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domenica 30 settembre 2018

Topolino #3279: di calcio, matematica e supereroi

Le celebrazioni per il novantesimo compleanno di Topolino si interrompono per necessità pubblicitarie: una serie di cinque avventure legate alle Topo Cards, uno speciale pacchetto disneyano delle Cards che Panini ha realizzato in luogo delle classiche figurine dei calciatori.
Prima di esaminare le storie di Topolino #3279 vorrei, però, scrivere due parole su:
Che aria tira a Paperopoli
Con un'unica vignetta Silvia Ziche riesce a sintetizzare non solo la situazione di Paperino all'interno di Topolino, ma anche quella della società, italiana e non solo, schiacciata dalla gerontocrazia. Zio Paperone, infatti, a un Paperino lucidatore di monete che borbotta sulle sue potenzialità, risponde:
Si dà il caso che quelli per essere un numero uno ce li abbia tutti io.
Il problema non è tanto la vignetta della Ziche (come autrice si prende la libertà di scherzare su qualunque aspetto dei personaggi disneyani, e dunque della società), quanto il fatto che, come ormai scrivo da tempo, la maggior parte delle storie con Paperino protagonista che non rientrano nei cappelli di Duoble Duck, PK o Paperinik, salvo rare eccezioni (come a volte capita a Carlo Panaro) hanno esattamente l'atmosfera catturata dalla vignetta iniziale dell'autrice.
Per cui anche una storia come quella che apre l'attuale Topolino #3279 risulta una bella e fresca variazione sul tema.

sabato 29 settembre 2018

I paralipomeni di Alice: Sandro del Prete

Sandro Del Prete è un artista svizzero di chiare origini italiane nato nel 1937 con un forte interesse per l'illusionismo in generale e le illusioni ottiche in particolare. Vedendo le sue opere, l'accostamento con Maurits Cornelius Escher è abbastanza evidente, in particolare con l'eccezionale The warped chessboard o con l'altrettanto notevole The columns. Non mi dilungo oltre, ma mi limito a segnalarvi l'articolo in cui approfondisco gli aspetti matematici delle figure impossibili che valgono, seppur in piccolo (la precisione matematica di Del Prete non raggiunge quella dei livelli di Escher) anche per l'artista svizzero.

venerdì 28 settembre 2018

Le grandi domande della vita: Laboratori per interrogare l'universo

Questa sera ci saranno un po' in tutta Italia iniziative dedicate alla notte della ricerca. Quest'anno sarò attivamente impegnato in un laboratorio sulle onde gravitazionali, Marte e i pianeti extrasolari presso il Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano. Per cui ecco questa edizione speciale de Le grandi domande della vita con il testo che ho preparato per le spiegazioni post-laboratorio e una piccola animazione realizzata all'uopo!
Onde gravitazionali
Qualunque oggetto dotato di massa deforma lo spaziotempo. Inoltre ogni oggetto in movimento trascina dietro di sé lo spazio tempo e può anche generare delle onde gravitazionali. Tali effetti sono piccolissimi, ma diventano più evidenti nel caso di eventi catastrofici come la collisione di due buchi neri o di due stelle di neutroni.
In questo secondo caso la collisione genera una kilonova, un evento che libera energie tali da generare gli elementi più pesanti nella tavola periodica (come ad esempio l'oro): poiché tali collisioni sono particolarmente rare, questo spiega perché gli elementi creati in queste occasioni sono così rari nell'universo.
Torniamo alle stelle di neutroni: nell'istante della collisione vengono generate delle onde gravitazionali insieme con un intenso lampo di luce dovuto alle enormi energie liberate. Parte la corsa tra fotoni e onde gravitazionali (no! per quel che sappiamo adesso i gravitoni non esistono e non hanno nemmeno molte probabilità di esistere: certo, se poi dovessero venire scoperti, potreste spiegarglielo voi che, in realtà, non esistono!): entrambi viaggiano alla velocità della luce, ma poiché durante il percorso i fotoni "fanno cose, vedono gente", le onde gravitazionali arrivano leggermente prima, e questo ha permesso ai ricercatori di LIGO di mandare un'allerta agli astronomi per avvisarli dell'avvenuta collisione e fornire loro delle indicazioni sulla zona del cielo dove puntare telescopi e satelliti. In questo modo siamo riusciti a raccogliere non solo il segnale gravitazionale, ma anche la luce generata dalla kilonova.
LIGO (ma anche VIRGO), come riescono a determinare il passaggio di un'onda gravitazionale?

