettrica che era arrivata in Italia relativamente da poco, il 1883 con la prima centrale elettrica, costruita proprio a Milano in via Santa Radegonda, si fece anche un piccolo viaggietto prima in Europa. Questi tram, infatti, con le opportune modifiche legate alle particolarità delle reti locali, sono state in servizio per periodi di tempo più o meno limitati in città come Bruxelles (1932), Madrid (1935), Francoforte (1929). Qui, però, non fece un serivizio pubblico vero e proprio ma venne utilizzata per la durata del congresso dell'Unione Internazionale delle Ferrovie Locali e Tranvie. Il più grande successo del tram Carrelli, però, è San Francisco, dove è entrato in servizio nel 1983.

lunedì 20 febbraio 2023

Topolino #3508: In viaggio in Egitto

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Sono in ritardo con la recensione di Topolino per un motivo molto semplice: ho finito di leggere #3508 questa mattina. E sono in ritardo con il video, che invece speravo di incorporare anche in questa recensione, per due motivi: innanzitutto per una serie di inconvenienti tecnici sul video che avevo scelto per questo lunedì che risultano piuttosto complicati da risolvere (penso che dovrò rigirarlo), e poi perché ho successivamente deciso di giocare a scacchi online ieri sera. Per cui alla fine non ho montato la prima alternativa e non ho girato la seconda alternativa al video. Cosa che ho fatto in giornata e quindi vedrete il video prossimamente. Intanto eccovi la recensione del #3508 che inizia con la cover story a tema egiziano. L'illustrazione di Stefano Zanchi vede, infatti, un Topolino immortalato nella foggia di un faraone egiziano. D'altra parte il personaggio che interpreta ne Il principe delle sabbie di Alex Bertani e Francesco Vacca per i disegni di Giuseppe Facciotto, tale Topolomeo, è, come il corrispettivo reale nella nostra Storia, ovvero Tolomeo III, desitnato a salire sul trono d'Egitto.
Qui abbiamo la prima particolarità della storia: è abbastanza esplicito che Topolomeo è l'erede al trono dei faraoni, ma non è mai reso in maniera altrettanto esplicita che il faraone attuale è anche il padre di Topolomeo, mentre il suo precettore, Enioco, ovvero il professor Enigm che prende il posto di Apollonio Rodio come precettore del futuro faraone d'Egitto, cita esplicitamente il nonno di Topolomeo come uno dei fedelissimi di Alessandro Magno, aiutandoci quindi a identificare con certezza il periodo storico e il personaggio interpretato da Topolino. Non credo che nel caso specifico sarebbe stato così terribile mettere in bocca a Topolomeo un "padre" da qualche parte nel corso di questo primo episodio (sì: la storia è costituita da cinque episodi).

sabato 24 dicembre 2022

La tregua di Natale

Definita da Michael Jurgs La piccola pace nella grande guerra nel suo omonimo libro, che purtroppo non ho letto (me lo hanno raccontato), la tregua del Natale 1914 fu un unicum per tutte le guerre in assoluto.
Siamo all'inizio di quella che sarà successivamente definita come la prima guerra mondiale. Il luogo è il fronte occidentale. In particolare nella zona delle Fiandre, dove soldati tedeschi e britannici iniziarono una serie di tregue spontanee. Un modo per recuperare i cadaveri nella terra di nessuno, la striscia di terreno posta tra le trincee, ma anche per festeggiare il Natale insieme, persino improvvisando delle partitelle a calcio!
Tutto iniziò con canti natalizi e decorazioni a tema che giungevano dalle trincee. Questo spinse gli avversari a unirsi in una comunione spontanea che durò anche per tutto il giorno di Natale. Ci furono altri tentativi di ripetere la tregua del Natale 1914, ma per lo più non ebbero alcun seguito. Evidentemente i militari avevano ricevuto precise istruzioni (probabilmente abbastanza minacciose) per impedire il ripetersi di eventi di questo genere. D'altra parte i giornali dell'epoca furono tutti piuttosto uniti, su entrambi i fronti bellici, ad autocensurare le notizie sulla piccola tregua. Per lo più se ne scrisse in brevi trafiletti, comparsi a ridosso della fine dell'anno o all'inizio di quello successivo. Tra i primi giornali ci fu sicuramente la Stampa che il 27 dicembre scrisse:

