Stomachion

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domenica 21 luglio 2019

L'aquila è atterrata


L'orma della scarpa lunare di Aldrin
Sono le 4:56. Dopo un'attesa di poco più di sei ore, il 21 luglio del 1969 Neil Armstrong posava, primo terrestre nella storia, piede sulla Luna.
La discesa del modulo lunare Eagle era stata di per se stessa un'avventura all'interno dell'avventura: mentre scendevano verso la superficie lunare, Armstrong e il suo compagno Edwin Aldrin si erano accorti che il sito scelto era particolarmente roccioso. Così il comandante passo alla guida semimanuale del modulo. I minuti scorrevano. Il carburante andava esaurendosi e Armstrong non riusciva a trovare un posto adatto per l'atterraggio fino a che non decise di scendere in uno spiazzo all'interno del Mare della Tranquillità utilizzando alcune rocce lunari come punto di riferimento per la discesa stessa. Alla fine dell'allunaggio il modulo aveva ancora nel serbatoio una quantità di carburante corrispondente a circa 25 secondi di volo: nessun'altra delle future missioni Apollo rimase con una quantità di carburante così bassa!
Dopo l'atterraggio sul suolo lunare il programma prevedeva alcune ore di riposo per i due astronauti prima dell'uscita dal modulo e dell'inizio delle attività extraveicolari. Armstrong e Aldrin, però, non erano in grado di riposare, evidentemente troppo eccitati da quanto li attendeva. Così a mezzanotte e 12 minuti il comandante comunicò la decisione dei due di iniziare con le procedure di preparazione all'EVA:

domenica 2 settembre 2018

Il più grande pilota di Formula 1

Mentre i tifosi ferraristi si dividono tra chi maledice Kimi Raikkonen per aver fatto la pole position davati a Sebastian Vettel e chi, con l'impeccabile logica del tifoso che può modificarsi da gran premio a gran premio, afferma qualcosa del tipo se nel tempio della velocità Raikkonen è arrivato davanti a Vettel, allora Raikkonen è più veloce, vi propongo un paio di articoli che potrebbero aiutare a dirimere la più annosa delle questioni aperte nel mondo della Formula 1: il pilota più veloce di tutti i tempi!
Eichenberger, R., & Stadelmann, D. (2009). Who is the Best Formula 1 Driver?: An Economic Approach to Evaluating Talent. Economic Analysis and Policy, 39(3), 389. doi:10.1016/S0313-5926(09)50035-5
Who is the best formula 1 driver? Until today it was impossible to answer this question because the observable performance of a driver depends both on his talent and the quality of his cars. In this paper, we for the first time separate driver talent from car quality by econometrically analyzing data covering 57 years of Formula 1 racing. Our estimates also control for the number of drivers finishing, technical breakdowns and many other variables that influence race results. While Michael Schumacher is often believed to be the best driver, he is overtaken by Juan Manuel Fangio and Jim Clark.
Phillips, A. J. (2014). Uncovering Formula One driver performances from 1950 to 2013 by adjusting for team and competition effects. Journal of Quantitative Analysis in Sports, 10(2), 261-278. doi:10.1515/jqas-2013-0031
Subjective ratings of the best drivers in the history of Formula One are common, but objective analyses are hampered by the difficulties involved in comparing drivers who raced for different teams and in different eras. Here, we present a new method for comparing performances within and between eras. Using a statistical model, we estimate driver and team contributions to performance, as well as the effects of competition with other drivers. By adjusting for team and competition effects, underlying driver performances are revealed. Using this method, we compute adjusted scoring rates for 1950–2013. Driver performances are then compared using: (i) peak performances for 1-year, 3-year, and 5-year intervals; and (ii) number of championships. Overall, these comparisons rank Clark, Stewart, Fangio, Alonso, and Schumacher as the five greatest drivers. We confirm the model’s accuracy by comparing its performance predictions to 2010–2013 lap-time data. The results of the analysis are generally in good agreement with expert opinions regarding driver performances. However, the model also identifies several undervalued and overvalued driver performances, which are discussed. This is the first objective method for comparing Formula One drivers that has yielded sensible results. The model adds a valuable perspective to previous subjective analyses.
Mentre qualcuno di voi immagino già si stia chiedendo se qualcuno di questi sforzi verrà un giorno premiato con un IgNobel, mi preme ricordare che l'autore dell'ultimo articolo, Andrew Phillips, ha spiegato la metodologia applicata in un blog, producendo una dettagliata classifica dei primi sessanta piloti di tutti i tempi. Tra l'altro Andrew è anche un biologo, quindi è abbastanza certo l'approccio scientifico alla materia.
Lo so. C'è un'altra domanda inespressa che aleggia nell'aria. E per te quale sarebbe il miglior pilota di tutti i tempi? Che domande! Sono tre: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, che non sarà sceso sulla Luna ma ha pilotato il modulo di comando in orbita intorno al nostro satellite.