mercoledì 26 settembre 2018

L'anello dei Re

Recuperato alla fine de La nave d'oro, l'anello di Re Salomone diventa coprotagonista del romanzo successivo nella lunga serie che ha per protagonisti Oswald Breil e Sara Terracini, personaggi ideati dallo scrittore d'avventura Marco Buticchi. L'altro grande protagonista è il Giusto in nome di Dio, terrorista bombarolo (anche definito serial bomber nel corso del romanzo, accostandolo al famosissimo unabomber, che peraltro compare all'interno del romanzo) che colpisce esclusivamente i musulmani.
Non leggevo Buticchi da diversi anni, avevo lasciato L'anello dei Re a prendere un po' troppa polvere e alla fine ho colto l'occasione per recuperare la lettura di uno degli autori italiani d'avventura più abili in assoluto.
La forza dei personaggi ideati da Buticchi, l'israeliano Breil, in questo caso ex-primo ministro isreaeliano ed ex-capo del Mossad, e l'italiana Terracini, archeologa, ritorna alla mente man mano che i personaggi entrano in scena. La narrazione è, come al solito, su diversi piani temporali differenti: il presente, con la caccia al Giusto; il passato con un intreccio tra varie storie per seguire il tortuoso percorso che ha portato l'anello dei Re nelle mani dell'attentatore. La parte storica si svolge nel lontano passato, partendo dalle crociate, in particolare quella di Venezia contro Tabarqa del 1347; un'altra linea temporale inizia durante la prima guerra mondiale sul fronte italiano; quindi siamo negli anni Sessanta del XX secolo con il padre di Oswald, Asher, nella Romania di Ceaucescu.
Questo intreccio di eventi permette a Buticchi di mostrarci (oltre quelli già citati) personaggi storici come Vlad Tepes l'Impalatore, meglio noto come Dracula, spietato difensore della cristianità contro i turchi; Lawrence d'Arabia, il famoso ufficiale britannico della prima guerra mondiale; Bela Lugosi, l'attore che più di tutti si è (ed è stato) identificato con Dracula, uno dei possessori del mitico anello. Il tutto in una narrazione senza respiro, vivida e dettagliata che tiene il lettore attaccato al libro fino all'ultima pagina.
Un ottimo romanzo per tutti gli amanti dell'avventura.

martedì 25 settembre 2018

Wikiritratti: Percy Alexander MacMahon

Percy Alexander MacMahon nacque a Sliema il 26 settembre del 1854, nella parte britannica di Malta. Il padre era un militare, e il giovane MacMahon intraprese la carriera: all'età di 16 anni era stato ammesso presso la Royal Military Academy di Woolwich. La sua carriera militare iniziò il 23 marzo del 1873 quando venne mandato a Madras, in India, e si concluse nel 1898 dopo il ritiro.
Nel frattempo nel 1890 era stato ammesso presso la Royal Society, ottenendo poi una serie di riconoscimenti, come la Royal Medal nel 1900. I suoi contributi più noti nel campo della matematica furono nello studio delle funzioni simmetriche e nell'enumerazione delle partizioni piane. Il suo trattato, in due volumi, Combinatory analysis, pubblicato tra il 1915 e il 1916, è considerato il primo libro nella combinatoria enumerativa.
Il suo risultato più importante è indubbiamente il Teorema Maestro di MacMahon, scoperto e dimostrato nella sua già citata opera matematica.
Nella sua monografia, MacMahon trovò così tante applicazioni del suo risultato, che lo chiamò "un teorema maestro nella teoria delle permutazioni". Spiegò il titolo come segue:
un Teorema Maestro dal modo magistrale e rapido con cui si occupa di varie questioni altrimenti difficili da risolvere.

domenica 23 settembre 2018

Topolino #3278: Ritorno a Topolinia 20802

Con Topolino #3278 la maledizione della copertina si può dire sconfitta. Tale maledizione ha colpito la prima e la terza delle storie celebrative, qualitativamente inferiori alla seconda e alla quarta. Invece Maratona con contratto di Fausto Vitaliano e Carlo Limido si è dimostrata decisamente all'altezza di storia d'apertura del numero.
Topolinia 20802
La serie Topolinia 20802, all'interno della quale si pone Maratona con contratto esordì nel 2009 su Topolino #2811. Ideata da Vitaliano, la storia venne sviluppata in quattro parti dallo stesso Vitaliano insieme con la collaborazione di Alberto Savini e Giorgio Salati ai testi e Casty, Giuseppe Dalla Santa, Marco Ghiglione e Lorenzo Pastrovicchio.
Evidentemente ispirata per filosofia e ambientazioni al Mickey Mouse Mystery Magazine, Topolinia 20802 aveva però anche alcune profonde differenze: Topolino non veniva spostato di città, ma solo di quartiere, passando dalla sicurezza di un'abitazione in periferia al caos del centro, costringendolo al contempo ad affittare un appartamento vicino al giornale dove trova impiego, il Topolinia Daily. Inoltre il suo comunque invidiabile curriculum (tra detective e giornalista) non gli rende la vita più semplice, ma anzi inizia dalla gavetta per dimostrare tutto il suo valore. Pur risultando, alla fine, un mix più equilibrato e accettabile per il lettore tradizionale disneyano rispetto a MMMM (gli amici di Topolino sono comunque presenti nella serie) ha ricevuto ben poco spazio sul settimanale arrivando a collezionare sei storie, inclusa quella uscita su Topolino #3278, di cui soltanto le prime due a puntate.