venerdì 16 dicembre 2022

Lunga vita a re Carlo

Nato il 27 giugno del 1682, Carlo XII di Svezia era il primogenito di Carlo XI e gli succedette giovanissimo, nel 1697, ad appena 15 anni. Oggi considerato uno dei militari più abili dal punto di vista tattico, nonché un politico fondamentale per lo sviluppo della Svezia, visse metà della sua vita sui campi di battaglia. Iniziò, infatti a scendere in guerra alla testa della sua truppa personale, i karoliner, appena 3 anni dopo la sua ascesa al trono, nel 1700. Il motivo era quello di difendersi da un'allenza di Danimarca, Russia e Polonia, Lituania e Sassonia (questi tre a loro volta alleati tra loro), che evidentemente spinti dalla giovane età del nuovo sovranbo, attaccarono la Svezia. In pratica riuscì a mettere in difficoltà praticamente tutti, a parte la Russia, contro la quale (non fu l'unico nella storia) provò una invasione di Mosca. Che ovviamente si concluse con una sconfitta.

lunedì 27 giugno 2022

Topolino #3474: Paperiliade

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Se la copertina del numero celebra l'inizio dell'ultima stagione di Foglie rosse di Claudio Sciarrone, il pezzo forte del numero è, però, la conclusione della Paperiliade con le due parti del secondo libro, La caduta.
Come mi aspettavo la parodia di Roberto Gagnor e Alessandro Perina ma convinto abbastanza da concedere una sufficienza, ma non fino al punto di andare molto oltre. I motivi di perplessità sono di due ordini differenti, stilistico e soggettistico. Andiamo, però, con ordine e immergiamoci nelle atmosfere del mito greco in salsa disneyana.
Di uomini ed eroi
Le perplessità di ordine stilistico sono essenzialmente quelle già rilevate per il primo libro, ovvero l'uso di modernismi, espressioni che possiamo considerare storicamente fuori contesto. In questo senso si potrebbe dire che il loro uso identifica il target preferenziale della storia: i bambini, quanto più piccoli possibile, e i loro genitori. In questo senso, però, la Paperiliade vive anche una sua specie di crisi di identità, visto che anche stilisticamente parlando il libro secondo è decisamente più adulto, il che rende ancora più difficile riuscire a comprendere la scelta dell'uso dei modernismi, assolutamente inutili per la comprensione della storia. Ad ogni modo, modernismi a parte, la storia risulta ben scritta, con un'ottima gestione del ritmo e un uso equilibrato delle scene silenziose che raggiungono un buon livello di epicità, anche grazie agli ottimi disegni di Perina, in forma come pochissime altre occasioni.
Dal punto di vista della storia, se è comprensibile che Gagnor decida di adattare gli eventi per creare un nemico comune agli achei e ai troiani onesti, come afferma Paperatena nella quadrupla posta nella penultima pagina della prima parte del secondo libro (e la cosa era, in qualche modo, telefonata, visto che stiamo parlando di un fumetto disneyano, e infatti finsce, come si suol dire, a tarallucci e vino), a lasciare perplessi è il modo in cui le divinità presenti nel conflitto vengono presentate: si comportano come se non avessero alcun potere. La cosa Gagnor la giustifica con un incantesimo lanciato da Eris Amelia, ma la cosa, comunque, non soddisfa completamente. Inoltre Ares Gamba viene caratterizzato proprio come un semplice Gambadilegno: la sua motivazione, prendere la Grecia Papera e, soprattutto, mettere le mani sulle dracme sembra più un desiderio da umani che non da esseri divini. E questo senza necesseriamente dover scomodare l'Ares di George Perez.

giovedì 2 giugno 2022

2 giugno

Il 2 giugno del 1946, grazie a un referendum, l'Italia abbandona la monarchia e diventa una repubblica. I voti pro repubblica, però, furono 12717923, mentre quelli a favore della monarchia 10719284. Appena un paio di milioni di scarto.
Divisi. Come sempre.
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martedì 17 maggio 2022

Topolino #3468: Sipario!