venerdì 20 luglio 2012

Uomini sulla Luna

In questo post vengono ristampati e riadattati due post, ormai cancellati dall'editore, dedicati a Neil Armstrong e Buzz Aldrin. La pubblicazione ritardata è dovuta a un ritardo del sottoscritto nel recupero del post su Aldrin. Mi scuso per questo con i lettori e con i due protagonisti dell'allunaggio del 20 luglio 1969.
Neil Armstrong
Quel giorno, in tutto il mondo, si sentirono queste parole:
That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind.(1)
E' quello che disse Neil Armstrong dopo aver posto, per primo, il piede sulla Luna, entrando così nella storia, non solo quella di una lunga rincorsa spaziale tra statunitensi e sovietici, ma nella storia di tutta la Terra.
Nato il 5 agosto del 1930, Armstrong, comandante della missione Apollo 11, quella atterrata sul suolo lunare, non era solo in quella notte così silenziosa e stellata. Lo accompagnarono in quel lungo viaggio e infine nello sbarco Buzz Aldrin, che con lui condivideva il passato di scout, e Michael Collins.
Neil può, per molti versi, essere considerato un predestinato: nel 1968 era a capo dell'equipaggio di riserva dell'Apollo 8 e nello stesso anno, a maggio, rischiò la vita durante un'esercitazione con un modulo lunare. Per sua e nostra fortuna fu in grado di salire sull'Apollo 11 e mettere così per primo piede sul nostro satellite.
All'astronauta statunitense sono anche intitolati un piccolo cratere lunare e un asteroide, il 6469 Armstrong.
il primo piede sulla Luna
Seguita con attenzione in tutto il mondo, la missione Apollo 11 atterrò nella parte meridionale del Mare della Tranquillità. Dopo circa 6 ore e mezza, Armstrong e Aldrin mosserò i primi, incerti passi sulla Luna, iniziando a filmare e fotografare l'evento, raccogliendo rocce e campioni della superficie lunare.
La discesa di Armstrong venne filmata grazie ad una telecamera montata sull'Eagle, il modulo che portò gli astronauti fino all'allunaggio, appositamente espulsa dal suo alloggiamento all'interno dello scafo da un comando azionato dallo stesso Armstrong scendendo.
I due astronauti, una volta scesi, si mossero in modo apparentemente goffo, prevalentemente a balzi, a causa della minore gravità del nostro satellite: Aldrin disse che i movimenti dovevano essere programmati con un certo anticipo, poiché il suolo lunare era particolarmente sdrucciolevole. Anche grazie a questo successo, il programma spaziale statunitense poté proseguire ancora per un'altra decina di anni (più o meno), almeno fino a che la Nasa decise di dirottare i fondi, comunque scarsi e diminuiti, verso altri progetti di maggiore valenza scientifica. Probabilmente per gli stessi motivi anche i sovietici avevano interrotto da tempo il loro programma spaziale.
Buzz Aldrin
Il secondo protagonista di questa bella storia, Edwin Eugene Aldrin, detto Buzz, nato il 20 gennaio del 1930, è, a mio giudizio, il volto simpatico della missione, raggiungendo una fama, una volta tornato, forse anche superiore al suo comandante e amico: d'altra parte Neil aveva il compito e la responsabilità innanzitutto del buon esito della missione, e poi quello non secondario di passare alla storia. Certo, quando venne il momento di lasciare un segno tangibile, Aldrin non si tirò indietro e durante la sua passeggiata lunare, evidenziando il suo carattere schietto e sincero, ma al tempo stesso molto spiccio, disse semplicemente:
Magnificent desolation.(2)
Laureatosi nel 1951 in ingegneria meccanica all'accademia militare di West Point, dopo la guerra di Corea entrò al MIT dove prese il dottorato in astronautica, per poi venire selezionato dalla Nasa nel 1963.