sabato 22 settembre 2018

L'uragano e la farfalla

Il fumetto/infografica qui sotto ha un'origine molto semplice: con Laura Barbalini eravamo intenti con le prove per la preparazione dello streaming di mercoledì, quando a un certo punto dico al microfono (più o meno) il contenuto della prima didascalia!

mercoledì 19 settembre 2018

Il profumo del genere umano

Qualche anno fa, ai tempi del dottorato, mi avevano parlato del film del 2006 tratto dal romanzo, Profumo: storia di un assassino. La storia è abbastanza semplice: un uomo uccide delle fanciulle per sintetizzare il profumo umano perfetto.
Detta così sembra una storia cruda e splatter, in realtà la trama è leggermente più complessa di così: un bambino nasce tra i banchi del pesce di Parigi e qui abbandonato. A causa della sua mancanza di qualunque odore, viene dato in affidamento a una casa di bambini orfani retta da una donna priva di emozioni e al compimento del tredicesimo anno d'età viene mandato a lavorare presso un conciatore.
Iniziano una serie di divagazioni per il protagonista, Jean-Baptiste Grenouille, che acquisisce le competenze per diventare il più grande profumiere di Francia. Ciò che però gli interessa non è la gloria, ma collezionare nella sua prodigiosa memoria tutti gli odori possibili e quindi sintetizzare il profumo perfetto, almeno fino a che non si rende conto di non possedere alcun odore personale. A quel punto l'obiettivo diventa esattamente quello di ottenere un profumo in grado di permettergli di confondersi in mezzo agli altri esseri umani. È per tale obiettivo che inizia a uccidere delle giovani fanciulle.
Il romanzo, però, non ricade nel genere thriller o quello serial killer, ma ha invece dei toni favolistici, quasi da romanzo fantasy, che risultano particolarmente efficaci nella lunga porzione dedicata all'eremitaggio di Jean-Baptiste all'interno di una grotta lontana da qualunque odore umano. Questa parte è anche interessante per via di una serie di considerazioni filosofiche e religiose che si possono trarre nel corso della lettura, oltre che per alcuni riferimenti all'arte meditativa. Inoltre il finale ha uno spiccato gusto fantasy, mentre il tono malinconico e la caratterizzazione di Jean-Baptiste fanno pensare ad alcuni dei romanzi di Roger Zelazny, come ad esempio Signore della luce.
Se allora usciamo dal tentativo di caratterizzare il romanzo in uno qualsiasi dei sottogeneri del giallo, Il profumo di Patrick Suskind è un romanzo che soddisfa il lettore, sebbene sia probabilmente più indicato agli amanti del fantasy che non del giallo.

martedì 18 settembre 2018

Storia di un neutrino

Domani 19 settembre tornano i Cieli di Brera, le conferenze a tema astronomico organizzate dall'Osservatorio Astronomico di Brera. Per l'occasione alle 18:00 presso la Sala della Passione della Pinacoteca di Brera, Palazzo Brera, Via Brera 28, Milano, in collaborazione con la Pinacoteca di Brera e l'Istituto Lombardo, ci sarà Chiara Righi con Storia di un neutrino: dalle fucine cosmiche al ghiaccio del Polo Sud:
I neutrini sono strane particelle di cui stiamo ancora cercando di capire le caratteristiche principali. Da una cinquantina di anni non smettono mai di stupirci, spingendo la nostra curiosità e tecnologia sempre ai limiti. Hanno la capacità di trasformarsi, di scappare dai nuclei delle stelle e di fare molta più strada di ogni altra particella che conosciamo. L'ultima volta che ci hanno meravigliato è stato nel settembre 2017, quando dal polo sud siamo riusciti ad osservare un neutrino ad energie altissime proveniente da una galassia lontana lontana. Più precisamente il neutrino che è diventato tanto famoso proveniva dal getto di un nucleo galattico attivo, una specie di acceleratore naturale di particelle che ci punta contro. Durante la serata cercheremo di capire meglio cosa sono i neutrini e perché sono così sfuggenti alla nostra comprensione. Ci concentreremo sui neutrini astrofisici di alte energie e cercheremo di capire qualcosa di più di quella parte dell'universo così sfuggente.
Visto che sono in argomento, vi ricordo un trittico di articoli neutrinici dall'archivio di DropSea: Come sempre, ingresso libero fino a esaurimento posti (100 al massimo). e per chiudere le classiche informazioni (in questo caso una sorta di... autobiografia!) sulla conferenziera:
Nata a Genova e laureata in Fisica, lascio il mare, la focaccia ed il pesto (pazzia!!) alla volta della Brianza per dottorarmi in Astrofisica. Adesso viaggio spesso alle Canarie, e studio le galassie lontane lontane... alla fine non mi è andata poi così male. La mia buona stella mi ha accompagnato anche nei successi lavorativi, partecipando attivamente (sia tramite osservazioni che dal punto di vista teorico) ad una delle scoperte più importanti negli ultimi dieci anni sui neutrini astrofisici. Mi piace poi tornare a Genova e raccontare ai miei amici delle mie disavventure, magari in spiaggia con fritto misto e birra...