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E anche questa settimana arrivo in ritardo con la settimanale recensione di Topolino. Per cui, senza altri indugi, andiamo subito alle storie. Tra l'altro questa settimana ce la sbrighiamo con poco, visto che mi occuperò solo della cover story, Sipario, storia in due tempi di Marco Nucci e Libero Ermetti, nuovo episodio della serie Area 15, e la quarta puntata degli Urbani Paperi.
Partiamo dalla cover story e dai suoi difetti. Innanzitutto da un finale abbastanza telefonato, e poi dalla copertina di Andrea Freccero che rende altrettanto poco sorprendente il legame tra... non anticipo null'altro se non una semplice frase: L'avevo detto, io!
Questi elementi, però, nel complesso per quanto importanti, sono indubbiamente meno essenziali rispetto alla storia in se, in cui i ragazzi di Area 15 si impegnano per mettere in scena un loro spettacolo teatrale. Ovviamente non è semplice e gli autori riescono a fornire al lettore la sensazione del tempo che scorre e del duro lavoro necessario per affrontare qualcosa che è nuovo per il gruppo di Area 15. Alla fine è una storia corale sul teatro e sulle emozioni che esso riesce a trasmettere agli spettatori. Interessanti, poi, i riferimenti a storie precedenti non solo della serie ma anche a altre dello stesso Nucci, visto che creano una sensazione di accoglienza e di familiarità in chi legge con continuità Topolino.

martedì 10 maggio 2022

Topolino #3467: Forte come Maciste

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Mi dispiace di aver saltato la consueta recensione domenicale di Topolino. E anche il recupero del lunedì. Senza dimenticare la consueta recensione del sabato, che però quella avrei voluto dedicarla a George Perez, ma un po' sono rimasto indeciso su cosa scrivere e dove scriverlo, perché anche il Cappellaio è una possibile sede per un articolo sul grande Perez, un po' gli impegni per la realizzazione dell'ultimo video dedicato proprio al Topolino in edicola, in particolare ai 90 anni di Pippo. Ovviamente visto il tema della cover story, I bracciali di Maciste, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, il video si è concentrato anche sulla fisica del sollevamento pesi.
Prima di rimandarvi al video e all'articolo di accompagnamento, un doveroso apprezzamento al lavoro degli autori che sono riusciti, Artibani con i testi e Pastrovicchio con i disegni, a ricordare le atmosfere delle prime storie del trio Topolino-Paperino-Pippo, quelle di Floyd Gottfredson e collaboratori, per intenderci, quelle dove l'atmosfera di una Topolinia paesotto di campagna si trasformano in sensazioni e odori e si fanno vivide e precise. E poi c'è anche un po' del Superman originario, quello di Jerry Siegel e Joe Shuster, cosa che non guasta mai, o del Primo Carnera che in qualche modo ispirò lo stesso Superman.
Ora vi lascio al video e, dopo, al resto del numero con alcune considerazioni più o meno veloci, visto che il #3468 incombe ormai nelle edicole (in alcune zone d'Italia viene, infatti, consegnato proprio oggi):

martedì 3 maggio 2022

Topolino #3466: Viaggio in Italia

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Ben due delle quattro storie di cui vi andrò a scrivere nelle righe che seguono sono, infatti, ambientate anche solo parzialmente in Italia, mentre quella di chiusura presenta una vignetta con un nuovo errore geografico, anche se questa volta nel testo. Vi lascio, però, nell'attesa e inizio con la cover story, la prima puntata della nuova saga di Fantomius, La notte di Fantomius.
Dopo la complessa e personalmente non così efficace saga temporale (come scrissi, non credo che il personaggio di Fantomius risulti particolarmente efficace in questo genere di soggetti), torniamo in qualche modo al solito tran tran per il ladro gentiluomo: le rapine dei preziosi più preziosi della Terra! Pur nella loro semplicità, sono trame particolarmente efficaci, e in questo senso si conferma anche il primo episodio de La notte di Fantomius, tanto da risultare piacevolmente scontata nel suo svolgimento. L'intrico ideato da Marco Gervasio cui mi riferisco con quel scontata è, però, relativo alla prima parte della storia, perché poi l'autore inizia a esplorare una direzione nuova, di cui già sappiamo grazie ad alcune scene sarà protagonista Senape, al momento alleata di Fantomius e Dolly Paprika.
Gervasio, oltre a sviluppare la trama principale, che a quanto pare porterà non a una vera e propria conclusione ma verso una seconda storia in due puntate, propone un paio di elementi collaterali interessanti che servono per fornire un contesto storico solido per la saga, ovvero l'annunciato ritorno di Paperone a Paperopoli e una mappa geografica della baia di Paperopoli e della città. Tutte cose stuzzicanti per il lettore più esperto, ma che possono anche arricchire la lettura dei lettori più giovani.
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domenica 24 aprile 2022

Topolino #3465: Il ritorno dei paperi romani

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In effetti più che un ritorno è una promozione, visto che gli Italici paperi tornano su Topolino come Urbani paperi, in una nuova stagione delle avventure di Paperonoro e parenti. Matteo Venerus, affiancato dal direttore Alex Bertani, cala la strana famiglia italica nelle atmosfere della Roma repubblicana.
Come avevo già valutato in occasione della precedente stagione, dobbiamo considerare come ambientazione cronologica un anno intorno al 145 a.C. Ovviamente non essendoci alcun evento storico particolare da rappresentare, l'epoca è da considerarsi puramente indicativa. L'obiettivo degli autori resta imdubbiamente quello di raccontare qualcosa sugli usi e i costumi di Roma, ma a differenza della stagione precedente, con gli Urbani paperi Venerus introduce anche una serie di elementi decisamente molto interessanti che aumentano l'interesse nella lettura degli episodi futuri. Gli autori, infatti, si concentrano su alcuni dei protagonisti della famiglia papera, iniziando a seguirne le vicende, portando così il lettore all'interno della vita pubblica e privata degli antichi romani, e approfondendo aspetti come la politica, il commercio, la scuola.
I disegni sono sempre affidati a Emmanuele Baccinelli, in questo caso alla prova con un'ambientazione molto più urbana rispetto alla serie precedente. La prova, comunque, risulta ampiamente superata, mentre il suo tratto squisitamente carpiano non può che far pensare immediatamente, almeno al lettore di una certa età, alla Storia e gloria della dinastia dei paperi, di cui è in arrivo una nuova ristampa.
Dal punto di vista storico, però, ho trovato un paio di dettagli che non tornano esattamente. Ad esempio l'elezione dei due consoli non era affidata al censore ma dagli aventi diritto riuniti nei comizi centuriati. E', invece, corretto che spesso veniva eletto anche un console plebeo, come sembra essere Tizio Caio in questo primo episodio, Ai vostri posti.
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martedì 8 marzo 2022

Il trattato di Versailles

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I Sabaton sono una band svedese di genere epic metal. Fondati nel 1999, hanno esordito con il famoso Primo Victoria del 2005, in cui la band espone subito il suo principale interesse: le grandi battaglie della storia. E' in effetti un interesse piuttosto particolare, e anche il loro approccio è particolare, visto che oltre al punto di vista neutrale, i Sabaton si permettono di raccontare la battaglia con la "voce narrante" di una delle due parti, che sia quella vincente o sconfitta ha poca importanza. Da ciò emerge chiara l'idea di raccontare la guerra soprattutto dal punto di vista di chi le battaglie le combatte sul campo. Non è tanto un'esaltazione della guerra, quanto del coraggio dei soldati.
E quasi per chiarire qualunque fraintendimento, il singolo di apertura dell'album d'esordio, che peraltro da il titolo all'album stesso, Primo Victoria, si occupa dello sbarco in Normandia durante la seconda guerra mondiale dal punto di vista dell'esercito statunitense.
Da pochi giorni, invece, il 4 marzo del 2022 per la precisione, è uscito il loro decimo album, The War To End All Wars, un concept album che prosegue il discorso iniziato con il precedente, The Great War, in cui la band ha deciso di raccontare i fatti relativi alla prima guerra mondiale.