lunedì 17 settembre 2018

Anni luce

In un anno la luce viaggia per quasi dieci milioni di milioni di chilometri.
Vola dal sole alla terra in otto minuti. Attraversa l’intero sistema solare in 11 ore.
La luce arriva fino alla stella più vicina della nostra galassia, Alfa Centauri, in quattro anni, quattro anni freddi e abbaglianti. Ma ci sono centinaia di migliaia di stelle, nella nostra galassia.
Dopo ottantamila anni di viaggio tra vapore interstellare, polvere e stelle, la luce ha attraversato la galassia. Ma si tratta soltanto di una galassia tra un numero inimmaginabile di galassie. La luce di almeno centomila milioni di galassie viaggia verso di noi, dentro di noi, oltre noi.
La luce impiegherebbe migliaia di milioni di anni per attraversare l’intera porzione di universo osservabile. Ma per noi un solo anno è un tempo lunghissimo; guarda quanta strada ha già fatto, la luce.
Con una descrizione di questo genere nel prologo un romanzo come Anni luce di Maggie Gee non poteva non conquistarmi immediatamente. Il problema è che, nonostante l’ottima scrittura dell’autrice, i punti di interesse del libro sono proprio le digressioni scientifiche (soprattutto astronomiche) iniziali e finali (e a volte anche al centro) di ciascun capitolo. Denotano, già solo leggendo quella che ho messo qui sopra, la cifra stilistica del romanzo: partire da una panoramica iniziale (che può anche essere di genere “intimista”) per scendere fino al protagonista.
L’idea del romanzo, comunque, è racchiusa tutta nelle ultime righe della citazione da cui sono partito: raccontare tutto quello che succede in un anno a una coppia, Lottie e Harold, agiata, che improvvisamente scoppia, e al figlio di lei, Davey, che si ritrova in mezzo ai due litiganti in un momento delicato del suo processo di crescita.
Un prologo, un epilogo, 12 mesi, 52 capitoli, un intreccio di vite dalla separazione fino allo scontato ricongiungimento in cui i protagonisti alla fine guadagnano una conoscenza reciproca più profonda e consapevole. Un romanzo che, alla fine, si regge soprattutto sulle capacità narrative e di approfondimento dei personaggi dell’autrice.

domenica 16 settembre 2018

Topolino #3277: Due cugini per l'avventura

Oltre alla storia d'apertura, ancora dedicata alle celebrazioni del 90.mo compleanno di Topolino, il settimanale a lui dedicato presenta due avventure con Paperino e Paperoga coprotagonisti. I due cugini passeranno da una storia agreste all'avventura spionistica nel freddo nord Europa.
Dalla campagna alla Scandinavia
La predizione succosa di Carlo Panaro per i disegni di Marco Mazzarello (niente di nuovo da segnalare su questo fronte) è una storia divertente dove Paperino e Paperoga, grazie ai presunti poteri predittivi di quest'ultimo, si ritroveranno coinvolti in una gara di raccolta dell'uva. La storia ha una trama e uno sviluppo abbastanza classici, quasi scontati, non solo negli aspetti mystery, ma anche per l'abbastanza classico finale dolce/amaro.
Il fluido energetico riporta la P.I.A. sulle pagine di Topolino: Giorgio Figus, coadiuvato ai disegni da Marco Palazzi, dal tratto che ricorda Franco Valussi, spedisce i due cugini in Scandinavia per recuperare una stele su cui sarebbe inciso il segreto di una bevanda energetica. La storia è la solita sequela di gag e pur se non presenta il solito distruttivo Paperoga, quanto meno risulta una piacevole variazione, insieme con la storia di Panaro, sulla tipica caratterizzazione di Paperino: grintoso e determinato, riesce quasi sempre a ribaltare le situazioni negative in cui incappa ora a causa della fastidiosa presenza degli agenti della Blonk, ora a causa di una inusitata distrazione da parte di Archimede.
Nel complesso un numero migliore di quello della settimana scorsa, anche grazie alla storia d'apertura:

sabato 15 settembre 2018

Comic?