sabato 11 settembre 2021

Il giorno in cui il mondo cambiò

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Dov'ero l'11 settembre del 2001? Davanti al computer, se la memoria non mi inganna. A fare le slite ricerche, o forse a scrivere, o forse a fare entrambre le cose. Poi mia madre urla qualcosa del tipo C'è stato un attaco terroristico a New York (non credo queste precise parole, ma il senso era quello). All'inizio c'è un po' di incredulità: c'era il mito, anche grazie al cinema made in USA, di servizi segreti quasi infallibili, per cui la prima idea fu che in realtà non erano stati terroristi islamici, ma un attacco interno. Man mano che, nelle ore e nei giorni successivi, arrivarono sempre nuovi dettagli e il racconto delle storie intorno al crollo delle Torri gemelle era sempre più evidente che questa mia idea, molto naif e, ovviamente, nata da quella stessa scarsa conoscenza degli Stati Uniti indotta dal loro cinema, era evidentemente errata.
Una cosa, però, mi sembrava certa e nulla aveva scalfito questa convinzione: la guerra in Afghanistan non sarebbe servita a nulla. Oggi, dopo vent'anni, dopo che la guerra fu ufficialmente chiusa nel 2014 e commutata in una missione di pace, abbiamo assistito al ritorno dei talebani, la cui scacciata fu un effetto collaterale di una guerra contro la non-nazione del terrorismo islamico fondamentalista.
Oggi stiamo parlando del fallimento di vent'anni di politica in Afghanistan, e anche, i più estremi, del fallimento delle politiche contro il terrorismo. E la cosa diventava sempre più evidente, man mano che la storia si svolgeva sotto i nostri occhi: guerre statunitensi in oriente, annunci di uccisioni di Osama bi Laden e Saddam Hussein, ma nel frattempo un aumento degli attacchi terroristici in Europa, colpiti soprattutto Spagna, Gran Bretagna e Francia. Il tutto sotto l'occhio "protettivo" degli Stati Uniti: basti ricordare l'aumento delle misure di sicurezza negli aereoporti, diventate un po' più invasive. Nel frattempo i diritti fondamentali dei cittadini venivano sempre più ridotti, e non solo quegli degli Stati Uniti, come insegna lo scandalo dei sistemi di controllo della NSA scoperchiato da Edward Snowden.

domenica 1 novembre 2020

Una bomba di nome Mike

L'1 novembre del 1952 gli Stati Uniti d'America hanno fatto esplodere sull'isola Elugelab, nell'atollo Enewetak la prima bomba termonucleare della storia, denominata Ivy Mike. L'energia rilasciata, mille volte superiore rispetto alla bomba sganciata su Hiroshima, ha completamente distrutto l'isola. Mike non fu la bomba vera e propria per vari problemi tecnici, ma fu il miglior modo per testare un dispositivo dello stesso genere. Non a caso, dopo l'esplosione, vennero mandati contro la nube tossica generata dall'esplosione tre Red Flight, caccia dell'aviazione statunitense le cui ali vennero opportunamente modificate per raccogliere i campioni sparsi nell'atmosfera di Mike.
Dei tre piloti che si lanciarono contro la nube, il più "fortunato" fu Virgil Meroney che in una decina di minuti entrò dentro la nuvola atomica, raccolse i dati uscendone senza alcun problema. Bob Hagan e Jimmy Robinson, che si introdussero dentro i resti di Mike dopo Meroney, si imbatterono in una turbolenza. In particolare sembra che Robinson perse conoscenza e, a causa dell'impulso elettromagnetico, perse il controllo sulla sua strumentazione. Alla fine il suo aereo cadde in acqua a circa 3.5 miglia dall'isola, mentre Hagan riuscì a tornare alla base compiendo uno spettacolare atterraggio di fortuna.
A questo punto i filtri contenuti all'interno delle ali dei due aerei rientrati vennero "impacchettati" e spediti a Los Alamos, ovviamente non senza qualche difficoltà. Nei laboratori del Pogetto Manhattan i campioni di Mike vennero esaminati da Al Ghiorso, Stanley Gerald Thompson e Glenn Seaborg. I tre fisici rilevarono la presenza degli isotopi di plutonio-246 e plutonio-244, ma compirono anche una scoperta sensazionale, che venne secretata per alcuni anni: la scoperta degli elementi 99 e 100 della tavola periodica, fino a quel momento semplicemente previsti. Quando la scoperta venne rivelata nel 1955, i due nuovi elementi vennero chiamati rispettivamente einsteinio e fermio in onore di Albert Einstein ed Enrico Fermi.