Adorando Atsushi Kaneko, non poteva lasciarmi sfuggire questa raccolta poderosa dal titolo inequivocabile, Comic? Come ricorda lo stesso Kaneko nell'introduzione, non c'è alcun ragionamento particolare dietro la scelta del titolo, se non
Mi pare vada bene, no? E' un po' strano ma d'impatto
La scelta del titolo è, in effetti, in linea con il carattere irriverente del mangaka, che ha fatto della rottura del fumetto giapponese in particolare e un po’ anche del fumetto in generale l’elemento fondamentale del suo stile narrativo.
Il volume raccoglie una serie di storie brevi suddivise in due parti: nella prima, Tatoo girl(s), vengono raccolte dieci storie brevi uscite tra il 2006 e il 2015 sull’omonima rivista dedicata ai tatuaggi; la seconda, Atomic?, ristampa 8 brevi uscite tra fine anni Novanta e inizi Duemila.
Un mix tra surreale, assurdo, vita quotidiana, criminalità è il crogiolo che caratterizza queste storie brevi su cui spiccano Gold fish bowl, 4 pagine mute in cui ogni vignetta è legata a quella precedente da un dettaglio; Le sue parole, storia su una killer che si impegna a sterminare i componenti di due famiglie mafiose rivali; My little monster, sulle paturnie di una ragazza convinta di avere un tatuaggio unico fino a che non ne vede uno identico sul collo di un’altra ragazza. In Atomic? spiccano Cosmic?, soprattutto per la colorazione che riprende un po' il 3D; Satanic?, nonostante lo scarso apprezzamento dello stesso autore, storia inquietante con un inizio alla Dexter ben prima che la serie venisse realizzata; Logic?, una folle storia con una sistemazione delle vignette che ricorda i web comic ben prima che si parlasse di web comic; The land of god, un esperimento alla pop art costituito da doppie splash page che richiamano dei cartelloni pubblicitari anni Sessanta.
Una bella raccolta consigliata vivamente consigliata non solo agli amanti di Kaneko, ma anche a tutti coloro che, in qualche modo, sono attratti dal fumetto underground.

venerdì 14 settembre 2018

1903: Alice nel Paese delle Meraviglie

Il primo film dedicato ad Alice nel Paese delle Meraviglie è il cortometraggio muto del 1903 di Cecil M. Hepworth e Percy Stow. Il film è disponibile su youtube grazie al British Film Institute. Buona visione:

giovedì 13 settembre 2018

Paperinik: dai buchi neri alla materia oscura

Con qualche mese di ritardo su quanto avevo preventivato a suo tempo, è finalmente uscita la recensione de L'orizzonte degli eventi. Ne sono particolarmente soddisfatto per via degli inserti scientifici colà presenti. In questa sede vi estraggo quanto ho scritto, sebbene in parte già pubblicato sia qui sia in altre sedi.
Iniziamo:
Stelle nere
Nel 1783, in una lettera inviata a John Cavendish e successivamente pubblicata in forma di articolo nel 1784 dalla Royal Society, il geologo, fisico e astronomo John Michell ipotizzava l'esistenza di una stella scura (o stella nera) che aveva delle caratteristiche inusuali per l’epoca: la sua massa e la sua densità erano tali per cui la velocità di fuga, ovvero la velocità necessaria per abbandonare la superficie di un corpo celeste, risultava superiore a quella della luce. Un'idea simile venne espressa anche dall'astronomo e matematico francese Pierre Laplace nel 1796 nel suo famoso Exposition du Systeme du Monde:
Un astro luminoso, della stessa densità della Terra, e il cui diametro sia 250 volte quello del Sole, non permetterebbe, a causa della sua attrazione, ad alcuno dei suoi raggi di giungere fino a noi; è pertanto possibile che i più grandi corpi luminosi dell’universo possano, a causa di ciò, essere invisibili
Sin dal 1600, infatti, si riteneva la luce costituita da corpuscoli, concettualmente simili ai più moderni fotoni, e quindi soggetta alla gravità, mentre le osservazioni gioviane di Giovanni Cassini e del danese Ole Rømer, che per un breve periodo fu assistente di Cassini, indicavano che la velocità della luce dovesse essere finita. Quindi non deve stupirci che l'esistenza di un corpo celeste molto simile ai moderni buchi neri sia nata sin dalla seconda metà del 1700 (1).
Per raffinare e arrivare all'idea moderna di una singolarità in grado di "strappare" lo spaziotempo in modo tanto forte e violento da impedire persino alla luce di sfuggire sarebbe stata necessaria la teoria della relatività di Albert Einstein, e le soluzioni particolari trovate successivamente da Karl Schwarzschild nel 1916 e da David Finkelstein nel 1958. In particolare fu quest'ultimo a introdurre il concetto di orizzonte degli eventi, la superficie che circonda il buco nero superata la quale è impossibile sfuggire alla sua attrazione gravitazionale.