sabato 9 novembre 2019

L'ascesa e la caduta del muro di Berlino

La data del 9 novembre del 1989 è quella ufficiale della caduta del muro di Berlino, che era in piedi da metà agosto del 1961. Questa data simbolo non è né l'inizio né la fine del processo di cambiamento che attraversò i paesi sotto il controllo dell'Unione Sovietica, ma è indubbiamente una data fondamentale, perché costituì un vero e proprio primo respiro di libertà per l'area orientale dell'Europa. Nello specifico della Germania, se la caduta del muro rendeva più semplici gli spostamenti tra le due parti in cui Berlino venne letteralmente tagliata, questa fu anche il punto di partenza per il processo di unificazione tra le due Germanie che si concluse all'incirca un anno dopo la caduta del muro. La sitauzione dell'epoca viene molto ben spiegata nella TED lesson di Konrad Jarausch animata da Kyriaki Kyriakou, Remus Buznea e Mitko Karakolev che vedete qui sotto. Buona visione:

giovedì 12 settembre 2019

Somiglianze

Imperatore Cesare Vespasiano Augusto, detentore del potere tribunizio, console per la terza volta, pontefice massimo, Era imperatore da meno di un anno, e quelle parole gli facevano ancora fremere il cuore. Osservò l'immagine al centro ed emise un grugnito. Mostrava un uomo robusto, affetto da calvizie, con il mento sporgente e il naso adunco, rughe profonde attorno agli occhi e alla bocca, e solchi sulla fronte. (...) Vespasiano era duro, risoluto, retto, un uomo con i piedi per terra. Un romano vecchio stile.
La descrizione di Vespasiano presente in questo passo tratto da Il sigillo maledetto dei templari di David Gibbins nella traduzione di Valeria Leotta mi ha fatto quasi immediatamente pensare a Benito Mussolini. E la strage sanguinaria e scientifica avvenuta successivamente nell'arena su ordine dello stesso Vespasiano ha reso questa similitudine ancora più forte, visto che i giustiziati erano ebrei.

sabato 31 agosto 2019

Sky Hawk: un nuovo sguardo sulle guerre indiane

1871. I due ex samurai giapponesi Hikosaburo Soma e Manzo Shiotsu vivono in esilio tra i monti del Wyoming. La loro vita di pace e solitudine viene interrotta quando incontrano casualmente una nativa americana incinta e in fuga dai coloni europei. Grazie a questo incontro i due samurai stringeranno un patto di amicizia con una tribù degli oglala sioux, partecipando attivamente alla resistenza dei nativi contro l'avanzata del governo statunitense.
Sky Hawk è l'ennesima opera storica che rivisita il mito del west dal punto di vista degli indiani d'America. Jiro Taniguchi, però, adotta il punto di vista di due giapponesi dell'epoca. Questo gli permette non solo di confrontare i valori morali degli indiani con quelli della sua cultura, che dobbiamo considerare più vicina ai lettori cui Taniguchi evidentemente si riuvolge, ma anche dienfatizzare ancora di più le differenze con i discendenti degli europei che stanno costruendo un loro stato. Il punto di vista del racconto, dunque, è solo apparentemente coinvolto, ma Taniguchi è anche attento a sottolineare come il governo statunitense si protegga attraverso leggi emendate ad hoc nelle sue azioni di guerra contro le tribù indiane, in modo da proteggersi legalmente dalle violazioni ai trattati.
Tra gli avversari degli indiani emerge, in particolare, George Armstrong Custer, a capo del 7° cavalleria. Spietato e senza scrupoli, Custer ha un unico obiettivo: allontanare gli indiani dalle risorse minerarie che sono presenti sul suolo americano, per permettere agli Stati Uniti di sfruttarle per la sua crescita economica e politica.

sabato 26 gennaio 2019

L'impatto della guerra sulla società: la battaglia di Antietam

Articolo aggiornato con l'aggiunta dell'immagine e una sistemata a link e formattazione dopo la prima, frettolosa pubblicazione
La battaglia di Antietam è una delle più importanti delle guerre civili statunitensi. Combattuta il 17 settembre del 1862 presso Sharpsburg nel Maryland. E' considerata come una delle battaglie più importanti della guerra civile, poiché, pur se costituì un pareggio militare, diede all'Unione un primo vantaggio strategico e politico sulla Confederazione. Inoltre è anche considerata come la battaglia più sanguinosa tra quelle da un giorno. A fronteggiarsi erano George McClellan per l'Unione e Robert Lee per i Confederati. Le perdite furono ingenti per entrambi gli schieramenti: 12401 su 87000 (circa il 14%) per l'Unione, e 10316 su 45000 (quasi il 23%) per la Confederazione per un totale di 22717, circa il 17% dei soldati scesi in campo.
Il motivo per cui oggi vi scrivo due righe sulla battaglia Antietam e della guerra civile americana è semplice: come avrete notato ho iniziato a pubblicare contenuti a tema pi greco, non solo perché mi è capitata la domanda nella casella di posta elettronica, ma anche perché nei giorni scorsi ho messo un po' d'ordine tra le notizie pi greche dei Carnevali passati per ordinarle in un piccolo pdf, anche se lo scopo di tale ordinamento è leggermente differente dal desiderio di... ordine! E ordinando mi sono imbattuto in un articolo di Alessandra King per la sua ribrica Math for real su Mathematics Teaching in the Middle School. Da quell'articolo ho messo in piedi una breve ricerca che mi ha fatto finire sull'articolo della King dedicato proprio alla battaglia di Antietam(2). E così ecco la curiosità di capire se effettivamente questa battaglia è stata una delle più sanguinose.

martedì 2 febbraio 2016

Una buona dose di frusta

La così detta legge di Lynch asserisce che, in caso di furti o altri delitti
l'accusatore diventa anche testimone, giuria, giudice ed esecutore della sentenza, mentre l'imputato viene punito sulla base di un semplice sospetto.
All'applicazione di questa legge ai danni di un osange stava per assistere Washington Irving nel viaggio citato nel post precedente. Per fortuna dell'indiano, i suoi buoni propositi erano più che evidenti: egli, infatti, stava riportando al villaggio un cavallo perduto, mentre il colono possessore di quel cavallo lo accusava di averlo rubato, pretendendo il giusto castigo (una serie di frustate).
L'intero episodio mi ha fatto pensare alla pretesa, da parte di un certo noto partito, gli italiani odierni agli indiani e i migranti agli europei dell'epoca, eppure per come Irving ha descritto l'episodio, non sono riuscito a trovare conferma di un simile accostamento, anzi mi è sembrato che invece il colono europeo di quel selvaggio west fosse piu proficuamente interpretablie da un qualsiasi componente a vostra scelta di quel partito di cui sopra.
Quando paragono il nobile contegno e il comportamento franco dellindiano al viso sinistro e alla prepotenza dell'uomo bianco, non ho molti dubbi su chi si meritasse una buona dose di frusta.
Irving proprio a questa legge fa risalire l'origine delle guerre indiane contro i coloni europei e dunque le difficoltà di integrazione tra la società presente sul territorio, fondamentalmente senza leggi e fondata da gruppi di cacciatori/raccoglitori, e quella in arrivo, di fatto una società agricola gerarchica.
Per sua stessa definizione, una struttura gerarchica porta con sé anche delle leggi, e proprio questo era il maggior problema degli indiani d'America, non acendo essi una struttura legislativa comune, nella migliore delle ipotesi. Scrive, infatti, Ken Gonzales-Day(1):
Studiando la casistica, si scopre che gli indiani d'america erano molto spesso linciati quando specifici crimini venivano attribuiti a specifici individui o piccole bande. Le accuse più comuni sembra siano state per omicidio o per aver rubato. Questo non vuol dire che essi erano colpevoli di tali accuse, ma semplicemente per osservare che si credeva che essi avessero commesso i crimini. Il punto che il giusto processo è stato raramente esteso agli "indiani" era complicate dal loro status giuridico. Poiché essi sono stati raramente portati in giudizio, non si conoscerà mai la verità delle accuse.
Come più avanti osserva Gonzales-Day, nemmeno un giusto processo riesce a scavare a fondo la verità: nel 1852 tre nativi americani sono stati linciati a Bridgeport per omicidio: la piccola banda, composta da quattro individui, venne accusata e prontamente cercata grazie a dei testimoni che li avevano visti intorno alla casa del morto all'incirca un'ora prima del crimine.
Sulla base di un semplice sospetto, i quattro vennero arrestati e processati per direttissima, senza possibilità di difesa e, per ironia della sorte, solo uno riuscì a salvarsi per insufficienza di prove.
Questi contrasti e difficoltà di integrazione sono spiegabili in molti modi, non ultimo il falso senso di superiorità che da sempre ha contraddistinto gli europei
(1) Da Lynching in the West, 1850-1935
Sui linciaggi leggi anche:
Lynching in the United States
Lynching and Native Americans