mercoledì 12 settembre 2018

Le dimensioni dell'universo

Di seguito il testo dell'infografica sulle dimensioni dell'universo pubblicata su Edu INAF. In effetti presenta alcune modifiche e una corposa aggiunta.
Il modo in cui abbiamo visto l’universo si è modificato nel corso della nostra storia sulla Terra. In epoche antiche, infatti, l’universo era costituito esclusivamente da Terra, Sole e Luna. Le dimensioni di tale universo vennero stimate per la prima volta da Archimede che valutò tale distanza in circa 10000 volte il raggio della Terra.
Questa fu, per molto tempo, la stima migliore della distanza Terra-Sole: sia Aristarco (1500 volte circa) sia Ipparco (490 volte circa) fornirono stime di molto inferiori.
La prima stima che si avvicinò al valore esatto fu quella di Christiaan Huygens del 1659 che determinò tale distanza in 24000 volte il raggio terrestre. Tale stima, basata sulle fasi di Venere, non venne ritenuta sufficientemente scientifica a differenza di quella prodotta da Giovanni Domenico Cassini e Jean Richer del 1672 misurando la posizione di Marte nel cielo il primo da Parigi e il secondo dalla Guinea Francese, determinando una distanza di 21700 volte il raggio terrestre, da confrontare con la distanza reale, che è all’incirca 23455 volte il raggio terrestre.

lunedì 10 settembre 2018

Guida all'estinzione di specie

Uno degli argomenti che Isaac Asimov ha toccato nel suo Civiltà extraterrestri è quello della morte della civiltà. Asimov non si mostra molto ottimista sulle possibilità di una qualunque civiltà di riuscire a staccarsi definitivamente dal proprio pianeta prima dell’estinzione, dovuta o all’esaurimento delle risorse o a eventi naturali non controllabili o (e questo sembra, secondo Asimov, l’esito più probabile per noi esseri umani) a una guerra totale autodistruttiva.
Dal punto di vista matematico è indubbiamente più semplice andare a studiare la crescita della popolazione in funzione della disponibilità della risorsa primaria. Il modello più semplice è quello realizzato nel 1838 dal matematico belga Pierre François Verhulst noto come equazione logistica.
Questa è, in effetti, un’equazione differenziale(1) le cui soluzioni forniscono l’andamento del numero di individui di una popolazione nel tempo in funzione di due parametri, quello della crescita intrinseca e quello legato all’affollamento (e quindi più direttamente legato all’esaurimento delle risorse).
L’aspetto interessante è che un modello del genere, indipendentemente dai valori dei parametri (anche con uno sfruttamento delle risorse eccessivo), conduce sempre a una situazione di equilibrio tra crescita e affollamento, ovvero a una situazione che si direbbe di stabilità.

domenica 9 settembre 2018

Topolino #3276: Come un pulcino bagnato

Il riferimento non è solo all'acqua che il Topolino #3276 ha preso a causa di un giovedì sera piuttosto umido, ma anche alla qualità non eccezionale delle storie del numero, soprattutto quando la migliore delle lunghe porta la firma di Carlo Panaro e la migliore delle brevi, scritta da Tito Faraci è quasi allo stesso livello nonostante sia una gag story di appena 8 pagine.
Mi è sembrato di vedere un Gatto!
Invece era "solo" Michele Mazzon, sempre più erede indiscusso del maestro Luciano Gatto che era stato celebrato sulle pagine del #3274. L'occupazione blasonata è, ad ogni modo, una delle poche storie di Panaro squisitamente italiane, dove l'influenza di Carl Barks è praticamente azzerata: Paperino non è impegnato in una qualche attività ultra-specialistica che lo rende iper-ricercato, ma in quella di maggiordomo. Come al solito il desiderio di strafare e di ben figurare, unito al classico equivoco, lo porterà a combinare i soliti guai.
Storia indubbiamente divertente e ben scritta, ma ci si stufa un po' a dover attendere il Panaro ispirato o le mega-storie di Pikappa o di Double Duck per avere un Paperino con più carattere e mordente.

sabato 8 settembre 2018

Un motore per curvare

La serie televisiva Star Trek ha raccolto in poco più di 50 anni una gran quantità di appassionati: il segreto del suo successo è, in effetti, contenuto in una serie di molteplici elementi. Da un lato l’ottima caratterizzazione dei personaggi e le storie mai banali proposte dagli sceneggiatori, dall’altra il tentativo di rappresentare in maniera quanto più plausibile possibile la tecnologia e la fisica alla base della serie.
È innegabile che, se parliamo di viaggi nello spazio profondo, la fisica che domina tutta la serie è la relatività, speciale e generale, di Albert Einstein, ma di tutti gli elementi che la serie ha introdotto, quelli che hanno maggiormente colpito l’immaginario popolare sono il teletrasporto e il motore a curvatura. Sono, infatti, i due sistemi che riducono i tempi di percorrenza di grandi distanze, come quelle planetarie (relativamente al teletrasporto) o interplanetarie (relativamente ai viaggi nell’universo).
In particolare il motore a curvatura ha un fascino innegabile, legato all’idea o al sogno di poterci lanciare in una nuova avventura esplorativa, questa volta viaggiando tra le stelle. E in effetti spinti da questo sogno alcuni fisici hanno cercato di progettare un motore a curvatura. Come avevo già scritto tempo fa, la prima e più nota proposta fu quella del 1994 di Miguel Alcubierre, cui nel 2012 fece seguito il ricercatore della NASA Harold White che ipotizzò la possibilità di ridurre la massa e l’energia negative necessarie per il motore modificando la forma del disco di curvatura. Il problema era che la massa necessaria andava da quella del Voyager 1 a quella presente nell’intero universo osservabile!
Nonostante queste piccole difficoltà di ordine tecnico, l’interesse verso il motore a curvatura continua a restare particolarmente alto, tanto che curiosando in giro ancora oggi continuano a uscire articoli sull’argomento, come i due che ho selezionato per questo brebe post:

venerdì 7 settembre 2018

I Rompicapi di Alice: Gli elefanti non giocano a scacchi. Le formiche invece si

Come abbiamo visto, le formiche in matematica sono un ottimo esempio di automa cellulare. Avendo questo in mente possiamo utilizzarle per giocare a scacchi!
Il segreto è la strategia
Esiste la così detta scienza militare. Si occupa di stabilire la strategia migliore durante una battaglia. Il modo corretto (o comunque quello largamente utilizzato) per realizzarla è avere una visione globale di quanto avviene sul campo di battaglia e nei suoi dintorni. In questo senso uno dei giochi in cui la strategia ha il peso maggiore è indubbiamente quello degli scacchi: avere una visione globale e una strategia a lungo termine può decisamente fare la differenza. Eppure esiste una possibilità di costruire una strategia a partire del così detto comportamento tattico, ovvero un attegiamento che tiene conto poco o per nulla del lungo termine.
Il primo esempio in cui emerge una strategia apparentemente pre-ordinata è il gioco del Pengi basato sul quasi omonimo Pengo.
Un pinguino si muove dentro un labirinto fatto di cubi di ghiaccio e diamanti e abitato da api volanti. Il pinguino deve raccogliere tutti i diamanti, evitando di venire schiacciato dai blocchi di ghiaccio o punto dalle api. Il pinguino può reagire spingendo il cubo e provando così a uccidere le api. Ogni cubo di ghiaccio può essere spostato in qualunque direzione a meno che non vi sia un cubo vicino posto nella direzione del moto. Il cubo può spostarsi fino a che non in contra il bordo del mondo, un diamante o un altro cubo. Se nel suo percorso incontra un pinguino o un’ape, li schiaccia.
In una situazione del genere la strategia adottata dal giocatore medio è quella di raccogliere il più velocemente possibile i diamanti evitando quanto più cubi e api.
A questo punto si possono trattare ciascuno degli elementi del Pengi come una sorta di automi, definendo il comportamento di ciascuno in funzione del loro grado di soddisfazione. I più semplici sono i diamanti, che sono soddisfatti in qualunque condizione, anche all’interno della collezione del pinguino; all’opposto il comportamento dei cubi di ghiaccio non è dovuto ad alcuna forma di soddisfazione, ma è una semplice reazione agli stimoli esterni (spostarsi nella direzione e verso opposti alla spinta ricevuta e schiacciare chiunque si trovi sulla sua strada)(1).

giovedì 6 settembre 2018

Introdurre la fisica delle particelle con le arti visuali

Ho scovato su Physics Education un articolo interessante su un progetto che, utilizzando l'arte, introduce agli studenti il meraviglioso mondo delle particelle elementari. Vi propongo una traduzione dell'introduzione e della parte introduttiva al workshop che gli studenti hanno portato avanti nel corso dell'attività.
La scoperta dell'elettrone da parte di Thomson nel 1897 inaugurò un'era di scoperte e di una sempre più profonda comprensione dei meccanismi interni del microcosmo. Questa culminò, 115 anni più tardi, con la scoperta del bosone di Higgs che ha completato il Modello Standard delle particelle. Allo stato attuale, come al tempo di Thomson, ci sono diverse domande aperte che richiedono un breakthrough sperimentale per trovare risposta.
Con questo intellettualmente stimolante stato di cose l'abilità delle arti visuali di attirare ed esprimere potrebbe alimentare la curiosità del pubblico più giovane verso la fisica delle particelle, indipendentemente dagli studi che potrebbero intraprendere in futuro. Ciò è stato confermato durante una collaborazione artistica culminata nella mostra The sketchbook and the collider, dove è apparso evidente che, nonostante le ovvie differenze, entrambe le specializzazioni si occupano di rendere visibile l'invisibile. Gli sviluppi scientifici hanno visto il 'quotidiano' dissolversi nelle interazioni subatomiche accessibili solo esaminando le tracce lasciate in un mezzo opportuno. Un processo specchiato dall'espressione artistica di pensieri, emozioni e intuizioni attraverso la realizzazione di marchi e la manipolazione di materiali.