giovedì 5 aprile 2012

Mercenary Pierre

More about Mercenary Pierre n.1 Ken'ichi Sato è uno dei più apprezzati scrittori giapponesi di romanzi storici. Il suo interesse va verso l'Europa, sin dai suoi esordi con Pierre il mercenario, una delle sue prime opere. Protagonista del'opera è Pierre, figlio illegittimo di Armand de la Flute, a capo de Gli unicorni di Anjou, una compagnia di agguerriti mercenari che Pierre ha raccolto durante le sue peregrinazioni. A quel tempo, infatti, i figli minori e quelli illegittimi, pur potendo utilizzare lo stendardo di famiglia, come infatti fa Pierre, non potendo aspirare all'eredità del casato, avevano solo due strade: entrare in un ordine religioso o darsi alla vita militare. In quest'ultimo campo, le strade possibili erano ancora due: entrare nell'esercito regolare o diventare mercenari. La vita dei mercenari era obiettivamente molto più libera, ma d'altra parte la popolazione, soprattutto in tempi di guerra, era scarsamente protetta: le compagnie infatti vagavano per i territori del paese tra una battaglia e l'altra saccheggiando anche i villaggi della propria stessa nazione.
Questa era sostanzialmente la situazione nel 1429, l'anno di inizio delle avventure di Pierre, l'anno in cui la Francia, grazie a Giovanna d'Arco, si solleva contro l'Inghilterra ribaltando le sorti di una guerra che sembrava destinata finire in favore di quest'ultima. E dunque Pierre il mercenario è un romanzo sulla Francia, sui mercenari e sull'eroina Giovanna d'Arco, mal sopportata dai capi dell'esercito, amata dai soldati, regolari e mercenari, e dalla popolazione. Fu grazie a lei che un esecito apparentemente così male assortito riuscì a restare unito, trovando la forza e le motivazioni per ottenere delle importanti vittorie, come quella che permise alla Francia di riconquistare Orleans. E nel romanzo di Sato Pierre e la Pulzella incrociano le loro strade quasi dall'inizio, quando Pierre prova a stuprare la giovane eroina francese, senza ancora conoscerla, ma qualcosa, una visione mistica, lo fa recedere dal suo intento. Qui inizia un rapporto di amicizia (forse amore?) che verrà approfondito dall'autore nel corso del romanzo.
Però qui stiamo parlando di un romanzo in giapponese, e questo genere di romanzi difficilmente arrivano in Italia, a meno che non abbiano così successo in patria da diventare un manga di altrettanto successo, così da varcare in questo modo i confini nipponici.
E' il destino di Pierre il mercenario, e di altri manga pubblicati in Italia, che arriva nel nostro paese, pubblicato dalla J-Pop, con il titolo di Mercenary Pierre. Pubblicato in 4 volumi (o tankobon), il manga è realizzato da Takashi Noguchi con un tratto pulito ma comunque dettagliato, che ricorda il Yoshikazu Yasuhiko di Alessandro Magno, realizzando alla fine un seinen bello, appassionante e dove i personaggi non sono solo delle rappresentazioni storiche di alcune tipologie particolari, ma ognuno di loro, incominciando dalla stessa Giovanna d'Arco, esprimono una grandissima umanità e una profondità tipiche dei migliori autori nipponici. Forse solo la conclusione lascia perplessi, un po' con l'amaro in bocca per certi versi, sospesi trale lacrime di Jean, da sempre il secondo di Pierre, e il sorriso di un ormai adulto de la Flute illegittimo.