domenica 2 settembre 2018

Il più grande pilota di Formula 1

Mentre i tifosi ferraristi si dividono tra chi maledice Kimi Raikkonen per aver fatto la pole position davati a Sebastian Vettel e chi, con l'impeccabile logica del tifoso che può modificarsi da gran premio a gran premio, afferma qualcosa del tipo se nel tempio della velocità Raikkonen è arrivato davanti a Vettel, allora Raikkonen è più veloce, vi propongo un paio di articoli che potrebbero aiutare a dirimere la più annosa delle questioni aperte nel mondo della Formula 1: il pilota più veloce di tutti i tempi!
Eichenberger, R., & Stadelmann, D. (2009). Who is the Best Formula 1 Driver?: An Economic Approach to Evaluating Talent. Economic Analysis and Policy, 39(3), 389. doi:10.1016/S0313-5926(09)50035-5
Who is the best formula 1 driver? Until today it was impossible to answer this question because the observable performance of a driver depends both on his talent and the quality of his cars. In this paper, we for the first time separate driver talent from car quality by econometrically analyzing data covering 57 years of Formula 1 racing. Our estimates also control for the number of drivers finishing, technical breakdowns and many other variables that influence race results. While Michael Schumacher is often believed to be the best driver, he is overtaken by Juan Manuel Fangio and Jim Clark.
Phillips, A. J. (2014). Uncovering Formula One driver performances from 1950 to 2013 by adjusting for team and competition effects. Journal of Quantitative Analysis in Sports, 10(2), 261-278. doi:10.1515/jqas-2013-0031
Subjective ratings of the best drivers in the history of Formula One are common, but objective analyses are hampered by the difficulties involved in comparing drivers who raced for different teams and in different eras. Here, we present a new method for comparing performances within and between eras. Using a statistical model, we estimate driver and team contributions to performance, as well as the effects of competition with other drivers. By adjusting for team and competition effects, underlying driver performances are revealed. Using this method, we compute adjusted scoring rates for 1950–2013. Driver performances are then compared using: (i) peak performances for 1-year, 3-year, and 5-year intervals; and (ii) number of championships. Overall, these comparisons rank Clark, Stewart, Fangio, Alonso, and Schumacher as the five greatest drivers. We confirm the model’s accuracy by comparing its performance predictions to 2010–2013 lap-time data. The results of the analysis are generally in good agreement with expert opinions regarding driver performances. However, the model also identifies several undervalued and overvalued driver performances, which are discussed. This is the first objective method for comparing Formula One drivers that has yielded sensible results. The model adds a valuable perspective to previous subjective analyses.
Mentre qualcuno di voi immagino già si stia chiedendo se qualcuno di questi sforzi verrà un giorno premiato con un IgNobel, mi preme ricordare che l'autore dell'ultimo articolo, Andrew Phillips, ha spiegato la metodologia applicata in un blog, producendo una dettagliata classifica dei primi sessanta piloti di tutti i tempi. Tra l'altro Andrew è anche un biologo, quindi è abbastanza certo l'approccio scientifico alla materia.
Lo so. C'è un'altra domanda inespressa che aleggia nell'aria. E per te quale sarebbe il miglior pilota di tutti i tempi? Che domande! Sono tre: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, che non sarà sceso sulla Luna ma ha pilotato il modulo di comando in orbita intorno al nostro satellite.

sabato 1 settembre 2018

Topolino #3275: Topolino, Pippo e i due vendicatori

Il numero di Topolino attualmente in edicola non propone solo la seconda storia celebrativa per i 90 anni del titolare della testata, ma anche la doppia (nel senso di due parti sullo stesso numero) avventura I due vendicatori con Fantomius e Paperinik. Visto che il Torbido inganno l'ho brevisionato sul Cappellaio Matto (e lo riporterò più sotto), permettetemi di iniziare con i due paperi mascherati.
Paperi mascherati
Si potrebbe dire che, finalmente, nella serie de Le strabilianti imprese di Fantomius Marco Gervasio abbia introdotto una novità narrativa interessante che spezza un po' l'andazzo monotono delle ultime avventure. Inoltre inserisce anche una serie di riferimenti di continuity alle sue storie con Paperinik e Fantomius, di cui forse l'unico che potrebbe essere più utile per godersi al meglio la storia è quello a Il passato senza futuro. Lo stesso Gervasio sembra pensarla allo stesso modo, visto che ne riassume gli elementi essenziali grazie a due ballon di pensiero di Paperino, rendendo ininfluente la sua mancata lettura per il lettore più giovane.
La ventata di novità sta proprio nell'idea di mettere a confronto direttamente I due vendicatori in uno dei più classici paradossi temporali: a causa dell'invenzione di Copernico Pitagorico, Dolly Paprika si ritrova nella Paperopoli del futuro. Fantomius la segue utilizzando un piccolo orologio da taschino costruito dall'amico appositamente per tale scopo. Nel futuro il ladro gentiluomo scopre che la sua eredità è stata raccolta da Paperino, anche se l'ha "leggermente" modificata come scopo diventando l'eroe noto come Paperinik. Così, in una scena iniziale dalle atmosfere noir, Fantomius si dirige a casa di Paperino per chiedere il suo aiuto nella ricerca dell'amata Dolly.